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08 maggio 2016

La via del carbone:Profondo Nero

La via del carbone

"La via del carbone” (versione web - 8') è un documentario prodotto da Re Common e realizzato da Bruno Federico e Nadja Drost, che racconta la rotta del carbone dalla Colombia all’Italia e i pesanti effetti causati sul Paese latino-americano dalla maledizione dell'estrattivismo.
Lo racconta bene il libro / documentario “Profondo Nero” proiettato Sabato  in Sala Rossa  e visionabile nella sua versione breve qui sotto . “Profondo Nero” racconta la rotta del carbone dalla Colombia all’Italia e i pesanti effetti causati sul Paese latino-americano dalla maledizione dell'estrattivismo.. 
Il percorso del carbone è infatti segnato da gravi violazioni dei diritti umani, orrendi crimini perpetrati dalle unità paramilitari, forti interessi economici delle multinazionali del settore estrattivo e misteriose attività condotte tramite società registrate nei paradisi fiscali....

29 aprile 2016

Re Common - Carbone insanguinato: la rotta segreta dell'altro oro nero

Tratto da L'Espresso

Carbone insanguinato: la rotta segreta dell'altro oro nero

Dalle miniere colombiane alle centrali italiane: un’inchiesta ricostruisce il viaggio del combustibile. Tra squadroni della morte, massacri, villaggi inquinati, appalti miliardari, paradisi fiscali e società anonime                         DI PAOLO BIONDANI



Carbone insanguinato: la rotta segreta dell'altro oro nero
Sangue, soldi, veleni e misteri. C’è una scia nera che parte dal Sudamerica, attraversa l’Atlantico, entra nei porti europei e arriva in Italia. È la via del carbone, che porta nelle nostre centrali il più inquinante dei combustibili fossili. Una rotta che passa dall’inferno al paradiso: fiscale, naturalmente. Dietro agli enormi consumi di energia dei Paesi industrializzati, dietro ai nostri gesti quotidiani come accendere la luce, c’è una storia piena di enigmi e di contraddizioni. La povertà estrema delle popolazioni delle miniere. La grande ricchezza delle multinazionali. E i tesori anonimi delle società offshore.

Dove e come viene estratto il carbone bruciato in Italia? Chi si arricchisce con questo "oro nero", che fa concorrenza al petrolio e all'energia pulita? A rispondere con fatti, documenti e testimonianze videoregistrate è un rapporto dell’organizzazione internazionale Re:Common, che "l’Espresso" pubblica in esclusiva per l’Italia . I ricercatori di questa ong, specializzata in inchieste economiche globali, hanno ricostruito l’intera rotta del carbone, dalle miniere ai treni merci, dai porti fino alle centrali di Civitavecchia e Brindisi, viaggiando per mesi, in incognito, tra l’Europa e la Colombia, che è uno dei maggiori esportatori mondiali. Una nazione che sta cercando di uscire da una guerra civile durata mezzo secolo tra guerriglieri di sinistra, esercito e paramilitari di destra, che ha provocato oltre 200 mila vittime civili. Dalla Colombia arriva circa il 20 per cento del carbone importato in Italia.

Le miniere colombiane, in origine pubbliche, dagli anni Novanta sono controllate da una mezza dozzina di multinazionali, tra cui spiccano l’americana Drummond e la svizzera Glencore. La prima, fondata in Alabama, sfrutta le più ricche miniere a cielo aperto del Cesàr, una regione devastata dai gruppi armati. Nei villaggi visitati dai ricercatori le famiglie vivono in baracche di lamiera, bevono acqua scura e accusano le multinazionali di averle sfollate per un pugno di dollari. Solo in quest’area i paramilitari hanno ucciso oltre 3.300 civili, sterminando i sindacalisti dei minatori. La Drummond ha sempre respinto le accuse di aver utilizzato o finanziato gli squadristi. Altre aziende hanno invece ammesso di aver pagato, dichiarandosi ricattate dai paramilitari: in particolare la Chiquita già nel 2007 ha risarcito 25 milioni di dollari alla Colombia. Ora le confessioni dei killer, raccolte grazie alla legge «giustizia e pace», stanno riaprendo le indagini su molti delitti eccellenti.

LEGGI  IL RAPPORTO DI RE:COMMON PROFONDO NERO 
Continua a leggere su L'Espresso



10 ottobre 2015

SAVONA 10 OTTOBRE: “Le associazioni francesi si mobilitano sul caso della centrale a carbone di Vado”.


SI INVITA LA CITTADINANZA  PARTECIPARE

 oggi 10 ottobre  ore 10,30  
Sala consiliare 
del Comune di Savona:

“Le associazioni francesi si mobilitano 
sul caso della centrale a carbone
 di Vado”

Conferenza stampa aperta alla 

cittadinanza

  con  MALIKA PEYRAUT (di Les Amis de la Terre),


          ANTONIO TRICARICO (di Re Common),

          CARLO FRECCERO (giornalista).

Oggi   10 ottobre alle ore 10,30 nella sala consigliare del Comune di Savona si terrà una conferenza stampa  sul tema "le associazioni francesi si mobilitano sul caso della centrale a carbone di Vado-Quiliano" con  importanti presenze come Les Amis de la Terre a significare il grande interesse sull'argomento. 
La conferenza avviene a pochi mesi dall'intervento  dell'avvocato  Matteo Ceruti ( legale delle associazioni savonesi e nazionali )   presso il Parlamento Francese sul caso della centrale
Risulta sempre maggiore l'attenzione francese verso i gravi danni sanitari e ambientali che, secondo l’inchiesta della Procura di Savona, la centrale avrebbe provocato, (centrale di cui il colosso energetico francese  Engie ex GDF Gaz de France-Suez è importante azionista). 

La conferenza  di  Savona sarà una occasione  per porre domande a Malika Peyraut - di Les  Amis de la Terre  e ad Antonio Tricarico di Re Common sulle posizioni delle loro associazioni riguardo caso della centrale vadese, ed in particolare sulla posizione  delle società energetiche francesi a partecipazione pubblica e dello stesso governo d’oltralpe sul futuro del carbone nella produzione di energia elettrica.

Rete Savonese Fermiamo il carbone