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07 settembre 2019

Ohga: L’inquinamento sta contaminando anche il pesce che mangi

Tratto da Ohga!
L’inquinamento sta contaminando anche il pesce che mangi


Dopo un lavoro di ricerca e raccolta dati durato 30 anni, il responso dell’Università di Harvard è chiaro: l’inquinamento sta contaminando anche quello che mangiamo. Alcuni pesci contengono il 60% in più di metilmercurio rispetto a quelli che si mangiavano negli anni ’70. E il riscaldamento globale peggiora la situazione.

Il metilmercurio è uno di quei metalli pesanti da cui cerchi di difenderti ogni giorno....... Ben più attenzione dovresti invece porre all'aria che respiri e, soprattutto, a quello che mangi. L'inquinamento sta infatti contaminando tutto, alimenti compresi. 
E un'ulteriore prova di come l'uomo sia esercitando le proprie capacità in modo sbagliato e senza tener conto dell'ambiente arriva da uno studio dell'Università di Harvard: il pesce sta diventando sempre più tossico. 
Potrai insomma ignorare l'emergenza in corso o fingere di non vedere tutti i segnali che sta inviando la natura, ma prima o poi tutto questo si ripercuote sulla tua salute.
Il metilmercurio è un derivato del mercurio che si forma quando entra in contatto con determinati batteri. Naturalmente si trova anche in natura, ma le percentuali sempre più elevate che si registrano nell'ambiente sono frutto della produzione industriale e, dunque, dell'uomo. I pesci ne risultano particolarmente esposti soprattutto a causa della loro alimentazione che si basa su alghe e creature marine più piccole, che possono assorbire più facilmente queste sostanze tossiche.
Viene assorbito dai pesci più piccoli e grazie ai predatori risale tutta la catena alimentare, fino all'uomo
Il team di ricerca ha portato a termine un lavoro di raccolta dati durato 30 anni, dal 1970 al 2000, e poi li ha confrontati per capire come fosse cambiata la situazione in questo arco di tempo. Si sono concentrati sui grandi predatori e in particolare sul merluzzo dell'Atlantico e sullo squalo spinoso. La sorpresa è arrivata nello scoprire che mentre nel primo le percentuali di metilmercurio si erano ridotte addirittura del 20%, nel secondo erano aumentate anche del 61%.
E la ragione di questa differenza sta proprio nel tipo di dieta seguita. A causa della pesca senza limiti, nella zona presa in considerazione, ovvero il Golfo del Maine, si era ridotta significativamente la popolazione di aringhe. Entrambi i predatori, così, avevano dovuto dirigere i propri gusti verso nuove prede. E se per il merluzzo questo ha significato cacciare sardine e alose, che di norma presentano livelli molto bassi del metallo pesante in questione, lo squalo invece ha preferito calamari e cefalopodi, predatori a loro volta e che quindi avevano accumulato quantità ben più elevate. Così di preda in preda, il metilmercurio risale tutta la catena alimentare con il rischio che in cima alla piramide ci sia proprio l'essere umano. Ovvero, tu.
Inoltre, il riscaldamento globale, che riguarda prima di tutto le acque di mari e oceani, costringe i pesci a spendere maggiori energie per muoversi. Di conseguenza, saranno costretti a mangiare di più, con il rischio di ingerire maggiori concentrazioni di sostanze tossiche assieme alla carne e alle alghe.
"Il cambiamento climatico – ha commentato la professoressa Elsie Sunderland, che ha coordinato lo studio – sta intensificando l'esposizione dell'essere umano al metilmercurio attraverso i pesci che mangiamo. Per proteggere sia l'ecosistema che la nostra salute, dobbiamo impegnaci a regolare le emissioni di mercurio, ma anche di gas che provocano l'effetto serra".

24 marzo 2019

Bimbi sotto la lente per i danni da inquinamento

Tratto da Brescia Oggi 

Danni dell’inquinamento, bimbi sotto la lente


Bambini più irrequieti e con difficoltà di apprendimento. Sono gli effetti ancora poco esplorati dell’inquinamento. Per stabilire un nesso scientifico tra i fumi di acciaieria e i disturbi cognitivi dell’infanzia sta per partire il secondo step della ricerca promossa dall’Università di Brescia sull’«impatto sullo sviluppo neurologico dell’esposizione ambientale ai metalli nelle aree di Brescia e Taranto». L’indagine si «concentrerà» sulla popolazione infantile di Bagnolo. E procederà in modo parallelo con quella sulla città pugliese. Questo perchè Brescia e Taranto rappresentano aree rilevanti a livello europeo per la presenza di attività industriali. Arsenico, cadmio, manganese, mercurio e piombo possono essere dannosi per la salute delle popolazioni esposte, oltre che per l'ambiente. 
GLI STUDI CONDOTTI negli ultimi anni hanno dimostrato la possibilità che si presentino effetti sulla salute non solo nei soggetti esposti per motivi lavorativi, ma anche nella popolazione, in seguito all'esposizione prolungata di tali sostanze a basse dosi. E che sarebbero esposti al rischio anche i bimbi in gestazione e i neonati.
 «Le sostanze chimiche contenute nei fumi e negli scarichi delle industrie possono entrare nel nostro organismo attraverso l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo e i cibi che mangiamo già da quando siamo nella pancia della mamma - 
conferma il coordinatore della ricerca, professor Roberto Lucchini, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia, ma dal 2012 operativo anche a New York, alla Mount Sinai School of Medicine -. Alcune di queste sostanze, come ad esempio i metalli chiamati “neurotossici“, possono causare danni soprattutto alle parti del corpo che si stanno sviluppando, e il cervello è uno degli organi più delicati e sensibili al loro effetto negativo. Non è ancora chiaro come questi metalli neurotossici modificano il funzionamento del cervello, ma sappiamo che, quando entrano nel nostro organismo in dosi eccessive, possono raggiungere e danneggiare le cellule nervose». Parte quindi da Bagnolo la «fase 2» della ricerca. Giovedì sera a Palazzo Bertazzoli, alle ore 20.30, durante l’incontro rivolto alle famiglie e agli insegnanti dei bambini della scuola elementare, si cercherà di «reclutare» nuovi volontari disposti a partecipare allo studio. In particolare, bambini dai 6 agli 11 anni, «perchè si trovano nell’età dello sviluppo e sono più sensibili agli effetti neurotossici dell’esposizione ai metalli, anche a basse dosi», spiega Lucchini. Perchè proprio a Bagnolo? «Perchè fino al 2014 le emissioni industriali di metalli erano ancora attive, dunque questa zona è risultata interessante per uno studio approfondito sull’esposizione e sui possibili effetti precoci sulla salute - aggiunge il coordinatore della ricerca -.
 Grazie alle precedenti ricerche, sono state raccolte molte informazioni utili». La partecipazione alla campagna di studio ha una duplice valenza: contribuire a tutelare la salute e l’ambiente in cui viviamo, ma anche la possibilità di avere uno screening gratuito dello stato di salute dei propri figli. La ricerca punta a calcolare gli effetti che l’inquinamento ha sul cervello, sul pensiero e sui comportamenti dei ragazzi. Sotto la lente i 5 metalli neurotossici, «che possono provocare difficoltà quando il bambino deve stare attento o concentrato, possono rallentare i suoi movimenti o le sue capacità quando deve risolvere dei problemi complicati, possono danneggiare la sua capacità di distinguere gli odori - spiega Lucchini -. La maggior parte delle volte gli effetti non rendono i bambini “ammalati“; qualche volta invece i danni possono essere evidenti: conoscerli e meglio e sapere qual è la loro causa può aiutare a trovare le cure più adatte».
 I BAMBINI VERRANNO sottoposti in aula a test che assomigliano a giochi per analizzare la capacità a riconoscere gli odori e la velocità di movimento delle dita. Per cercare i metalli neurotossici nell’organismo saranno necessari un prelievo di sangue, la raccolta dell’urina, un piccolo frammento di unghia, una piccolissima ciocca di capelli e un po’ di saliva. In questa fase il bambino sarà sempre accompagnato da un genitore. Alla mamma verrà poi chiesto di compilare un questionario riguardante lo stile di vita del bambino e il comportamento nel suo ambiente quotidiano, mentre all’insegnante «prevalente», quello cioè con il maggior numero di ore di lezione in aula, verranno chieste informazioni sul comportamento nel contesto scolastico. Verranno quindi misurate le polveri depositate e sospese nell’aria, nel suolo e nell’acqua, prelevate a casa e a scuola. Infine, verrà posizionato un piccolo strumento che «respirerà» per 24 ore le polveri aerodisperse sulla bretella dello zainetto del bambino. •
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03 settembre 2018

Università di Cambridge:Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Anche basse dosi di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente rappresentano un rischio significativo per la salute cardiovascolare, secondo un rapporto dell’edizione di oggi del BMJ, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge.
Negli ultimi decenni, le esposizioni a metalli tossici ambientali come l’arsenico, il rame, il piombo, il cadmio e il mercurio sono diventati una preoccupazione mondiale per la salute pubblica. Anche se spesso presenti in natura, questi contaminanti sono penetrati nelle riserve d’acqua e, attraverso l’irrigazione, nella catena alimentare. Ad esempio, in Bangladesh, sono stati introdotti pozzi profondi nel Delta del Gange per attingere acqua pulita da agenti patogeni batterici e virali, ma ciò ha inavvertitamente portato all’esposizione a metalli tossici.
La preoccupazione si è spesso concentrata sulla tossicità o sulle proprietà cancerogene dei metalli, in particolare a dosi elevate. Tuttavia, vi sono prove crescenti che suggeriscono che i metalli pesanti possono avere altri effetti avversi sulla salute – comprese le malattie cardiovascolari come malattie cardiache e ictus – anche a livelli più bassi di esposizione, che potrebbero essere prevalenti in molte parti del mondo, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per interpretare le prove disponibili, un team guidato da ricercatori del Dipartimento di salute pubblica e cure primarie di Cambridge ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi pubblicati su 350.000 partecipanti unici provenienti da 37 paesi.
I risultati dello studio hanno dimostrato che l’esposizione all’arsenico, al piombo, al cadmio e al rame – ma non al mercurio – era associata ad un aumentato rischio di malattia coronarica e malattie cardiovascolari.
“Dalla nostra analisi emerge chiaramente che esiste un possibile collegamento tra l’esposizione a metalli pesanti o metalloidi e il rischio di patologie cardiache, anche a basse dosi – e maggiore è l’esposizione, maggiore è il rischio”, afferma il dott. Rajiv Chowdhury, primo autore dello studio. “Anche se le persone non dovrebbero essere eccessivamente preoccupate per qualsiasi rischio immediato per la salute, dovrebbero inviare un messaggio ai responsabili delle politiche affinché si agisca per ridurre l’esposizione delle persone”.
In tutto il mondo, quelli con la maggiore esposizione di arsenico, piombo, cadmio e rame avevano all’incirca il 30% -80% in più di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelli a più bassa esposizione.
La relazione è importante, affermano i ricercatori, perché sottolinea la necessità di affrontare questo problema ambientale e di salute pubblica, che colpisce in modo sproporzionato le persone nei paesi a reddito medio-basso, sebbene possa ancora influenzare quelli nei paesi a più alto reddito. Gli interventi non devono essere costosi, sottolineano; ad esempio, tecnologie economiche e scalabili (ad es. filtri per l’acqua rispettosi dell’ambiente) o interventi comportamentali (ad es. pratiche di risciacquo di riso e verdure prima della cottura) sono attualmente testate per ridurre le esposizioni a livello domestico.
Inoltre, in una lettera pubblicata alla fine di giugno, il dott. Chowdhury e colleghi hanno espresso il loro disappunto per il fatto che il precedente rapporto dell’OMS della Commissione indipendente ad alto livello sulle malattie non trasmissibili pubblicato a giugno non includeva l’esposizione ai metalli pesanti come contributo chiave fattore. Su The Lancet gli autori hanno dichiarato: “Sfortunatamente, questo rapporto di importanza globale ha avuto un’omissione importante: riconoscere il ruolo dannoso dei fattori di rischio ambientale, oltre i fattori comportamentali convenzionali (consumo di tabacco e alcol, inattività fisica e alimentazione non sana), in accrescere l’onere globale della NCD e la disuguaglianza di salute “.
Il dott. Chowdhury e colleghi hanno recentemente ricevuto 8,1 milioni di sterline dal fondo di ricerca sulle sfide globali del Consiglio di ricerca del Regno Unito per istituire un programma a lungo termine (denominato CAPABLE) per indagare ulteriormente sui fattori ambientali delle malattie cardiovascolari e per aiutare a informare le strategie preventive.
Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dal testo pubblicato qui sotto licenza Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0 ed è dunque disponibile secondo la stessa licenza.

Fonti e approfondimenti

23 settembre 2017

Greenreport Pericolosi livelli di mercurio nelle giovani donne in età fertile di tutto il mondo

Tratto da greenreport

Pericolosi livelli di mercurio nelle giovani donne in età fertile di tutto il mondo

Centrali carbone e piccole miniere d’oro le cause principali
[22 settembre 2017]
Secondo il nuovo studio “Mercury in Women of Child-bearing Age in 25 Countries”, pubblicato  da Ipen (un  global public health & environment network) e dal  Biodiversity research institute (Bri), «Il mercurio, un metal neurotossico è stato trovato  livelli elevati in diverse regioni del mondo nelle donne in età fertile».
Dalo studio è emerso che   «Le donne delle isole del Pacifico e delle comunità vicine ai siti minerari di oro  in  Indonesia, Kenia e Myanmar, presentano un livello medio di mercurio molto più alto dei livelli considerati salubri dall’ Environmental protection agency Usa».
Lo studio è stato realizzato per misurare i livelli di mercurio che possono causare danni neurologici nell’organismo.  Ipen e Bri ricordano che «Il  mercurio nel corpo di un madre può trasferirsi al suo feto durante l gravidanza, esponendo il feto alla potente neurotossina durante lo sviluppo». Lo studio è il primo ad analizzare così tanti Pesi e regioni e  concentrarsi sulle donne in età fertile.
I ricercatori dell’Ipen hanno coordinato la raccolta di campioni di capelli di 1.044 donne in età fertile in 37 siti di 25 Paesi in tutti i continenti, mentre le analisi realizzate dal Bri hanno rilevato che «Il 36% delle donne valutate presentano livelli medi di mercurio superiori al livello consentito dall’Epa negli Usa di 1 ppm, oltre il quale si può presentare danno cerebrale, perdita di coefficiente intellettivo e danni renali e cardiovascolari». Inoltre, lo studio ha rivelato che il 55% dei campioni globali delle donne presenta un livello di mercurio superiore a 0.58 ppm, associato alla comparsa di danni neurologici fetali.
In tutto il mondo, lo studio ha riscontrato livelli particolarmente elevati di mercurio nei capelli delle donne che sono legati a tre cause predominanti di inquinamento da mercurio: centrali elettriche a carbone (una delle principali fonti di inquinamento degli oceani con mercurio che si accumula nei pesci a livello globale); piccole miniere artigianali di oro (artisanal small-scale gold mining – Asgm); siti locali inquinati da diversi tipi di industrie che sversano mercurio nell’acqua, nel suolo e nell’aria.
Nelle isole del Pacifico, lontane da ogni fonte industriale di mercurio, ma dove il pesce è il cibo primario, l’85.7% delle donne ha livelli di mercurio superiori a 1 ppm, e la maggioranza mostra livelli tre volte superiori al livello standard dell’Epa. Imogen Ingram di Island Sustainability Alliance, che vive alle Isole Cook, ha saputo che i suoi livelli di mercurio superno di 2.5 volte il limite consentito dall’Epa e spiega cosa si prova: «E’ davvero allarmante sapere che hai alti livelli tossici di mercurio nel corpo e che, senza saperlo, hai passato questo mercurio a tuo figlio. La contaminazione da mercurio nelle isole del Pacifico è alta perché mangiamo pesce. Però non chiedo che mi venga proibito di mangiare pesce. L’energia creata con il carbone, una delle principali fonti di contaminazione di mercurio negli oceani, è il vero colpevole. E’ ora di eliminarla».
Più della metà delle donne esaminate  nelle comunità vicino  piccole miniere d’oro in Indonesia, Kenya, Myanmar è Paraguay hanno livelli superiori a 1 ppm.  Lo studio evidenzia che «Con l’eccezione del Paraguay, dove il pesce non è un fonte proteica base, l’81% delle donne supera il livello di 1 ppm e le donne dei siti indonesiani presentano livelli da 3 a 9 volte superiori al limite del mercurio dell’Epa Usa».
Yuyun Ismawati, responsabile per le artisanal small-scale gold mining e vincitrice del Premio Goldman, ha ricordato che «Milioni di donne e bambini delle comunità dove si estrae l’oro con il mercurio sono condannati a un futuro nel quale il mercurio colpisce la salute degli adulti e danneggia il cervello in sviluppo dei loro figli. Mentre continua il commercio del mercurio, continuerà anche questa tragedia»......
Dal 24 al 29 settembre si terrà a Ginevra, in Svizzera, il summit mondiale della Minamata Convention on Mercury, entrata in vigore il 16 agosto 2017,  durante il quale i rappresentanti di governi di tutto il mondo discuteranno dell’attuazione del nuovo accordo internazionale legalmente vincolante- Lo studio sottolinea la necessità di linee guida per identificare i siti contaminati da mercurio, controllare i livelli di mercurio nel fisico degli esseri umani e adottare le iniziative per ridurre le principali fonti di inquinamento da mercurio: centrali elettriche a carbone, miniere Asgm.
Uno degli autori dello studio, David Evers, direttore esecutivo del Bri, conclude: «Questo studio fa risaltare l’importanza della cooperazione globale per risolvere  la contaminazione da mercurio. In tutto il mondo, l’inquinamento da mercurio si concentra nei sistemi marini e di acqua dolce. I punti critici biologici  del mercurio sono comuni a livello globale e sono associati a molteplici attività umane. Quindi, è essenziale che continuiamo a bio-monitorare gli sforzi per definire l’impatto potenziale sulle nostre comunità locali e sull’ambiente, con il fine di valutare l’efficacia della Minamata Convention on Mercury».

31 agosto 2015

Gli alti livelli di mercurio trovati nel Grand Canyon mostrano gli effetti che il mondo industrializzato ha in ambienti come i nostri parchi nazionali.

Tratto da Blueplanetair


Alti livelli di mercurio trovati nel Grand Canyon!!! Potrebbero costituire minaccia per gli esseri viventi

Pesci, fauna selvatica e, in definitiva le persone potrebbero essere esposti a livelli pericolosi di sostanze chimiche tossiche nelle acque del fiume Colorado che scorre attraverso il Grand Canyon, secondo un nuovo studio condotto dal US Geological Survey.

Lo studio, pubblicato la scorsa settimana sulla rivista scientifica Environmental Toxicology e Chimica, ha scoperto che le concentrazioni di mercurio e selenio nelle reti trofiche del Grand Canyon, le catene alimentari interconnesse che esistono all’interno di un ecosistema, hanno superato regolarmente livelli considerati soglia di rischio per il consumo di pesce e altro animali.

Ricercatori provenienti da USGS hanno esaminato sei siti distribuiti su un tratto di 250 miglia del fiume Colorado nel Grand Canyon, a valle della diga di Glen Canyon, e hanno trovato concentrazioni potenzialmente pericolose di sostanze chimiche

La presenza delle sostanze chimiche tossiche in un posto come il Grand Canyon, “uno degli ecosistemi più remoti degli Stati Uniti”, sottolinea l’USGS, mostra la vasta portata degli effetti che il mondo industrializzato ha in ambienti ancora in gran parte ben conservati come i nostri parchi nazionali.

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“La gestione dei rischi riguardo l’esposizione del Grand Canyon a queste sostanze sarà una sfida, perché fonti e meccanismi di trasporto di mercurio e selenio si estendono ben oltre i confini Grand Canyon”, ha detto il dottor
 Walters David, un ricercatore ecologista dell’ USGS e autore principale dello studio, in un comunicato stampa.

Uno dei più importanti meccanismi di trasporto del mercurio è costituito da un tipo di alghe che si getta nel Colorado dal Lago Powell. Alghe queste, che portano elevate quantità di una forma biodisponibile di mercurio, che vengono ingerite dalle mosche, che a loro volta vengono mangiate dalle trote presenti nel fiume.

Parte di mercurio che è presente nel Grand Canyon proviene dal atmosfera, come dice lo studio, da fonti artificiali come miniere d’oro e dalle centrali elettriche a carbone, nonché in natura il mercurio che è già nell’aria. Può anche arrivare da centrali elettriche lontane come la California o addirittura in Asia, dopo essere stato alla deriva nell’atmosfera per mesi dopo che è stato emesso. Il selenio, d’altra parte, entra dell’ecosistema del grande canyon in gran parte grazie alla irrigazione di terreni ricchi di selenio nel bacino superiore del fiume Colorado, come ha dichiarato l’USGS.

L’esposizione a elevati livelli di mercurio e selenio “è stata collegata all’abbassamento del tasso di riproduttività, di crescita e sopravvivenza dei pesci e della fauna selvatica, e infine, può essere dannoso per le persone che consumano pesci e animali che lo contengono in generale, se i livelli di rischio di queste sostanze chimiche sono superati.

20 luglio 2015

Greenbiz:Carbone: chiuse 200 centrali in 5 anni negli Usa

Tratto da Greenbiz


carboneusa
La 200esima centrale a carbone degli Usa chiude i battenti. A dare l'annuncio è stato il Sierra Club, che con la sua campagna Beyond Coal, sta lavorando molto duramente per ridurre la dipendenza degli Stati Uniti dal carbone.
Quest'anno, si spegneranno negli Usa 12.300 MW di potenza a carbone ma si stima che tra il 2012 e il 2022, la riduzione complessiva sarà pari a 46.000 MW.
Ma adesso si celebra un nuovo traguardo: la 200esima centrale a carbone che ha annunciato la chiusura dal 2010 a oggi. Si tratta di un affare enorme, visto che 5 anni fa erano 535 le centrali a carbone del paese. Ciò significa che quasi il 40% del totale ha chiuso i battenti o sta per farlo, anche se non sempre si tratta delle centrali più grandi.
Il 200° ritiro ha avuto luogo nel cuore dell'America, nello stato dell'Iowa. Alliant Energy, una delle principali utility, manderà in pensione ben otto centrali, che emettono più inquinamento rispetto a quello consentito a cui sono legati 32 morti e 541 attacchi di asma ogni anno, e che costano ai residenti locali 15,3 milioni in assistenza sanitaria ogni anno.
Fino al 2009, l'inquinamento prodotto dalle centrali a carbone ora in via di pensionamento ha causato 6.000 attacchi cardiaci, 60.000 attacchi di asma e 3.600 decessi ogni anno. Gli impianti hanno emesso più di 188 milioni di tonnellate di inquinamento da anidride carbonica, equivalenti alle emissioni annuali di oltre 39 milioni di auto. Gli impianti a carbone hanno emesso anche oltre 7.600 chili di mercurio ogni anno.
pianocarboneusa
L'Iowa non avrà alcun problema a sostituire l'energia del carbone avendo già fatto massiccio ricorso alle fonti rinnovabili. Lo Stato infatti è da tempo tra i leader nella transizione energetica. Quasi 7.000 abitanti sono impiegati nel settore eolico, e l'Iowa è pronto a coprire il 40 per cento del suo fabbisogno di energia elettrica grazie al vento. Ma non solo. L'Iowa corre veloce verso un futuro 100% rinnovabile.
“Oggi abbiamo raggiunto un'altra grande pietra miliare nella nostra spinta per andare oltre il carbone, la centrale numero 200 ad annunciare il pensionamento negli Stati Uniti dal 2010” spiega Sierra Club, secondo cui è merito anche della “più ampia, costosa ed efficace campagna di Sierra Club in 123 anni di storia, e forse nella storia del movimento ambientalista”.
“Non avete visto la paura finché non hai visto una paziente lottare per respirare, e i loro cari impotenti” ha detto Patricia Fuller un'infermiera in pensione di Council Bluffs, in Iowa, e attivista.
Francesca Mancuso


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Leggi su Il Fatto Quotidiano 

Centrale Enel di Brindisi, il direttore dell’Arpa Assennato chiede la revoca del ‘bollino verde’ (approvato dall’Arpa)

Centrale Enel di Brindisi, il direttore dell’Arpa Assennato chiede la revoca del ‘bollino verde’ (approvato dall’Arpa)
Ambiente & Veleni
“Quel sito non può avere la certificazione Emas per la sua stessa natura. Quanto accaduto è molto grave e per me insopportabile” ha detto il responsabile dell'Agenzia regionale, che ha attaccato il dipartimento brindisino e avviato un'indagine interna. Qui l'articolo integrale

28 maggio 2015

Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente. In Sardegna ancora carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.


Comunicato Stampa ISDE- Medici per l’Ambiente Ancora Carbone, ceneri, CO2 e emissioni inquinanti.

Le centrali termoelettriche che impiegano come combustibile il carbone rappresentano una delle principali fonti emissive di pericolosi inquinanti atmosferici con ricadute sanitarie locali che evidenziano incrementi di morbilità e mortalità (da disturbi irritativi a congiuntive, cute e mucose delle vie respiratorie, fino a ad un incremento di tumori a carico di bronchi e polmoni). Va ricordato, a questo proposito, che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) di Lione - agenzia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – nell’ottobre 2013, ha inquadrato l’inquinamento atmosferico nel gruppo 1 (cancerogeno certo per l’uomo). Non vanno dimenticate, inoltre, le patologie cardio-vascolari e neurologiche nonché, nei bambini, anche i disturbi dell’apprendimento.

Per i loro elevati coefficienti di emissione di CO2 - a parità di energia prodotta - (fino al 30% in più rispetto a quelle alimentate con derivati del petrolio e fino al 70% in più, rispetto a quelle alimentate a gas), le centrali termoelettriche a carbone sono una tra le principali fonti di emissione di gas clima alteranti, a loro volta alla base del riscaldamento globale. La Sardegna con i suoi 800 grammi di CO2 per KWh affianca India, Cina e Australia tra i principali inquinatori del pianeta e dei suoi ecosistemi.

Esiste, inoltre, il problema dell’enorme volume di ceneri residue della combustione del carbone (3-400 mila tonnellate per milione di tonnellate di carbone bruciate) che contengono isotopi radioattivi (U238 / U 235, Th232 e K40) in concentrazione circa doppia rispetto al materiale di partenza. Queste ceneri, secondo la normativa UE, dovrebbero essere considerate materiali con elevata concentrazione di radionuclidi - i cosiddetti “TENORM” (Technologically-Enhanced, Naturally-Occurring Radioactive Materials) -, ma in Italia e nell’isola vengono avviate in discarica senza nessuna messa in sicurezza o utilizzate nella produzione di cemento.

Desta meraviglia che nel 2015 alla vigilia delle conferenza sul clima di Parigi, la Giunta Regionale proponga la costruzione e l’esercizio di un impianto di cogenerazione alimentato a carbone di potenza termica pari a 285 MWt. Sorprende che ciò avvenga impiegando risorse economiche pubbliche attraverso la newco. EURALENERGY S.p.A, dove oltre al socio privato ( Eurallumina) la società finanziaria della Regione Sardegna partecipa al 40% .


Sconcerta che ciò avvenga nel Sulcis senza che ancora l’assessorato all’Ambiente e alla Sanità abbiano almeno preso in esame le criticità ambientali e sanitarie che caratterizzano questa regione dell’isola fortemente inquinata e compresa all'interno del perimetro di Sito d'interesse nazionale per bonifica (SIN) del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Ancora si attende l’istituzione del registro tumori e l’avvio di efficaci azioni di bonifica prescritte e mai attuate. A Portoscuso l’eccesso di contaminati quali il piombo, cadmio, mercurio e diossine nella catena alimentare ha indotto l’autorità comunale ad emanare un’ordinanza di divieto del consumo di prodotti agricoli e zootecnici locali.

E’ auspicabile che i decisori regionali riconsiderino l’opportunità del progetto stesso, alla luce non solo della VIA (valutazione di impatto ambientale) ma di una accurata VIS (valutazione di impatto sanitario). Si ricorda che la qualificazione giuridica S.I.N. impone categoricamente a tutti gli organi competenti l’osservanza dell’obbligo, posto dalla Direttiva 96/62 CE del 27 settembre 1996, di adottare provvedimenti idonei a conseguire il miglioramento della qualità dell’aria.

Sassari 28 5 20015


Vincenzo Migaleddu

Presidente ISDE Medici per l’Ambiente Sardegna

11 aprile 2015

STOP CARBONE WWF:La pericolosità del mercurio

Tratto da  STOP CARBONE WWF 
La pericolosità del mercurio
Le emissioni di mercurio prodotte dalle centrali alimentate a carbone possono percorrere lunghe distanze e rappresentano un rischio significativo per gli esseri umani, animali ed ecosistemi. Il mercurio è un metallo altamente tossico (in particolare quando si trasforma in metilmercurio/MeHg) che ha la capacità di accumularsi negli organismi e di concentrarsi negli alimenti, in particolare nei pesci. Anche a basse dosi, può compromettere seriamente il sistema nervoso e generare danni al sistema immunitario e riproduttivo. I bambini e le donne in gravidanza sono quindi gli individui più a rischio.
La soluzione
Insieme con il risparmio energetico, la sostituzione del carbone con forme alternative di energia elettrica, ad esempio le energie rinnovabili, costituisce il modo più efficace per prevenire ulteriori emissioni di mercurio nell'atmosfera.
Le politiche globali
L'UE ha recentemente firmato la convenzione Minamata sul mercurio, un trattato giuridicamente vincolante per ridurre le emissioni del pericoloso metallo nell'atmosfera. L'obiettivo della convenzione è di proteggere la salute umana e l'ambiente dalle emissioni di mercurio di origine antropica.
 
Raccomandazioni delle associazioni ambientaliste
L'attuale revisione della politica UE è un’ottima opportunità per agire. L’Unione Europea potrebbe quindi adottare nuove leggi sull’inquinamento atmosferico che possono contribuire a ridurre i livelli di mercurio nell'ambiente e gli impatti sull’uomo.
Il WWF insieme a European Enviromental Bureau, HEAL, Greenpeace, ClientEarth, AirClim, Change Partenership propongono quindi di:
• Inserire la limitazione delle emissioni di mercurio nella direttiva NEC
• Applicare i limiti di emissione del mercurio negli impianti grandi e medie dimensioni di combustione (LCP e MCP)

12 agosto 2014

Inquinamento del carbone negli oceani ........ed inquinamentoatmosferico tossico che sta cambiando i modelli climatici globali

Sappiate, tuttavia, che ciò che facciamo per i nostri oceani e per gli animali, lo facciamo a noi stessi.

Ogni anno, gran parte del mercurio tossico proviene dalla combustione di più di 8,3 milioni di tonnellate di carbone per fornire energia per le reti elettriche. 
Come risultato di questa insaziabile dipendenza per il carbone,  nei nostri oceani  la tossicità del mercurio è triplicata per oltre 80.000 tonnellate di veleno. L'ottanta per cento dei pesci esaminati sono avvelenati dal mercurio metilico, dicono gli scienziati del Biodiversity Research Institute in Maine.

Nel dicembre del 2013 la concentrazione di Shanghai di minuscole particelle tossiche PM 2,5 è stato di 602,5 microgrammi per metro cubo, un livello molto pericoloso che ha infranto tutti i record precedenti di inquinamento atmosferico tossico.

Lo standard di sicurezza accettabili dell'Organizzazione Mondiale della Sanità della qualità dell'aria è di 25 microgrammi per metro cubo.

Questo lavoro arriva sulla scia di una ricerca all'inizio di questa primavera che ha trovato che in Asia c'è molto inquinamento atmosferico tossico derivante dalla combustione del carbone, che sta cambiando i modelli climatici globali.

La Cina brucia un sorprendente 69 per cento (o più di 5,7 miliardi di tonnellate) di tutto il carbone consumato sulla Terra. Mega tonnellate di vapori di mercurio velenoso e altri di fuliggine stanno provocando tempeste più forti e intense nel Pacifico, causando pesanti regimi pluviometrici più dannosi. E si prevede anche di peggio.
In soli 5 anni, dal 2005 al 2009, la Cina ha aggiunto l'equivalente di tutta la flotta delle centrali elettriche  a carbone degli Stati Uniti o di 510 nuove centrali a carbone da 600 megawatt.
Quando il mercurio si infiltra i nostri oceani, le zone umide e le foreste sono in forma organica di metil-mercurio. Di conseguenza, il mercurio metilico si accumula nei pesci e nella catena alimentare di cui fanno parte.
 Pertanto, quando raggiunge i predatori  come tonni, aquile o esseri umani è altamente concentrato. Il  Metil mercurio è un orribile neuro-tossina. Non esiste alcuna cosa come un livello sicuro di metil-mercurio.

Il mercurio è un metallo pesante; e danneggia irreversibilmente il cervello umano, reni e polmoni che altera la visione, dell'udito e del linguaggio, e distrugge in modo permanente il sistema nervoso centrale. In realtà, l'avvelenamento da mercurio provoca malattie o acrodynia or Pink disease, Hunter-Russell syndrome e la malattia di Minamata.
Gli scienziati federali dicono che l'Alaska potrebbe perdere tutti i suoi orsi polari se il ghiaccio marino estivo si restringe. Come se ciò non bastasse, questi grandi predatori sono pieni di mercurio, un metallo pesante tossico.

Orsi polari dell'Alaska, pipistrelli californiani, pantere della Florida, uccelli marini australiani, i delfini del Nord Atlantico, le balene del Pacifico blu e 175 diversi tipi di animali provenienti dal nordest degli Stati Uniti hanno livelli ematici  di avvelenamento da mercurio.

Questi animali mostrano in maniera inequivocabile di come sia diventato inquinato il nostro pianeta. 

Sappiate, tuttavia, che ciò che facciamo per i nostri oceani e per gli animali, lo facciamo a noi stessi.

E allora, avanti a spron battuto con le energie rinnovabili o meglio ancora con l'energia solare.


Immagine: www.ibtimes.com/


Nell'immagine: modelli di polistirolo di pesci morti collocati dagli attivisti ambientalisti di Greenpeace galleggiano nei pressi di una nave ormeggiata nel fiume più inquinato da metalli pesanti dell'Argentina,