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05 giugno 2020

L'umanità vive una crisi che non è solo economica e finanziaria ma è anche ecologica, educativa, morale, umana....

Tratto da Peacelink

La crisi che viviamo contiene anche delle opportunità

L'umanità vive una crisi che non è solo economica e finanziaria ma è anche ecologica, educativa, morale, umana
Papa Francesco
Papa FrancescoUno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso.  
In questo quadro, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine.
Il principio della massimizzazione del profitto, che tende ad isolarsi da qualsiasi altra considerazione, è una distorsione concettuale dell’economia: se aumenta la produzione, interessa poco che si produca a spese delle risorse future o della salute dell’ambiente; se il taglio di una foresta aumenta la produzione, nessuno misura in questo calcolo la perdita che implica desertificare un territorio, distruggere la biodiversità o aumentare l’inquinamento. Vale a dire che le imprese ottengono profitti calcolando e pagando una parte infima dei costi.
La politica e l’economia tendono a incolparsi reciprocamente per quanto riguarda la povertà e il degrado ambientale. Ma quello che ci si attende è che riconoscano i propri errori e trovino forme di interazione orientate al bene comune. Mentre gli uni si affannano solo per l’utile economico e gli altri sono ossessionati solo dal conservare o accrescere il potere, quello che ci resta sono guerre o accordi ambigui dove ciò che meno interessa alle due parti è preservare l’ambiente e avere cura dei più deboli.
Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione.
Fonte: Laudato s

07 luglio 2018

Minambiente AMBIENTE, LE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE SERGIO COSTA

Tratto da Minambiente

AMBIENTE, LE LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTRO DELL'AMBIENTE SERGIO COSTA


Caro Presidente, Cari Senatori,

vi ringrazio per l’opportunità che mi date nel presentare le linee programmatiche del mio Ministero.
Gli impegni e gli obiettivi del lavoro che ho iniziato subito dopo il giuramento seguiranno, nel massimo rispetto, il contratto di governo e le indicazioni che il Parlamento vorrà darmi, nel corso del mio mandato, mediante gli strumenti di indirizzo politico previsti dai regolamenti.
I temi ambientali, è evidente, rappresentano la maggiore sfida che si pone all’uomo che guarda al futuro. Dalle scelte e dai comportamenti di ogni singola persona, di ciascuno di noi cittadini, guidati dalle regole istituzionalizzate nell’ordinamento, dipende il sottile equilibrio tra uomo e ambiente, necessario a salvaguardare la vita di tutti e la sopravvivenza delle prossime generazioni. 
Nel mio mandato voglio dare mola rilevanza proprio a questo:
  • a sensibilizzare i cittadini sull’importanza di collaborare tra di loro e con le istituzioni affinché il loro presente e il futuro dei loro figli si aprano alle tematiche verdi, non solo come sfida culturale ma anche come opportunità sociale ed economica.

Affrontare le grandi sfide poste dalla comunità globale è un dovere che ritengo dobbiamo tutti insieme assumerci nei confronti dei più giovani, affinché possano ereditare un mondo più sostenibile e culturalmente più ricettivo alle necessità dell’ambiente.
Dobbiamo avere il coraggio di agire ora, di scegliere oggi per evitare di scaricare sui nostri figli i costi del non-intervento.
La nostra deve essere una scelta ultima e non procrastinabile, dai cui effetti dipende il futuro del pianeta: un dovere intergenerazionale ci impone oggi di scegliere, di collaborare con tutti gli attori della comunità internazionale e di farlo senza alcuna esitazione su tematiche complesse, come:
  • l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Il clima è un bene comune la cui necessità di preservazione ha importanti implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, su cui è necessario sensibilizzare tutti i cittadini. I Paesi sottoscrittori della Convenzione Quadro sulla Lotta ai Cambiamenti Climatici con l’Accordo di Parigi hanno concordato limitazioni volontarie alle emissioni globali di gas per limitare al di sotto dei 2° l’aumento della temperatura, un contributo fattuale per la riduzione degli inquinanti nell’atmosfera che avrà bisogno di essere rafforzato con obiettivi più ambiziosi e vincolanti;
  • la questione della desertificazione e dell’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto dell’acqua. Le stime per il futuro elaborate dal segretariato della Convenzione per la Lotta alla Desertificazione ci dicono che più di un quarto delle terre del pianeta è minacciato da degrado, desertificazione e siccità. Secondo i dati pubblicati ieri dall’ISPRA, sulla base del monitoraggio operato dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, in relazione alle variazioni climatiche in Italia degli ultimi decenni, il 2017 è stato il secondo anno più secco dal 1961. In questo contesto, l’accesso all’acqua, sia per uso domestico sia per fini produttivi, rappresenta un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani ed è nostro dovere garantirlo a tutti i livelli di governo e decisione;
  • la perdita di biodiversità, rispetto alla quale operano gli strumenti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica, è un fenomeno che ci impone uno sforzo collettivo per impedire l’impoverimento degli ecosistemi terrestri e marini a causa dell’intervento umano, troppo spesso indiscriminato. L’IUCN, l’Unione mondiale per la conservazione della natura, ha stimato per il nostro Paese una perdita di specie pari allo 0,5% annuo, con il 20% a rischio estinzione. Le specie animali e vegetali vanno difese e protette in quanto rappresentano risorse inestimabili non solo per l’alimentazione, l’agricoltura o la cura di malattie, ma, soprattutto, in termini culturali;
  • lo sviluppo sostenibile, obiettivo complesso, articolato a livello internazionale dalle Nazioni Unite nei 17 Obiettivi per lo sviluppo dell’Agenda 2030, ha come fine ultimo quello di sostenere la lotta alle ineguaglianze verso uno sviluppo sociale ed economico più duraturo e capace di assicurare a tutti un mondo più vivibile, sensibile alle problematiche ambientali, funzionale a costruire società pacifiche e inclusive.
Il dialogo e l’accordo di tutti gli attori in campo a livello mondiale è una necessità per contribuire nel migliore dei modi ad affrontare queste sfide, promuovendo politiche di efficienza delle risorse e che si basano su una prospettiva virtuosa di promozione dei principi ambientali e di moltiplicazione delle occasioni di crescita per il sistema Paese. D’altronde, come ha affermato Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, “l’umanità è un popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune”.

Si tratta di sfide che l’Italia non può affrontare da sola ma deve saper porre e negoziare in primo luogo in ambito di Unione Europea. Solo se saremo forti e chiari in Europa nel porre le questioni ambientali, potremmo pensare di esserlo a livello mondiale.
Ed è per questo che già durante l’ultimo Consiglio dei Ministri dell’Ambiente dell’Unione Europea, tenutosi lo scorso 25 giugno a Lussemburgo, ho voluto porre l’attenzione di tutti i colleghi e dei Commissari europei competenti sulla necessità di essere più ambiziosi su tali sfide guardando al futuro.
Pensare verde, ragionare sulle questioni quotidiane in termini di impatto e rilevanza ambientale vuol dire:
  • proteggere i diritti e la dignità delle persone, come ho sottolineato nel dibattito sulla direttiva sull’acqua pubblica, per difendere l’inviolabile necessità di accesso all’acqua, la cui natura di bene comune è già stata sancita in Italia dal referendum del 2011,
  • offrire nuove opportunità di sviluppo sociale ed economico alle comunità e soprattutto ai giovani, e riguardo a questo ho ribadito la necessità di accelerare la transizione verso industrie verdi e sostenibili, come nel caso del dibattito sulle emissioni legate al trasporto leggero su cui la proposta italiana è stata quella di incrementare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto al 40% al 2030, imponendone l’abbattimento del 15% al 2025 e fissando un termine ulteriore al 2035.
Sarà nostro dovere lavorare per migliorare nel prossimo futuro i risultati finora raggiunti, continuare a innescare e favorire processi virtuosi di sviluppo economico sostenibile, basati soprattutto su innovazione, start up e impresa giovanile, anche nelle isole minori, nei piccoli comuni e nelle aree di montagna e collina alta, ricche di risorse naturali e culturali che, nonostante ciò, rimangono gravate da ritardo di sviluppo, spopolamento e invecchiamento della popolazione, con conseguente degrado ambientale e fenomeni di dissesto.
Per questo chiederemo anche in sede europea, come previsto dal contratto di governo, che siano rispettati i limiti indicati dal principio di sostenibilità:                       
  • per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazione;                                           
  • per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).
  • Continua su     Minambiente

Terzo anniversario di Laudato Si’. Papa Francesco: «Pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie.... e sporcizia

Tratto da greenreport

Terzo anniversario di Laudato Si’. Papa Francesco: «Pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie, deserti e sporcizia»


Il discorso integrale di Papa Francesco alla conferenza "Saving our Common Home and the Future of Life on Earth”. In corso in Vaticano

E’ iniziata in Vaticano e si concluderà donani in Vaticano la conferenza "Saving our Common Home and the Future of Life on Earth”.per celebrare il terzo anniversario della pubblicazione dell’enciclica Laudato Si. Tra i Tra i partecipanti alla conferenza  figurano:  Papa Francesco; il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano; Jade Mameister, la più giovane sciatrice in entrambi 
Qui  il testo integrale del discorso di Papa Francesco che ha dato il via alla Vaticano la conferenza”:Leggi tutto 

05 luglio 2018

Città del Vaticano :Laudato si’: salvare la Casa comune,e il futuro della vita

Tratto da Vaticannews
Laudato si’: salvare la Casa comune,e il futuro 
della vita

Si apre domani in Vaticano, a circa tre anni dall’Enciclica di Papa Francesco sulla cura del creato, la conferenza internazionale "Salvare la nostra Casa comune e il futuro della vita sulla Terra "
Cristiane Murray e Salvatore Tropea – Città del Vaticano


Quasi tre anni dopo la pubblicazione della lettera enciclica Laudato si’,
risuonano ancora le parole di Papa Francesco sulla cura del creato: “che tipo
di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai
bambini che stanno crescendo?”. È su questa scia che si innesta la conferenza internazionale "Salvare la nostra Casa comune e il futuro della vita sulla Terra" da domani e per due giorni al via in Vaticano, presso l’Aula Nuova del Sinodo.


Dare l’esempio con buone pratiche

L’evento, ideato e organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo
Umano Integrale, è stato presentato lo scorso 26 giugno nella Sala Stampa
della Santa Sede. In quell’occasione il cardinale Peter Turkson e la dott.ssa
Flaminia Giovanelli, rispettivamente prefetto e sottosegretario del Dicastero, sottolinearono il tema portante dell’intera conferenza, ovvero riuscire “a dare l’esempio con buone pratiche”.
La due giorni in Vaticano, infatti, si propone di porre le basi per passare dall'insegnamento della Laudato si', all'azione su tutti i fronti e livelli, quello individuale, sociale, politico ed ecclesiale.
Inoltre, non parteciperanno solo gli esperti del settore, ma anche giovani e
alcuni rappresentanti dei popoli indigeni.....

La Laudato si’ ha cambiato la Chiesa
L’incontro celebrerà appunto la Laudato si’ che “ha letteralmente cambiato
il corso della storia della Chiesa nel campo ambientale”. Ne è convinto padre
Dario Bossi, missionario comboniano da anni impegnato in Brasile contro
lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie (Ascolta l’intervista a padre
Bossi sulla conferenza Saving our Common Home). “In questo incontro –
afferma il sacerdote – vogliamo mostrare il tema della terra, dell’estrattivismo
e dei conflitti legati a questo. Portare tutte queste situazioni – sottolinea – ci
porta ad interpretare la Laudato si’ a partire dal grido della gente, a partire dalle urgenze effettive.
Come dice Papa Francesco, continua padre Bossi,
“bisogna ripensare questo modelli affinché smetta di generare morte”.

09 giugno 2018

Il Papa: «L’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà»

Tratto da Il Secolo XIX 
Papa Francesco:«La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!».

Città del Vaticano - Due anni e mezzo dopo l’accordo di Parigi, «le emissioni di CO2 e le concentrazioni atmosferiche dovute ai gas-serra sono sempre molto alte. Questo è piuttosto inquietante e preoccupante». Così Papa Francesco in Vaticano con i partecipanti al Simposio dirigenti imprese del settore petrolifero, del gas naturale e di altre attività collegate all’energia.
Secondo Bergoglio «destano preoccupazione anche le continue esplorazioni per nuove riserve di combustibile fossile». «Ecco perché c’è bisogno di discutere insieme - industriali, investitori, ricercatori e utenti - riguardo alla transizione e ricerca di alternative», ha detto. «La civiltà richiede energia, ma l’uso dell’energia non deve distruggere la civiltà!».
«L’individuazione di un adeguato mix energetico è fondamentale per combattere l’inquinamento, sradicare la povertà e promuovere l’equità sociale», ha sottolineato Francesco nell’udienza ai partecipanti al Simposio per i dirigenti delle principali imprese del settore petrolifero, del gas naturale e di altre attività imprenditoriali collegate all’energia svoltosi in Vaticano .
“Questi aspetti spesso si rafforzano a vicenda - ha spiegato -, dal momento che la cooperazione in campo energetico è destinata ad incidere sull’alleviamento della povertà, sulla promozione dell’inclusione sociale e sulla tutela ambientale». Secondo il Pontefice, «gli strumenti fiscali ed economici, il trasferimento di capacità tecnologiche e in genere la cooperazione regionale e internazionale, come l’accesso all’informazione, dovrebbero essere congruenti con tali obiettivi, che non vanno considerati frutto di una particolare ideologia, ma obiettivi di civiltà, che promuovono anche la crescita economica e l’ordine sociale». 
«Uno sfruttamento ambientale che invece non consideri le questioni di lungo periodo - ha aggiunto - potrebbe solo tentare di favorire una crescita economica a breve termine, ma con un sicuro impatto negativo in un arco temporale più ampio, incidendo sull’equità intergenerazionale così come sul processo di sviluppo». «È sempre necessaria - ha detto ancora papa Bergoglio - una oculata valutazione dell’impatto ambientale delle decisioni di natura economica, per considerare bene i costi umani e ambientali a lungo termine, coinvolgendo il più possibile nei processi decisionali le istituzioni e le comunità locali»


Papa ai petrolieri: “Non si può mettere in pericolo la Terra per avere più energia”Leggi  

Leggi anche su tgcom24

Il Papa alle imprese petrolifere: "Siete responsabili di poveri e ambiente"

Bergoglio ha sfidato i partecipanti allʼincontro a usare la loro "audace immaginazione" e a creare strade che tengano conto dei più poveri, delle diverse specie e di tutto lʼecosistema

08 febbraio 2018

summit del Global catholic climate movement ad Assisi: disinvestire dai combustibili fossili

Tratto da greenreport

Il Movimento cattolico mondiale per il clima ad Assisi: disinvestire dai combustibili fossili

Campagna internazionale con l’adesione di 40 istituzioni e organizzazioni cattoliche di tutto il mondo
[8 febbraio 2018]
Si è conclusa nella città di San Francesco la tre giorni del Global catholic climate movement (Movimento cattolico mondiale per il clima ), ospitata dall’Istituto Serafico di Assisi, che ha indicato i temi prioritari e stilato una  road map di avvicinamento agli obiettivi della campagna internazionale per il disinvestimento dalle fonti fossili.
L’Istituto Serafico di Assisi, dove si è tenuto il summit del Global catholic climate movement,  è un centro specializzato nella ricerca medico-scientifica e riabilitazione di giovani con disabilità fisiche, psichiche e sensoriali.....
Gli organizzatori del meeting al quale hanno partecipato delegati provenienti da Polonia, Argentina, Ecuador, Brasile, Usa e Italia, ricordano che «Sono passati quattro mesi da quando 40 istituzioni e organizzazioni cattoliche in rappresentanza di ogni parte del pianeta hanno annunciato di aver abbondonato il sostegno finanziario ai combustibili fossili e gettato le basi per un’economia a impatto zero di carbonio. Proprio ad Assisi, città di San Francesco e luogo sacro profondamente significativo per 1,2 miliardi di cattolici in tutto il mondo, meta ogni anno di numerosi pellegrinaggi, tre diverse organizzazioni religiose il Sacro Convento, la Diocesi e l’Istituto Serafico di Assisi hanno scelto di aderire alla campagna sulla base anche degli insegnamenti di Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì, che sottolinea l’importanza di dar vita a un modello che sia più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e che preveda un’accelerazione  nel processo di transizione dalle fonti fossili di energia a quelle rinnovabili».
Si è trattato di una tre giorni all’insegna della condivisione, dei contatti con il mondo religioso e delle istituzioni e un primo lavoro di stesura di azioni ed obiettivi che vedrà sia la città di Assisi che il Serafico come fulcro delle attività del Movimento in Italia, con l’obiettivo costante di vedere l’enciclica  Laudato Si’  di Papa Francesco tradotta in buone prassi, azioni e iniziative a salvaguardia del creato e dell’ambiente dove viviamo.....

24 novembre 2017

Il Papa e il Patriarca Bartolomeo scrivono alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Tratto da La Voce

Il Papa e il Patriarca scrivono alla Conferenza Onu sui cambiamenti climatici

Si è conclusa nei giorni scorsi a Bonn la Cop23, la 23a Conferenza dell’Onu sui cambiamenti climatici. Il ‘Papa dell’ecologia’, Francesco, ha espresso soddisfazione per i contenuti dell’assise, ma anche seria preoccupazione sull’efficacia degli impegni presi, se non verranno supportati da una “coscienza responsabile” condivisa da tutti gli Stati.
Fin dallo storico Accordo di Parigi del 2015 – ha ricordato il Papa – è stato indicato “un chiaro percorso di transizione verso un modello di sviluppo economico a basso o nullo consumo di carbonio, incoraggiando alla solidarietà e facendo leva sui forti legami esistenti tra la lotta al cambiamento climatico e quella alla povertà. Tale transizione viene poi ulteriormente sollecitata dall’urgenza climatica che richiede maggiore impegno da parte dei Paesi, alcuni dei quali dovranno cercare di assumere il ruolo di guida di tale transizione, avendo ben a cuore le necessità delle popolazioni più vulnerabili”.
Per il futuro, “dovremmo evitare di cadere in questi quattro atteggiamenti perversi, che certo non aiutano alla ricerca onesta e al dialogo sincero e produttivo sulla costruzione del futuro del nostro pianeta: negazione, indifferenza, rassegnazione e fiducia in soluzioni inadeguate.
D’altronde, non ci si può limitare alla sola dimensione economica e tecnologica: le soluzioni tecniche sono necessarie ma non sufficienti; è essenziale e doveroso tenere attentamente in considerazione anche gli aspetti e gli impatti etici e sociali del nuovo paradigma di sviluppo e di progresso nel breve, medio e lungo periodo.

02 aprile 2017

Radio Vaticana- Stati Uniti, appello dei vescovi alla tutela dell’ambiente

Tratto da Radio Vaticana

Stati Uniti, appello dei vescovi alla tutela dell’ambiente 

“La Conferenza episcopale degli Stati Uniti, in unità con Papa Francesco, sostiene fortemente la salvaguardia dell’ambiente e chiede costantemente al Paese di ridurre le emissioni di carbonio”: così i vescovi statunitensi rispondono all’ordine esecutivo varato il 28 marzo dal presidente Usa Donald Trump. Una decisione che, spiegano i presuli in una nota a firma di mons. Frank J. Dewane, presidente del Comitato per la Giustizia Interna e lo Sviluppo umano, “annulla e indebolisce numerose protezioni ambientali e smantella il programma nazionale progettato per ridurre le emissioni di carbonio dalle centrali elettriche del 32% entro il 2030”.
Occorre un piano di tutela per la persona e la natura
“Tale ordine esecutivo – si legge – mette in pericolo una serie di tutele ambientali, senza l’adozione di un piano che sia in grado di garantire una salvaguardia adeguata per le persone e per il Creato”. Inoltre, questa decisione - ribadiscono i vescovi -  implica che “purtroppo, sarà improbabile che gli Stati Uniti raggiungano gli obiettivi previsti sia a livello nazionale che internazionale”.
Approccio sia integrale

“Le politiche – scrive ancora mons. Dewane – devono essere in favore sia della crescita del Paese che della tutela dell’ambiente”, nell’ottica di “un approccio integrale che rispetti le esigenze dell’uomo e della natura”. Tanto più che – aggiungono i presuli – “molti Stati hanno già fatto grandi progressi verso gli obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio” e si tratta di iniziative che “dovrebbero essere incoraggiate, non ostacolate”.

Ascoltare il grido della terra e dei poveri

Infine, ricordando quanto scrive Papa Francesco nell’Enciclica “Laudato si’ sulla cura della casa comune”, la Conferenza episcopale statunitense esorta a dare ascolto al “grido della terra ed al grido dei poveri”, in particolare “dei più vulnerabili”. (I.P.)

07 ottobre 2016

Peacelink Ilva e Studio Forastiere:"Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti".

Tratto da Peacelink
Ilva e Studio Forastiere

PeaceLink: "Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti"

Emissioni Ilva notturne
I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Riteniamo positivo il ricorso alla Corte Costituzionale del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciato oggi contro l'ultima legge Salva-Ilva.
3 ottobre 2016 - Associazione PeaceLink

Comunicato di PeaceLink

In queste ore il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, pediatra per professione, sarebbe dovuto esplodere di rabbia per i nuovi dati epidemiologici, quelli terribili presentati a Bari, che evidenziano uno stato di sofferenza sanitaria scaricata dalle emissioni inquinanti sui più deboli e sui più esposti. Parliamo dell'eccesso di ricoveri per di bambini fra 0 e 14 anni: +24% nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI.

E i parlamentari tarantini che hanno votato le leggi salva-Ilva avrebbero dovuto inginocchiarsi e chiedere scusa ai cittadini.Fumo dal camino E-312 dell'ILVA

Ma ai dati terribili corrisponde la terribile e silenziosa indifferenza dei responsabili di tanti anni di governo.

I dati presentati oggi a Bari dal dottor Francesco Forastiere dimostrano scientificamente per la seconda volta che all’aumentare dei valori di PM10 industriale (polveri sottili) tende a seguire un aumento della mortalità nei quartieri vicini all'ILVA (Tamburi, Paolo VI, città Vecchia, Borgo). 

La prima volta che venne dimostrata scientificamente tale correlazione fu nel 2012 e la magistratura sequestrò gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, senza facoltà d'uso.

Il fatto che alla minore produzione dell'ILVA corrispondano oggi minori impatti sulla salute non significa che essi siano accettabili, in quanto sono comunque abbondantemente sopra il livello di normalità. Taranto infatti si qualifica come area critica dove ci si ammala di più e dove si muore di più, facendo i confronti con il resto della Puglia. Lo confermano i dati recentemente presentati da PeaceLink sugli anni di vita persi ogni anno dai tarantini (1340 in media rispetto alla media pugliese). I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Quanti altri studi dovremo attendere?

Lo "Studio Forastiere 2" conferma e aggiorna quanto già evidenziato nella perizia presentata al Tribunale di Taranto nel 2012 dallo stesso dottor Forastiere. 

Vi è un equivoco di fondo di cui si nutre oggi la malapolitica e la cattiva coscienza di chi l'ha servita a capo chino. "Si muore per colpa del passato", sentiamo ripetere. Non è vero: si muore anche per colpa del presente.
Chi muore di infarto in presenza di concentrazioni dannose del PM10 industriale muore per il PM10 di oggi e non di trenta anni fa.

Su questo lo "Studio Forastiere" è chiaro.

Le esposizioni sia recenti sia passate sarebbero associate non solo ad effetti a lungo termine ma anche ad effetti mortali a breve termine, ossia ictus e infarti attribuibili ai livelli di concentrazione del PM10 industriale. Lo studio conferma ancora una volta il nesso fra mortalità nelle aree contigue all'ILVA e valori di particolato inalabile, caratterizzato a Taranto da una miscela tossica che differenzia in peggio le polveri di Taranto da quelle di altre città.

Sono tutte cose su cui il Papa non può fare nulla, ma il sindaco sì. Eppure abbiamo un sindaco che va dal Papa invece di andare da chi ha il potere di fermare la strage.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Secondo comunicato


La giunta regionale della Puglia riunita oggi in seduta straordinaria, ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'ultima legge Salva-Ilva, ossia la legge numero 151/2016, che ha convertito l’ultimo decreto legge sull'Ilva.

Apprezziamo questa scelta della Giunta regionale che ha dimostrato di voler esercitare i poteri conferiti dalla Costituzione a tutela dei diritti dei cittadini di Taranto.
Per PeaceLink

Antonia Battaglia
Fulvia Gravame
Luciano Manna
Alessandro Marescotti

Leggi anche 

Taranto, Ilva: lo studio integrale aggiornato presentato oggi


Questa ricerca integra e aggiorna la perizia presentata nel 2012 al Tribunale di Taranto.  Confermata la gravità della situazione sanitaria anche dopo le leggi Salva Ilva

Peacelink Ilva e Studio Forastiere:"Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti".

Tratto da Peacelink
Ilva e Studio Forastiere

PeaceLink: "Terribile indifferenza di chi poteva fermare quelle morti"

Emissioni Ilva notturne
I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Riteniamo positivo il ricorso alla Corte Costituzionale del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano annunciato oggi contro l'ultima legge Salva-Ilva.
3 ottobre 2016 - Associazione PeaceLink

Comunicato di PeaceLink

In queste ore il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, pediatra per professione, sarebbe dovuto esplodere di rabbia per i nuovi dati epidemiologici, quelli terribili presentati a Bari, che evidenziano uno stato di sofferenza sanitaria scaricata dalle emissioni inquinanti sui più deboli e sui più esposti. Parliamo dell'eccesso di ricoveri per di bambini fra 0 e 14 anni: +24% nel quartiere Tamburi, +26% nel quartiere Paolo VI.

E i parlamentari tarantini che hanno votato le leggi salva-Ilva avrebbero dovuto inginocchiarsi e chiedere scusa ai cittadini.Fumo dal camino E-312 dell'ILVA

Ma ai dati terribili corrisponde la terribile e silenziosa indifferenza dei responsabili di tanti anni di governo.

I dati presentati oggi a Bari dal dottor Francesco Forastiere dimostrano scientificamente per la seconda volta che all’aumentare dei valori di PM10 industriale (polveri sottili) tende a seguire un aumento della mortalità nei quartieri vicini all'ILVA (Tamburi, Paolo VI, città Vecchia, Borgo). 

La prima volta che venne dimostrata scientificamente tale correlazione fu nel 2012 e la magistratura sequestrò gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, senza facoltà d'uso.

Il fatto che alla minore produzione dell'ILVA corrispondano oggi minori impatti sulla salute non significa che essi siano accettabili, in quanto sono comunque abbondantemente sopra il livello di normalità. Taranto infatti si qualifica come area critica dove ci si ammala di più e dove si muore di più, facendo i confronti con il resto della Puglia. Lo confermano i dati recentemente presentati da PeaceLink sugli anni di vita persi ogni anno dai tarantini (1340 in media rispetto alla media pugliese). I dati presentati stamattina alla presenza del Presidente della Regione Puglia Michele Emiliano confermano e rafforzano l'azione della magistratura, che mantiene sotto sequestro gli impianti dell'area a caldo dell'ILVA, e danno torto marcio a chi sostiene che attualmente la situazione sia accettabile e priva di pericoli significativi per la salute. Il pericolo invece c'è e i danni pure. Quanti altri studi dovremo attendere?

Lo "Studio Forastiere 2" conferma e aggiorna quanto già evidenziato nella perizia presentata al Tribunale di Taranto nel 2012 dallo stesso dottor Forastiere. 

Vi è un equivoco di fondo di cui si nutre oggi la malapolitica e la cattiva coscienza di chi l'ha servita a capo chino. "Si muore per colpa del passato", sentiamo ripetere. Non è vero: si muore anche per colpa del presente.
Chi muore di infarto in presenza di concentrazioni dannose del PM10 industriale muore per il PM10 di oggi e non di trenta anni fa.

Su questo lo "Studio Forastiere" è chiaro.

Le esposizioni sia recenti sia passate sarebbero associate non solo ad effetti a lungo termine ma anche ad effetti mortali a breve termine, ossia ictus e infarti attribuibili ai livelli di concentrazione del PM10 industriale. Lo studio conferma ancora una volta il nesso fra mortalità nelle aree contigue all'ILVA e valori di particolato inalabile, caratterizzato a Taranto da una miscela tossica che differenzia in peggio le polveri di Taranto da quelle di altre città.

Sono tutte cose su cui il Papa non può fare nulla, ma il sindaco sì. Eppure abbiamo un sindaco che va dal Papa invece di andare da chi ha il potere di fermare la strage.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink

Secondo comunicato


La giunta regionale della Puglia riunita oggi in seduta straordinaria, ha deliberato di impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l'ultima legge Salva-Ilva, ossia la legge numero 151/2016, che ha convertito l’ultimo decreto legge sull'Ilva.

Apprezziamo questa scelta della Giunta regionale che ha dimostrato di voler esercitare i poteri conferiti dalla Costituzione a tutela dei diritti dei cittadini di Taranto.
Per PeaceLink

Antonia Battaglia
Fulvia Gravame
Luciano Manna
Alessandro Marescotti

Taranto, Ilva: lo studio integrale aggiornato presentato oggi


Questa ricerca integra e aggiorna la perizia presentata nel 2012 al Tribunale di Taranto. 

02 settembre 2016

Wwf: da Papa Francesco parole straordinarie a tutela della natura,

Tratto da Greenreport

Wwf: da Papa Francesco parole straordinarie, quasi un undicesimo comandamento

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.........«Alle tradizionali opere di misericordia corporali e spirituali, Papa Francesco ne ha aggiunta un’altra: “la cura della casa comune”. Lo ha fatto nel messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, celebrata il 1° settembre. Raccogliendo i punti fondamentali dell’enciclica Laudato si’, il Pontefice ha rivolto un pressante invito a “ogni persona che abita questo pianeta”, sollecitando tutti ad ascoltare “tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri” e a fare un serio esame di coscienza riguardo al nostro modo di vivere il mondo che abitiamo».
Secondo la presidente del Wwf Italia Donatella Bianchi, «le parole di Papa Francesco hanno una forza straordinaria e possono essere considerate un monito per tutti, quasi un undicesimo comandamento. Siamo davvero grati al Santo Padre che con grande lucidità, chiarezza e straordinaria perseveranza pone il valore della natura, la Nostra Casa Comune, anche come elemento fondamentale per costruire un futuro migliore per l’intera umanità».
La Bianchi aggiunge che «dopo la profonda e poetica Enciclica Laudato Si’il Papa chiarisce che il ruolo attivo nella salvaguardia della natura da parte dei cristiani non è né secondario né opzionale e nel messaggio di oggi dice esplicitamente che chi danneggia il Creato commette un vero e proprio peccato: questo ha grande rilevanza dal punto di vista morale per tutti, anche per i non credenti. Così come è importante il forte richiamo alla equità verso i poveri e alla giustizia intergenerazionale perché una natura sana è la base per il benessere di tutti. Di qui il richiamo agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile approvati dall’Onu lo scorso anno e all’Accordo di Parigi sul Clima, sui quali il Papa richiama i Governi al “dovere di rispettare gli impegni che si sono assunti” e le imprese a “fare responsabilmente la loro parte”. 
Ma esorta anche i cittadini alla mobilitazione per esigere che questo avvenga, “anzi che si miri a obiettivi sempre più ambiziosi”».
La presidente del Wwf Italia sottolinea che «il Santo Padre richiama all’impegno all’esercitare concretamente, tutti i giorni, un profondo rispetto per la natura ed un concreto impegno a salvaguardarla e tutelarla: è lo stesso impegno che il WWF, da anni, porta avanti in tutto il mondo sollecitando cittadini, imprese, istituzioni e governi a fare la propria parte – conclude la Bianchi -.
Adesso le parole del Santo Padre devono trovare ascolto ed è compito di tutti far sì che il suo messaggio trovi attuazione nelle azioni quotidiane dei cittadini come dei governi per salvare il pianeta e con esso l’umanità”».......