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27 maggio 2017

Recommon: Video - L’Anima nera dell’Italia

Tratto da http comune-info.net

Video - L’Anima nera dell’Italia


Re:Common lancia oggi il suo video “L’Anima Nera dell’Italia” sulla maledizione del carbone, in concomitanza con il G7 di Taormina, che tra i punti in agenda ha i temi ambientali e la lotta al cambiamento climatico.



Mentre a Taormina si apre quello che alcuni definiscono come il vertice “più impegnativo” degli ultimi anni per i 7 “grandi” della terra, Re:Common lancia “L’anima nera dell’Italia”. E’ un nuovo video realizzato per denunciare l’attività delle imprese che, nel territorio nazionale e all’estero (in Montenegro, in particolare), continuano a gestire centrali a carbone altamente inquinanti, nonostante ne siano ormai riconosciuti da tutti i danni ambientali. Le comunità locali  hanno già pagato un prezzo troppo alto “allo sviluppo”, le alternative energetiche e di sviluppo locale non possono che escludere gli altri combustibili fossili, a cominciare dal gas naturale
di Luca Manes*
Prodotto dall’associazione e realizzato dai documentaristi Mario e Stefano Martone e da Fosco d’Amelio, il video di 9 minuti mostra come imprese italiane, nel nostro Paese e all’estero (nella fattispecie in Montenegro) gestiscano ancora centrali a carbone altamente inquinanti, nonostante siano universalmente riconosciutigli impatti negativi della polvere nera, nonché gli impatti deleteri per il clima del pianeta.
Le recenti dichiarazioni del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda e dell’amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace, che prefigurano uno stop alle centrali a carbone entro un arco di tempo di 10-15 anni, vanno solo parzialmente nella giusta direzione, dal momento che sono troppo generiche e soprattutto lasciano in sospeso alcuni temi di enorme rilievo. In primis la necessità di avere da oggi date certe e molto ravvicinate di chiusura degli impianti inquinanti, a partire dalla mega centrale di Brindisi in cui nessun nuovo investimento andrà fatto, tranne che per lo smantellamento dell’impianto e la bonifica del territorio.
Con questo lavoro Re:Common vuole sollevare da subito anche la questione dei costi per le bonifiche e la mitigazione e compensazione degli effetti nefasti sulla salute della popolazione e sull’ambiente locale causati dalle attività delle centrali, per arrivare a che cosa accadrà nelle comunità dopo la chiusura degli impianti. E soprattutto è necessario da subito discutere con le comunità locali che hanno già pagato un prezzo troppo alto “allo sviluppo” le alternative energetiche e di autentico sviluppo locale sostenibile e democratico per i territori segnati dagli impianti. Alternative che, una volta mandato in “pensione” il carbone, escludano anche gli altri combustibili fossili ed in particolare il gas naturale.
VIDEO

25 maggio 2017

G7 a Taormina, irrompe Greenpeace in difesa del clima con mega striscione:“Climate Justice now”.

Tratto da greenpeace

 

In azione a Taormina! Climate justice now!

Alla vigilia del G7, chiediamo ai leader mondiali di fermare i cambiamenti climatici
I nostri attivisti sono entrati in azione oggi a Taormina, sede del G7 che avrà luogo domani, per ricordare ai capi di governo dei sette Paesi più industrializzati al mondo di mettere in campo azioni più ambiziose per contrastare i cambiamenti climatici. 
Gli attivisti hanno aperto un gigantesco banner di oltre 110 metri quadrati con il messaggio “Climate Justice now”.
Ogni anno 21,5 milioni di persone sono costrette a migrare a causa di siccità, tempeste o alluvioni: si tratta di un numero doppio rispetto al numero di persone costrette a fuggire da guerre e violenza, come documentato dal report “Climate Change, Migration and Displacement”, pubblicato in queste ore da Greenpeace Germania.
I cambiamenti climatici innescano eventi disastrosi che colpiscono più duramente quei Paesi che meno hanno contribuito alle emissioni di gas serra, dando il via a un circolo vizioso: i disastri ambientali rendono più vulnerabili i Paesi colpiti, che diventano così sempre meno capaci di proteggersi dalle catastrofi naturali.
Quest’ingiustizia non potrà che peggiorare se continueremo a bruciare petrolio, carbone e gas, i maggiori responsabili dell’aumento di temperatura sulla Terra! 
I Paesi del G7 devono fare chiarezza con il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump: è inaccettabile che gli Stati Uniti si sottraggano agli impegni assunti per proteggere il clima. 

Il futuro di noi tutti, a cominciare dai milioni di persone che abitano aree vulnerabili alle conseguenze dei cambiamenti climatici, è a rischio: dobbiamo accelerare le politiche in difesa del clima e la transizione verso le energie rinnovabili! 
Fai sentire anche tu la tua voce, firma l'appello rivolto ai leder del G7
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