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24 luglio 2014

Ilva, - Giorgio Assennato (Arpa Puglia) boccia dl del governo: “Va contro il lavoro degli ultimi anni”.

Tratto da Il Fatto Quotidiano 

Ilva, Arpa Puglia boccia dl del governo: “Va contro il lavoro degli ultimi anni”


Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini.

Il nuovo decreto sull’Ilva di Taranto approvato dal Governo Renzi è in ‘antitesi’ con il Piano ambientale del comitato di esperti e con alcune disposizioni dei precedenti provvedimenti varati in questi due anni. 
E’ quanto ha sostenuto in una lettera inviata all’onorevole Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera, il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Nella missiva di quattro pagine, infatti, il capo dell’agenzia ambientale pugliese ha bocciato una serie di aspetti del nuovo provvedimento che, dopo l’approvazione dell’esecutivo è diventato un emendamento al decreto sulla competitività e, nelle prossime ore, dopo le modifiche delle commissioni Ambiente e Industria del Senato, arriverà in aula con la questione d fiducia posta dal Governo.
Per Assennato, intanto, il nuovo decreto “mostra alcune criticità” causate “dall’introduzione di ulteriori genericità” rispetto al piano ambientale. Questo, infatti, “definiva le azioni e, soprattutto, i tempi necessari a garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ad Ilva spa” dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012. Il nuovo provvedimento, invece, allunga i tempi di alcune misure che invece appaiono necessarie per ambientalizzare gli impianti dello stabilimento ionico. Come nel caso dell’Altoforno 5, il più importante della fabbrica. Fino a poco prima dell’approvazione dell’ultimo decreto la fermata di questo impianto doveva avvenire entro l’8 novembre prossimo, ma ora l’Afo5 “deve essere messo fuori produzione e le procedure per lo spegnimento” dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2015. Ma in realtà lo spegnimento è subordinato al ripristino di un altro altoforno.....
 In sostanza una serie di cavilli che potrebbero lasciare immutata la situazione costringendo i tarantini a convivere per anni con le emissioni nocive che ancora si diffondono dall’acciaieria. Non solo.....
Il dg Assennato, nel dettaglio, ha spiegato che il nuovo decreto concede alla fabbrica anche la “piena autonomia” sull’80% di prescrizioni da realizzare entro il 31 luglio 2015...
Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini.
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23 gennaio 2013

PER LA CENTRALE A CARBONE DI BRINDISI:MALA TEMPORA CURRUNT

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Piove sul carbone: a Brindisi l’Enel rischia il buio. Ma il rimedio è fuorilegge

Dopo il nubifragio del 15 gennaio, la centrale termoelettrica potrebbe bloccarsi perché il nastro che trasporta il combustibile fossile è allagato. La procura ferma le operazioni di drenaggio, perché senza autorizzazioni. 

 E l’Arpa Puglia attacca: "Il comportamento dell'azienda è inaudito"


Nastro Trasportatore Fra dieci giorni, migliaia di pugliesi rischiano di rimane al buio. Ed Enel, da parte sua, a Brindisi, corre il pericolo di impantanarsi, perdendo la certificazione di qualità ambientale di cui si fregia. Non solo. Un altro capitolo è pronto ad arricchire, a sorpresa, la saga giudiziaria sull’inquinamento derivante dalla centrale a carbone di Cerano, tra le più grandi d’Europa. 
Sono queste le conseguenze più immediate che potrebbe avere l’allagamento del nastro trasportatore, dopo il nubifragio del 15 gennaio scorso.......
Enel ci stava provando a rimediare in tutta fretta alla piena, che ha paralizzato quello che è l’esofago della centrale Federico II. Lo stava facendo senza dire niente a nessuno. Senza chiedere autorizzazioni. Senza preoccuparsi di non far arrivare in porto acque ormai, presumibilmente, contaminate dalle polveri di carbone. 
 “Un comportamento inspiegabile, singolare, da piccola azienda a conduzione familiare”, chiosa il direttore di Arpa Puglia, Giorgio Assennato.  

Dall’Agenzia regionale per l’Ambiente sono già pronti a partire, alla volta di autorità e magistratura, i due verbali redatti dopo i sopralluoghi effettuati nella notte di venerdì e durante la mattinata di sabato. Una sorta di blitz, il primo, per cogliere sul fatto i presunti responsabili di un possibile reato di inquinamento ambientale. Al secondo, invece, hanno partecipato anche i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, coordinati dal maggiore Nicola Candido, e il pm Iolanda Daniela Chimienti. E’ lei ad aver già disposto lo stop delle operazioni di drenaggio, perché prive dei relativi permessi.  
Ed è nelle sue mani, ora, la decisione di un eventuale sequestro del nastro trasportatore. Un’ipotesi che fa tremare le vene e i polsi al colosso energetico. Anche, e non solo, per i risvolti penali all’orizzonte. A dare fuoco alle polveri, infatti, è stato un esposto in Procura. In calce, la firma di un agricoltore, proprietario di uno dei terreni confinanti con le trincee Enel e parte civile nel processo, inaugurato il 12 dicembre scorso, a carico di quindici dirigenti, accusati di getto pericoloso di cose e danneggiamento aggravato.
“Al pubblico ministero abbiamo dato disponibilità per l’analisi di campioni delle acque, laddove necessari. E mi esprimo così perché non è detto che servano. 

L’evidenza dei fatti è nelle cose”, spiega Assennato. A tracimare è stato il canale accanto, il Fiume Grande, gestito da un consorzio privato. Esondando, ha sommerso anche la trincea lungo la quale viene convogliato il carbone. Enel ne avrebbe, a questo punto, disposto lo svuotamento attraverso l’impiego di idrovore. “Le acque, tuttavia, sono necessariamente entrate in contatto con le polveri nere, rimanendone contaminate. Ciononostante – continua il direttore Arpa – sono state riversate tal quali nel Fiume Reale. Al canale, dunque, sono state restituite con caratteristiche ben diverse da quelle iniziali”.

 ...... E’ attesa per le prossime ore la presentazione del programma industriale che servirà a pianificare il corretto smaltimento delle acque. Si cerca di fare presto. 
 E’ ovvio. Ma il ripristino della trincea non è certo che coinciderà con il ritorno alla normalità. Giorgio Assennato non vuole avere peli sulla lingua. “Sto segnalando quanto accaduto all’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. E’ l’autorità che ad Enel ha già rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale. Bisogna capire come la mettiamo, adesso. Ad esempio, mi chiedo come si concilia il comportamento dell’azienda con la registrazione Emas, di cui si fregia
E’ il riconoscimento pubblico che ne conferma la qualità ambientale e che garantisce l’attendibilità delle informazioni relative alle sue prestazioni.  
Un marchio che potrebbe anche perdere. Quello che ha fatto è inaudito”.