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23 febbraio 2024

Comunicato : Importanti motivazioni ci hanno indotti all’ impugnazione davanti alla Corte d’appello di Genova.

 COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV


A seguito della lettura delle motivazioni della sentenza del Tribunale di Savona che il 3 ottobre scorso ha deciso il primo grado del processo nei confronti dei vertici della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure, e dopo aver sentito il parere del nostro legale e dei nostri consulenti tecnici, abbiamo ritenuto di presentare impugnazione davanti alla Corte d’appello di Genova.

Tra i diversi aspetti che hanno motivato la nostra convinzione di dover appellare la sentenza di primo grado, gli esiti di tre indagini ambientali sulle esposizioni ad inquinanti che, seppur condotte con diversi modelli di dispersione e diversi traccianti, sono tra loro coerenti nel senso dell’individuazione delle aree di maggiore ricaduta degli inquinanti della centrale.

Un ulteriore motivo fondamentale, anzi centrale, è costituito inoltre dagli esiti eclatanti in termini di eccessi di mortalità e di malattie delle due indagini epidemiologiche condotte sul campo con differenti metodologie: lo studio caso-controllo dei CTP della Procura e lo studio di coorte condotto dal massimo ente di ricerca pubblico del Paese, il CNR, le cui conclusioni hanno dato un esito sanitario addirittura di maggiore gravità di quello dei consulenti della Procura di Savona.

Tutte queste indagini secondo il nostro consulente prof. Gianicolo stabiliscono una “forte evidenza di danno alla salute delle popolazioni più esposte, tanto in termini di ricoveri quanto in termini di decessi per patologie correlate”, senza che la sostanza di questo danno sanitario riteniamo possa essere scalfita dai rilievi delle difese degli imputati.

Queste e diverse altre importanti motivazioni ci hanno indotti quindi alla decisione dell’appello perché crediamo sia un atto dovuto nei confronti di una popolazione che ha convissuto per decenni con una grande centrale a carbone e con le sue emissioni inquinanti.

                            UNITI PER LA SALUTE

30 maggio 2021

Fabrizio Bianchi : Perché irrobustire e non alleggerire le valutazioni preventive di impatto ambientale e sanitario


 Riceviamo dall’ Epidemiologo  Fabrizio Bianchi  del CNR

Parlare di scelte sulle quali penso abbiano influito tantissime valutazioni è difficile e penso siano da evitare banalizzazioni.  Guardando in avanti, penso che nelle aree come quella di Vado Ligure che per decenni hanno pagato un prezzo ambientale e sanitario in nome di uno sviluppo tutt'altro che sostenibile ci sia bisogno di progettare un nuovo e diverso futuro. Per imboccare una strada di transizione ecologica nella giusta direzione le aree più fragili sono i banchi di prova per tutti, industria, amministrazioni, cittadini e scienziati. Tutti siamo chiamati ad un salto di qualità per fare il quale occorre definire il razionale di partenza su cui confrontarsi e trovare convergenza. Definire vie di sviluppo in grado di migliorare ambiente e salute, dovrebbe essere l'obiettivo comune di chi ha la responsabilità di tutela dell'ambiente e della salute, di chi ha il compito di studiare e prevenire, di chi investe in attività imprenditoriali. Cambiamenti climatici e pandemia da Covid19 raccontano e indicano errori da non commettere più e scelte alternative da prendere in tempi stretti. Molte vie di cambiamento sono tracciate e dipende dalla consapevolezza e responsabilità imboccarle o insistere su vecchi schemi.

Uso di fonti rinnovabili di energia, diminuzione dei consumi di energia e materie, efficientamento energetico, riduzione drastica degli impatti, possono essere realtà o sloogan, ed è la società nel suo complesso ad essere investita dalla sfida.
In aree complesse e fragili come quella di Vado Ligure e Quiliano sulla quale sono previsti tanti interventi di tipo diverso lo strumento valutativo d'elezione è la valutazione ambientale strategica (VAS), che - se ben fatta - può dare un giudizio sulla sostenibilità degli interventi, considerati nel loro complesso oltre che singolarmente, passando dalle VIA e AIA necessarie.
Io diffido dalle rassicurazioni a-priori su quale sia lo sviluppo buono e sulla bontà degli interventi, in assenza di valutazioni adeguate sul piano tecnico-scientifico e sono preoccupato dalla tentazione di alleggerire le procedure valutative, come contemplato anche nel piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR): https://www.scienzainrete.it/articolo/perch%C3%A8-irrobustire-e-non-alleggerire-le-valutazioni-preventive-di-impatto-ambientale-e

Chi prende posizioni improntate al vecchio modello di sviluppo si assume responsabilità gravi e non sarà premiato ne sul piano civico ne su quello imprenditoriale. Mi piacerebbe poter valutare progetti industriali e sociali nettamente migliorativi, di soddisfazione per la società tutta, non penso sia un sogno ma una possibilità concreta, del resto già in atto in tanti luoghi. Credo che questa sia una delle sfide per il Vostro territorio e i cittadini rappresentano gli attori primari.

Leggi su Scienze in Rete l’ articolo integrale di diFabrizio BianchiMario CirilloMaria Grazia Petronio


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16 febbraio 2021

IVG: Processo Tirreno Power,nel mirino licheni e olio combustibile

Tratto da IVG 
Processo Tirreno Power, proseguono le deposizioni dei tecnici: nel mirino licheni e olio  combustibile .


Savona. Proseguono le deposizioni dei tecnici in Tribunale a Savona nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Dopo la deposizione, martedì scorso, di Fabrizio Minichilli, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e autore di un articolo, pubblicato nel 2019 sulla rivista Science of the Total Environment, incentrato proprio sulla possibile correlazione tra le emissioni di Tirreno Power e le patologie tra i residenti, oggi è toccato ad altri tre tecnici delle parti civili sviscerare dati e numeri sul possibile impatto della centrale.

Il primo ad essere ascoltato è stato il professor Gianni Tamino, docente dell’Università di Padova nel dipartimento di Biologia: il testimone ha relazionato i giudici sui risultati dell’attività di biomonitoraggio nell’area circostante la centrale di Vado realizzata mediante analisi dei licheni nel periodo 2006/07. La diffusione dei licheni è infatti ritenuta dall’accusa e dalla comunità scientifica un utile indicatore dal punto di vista ambientale per accertare una eventuale correlazione tra le emissioni della centrale e l’inquinamento dell’aria.

Quello dei licheni è un argomento già emerso nel corso del processo, quando nel 2019 Marco Mazzoni, coordinatore del gruppo istruttore che ha rilasciato l’Aia a Tirreno Power, fu chiamato a esprimersi proprio in merito agli studi sul tema. In quell’occasione Mazzoni affermò che il biomonitoraggio lichenico ‘non ha ragion d’essere dal punto di vista della certificazione della qualità dell’aria‘ sostenendo che si trattasse di ‘sensori che sono stati abbandonati da tutti‘”; una posizione contestata in seguito da Uniti per la Salute (anche in relazione alla presunta competenza di Mazzoni a esprimersi in merito, dato che non è un biologo).

Dopo Tamino è toccato all’ingegner Alfredo Pini, funzionario Ispra, chiamato a deporre in relazione all’attività di controllo svolta sulla centrale e sul monitoraggio delle emissioni della stessa. Pini si è soffermato soprattutto sulla vicenda dell’olio combustibile impiegato per l’accensione degli impianti: il 13 dicembre 2013 il Ministero dell’Ambiente vietò l’uso di olio con tenore di zolfo fino all’1% (come prescritto già dall’Aia del 2012) con effetto immediato.

Tirreno Power, inizialmente, non aveva recepito la prescrizione dell’Aia sulla riduzione del tenore di zolfo: sostenendo che avesse un impatto ambientale irrilevante, e non ricevendo risposta dal ministero, non la attuò (comportamento consentito dalla legge in caso di modifiche non sostanziali). In seguito l’intervento dell’Ispra spinse il Ministero a chiarire, dichiarando “non illegittimo” il comportamento dell’azienda fino a quel momento (13 dicembre 2013) ma imponendo da quel momento un adeguamento immediato. La centrale dovette quindi approvvigionarsi urgentemente di olio combustibile a basso tenore di zolfo (sotto lo 0,3%).

Nella sua deposizione Pini ha contestato proprio l’utilizzo dell’olio all’1% da parte di Tirreno Power prima del chiarimento del 13 dicembre 2013: secondo il testimone si sarebbe trattato (al contrario di quanto sostenuto dall’azienda) di una modifica sostanziale e quindi la centrale avrebbe dovuto fin da subito attenersi a quanto prescritto dall’Aia del 2012.



09 febbraio 2021

TGR 3 delle 19,30 : PROCESSO TIRRENO POWER IN AULA LO STUDIO DEL CNR DI PISA.




Questa sera nel TG 3 delle ore 19,30  hanno parlato del processo Tirreno Power 

Ecco il testo del servizio andato in onda circa dal minuto 12 : 

Processo Tirreno Power in aula lo studio del CNR  di Pisa incentrato sulle possibili correlazioni tra le esposizioni ad inquinanti atmosferici e la salute della popolazione.
Secondo lo Studio la mortalità per cause naturali nell’area della centrale era superiore del 49%  rispetto alle altre zone del territorio.
Il campione fu tutta la popolazione residente in 12 comuni intorno a Vado Ligure dal 2001 al 2013.

Nel procedimento sono imputate 26 persone, vertici e dirigenti di Tirreno Power per loro l’ ipotesi è disastro ambientale e sanitario colposo. 


 

Processo Tirreno Power, in aula lo studio del CNR di Pisa: deposizione in tribunale dell Epidemiologo Minichilli .

 “Immagine tratta dal quotidiano  “La Stampa 
Dice l’ Epidemiologo Minichilli “ In tutta la mia lunga attività professionale ed epidemiologica non ho mai riscontrato dati così alti come quelli di  Vado Ligure....” 

Tratto da IVG
Processo Tirreno Power, in aula lo studio del CNR di Pisa: +49% di mortalità nell’area


Minichilli, epidemiologo dell'IFC, ha riferito i dati del rapporto commissionato da Regione Liguria e terminato nel 2017

Savona. Una mortalità per cause naturali nell’area di Tirreno Power, rispetto al resto del territorio, superiore del 49%, sia tra i maschi che tra le femmine. Con incrementi ancora più alti per quanto riguarda i tumori e le patologie legate al sistema respiratorio. E’ quanto emerso oggi in Tribunale a Savona nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.


Ad essere ascoltato dai giudici è stato Fabrizio Minichilli, epidemiologo dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa e autore di un articolo, pubblicato nel 2019 sulla rivista Science of the Total Environment, incentrato proprio sulla possibile correlazione tra le emissioni di Tirreno Power e le patologie tra i residenti. L’articolo traeva origine da un rapporto depositato (uno studio commissionato da Regione Liguria e concluso nel 2017) che si proponeva di indagare proprio sulla relazione tra gli inquinanti atmosferici emessi da Tirreno Power e il rischio di mortalità e ricovero sul territorio per patologie selezionate secondo la letteratura scientifica.

Minichilli ha illustrato la metodologia utilizzata: un metodo osservazionale-analitico che ha preso in considerazione le analisi di 12 Comuni, ricostruendo anche le storie dei singoli residenti malati. “La forza dello studio – ha spiegato in aula – è stata proprio la capacità di avere i dati delle esposizioni a livello individuale. Il modello si è basato sulle mappe degli inquinanti di Arpal Liguria, ‘correggendo’ i dati tenendo conto anche della presenza di inquinamento urbano, portuale e di altre fabbriche. L’effetto quindi è stato stimato ‘al netto’ di altre fonti di inquinamento“. Non solo: si è tenuto conto anche di eventuali altri fattori di rischio legati allo stile di vita dei soggetti studiati (145 mila), per mezzo di un indice di natura socio-economica

Le patologie considerate sono state quelle collegate dalla letteratura scientifica all’inquinamento atmosferico, in particolare alle emissioni di SO2 (preso come riferimento per l’inquinamento da centrale a carbone) e NOx (surrogato dell’inquinamento da traffico), nonché con un periodo di latenza compatibile con il follow-up disponibile (dal 2001 al 2013). Considerato anche (ma solo a fini descrittivi) il tumore del polmone.

“I risultati – ha detto in aula il testimone – hanno evidenziato eccessi di mortalità per tutte le cause in entrambi i sessi. Il rapporto tra il rischio di mortalità nell’area più esposta rispetto a quella meno esposta indica, nella classe più esposta, un 49% di mortalità in più per cause naturali”. Minichilli ha poi dato lettura dei dati per le singole patologie e categorie, facendo emergere incrementi ancora maggiori per tutto ciò che riguarda il sistema respiratorio (+90% di mortalità tra i maschi per patologie associate, +62% tra le femmine) e i tumori: +59% nella classe più esposta per quanto riguarda quelli a bronchi, trachea e polmoni, +119% nei maschi e +48% per quelli del tessuto linfatico.

Dati inferiori ma significativi anche per ciò che riguarda le patologie a sistema nervoso e cardiocircolatorio. A rafforzare il legame anche l’analisi del “trend” di rischio: passando da una classe di esposizione alla successiva, lo studio rileva infatti un incremento graduale e costante della mortalità. QUI altri dettagli.

Continua su IVG
Link allo Studio Epidemiologico di coorte residenziale del CNR su mortalità' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone

Oggi nel Tribunale di Savona Nuova udienza nel processo Tirreno Power.

Oggi  nel   Nuova udienza nel processo Tirreno Power sarà  sentito come testimone l‘Epidemiologo Fabrizio Minichilli del CNR di PISA

Oggi   9 febbraio 2021, nel contesto del processo nel quale sono a giudizio 26 manager ed ex manager di Tirreno Power rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo ,  presso il Tribunale di Savona sarà  sentito come testimone  il Medico Fabrizio Minichilli del CNR di Pisa

L' importanza del lavoro degli epidemiologo FABRIZIO MINICHILLI e FABRIZIO BIANCHI 


Fabrizio Minichilli
PhD STATISTICO - EPIDEMIOLOGO presso CNR-IFC, National Research Council Institute of Clinical Physiology

Statistico ed Epidemiologo nel campo dell'epidemiologia ambientale e clinica con particolare riferimento ai temi rifiuti e salute, siti di interesse nazionale per le bonifiche e salute, percezione del rischio, Valutazione di impatto sulla salute, acque potabili e salute con particolare attenzione agli effetti dell'arsenico. Referente di unità operativa in progetti nazionali come EpiambNet. Membro di segreterie come quella dell'Associazione Italiana di Epidemiologia e del Coordinamento Regionale Ambiente e Salute della Regione Toscana.


FABRIZIO BIANCHI 
Dirigente di ricerca del CNR, responsabile dell' unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, svolge dal 1979 attività di ricerca in neuroepidemiologia, epidemiologia occupazionale e ambientale, epidemiologia genetica e riproduttiva. E' docente a corsi e master presso varie università italiane. E' autore di oltre 200 lavori scientifici e altrettante comunicazioni a congressi. E’ autore di numerosi articoli su libri e riviste divulgative e coautore del libro “Ambiente e salute: una relazione a rischio”, il Pensiero Scientifico 2009.


31 ottobre 2018
Dottor Fabrizio Minichilli al ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting: Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone in Italia.

Al di là di ogni altra valutazione e interrogativo, comunichiamo che recentemente lo studio retrospettivo di coorte residenziale del CNR di Pisa è stato vagliato dalla comunità scientifica internazionale che lo ha quindi accettato affinché ne sia presentato un estratto al congresso di livello mondiale di epidemiologia ambientale di Ottawa (Canada) ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting.

Riteniamo debba essere sottolineata la valenza della valutazione scientifica di un tale livello internazionale che ci pare difficilmente contestabile.
Sotto l' intervento in programma il 28 di agosto alle ore 14,30


Intervento del Dottor Fabrizio Minichilli 

O02.03.50. Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale 
Dottor Fabrizio Minichilli, Unità di Epidemiologia Ambientale, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia
                         
Il tema della riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 è " Affrontare le complesse questioni locali e globali in termini di esposizione e salute ambientale ".

Essendo la capitale del Canada, Ottawa ospita una comunità diversificata e attiva di scienziati e responsabili politici impegnati nell'indagine sull'ambiente locale e globale e nella ricerca sanitaria. La riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 includerà delegati di tutto il mondo e farà leva su competenze locali e internazionali per affrontare argomenti complessi locali e globali relativi alla scienza dell'esposizione e all'epidemiologia ambientale .....

Leggi anche  tratto  dal nostro post del 19 febbraio 2020

Centrale a carbone di Vado Ligure: per il Cnr eccessi di mortalità nelle aree più esposte: Video

Centrale a carbone di Vado Ligure: per il Cnr eccessi di mortalità nelle aree più esposte           di Monica Panetto
Nell'area della centrale a carbone Tirreno Power a Vado Ligure – dismessa cinque anni fa – negli anni compresi tra il 2001 e il 2013, sono stati riscontrati eccessi di mortalità (+ 49%) nelle aree a maggiore esposizione a inquinamento atmosferico. È questo ciò che emerge da uno studio condotto da un gruppo di epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa che ha valutato la relazione tra esposizione ad inquinanti atmosferici e rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali. Il lavoro è stato pubblicato recentemente su Science of the Total Environment.
“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali – spiega Fabrizio Bianchi, coordinatore del gruppo –. L’area è stata suddivisa in quattro classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”.
Gli scienziati hanno preso in esame la popolazione residente nei 13 anni considerati in 12 comuni dell’area, per un totale di 144.019 persone. Nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità.
Di tutto questo abbiamo parlato con Fabrizio Bianchi.  
Il ricercatore sottolinea l’importanza di programmi di sorveglianza adeguati e di una valutazione preventiva degli impatti sulla salute che possono avere le fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti.  “Mentre a Vado Ligure le due sezioni a carbone sono state fermate nel 2014 - sottolinea -, molte altre centrali in Italia, in Europa e nel mondo continuano a funzionare. Nel nostro Paese si parla di un’uscita dal carbone nel 2025. Noi speriamo che questi risultati facciano riflettere sul fatto che prima si abbandona l’impiego del carbone e dei combustibili fossili e ci si avvia sulla strada delle risorse rinnovabili e meglio è per la salute su scala locale, regionale e nazionale. Senza contare tutto il discorso sui cambiamenti climatici”.

23 settembre 2020

A PRESA DIRETTA “ LA RIPARTENZA VERDE

IL DIRITTO AD UN AMBIENTE SANO

Ormai risulta chiaro che la chiusura delle centrali a carbone è associata ad un miglioramento della salute pubblica, una riduzione della spesa per la sanità e, quindi, un miglioramento anche per l’economia del paese.  (Tratto dalla pagina facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga ).

Guardate la puntata di presa diretta “ LA RIPARTENZA VERDEIN CUI IL DOTTOR FABRIZIO BIANCHI DEL CNR DI PISA  DAL MINUTO 30 PARLA DELLO STUDIO  SULLA  CENTRALE A CARBONE DI VADO LIGURE 

Ecco alcune importanti immagini tratte dal suo intervento a PRESA DIRETTA 







20 giugno 2020

Nicola Armaroli del CNR :” Centrali a turbogas ? No, grazie, preferisco respirare.”

Tratto da  CNR
                            COMUNICATO STAMPA

Centrali a turbogas? No, grazie, preferisco respirare.

Le centrali a turbogas abbattono la NEBBIA ma... - Meteolive.it 
Uno studio del 2003 dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Cnr di Bologna mette in guardia sui danni per l'ambiente e la salute derivanti dall'apertura di nuove centrali a turbogas

Le nuove centrali a turbogas per la produzione di energia sono altamente inquinanti e pericolose per la salute dell'uomo. E' quanto emerge da un nuovo studio dell'Istituto per la sintesi organica e la fotoreattività del Cnr di Bologna pubblicato sul numero di novembre de La chimica e l'industria, organo ufficiale della Società chimica italiana. "Una centrale a ciclo combinato a gas naturale (turbogas) da 800 Mw", spiega Nicola Armaroli, autore della ricerca, "brucia un miliardo di metri cubi di gas all'anno e produce parecchie centinaia di tonnellate di polveri fini e ultrafini, le più pericolose per la nostra salute. Nonostante questo, in nessuno delle decine di progetti per nuove centrali elettriche che utilizzano questa tecnologia, inclusi quelli già autorizzati dal ministero dell'Ambiente, si fa menzione della produzione di questi pericolosi inquinanti". L'apertura di nuove centrali a turbogas andrebbe ad aggravare una situazione già critica sul piano ambientale soprattutto nella Pianura Padana che, per le polveri fini ed ultrafini, è una delle zone più inquinate d'Europa.
La legge è inadeguata e non protegge la salute pubblica. Infatti per ottenere l'autorizzazione per nuove centrali si richiede la stima della produzione di particolato ultragrossolano emesso direttamente dai camini (primario). Questo approccio è idoneo a stimare le polveri da impianti a olio combustibile o carbone, ma si rivela inutile per valutare l'inquinamento da polveri di centrali a gas che producono particolato di piccola taglia. "La lacuna nei progetti italiani", sottolinea Armaroli del Cnr, "è molto grave perché è dimostrato che è proprio il particolato di taglia minuta a danneggiare maggiormente la salute: più le particelle sono piccole, più penetrano lungo le vie respiratorie". Secondo Armaroli, quindi, "La costruzione di nuovi impianti a turbogas non può essere disgiunta da severe misure compensative per non peggiorare la qualità dell'aria delle zone interessate, come previsto, per esempio, dalla legislazione della California, una delle più avanzate in materia".

07 febbraio 2020

L' importanza del lavoro degli epidemiologi .FABRIZIO MINICHILLI e FABRIZIO BIANCHI


Fabrizio Minichilli
PhD STATISTICO - EPIDEMIOLOGO presso CNR-IFC, National Research Council Institute of Clinical Physiology

Statistico ed Epidemiologo nel campo dell'epidemiologia ambientale e clinica con particolare riferimento ai temi rifiuti e salute, siti di interesse nazionale per le bonifiche e salute, percezione del rischio, Valutazione di impatto sulla salute, acque potabili e salute con particolare attenzione agli effetti dell'arsenico. Referente di unità operativa in progetti nazionali come EpiambNet. Membro di segreterie come quella dell'Associazione Italiana di Epidemiologia e del Coordinamento Regionale Ambiente e Salute della Regione Toscana.

FABRIZIO BIANCHI 
Dirigente di ricerca del CNR, responsabile dell' unità di epidemiologia ambientale dell'Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, svolge dal 1979 attività di ricerca in neuroepidemiologia, epidemiologia occupazionale e ambientale, epidemiologia genetica e riproduttiva. E' docente a corsi e master presso varie università italiane. E' autore di oltre 200 lavori scientifici e altrettante comunicazioni a congressi. E’ autore di numerosi articoli su libri e riviste divulgative e coautore del libro “Ambiente e salute: una relazione a rischio”, il Pensiero Scientifico 2009.



31 ottobre 2018
Dottor Fabrizio Minichilli al ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting: Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone in Italia.


Al di là di ogni altra valutazione e interrogativo, comunichiamo che recentemente lo studio retrospettivo di coorte residenziale del CNR di Pisa è stato vagliato dalla comunità scientifica internazionale che lo ha quindi accettato affinché ne sia presentato un estratto al congresso di livello mondiale di epidemiologia ambientale di Ottawa (Canada) ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting.

Riteniamo debba essere sottolineata la valenza della valutazione scientifica di un tale livello internazionale che ci pare difficilmente contestabile.
Sotto l' intervento in programma il 28 di agosto alle ore 14,30



Intervento del Dottor Fabrizio Minichilli 

O02.03.50. Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale 
Dottor Fabrizio Minichilli, Unità di Epidemiologia Ambientale, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia
                         
Il tema della riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 è " Affrontare le complesse questioni locali e globali in termini di esposizione e salute ambientale ".

Essendo la capitale del Canada, Ottawa ospita una comunità diversificata e attiva di scienziati e responsabili politici impegnati nell'indagine sull'ambiente locale e globale e nella ricerca sanitaria. La riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 includerà delegati di tutto il mondo e farà leva su competenze locali e internazionali per affrontare argomenti complessi locali e globali relativi alla scienza dell'esposizione e all'epidemiologia ambientale .....


Ancora su mortalità e ricoveri associati alle emissioni delle centrali a carbone: riflettori su Vado Ligure

Alcune affermazioni vanno riprese per essere opportunamente inquadrate e commentate.
Innanzitutto la pubblicazione scientifica garantisce la revisione cosiddetta “tra pari”, la peer review, che certifica la validità dal punto di vista metodologico, di contenuti e di coerenza con gli altri studi pubblicati nel mondo sulla stessa materia.  Science of the Total Environment è una rivista altamente qualificata del settore ambientale con un panel di revisori internazionali indipendenti, come sanno tutti i ricercatori della materia.
Le dichiarazioni di un rappresentante di Tirreno Power riportate da ANSA ieri fanno riferimento all’Osservatorio (che dovrebbe essere l’Osservatorio regionale salute e ambiente della Regione Liguria, citato anche nell’articolo e che ha ricevuto i dati su cui l’articolo si basa) affermando che ha escluso impatti dell’impianto, così come i dati dell’Agenzia regionale per l’ambiente.
E’ chiaro per i ricercatori di CNR-IFC che i risultati di studi pubblicati su riviste scientifiche accreditate a livello internazionale non possono essere confutati da commissioni istituite da un ente locale o una Regione, ancorché composti da rappresentanti del mondo scientifico. Alcuni membri dell’Osservatorio ambiente salute istituito dalla regione Liguria sollevarono critiche già alla presentazione dei dati, critiche sistematicamente discusse e analizzate allora, anche con argomentazioni e dettagli che si possono ritrovare nell’articolo pubblicato.
In particolare, le valutazioni svolte dall’osservatorio erano basate su confronti dello stato di salute esistente nell’area di Vado rispetto alla media regionale, mentre gli epidemiologi ambientali di CNR-IFC hanno lavorato sulle differenze ambientali e sanitarie esistenti all’interno dell’area di 12 comuni intorno a Vado Ligure. Sono stati confrontati tra loro i dati di mortalità e ricoveri in 4 aree a diverso livello di inquinamento e valutate le differenze tra le classi più esposte rispetto a quella meno esposta.
Non è stato considerato un livello di inquinamento ambientale stabilito dalla legge, perché l’interesse principale era quello di capire se c’erano differenze di salute anche a livelli più bassi di diffusione di sostanze inquinanti. Oggi è infatti universalmente accettato che si verificano effetti negativi sulla salute anche nel caso di esposizioni ad inquinanti nell’aria che sono più basse di quelle stabilite dalla legge, e che si usano per il monitoraggio ambientale, come afferma la stessa Organizzazione Mondiale della Salute, OMS.
Quanto al fatto che siano dati “vecchi” gli stessi ricercatori hanno scritto nel comunicato che annunciava la pubblicazione che purtroppo ancora una volta si è dovuto studiare a posteriori eventi avversi sulla salute accaduti in passato. Eventi avversi che non sono ipotizzati o “teorici”, come afferma Tirreno Power nelle dichiarazioni ad ANSA, ma sono decessi e malattie realmente avvenute. Ci si augura quindi che si possa migliorare in futuro, utilizzando approcci preventivi per la protezione della salute (valutazione di impatto sulla salute o VIS).
L’originalità dell’articolo pubblicato sta proprio nell’aver dimensionato, dato una misura dei rischi e dei danni sulla salute, specie in riferimento a cause di morte e ricovero per le quali sono consolidate le conoscenze scientifiche sulla relazione con gli inquinanti ambientali in gioco anche a Vado Ligure.
Infine riguardo al fatto che le conclusioni dell’Osservatorio “escluderebbero qualsiasi impatto dell’impianto” chi lo afferma se ne assume tutta la responsabilità, mentre i ricercatori affermano che “l’articolo scientifico pubblicato da Science of the Total Environment indica una situazione ben diversa”.

Minichilli F., Gorini F., Bustaffa E., Cori L., Bianchi F. ‘Mortality and hospitalization associated to emissions of a coal power plant: A population-based cohort study’, Science of the Total Environment, vol 694 (2019) 133757.


Tratto da Le Scienze

03 settembre 2019



COMUNICATO STAMPA

Mortalità e ricoveri associati alle emissioni delle centrali a carbone: riflettori su Vado Ligure

Fonte: Cnr-Ifc



Gli epidemiologi ambientali dell’Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa hanno svolto una ricerca sull’impatto della centrale di Vado Ligure, studiando la popolazione residente per 13 anni in 12 comuni dell’area, per valutare la relazione tra esposizione ad inquinanti atmosferici e rischio di mortalità e malattie. Il lavoro è pubblicato su "Science of the Total Environment"

La ricerca ha valutato la relazione tra l’esposizione a inquinanti atmosferici emessi dalla centrale e il rischio di mortalità e ricovero in ospedale per cause tumorali e non tumorali, studiando tutta la popolazione residente dal 2001 al 2013 in 12 comuni intorno a Vado Ligure. Lo studio degli epidemiologi ambientali Cnr-Ifc è stato pubblicato in questi giorni sulla rivista Science of the Total Environment.

“L’esposizione a biossido di zolfo (SO2) e ossidi di azoto (NOx) è stata stimata dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure (Arpal) mediante un modello di dispersione, che ha considerato le emissioni da fonti industriali, portuali e stradali”, spiega Fabrizio Bianchi del Cnr-Ifc, coordinatore del gruppo. “L’area è stata suddivisa in 4 classi di esposizione a inquinanti (diversi livelli con inquinamento di crescente intensità). La relazione tra effetti sulla salute ed esposizione a inquinamento atmosferico è stata studiata per uomini e donne, confrontando ciascuna delle tre categorie con maggiore concentrazione di inquinanti con quella a minore concentrazione, tenendo conto dell’età e della condizione socio-economica della popolazione (indice di deprivazione)”. Per il periodo 2001-2013 sono state seguite 144.019 persone, identificate con l’indirizzo di residenza. “Nei 12 comuni considerati, nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne +49%) per malattie del sistema circolatorio (uomini +41%, donne +59%), dell’apparato respiratorio (uomini +90%, donne +62%), del sistema nervoso e degli organi di senso (uomini +34%, donne +38%) e per tumori del polmone tra gli uomini (+59%). L’analisi dei ricoveri in ospedale ha fornito risultati coerenti con quelli della mortalità”, I risultati ottenuti indicano che “anche considerando le diverse fonti inquinanti cui sono stati esposti i cittadini, ci sono stati forti eccessi di rischio di mortalità prematura e di ricovero ospedaliero per i residenti intorno alla centrale a carbone di Vado Ligure. L'esposizione alle emissioni è risultata associata a numerosi eccessi di mortalità e di ricovero in ospedale, in particolare per le malattie dei sistemi cardiovascolare e respiratorio, per i quali d’altra parte la dimostrazione scientifica di un legame con l’inquinamento atmosferico è più convincente”, spiega il ricercatore Cnr-Ifc. “I risultati conseguiti confermano peraltro le conoscenze pregresse, ma è la prima volta che viene effettuata una quantificazione del rischio, purtroppo molto alto. Le centrali per la produzione di energia alimentate a carbone rappresentano una fonte significativa di inquinanti atmosferici che impattano a livello locale e globale. Oltre alle note emissioni di biossido di carbonio (CO2), che contribuiscono al riscaldamento globale, ci sono quelle di biossido di zolfo (SO2), che sono associate a effetti dannosi per la salute”prosegue Bianchi.

Gli autori concludono con l’auspicio che “si sposti con urgenza l’attenzione sulle valutazioni preventive degli impatti sulla salute, e quindi sulle fonti che si conoscono come maggiormente inquinanti, anziché valutare i danni alla salute già verificatisi a causa delle esposizioni”. E inoltre confidano che “i risultati presentati possano stimolare decisioni a favore della riduzione dei livelli di esposizione riconosciuti dannosi per l’ambiente e la salute e della realizzazione di studi analitici e di programmi di sorveglianza adeguati. Più in generale, lo studio condotto a Vado Ligure può contribuire a fornire ulteriore alimento all'ampio dibattito in corso sulle opzioni di decarbonizzazione e di contrasto ai cambiamenti climatici”.


    Riportiamo il post del 26 dicembre 2019


L’inquinamento atmosferico uccide, anche in Italia. La parola agli epidemiologi: Fabrizio Bianchi e Francesco Forastiere

Tratto da LifeGate

L’esposizione agli inquinanti presenti nell'aria è costata la vita, in Italia, a ben 76.200 persone in un solo anno. Secondo uno studio pubblicato su Lancet, siamo primi in Europa per mortalità da smog. L'importanza del lavoro degli epidemiologi.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’esposizione all’inquinamento atmosferico nel mondo causa 4,2 milioni di morti in tutto il mondo di cui almeno 600mila bambini colpiti da infezioni respiratorie acute, provocate dall’aria tossica. Ogni anno, si registrano quasi 500 mila morti premature in Europa. L’esposizione al particolato, cancerogeno, al biossido di azoto e all’ozono troposferico, è costata la vita, nel nostro Paese, a ben 76.200 persone in un solo anno, rivela l’Agenzia europea dell’ambiente. Secondo un recentissimo studio pubblicato su Lancet, siamo primi in Europa per mortalità da smog.

Il lavoro degli epidemiologi

Dietro queste stime c’è il lavoro degli epidemiologi, scienziati che studiano cause, distribuzione, frequenza delle malattie e della mortalità nella popolazione, a seguito di vari fattori. Quelli che vengono definiti determinanti di salutecome qualità dell’ambiente, condizioni socio-economiche, attività professionale ed esposizione agli inquinanti. Come Fabrizio Bianchi, dirigente di ricerca del Cnr, responsabile dell’unità di epidemiologia ambientale dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche  e Francesco Forastiere, oggi al Cnr di Palermo e visiting professor al King’s College di Londra.
Proprio Francesco Forastiere è stato coordinatore dello studio Viias, Valutazione integrata dell’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento atmosferico, commissionato dal ministero della Salute, che nel 2015 aveva previsto quelle che sarebbero state le ricadute sulla salute degli italiani, a causa del particolato fine (Pm 2,5), ozono e biossido di azoto, al 2020. Dati che confermavano come nel 2005, lo smog fosse già stato causa del 7 per cento della mortalità osservata, per cause naturali, in Italia. “Nello studio Viias veniva già dimostrato che i livelli di inquinamento atmosferico, per la popolazione italiana, erano inaccettabili, con un costo oneroso di vite umane. Dati confermati dalle analoghe stime dell’Agenzia europea dell’ambiente”, precisa l’epidemiologo. Da allora cosa è cambiato? “Oggi, rispetto a quattro anni, fa c’è una maggiore consapevolezza e si comprende come inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici siano strettamente legati. Ma se pure le emissioni di alcuni inquinanti sono diminuite, la situazione è drammatica. L’Italia è uno dei paesi con l’impatto sanitario più grave, dovuto allo smog”.

In Italia, la politica sanitaria deve occuparsi delle ricadute ambientali

“Nel Piano nazionale dell’aria si è totalmente ignorato il tema della prevenzione. Il ministero della Salute ha partecipato a quel tavolo, ma solo per concordare le attività di comunicazione alla popolazione, nel caso di allerta per il superamento delle emissioni”, spiega Forastiere. Eppure l’impatto sanitario è rilevante. “Basti pensare ai bambini, alle donne in gravidanza. Gli studi ci confermano che l’inquinamento atmosferico influisce sul peso dei nascituri e sulle nascite pretermine”. Anche per questo, sottolinea lo scienziato “abbiamo bisogno non solo dell’intervento del ministero della Salute ma che l’intero servizio sanitario nazionale, a partire dei medici di base fino alle Asl, si occupi di ambiente”. Occorre, quindi, fare prevenzione, spiegare ai cittadini quali sono le ricadute ambientali di stili di vita non sostenibili. E occorrono programmi di ricerca di sanità pubblica. “Che attualmente mancano”.
Dello stesso avviso Fabrizio Bianchi. “Le stime prodotte dagli studi epidemiologici parlano di circa 60 mila morti premature in Italia. Ma sono numeri che non devono rimanere freddi o peggio ancora, macabri. Vanno letti attentamente dai decisori politici, come numero di decessi che possono essere evitati, riducendo l’inquinamento”. Per fare ciò, ribadisce Fabrizio Bianchi, occorre che le politiche di prevenzione sanitaria non vengano escluse dai tavoli decisionali, in seno ai ministeri dell’Ambiente e della Salute. Come pure nelle regioni, che in questa situazione emergenziale hanno un ruolo decisionale importantissimo. Con piani territoriali che possono incidere sulla qualità dell’aria, delle acque e dei suoli contaminati. Anche perché, ricorda Bianchi – autore di numerosi studi d’impatto come quello sulla centrale a carbone di Vado Ligure, sulla Val d’Agri e Taranto –, “oggi abbiamo a disposizione, attraverso i sistemi satellitari, una lettura molto precisa dei dati ambientali e dell’inquinamento in ogni angolo del Paese”.

Valutazioni sempre più attente

Tutto ciò, solo qualche anno fa era inimmaginabile. “La letteratura scientifica e i nuovi sistemi di rilevamento ci permettono di realizzare valutazioni di impatto sanitario sulla popolazione dell’inquinamento sempre più precise e circostanziate. Anche in modo preventivo”, ribadisce Bianchi. Ecco, quindi, che bisogna agire bene e fare presto. “I costi sanitari dell’inquinamento, in termini di perdita di qualità della vita sana, di morti premature di malattia, sono, sia tangibili nell’immediato, che intangibili cioè protratti nel tempo. Purtroppo, non vengono mai messi a bilancio. I tempi necessari per ottenere risultati sul versante sanitario, non combaciano con i tempi della politica”. Questione di tempo o di volontà, quindi? “Ridurre l’inquinamento oggi porterà vantaggi e risparmi di vite umane, nel giro di qualche anno, in termini di aspettativa di vita sana. Mentre ora si dimensionano le decisioni su tempi brevi, legati alla politica, alle legislature, invece avremmo bisogno di scenari almeno quinquennali, per vedere risultati concreti”.

Serve un cambiamento immediato

Entrambi gli epidemiologi concordano: l’era fossile ha portato ricadute insostenibili per l’ambiente e la salute umana, animale e vegetale. Ogni decisione verso un futuro sostenibile, con nuovi stili di vita basati su energie rinnovabili e non inquinanti, va presa al più presto. “I cambiamenti climatici, l’altra faccia dell’inquinamento, stanno sconvolgendo il pianeta. I migranti climatici non saranno migliaia di persone, ma milioni. Cambiamenti che, come stiamo osservando noi medici, stanno riportando anche malattie che pensavamo debellate”.
Un quadro drammatico, come delineato dall’Ipcc ben prima della Cop 25 di Madrid, che continua a essere ignorato dai potenti del mondo. “Eppure tutto sta avvenendo molto più velocemente di quanto pensassimo e occorre agire, in ogni nazione”, conclude Forastiere. Anche per questo diventa fondamentale il patto tra cittadini, medici e scienziati. “Al Cnr abbiamo intensificato gli studi su scale ridotte, per piccole porzioni di territorio. Indagini che confermano gli elevati rischi dell’inquinamento e le grandi potenzialità della prevenzione”. Informazioni che vanno diffuse tra la popolazione, in modo consapevole e scientifico.

Il ruolo degli epidemiologi

“Ogni studio epidemiologico viene disegnato coinvolgendo le popolazioni esposte. La partecipazione deve essere attiva e creare consapevolezza” precisa Fabrizio Bianchi. “Il nostro compito di scienziati, non è solo quello di realizzare indagini rigorose, ma di renderle accessibili ai cittadini, alle fasce di popolazione più giovane, come anche qui al Cnr abbiamo iniziato a fare”.