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09 febbraio 2022

RAINEWS La tutela dell'Ambiente entra in Costituzione, c'è il sì definitivo della Camera

 Tratto da Rainews

Montecitorio

La tutela dell'Ambiente entra in Costituzione, c'è il sì definitivo della Camera

Passa la proposta di legge che modifica in tal senso gli articoli 9 e 41 della Carta. Il Senato aveva approvato con la maggioranza dei due terzi lo scorso 3 novembre, di conseguenza entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum


L'Aula della Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge costituzionale con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti. L'articolo 9 afferma il valore primario di tutelare la casa in cui viviamo, sancisce il diritto a un ambiente salubre; l'articolo 41 ci dice che l'iniziativa privata economica resta libera, ma non deve danneggiare e non deve essere a detrimento della salute e dell'ambiente da Rainews

La tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi entra in Costituzione. L'Aula della Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge costituzionale che modifica in tal senso due articoli della Carta, il 9 e il 41.  Il testo, alla seconda lettura alla Camera, è passato a Montecitorio con 468 voti a favore, un contrario e sei astenuti. Il Senato lo aveva approvato con la maggioranza dei due terzi lo scorso 3 novembre. Di conseguenza, entra subito in vigore e non è sottoponibile a referendum.

Cingolani: "E' una giornata epocale"

"Credo che oggi sia una giornata epocale, ne sono molto contento come cittadino …. Ma come Governo aggiungo che stiamo facendo uno sforzo enorme sul Pnrr, la transizione ecologica è un po' questo: riuscire a fare una grande trasformazione che deceleri il riscaldamento, che freni certi eventi avversi a livello meteorologico, mantenendo la sostenibilità sociale". Così il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, a pochi minuti dal voto di Montecitorio. "E' una sfida nella sfida - ha osservato incontrando la stampa alla Camera - ma tutte queste cose, però, sono previste dalla Costituzione: il lavoro, la società, i diritti delle nuove generazioni e l'ambiente. E questo ci dovrebbe anche concettualmente facilitare molto il lavoro".

"Ho sostenuto con grande convinzione questa conquista - ha affermato - ma devo dare atto che è il frutto di un lavoro che viene da lontano e ringrazio il Parlamento". Cingolani ha peraltro puntualizzato: "Il Governo crede assolutamente in questo cambiamento".  Guardando alle modifiche introdotte alla Costituzione, agli articoli 9 e 41, ha osservato: "L'articolo 9 afferma il valore primario di tutelare la casa in cui viviamo, sancisce il diritto a un ambiente salubre. Molti Paesi del mondo hanno già fatto questa operazione e si tratta di un passaggio assolutamente necessario per un Paese come l'Italia che comunque sta guidando la trasformazione verso la sostenibilità. Ora aggiungiamo ambiente, biodiversità, ecosistema per le future generazioni, e la tutela degli animali. Mentre l'articolo 41 ci dice che l'iniziativa privata economica resta libera, ma è scritto 'nero su bianco' sulla Costituzione che non deve danneggiare e non deve essere a detrimento della salute e dell'ambiente".

Orlando: poche lettere cambiano la gerarchia dei beni da tutelare

"La tutela dell'ambiente diventa principio costituzionale. La difesa del pianeta diventa la premessa alla piena realizzazione della persona. L'uomo, anche nella nostra Carta, riconosce che sono necessari limiti alla propria azione, pena la catastrofe. Poche lettere cambiano la gerarchia dei beni da tutelare. Un fatto importante, molto importante. Non un vincolo ma una condizione ed insieme un obbiettivo per la vita sociale ed economica". Così Andrea Orlando, ministro del Lavoro, commenta sui social l'ok definitivo alla riforma della Costituzione.

Wwf: primo importantissimo passo

"Il WWF accoglie con estrema soddisfazione la notizia della votazione favorevole della Camera sulla riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione che ritiene debbano essere il presupposto di un intervento organico per adeguare strumenti normativi vigenti a tutela della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali.  Da oggi, con la modifica all'art. 9 della Costituzione, la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali "anche nell'interesse delle future generazioni" entrano di diritto tra i principi fondamentali della nostra Repubblica. E' quanto si legge in una nota del Wwf.

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24 settembre 2021

Antonio Tricarico : Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

 Tratto da Recommon

Le bugie di Terna e del governo sul nostro sistema elettrico

Altro che ritornare al nucleare, come prefigurato dal ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani. O approntare nuove centrali a gas necessarie quando si spegneranno quelle a carbone perché il sistema elettrico italiano non reggerebbe il soddisfacimento della domanda, come sostiene Terna, il gestore della rete italiana. 

A fare bene i conti, la realtà sembra ben diversa. Ce lo dice ilCentre for Research on Energy and Clean Air (CREA), che pubblica oggi il rapporto “RIPE FOR CLOSURE: Accelerating the energy transition and saving money by reducing excess fossil fuel capacity” con i risultati dell’analisi condotta insieme agli esperti di Transition Zero sul fabbisogno energetico di tutti i paesi europei. 

Ben nove tra questi, tra cui l’Italia, potrebbero da subito chiudere centrali a combustibili fossili per un totale di 48,8 GW di potenza installata senza mettere a rischio le forniture di elettricità per famiglie ed imprese. Si tratta di ben il 17% di tutta la potenza installata in centrali fossili in Europa. Con il pensionamento anticipato delle centrali non necessarie, il risparmio dei costi fissi operativi e di manutenzione sarebbe di quasi 2 miliardi di euro l’anno. Il 77% della potenza in eccesso riguarda le centrali a carbone (che in Italia, a meno di sorprese, dovrebbero chiudere i battenti entro il 2025), il resto sarebbero centrali ad olio combustibile e gas in qualche caso.

Se guardiamo ai dati del Bel Paese, in termini assoluti l’Italia risulta al secondo posto per eccesso di capacità di generazione installata, dietro solo alla Spagna. Secondo CREA, anche considerando un legittimo margine di riserva del 15% per garantire la sicurezza delle forniture, oggi vi è lo stesso un eccesso di 8,7 GW di centrali fossili per soddisfare il picco della domanda. Si tratta principalmente delle centrali a carbone che dovrebbero chiudere al 2025; quindi l’uscita dal carbone può avvenire senza bisogno di installare nuova capacità di generazione a gas, smentendo così palesemente il governo italiano sul tema. Anche alcune centrali ad olio combustibile dovrebbero essere mandate in pensione. Il tutto per un risparmio nei costi fissi operativi e di manutenzione di 465 milioni di euro l’anno, a detta degli esperti di CREA.

In barba all’emergenza climatica, da noi il 57% dell’energia elettrica è ancora prodotta da fonti fossili, con il gas passato dal 40% del 2015 al 46% attuale. La tendenza è stata accelerata dalla sostituzione di 14 GW di centrali a carbone con impianti a gas, invece che con impianti ad energia rinnovabile e distribuiti sul territorio. Un approccio legato al passato, che sembra continuare visto che il gestore della rete Terna ha raccomandato l’installazione di circa 5 GW di nuove centrali a gas per riserva. Le utility elettriche italiane, in primis Enel, si stanno prontamente muovendo in tal senso, addirittura pianificando le nuove centrali negli stessi siti di quelle a carbone. Ma non si accontentano di 5 GW: hanno già proposto progetti di nuove centrali a gas per ben 14 GW con la speranza di usufruire dei lauti sussidi del “mercato di capacità”, come spiegato nel rapporto pubblicato da ReCommon lo scorso maggio. A 5,8 GW sono già stati attribuiti i nuovi sussidi e dovrebbero andare in funzione nel 2023.

Nel frattempo le nuove aste per attribuire i sussidi per il 2024 e 2025 previste in estate sono state rimandate, ma probabilmente di poco. Ancora una volta, un attento esame dei numeri smentisce le lobby fossili che trovano ampio ascolto nel governo Draghi. Oltre che calmierare i sovrapprezzi nelle bollette elettriche – per altro dovuti sull’aver puntato in maniera ottusa solo sul gas negli ultimi anni – una autentica transizione ecologica che sia anche giusta richiederebbe di fermare subito le nuove centrali a gas senza se e senza ma.

06 agosto 2021

Amis de la Terre: Inquinamento atmosferico: la Francia condannata a pagare 10 milioni di euro ogni 6 mesi

 Tratto da greenreport

Inquinamento atmosferico: la Francia condannata a pagare 10 milioni di euro ogni 6 mesi

Gli ambientalisti: «Di fronte all'inerzia del governo, un'altra vittoria contro l'inquinamento atmosferico»

[5 Agosto 2021]

Il Conseil d’État ha condannato lo Stato francese a  pagare una storica multa di 10 milioni di euro per il mancato rispetto delle norme europee sull’inquinamento atmosferico. Il governo francese è stato ritenuto responsabile di non aver ancora soddisfatto gli standard di qualità dell’aria in diverse città. La stessa situazione italiana, solo che da noi, in particolare in Pianura Padana, è ancora peggio.

La sentenza arriva dopo anni di cause legali intentate da Les Amis de la Terre e altre associazioni ambientaliste, si tratta di una sanzione è temporanea, vale a dire che il governo sarà condannato a pagarla ogni 6 mesi fino a quando non sarà finalmente conforme agli standard europei sull’inquinamento atmosferico.

Gli ambientalisti francesi esultano: «La suprema corte amministrativa punisce con una decisione storica la reiterata e continua inerzia dello Stato in materia di inquinamento dell’aria, comminando una sanzione di 10 milioni di euro, che sarà rivalutata ogni 6 mesi in base ai livelli di inquinamento dell’aria osservati nelle 5 aree interessate (Grenoble, Lione, Parigi, Tolosa Midi-Pirenei e Aix-Marseille). Tale decisione fa seguito a quella resa dal Conseil d’État il 10 luglio 2020, con la quale si concedeva 6 mesi allo Stato per ottemperare ai propri obblighi in materia di inquinamento atmosferico (lo Stato era già stato condannato per la sua inerzia nel 2017), la pena era quella di dover pagare una penale storica di 10 milioni di euro per ogni semestre di ritardo. Un anno dopo, nulla è cambiato, nonostante i nostri ripetuti avvisi a gennaio e marzo 2021».

Per Louis Cofflard portavoce e avvocato per l’inquinamento atmosferico di Les Amis de la Terre France: «Questa è una decisione storica che fa giurisprudenza. Il Consiglio di Stato è ancora d’accordo con la società civile. 

Le ulteriori argomentazioni e le informazioni fornite dal ministro della transizione ecologica in difesa del governo francese non sono state convincenti e, secondo Les Amis de la Terre,  «Per una buona ragione: il governo non ha ancora preso la misura delle politiche strutturali da porre in essere per combattere l’inquinamento dell’aria, come di recente evidenziato dalla mancanza di ambizione della Loi Climat et Résilience su questo argomento. Anche se in alcune città interessate si potesse registrare una diminuzione dell’inquinamento atmosferico nel 2020, il Conseil d’État ha esplicitamente rilevato che lo Stato non era stato in grado di dimostrare che ciò fosse il risultato di politiche pubbliche di lotta all’inquinamento atmosferico e non il risultato di limitazioni di attività e di viaggio legate alla crisi sanitaria e al confinamento».

Insomma, il governo ha tentato di negare la sua inerzia di fronte all’inquinamento atmosferico, ma il Consiglio di Stato ha dato ragione agli ambientalisti che ora dicono «Non abbiamo più tempo di aspettare odiose evasioni dello Stato su un tema così importante. Se la sanità pubblica, le segnalazioni degli specialisti e le molteplici condanne giudiziarie non bastano a farlo agire, forse una sanzione importante avrà l’effetto atteso? E’ tuttavia estremamente deplorevole dover riuscire a mobilitare così tanti soldi pubblici, in tempi di crisi, per sperare di far reagire i nostri leader, che da anni sono sfuggiti alle loro responsabilità in materia di salute pubblica».

Le associazioni che hanno avviato il ricorso accolgono con favore l’entità della sanzione comminata allo Stato: «E’ all’altezza delle sfide della sanità pubblica, nonché la coerenza del Consiglio di Stato, che mantiene la sua condanna. Si tratta della più grande multa mai disposta dal giudice amministrativo. È un forte simbolo contro l’inerzia dello stato».

Le associazioni sono particolarmente soddisfatte per il fatto che «La liquidazione della penale prosegua nel tempo: lo Stato dovrà pagare ogni 6 mesi fino alla piena attuazione della decisione del 12 luglio 2017 Con questa decisione, ottenuta a seguito di un ricorso proposto da Les Amis de la Terre France, il Consiglio di Stato ha ordinato alla Francia di conformarsi alle norme europee relative all’inquinamento atmosferico. In altre parole, lo Stato non avrà altra scelta che mettere rapidamente in atto misure per abbassare significativamente i tassi di inquinamento atmosferico nelle aree interessate, se non vorrà pagare regolarmente questa alta sanzione. La sanzione deve essere ripartita tra più beneficiari, che siano strutture pubbliche o strutture autorizzate per il monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree interessate. Ci auguriamo che queste somme siano pienamente mobilitate per l’effettiva attuazione di politiche pubbliche strutturanti sull’inquinamento atmosferico. L’uno per cento di questa sanzione sarà assegnato anche ad Amis de la Terre France, che aveva inizialmente deferito la questione al Consiglio di Stato».

Per le associazioni ambientaliste, «Questa decisione è pienamente giustificata: lo Stato, peraltro condannato più volte a livello europeo e francese, non ha posto in essere le politiche necessarie per ridurre l’inquinamento atmosferico nelle grandi città interessate. L’ultimo esempio: la Loi Climat et Résilience. Infatti, durante i dibattiti in Parlamento, salvo alcuni progressi sull’attuazione delle zones à faibles émissions (ZFE), il Governo si è opposto alla maggior parte delle misure proposte dai cittadini della Convention Citoyenne pour le climat  che avrebbero potuto rendere possibile migliorare la qualità dell’aria limitando il traffico stradale e sviluppando alternative meno inquinanti come i treni, il trasporto merci su rotaia o persino le biciclette».

Inoltre, il governo Francese (come quello italiano) è anche nel mirino della Commissione europea per il mancato rispetto delle norme di qualità dell’aria europee, che fatto ricorso contro la Francia davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, facendo notare che ha superato sistematicamente e costantemente il valore limite giornaliero per il particolato (PM10).

Per gli ambientalisti francesi, «Questa vittoria per la qualità dell’aria e il clima dimostra una cosa: l’inerzia dello Stato non è più senza conseguenze e quest’ultimo deve essere ritenuto responsabile per non aver rispettato i suoi obblighi per anni. Fa parte della linea di decisioni con la quale i giudici amministrativi costringono lo Stato a intervenire per far fronte ai propri impegni climatici, come nel caso delm  Grande Synthe o “l’Affaire du siècle”  La Francia non ha più scelta e deve agire in fretta. Insieme, continueremo a vigilare affinché lo Stato si comporti finalmente all’altezza delle sue responsabilità».

10 settembre 2020

ISDE Italia per un governo sano dei territori

 Tratto da Isde 


ISDE Italia per un governo sano dei territori: documento in vista delle elezioni amministrative 2020


La recente, e per molti aspetti prevedibile, pandemia da Covid 19, ha evidenziato ancora una volta e in maniera tragica e dolorosa, l’importanza di salvaguardare l’ambiente per tutelare la salute umana e quella di tutte le specie che abitano la Terra.

La diffusione del virus Covid-19 può essere interpretata infatti anche come una sorta di reazione una -tra le altre- allo stato di stress causato al pianeta da sfruttamento e devastazioni ambientali e quindi per prevenire anche nuovi eventi simili dobbiamo di sicuro agire contrastando la perdita di biodiversità, l’alterazione degli habitat, il continuo attentato all’integrità dei territori e i cambiamenti climatici, favorendo processi produttivi industriali ed agricoli basati sull’economia circolare, sostenibili e con il ricorso a fonti energetiche veramente rinnovabili.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS informa che ogni anno sono circa 12,6 milioni le morti attribuibili all’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, alle esposizioni chimiche, ai cambiamenti climatici e alle radiazioni ultraviolette; ; sempre dai report dell’Organizzazione mondiale della Sanità (http://who.int/phe/publications/air-pollution-global-assessment/en/) risulta che il 92% della popolazione mondiale respira aria inquinata e pericolosa per la salute.

In Italia circa 90mila persone muoiono ogni anno per gli effetti dell’inquinamento dell’aria e ogni giorno mille persone ricevono una diagnosi di cancro e 500 persone ogni giorno muoiono a causa di questa patologia.

E’ sempre più evidente e documentato il legame tra inquinamento ambientale e malattie cardiovascolari, oncologiche, respiratorie, neurodegenerative e dismetaboliche, come l’incremento delle malattie dello spettro autistico. Preservare quindi la salubrità dell’ambiente è condizione necessaria per preservare la salute delle persone e moltissimo si può fare con un governo sano dei territori.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità-OMS, insieme all’intera comunità scientifica raccomandano infatti, e ormai da decenni, di porre come prioritaria in ogni scelta economica, sociale e politica, la tutela della salute che passa ovviamente attraverso scelte che preservino e restituiscano salubrità all’aria, all’acqua, ai suoli e al cibo.

Si tratta quindi, anche in ossequio a molti articoli della nostra Costituzione e in particolare all’articolo 32, di porre in atto politiche e interventi di prevenzione e tutela dell’ambiente, delle modalità di lavoro, rivedendo l’intero assetto del sistema economico di produzione, anche energetico e dei trasporti, non solo su base nazionale e internazionale ma anche a cominciare dai territori e dalle città con appunto un governo sano dei territori.

E’ necessario che ogni scelta in tali ambiti sia preceduta sempre dalla più rigorosa ed obiettiva informazione scientifica così da permettere e promuovere una vera ed attiva partecipazione dei cittadini secondo quanto previsto dalla Convenzione di Aarhus e dall’ordinamento democratico.

In considerazione di quanto sopra affermato, l’Associazione medici per l’ambiente – ISDE individua alcuni principi fondamentali e settori prioritari per una sana politica di salvaguardia dell’ambiente e di tutela della salute.

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 L’INTERO 



04 settembre 2019

Il Cambiamento - Nuovo governo e ambiente: si passi finalmente dalle parole ai fatti

Tratto da Il Cambiamento 
Nuovo governo e ambiente: si passi finalmente dalle parole ai fatti
di
Paolo Ermani 

Ambiente, green economy, green new deal sono le nuove parole magiche usate negli intenti del futuro e ormai super-probabile nuovo governo.....


Ambiente, green economy, green new deal sono le nuove parole magiche usate negli intenti del futuro e ormai super-probabile nuovo governo che, almeno sulla carta, peggio di Attila Salvini non può fare.

I propositi che si leggono nella bozza di programma sembrano positivi ma poi sono i fatti quelli che contano e ad oggi l’Italia è indietrissimo su tutto quello che riguarda una seria, rigorosa e credibile politica ambientale. Potremmo brillare di luce nostra su tutto quello che ha l’ambiente come elemento base e invece siamo ancora qui a contare i morti provocati dalle centrali a carbone del paleolitico.

Tempo da perdere non ce ne è più, il pianeta brucia, l’Italia è sommersa da cemento, automobili e inquinamento che miete vittime a tutto spiano e il Paese del sole è ancora dipendente dall’estero per il 75% dell’energia che consuma. Non si possono fare più chiacchiere, proclamare belle intenzioni e poi regolarmente fare poco o nulla. Se questo governo avrà della credibilità se la giocherà sul tema centrale che non è certo l’economia, l’Europa, il lavoro ma la salvaguardia della casa in cui viviamo tutti cioè l’ambiente perché senza quello non c’è economia, non c’è lavoro, non c’è Europa, non c’è nulla.

Le tecnologie, le conoscenze, le persone, le competenze ci sono tutte, bisogna solo iniziare davvero una nuova fase in cui l’informazione, la formazione e l’applicazione siano i pilastri dell’azione a tutela dell’ambiente e la diffusione delle tecnologie appropriate che riducano i consumi ed eliminino gli sprechi e che di conseguenza facciano risparmiare quantità enormi di soldi, aumentando in maniera notevolissima l’occupazione.

La mancanza di volontà politica è stata il maggiore ostacolo all’azione che viene portata avanti con coraggio, dedizione e lungimiranza da persone e gruppi attivi che da sempre si battono per difendere il nostro paese dagli attacchi costanti delle varie lobby che della devastazione dell’ambiente ne fanno la loro principale forma di profitto. Se la politica finalmente supporterà queste persone, questi gruppi e non le lobby, potremmo finalmente vedere rinascere il giardino fiorito che era l’Italia e che può tornare a essere e ispirare una rivoluzione verde mondiale che è la sola strada che può darci un autentico futuro.

11 luglio 2019

Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas di La Spezia

Tratto da Citta'dellaSpezia 

Legambiente chiede sospensione procedura autorizzativa della nuova centrale a turbogas

La Spezia - Legambiente Liguria ed il circolo spezzino “Nuova Ecologia” ritengono imprescindibile interrompere il procedimento autorizzativo della nuova centrale a turbogas attualmente in corso presso il Ministero dell’Ambiente e auspicano che il Comune della Spezia faccia propria questa richiesta, dal momento che il Consiglio Comunale ha votato a maggioranza una mozione contraria alla nuova centrale.

La richiesta di interruzione di Legambiente è stata ufficialmente inviata oggi nell’ambito delle osservazioni al procedimento di VIA al Ministero dell’Ambiente, dove è stato anche evidenziato un difetto di natura procedurale: “la nuova centrale a gas - spiega Stefano Sarti vicepresidente regionale - poiché di potenza superiore ai 300 Mw, deve essere direttamente sottoposta a Valutazione Ambientale Ordinaria e non di verifica di assoggettabilità. L’attuale procedura va quindi interrotta, e va attivato un tavolo di confronto con il Governo - a cui dovranno partecipare anche gli altri enti coinvolti, come il Comune di Arcola - per aprire quel confronto, sia a livello nazionale che locale, finora mancato”. L’attivazione della procedura di VIA ordinaria permetterebbe inoltre di dare attuazione alla “valutazione di impatto sanitario”, storica rivendicazione della comunità locale, che Legambiente ritiene essere un passaggio ineludibile. “Lo studio del danno sanitario prodotto dalla centrale a carbone in questi anni permetterebbe di acquisire un quadro sulle reali criticità sanitarie, necessario per qualsiasi discussione sul futuro uso delle aree attualmente occupate dalla centrale a carbone.”

Tra l’altro Legambiente vorrebbe comprendere le reali necessità di centrali a gas per la gestione della transizione verso le rinnovabili, nonché le motivazioni in base alle quali si è individuato il sito spezzino per una delle 4 centrali previste in Italia. “Fino ad oggi, sul piano tecnico, si sono infatti ascoltate solo le tesi di Enel e di Terna - continua Sarti - serve un piano di localizzazione dei nuovi impianti necessari per la transizione alle rinnovabili, realizzato su rigorosi criteri di sostenibilità ambientale, che tenga quindi conto della specificità dei siti, e che non escluda alternative al turbogas. Una procedura di VIA ordinaria, secondo quanto prevede la normativa, garantirebbe anche questo genere di approfondimenti e di confronto su scenari diversi”.

Legambiente, tramite le osservazioni, si chiede anche come mai sia stata pensata una centrale di tale potenza (850 Mw) che non corrisponde alle caratteristiche di un impianto “peaker” per il bilanciamento delle rete elettrica. “Il dubbio - sostiene l’associazione ambientalista - è che si pensi per la centrale spezzina ad una vera e propria funzione produttiva (confermato anche dal monte ore di funzionamento previsto, ben 5000 ore l’anno)”. Senza una approfondita analisi di tutti questi dati non ha senso per Legambiente attivare un confronto “centrale si - centrale no.


11/07/2019 

10 novembre 2018

Patrizia Gentilini: Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema

Tratto da Il Fatto Quotidiano
Governo, basta soluzioni frettolose. Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema             di Patrizia Gentilini

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Le sfide che aspettano il nuovo governo – cui porgo i più sinceri auguri di buon lavoro condotto nell’esclusivo interesse del Paese – non sono certo semplici e specialmente per quanto attiene ambiente e salute non sarà facile venirne a capo, visti i livelli di inquinamento di aria, acqua, suolo in tante aree d’Italia. Mi auguro che la filosofia che ispirerà l’operato dei ministri non sia quella di cercare soluzioni rabberciate e frettolose – spesso peggiori del male – ma di andare alla radice dei problemi, ricercarne le cause e rimuoverle il più possibile, operando quindi nell’ottica della prevenzione primaria, ben sapendo che ciò che può apparire un costo grazie al risanamento dell’ambiente è in realtà un grande risparmio in termini non solo di sofferenza ma anche economici.

La letteratura scientifica sull’argomento è sempre più nutrita e attendibile, specie per quanto attiene l’infanzia e, ad esempio, si stima che nella sola Europa per i deficit cognitivi secondari all’esposizione a pesticidi organofosforici i costi ammontino ogni anno a 194 miliardi di dollari, cui ne vanno aggiunti altri 60.6, 10.8 e 12.6 per danni cognitivi da esposizione rispettivamente a piombo, mercurio e ritardanti di fiamma. Per non parlare degli oltre 37 miliardi di dollari spesi ogni anno in Europa per patologie cardiovascolari dovute alla cattiva qualità dell’aria o delle nascite pretermine il cui costo negli Usa. per l’esposizione al solo Pm 2.5ammonta a 4.33 miliardi di dollari ogni anno.
Tuttavia, qualcosa di semplice e con immediati benefici effetti già potrebbe essere fatto togliendo di mezzo alcuni vergognosi decreti approvati a governo già dimissionario. Il primo da cancellare sarebbe l’infame decreto Martina del 13 febbraio, che obbliga all’uso di neonicotinoidi nei territori pugliesi interessati dal disseccamento degli ulivi. Ricordo che alcuni di questi insetticidi di recente sono stati vietati dall’Ue in quanto responsabili della moria delle api ed è paradossale che l’Italia in Europa voti per la messa al bando di queste sostanze e all’interno del Paese obblighi al loro utilizzo anche le aziende biologiche suscitando fior di proteste.......
Parimenti auspico una profonda rivisitazione del decreto sul Testo unico forestale di cui tanto ho già parlato: mi limito a comunicare che sono disponibili gli atti del convegno fatto sull’argomento il 6 aprile a Rieti, si tratta di un documento importante in cui tutti gli aspetti relativi alle biomasse forestali (ambientali, ecologici, energetici, sanitari etc.) sono stati affrontati e in cui finalmente si fa chiarezza delle troppe bufale che circolano anche in merito alle fonti rinnovabili di energia, che pure tanto piacciono a certi “ambientalisti” che non si rendono conto che incentivando i processi di combustione, di fatto paghiamo di tasca nostra il peggioramento della qualità dell’aria, aumentando il rischio di ammalarci.
L' articolo integrale su Il Fatto Quotidiano

04 giugno 2018

Patrizia Gentilini:basta soluzioni frettolose. Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema

Profilo bloggerTratto da Il Fatto Quotidiano

Governo, basta soluzioni frettolose. Per ambiente e salute occorre andare alle radici del problema

Le sfide che aspettano il nuovo governo – cui porgo i più sinceri auguri di buon lavoro condotto nell’esclusivo interesse del Paese – non sono certo semplici e specialmente per quanto attiene ambiente e salute non sarà facile venirne a capo, visti i livelli di inquinamento di aria, acqua, suolo in tante aree d’Italia. Mi auguro che la filosofia che ispirerà l’operato dei ministri non sia quella di cercare soluzioni rabberciate e frettolose – spesso peggiori del male – ma di andare alla radice dei problemi, ricercarne le cause e rimuoverle il più possibile, operando quindi nell’ ottica della prevenzione primaria, ben sapendo che ciò che può apparire un costo grazie al risanamento dell’ambiente è in realtà un grande risparmio in termini non solo di sofferenza ma anche economici.
La letteratura scientifica sull’argomento è sempre più nutrita e attendibile, specie per quanto attiene l’infanzia e, ad esempio, si stima che nella sola Europa per i deficit cognitivi secondari all’ esposizione a pesticidi organofosforici i costi ammontino ogni anno a 194 miliardi di dollari, cui ne vanno aggiunti altri 60.6, 10.8 e 12.6 per danni cognitivi da esposizione rispettivamente a piombo, mercurio e ritardanti di fiamma. Per non parlare degli oltre 37 miliardi di dollari spesi ogni anno in Europa per patologie cardiovascolari dovute alla cattiva qualità dell’aria o delle nascite pre-termine il cui costo negli Usa. per l’esposizione al solo Pm 2.5 ammonta a 4.33 miliardi di dollari ogni anno.

Tuttavia, qualcosa di semplice e con immediati benefici effetti già potrebbe essere fatto togliendo di mezzo alcuni vergognosi decreti approvati a governo già dimissionario. Il primo da cancellare sarebbe l’infame decreto Martina del 13 febbraio, che obbliga all’uso di neonicotinoidi nei territori pugliesi interessati dal disseccamento degli ulivi. Ricordo che alcuni di questi insetticidi di recente sono stati vietati dall’Ue in quanto responsabili della moria delle api ed è paradossale che l’Italia in Europa voti per la messa al bando di queste sostanze e all’interno del Paese obblighi al loro utilizzo anche le aziende biologiche suscitando fior di proteste.
Ancor più paradossale è però il fatto che tale decreto si fondi non su lavori scientifici pubblicati ma sugli atti del convegno Giornate fitopatologiche 2016 (p. 393-402) sponsorizzato dalle multinazionali dell’agrochimica e soprattutto non tenga in alcun conto le conclusioni degli autori che testualmente scrivono: “le nostre prove hanno evidenziato una limitata persistenza (non superiore a 7 giorni dall’applicazione) delle molecole saggiate. Tale aspetto richiede un approfondimento di indagine, rappresentando un forte limite per un adeguato controllo del P. spumarius”. Quindi si obbliga a un trattamento che gli stessi ricercatori che hanno condotto l’indagine riconoscono scarsamente efficace!
Un recentissimo documento stilato da studiosi del settore ribadisce che l’origine del disseccamento rapido degli ulivi non sia dovuto alla sola xylella, ma alla profonda alterazione della fertilità e qualità del suolo conseguente all’uso di decenni di agrochimici che hanno modificato l’intero ecosistema. Pensare di risolvere il problema utilizzando sostanze ben note per essere gravemente nocive per la biodiversità quali i neonicotinoidi, è quindi pura follia e al di fuori di ogni logica. Ricordo che l’imidacloprid è fra le sostanze più rilevate nelle acque superficiali e fra quelle maggiormente responsabili di non conformità come risulta dall’ultimo rapporto Ispra.
Parimenti auspico una profonda rivisitazione del decreto sul Testo unico forestale di cui tanto ho già parlato: mi limito a comunicare che sono disponibili gli atti del convegno fatto sull’argomento il 6 aprile a Rieti, si tratta di un documento importante in cui tutti gli aspetti relativi alle biomasse forestali (ambientali, ecologici, energetici, sanitari etc.) sono stati affrontati e in cui finalmente si fa chiarezza delle troppe bufale che circolano anche in merito alle fonti rinnovabili di energia, che pure tanto piacciono a certi “ambientalisti” che non si rendono conto che incentivando i processi di combustione, di fatto paghiamo di tasca nostra il peggioramento della qualità dell’aria, aumentando il rischio di ammalarci.

29 novembre 2017

Ilva, Regione Puglia impugna decreto del governo su piano ambientale.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ilva, Regione Puglia impugna decreto del governo su piano ambientale.

Il governatore Emiliano: "Il provvedimento è illegittimo, consente di proseguire sino al 2023 l'attività siderurgica a condizioni illegittime". Il ministro: "A rischio la cessione e il piano di riqualificazione, spero abbiano valutato conseguenze". Scontro su twitter con il sindaco: "Rispondo ai tarantini, non ai lobbisti. Taranto non si fa violentare più". Galletti: "Stupito".
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“Quel decreto è illegittimo e il governo ha violato il dovere di leale collaborazione istituzionale”. “Le istituzioni locali pugliesi fanno una sistematica e irresponsabile opera di ostruzionismo: così mettono a rischio la vendita”. Nuovo scontro tra la Regione Puglia, il Comune di Taranto e il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda sull’Ilva. Venerdì il governatore Michele Emiliano ha fatto sapere di aver impugnato il decreto del 29 settembre scorso con il quale è stato modificato il piano ambientale del siderurgico di Taranto. Mossa identica a quella annunciata il 24 ottobre dal sindaco di Taranto Rinaldo Melucci. Il provvedimento, scrive Emiliano, “concede di fatto una ulteriore inaccettabile proroga“, al 2023, “al termine di realizzazione degli interventi ambientali, di cui alle prescrizioni Aia, già da tempo scadute e sinora rimaste inottemperate“. Mentre Melucci twitta: “Caro ministro, io rispondo alla mia coscienza e ai tarantini, non al portafogli di qualche lobbista. Se l’acquisizione non rispetta l’ambiente e le nostre priorità è un problema di chi la ha permessa. Taranto non si fa violentare più, i ricatti non ci spaventano”.Continua qui

17 settembre 2017

Deriva Elettrosmog, Medici ISDE: “Fermate Il 5G, È Un Rischioso Esperimento Sulla Salute”

Di Maurizio Martucci

Deriva Elettrosmog, Medici ISDE: “Fermate Il 5G, È Un Rischioso Esperimento Sulla Salute”

Tratto da Ultimavoce.it
La parabola Davide contro Golia rivive nel 5G? Da una parte (attesi gli aggiornamenti OMS sugli effetti cancerogeni dell’elettrosmog, classe 2B IARC) l’appello al Governo per anteporre all’inarrestabile avanzata dell’irradiazione elettromagnetica l’inalienabile diritto di tutelare la salute pubblica. 
Dall’altro il business per l’ipercomunicazione mondiale in wireless, ricca torta da 225 miliardi di Euro fino al 2025 (stima UE), con l’asta per le nuove frequenze prevista nella prossima legge di bilancio (introito, almeno 2 miliardi). In mezzo (tipo cavie), 4 milioni di inconsapevoli abitanti tra Milano, Bari, L’Aquila e Matera che (fonte Ministero per lo Sviluppo Economico) per primi entreranno nella sperimentale fase di lancio della tecnologia di quinta generazione, il 5G sponsorizzato dall’Europa nel 5G Action Plan come strategia “per affrontare la sfida di rendere la realizzazione di 5G per tutti i cittadini e le imprese entro la fine di questo decennio”. 
Una sfida al futuro da pagare a caro prezzo: cosa si rischia se saranno ignorate le possibili ripercussioni sanitarie dell’invisibile groviglio elettromagnetico, senza precedenti nella storia dell’umanità? Nuove mini stazioni radio base (microcelle Massive MIMO e Beamforming) saranno infatti installate sui tetti di migliaia di case italiane, si pensa addirittura una per ogni abitazione, da sommare ai 60.000 siti di ripetitori di telefonia mobile già esistenti (Telecom ne ha 17.000, Vodafone altrettanti, Wind Tre ulteriori 26.000). E in più: saranno alzati i livelli di riferimento indiretti in campo elettrico? 
Se si, come e con quali pericoli per la salute?

Urge “una moratoria per l’esecuzione delle ‘sperimentazioni 5G’ su tutto il territorio nazionale sino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento attivo degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario (Ministero Ambiente, Ministero Salute, ISPRA, ARPA, dipartimenti di prevenzione), non siano messe in atto valutazioni preliminari di rischio secondo metodologie codificate e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari sugli esposti, che dovrebbero in ogni caso essere opportunamente informati dei potenziali rischi”. L’appello dell’ ISDE-Associazione Medici per l’Ambiente (l’International Society of Doctors for the Environment è in rapporto consultivo con l’OMS e l’UNECOSOC) denuncia che per promuovere il 5G si “renderà necessaria l’installazione di numerosissimi micro-ripetitori (con aumento della densità espositiva). Esiste la possibilità che quasi ogni palazzo possa avere una micro-antenna 5G”.....Continua qui
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Gli scienziati lanciano l’allarme sui possibili effetti nocivi sulla salute dovuti alla tecnologia 5G

13 settembre 2017
Noi sottoscritti, più di xxx scienziati da xxx paesi, chiediamo la moratoria all’introduzione della tecnologia di telecomunicazione di quinta generazione, detta anche “5G”, fino a che scienziati indipendenti dall’industria non avranno completamente studiato i potenziali pericoli per la salute umana e per l’ambiente. La tecnologia 5G aumenterà sensibilmente l’esposizione ai campi elettromagnetici di radiofrequenza, aggiungendoli a quelli prodotti già dalle tecnologie 2G, 3G, 4G, Wi-Fi e altre. E’ stato dimostrato che i campi elettromagnetici di radiofrequenza sono dannosi per l’Uomo e per l’ambiente.
Con “l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza fili” nessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto “Internet delle Cose”. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza.
L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ovvero l’agenzia che si occupa di cancro per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel 2011 ha concluso che i campi elettromagnetici nelle frequenze da 30 KHz a 300 GHz sono “Possibili Cancerogeni per l’Uomo”, inserendoli nella classificazione del Gruppo 2B. Tuttavia, nuovi studi come quello del Programma Nazionale di Tossicologia degli Stati Uniti, di cui si è detto sopra, e diverse indagini epidemiologiche, tra cui gli ultimi studi sull’utilizzo di telefoni cellulari e sui rischi di cancro al cervello, confermano che le radiazioni da radiofrequenza sono cancerogene per gli esseri umani.
Gli effetti nocivi dell’esposizione alla radiofrequenza sono già stati dimostrati continua qui