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26 settembre 2023

COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV 26 settembre 2023

Uniti per la salute ODV   

 

L’avvocato Ceruti: alla base dell’imputazione un corpus probatorio che nella mia esperienza non ho mai trovato in altri processi analoghi

 

In queste ore che precedono la sentenza, avremmo preferito (come abbiamo fatto ultimamente) non esprimere commenti; tuttavia, a fronte di affermazioni riportate dai media sull'ultima udienza circa le posizioni espresse dalle difese e dall’Azienda, ci limitiamo a riportare le seguenti osservazioni.

 

A proposito di aria, è bene ricordare che abbiamo avuto sul nostro territorio per molti anni, in pieno centro abitato, una centrale termoelettrica che bruciava ogni anno enormi quantitativi di carbone, con le conseguenti importanti emissioni di sostanze pericolose dai camini.

 

Sulle emissioni dell'impianto e sui relativi effetti ambientali e sanitari sono state condotte plurime autorevoli consulenze, sia dai CTU della procura sia dal CNR, con sei differenti modelli di indagine ambientali ed epidemiologiche: tutte concordi. Tanto da indurre il nostro avvocato Matteo Ceruti a dichiarare pubblicamente proprio oggi: a tutti è chiaro che in questi anni non abbiamo assistito ad un congresso, ma un processo penale  per macroscopici eccessi di mortalità e di malattie nella popolazione esposta ai fumi della centrale. C’è infatti alla base dell’imputazione un corpus probatorio che nella mia esperienza non ho mai trovato in altri processi analoghi, davvero importante e convergente verso l’attribuzione di responsabilità. D'altronde nessuno dei consulenti della difesa ha mai risposto a questa semplice domanda: come è possibile, matematicamente e statisticamente che abbiano sbagliato tutti. Ed abbiano sbagliato tutti allo stesso modo?

 

 Per quanto riguarda poi  le consulenze che sarebbero “orientate a costruire responsabilità  ignorando i fatti”, ricordiamo semplicemente  che lo studio epidemiologico di coorte è stato condotto di un ente pubblico super partes, autorevole e indipendente come il CNR, su commissione della Regione Liguria, pubblicato su rivista scientifica internazionale e presentato al congresso mondiale di epidemiologia, il tutto senza alcun obiettivo di ricerca di responsabilità penali, e dunque per questo motivo ancora più attendibile!

 

Quanto si legge su quello studio ci ha pesantemente colpito e continua ad angosciarci specie quando leggiamo i drammatici numeri sulla mortalità emersi su questo territorio:” nei 12 comuni considerati nelle aree a maggiore esposizione a inquinanti della centrale, sono stati riscontrati eccessi di mortalità per tutte le cause (sia uomini che donne) del 49%”, con punte del 90% per malattie dell'apparato respiratorio negli uomini.

Inutile aggiungere che gli ingiustificati attacchi all'attività svolta dal PM, che abbiamo sentito quest'oggi nell'aula del processo, costituiscono a nostro avviso un inequivoco segnale di debolezza e nervosismo per il lavoro davvero imponente svolto dalla pubblica accusa.


26/09/2023







Link 

allo Studio Epidemiologico di coorte residenziale del CNR su mortalita' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone

18 luglio 2023

Comunicato: Quale sindrome Nimby…..Il nostro cortile e’ già’ stracolmo!

Rigassificatore : "Il nostro oro è la salute delle persone, rischi prevedibili

 A  Proposito del ventilato rigassificatore a soli 4 chilometri dalla costa di Vado Ligure……

Quale sindrome Nimby... il nostro cortile è già stracolmo!

Da quanto apprendiamo dalla stampa, risulta che il presidente Toti avrebbe annunciato la destinazione del rigassificatore (il secondo in Liguria) a soli quattro chilometri dalla costa di Vado Ligure.

Premesso in termini generali che la scelta di un altro rigassificatore significherebbe puntare ancora per anni su combustibili fossili e climalteranti come il metano, che andrebbe quindi in netto contrasto con le chiare indicazioni dell’Unione Europea in merito alla non più procrastinabile lotta ai cambiamenti climatici, c'è una questione ulteriore che attiene alla prevista localizzazione dell'impianto.

E' semplicemente paradossale infatti che la Regione, invece di sostenere e cercare un qualche recupero di queste zone sinora tanto penalizzate, ipotizzi addirittura di localizzare un nuovo intervento dall'indiscutibile impatto ambientale ed antropico.

Il presidente Toti non può non essere a conoscenza del fatto che su questo territorio, in pieno centro abitato, ha operato per decenni una grande centrale ad olio combustibile e a carbone, e che è in corso un processo per disastro ambientale e sanitario nel cui contesto è emerso lo studio CNR (commissionato dalla stessa Regione Liguria) che certifica un impressionante eccesso di mortalità del 49%, oltreché di malattie respiratorie e all'apparato cardio-circolatorio nella popolazione residente. Ricordiamo peraltro che in questo processo si sono costituiti come parti civili i Ministeri dell’Ambiente e della Salute, ma non la Regione Liguria: l'ennesima evidente dimostrazione di una scarsa attenzione per questo territorio e per la sua popolazione, che rischia ora di ripetersi.

Inoltre, solo per citare alcuni dei molti fattori di impatto già esistenti, basti ricordare che abbiamo la presenza di diverse industrie a rischio incidente rilevante, di una grande centrale  a turbogas, di due discariche di rifiuti ( di cui una in ampliamento) , della piattaforma multipourpose ,nonché la prevista costruzione dei cassoni per la diga foranea genovese...e quindi nessuno ci accusi di “sindrome Nimby” perché il “nostro cortile” è già stracolmo!

Abbiamo letto che il presidente Toti tende a minimizzare i problemi per il territorio destinato ad ospitare il rigassificatore (ritenuto a "bassissimo contenuto di rischio"): in realtà i rischi e i problemi esistono e a noi sembrano evidenti persino nelle sue stesse parole quando promette con enfasi l'arrivo di "compensazioni".

Le "compensazioni" null'altro sono se non un parziale risarcimento di danni, prevedibili ed evidentemente ben previsti.

Queste modalità di decisione le abbiamo purtroppo dolorosamente già sperimentate e ci evocano la spiacevole immagine di perline elargite in cambio d'oro.

Basta perline, signor presidente: questo territorio ne ha già fatto il pieno!

Per questo faremo tutto, ma proprio tutto quello che è nelle nostre possibilità, con ogni azione legalmente consentita, per conservare quel che resta del nostro "oro", che è la salute e la sicurezza delle persone, la salubrità dell’ambiente e un minimo di serenità.


WWF Delegato Liguria

Arci Provinciale Savona

Uniti per la Salute ODV

Comitato Savonese Acqua Bene Comune 

Attac Savona





15 novembre 2020

Comunicato di Uniti per la Salute ODV : Emissioni e polveri

               COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV 

A proposito di centrali a turbogas, emissioni  e polveri:

Una grande centrale da 800MW non è certo una cucina economica

 

La nostra associazione il 30 giugno 2019 presentò in sede di riesame AIA(* ) osservazioni che evidenziavano le problematiche legate alle emissione della attuale grande centrale a turbogas da ben 800 MW in pieno centro abitato

 

Uniti per la Salute ODV,  nel 2019 ( quando  ancora non si osava parlare di progetti di nuovi gruppi), consapevole delle problematiche relative ad una centrale di tale potenza in pieno centro abitato,  aveva presentato osservazioni  chiedendo che  si  tenesse conto con la massima attenzione delle emissioni di questi  impianti turbogas, (nella fattispecie la centrale operativa a Vado – Quiliano dal 2007) specialmente in particolato sottile e ultrasottile, anche in riferimento alla  difficile situazione ambientale e sanitaria chiedendo  la massima attenzione nel procedimento, osservazioni  di cui riportiamo un breve stralcio dei punti 7 e 9:

 

-Il territorio su cui opera l’attuale centrale a turbogas (VL5) è stato soggetto per decenni alle emissioni dei gruppi a carbone sequestrati nel 2014 come accertato dalla procura di Savona. Tuttora è in corso il processo penale per disastro ambientale e sanitario presso il tribunale di Savona.

- A seguito di disposizione della Regione Liguria Osservatorio salute e Ambiente (DGR 1609 del 13.12.2013) il CNR di Pisa (istituto di fisiologia clinica) ha elaborato uno studio retrospettivo epidemiologico area Vado Ligure che rappresenta una situazione assai preoccupante per il territorio. La qualità dello studio è stata vagliata anche da scienziati di valore internazionale tanto da essere presentato alla massima assise mondiale di epidemiologia di Ottawa (28 agosto 2018)

- Nel 2007 il comune di Quiliano commissionò uno studio all’IST di Genova (sullo SIA per una nuova unità da 460 MW ) dove si evidenziano “gravi lacune metodologiche” in sintesi “errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie……un vasto repertorio scientifico ha da tempo evidenziato i rischi sanitari connessi con l’esposizione a polveri fini e ultrafini” precisando “per la sorgente definita VL5 (camini delle due unità a ciclo combinato) viene riportato

una emissione di massa relativa alle polveri pari a zero. Questo dato è scorretto…… Le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili” segue poi una stima sui quantitativi. Quindi già dal 2007 la comunità scientifica era ben a conoscenza di queste emissioni. Una vasta letteratura evidenzia le problematiche connesse alle emissioni di polveri dai turbogas ...”. 

 

Punto 9

Per i motivi suesposti relativi alla situazione di questo territorio si chiede sia

prestata la massima attenzione, anche in termini di monitoraggi, al particolato

primario emesso ma altresì, se non soprattutto, al particolato secondario specie da NOx di cui copiosa letteratura scientifica internazionale evidenzia i gravi effetti sulla salute.

 

Ci siamo limitati ed evidenziare solo alcuni dei punti delle osservazioni presentate, (che sono  pubbliche sul sito del Ministero dell'ambiente al link https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1930/10178?pagina=2 

  

In conclusione si era ben consapevoli dei problemi legati alla presenza  tra le nostre case  di un impianto di combustione alimentato dal fossile  di così grande potenza. Per questo la decisione dell'azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza con un altro grande gruppo (così si apprende dai media) ci ha lasciato letteralmente stupefatti  come abbiamo ribadito nel nostro recente comunicato: “Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas  di particolato primario e soprattutto secondario  peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po ...” e che  il progetto “a nostro avviso non tiene in alcun conto la situazione del territorio che, secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal CNR, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.”

 

(*)

Come noto i grandi impianti di combustione sono soggetti a periodiche autorizzazioni, definite A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale). Nel 2019 è iniziato il procedimento di riesame per l'autorizzazione per la attuale centrale a turbogas di Vado Ligure Quiliano da  800 MW presso il Ministero dell'Ambiente.(ricordiamo che del Gruppo Istruttore fanno parte tra gli altri rappresentanti dei comuni di Vado e Quiliano, Provincia e Regione).

 

                      Uniti per la Salute ODV  

 


  


12 novembre 2020

12 NOVEMBRE : COMUNICATO DI “UNITI PER LA SALUTE ODV“

                        Comunicato di Uniti per la Salute ODV

Abbiamo appreso che l'azienda Tirreno Power ha avviato le pratiche per potenziare l'impianto di Vado Ligure- Quiliano con un ulteriore gruppo a turbogas accanto all’attuale grande unità da 800 MW, operativa fin dal 2007, in pieno centro abitato.

Riteniamo gravissimo che un'azienda implicata attualmente con diversi dirigenti o ex dirigenti in un processo per disastro ambientale e sanitario sul territorio savonese abbia l'ardire di chiedere su quello stesso territorio l'autorizzazione a potenziare proprio il sito legato a quella vicenda sociale e sanitaria, ancor prima che giudiziaria.

Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas di particolato primario e soprattutto secondario peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po e nella relazione dell’Ist di Genova a firma del dottor Federico Valerio proprio nel documento realizzato su richiesta del comune di Quiliano.


In un contesto globale ormai orientato verso il progressivo abbandono di queste fonti inquinanti, riteniamo irricevibile la richiesta di un ulteriore impianto ancora con alimentazione da combustibile fossile, soprattutto perché, oltre al noto impatto del gas metano sul piano del cambiamento climatico, a nostro avviso non tiene inalcun conto la situazione del territorio, che secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal Cnr, massimo ente di ricerca italiano, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.

Contestiamo con forza le affermazioni con cui si accompagna questa proposta: riteniamo non sarebbe affatto una “soluzione più virtuosa per efficienza e basse emissioni”. La soluzione più virtuosa è quella di puntare subito su fonti rinnovabili, in quanto a nostro avviso le cosiddette “basse emissioni” costituirebbero una ulteriore grave pressione su questo ambiente già cosi provato. Proprio in questi mesi gravati dalla pandemia pensiamo che tutti debbano rivalutare le considerazioni volte alla tutela della salute pubblica.

Crediamo pertanto che il processo di riutilizzo delle aree di Vado Ligure debba procedere verso il futuro e non seguire percorsi ormai obsoleti che prevedono un’ulteriore e superata combustione di fossili, bensì orientarsi su strategie più moderne e portatrici anche di maggiore occupazione.

Chiediamo quindi a Comuni, Provincia e Regione di portare la discussione nelle rispettive aule consiliari
.




15 maggio 2019

Biodigestore :Non bastano le parole, il problema è serio ed occorrono azioni ed atti concreti.

     Comunicato di Uniti per la Salute .

BIODIGESTORE: Non bastano le parole, il problema è serio ed occorrono azioni ed atti concreti.



Poiché ci siamo resi conto che la popolazione dell’immediato ponente di Savona specialmente dei comuni di Vado e Quiliano non risulta essere compiutamente informata sugli sviluppi della vicenda “biodigestore” abbiamo deciso di evidenziarne alcuni aspetti.
Con delibera del Consiglio della Provincia di Savona n 43 del 2 agosto 2018 veniva approvato il “Piano d’area omogenea per la gestione integrata dei rifiuti” con la previsione del sito delle aree ex centrale per un nuovo biodigestore. Con delibera 8 del 6 agosto 2018 è stato approvato il “piano regionale di gestione dei rifiuti della Liguria” comprensivo della previsione del biodigestore nelle aree ex centrale.
La scelta di “piazzare” un impianto di questa imponenza proprio in mezzo a due centri densamente abitati anziché in una zona più isolata, ci appare assai infelice, poiche’ i biodigestori  secondo numerosi studi, evidenziano diversi aspetti ambientali potenzialmente problematici: odori ed emissioni inquinanti aeriformi varie, rischi di inquinamento batterico, rumori, ed inoltre il probabile, se non certo, deprezzamento del valore dei moltissimi immobili dell’area .
E’ da considerare inoltre il notevole traffico di autocarri che verrebbe ad aggiungersi a quello che si prevede gia’ molto intenso dovuto alla piattaforma in un contesto che vede anche la presenza di diverse industrie classificate a “Rischio incidente rilevante” secondo la normativa “Seveso”.
Anche sul piano dell’occupazione questa scelta ci pare inoltre inopportuna e illogica poiché destinerebbe ad un utilizzo di trattamento di rifiuti , aree retro portuali di grande pregio e foriere di insediamenti con notevoli possibilità di sviluppo e di lavoro.
Quindi su questo lembo di “fortunato” territorio e su queste stesse aree,  dopo anni di presenza di un grande impianto a carbone, (in riferimento al quale è in corso attualmente un processo per disastro ambientale e sanitario), risulta essere stata approvata la previsione di un imponente biodigestore per trattare decine di migliaia di tonnellate di rifiuti -provenienti anche da altre provincie .
Nonostante certe imbarazzate dichiarazioni di alcuni politici tendenti a minimizzare la possibilità di questo insediamento, i nostri legali ci hanno ribadito che (purtroppo) questo piano è stato approvato e tale rimarrà, con la possibilità effettiva di approvare il progetto in quest’area e quindi di costruire il biodigestore.  Tutto ciò fino a che il piano non verrà modificato o annullato.

Studiando questi provvedimenti regionali e provinciali, i legali ci hanno evidenziato così numerosi profili di illegittimità e carenze istruttorie talmente rilevanti, anche e soprattutto  sotto il profilo della necessaria considerazione della salubrità ambientale,  che la nostra associazione, insieme con WWF nazionale ha deciso di  presentare un ricorso straordinario al Capo dello Stato.
Questa decisione ci ha comportato un notevole impegno anche economico,  ma l’abbiamo ritenuta doverosa per il futuro di questo territorio che amiamo ed in cui  crediamo.


(.........Il 25 settembre, con la delibera 46, visto che non erano pervenute richieste di modifica, integrazione o rettifica, il verbale del 2 agosto veniva approvato)



19 marzo 2019

Comunicato di Uniti per la Salute Onlus del 19 Marzo 2019

Comunicato di Uniti per la Salute ONLUS 

L'associazione esprime la propria soddisfazione per la decisione del giudice Dott. Giannone  di ammettere come parti civili tutti i soggetti, enti, associazioni e privati, che ne avevano fatto richiesta. ritenendosi danneggiati dal disastro ambientale e sanitario contestato.
Altrettanto positivo è che si sia giunti rapidamente all'apertura del dibattimento per cui già nella prossima udienza verrà sentito il primo testimone della Procura della Repubblica. 
Rimane il rammarico per la decisione di tutti gli enti locali:comuni di Vado e Quiliano, Provincia e Regione di non essere presenti in questo processo così importante per le comunità locali quando al processo si sono costituiti i Ministeri dell' Ambiente e della Salute 

02 dicembre 2014

L’USO IMPROPRIO DEGLI STUDI IST 1988-1998 e 1999-2004 VIENE CONFUTATO DAI SUOI STESSI REALIZZATORI




L’USO IMPROPRIO DEGLI STUDI IST 1988-1998 e 1999-2004 VIENE CONFUTATO DAI SUOI STESSI REALIZZATORI

I due ‘padri’ dello studio, il referente ‘scientifico’ (la dott.ssa Vercelli che lo realizzò), e il referente ‘politico’ (l’ex Assessore regionale all’Ambiente Zunino nel periodo del secondo studio) CONFUTANO LE CONCLUSIONI E L’USO IMPROPRIO CHE NE VIENE FATTO.

Lo studio non è un’analisi epidemiologica atta a rilevare l’incidenza sulla popolazione di una fonte inquinante: NON CONFRONTA zone esposte con zone non esposte (tipico degli studi epidemiologici), e NON E’ CORRELATO ALL’INQUINAMENTO, in particolare agli effetti della centrale a carbone; inoltre tale studio è soprattutto datato nelle metodologie, che oggi sono molto più soffisticate e ‘circostanziate’;

Lo stesso Direttore dell’IST, secondo le cronache giornalistiche, ne ha recentemente sottostimato la validità epidemiologica in un incontro in Procura.

Impossibile quindi paragonarlo allo studio della Magistratura.
Grave che da più parti si provi a riutilizzarlo per permettere a Tirreno Power di riprendere a inquinare liberamente.

C’è solo quindi uno studio che analizza la gravissima situazione sanitaria: la Perizia della Magistratura, avallata dal Giudice per le Indagini Preliminari.

I SINDACI SONO IN POSSESSO DEI DOCUMENTI PER DECIDERE IN CONFERENZA DEI SERVIZI AI SENSI DI LEGGE,
richiedendo per i valori emissivi i livelli minimi delle MTD.





La stessa dott.ssa Vercelli ha confutato le conclusioni che vengono fatte del suo studio.

Il servizio del TG3 che ha intervistato la dott. MARINA VERCELLI “I fautori dell’ampliamento della centrale a carbone, per rassicurare la popolazione, citano spesso uno studio dell’IST di Genova del 2008 sulla mortalità nel savonese, in realtà la dott.ssa Vercelli che lo realizzò dice che l’analisi NON era incentrata su Vado, faceva la media tra le zone inquinate e non della Provincia (in altre parole, quindi non confrontava separatamente zone esposte da zone non esposte), insomma servirebbe ben altro per fugare i dubbi…”

Secondo FRANCO ZUNINO, ex Assessore regionale all'Ambiente, paragonare lo studio IST “al più approfondito e specifico studio commissionato dalla Procura, mirato alle specifiche correlazioni tra le emissioni della centrale di Vado e lo stato di salute dei cittadini coinvolti dalle emissioni stesse appare fuorviante…” Lo studio IST serviva a “creare il substrato scientifico su cui poter successivamente innestare eventuali studi mirati volti cioè ad identificare i fattori di rischio ambientali...”.

L’epidemiologo dell’IST dott. VALERIO GENNARO: “Bisogna identificare bene la zona inquinata, identificare quindi le persone ‘inquinate’, raffrontare la loro esperienza di mortalità di incidenza delle varie patologie anche non neoplastiche e con una analoga popolazione che non sia esposta, quindi questo tipo di studio organizzato in questi termini scientifici ed epidemiologici non mi risulta assolutamente”

“Le tre grandi tipologie di studi effettuati dalle parti in causa, dalla Procura e da alcuni enti pubblici non sono per nulla confrontabili, per diversi motivi: metodo, disegno e obiettivi dello studio; popolazione studiata; tipologia delle malattie studiate; periodi temporali studiati; risultati ottenuti; ecc.
Al netto dei naturali ed inevitabili limiti intrinseci di ogni studio scientifico, ad oggi la ricerca più adatta a comprendere meglio il nesso causale tra inquinamento ambientale derivante dalla centrale termoelettrica di Vado-Quiliano e salute della popolazione nel distretto savonese sia proprio quella effettuata dalla Procura”.

Lo stesso Dirigente dell’IST di Genova FRANCO MERLO, secondo le cronache giornalistiche, ne ha recentemente sottostimato la validità epidemiologica in un incontro in Procura.



I due Sindaci, la Regione hanno riferito in questi giorni che ci sono due studi epidemiologi attendibili e contrastanti (lo studio 1988-2004 ‘tranquillizzante’ e la perizia della magistratura ‘allarmante’), e quindi non sono nelle condizioni per decidere di dare prescrizioni e livelli emissivi rigorosi in conferenza dei servizi.

Questo non corrisponde a verità: lo studio 1988-2004 non è attendibile per valutare gli effetti inquinanti sulla popolazione e non è quindi confrontabile con quello della Procura, in quanto:

1)         non è un vero studio epidemiologico: NON CONFRONTA zone esposte con zone non esposte (tipico degli studi epidemiologici), e NON E’ CORRELATO ALL’INQUINAMENTO, in particolare agli effetti della centrale a carbone;

2)         tale studio è datato nel tempo: risale a dati dall’88 al 2004;

3)         tale studio è soprattutto datato nelle metodologie, che oggi sono molto più soffisticate e ‘circostanziate’; metodologie che invece risulterebbero utilizzate nella perizia della Procura;

4)         rispetto a tale studio (che non ha avuto un riscontro in sede  giudiziaria), la perizia della magistratura è convalidata e avallata da un giudice terzo (il GIP del Tribunale di Savona), oltre che dal collegio giudicante per l’inchiesta sulla centrale di Porto Tolle, che ha recentemente ritenuto pienamente fondata in sede giudicante la metodologia usata anche per Savona, peraltro con gli stessi periti (dott. Paolo Crosignani, dott. Stefano Scarselli). Dopo la Procura di Savona e di Rovigo, è notizia di questi giorni che la metodologia usata dai magistrati verrà utilizzata anche dalle Procure di Brindisi e Gorizia per le locali centrali a carbone. Per gli amministratori non fa fede una metodologia utilizzata da quattro Procure e convalidata da due giudici?


Per questi motivi si deve ritenere di esserci UN SOLO STUDIO VALIDANTE in fase di Conferenza dei servizi a cui i sindaci devono attenersi ai sensi di legge, richiedendo per i valori emissivi i livelli minimi delle MTD.


RETE SAVONESE FERMIAMO IL CARBONE



ACLI, ARCI, Comitato Acqua Bene Comune, Comitato Ambiente Spotorno-Noli, Comitato Albamare, Gassa Gruppo Acquisto Solidale, Legambiente, Libreria Ubik, Movimento Consumatori, NuovoFilmstudio, Uniti per la Salute ONLUS, API Alleanza per l’Italia, MoVimento 5 Stelle, Noi per Savona, Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi.  Con il sostegno di Medicina Democratica e dell’associazione “SI alle rinnovabili, NO al nucleare”

La Rete ha il sostegno delle associazioni nazionali:
Greenpeace, WWF, Legambiente, ARCI nazionali








27 ottobre 2011

1)Comunicato di Uniti per la Salute


COMUNICATO

Leggiamo oggi con sorpresa un articolo dal titolo “Il PD critica Caviglia e Ferrando-Serve un’assemblea pubblica” dove si riportano le dichiarazioni di due esponenti del PD vadese (Monica Giuliano e Pietro Robbiano).

Ci pare paradossale che questi esponenti del PD “critichino” due sindaci perché coerenti con i propri programmi elettorali! Evidentemente sfugge loro la differenza con altre realtà politico-amministrative che, prima delle elezioni, non solo si erano dichiarate contro il potenziamento a carbone, ma avevano addirittura operato una raccolta di firme per il “no”, salvo poi dare l’assenso al potenziamento.

Per quanto attiene alle assemblee pubbliche ricordiamo che i Consiglieri provinciali dello stesso PD organizzarono un incontro pubblico in Provincia a cui i risulta fossero stati invitati sia l’Unione Industriali, sia la dirigenza della centrale che puntualmente non si presentarono.(Leggi sul Secolo XIX:Centrale, obiettivo Pd: 10 mila no al potenziamento)

Ci pare tuttavia, che prima di parlare di assemblee, più o meno estemporanee, sia doveroso, specialmente per coloro che svolgono attività politico-amministrativa come i signori Giuliano e Robbiano, attenersi agli atti formali di organi eletti in modo democratico (aggettivo che ben conoscono, essendo presente nel nome del loro partito) come le delibere dei comuni di Vado Ligure, Quiliano, Savona (queste ultime due con sindaci esponenti dello stesso Pd!) e di altre amministrazioni del territorio appartenenti a diversi schieramenti politici che si sono espressi con un deciso e argomentato no al potenziamento. Le “assemblee” ci sono già state e sono state le libere elezioni su precisi programmi.

Inoltre riteniamo che esponenti politico-amministrativi dovrebbero avere  come obiettivo primario il rispetto delle leggi e delle norme vigenti  come l’adeguamento della centrale- senza condizioni- alle migliori tecnologie (previste da norme italiane ed europee) che si attende da oltre quattro anni ed il rispetto di tutte le prescrizioni per l’autorizzazione del gruppo a turbogas (segnaliamo che la stessa regione Liguria in conferenza dei servizi ammette che “in effetti alcuni adempimenti non risultano ancora portati a termine”- Erano prescrizioni condizionanti e tuttavia l’impianto a turbogas è in funzione dal 2007!).

Per non parlare di altri gravi problemi come la ricerca dell’origine del grave inquinamento nei sedimenti marini alla foce del Quiliano così come indicato da ARPAL.(il documento è consultabile nella sua interezza cliccando qui.


Per quanto riguarda il presidio di sabato 29 indetto da oltre quaranta tra associazioni, comitati e partiti facciamo presente che evidentemente si tratta di protesta a livello nazionale contro il carbone, ma precisiamo che non è rivolta solo alle autorità centrali definite “poco sensibili”, ma anche e soprattutto alla autorità regionali che a nostro parere hanno dimostrato così tanta sensibilità verso il territorio da far dichiarare al sindaco di Quiliano: “Sì, il presidente Burlando ha dialogato con noi, ma ha tenuto in considerazione per un 20% il territorio e per l’80% le esigenze dell’azienda”.


Savona 27.10.2011

Burlando dopo aver approvato il potenziamento a carbone, solo oggi si accorge della mancanza dell'autorizzazione AIA

  
Leggi anche su Unitiperlasalute
Tirreno Power, il sindaco Ferrando:"Burlando ha ascoltato per il 20% il territorio e per l’80% l’azienda”



Leggi su QualEnergia

Perché è giusto opporsi alle centrali a carbone

La mobilitazione contro le centrali a carbone del 29

ottobre ad Adria è forse l'inizio di una forte

opposizione contro questa fonte che innalza pesantemente

le emissioni di CO2, che comporta seri 
rischi sanitari per le popolazioni 


anche non prossime agli impianti e


 che rallenta il passaggio ad  un 

sistema energetico basato sulle rinnovabili.

....... Da noi sono funzionanti 13 centrali alimentate con

questo combustibile; emettono ogni anno circa 37,3 milioni

di tonnellate di CO2, con il record di

quella di Brindisi Sud (Enel) da 2.640

MW di potenza che emette 10,9 Mt

CO2/anno. La riconversione della

centrale di Porto Tolle sarà un altro schiaffo

all’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 nel

nostro paese, grazie soprattutto alla spinta della lobby

dell’Enel (che però si promuove con spot Tv tutti

incentrati sull’energia verde). L’appoggio acritico della

politica nazionale e regionale fa il resto

Ma a parte la questione “emissioni di gas a effetto serra"


già di per sé grave, ci sono altri due aspetti per i quali


per i quali sarà necessario, dopo il nucleare, attivare

un’altra mobilitazione popolare.
  
Il primo motivo riguarda l'aspetto

sanitario connesso alle sostanze

tossiche che vengono a depositarsi

sul territorio circostante. Dal

2008 i terreni intorno alla centrale di Brindisi sono

stati interdetti alla produzioni di cibo anche a causa

delle polveri disperse durante il trasporto.

Sostanze altamente tossiche per la

salute come arsenico, cromo  cadmio


  e mercurio arrivano con i venti


  anche a diversi chilometri dalla

centrale. 
Un pericolo notevole per la salute, così come quello

legato all’emissione di anidride solforosa e di ossido

di azoto, che combinandosi con il vapore acqueo,

provoca piogge acide, non solo su scala locale.


Un problema di cui invece si parla pochissimo è quello dello
 
smaltimento e dello stoccaggio delle ceneri prodotte

dalla combustione. Sono polveri difficili da smaltire perché

contengono arsenico, piombo, mercurio e altre sostanze

tossiche. Il rischio molto presente, riscontrato negli Stati

Uniti da specifici studi, compresi quelli dell’EPA

(Environmental Protection Agency), è che i depositi

utilizzati non sono sicuri: ci sono numerosi casi di

contaminazione delle falde acquifere con

inquinamento dell’acqua potabile a causa dei metalli

pesanti. 

Anche questa rivelazione ha portato

alla creazione di un movimento dei


cittadini Usa “no coal” molto forte


ed oggi le pressanti campagne per


  impedire la costruzione di nuove centrali e la chiusura


di quelli esistenti sono anche una sorta di messaggio

  
inviato alla comunità

internazionale.
All’Enel e agli altri produttori di energia

da carbone chiediamo: dove intendete

smaltire le ceneri? Chi pagherà  la


bonifica e i danni sociali se questa polvere tossica

inquinerà l’ambiente?


...L'altro motivo, altrettanto impellente, per opporsi a queste

centrali è che la loro costruzione impedirebbe, da noi come

negli altri paesi industrializzati, una decisa e rapida
 
transizione energetica verso le rinnovabili.

  Costruire oggi una centrale a carbone significa legarsi


  le mani per altri 40-60 anni, cioè fino a quasi il 2070!  
Chi promuove la CCS, inoltre, non vuole

far altro che, adducendo l'ipotesi del

“carbone pulito”, rinviare la sostituzione

di queste centrale tra alcuni decenni. Per questo chi oggi

vuole un cambiamento epocale del settore energetico,


  oltre che un passo avanti verso il contenimento del

  global warming, deve   ritenere fondamentale


e improcrastinabile una moratoria sul carbone