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01 luglio 2021

Il cambiamento climatico ci sconvolgerà la vita: il nuovo rapporto IPCC. IL PEGGIO DEVE ANCORA VENIRE

Tratto  da  LIBERA CITTADINANZA

Il cambiamento climatico ci sconvolgerà la vita: il nuovo rapporto IPCC

“Il peggio deve ancora venire”, scrivono gli autori del report del panel intergovernativo dell’Onu sul cambiamento climatico. La bozza vista da AFP in anteprima ha toni durissimi e scardina i punti di riferimento tradizionali usati per costruire le politiche climatiche in questi anni

L’impatto del climate change si farà sentire prima di quanto fosse stato previsto

(Rinnovabili.it) – Anche se terremo sotto controllo le emissioni di gas serra, nei prossimi decenni il cambiamento climatico modificherà profondamente la vita sulla Terra. L’impatto del climate change si farà sentire prima di quanto fosse stato previsto.  Le soglie dell’accordo di Parigi non valgono più. Le diseguaglianze cresceranno vertiginosamente se non agiamo subito. “Il peggio deve ancora venire, incidendo sulla vita dei nostri figli e dei nostri nipoti molto più della nostra”. È quanto si legge nella bozza del nuovo rapporto dell’IPCC, il panel intergovernativo dell’Onu sui cambiamenti climatici.

Il nuovo report IPCC sul cambiamento climatico

Sul documento di oltre 4.000 pagine sono riusciti a mettere gli occhi in anteprima i giornalisti dell’AFP. Il rapporto IPCC dovrebbe uscire soltanto nel febbraio del 2022, ma i principali risultati sono già consolidati. L’IPCC infatti costruisce una “summa” della scienza climatica: lo stato dell’arte più aggiornato, con una ponderazione delle previsioni più attendibili, da cui emergono gli scenari di riferimento. È in base a questo documento che le politiche climatiche si devono muovere.

Sui numeri stabiliti dal panel dell’Onu si misura l’ambizione climatica degli Stati. Una bussola per comprendere se stiamo andando nella direzione giusta, e se ci stiamo andando abbastanza veloci. Insomma, un reality check rispetto ai piani di transizione ecologica messi in campo.

Se si tiene a mente questo, il contenuto del rapporto IPCC ha dei toni ancora più drammatici di quanto non sembra a prima vista. E non sembra un caso che in un documento scientifico di questa portata sia usato un linguaggio anche molto crudo, diretto, per nulla ambiguo. Le sfide che abbiamo di fronte sono sistemiche e intrecciate con la nostra vita di tutti i giorni. Il cambiamento climatico è già qui, avverte l’IPCC. E ci stiamo tirando la zappa sui piedi da soli, trasformando i nostri alleati più preziosi in potenziali nemici. Come? Diminuendo la capacità di foreste, oceani e altri ecosistemi di assorbire CO2 e quindi tamponare l’impatto del cambiamento climatico.

Il cambiamento climatico è già qui

Nel resoconto del rapporto fatto dall’AFP, l’agenzia stampa francese evidenzia 4 grandi conclusioni. Primo punto: il cambiamento climatico è già qui. L’IPCC calcola che le temperature globali siano cresciute finora di 1,1°C sui livelli preindustriali. Si tratta, sottolinea, di un valore che innesca già un climate change con effetti molto importanti sulle nostre vite. In pratica il messaggio è che le soglie individuate dall’accordo di Parigi non sono più valide: non bastano a tenerci al riparo. In ogni caso, l’IPCC sottolinea che il riscaldamento globale prolungato anche oltre gli 1,5 gradi Celsius potrebbe produrre “conseguenze progressivamente gravi, lunghe secoli e, in alcuni casi, irreversibili”.

Anche a questa soglia di riscaldamento globale, molte specie sono condannate all’estinzione e diversi ecosistemi sono profondamente degradati. Le condizioni climatiche corrono più veloci, troppo veloci, rispetto alla capacità di animali, piante e ecosistemi di adattarsi al cambiamento climatico.

Il secondo messaggio del rapporto è proprio sull’adattamento: non stiamo facendo abbastanza. “Gli attuali livelli di adattamento saranno inadeguati per rispondere ai futuri rischi climatici”, avverte l’IPCC. Non siamo pronti ad affrontare nemmeno gli scenari che contengono il global warming a 2°C entro il 2050. Tutto ciò punta chiaramente in una direzione: l’aumento delle diseguaglianze. Decine di milioni di persone in più soffriranno la fame, 130 milioni finiranno in povertà estrema. Centinaia di milioni di persone dovranno affrontare inondazioni nelle città costiere, ondate di caldo intollerabili, scarsità d’acqua.

Sul punto di non ritorno

Il terzo messaggio dell’IPCC riguarda i cosiddetti tipping points, i punti di non ritorno climatici. Una questione molto discussa e ancora troppo poco compresa. Per il panel dell’Onu la scienza è sufficientemente concorde: sono un pericolo reale. Perché sono importanti? C’è il pericolo che un cambiamento climatico inneschi impatti multipli e a cascata, come in un effetto domino che destabilizza una catena di ecosistemi. Il rapporto cita lo scioglimento dei ghiacciai in Groenlandia e Antartide, il degrado dell’Amazzonia e lo scioglimento del permafrost siberiano.

Per alcune regioni, in un futuro più immediato di quanto ci si aspettava finora, gli eventi climatici estremi possono colpire in rapida sequenza, dando forma a una sorta di tempesta perfetta. Brasile orientale, Sud-est asiatico, Mediterraneo, Cina centrale e quasi tutte le zone costiere potrebbero trovarsi di fronte, contemporaneamente, a siccità, ondate di calore, cicloni, incendi, inondazioni. L’umanità non sta agendo nel verso giusto, visto che la probabilità di innescare i punti di non ritorno è esacerbata da fenomeni profondamente influenzati dall’uomo come “perdita di habitat e di resilienza, sfruttamento eccessivo, estrazione di acqua, inquinamento, specie non autoctone invasive e dispersione di parassiti e malattie”.

Dobbiamo cambiare la nostra vita

Serve un cambiamento radicale e realmente trasformativo. Questo il quarto messaggio del rapporto IPCC sul cambiamento climatico. Le priorità devono essere evitare che gli scenari peggiori si concretizzino e prepararsi per quegli impatti del climate change che ormai non possiamo più evitare.

Cosa dobbiamo fare? Il rapporto nomina alcuni punti. Conservazione e ripristino dei cosiddetti ecosistemi blue carbon (foreste di alghe e mangrovie). Mangiare meno carne e prodotti animali. Abitudini di consumo più orientate a diete a base vegetale sono in grado di tagliare le emissioni legate al cibo anche del 70% entro il 2050.

“Abbiamo bisogno di un cambiamento trasformativo che operi su processi e comportamenti a tutti i livelli: individuo, comunità, imprese, istituzioni e governi”, conclude il rapporto IPCC. “Dobbiamo ridefinire il nostro modo di vivere e di consumare“.

24 maggio 2021

Il Fatto Quotidiano : La transizione energetica? Anche gli inceneritori diventano “strategici”

 Tratto da Il Fatto Quotidiano del 23 Maggio 

La transizione energetica? Anche gli inceneritori diventano “strategici”








09 aprile 2021

Col sostegno al carbone cambiamento climatico assicurato

Tratto da Recommon

Re:Common e Greenpeace: «Col sostegno al carbone cambiamento climatico assicurato»

«Generali continua a essere uno degli attori chiave nel sostenere il settore europeo del carbone, in particolare in quei Paesi che dipendono ancora fortemente dal più inquinante dei combustibili fossili: Polonia, Repubblica Ceca e anche Germania. Un sostegno che ostacola la transizione di questi Stati verso un’economia più giusta e basata sulle energie rinnovabili»: così si legge nell'intervento di Greenpeace che annuncia, insieme a Re:Common, l'analisi approfondita «dell'ostinato supporto del Leone di Trieste al business del carbone e il suo legame con le aziende più inquinanti d’Europa nel nuovo rapporto “Cambiamento climatico assicurato” che pubblichiamo a poche settimane dall’Assemblea degli azionisti di Assicurazioni Generali, prevista per il 29 aprile».

Gli investimenti di Generali nel carbone
«Il ruolo delle compagnie assicurative nei progetti fossili è decisivo: miniere, centrali, oleodotti e gasdotti non potrebbero operare senza copertura assicurativa. E Generali in questo non fa eccezione, se pensiamo anche al ruolo che riveste come investitore e gestore di asset per conto di terzi, come avviene ad esempio per alcuni fondi pensione polacchi - dicono le due associazioni - Gli investimenti di Generali nelle società carbonifere ammontano ancora a 203 milioni di euro, tra cui spiccano i 20 milioni in RWE, società più inquinante d’Europa, di cui è il primo investitore italiano. Di recente proprio la società energetica tedesca ha deciso di portare in tribunale i Paesi Bassi, perché questi hanno deciso di chiudere entro il 2030 con il carbone per la produzione di energia elettrica. Un affronto ai cittadini dei Paesi Bassi, che rischiano di dover placare la fame fossile di RWE con i propri soldi, e a tutti coloro che affrontano quotidianamente le conseguenze derivanti dall’inquinamento del carbone».

«Il nodo cruciale resta l’ostinato legame di Generali con alcuni suoi clienti, grandi aziende del settore del carbone in Polonia e Repubblica Ceca - continuano le due associazioni - Generali ha infatti etichettato questi due Paesi, tra i maggiori utilizzatori di carbone in Europa, come “eccezioni” rispetto agli impegni presi nel 2018. Grazie a questo escamotage, ancora oggi il Leone di Trieste intrattiene rapporti, ad esempio, con PGE e ČEZ, aziende controllate dallo Stato rispettivamente in Polonia e Repubblica Ceca, che hanno tra i più alti livelli di emissioni di gas serra in Europa».

Basta assicurare l’emergenza climatica!
L«a comunità scientifica è stata chiara: l’Europa deve chiudere con il carbone entro il 2030 se vogliamo raggiungere l’obiettivo dell’Accordo di Parigi di mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto di 1,5 gradi Centigradi - aggiungono Greenpeace e Re:Common -Nell’anno in cui l’Italia ricopre la presidenza del G20 e la vicepresidenza della CoP26, Generali non può continuare a nascondersi dietro slogan che tingono di verde il suo business nero. Gli occhi del mondo saranno puntati sull’Italia in materia di clima, ambiente e transizione ecologica, con tantissime persone che chiederanno a gran voce di smetterla con le false promesse e di passare ai fatti. Una richiesta per i governi, per le società energetiche e anche per la finanza, Generali compresa».

«L’emergenza climatica non ammette eccezioni. E lo stesso deve fare Generali, chiudendo immediatamente i rapporti con società come PGE e CEZ, e avviando un serio e rapido percorso di abbandono di tutti i combustibili fossili, compreso il gas».

13 dicembre 2020

Allarme Onu: «Fallimento suicida sul clima»

 Tratto da Il Cambiamento   

Nel 2020 caldo record. Allarme Onu: «Fallimento suicida sul clima»

Nel 2020 caldo record. Allarme Onu: «Fallimento suicida sul clima»

Il 2020 è destinato a passare alla storia non solo come l'anno della pandemia di Covid-19 ma anche come uno dei tre anni più caldi mai registrati. Dodici mesi segnati da temperature così roventi da poter persino superare il record stabilito nel 2016. Il cambiamento climatico avanza senza sosta ed il riscaldamento globale appare inarrestabile.

È il messaggio che ci dà in sostanza il Rapporto 2020 sullo stato del clima globale presentato a Ginevra da Petteri Taalas, segretario generale dell'Organizzazione mondiale della meteorologia dell'Onu (Wmo).

Nelle stesse ore in cui è stato divulgato il Rapporto, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha denunciato il fallimento "suicida" nella lotta al riscaldamento globale e affermato che la ripresa dalla pandemia di coronavirus potrebbe essere l'occasione per l'umanità di salvare il pianeta.

"L'umanità sta dichiarando guerra alla natura, questo è un suicidio. L'anno prossimo abbiamo l'opportunità di arrestare la distruzione e iniziare la guarigione. La ripresa dal Covid e il risanamento del nostro pianeta devono essere due facce della stessa medaglia", è stato l'appello di Guterres.

Da parte sua, Taalas ha messo in guardia sul fatto che "c'è almeno una possibilità su 5 che da ora al 2024 l'aumento della temperatura superi temporaneamente la fatidica soglia di 1,5° C dell'accordo di Parigi". Dal momento che le colonnine di mercurio segnano record continui di anno in anno, "il decennio 2011-2020 sarà il più caldo in assoluto mai registrato, con i sei anni più caldi a partire dal 2015", sempre secondo le valutazioni del Wmo. Gli esperti dell'Onu hanno fatto sapere anche che il calore degli oceani "è a livelli mai visti e oltre l'80% dell'oceano globale ha subito un'ondata di caldo marino durante il 2020, con ripercussioni diffuse per gli ecosistemi marini che già soffrono di acque più acide a causa dell'assorbimento di anidride carbonica (Co2)".

Nonostante il blocco del Covid-19, si osserva nel Rapporto, le concentrazioni atmosferiche di gas a effetto serra hanno continuato a salire, impegnando il pianeta ad un ulteriore riscaldamento per molte generazioni a venire a causa della lunga durata della Co2 nell'atmosfera.

Il caldo più torrido ha colpito l'Asia settentrionale, in particolare l'Artico siberiano, dove le temperature erano di oltre 5°C sopra la media. Il caldo siberiano ha raggiunto il suo picco alla fine di giugno con 38,0°C registrati a Verkhoyansk il 20 di giugno, provvisoriamente la temperatura più alta mai osservata a nord del Circolo Polare Artico.

Altra cattiva notizia è che il ghiaccio marino artico ha raggiunto il suo minimo annuale a settembre, classificandosi al secondo posto tra i meno estesi degli ultimi 42 anni, mentre la Groenlandia ha continuato a perdere massa anche se a un ritmo più lento. Al quadro dipinto dal Wmo, già di per sé preoccupante, si aggiunge il fatto che la stagione degli incendi - che ha devastato vaste aree dell'Australia, della Siberia, della costa occidentale degli Usa e del Sud America - è stata la più attiva negli ultimi 18 anni. L'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) ha rincarato la dose e denunciato che i cambiamenti climatici sono la più grande minaccia al patrimonio naturale dell'Unesco (252 siti naturali) come i ghiacciai e le zone umide ed hanno messo la Grande Barriera Corallina australiana in condizioni "critiche".

27 settembre 2020

Questa è l’unica possibilità che abbiamo per limitare il riscaldamento globale ma....

 Dalla pagina Facebook del Medico Isde Giovanni Ghirga

La malattia Covid-19 ha devastato l'economia globale e ha costretto i governi di tutto il mondo a riversare trilioni nello sforzo di ripresa.

LA PANDEMIA AVREBBE POTUTO ESSERE IL MOMENTO DECISIVO NELLA LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO, UN'OPPORTUNITÀ PER I LEADER DI SALVARE L'AMBIENTE E ORIENTARE IL PIANETA VERSO UN FUTURO PIÙ VERDE.

INVECE, LA CNN HA SCOPERTO CHE ALCUNI DEI PIÙ GRANDI PAESI PRODUTTORI DI COMBUSTIBILI FOSSILI STANNO INIETTANDO DENARO DEI CONTRIBUENTI PER SOSTENERE LE INDUSTRIE INQUINANTI. E NUOVI DATI ESCLUSIVI MOSTRANO CHE QUESTE DECISIONI STANNO PORTANDO IL MONDO UN PASSO AVANTI VERSO UNA CATASTROFE CLIMATICA .

"Questa è l'unica possibilità che abbiamo", ha detto il professor Niklas Höhne, partner fondatore del NewClimate Institute, un think tank sul clima e coautore di un prossimo studio del Climate Action Tracker condiviso con la CNN.

La ricerca mostra che il mondo sta andando ben oltre i suoi obiettivi già insufficienti di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 2 gradi Celsius sopra i livelli preindustriali e persegue gli sforzi per limitarlo a 1,5 gradi.

"Siamo in una situazione in cui vengono spesi enormi somme di denaro", ha detto Höhne. "Un'opportunità simile per spendere così tanti soldi dai bilanci pubblici non arriverà nei prossimi 10 o 20 anni".

13 settembre 2020

Affrontare l'inquinamento e il cambiamento climatico in Europa per migliorare salute

 Tratto da isprambiente .gov

Affrontare l'inquinamento e il cambiamento climatico in Europa per migliorare salute e benessere dei più vulnerabili

L'Agenzia Europea pubblica il report "Healthy environment, healthy lives: how the environment influences health and well-being in Europe"

L'inquinamento atmosferico e acustico, gli impatti dei cambiamenti climatici come le ondate di calore e l'esposizione a sostanze chimiche pericolose causano problemi di salute in Europa. Gli ambienti di scarsa qualità contribuiscono al 13% (uno su otto) dei decessi secondo un'importante valutazione su salute e ambiente pubblicata oggi dall'Agenzia europea dell'ambiente (EEA).

Migliorare la salute e il benessere dei cittadini europei è più importante che mai, con l'attenzione attualmente concentrata sull'affrontare la pandemia COVID-19. La pandemia fornisce un chiaro esempio dei complessi legami tra l'ambiente, i nostri sistemi sociali e la nostra salute.

Una percentuale significativa del carico di malattie in Europa continua ad essere attribuita all'inquinamento ambientale derivante dall'attività umana. Secondo il rapporto dell'EEA "Ambiente sano, vite sane: come l'ambiente influenza la salute e il benessere in Europa" che attinge ampiamente ai dati dell'Organizzazione mondiale della sanità sulle cause di morte e malattia, la qualità dell'ambiente europeo svolge un ruolo chiave nel determinare la nostra salute e il nostro benessere.

“Esiste un chiaro legame tra lo stato dell'ambiente e la salute della nostra popolazione. Tutti devono capire che prendendoci cura del nostro pianeta non solo stiamo salvando gli ecosistemi, ma anche delle vite, soprattutto quelle più vulnerabili. L'Unione europea è dedita a questo approccio e con la nuova strategia per la biodiversità, il piano d'azione per l'economia circolare e altre iniziative imminenti siamo sulla buona strada per costruire un'Europa più resiliente e più sana per i cittadini europei e oltre”, ha affermato Virginijus Sinkevičius, Commissario per Ambiente, oceani e pesca.

“Se da un lato vediamo significativi miglioramenti in Europa e un chiaro obiettivo nel Green Deal, il rapporto ci indica che è necessaria un'azione forte per proteggere i più vulnerabili nella nostra società, poiché la povertà spesso va di pari passo con la vita in condizioni ambientali carenti e cattive condizioni di salute. Affrontare queste connessioni deve essere parte di un approccio integrato verso un'Europa più inclusiva e sostenibile ", ha affermato Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell'AEA.

Il Rapporto dell’EEA ancora una volta evidenzia le connessioni tra salute dell’ambiente e salute umana che si è reso ancora più evidente nella pandemia COVID-19 da virus SARS-Cov-2 come evidenzia Stella Kyriakides, Commissaria per la salute e la sicurezza alimentare: “COVID-19 è stato un ulteriore campanello d'allarme, rendendoci profondamente consapevoli della relazione tra i nostri ecosistemi e la nostra salute e la necessità di affrontare i fatti: il modo in cui viviamo, consumiamo e produciamo è dannoso per il clima e ha un impatto negativo sulla nostra salute. Dalla nostra strategia Farm to Fork per un'alimentazione sostenibile e sana al futuro piano europeo contro il cancro, abbiamo assunto un forte impegno per proteggere la salute dei nostri cittadini e del nostro pianeta “

Molti dei temi affrontati nel Rapporto riguardano attività SNPA  di prevenzione della tutela della salute da fattori ambientali (aria, acqua, clima etc) come indicato dall’art.1 della stessa legge istitutiva 132/2016 .

In particolare sul tema COVID e ambiente ISPRA e SNPA hanno dato avvio a due progetti nazionali, citati nel rapporto  EEA nella sessione COVID:

  • lo studio epidemiologico nazionale ISS/ISPRA/SNPA su inquinamento atmosferico e COVID-19 e
  • il progetto Pulvirus in collaborazione con ENEA e ISS in cui è compresa anche l’analisi di fattibilità di un sistema di rivelazione precoce della circolazione virale in aria che potrà, una volta verificata la congruità, dare avvio ad una rete di early warning integrato sul territorio

I progetti danno risposta alle crescenti preoccupazioni della cittadinanza sollecitate da alcuni studi in merito allepossibili connessioni tra le dinamiche epidemiologiche di COVID-19 e l’esposizione a inquinanti atmosferici.

Un altro progetto a cui SNPA ha aderito di recente è  il progetto  SARI coordinato dall’ISS  (“Sorveglianza ambientale di sars-cov-2 attraverso i Reflui urbani in Italia: indicazioni sull'andamento epidemico e allerta precoce) per la definizione di un protocollo comune di rilevazione del virus SARS-CoV-2 nei reflui civili come strumento predittivo della prevalenza di COVID-19 nella popolazione.

Risultati chiave

L'inquinamento atmosferico resta la principale minaccia ambientale europea per la salute, con oltre 400 000 morti premature dovute all'inquinamento atmosferico ogni anno nell'UE. L'inquinamento acustico è al secondo posto, contribuendo a 12000 morti premature, seguite dagli impatti dei cambiamenti climatici, in particolare dalle ondate di calore.

Il peso dell'inquinamento e del cambiamento climatico varia in Europa, con chiare differenze tra i paesi dell'Europa orientale e occidentale. La percentuale più alta di morti nazionali (27%) è attribuibile all'ambiente in Bosnia ed Erzegovina e la più bassa in Islanda e Norvegia al 9%.

Le comunità socialmente svantaggiate di solito lottano sotto il triplice carico di povertà, ambienti di scarsa qualità e cattiva salute. Le comunità più povere sono spesso esposte a livelli più elevati di inquinamento e rumore e ad alte temperature, mentre le condizioni di salute preesistenti aumentano la vulnerabilità ai rischi per la salute prodotti dall’ambiente. Sono necessarie misure mirate per migliorare le condizioni ambientali per i più vulnerabili in Europa.

Le persone sono esposte a molteplici rischi in qualsiasi momento, inclusi inquinamento atmosferico, idrico e acustico e sostanze chimiche, che si combinano e in alcuni casi agiscono all'unisono per avere un impatto sulla salute. Le città europee sono particolarmente vulnerabili a queste molteplici minacce, avendo meno accesso a spazi verdi e blu.

19 settembre 2019

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato l’Iniziativa per una maggiore ambizione climatica.

Tratto da Greenreport

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato l’Iniziativa per una maggiore ambizione climatica

I 14 punti sottoscritti da Capi di Stato e di governo
[19 Settembre 2019]
L’Ufficio Stampa del Quirinale rende noto il testo della dichiarazione che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato con altri Capi di Stato e di Governo, in occasione del Climate Action Summit delle Nazioni Unite in programma a New York il 23 settembre 2019.

 INIZIATIVA PER UNA MAGGIORE AMBIZIONE CLIMATICA


  1. Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l’ultima ad avere l’opportunità di combattere efficacemente l’imminente crisi climatica globale.
  2. Gli effetti del cambiamento climatico sono ben documentati e si avvertono ovunque nel mondo: il drammatico aumento di ondate di calore, inondazioni, siccità e colate di fango, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello dei mari. Carenze di risorse idriche e crisi dei raccolti sono solo alcuni dei risultati immediati, dalle ricadute devastanti, come la fame e lo spostamento forzato degli esseri umani.
  3. Nel secolo scorso, la temperatura media globale è già aumentata di circa 1 grado Celsius rispetto ai livelli preindustriali. Questo aumento non ha precedenti nella storia dell’umanità.     Continua qui 

26 marzo 2019

Inquinamento dell’aria, pesticidi e cambiamenti climatici: quale futuro per il nostro pianeta?

Tratto da POPOLIS

Inquinamento, cambiamenti climatici e salute

Se ne parla giovedì 28 marzo a Vescovato, Cremona 
 Non c’è bisogno di arrivare alle calotte polari per avere il polso della situazione del cambiamento del clima, è orami sotto gli occhi di tutti che l’inquinamento, le emissioni di gas serra stanno aumentando più rapidamente del previsto e gli effetti si stanno palesando prima di quanto si potesse supporre solo pochi anni fa.
Inquinamento dell’aria, pesticidi e cambiamenti climatici: quale futuro per il nostro pianeta? È il tema dell’evento in programma giovedì 28 marzo alle ore 20,45 presso la biblioteca comunale in piazza Roma a Vescovato.
A trattare il delicato e attualissimo argomento che pesa sulla salute di tuti il prof. Gianni Tamino, docente di Biologia generale all’Università degli Studi di Padova, dove attualmente svolge attività di ricerca nel campo dei rischi legati alle applicazioni biomolecolari. È stato membro della Camera dei Deputati e del Parlamento europeo, dove ha seguito in particolare la normativa comunitaria in tema di biotecnologie.
È attualmente membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e della Commissione Interministeriale per le Biotecnologie. Sulle biotecnologie ha pubblicato numerosi lavori scientifici e divulgativi. Spesso è ospite di programmi radio-televisivi come opinionista ed esperto di problemi di biosicurezza.
Inquinamento dell’aria, pesticidi e di conseguenza i cambiamenti climatici sono fenomeni che  avranno sempre più un impatto su milioni di persone, con effetti ancora maggiori su chi vive nelle zone più vulnerabili e povere del mondo, danneggeranno la produzione alimentare e minacciano specie di importanza vitale, gli habitat e gli ecosistemi.
Anche le nostre azioni quotidiane influiscono sui cambiamenti in atto, per questo è utile ascoltare il parere di esperti, perché gli effetti dell’inquinamento hanno un impatto negativo sulla salute umana e questo, oltre all’effetto sull’ambiente naturale, è uno degli aspetti più interessanti e preoccupanti.

27 dicembre 2018

Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Tratto da .arpat.toscana.

Un appello urgente: per la salute e i cambiamenti climatici il futuro è adesso
Nasce la Carta di Roma su cambiamenti climatici e salute

Per evitare una tragica evoluzione degli effetti che i cambiamenti climatici potrebbero avere sulla specie umana, è necessario cominciare fin da ora a garantire l’equilibrio degli ecosistemi e invertire la tendenza verso un consumo sostenibile che rispetti la natura e protegga la salute.
È questo il senso di molte indicazioni specifiche contenute nella Carta di Roma, siglata alla sessione conclusiva del simposio Health and Climate Change, presso l’Istituto Superiore di Sanità, al termine di tre giorni di dibattiti e di riflessioni tra 500 ricercatori esperti su salute e cambiamenti climatici.
La carta, articolata in ventiquattro raccomandazioni relative ai tanti temi in cui i determinanti ambientali influenzano fortemente la salute, vuol essere un indirizzo trasversale a tutte le politiche ed è rivolta a tutte le parti sociali, da quelle che rappresentano il mondo industriale a quello politico fino ai singoli cittadini perché si possa garantire la qualità della vita, la salute e il benessere nel prossimo futuro.
In base alle indicazioni della “Carta”, il nostro futuro non può prescindere ormai da una tecnologia pulita che impatti il meno possibile sull’ambiente, dal risparmio dell’acqua, del cibo e del suolo e dal riutilizzare il più possibile le materie prime. La promozione dei parchi e delle aree protette sono fonte di salute e rappresentano una priorità per tutelare la salute dei bambini.
La Carta è un urgente appello ad agire e un costante richiamo all’interdipendenza tra Clima e Salute.

18 marzo 2018

Sette bambini portoghesi vogliono citare gli Stati Europei di fronte alla Corte europea dei diritti dell' uomo per obbligarli a ridurre le emissioni

Tratto da Lifegate
Sette bambini portoghesi, supportati da un gruppo di avvocati e dai loro genitori, vogliono citare gli Stati europei di fronte alla Corte europea dei diritti dell'uomo per obbligarli a ridurre le emissioni e rinunciare ai combustibili fossili.
Arriveranno fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo, i sette bambini portoghesi che hanno vissuto in prima persona gli effetti dei cambiamenti climatici. Supportati da un gruppo di avvocati ed esperti messo in piedi dalla Global legal action network (Glan), organizzazione senza scopo di lucro composta da avvocati e giornalisti investigativi che mira a utilizzare la legge in modo innovativo per promuovere i diritti umani, citeranno in giudizio i principali Paesi aderenti alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (Cedu), chiedendo alla Corte di imporre agli Stati membri di rafforzare significativamente le loro politiche per la riduzione delle emissioni e di impegnarsi a ridurre, se non abbandonare definitivamente, i combustibili fossili.

Sette bambini chiedono giustizia e un futuro

Tutto è cominciato con gli ultimi devastanti incendi che hanno colpito il Portogallo nelle due ultime estati, in particolare quella del 2017 che ha colpito la regione della Leiria e che ha causato almeno 60 decessi.

“Sebbene la battaglia contro il cambiamento climatico abbia registrato, negli ultimi anni, alcuni progressi, gli impegni e le politiche fin qui adottati dagli Stati di tutto il mondo restano gravemente insufficienti a prevenire pericolosi sviluppi”, scrive il gruppo di bambini in una nota. “Al ritmo attuale, l’innalzamento della temperatura su scala globale potrebbe raggiungere i 4,9 gradi centigradi entro la fine del secolo. Se il surriscaldamento continua a questa velocità, entro l’anno 2100 la salute e la qualità della vita di tutti gli esseri umani – in Portogallo, in Europa e altrove – saranno gravemente minacciate”....

Quando sono i cittadini a chiedere di agire nei confronti dei cambiamenti climatici

“Quello che mi preoccupa di più del cambiamento climatico è l’aumento delle temperature, che ha contribuito al numero di incendi che si verificano nel nostro Paese”, ha detto Claudia in una nota. Aggiungendo che stanno facendo tutto questo “per i bambini e per le generazioni future che non sono responsabili dello stato attuale dell’ambiente”.
Una causa del genere avrebbe un impatto fortissimo nelle politiche degli Stati membri. E non si tratta del primo caso del genere.

15 febbraio 2018

La fine dell’era del carbone arriverà troppo tardi

  • Tratto da Rinnovabili.it

  • Lo studio di tre istituti tedeschi

    La fine dell’era del carbone arriverà troppo tardi

  • Il budget di carbonio che ci resta prima di superare la soglia dei 2 gradi potrebbe essere consumato dalle centrali a carbone esistenti e future

carbone


La crescita del carbone in alcuni stati compromette i target climatici

(Rinnovabili.it) – La tanto annunciata morte del carbone potrebbe arrivare troppo in là per rispettare gli obiettivi climatici che ci siamo dati. Il budget di carbonio che che ci rimane (prima di eccedere la soglia dei 2 °C di riscaldamento globale oltre i livelli preindustriali) potrebbe essere speso in pochi decenni dalle centrali esistenti sommate a quelle in fase di costruzione o di progettazione.
Un’ondata di pessimismo urta il mondo scientifico con la pubblicazione di una nuova ricerca curata da tre istituti tedeschi: il Mercator Research Institute su Global Commons e Climate Change di Berlino, e il Potsdam Institute for Climate Impact Research e la Technical University di Berlino. I ricercatori ritengono che alcune nazioni potrebbero aumentare drasticamente le loro emissioni tra oggi e il 2030, visti i piani di aumento della produzione energetica dal carbone.

>> Leggi anche: Metà delle centrali a carbone d’Europa perde denaro <<


In combinazione con l’infrastruttura già esistente, gli impianti pianificati o in costruzione, se utilizzati per la durata standard, potrebbero bruciare gran parte del budget di carbonio residuo. Lo studio prende in esame i piani mondiali per il settore, rilevando che cinque paesi – India, Cina, Turchia, Vietnam e Indonesia – coprono il 73% della capacità attualmente in costruzione o in fase di progetto. Una volta costruita, generalmente una centrale non viene chiusa: se i piani dovessero essere completamente realizzati le circa 700 miliardi di tonnellate di CO2 che possiamo ancora emettere prima di superare un riscaldamento globale di 2 °C superiore ai livelli preindustriali verranno consumate in poco più di 20 anni.
Le centrali a carbone esistenti e altre infrastrutture sono in grado di consumare da sole 500 miliardi di tonnellate, se non verranno chiuse prima della fine dell’ordinario ciclo di vita. Le nuove centrali in costruzione o presenti sulle carte progettuali, potrebbero consumarne altri 150 miliardi. Il calcolo è presto fatto. Peggio ancora, i ricercatori dicono che le probabilità di rispettare un obiettivo più ambizioso, quello di un aumento delle temperature sotto il grado e mezzo sono molto basse. Anche se da domani non si costruisse più nessun impianto.

22 novembre 2017

Contadino peruviano porta in tribunale Multinazionale tedesca.

 Tratto da dolcevitaonline.it

Contadino peruviano porta in tribunale Multinazionale tedesca. 

Risultati immagini per Luciano Lliuya

Un contadino peruviano sta facendo paura ai colossi mondiali dell’energia, 
a cominciare dalla multinazionale tedesca Rwe, uno dei maggiori 
produttori mondiali di elettricità da centrali a carbone e, di conseguenza,
 anche uno dei maggiori produttori di emissioni nocive nell’ambiente. 

Un uomo semplice, ma con le idee chiare, che per
 primo portarà in tribunale una multinazionale 
dell’energia per aver causato il cambiamento climatico.

LA SUA CITTÀ MINACCIATA DALLO 
SCIOGLIMENTO DEI GHIACCI. 

Luciano Lliuya vive a Huaraz, una città posta a oltre tremila metri sul livello 
del mare, sull’altipiano Callejón de Huaylas, nel nord del Perù, qui si occupa
 non solo di agricoltura, ma arrotonda la giornata facendo la guida sui 
cammini di montagna. E proprio esplorando le montagne si è reso 
conto della velocità alla quale i ghiacciai si stanno sciogliendo, 
riducendosi a vista d’occhio. Un problema che mette a rischio immediato 
anche la sua città, posta sotto ad un lago che si sta riempiendo sempre più, minacciando di inondare Huaraz e i suoi 120 mila abitanti. 

Per questo ha avuto l’idea di denunciare la tedesca Rwe, chiedendo ai 
giudici di riscontrare la sua responsabilità diretta sul surriscaldamento climatico e quindi  di imporgli di farsi carico innanzitutto delle spese necessarie per mettere in sicurezza il lago e di conseguenza la città 
di Huaraz.
UN PROCESSO CHE POTREBBE CAMBIARE LA 
STORIA. 
La causa di Luciano Lliuya è stata esaminata dal Tribunale regionale di 
Essen, in Germania, presso il quale a supporto del contadino peruviano c’era
 un pool di avvocati dell’associazione ambientalista tedesca Germanwatch.
 Un po’ a sorpresa il tribunale ha ritenuto ammissibile la denuncia e 
quindi la Rwe ora dovrà difendersi in tribunale. 
Una decisione che, specie se sarà seguita da una vera condanna, 
potrebbe contribuire a riscrivere la storia del diritto, stabilendo una responsabilità diretta da parte delle aziende maggiormente impattanti 
sui danni prodotti dal riscaldamento climatico. 

Una conseguenza che la scienza ha già provato da tempo, riuscendo 
a stabilire le percentuali di colpa tra le varie industrie. Proprio queste 
ricerche sono alla base della causa, che se per ora chiama in causa la sola Rwe chiede in realtà che tutte le multinazionali dell’energia 
prendano parte alle spese di ricompensazione in base alla loro 
percentuale di responsabilità.

LA VITTORIA DELLE MONTAGNE E DEI
 POPOLI ANDINI. 
La multinazionale tedesca ovviamente rifiuta ogni responsabilità e c’è da scommettere che tutte le corporation dell’energia si uniranno per 
contrastare questa causa. 

Un’eventuale sentenza a favore di Lliuya avrebbe come sicura 
conseguenza quella di provocare cause analoghe in tutto il mondo, costringendo le aziende a rimborsare i danni del riscaldamento climatico
 per miliardi di euro. 
«Le montagne hanno vinto — ha commentato Lliuya — I laghi sono le lacrime 
delle montagne: la giustizia le ha ascoltate e ci ha dato ragione. 

Ora voglio tornare a casa sulle Ande e dire alla gente che ho potuto fare 
qualcosa per loro». La città di Huaraz è nota in Perù come “la muy noble
 y generosa ciudad” (la città molto nobile e generosa), appellativo che risale
 alla lotta per l’indipendenza del Perù e che si meritò per la dedizione 
dimostrata dai suoi abitanti alla causa.
 Un soprannome che sicuramente a meritare per molto tempo ancora.
Fonte: http://www.dolcevitaonline.it/luciano-lliuya-il-contadino-peruviano-che-sta-facendo-tremare-i-colossi-dellenergia-mondiale/

04 novembre 2017

Lancet: l'inazione climatica è un costo irreversibile e inaccettabile per la salute umana

Tratto da Greenreport

Gli impatti sanitari del cambiamento climatico potrebbero rovinare l’economia mondiale (VIDEO)

Lancet: l'inazione climatica è un costo irreversibile e inaccettabile per la salute umana
[2 novembre 2017]di  Umberto Mazzantini
Nei giorni scorsi è stato pubblicato “Lancet Countdown on health and climate change: from 25 years of inaction to a global transformation for public health” che analizza i progressi sui salute umana e cambiamento climatico e le loro impiclazioni per gli impegni presi dai governi del mondo con l’Accordo di Parigi. Un’iniziativa che fa seguito ai lavori della Commissione 2015 di Lancet che aveva concluso che il cambiamento climatico antropico minaccia i progressi degli ultimi 50 anni nel campo della sanità pubblica, ma anche che una risposta globale al cambiamento climatico potrebbe essere «la più grande opportunità del XXI secolo in materia di sanità a livello mondiale».
Il Lancet Countdown è il frutto di una collaborazione tra 24 istituti universitari e ONG di tutti i continenti che hanno formato un team multidisciplinare composto da climatologi, ecologisti, economisti, ingegneri, esperti in campo energetico, agroalimentare e trasporti, geografi e matematici, sociologhi, politologi, professionisti della salute pubblica e medici.  Un Consorzio che ogni anno redige un rapporto sugli indicatori in 5 settori: esposizione e vulnerabilità al cambiamento climatico; suoi effetti; piani di adattamento per la salute e la resilienza; misure di attenuazione e co-benefici per la salute; aspetto economico e finanziario; impegno pubblico e politico.
Dai 40 indicatori del primo rapporto 2017  emerge chiaramente che «I sintomi umani del cambiamento climatico sono inequivocabilmente e potenzialmente irreversibili, colpendo già oggi la salute delle popolazioni in tutto il mondo. Benché questi effetti colpiscano maggiormente le popolazioni più vulnerabili della società, tutte le comunità saranno colpite».
Ma purtroppo il cambiamento climatico colpisce in maniera sproporzionata la salute  chi ne è meno colpevole: le popolazioni vulnerabili e in particolare quelle di Paesi a reddito basso e medio e, sottolinea Lancet «Compromettendo i determinanti sociali e ambientali della salute, esacerbano le ineguaglianze sociali, economiche e demografiche e tutte le popolazioni ne risentono in termini di effetti».....
Il Lancet Countdown avverte che «Il ritardo nella risposta al cambiamento climatico di questi ultimi 25 anni ha messo in pericolo la vita umana e i mezzi di sussistenza.  Dopo che nel 1992 l’United Nations framework convention on climate change (Unfccc) a iniziato a dispiegare degli sforzi a livello mondiale per lottare contro il cambiamento climatico, numerosi indicatori di attenuazione seguiti a dal Lancet Countdown  sono evoluti verso una cattiva direzione o, nel migliore dei casi, sono rimasti immutati».....
Anche se recentemente ci sono stati dei progressi nel rafforzamento della resilienza agli effetti del cambiamento climatico, per il team internazionale di Lancet «E’ chiaro che le misure di adattamento alle nuove condizioni climatiche non potranno che proteggere parzialmente la salute delle popolazioni». ..
Qualche progresso è visibile nella lenta transizione verso l’abbandono delle forme di produzione più inquinanti di energia, con modesti miglioramenti in alcuni centri urbani. «Però – sottolinea ancora il rapporto – l’esposizione globale al particolato fine in sospensione(PM2.5) a portato la percentuale della popolazione che supera i limiti raccomandati di esposizione annua ai particolati fini ad aumentare  dall’ 11,2% del 1990 al 71,2%, nelle 2.971  città che figurano nel database sull’ inquinamento atmosferico dell’Oms», mentre  i meccanismi di tariffazione delle emissioni di carbonio coprono solo il 13,1 % delle emissioni antropiche ........Il problema è che questo ritardo nell’attuazione dei piani di attenuazione del cambiamento climatico hanno messo il mondo sulla strada di un ulteriore aumento delle emissioni di gas serra che ci sta portando a un riscaldamento globale compreso tra i 2,6° e i  4,8° C  entro la fine del secolo. 
Per questo il Lancet Countdown ribadisce che «E’ essenziale che i professionisti della sanità facciano sentire la loro voce per stimolare i progressi in materia di lotta al cambiamento climatico e trarne i benefici associati per la salute. Il presente rapporto e le Commissioni precedenti di Lancet hanno evidenziato che  i professionisti della sanità hanno non solo la capacità ma anche la responsabilità di farsi difensori della salute pubblica, d’informare l’opinione pubblica e i decisori politici delle minacce e delle opportunità esistenti  e di fare in modo che il ruolo centrale del cambiamento climatico per la salute  umana sia ben compreso».
L’attenzione della comunità scientifica per il rapporto tra  cambiamento climatico e salute  sta crescendo: dal 2007 la copertura sulla stampa di questo argomento è aumentata del 78% e il numero degli articoli scientifici è più che triplicato, ma evidentemente non basta.
Secondo il rapporto la cosa positiva è che, nonostante progressi storicamente lenti, in questi ultimi anni la risposta al cambiamento climatico sembra aver subitio un’accelerazione: «La transizione verso una produzione di elettricità low-carbon appare ormai inevitabile, il che sembra indicare l’avvio di una trasformazione più ampia. Nel 2017, si è constatato uno più grande slancio in un certo numero di settori e il percorso sembra ormai fissato, offrendo delle possibilità chiare e senza precedenti per la salute pubblica».
Dopo l’annuncio dato da Donald Trump che gli Usa intendono ritirarsi dall’Accordo di Parigi, la comunità internazionale ha reagito isolandolo e mostrando un forte sostegno al rafforzamento delle azioni contro il riscaldamento globale, testimoniando una  volontà politica chiara e un’ambizione senza precedenti a raggiungere gli obiettivi dell’Accordo e Lancet conclude: «Le misure di attenuazione e di adattamento concordate nel quadro dell’Accordo di Parigi presentano dei benefici estremamente positivi per la salute a breve e lungo termine, ma è ormai necessario dar prova di maggiore ambizione. Benché i progressi finora iano stati lenti, l’accelerazione della transizione verso un’ecomnomia low-carbon in diversi settori chiave per la salute pubblica sembra a una svolta. Benché sia necessario, per mantenere gli impegni presi, proseguire ed accelerare considerevolmente questi sforzi nel corso dei prossimi decenni, le mutazioni politiche  e gli indicatori presentati in questo documento indicano che la strada è già tracciata».
su  Greenreport  l'articolo integrale

Videogallery

  • Lancet Countdown on Health and Climate Change – 2017 report