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07 aprile 2020

Dieci richieste per ricostruire il mondo dopo la pandemia

Tratto da STOP TTIP

Dieci richieste (più una) per ricostruire il mondo dopo la pandemia




Oltre 60 organizzazioni lanciano un messaggio alla vigilia dell’Eurogruppo: dalla crisi non si esce con gli eurobond, ma mettendo in discussione il paradigma che l’ha generata

Scarica e leggi l’appello integrale

La pandemia sta mostrando la fragilità delle nostre società, delle forme di economia e democrazia. Di fronte a questa evidenza solare non è possibile accettare che le proposte avanzate da istituzioni, parte del mondo scientifico e universitario e delle imprese, tentino di riportarci al fallimentare schema precedente.
Per questo, più di 60 organizzazioni e movimenti della società civile hanno voluto lanciare un messaggio oggi, alla vigilia del vertice dell’Eurogruppo che dovrebbe decidere il futuro prossimo del nostro paese e dell’Europa.
Le ricette sul tavolo sono insoddisfacenti, perché dimostrano una drammatica coerenza con il pensiero che ha generato questa crisi planetaria. Una crisi non disgiunta dall’emergenza ecologica o dal collasso sociale, ma che ne rappresenta un altro volto. Per essere efficace, la risposta deve andare alla radice del problema, prendendo di petto i fattori che rendono le nostre società così vulnerabili e diseguali.
“Noi chiediamo che i flussi economici mobilitati in queste ore e nel futuro siano sottoposti a rigorose e partecipate valutazioni d’impatto – si legge nell’appello – Vogliamo che inneschino e accompagnino una irrimandabile transizione ecologica, vincolando spese e investimenti al rafforzamento dei servizi pubblici essenziali, alla equa remunerazione e protezione dei lavoratori e alle produzioni non inquinanti”.
Siamo contrari all’ennesimo salvataggio indiscriminato delle grandi imprese insostenibili a scapito delle persone e dei territori – prosegue il documento – così come non accettiamo passivamente soluzioni securitarie non bilanciate da misure altrettanto energiche di prevenzione e cura. Non tolleriamo violazioni della privacy e sospensioni dello stato di diritto sull’onda dell’emergenza”. 
Le ricette per risollevare il sistema dalla crisi del 2008 hanno esacerbato la povertà e le diseguaglianze, “ma una auspicabile e importante mobilitazione di risorse per contrastare il Coronavirus ci offre l’opportunità di cambiare strada – scrivono gli attivisti – Questa è forse l’ultima occasione per indirizzare gli sforzi verso la ricostruzione di una società equa ed ecologica, condizionando gli aiuti a profonde riforme del sistema scientifico, economico e produttivo per dotare le società di una maggiore resilienza.
L’appello lancia 11 richieste per invertire la rotta:
  1. coinvolgimento della società civile e trasparenza nell’elaborazione delle risposte alla crisi
  2. aumento dello spazio di contrattazione collettiva dei lavoratori per evitarne l’impoverimento
  3. misure innovative come il reddito di base contro povertà ed emarginazione
  4. tassazione congrua su rendite parassitarie e profitti delle imprese multinazionali
  5. ripubblicizzazione piena dei servizi essenziali come acqua, energia, trasporti, sanità e istruzione
  6. abbandono dei vincoli di spesa e di indicatori fallimentari o inadatti a stimare la performance economica dei paesi
  7. interruzione e revisione di tutti gli accordi di liberalizzazione commerciale, in atto o in fase negoziale
  8. finanziamento immediato di obiettivi più ambiziosi del Green deal, vincolando i trasferimenti economici alle imprese destinatarie di aiuti in questa fase
  9. riorientamento delle spese militari
  10. moratoria su trivellazioni e grandi opere, cancellazione dei sussidi ad esse dedicati
  11. liberazione del sistema scientifico da interessi privati e commerciali, per orientare la ricerca all’interesse pubblico
“Questi sono alcuni dei nodi da portare alla luce in un nuovo dibattito pubblico che vogliamo il più ampio e partecipato possibile – conclude il documento – Insieme possiamo fare tesoro di questa crisi, costruire una reazione decisa al cambiamento climatico, lavorare al rafforzamento delle democrazie e delle idee più progressive di cooperazione dell’umanità nella rete della vita”.

06 aprile 2020

Debora Billi: Covid19: va bene tutto, ma perché togliere la speranza?

Tratto da Comedonchisciootte

Covid19: va bene tutto, ma perché togliere la speranza?


E’ il mantra di questa epidemia, ripetuto fino alla nausea dal giorno 1 da politici e media di mezzo mondo: “dovremo cambiare per sempre le nostre abitudini”. Una frase che mi ha colpito la prima volta che l’ho sentita e continua a farlo, perché è una scelta comunicativa che non ha alcun fondamento “scientifico” né politico, se non quello di gettare nel panico la popolazione.
 Del virus si sa poco o nulla, ancora meno si sapeva nel mese di febbraio quando si è cominciato a diffondere a tambur battente tale messaggio. Non si sa se muterà in meglio o in peggio, non si sa se diventeremo immuni, se si troverà un vaccino o una cura. Nel dubbio, chiedendo ad intere popolazioni di chiudersi in casa e mandare a ramengo le proprie attività, si dovrebbe dare un messaggio drastico ma rasserenante: dobbiamo fare tutti enormi sacrifici, ma ne usciremo. Un po’ alla Churchill, tante volte citato in queste settimane.
Invece, al contrario, il messaggio è: non ne usciremo mai. Tutti i giorni il mantra “non ne usciremo” è ripetuto alla nausea dalle prime pagine dei giornali, insieme ad altri messaggi di sapore sempre più terroristico quali (ad esempio la home del Corriere di oggi): “mascherine anche in casa, state a distanza dai familiari, chiudetevi nella vostra stanza”, “una vita in maschera”, “scordiamoci i viaggi”, e anche “cinema, teatri, concerti, ballo, stadio, forse non riapriranno più”.
Non è questo, né è mai stato nella Storia tra guerre, carestie ed epidemie, il metodo per presentare alla popolazione un periodo di pericoli e sacrifici. Lo scopo di una leadership, in un frangente del genere, dovrebbe essere quello di spaventare, sì, per garantirsi l’obbedienza delle regole; ma anche di mantenere la calma per evitare sommosse, di offrire speranza per il futuro, di indurre negli animi determinazione e volontà di agire per tornare alla propria vita il prima possibile. Impegnarsi invece con questa pervicacia e convinzione nel distruggere ogni speranza, nel prospettare a una popolazione oggi rinchiusa una futura vita squallida e consistente solo in casa/lavoro in solitudine, fretta e diffidenza permanenti, significa provocare deliberatamente la disperazione.
Per tacere poi delle operazioni di gaslighting, in cui oggi l’esperto afferma una cosa e domani con la massima serenità il suo completo opposto. Accade sia negli aspetti sanitari che in quelli pratici. E poi...........Non c’è luce in fondo al tunnel..........
Mi auguro di vedere una bella sterzata nel modo con cui si sta comunicando la difficoltà del momento. Perché gettare deliberatamente la popolazione nel panico, con un batti e ribatti quotidiano e slogan che sembrano studiati allo scopo, non depone bene né per i leader né per i media che ci sguazzano. 
E neanche per il futuro che ci aspetta.
Debora Billi

02 gennaio 2010

2010/01/02 Il Papa: la tutela dell’ambiente dipende dalle scelte dei singoli/Il presidente della Repubblica,condivide il richiamo del Papa



Copenaghen ma non solo. Il Papa torna sul tema ecologico all’Angelus di Capodanno e sottolinea che, oltre alle decisioni dei ‘grandi’, sono gli stili di vita e le scelte di tutti a determinare lo stato di salute dell’ambiente. Una riflessione che porta Benedetto XVI – che ha dedicato alla tutela del creato il messaggio per la Giornata mondiale della pace che la Chiesa cattolica celebra oggi – a caldeggiare una “educazione” al rispetto della natura. “Un obiettivo condivisibile da tutti, condizione indispensabile per la pace, è quello di amministrare con giustizia e saggezza le risorse naturali della Terra”, ha sottolineato Ratzinger, che al tema dell’ecologia ha già dedicato un passaggio dell’omelia della messa celebrata stamane a San Pietro.
Il Papa, in particolare, ha ricordato che mentre la Santa Sede pubblicava il suo messaggio per la Giornata della pace, intitolato
‘Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato’, “i Capi di Stato e di Governo erano riuniti a Copenaghen per il vertice sul clima, dove è emersa – ha rilevato – ancora una volta l`urgenza di orientamenti concertati sul piano globale. Tuttavia – ha però aggiunto Benedetto XVI – in questo momento, vorrei sottolineare l`importanza che, nella tutela dell`ambiente, hanno anche le scelte dei singoli, delle famiglie e delle amministrazioni locali“. Per il Papa “tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Perciò, anche in questo campo, è fondamentale l`educazione: per imparare a rispettare la natura, orientarsi sempre più ‘a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico’”.
“Se l’uomo si degrada, si degrada l’ ambiente in cui vive”: ha detto il Papa nell’omelia della messa celebrata a San Pietro...... Benedetto XVI rilancia, in questo inizio 2010, il concetto di ”ecologia umana”, usato per la prima volta da Giovanni Paolo II, ma al quale papa Ratzinger ha dato un impulso decisivo nella sua enciclica ‘Caritas in veritate’, ripreso anche nel messaggio per la Giornata della pace di quest’ anno.
”I doveri verso l’ambiente – vi si afferma – derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri”, un legame che, secondo il pontefice, si realizza pienamente solo nella fede in Dio.

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, condivide il richiamo che il Papa fa «agli obbiettivi della pace, dello sviluppo sociale, della solidarietà» nel suo messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, che «offre una straordinaria testimonianza dei valori universali ai quali ispirarsi». «Il suo costante appello alla dimensione etica delle decisioni umane, già posto con forza nell’Enciclica ‘Caritas in Veritatè – scrive il Capo dello Stato in un messaggio indirizzato a Benedetto XVI – ci esorta ad un approccio morale, che non posso che condividere, verso le questioni che riguardano l’ambiente e lo sviluppo, affinchè prevalgano atteggiamenti lungimiranti, ma soprattutto responsabili, nell’interesse delle generazioni future. Fondamento di una società giusta – aggiunge Napolitano – è, difatti, il rispetto per il prossimo e per ciò che ci circonda. Esso trae origine da ‘quell’Amore che move il sole e l’altre stellè che Vostra Santità, citando con mio personale orgoglio di italiano il sommo Poeta Dante Alighieri, ha richiamato nel Suo messaggio». «Il legame che Vostra Santità ha voluto fortemente evidenziare fra il rispetto dell’Ecosistema e la pace – prosegue il Presidente della Repubblica nel messaggio al Papa – è di allarmante attualità. Lo sfruttamento sconsiderato delle risorse del nostro Pianeta, spesso a favore dell’arricchimento di una minoranza, è fonte di perenni conflitti; così come sono causa di instabilità le migrazioni forzate di intere popolazioni, costrette a lasciare le proprie terre a causa di un degrado troppo spesso attribuibile all’atteggiamento irresponsabile dell’uomo». «Come non condividere – si domanda il Capo dello Stato – il grande realismo con il quale il Pontefice ci invita a cogliere la paradossale opportunità che ci offre la crisi ecologica – scrive ancora Napolitano – per operare un’autentica svolta nelle politiche globali di sviluppo, nonchè di quelle volte alla tutela delle risorse della Terra, da Lei giustamente definita nostra ‘Casa comunè». Napolitano sottolinea infine che «in un momento in cui appaiono tuttora persistenti le difficoltà all’accettazione di obbiettivi ritenuti minimi per la salvaguardia del nostro Pianeta, nonostante lo sforzo negoziale della Conferenza di Copenaghen che ha prodotto risultati inferiori alle attese», il Papa «ci invita nuovamente a riflettere sulla comune responsabilità nei confronti del degrado ambientale, richiamando quel principio di ’solidarietà globalè, che dovrebbe sempre orientare l’atteggiamento di coloro che detengono responsabilità di Stato e di Governo».....

Tratto da La Nazione
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Messaggio del Presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI in occasione della Giornata Mondiale della Pace
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano ha inviato, in occasione della Giornata Mondiale della Pace, a Sua Santità Benedetto XVI il seguente messaggio:
"Santità, il suo richiamo agli obbiettivi della pace, dello sviluppo sociale, della solidarietà offre una straordinaria testimonianza dei valori universali ai quali ispirarsi e esorta a non smarrire la percezione dei problemi che coinvolgono l'umanità intera.A questo riguardo, Ella, in occasione dell'annuale celebrazione della Giornata Mondiale della Pace, ha voluto soffermarsi su un argomento, quello dell'emergenza ambientale, che per importanza ed attualità tocca da vicino la sensibilità di noi tutti. In un momento in cui appaiono tuttora persistenti le difficoltà all'accettazione di obbiettivi ritenuti minimi per la salvaguardia del nostro Pianeta, nonostante lo sforzo negoziale della Conferenza di Copenaghen che ha prodotto risultati inferiori alle attese, Ella ci invita nuovamente a riflettere sulla comune responsabilità nei confronti del degrado ambientale, richiamando quel principio di "solidarietà globale", che dovrebbe sempre orientare l'atteggiamento di coloro che detengono responsabilità di Stato e di Governo.Il suo costante appello alla dimensione etica delle decisioni umane, già posto con forza nell'Enciclica "Caritas in Veritate", ci esorta ad un approccio morale, che non posso che condividere, verso le questioni che riguardano l'ambiente e lo sviluppo, affinché prevalgano atteggiamenti lungimiranti, ma soprattutto responsabili, nell'interesse delle generazioni future. Fondamento di una società giusta è, difatti, il rispetto per il prossimo e per ciò che ci circonda. Esso trae origine da "quell'Amore che move il sole e l'altre stelle" che Vostra Santità, citando con mio personale orgoglio di italiano il sommo Poeta Dante Alighieri, ha richiamato nel Suo messaggio. E' pertanto prendendo spunto dall'accorato appello che Ella ha voluto rivolgere alle donne ed agli uomini di tutto il mondo, che io stesso desidero esprimere il mio sentimento di speranza e di fiducia nelle nuove generazioni, chiamate a costruire il futuro del nostro Paese, in nome del rispetto del prossimo e del comune patrimonio naturale che abbiamo il privilegio di condividere.Il legame che Vostra Santità ha voluto fortemente evidenziare fra il rispetto dell'Ecosistema e la pace è di allarmante attualità. Lo sfruttamento sconsiderato delle risorse del nostro Pianeta, spesso a favore dell'arricchimento di una minoranza, è fonte di perenni conflitti; così come sono causa di instabilità le migrazioni forzate di intere popolazioni, costrette a lasciare le proprie terre a causa di un degrado troppo spesso attribuibile all'atteggiamento irresponsabile dell'uomo.Come non condividere, infine, il grande realismo con il quale Ella ci invita a cogliere la paradossale opportunità che ci offre la crisi ecologica per operare un'autentica svolta nelle politiche globali di sviluppo, nonché di quelle volte alla tutela delle risorse della Terra, da Lei giustamente definita nostra "Casa comune". L'autorevolezza del Suo appello non può che indurci ad una profonda riflessione su un tema che riguarda il destino di noi tutti.Con queste parole di comune impegno e nella certezza di rappresentare i più profondi sentimenti del popolo italiano Le rivolgo, Santità, un fervido e sincero augurio per la prosecuzione della Sua alta missione apostolica".

Roma, 1 gennaio 2010 fonte Presidenza della Repubblica