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04 giugno 2020

Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01644

Tratto da Senato.it
Legislatura 18 Atto di Sindacato Ispettivo 
n° 3-01644
Pubblicato il 3 giugno 2020, nella seduta n. 224
Svolto nella seduta n. 225 dell'Assemblea (04/06/2020)

NUGNES , DE PETRIS , FATTORI , RUOTOLO - Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Premesso che:
secondo il position paper pubblicato dalla Società italiana di medicina ambientale (SIMA) e dalle università di Bologna e di Bari la presenza di polveri sottili nell'aria e la diffusione del coronavirus hanno un legame; lo studio sottolinea come vi sia "una solida letteratura scientifica che correla l'incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (Pm10 e Pm2,5)";
nelle aree del nostro Paese maggiormente colpite, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, sono allocati il 73 per cento dei termovalorizzatori e il 64,2 per cento delle centrali a biomassa. Le centrali a biomassa del Nord Italia bruciano ogni anno 2,8 milioni di tonnellate di legno e producono 21,3 milioni di microgrammi I-TEQ (tossine equivalenti) di diossina e 214,3 milioni di milligrammi di benzo(a)pirene. A queste vanno aggiunte le emissioni dei termovalorizzatori e dei numerosi impianti industriali;
l'ingegner Eugenio Rogano ha ipotizzato una correlazione tra distribuzione dei termovalorizzatori e diffusione del contagio, attraverso un lavoro di ricerca di cui ha scritto "L'Espresso";
a questo studio si aggiungono molti importanti lavori (di Boule L.A., Burke C.G., O'Dell C.T., Winans B., Lawrence B.P.) che, monitorando la maturazione della citotossicità dei linfociti TCD8+, a seguito di un'infezione volontaria delle prime vie aeree su topi contagiati con il virus dell'influenza, hanno evidenziato una compromissione nella funzionalità dei CTL (Cytotoxic T lymphocytes) in soggetti precedentemente esposti alle diossine che risultavano più soggetti a patologie respiratorie;
considerato che:
la correlazione tra inquinamento, cambiamenti climatici e salute non è una recente scoperta; secondo i dati forniti dall'Agenzia europea dell'ambiente l'inquinamento atmosferico, nonostante i miglioramenti registrati negli ultimi anni "grazie alla crisi economica", rappresenta un fattore di rischio, non solo per gli ecosistemi, ma anche per la salute dei cittadini, con particolare riferimento a quelli che vivono nelle aree urbane;
l'esposizione agli agenti inquinanti quali il particolato, il biossido di azoto e l'ozono provoca l'insorgere o l'aggravarsi di numerose malattie ed è responsabile di un numero elevato di decessi prematuri. Gli effetti dell'inquinamento atmosferico causano circa 1.6 milioni di morti premature ogni anno e il cambiamento del clima è stato identificato dalla rivista "The Lancet" come la principale minaccia alla salute globale. L'Agenzia europea dell'ambiente riferisce che nel 2013 il Pm2,5 è stato causa di 430.000 morti premature nella sola Unione europea. L'Italia figura tra i Paesi dove gli agenti inquinanti relativi alla qualità dell'aria superano le soglie previste dalla UE e dall'OMS, con un numero stimato di decessi prematuri che nel 2013 è stato di oltre 80.000;
analizzati i settori di produzione e di trasformazione primaria, si è stimato che questi abbiano costi capitalistici naturali non valutati per un totale di 7,3 trilioni di dollari; il che equivale al 13 per cento della produzione economica mondiale nel 2009. La maggior parte dei costi non capitalizzati del capitale naturale deriva dalle emissioni di gas serra (38 per cento), seguito dall'uso dell'acqua (25 per cento), l'uso del suolo, cioè l'impermeabilizzazione e la perdita dei servizi ecosistemici (24 per cento), l'inquinamento atmosferico (7 per cento), l'inquinamento terra e acqua (5 per cento) e gli sprechi (1 per cento);
la pandemia da coronavirus è indubbiamente figlia del degrado ambientale e della voracità con cui l'economia estrae risorse, emette inquinanti e produce quantità enormi di rifiuti. Il salto di specie dagli animali agli esseri umani, che ha messo in circolo questi virus e che nel futuro rischia di essere sempre più frequente e periodico, è causato da molti fattori, oltre che dall'inquinamento atmosferico, quali la deforestazione (che ha avvicinato alcune specie animali all'uomo e al suo ambiente antropizzato) o l'espansione di sistemi di agricoltura e di allevamento industriali;
considerato altresì che:
la pandemia globale da COVID-19 ha costretto il mondo intero ad una chiusura forzata di tutte le attività produttive e il blocco di tutti gli spostamenti con la cessazione obbligata persino delle interazioni interpersonali e la compressione di molti dei diritti costituzionali, impensabile fino a qualche tempo fa, causando gravissimi danni sociali ed economici oltre che sanitari, che non possono non far riflettere sull'opportunità di continuare in questa direzione in modo resistente;
appare evidente che questo arresto globale straordinario ma inevitabile che ha costretto tutti è un segnale di allarme che obbliga a rivalutare il nostro modello di sviluppo mettendo finalmente sul tavolo i costi ed i danni che comporta non intervenire a tutela dell'ambiente e della salute in maniera radicale e non più derogabile;
il modello economico distruttivo attuale sfrutta le risorse naturali e i territori ben oltre i limiti che il pianeta pone, producendo inquinamento delle matrici e alterazioni dei nostri sistemi di difesa,
si chiede di sapere:Continua  la lettura qui 

08 dicembre 2018

La Raffineria di Milazzo nel mirino del Ministro dell’Ambiente: inviata diffida

Tratto da OggiMilazzo

La Raffineria di Milazzo nel mirino del Ministro dell’Ambiente: inviata diffida e azzerata commissione Aia

Il ministro Costa diffida la Raffineria di Milazzo

GUARDA IL VIDEO. Alla Raffineria di Milazzo “è stata trasmessa una diffida contenente molteplici e puntuali prescrizioni da eseguire con celerità, allo scopo di limitare le conseguenze ambientali e prevenire eventuali incidenti o imprevisti”. Lo ha reso noto oggi al question time al Senato il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa,che ha risposto ad una interrogazione della senatrice Barbara Floridia (M5S).
«Sapete cosa è “la via delle parrucche” o “quartiere delle signore con le parrucche”? Parliamo di una zona, quella della Valle del Mela, ad alto rischio ambientale, una zona che negli anni ha dato tanto e dove già qualche mese fa abbiamo bloccato un termovalorizzatore che sarebbe andato a gravare ancor di più sul territorio, a discapito dell’ambiente e della salute dei suoi cittadini. Oggi rispondendo al question time della senatrice Barbara Floridia, ho annunciato che abbiamo inviato una diffida alla Raffineria di Milazzo: l’azienda deve eseguire velocemente una serie di numerose e puntuali prescrizioni ambientali».
Costa ha anche azzerato la Commissione Via Vas e revocato anche la Commissione Aia:«La ricostruiremo inserendo dentro anche esperti sanitari.  Non dovrà più esserci, in nessuna parte d’Italia, una “via delle parrucche».

24 giugno 2018

ISDE : Possibili conseguenze dell’applicazione del Decreto Martina – la comunicazione di ISDE Italia ai Ministri dell’Ambiente, della Salute ....


Tratto da ISDE 

Possibili conseguenze dell’applicazione del Decreto Martina – la comunicazione di ISDE Italia ai Ministri dell’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole


Il “Decreto Martina” impone l’utilizzo di pesticidi di riconosciuta dannosità in assenza di certezze sulla reale efficacia di queste sostanze tossiche nel controllo della diffusione della xylella fastidiosa. Per tali motivi ISDE Italia ha scritto ai Ministri dell’Ambiente, della Salute e delle Politiche Agricole chiedendo di valutare l’abrogazione del Decreto e, nel medio-lungo termine, una revisione della normativa vigente sull’uso dei pesticidi e misure finalizzate a garantire un’agricoltura che sia strumento di progresso economico, di tutela dell’ambiente, della salubrità degli alimenti e della biodiversità e non veicolo per la sottrazione di diritti e per l’incremento del rischio sanitario.

26 gennaio 2016

STOP-DEVASTAZIONI : 54 INCENERITORI PER DECRETO DIVENTANO DI INTERESSE STRATEGICO…PER GLI AFFARI DI POCHI

Tratto da Stopdevastazioni.wordpress.com

Un impianto di compostaggio, che trasforma la parte umida del rifiuto in terriccio, per il Governo NON E’ strategico.
Un inceneritore, che trasforma rifiuti potenzialmente riciclabili in ceneri pericolose e gas emessi in atmosfera con sostanze quali polveri, anidride carbonica, idrocarburi policiclici aromatici e molto altro, per il Governo E’ un impianto strategico di interesse nazionale.
waste-incinerators
L’economia del riciclo contro l’economia dell’inquinamento.
L’Art.35 del famigerato Decreto Sblocca Italia (http://www.altalex.com/documents/leggi/2014/11/14/sblocca-italia-il-testo-coordinato-del-decreto-legge-in-gazzetta) ha sancito che gli impianti di incerimento, sia quelli esistenti, sia quelli autorizzati che devono essere ancora costruiti sia, infine, quelli che devono essere ancora progettati, saranno d’ora in poi classificati quali opere di interesse strategico nazionale.
Qui sotto l’Art.6 della bozza di decreto attuativo dello Sblocca Italia presentata dal Ministro dell’Ambiente (SIC!) Galletti alle Regioni lo scorso 20 gennaio 2016.
InceneritoriInteresseStrategico
Qui sotto l’elenco degli impianti già esistenti
 che diventeranno di interesse strategico nazionale.
ElencoInceneritori
Qui sotto quelli non ancora esistenti ma già autorizzati.
DecretoRifiutitagliataelenco
A questi si aggiungeranno altri 8 impianti che secondo il decreto sono indispensabili in: Abruzzo, Marche, Lazio, Campania, Umbria, Sicilia (2) e Sardegna.
Questa classificazione è gravida di conseguenze per varie ragioni:
a)POSSIBILITA’ DI ESPRIMERE IL DISSENSO: il Governo Berlusconi classificò l’inceneritore di Acerra, ancora in progetto, quale sito di interesse strategico. Pochi mesi dopo ci fu un’escalation, con il cantiere trasformato in area militare difesa dall’esercito con tanto di mitra spianati.
inceneritoreacerra
b)RICORSI ALLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA (TAR E CONSIGLIO DI STATO): diventa difficilissimo bloccare un’opera o un intervento di modifica su un impianto esistente quando è classificata di interesse strategico nazionale.
c)PROCEDURE AMMINISTRATIVE PER AMPLIAMENTI E COSTRUZIONE: ovviamente le procedure amministrative di autorizzazione per gli interventi sugli impianti, siano essi esistenti o in progetto, vengono facilitate da questa classificazione. Basti pensare alla Valutazione di impatto Ambientale o all’Autorizzazione Integrata Ambientale.
Ormai la raccolta differenziata in alcune città italiane ha raggiunto e superato la quota dell’80% (come, ad esempio, a Trento). Verrebbe da gridare: si può fare! Anzi, si deve fare!
Ora, un amministratore che proponesse una soluzione obsoleta come gli inceneritori (che sono al quarto posto in una scala di cinque opzioni nella direttiva comunitaria, appena prima delle discariche) per non saper fare quello che altri hanno dimostrato di saper fare, normalmente dovrebbe essere cacciato via per completa e acclarata inettitudine.
Come mai, invece Renzi tira fuori lo Sblocca Italia nel 2014 e il Ministro dell’Ambiente (SIC!) pochi giorni fa propone il Decreto attuativo che prevede 8 nuovi inceneritori e la classificazione di quelli esistenti e in progetto (oltre 40 impianti in tutta Italia) quali opere di interesse strategico nazionale?.....
Il documento è stato pubblicato sulla pagina facebook della Legge Rifiuti Zero.
A nostro avviso si sta sottovalutando la portata del decreto, soprattutto per la parte che trasforma tutti gli impianti, anche quelli da realizzare, in siti di interesse strategico nazionale.
Ripetiamo, non sono solo i nuovi 8 inceneritori in arrivo a preoccupare; è la classificazione di interesse strategico per tutti gli impianti elencati a far diventare il provvedimento di gravità inaudita.
Rispetto a questa bozza precisiamo che sembra sia stato tolto il riferimento all’ulteriore inceneritore per la Toscana.....
Un lungo elenco che condanna il paese all’arretratezza. Per decenni dovremo “nutrire” le bocche degli inceneritori anziché curarci della riduzione della produzione del rifiuti, del riuso e del riciclo. Anzi, queste ultime opzioni dovranno essere viste con sospetto perché altrimenti si rischia di “affamare la bestia“.
E’ un provvedimento che premia i soliti noti, le multiutility con posizioni da difendere sul mercato dei rifiuti. Bisognerà impegnarsi a fondo per far fallire questa politica dissennata.
Resta inoltre il passaggio alla Corte Costituzionale, perchè diverse regioni presentarono ricorso contro l’Art.35 dello Sblocca Italia da cui deriva il decreto attuativo. L’udienza si terrà a fine marzo 2016.
Intanto il prossimo 31 gennaio si terrà un referendum locale a San Filippo del Mela e Gualtieri Sicaminò contro l’inceneritore proposto a Milazzo http://noinceneritoredelmela.altervista.org/


08 maggio 2015

Ddl ecoreati, non è la volta buona : purtroppo, l’esperimento è andato male.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Ddl ecoreati, non è la volta buona                     di  

Per il disegno di legge che introduce i delitti contro l’ambiente nel codice penale doveva essere “#lavoltabuona.”
Ma dato che lo slogan rientrava, insieme a qualche altro migliaio, tra quelli brevettati dallo statista di twitter, le associazioni di tutela dell’ambiente e della salute pubblica più importanti del paese avevano ripiegato su un più modesto #neancheunavirgola.
Questo era l’appello che esse avevano lanciato alla Camera dei deputati: il ddl all’esame di questo ramo del Parlamento per la seconda volta (dopo la prima positiva lettura risalente all’ormai remoto febbraio 2014) avrebbe dovuto esser approvato senza che gli fosse cambiata neanche una virgola, per l’appunto, rispetto al testo licenziato dal Senato due mesi fa, sì che questa approvazione, di una legge che si attende da quasi trent’anni, fosse quella definitiva.
Purtroppo per loro, le associazioni ambientaliste non dispongono del potere di imporre voti di fiducia al Parlamento per far diventare un hashtag legge dello Stato.
E, purtroppo per tutti noi, la tutela dell’ambiente italico nella scala di valori di questo frizzante, ma non per questo meno autorevole, esecutivo occupa un posto assai lontano, verso il basso, da quello dell’Italicum.
A completamento di questo scenario già di suo poco esaltante per le prospettive per il provvedimento legislativo in questione, poi, v’è il dato per cui la medesima difesa dell’ambiente è ampiamente sopravanzata, in quella stessa gerarchia di priorità governative, da altri “valori”. Tipo gli interessi dei petrolieri, messi in pericolo da una norma introdotta dal Senato, il divieto, penalmente sanzionato, del cosiddetto “air gun”, la tecnica per la ricerca di idrocarburi in mare con esplosioni ad aria compressa.
Il combinato disposto di tutti questi fattori ha prodotto l’effetto più logico durante la votazione di due giorni fa alla Camera: con la fattiva collaborazione del governo, in particolare del Presidente del Consiglio e di quello che risulta il Ministro dell’Ambiente (i cui principali titoli di competenza in materia ambientale, stando a quello che si legge nella sua pagina ufficiale sul sito del Ministero da lui diretto, sono l’aver svolto consulenza fiscale, civilistica e societaria per primarie società ed istituti di credito), l’apposita maggioranza ha soppresso l’esecrata norma.
E poco cale a questo esecutivo e alla medesima maggioranza che la tecnica in questione sia duramente stigmatizzata da ampi settori della comunità scientifica per la sua “enorme impronta ambientale”; tanto che 75 scienziati statunitensi hanno rivolto, due mesi fa, al presidente Barack Obama un appello perché vieti il ricorso a questo strumento lungo le coste Usa del medio e del sud Atlantico: per la ragione che esso comporta un rischio inaccettabile di danni seri alla vita del mare a livello di specie e di popolazioni, la cui piena entità sarà pienamente compresa solo molto dopo che il danno sarà statofatto.
Come sempre, però, in Italia, specie a livello di “classi dirigenti” (per così dire), la situazione è grave ma non è seria, per mutuare la celeberrima intuizione del grande Flaiano: nonostante il livello della questione, infatti, secondo il Ministro della Giustizia l’emendamento che, in Senato, aveva introdotto il divieto di air gun nel ddl sugli ecoreati era nient’altro che “una polpetta avvelenata”.
È una rivelazione confortante per le sorti della tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini di questo paese e ulteriormente nobilitante per molti loro rappresentanti istituzionali.
Specie in considerazione del fatto che il ddl sta tornando proprio in Senato, dove i numeri e le “sensibilità politiche” sul tema, e dunque le prospettive per il provvedimento, risultano, se possibile, ancora meno rassicuranti.
Tutto ciò mentre da altre, acute, fonti di natura ambientalista si continua a propalare la tesi per cui questo ddl conterrebbe “norme vergogna”, come l’ormai famigerato “disastro ambientale abusivo, che sarebbe né più e né meno che un salvacondotto ai grandi inquinatori rispetto ai disastri passati, presenti e futuri da questi causati.
 .....L’unica seria speranza per la tutela dell’ambiente italiano è che questo, a forza di ricevere polpette avvelenate, si mitridatizzi da solo.
Alla coscienza civile di questo paese, purtroppo, l’esperimento è andato male: le continue dosi di veleno che le sono state inoculate nel tempo le sono risultate fatali.

Leggi anche

Ecoreati, Della Seta e Ferrante: «Il governo blocca la nuova legge su ordine di Confindustria» - 

La verità è che la legge sugli ecoreati ha moltissimi e potenti nemici. In particolare Confindustria la osteggia da sempre, preferendo difendere chi fa profitto calpestando la legalità e la salute dei cittadini ......
Dopo questo stop voluto dal governo Renzi i “criminali dell’ambiente” tornano a sperare, augurandosi che la legge si impantani come è successo già tante volte. Il danno invece è per tutti gli italiani. Siamo un Paese dove imperversa da decenni l’illegalità ambientale: dallo smaltimento clandestino dei rifiuti industriali all’abusivismo edilizio, dalle fabbriche dei veleni come l’Ilva di Taranto alla strage dell’amianto provocata dall’Eternit a Casale Monferrato.....Continua  a leggere qui

15 gennaio 2015

MINAMBIENTE - TIRRENO POWER : Ministro Galletti, tutelare salute, ambiente e lavoro

Leggiamo su Minambiente
                             

Tirreno Power: Galletti, obiettivo è tutela salute, ambiente e lavoro.
“Obiettivo del ministero dell'Ambiente è salvaguardare l’ambiente, la salute delle comunità e i posti di lavoro. Oggi Tirreno Power non è ferma per le prescrizioni del Ministero, ma per un sequestro operato dalla magistratura. Un’Aia rigorosa, puntuale e attenta anche alle valutazioni espresse nel procedimento giudiziario rappresenta una condizione utile a sbloccare gli impianti, consentire la ripresa delle attività produttive e quindi tutelare l’occupazione.
Se c’è un problema tecnico, di tempistica, il ministero è pronto ad affrontarlo e a risolverlo. L'Aia è un’Autorizzazione, occorre ribadirlo, del tutto conforme alla legge e condizione probabilmente necessaria al dissequestro dello stabilimento”

Lo afferma il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, con riferimento alla nota diffusa dal Cda di Tirreno Power.

05 dicembre 2013

Dal "SECOLO XIX":Tirreno Power, la consulenza: «Emissioni mortali»

Tratto da Il Secolo XIX on line

Tirreno Power, la consulenza: «Emissioni mortali»

Giovanni Ciolina
Savona - Sarebbe compreso in una forbice tra 470 e 490 l’aumento dei casi di mortalità in seguito alle emissioni di Tirreno Power. Ma non solo. Nelle zone a maggior ricaduta degli effetti nocivi della centrale, ci sarebbe stato un aumento dei ricoveri sia nelle persone adulte sia in quelle in giovane età, che si aggira sul migliaio di casi.
È una delle conclusioni a cui sono arrivati i periti nominati dalla procura nella consulenza depositata nei mesi scorsi e che prende a riferimento il periodo tra il 2000 e il 2007. Un lavoro che è già stato illustrato al direttore dello stabilimento vadese quindici giorni fa nel corso dell’interrogatorio davanti al procuratore Francantonio Granero e al sostituto Chiara Maria Paolucci e che entro il fine settimana dovrebbe diventare di pubblico dominio con la consegna al Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando (l’unica amministrazione ad averlo richiesto), ma anche alle difese dei tre indagati del voluminoso dossier.
Ma le sorprese dell’accurato lavoro tecnico si annunciano piuttosto clamorose. A cominciare dalle cause prese in esame per l’incremento della mortalità. I consulenti dell’accusa infatti hanno tralasciato gli aspetti tumorali (difficili da imputare con esclusività alla centrale a carbone) concentrandosi sulle malattie cardiovascolari e respiratorie. Un colpo di scena inatteso, ma che gli esperti avrebbero spiegato con la maggior facilità ad individuare le possibili cause.
Il lavoro dei periti è stato piuttosto capillare a cominciare dallo studio sui licheni che ha permesso di stabilire le zone della provincia a minore o maggiore ricaduta degli effetti della centrale. E in questa fase è stato possibile accertare, per esempio, come la frazione di San Genesio sia quella maggiormente a rischio per la salute pubblica. Un primato finora sconosciuto e che indubbiamente non lascia tranquilli chi in quella frazione a ridosso delle ciminiere tanto contestate dagli ambientalisti cui vive. Ma è proprio da questi elementi che i tecnici sono poi potuti arrivare alla conclusione dell’aumento nella mortalità piuttosto elevato.
Ed è proprio su queste basi che il procuratore Francantonio Granero ha aperto il fascicolo per disastro ambientale, reato contestato a tre manager dell’azienda. Elementi che due mesi fa avevano spinto lo stesso magistrato ad evidenziare come «ci sia stato un danno per la salute pubblica».....

Che qualcosa non sia andato per il verso giusto in quel periodo specifico preso in esame starebbero a dimostrarlo le centinaia di documenti acquisiti la scorsa settimana dai carabinieri del Noe di Genova in missione con la procura nei palazzi romani del ministero, Ispra e Ippc, ossia nella trafila degli organismi incaricati di controllare e vigilare sull’autorizzazione integrata ambientale
. Ma il lavoro non sembra essersi ancora concluso........


08 agosto 2013

AIA TORRE VALDALIGA NORD. IL MOVIMENTO NOCOKE ALTOLAZIO: "SERVONO FATTI CONCRETI"

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Movimento Nocoke Altolazio

CIVITAVECCHIA, AIA. IL MOVIMENTO NOCOKE ALTOLAZIO: "SERVONO FATTI CONCRETI".
Il 28 agosto p.v. si terrà al TAR Lazio la prima udienza del ricorso presentato dal CODACONS per richiedere l’annullamento del decreto AIA 114/2013

Civitavecchia (RM) - Accogliamo con soddisfazione il riaccendersi del dibattito relativo all’approvazione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale di TVN e l’estendersi della consapevolezza, seppur tardiva per taluni, della necessità che tale provvedimento, estremamente peggiorativo delle condizioni di esercizio della centrale, vada rivisto. 
 E certo ci auguriamo che le diverse sollecitazioni inviate al Governo e Parlamento con la presentazione di mozioni ed interpellanze, possano convincere il Ministro dell’Ambiente, in qualità di titolare del ministero individuato dalla legge quale “autorità competente”, viste le tante irregolarità del provvedimento, a disporne con urgenza il riesame.
Ma la celerità con cui l’AIA Dec-Min 114 del 5 aprile 2013 è stata approvata, l’esperienza accumulata in tanti anni di lotte e la scarsa gamma di possibilità offerte dalla normativa vigente per riesaminare/rinnovare un provvedimento di AIA ormai approvato, non ci rendono particolarmente ottimisti circa le possibilità di un esito positivo di tali iniziative..
Vi sono però alcuni passaggi che, se veramente si vuole agire per arginare gli effetti nefasti del nuovo provvedimento, risultano imprescindibili e che soprattutto coloro che siedono nelle maggioranze comunali e regionali possono porre in essere.

Aggiungi didascalia
Il 28 agosto p.v. si terrà al TAR Lazio la prima udienza del ricorso presentato dal CODACONS per richiedere l’annullamento del decreto AIA 114/2013, che, è bene sottolinearlo, non è un protocollo d’intesa ed è nettamente peggiorativo del precedente provvedimento 970/2009. Tale ricorso è presentato avverso tutte le amministrazioni che hanno espresso parere positivo in seno alla Conferenza dei Servizi, compresi il Comune di Civitavecchia e la Regione Lazio
Sarebbe bene che entrambi gli enti non si costituissero contro il Codacons e motivassero la loro mancata costituzione con il mancato rispetto delle Migliori Tecniche Disponibili (Monossido) e del Piano di qualità dell’Aria (percentuale di zolfo nel carbone). Ed anzi su questo ultimo punto sarebbe auspicabile che il Consiglio Regionale del Lazio chiarisse, una volta per tutte, che non sono ammissibili deroghe, se non espressamente previste, ai propri strumenti di pianificazione, quale il Piano di Qualità dell’Aria. Atti questi che consentirebbero effettivamente di richiedere il riesame del provvedimento AIA 114/2013 e che, unitamente al pretendere il rispetto delle prescrizioni della Valutazione d’Impatto Ambientale, (ricordiamo propedeutiche all’esercizio della centrale) permetterebbero di frenare l’arroganza di ENEL rispetto al territorio, resa evidente anche dall’ultimo in commentabile comunicato dell’ente energetico.

Ben prima della Conferenza dei Servizi, presentammo una petizione indirizzata al Sindaco Tidei, ed inviata a tutti i consiglieri comunali, in cui si chiedeva un impegno importante proprio sui temi che oggi costituiscono le criticità più gravi dell’AIA, ovvero (quantità di carbone utilizzabile, ore di funzionamento, limiti emissivi per il monossido di carbonio e percentuale di zolfo); allora fummo da tutti inascoltati.  



Auspichiamo che oggi queste nostre parole non cadano nel vuoto ma vengano utilizzate da tutti coloro che hanno deciso di adempiere al proprio ruolo di tutela della salute dei cittadini in maniera fattiva.
Per tentare di frenare il grave inquinamento che sta decimando la nostra comunità non bastano le dichiarazioni di intenti, servono fatti concreti. Noi siamo disponibili a collaborare con tutti coloro che tali fatti concreti vogliano porre in essere.

27 giugno 2013

Centrale di Saline Joniche, depositato alla Segreteria del TAR del Lazio il ricorso ......proposto dalla Regione Calabria


Leggi su Regione Calabria

Centrale di Saline Joniche, depositato alla Segreteria del TAR del Lazio il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla Regione Calabria

E’ stato depositato presso la Segreteria del TAR del Lazio il ricorso per motivi aggiunti proposto dalla Regione Calabria  per ottenere l’annullamento del decreto del Ministro dell’Ambiente n. 115, del 5 aprile 2013, con il quale è stata dichiarata la compatibilità ambientale e concessa l’autorizzazione integrata ambientale per il progetto della centrale di 1320 Mw, alimentata a carbone, di Saline Joniche.
Il ricorso per motivi aggiunti si ricollega direttamente ed immediatamente a quello già proposto dalla Regione dinnanzi al medesimo TAR del Lazio per impugnare il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che, decidendo sul contrasto tra Ministero dei Beni Culturali, che aveva espresso parere negativo, e Ministero dell’Ambiente, aveva dichiarato la compatibilità ambientale dell’intervento proposto dalla società S.E.I. S.p.A.
Quest’ultimo decreto, in particolare, era stato trasmesso per la registrazione alla Corte dei Conti che, sospendendo l’iter della registrazione, ha richiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri numerosi chiarimenti in ordine alla legittimità del provvedimento.
Tra i punti di criticità evidenziati nella richiesta della Corte dei Conti assume specifico rilievo quello relativo alla mancata intesa con la Regione Calabria che, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale e la normativa che disciplina la concessione dell’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio di impianti della potenza come quella prevista per la centrale di Saline, costituisce un presupposto essenziale per potersi far luogo all’autorizzazione.

.....Per evitare ogni potenziale pregiudizio derivante dalla sua esecuzione, viene chiesta la sospensione del provvedimento impugnato evidenziandosi, al riguardo, le numerose lacune ed irregolarità di un iter rispetto censurato innanzi al TAR del Lazio oltre che dalla Regione, dagli altri enti locali interessati, associazioni ambientaliste, associazioni di produttori agricoli, che hanno proposto ricorsi autonomi ed anche interventi adesivi a quello proposto già dalla Regione.
Leggi l'articolo integrale
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Tratto da Il Corriere della Sera

Calabria ricorre al Tar contro centrale a carbone

27 Giugno 2013 
La Regione Calabria ricorre al Tar del Lazio contro la centrale a carbone di Saline Joniche (Rc), autorizzata dal governo ma contestata da organizzazioni ambientaliste, cittadini, enti locali e dalla Corte dei Conti che aveva sospeso l'iter della registrazione. La centrale dovrebbe bruciare carbone per produrre fino a 1320 MW di energia elettrica, ed era stata autorizzata dal ministero dell'Ambiente pur con il parere negativo da parte del ministero dei Beni Culturali. 
Tra i punti di criticita' ha forte importanza la mancata intesa con la Regione che, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale e la normativa, e' un presupposto essenziale.
In questo caso l'intesa e' mancata del tutto: la Regione ha sempre ribadito di non poter dare l'assenso la costruzione sul proprio territorio di centrali a carbone, dato che il piano energetico regionale ne prevede il divieto a favore delle rinnovabili, e dato che la Calabria produce gia' piu' energia elettrica di quanta ne consumi.
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Leggi anche su ZOOMSUD

Reggio Calabria CENTRALE SALINE: 

Associazioni Area Grecanica-No Carbone presentano presentano ricorso al Tar-

..........Mancando il potere al Ministero dell’Ambiente nessuna richiesta poteva essere avanzata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e, pertanto, il DPCM da questo emesso è da considerare radicalmente illegittimo, così come il successivo Decreto del Ministero dell’Ambiente quale atto conseguente, in quanto emesso nell’esercizio del potere sostitutivo in una fattispecie nella quale il richiedente non aveva il potere di decidere. 

In relazione al periculum, va rilevato come, le opere autorizzate, e dunque non solo la centrale ma anche i connessi 100 km di elettrodotto, presuppongono lavori idonei a modificare in modo irrimediabile il territorio che, dunque, anche e soprattutto qualora la decisione nel merito intervenisse ad opere già avviate, risulterebbe irrimediabilmente danneggiato e modificato con ogni conseguenza paesaggistica, economica e sociale.