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04 giugno 2020

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01644

Tratto da Senato.it
Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo 
n° 3-01644
Pubblicato il 3 giugno 2020, nella seduta n. 224
Svolto nella seduta n. 225 dell'Assemblea (04/06/2020)

NUGNES , DE PETRIS , FATTORI , RUOTOLO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Premesso che:
secondo il position paper pubblicato dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dalle università di Bologna e di Bari la presenza di polveri sottili nell'aria e la diffusione del coronavirus hanno un legame; lo studio sottolinea come vi sia "una solida letteratura scientifica che correla l'incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (Pm10 e Pm2,5)";
nelle aree del nostro Paese maggiormente colpite, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, sono allocati il 73 per cento dei termovalorizzatori e il 64,2 per cento delle centrali a biomassa. Le centrali a biomassa del Nord Italia bruciano ogni anno 2,8 milioni di tonnellate di legno e producono 21,3 milioni di microgrammi I-TEQ (tossine equivalenti) di diossina e 214,3 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. A queste vanno aggiunte le emissioni dei termovalorizzatori e dei numerosi impianti industriali;
l'ingegner Eugenio Rogano ha ipotizzato una correlazione tra distribuzione dei termovalorizzatori e diffusione del contagio, attraverso un lavoro di ricerca di cui ha scritto "L'Espresso";
a questo studio si aggiungono molti importanti lavori (di Boule L.A., Burke C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P.) che, monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+, a seguito di un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL (Cytotoxic T lymphocytes) in soggetti precedentemente esposti alle diossine che risultavano più soggetti a patologie respiratorie;
considerato che:
la correlazione tra inquinamento, cambiamenti climatici e salute non è una recente scoperta; secondo i dati forniti dall'Agenzia europea dell'ambiente l'inquinamento atmosferico, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni "grazie alla crisi economica", rappresenta un fattore di rischio, non solo per gli ecosistemi, ma anche per la salute dei cittadini, con particolare riferimento a quelli che vivono nelle aree urbane;
l'esposizione agli agenti inquinanti quali il particolato, il biossido di azoto e l'ozono provoca l'insorgere o l'aggravarsi di numerose malattie ed è responsabile di un numero elevato di decessi prematuri. Gli effetti dell'inquinamento atmosferico causano circa 1.6 milioni di morti premature ogni anno e il cambiamento del clima è stato identificato dalla rivista "The Lancet" come la principale minaccia alla salute globale. L'Agenzia europea dell'ambiente riferisce che nel 2013 il Pm2,5 è stato causa di 430.000 morti premature nella sola Unione europea. L'Italia figura tra i Paesi dove gli agenti inquinanti relativi alla qualità dell'aria superano le soglie previste dalla UE e dall'OMS, con un numero stimato di decessi prematuri che nel 2013 è stato di oltre 80.000;
analizzati i settori di produzione e di trasformazione primaria, si è stimato che questi abbiano costi capitalistici naturali non valutati per un totale di 7,3 trilioni di dollari; il che equivale al 13 per cento della produzione economica mondiale nel 2009. La maggior parte dei costi non capitalizzati del capitale naturale deriva dalle emissioni di gas serra (38 per cento), seguito dall'uso dell'acqua (25 per cento), l'uso del suolo, cioè l'impermeabilizzazione e la perdita dei servizi ecosistemici (24 per cento), l'inquinamento atmosferico (7 per cento), l'inquinamento terra e acqua (5 per cento) e gli sprechi (1 per cento);
la pandemia da coronavirus è indubbiamente figlia del degrado ambientale e della voracità con cui l'economia estrae risorse, emette inquinanti e produce quantità enormi di rifiuti. Il salto di specie dagli animali agli esseri umani, che ha messo in circolo questi virus e che nel futuro rischia di essere sempre più frequente e periodico, è causato da molti fattori, oltre che dall'inquinamento atmosferico, quali la deforestazione (che ha avvicinato alcune specie animali all'uomo e al suo ambiente antropizzato) o l'espansione di sistemi di agricoltura e di allevamento industriali;
considerato altresì che:
la pandemia globale da COVID-19 ha costretto il mondo intero ad una chiusura forzata di tutte le attività produttive e il blocco di tutti gli spostamenti con la cessazione obbligata persino delle interazioni interpersonali e la compressione di molti dei diritti costituzionali, impensabile fino a qualche tempo fa, causando gravissimi danni sociali ed economici oltre che sanitari, che non possono non far riflettere sull'opportunità di continuare in questa direzione in modo resistente;
appare evidente che questo arresto globale straordinario ma inevitabile che ha costretto tutti è un segnale di allarme che obbliga a rivalutare il nostro modello di sviluppo mettendo finalmente sul tavolo i costi ed i danni che comporta non intervenire a tutela dell'ambiente e della salute in maniera radicale e non più derogabile;
il modello economico distruttivo attuale sfrutta le risorse naturali e i territori ben oltre i limiti che il pianeta pone, producendo inquinamento delle matrici e alterazioni dei nostri sistemi di difesa,
si chiede di sapere:Continua  la lettura qui 

01 settembre 2019

NUOVA COMMISSIONE VIA VAS

Tratto da  Facebook 
del Ministro dell’ Ambiente Sergio Costa


L’avevamo promesso e l’abbiamo fatto. È nata la nuova Commissione Via Vas. Vi sembrerà una notizia di poco conto e invece è determinante per il nostro futuro e sono felice di essere riuscito a portarla a termine dopo un lavoro durato quasi un anno.

La Commissione Via Vas effettua le valutazioni di impatto ambientale dei progetti, delle opere, dalle trivellazioni ai grandi impianti industriali, per intenderci. 
Ebbene, quella che fino ad oggi ha operato era stata nominata più di dieci anni fa. Scaduta, ma non rinnovata e sulle nuove nomine decretate nella scorsa legislatura c’erano state inchieste e rilievi della Corte dei Conti.

In genere erano nominati dai miei predecessori con chiamata diretta.
Io ho voluto un avviso pubblico, alla quale potessero partecipare i migliori professionisti del Paese. E ho predisposto che per la prima volta la commissione dovesse essere costituita anche da medici, perché tra ambiente e salute c’è un rapporto imprescindibile. 
Sono arrivati più di 1200 curricula e abbiamo formato varie commissioni di valutazione costituita da docenti universitari e giuristi per selezionare i curricula di tecnici, giuristi, esperti ambientali e medici. 

E quindi sono felice di annunciare che dopo mesi di lavoro da parte dei selezionatori, i nuovi 40 commissari, sono pronti ad entrare in azione per il bene del Paese, la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini. È un’eredità lascio con grande gioia al futuro dell’Italia. Buon lavoro a tutti

12 maggio 2019

Che cosa respirano nel quadrilatero industriale di Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa?

Tratto da verdi.it

Che cosa respiriamo nel quadrilatero industriale

 di Augusta, Melilli, Priolo e Siracusa?


FERMIAMO L’INQUINAMENTO A SIRACUSA. 

IL MINISTRO RISPONDE ALLA PETIZIONE

Nel 2017, a seguito di diversi esposti, la Procura della Repubblica di Siracusa ha posto sotto sequestro, per la prima volta, due impianti di raffinazione   perché ha accertato che le immissioni in atmosfera degli impianti erano fuori legge. Ha, così, imposto una serie di prescrizioni per tutelare l’ambiente e di conseguenza la salute dei cittadini.
In risposta a tali prescrizioni la Exxon ha venduto i propri impianti e la Lukoil ha accettato di rispettarle.

Il monitoraggio della qualità dell’aria è affidato a tre centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale e a otto centraline della ex Provincia Regionale, purtroppo spesso spente o mal funzionanti. Queste centraline, inoltre, sono in grado di registrare solo alcuni inquinanti, ma non tutti, a causa del mancato aggiornamento del Catasto Nazionale degli Inquinanti da parte del Governo Nazionale.
Che correlazione c’è tra l’inquinamento industriale e i tantissimi casi di morte per tumore che si registrano tra la popolazione di questa zona di Sicilia?

Nel 2001 grazie all’inchiesta della Procura di Siracusa denominata “Mare Rosso” del 2001 e grazie al lavoro che ha svolto il dottor Giacinto Franco, primario di pediatria dell’ospedale di Augusta, si è accertato che le malformazioni di alcuni bambini erano causate dagli sversamenti di mercurio nella rada del porto di Augusta......

Non è invece possibile conoscere come mai in queste zone ci sono tutti questi casi di tumore: è impossibile ricevere informazioni su quanti cittadini usufruisco del codice di esenzione 048 per patologie tumorali, l’Azienda Sanitaria Provinciale non è infatti in grado di fornirle. Grazie però al registro che tiene don Palmiro Prisutto, parroco della Chiesa Madre di Augusta, sappiamo che quasi in ogni famiglia c’è un familiare morto per patologia tumorale.

Giuseppe Patti ha, dunque, lanciato una petizione su change.org che ha recentemente ottenuto risposta da parte del Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa.

07 luglio 2018

Minambiente AMBIENTE, LE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE SERGIO COSTA

Tratto da Minambiente

AMBIENTE, LE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE SERGIO COSTA


Caro Presidente, Cari Senatori,

vi ringrazio per l’opportunità che mi date nel presentare le linee programmatiche del mio Ministero.
Gli impegni e gli obiettivi del lavoro che ho iniziato subito dopo il giuramento seguiranno, nel massimo rispetto, il contratto di governo e le indicazioni che il Parlamento vorrà darmi, nel corso del mio mandato, mediante gli strumenti di indirizzo politico previsti dai regolamenti.
I temi ambientali, è evidente, rappresentano la maggiore sfida che si pone all’uomo che guarda al futuro. Dalle scelte e dai comportamenti di ogni singola persona, di ciascuno di noi cittadini, guidati dalle regole istituzionalizzate nell’ordinamento, dipende il sottile equilibrio tra uomo e ambiente, necessario a salvaguardare la vita di tutti e la sopravvivenza delle prossime generazioni. 
Nel mio mandato voglio dare mola rilevanza proprio a questo:
  • a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di collaborare tra di loro e con le istituzioni affinché il loro presente e il futuro dei loro figli si aprano alle tematiche verdi, non solo come sfida culturale ma anche come opportunità sociale ed economica.

Affrontare le grandi sfide poste dalla comunità globale è un dovere che ritengo dobbiamo tutti insieme assumerci nei confronti dei più giovani, affinché possano ereditare un mondo più sostenibile e culturalmente più ricettivo alle necessità dell’ambiente.
Dobbiamo avere il coraggio di agire ora, di scegliere oggi per evitare di scaricare sui nostri figli i costi del non-intervento.
La nostra deve essere una scelta ultima e non procrastinabile, dai cui effetti dipende il futuro del pianeta: un dovere intergenerazionale ci impone oggi di scegliere, di collaborare con tutti gli attori della comunità internazionale e di farlo senza alcuna esitazione su tematiche complesse, come:
  • l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Il clima è un bene comune la cui necessità di preservazione ha importanti implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, su cui è necessario sensibilizzare tutti i cittadini. I Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro sulla Lotta ai Cambiamenti Climatici con l’Accordo di Parigi hanno concordato limitazioni volontarie alle emissioni globali di gas per limitare al di sotto dei 2° l’aumento della temperatura, un contributo fattuale per la riduzione degli inquinanti nell’atmosfera che avrà bisogno di essere rafforzato con obiettivi più ambiziosi e vincolanti;
  • la questione della desertificazione e dell’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto dell’acqua. Le stime per il futuro elaborate dal segretariato della Convenzione per la Lotta alla Desertificazione ci dicono che più di un quarto delle terre del pianeta è minacciato da degrado, desertificazione e siccità. Secondo i dati pubblicati ieri dall’ISPRA, sulla base del monitoraggio operato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, in relazione alle variazioni climatiche in Italia degli ultimi decenni, il 2017 è stato il secondo anno più secco dal 1961. In questo contesto, l’accesso all’acqua, sia per uso domestico sia per fini produttivi, rappresenta un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani ed è nostro dovere garantirlo a tutti i livelli di governo e decisione;
  • la perdita di biodiversità, rispetto alla quale operano gli strumenti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, è un fenomeno che ci impone uno sforzo collettivo per impedire l’impoverimento degli ecosistemi terrestri e marini a causa dell’intervento umano, troppo spesso indiscriminato. L’IUCN, l’Unione mondiale per la conservazione della natura, ha stimato per il nostro Paese una perdita di specie pari allo 0,5% annuo, con il 20% a rischio estinzione. Le specie animali e vegetali vanno difese e protette in quanto rappresentano risorse inestimabili non solo per l’alimentazione, l’agricoltura o la cura di malattie, ma, soprattutto, in termini culturali;
  • lo sviluppo sostenibile, obiettivo complesso, articolato a livello internazionale dalle Nazioni Unite nei 17 Obiettivi per lo sviluppo dell’Agenda 2030, ha come fine ultimo quello di sostenere la lotta alle ineguaglianze verso uno sviluppo sociale ed economico più duraturo e capace di assicurare a tutti un mondo più vivibile, sensibile alle problematiche ambientali, funzionale a costruire società pacifiche e inclusive.
Il dialogo e l’accordo di tutti gli attori in campo a livello mondiale è una necessità per contribuire nel migliore dei modi ad affrontare queste sfide, promuovendo politiche di efficienza delle risorse e che si basano su una prospettiva virtuosa di promozione dei principi ambientali e di moltiplicazione delle occasioni di crescita per il sistema Paese. D’altronde, come ha affermato Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, “l’umanità è un popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune”.

Si tratta di sfide che l’Italia non può affrontare da sola ma deve saper porre e negoziare in primo luogo in ambito di Unione Europea. Solo se saremo forti e chiari in Europa nel porre le questioni ambientali, potremmo pensare di esserlo a livello mondiale.
Ed è per questo che già durante l’ultimo Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea, tenutosi lo scorso 25 giugno a Lussemburgo, ho voluto porre l’attenzione di tutti i colleghi e dei Commissari europei competenti sulla necessità di essere più ambiziosi su tali sfide guardando al futuro.
Pensare verde, ragionare sulle questioni quotidiane in termini di impatto e rilevanza ambientale vuol dire:
  • proteggere i diritti e la dignità delle persone, come ho sottolineato nel dibattito sulla direttiva sull’acqua pubblica, per difendere l’inviolabile necessità di accesso all’acqua, la cui natura di bene comune è già stata sancita in Italia dal referendum del 2011,
  • offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico alle comunità e soprattutto ai giovani, e riguardo a questo ho ribadito la necessità di accelerare la transizione verso industrie verdi e sostenibili, come nel caso del dibattito sulle emissioni legate al trasporto leggero su cui la proposta italiana è stata quella di incrementare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto al 40% al 2030, imponendone l’abbattimento del 15% al 2025 e fissando un termine ulteriore al 2035.
Sarà nostro dovere lavorare per migliorare nel prossimo futuro i risultati finora raggiunti, continuare a innescare e favorire processi virtuosi di sviluppo economico sostenibile, basati soprattutto su innovazione, start up e impresa giovanile, anche nelle isole minori, nei piccoli comuni e nelle aree di montagna e collina alta, ricche di risorse naturali e culturali che, nonostante ciò, rimangono gravate da ritardo di sviluppo, spopolamento e invecchiamento della popolazione, con conseguente degrado ambientale e fenomeni di dissesto.
Per questo chiederemo anche in sede europea, come previsto dal contratto di governo, che siano rispettati i limiti indicati dal principio di sostenibilità:                       
  • per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;                                           
  • per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).
  • Continua su     Minambiente

31 maggio 2018

Il Generale Sergio Costa e' il Ministro dell'Ambiente nel nuovo Governo.

Tratto da Il Messaggero

Sergio Costa, generale all'Ambiente: ha guidato l'inchiesta nella Terra dei Fuochi

Sergio Costa è nato a Napoli nel 1959. Si è laureato in Scienze Agrarie, con un master in Diritto dell'ambiente. Entrato nel Corpo Forestale, ne è diventato comandante regionale in Campania. Ed è in questo ruolo che all'inizio del Duemila ha guidato la sua indagine più famosa: quella sui rifiuti tossici interrati dal clan dei Casalesi nella cosiddetta Terra dei Fuochi, la piana agricola del Casertano al confine con Napoli.

Sposato, due figli, Costa si è occupato anche delle discariche abusive nel Parco del Vesuvio e ha condotto indagini sul traffico internazionale dei rifiuti, in collaborazione con la Direzione nazionale antimafia. Nel 2017, quando la Forestale è stata accorpata ai Carabinieri, è diventato generale di brigata dell'Arma. Oggi vive a Napoli.

Sul suo tavolo il neo-ministro troverà due dossier particolarmente scottanti, per i quali l'Italia è stata deferita dalla Commissione europea alla Corte di Giustizia: i continui sforamenti dei limiti per l'inquinamento atmosferico, in particolare per le polveri sottili Pm10, e il deposito unico nazionale delle scorie nucleari.
L'Italia è tenuta a farlo dalle norme europee, ma i vari governi non hanno mai osato affrontare l'argomento, a causa delle prevedibili proteste popolari. Il ministero dell'Ambiente ha poi voce in capitolo su tutte le grandi opere, con le Valutazioni di impatto ambientale (Via), senza le quali i cantieri non vanno avanti. Si pensi a Tav, Tap, Terzo Valico, Mose e tante altre.