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15 novembre 2020

Comunicato di Uniti per la Salute ODV : Emissioni e polveri

               COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV 

A proposito di centrali a turbogas, emissioni  e polveri:

Una grande centrale da 800MW non è certo una cucina economica

 

La nostra associazione il 30 giugno 2019 presentò in sede di riesame AIA(* ) osservazioni che evidenziavano le problematiche legate alle emissione della attuale grande centrale a turbogas da ben 800 MW in pieno centro abitato

 

Uniti per la Salute ODV,  nel 2019 ( quando  ancora non si osava parlare di progetti di nuovi gruppi), consapevole delle problematiche relative ad una centrale di tale potenza in pieno centro abitato,  aveva presentato osservazioni  chiedendo che  si  tenesse conto con la massima attenzione delle emissioni di questi  impianti turbogas, (nella fattispecie la centrale operativa a Vado – Quiliano dal 2007) specialmente in particolato sottile e ultrasottile, anche in riferimento alla  difficile situazione ambientale e sanitaria chiedendo  la massima attenzione nel procedimento, osservazioni  di cui riportiamo un breve stralcio dei punti 7 e 9:

 

-Il territorio su cui opera l’attuale centrale a turbogas (VL5) è stato soggetto per decenni alle emissioni dei gruppi a carbone sequestrati nel 2014 come accertato dalla procura di Savona. Tuttora è in corso il processo penale per disastro ambientale e sanitario presso il tribunale di Savona.

- A seguito di disposizione della Regione Liguria Osservatorio salute e Ambiente (DGR 1609 del 13.12.2013) il CNR di Pisa (istituto di fisiologia clinica) ha elaborato uno studio retrospettivo epidemiologico area Vado Ligure che rappresenta una situazione assai preoccupante per il territorio. La qualità dello studio è stata vagliata anche da scienziati di valore internazionale tanto da essere presentato alla massima assise mondiale di epidemiologia di Ottawa (28 agosto 2018)

- Nel 2007 il comune di Quiliano commissionò uno studio all’IST di Genova (sullo SIA per una nuova unità da 460 MW ) dove si evidenziano “gravi lacune metodologiche” in sintesi “errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie……un vasto repertorio scientifico ha da tempo evidenziato i rischi sanitari connessi con l’esposizione a polveri fini e ultrafini” precisando “per la sorgente definita VL5 (camini delle due unità a ciclo combinato) viene riportato

una emissione di massa relativa alle polveri pari a zero. Questo dato è scorretto…… Le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili” segue poi una stima sui quantitativi. Quindi già dal 2007 la comunità scientifica era ben a conoscenza di queste emissioni. Una vasta letteratura evidenzia le problematiche connesse alle emissioni di polveri dai turbogas ...”. 

 

Punto 9

Per i motivi suesposti relativi alla situazione di questo territorio si chiede sia

prestata la massima attenzione, anche in termini di monitoraggi, al particolato

primario emesso ma altresì, se non soprattutto, al particolato secondario specie da NOx di cui copiosa letteratura scientifica internazionale evidenzia i gravi effetti sulla salute.

 

Ci siamo limitati ed evidenziare solo alcuni dei punti delle osservazioni presentate, (che sono  pubbliche sul sito del Ministero dell'ambiente al link https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1930/10178?pagina=2 

  

In conclusione si era ben consapevoli dei problemi legati alla presenza  tra le nostre case  di un impianto di combustione alimentato dal fossile  di così grande potenza. Per questo la decisione dell'azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza con un altro grande gruppo (così si apprende dai media) ci ha lasciato letteralmente stupefatti  come abbiamo ribadito nel nostro recente comunicato: “Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas  di particolato primario e soprattutto secondario  peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po ...” e che  il progetto a nostro avviso non tiene in alcun conto la situazione del territorio che, secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal CNR, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.”

 

(*)

Come noto i grandi impianti di combustione sono soggetti a periodiche autorizzazioni, definite A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale). Nel 2019 è iniziato il procedimento di riesame per l'autorizzazione per la attuale centrale a turbogas di Vado Ligure Quiliano da  800 MW presso il Ministero dell'Ambiente.(ricordiamo che del Gruppo Istruttore fanno parte tra gli altri rappresentanti dei comuni di Vado e Quiliano, Provincia e Regione).

 

                      Uniti per la Salute ODV  

 


  


11 novembre 2020

CENTRALI A TURBOGAS , UN PASSATO CHE NON VUOLE PASSARE

Tratto da Qualenergia 

Nuovo turbogas a Brindisi, un passato che non vuole passare
Rossella Muroni

Il progetto di Enel per la centrale Federico II ci ancorerebbe per altre decine di anni all’obsoleto modello fossile. Un intervento di Rossella Muroni, ecologista e vicepresidente della Commissione Ambiente della Camera.


Lo ricorderemo per la pandemia, ma anche per il Green Deal e le rinnovabili. Nei primi sei mesi del 2020 infatti, grazie anche alle chiusure imposte dai lockdown, il 40% dell’elettricità dell’Ue è stata generata dalle rinnovabili.

I dati sono contenuti in un rapporto del think thank sul clima Ember e fanno segnare una prima assoluta nella storia visto che il contributo dell’energia pulita ha superato per la prima volta quello delle fossili, ferme al 34%.

Limitandoci alla sola Italia, nel mese di maggio il contributo delle Fer ha addirittura superato il 50% della domanda elettrica. L’Europa ha inoltre affermato con nettezza l’obiettivo della neutralità climatica al 2050, accompagnato da una forte priorità della transizione energetica. Un orizzonte oggi più vicino di ieri, grazie alle tecnologie, alle competenze, alla ricerca, all’innovazione e al calo sensibile dei costi dell’energia rinnovabile.

In questo quadro l’Enel ha chiesto e ottenuto di poter anticipare al prossimo anno la chiusura del gruppo 2 della centrale a carbone Federico II di Brindisi, fermo restando il phase out dal carbone entro il 2025. Potrebbe sembrare una buona notizia. Finalmente a Brindisi, città che ha pagato un alto prezzo al modello di sviluppo fossile, si potrà costruire un futuro all’insegna dell’energia pulita e di una nuova economia attenta alla salute e all’ambiente.

Ma le cose non stanno affatto così. L’Enel non intende fermare i gruppi produttivi a carbone per sostituirli con generazione rinnovabile, bensì con una produzione a turbogas. Una scelta miope, motivata con argomentazioni poco convincenti.

La prima è la necessità di garantire energia programmabile per la stabilità della rete. Peccato che con le tecnologie oggi disponibili combinando generazione rinnovabile ed efficienti sistemi di accumulo, come quelli elettrochimici e a sali fusi, si raggiungono gli stessi obiettivi. Senza inquinare.

La stessa Terna chiede un cambiamento del modello energetico verso una produzione di più piccola scala, ma rinnovabile e diffusa, dove quindi la produzione sia più vicina al luogo di consumo.

Una centrale termoelettrica alimentata a gas ancorerebbe la città per altre decine di anni al modello fossile e continuerebbe a produrre emissioni climalteranti, per alcuni gas l’impatto sarebbe persino maggiore rispetto a quello attuale.


Come se non bastasse Brindisi già produce una quantità di energia sensibilmente maggiore rispetto a quella che consuma e non si capisce per quale logica si debba mantenere questo squilibrio.

Considerato poi che il Paese è già dotato di un numero sufficiente di impianti a gas che potrebbero sopperire alla chiusura di quelli a carbone, viene il legittimo sospetto che si continuino a proporre nuove centrali a gas pensando più al nuovo sussidio del capacity market, che alle esigenze reali.

In più ora in molti cercheranno di conquistare parte delle ingenti risorse del Recovery Fund.

La stessa Commissione Europea ha criticato il nostro Piano nazionale integrato energia e clima proprio per la centralità del gas nel futuro mix energetico, una presenza prepotente che contraddice l’obiettivo di decarbonizzare la nostra economia.

Per essere realistici il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi richiederebbe una riduzione dell’intensità carbonica del 7,5% annuo, mentre secondo il report PWC ‘Low Carbon Economy Index 2019’ in Italia siamo appena alla metà (dato riferito al 2018).

Non regge neanche la motivazione occupazionale: la prospettiva per la centrale e gas sarebbe di impiegare al massimo 70 persone, ma si potrebbe aspirare a ben altri numeri se invece, come chiedono associazioni ambientaliste e sindacati, si facesse di Brindisi un polo per l’energia pulitae la ricerca sulle rinnovabili innovative.

Considerazioni che si ritrovano nelle osservazioni inviate al ministero dell’Ambiente dalle associazioni cittadine Centro Turistico Giovanile, Forum Ambiente Salute e Sviluppo, I.S.D.E. – Medici per l’Ambiente, Italia Nostra, Legambiente, No al Carbone, Salute Pubblica e WWF e di cui la commissione Via chiamata a esprimersi sul progetto non potrà non tener conto.