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16 aprile 2021

Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione

 Tratto da Minambiente 

Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure .


Documentazione

(n.22) Documenti procedura di Valutazione Impatto Ambientale

Ecco il link per la lettura :Documentazione - Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - VAS - VIA - AIA 

Ecco tutte le osservazioni pubblicate.
T


È stato sicuramente un grande impegno per tante Associazioni nazionali e locali ,per i Comitati, per gli Avvocati, i Tecnici , i Medici ed anche i liberi Cittadini  che hanno realmente a cuore la tutela della nostra salute, del nostro territorio e del nostro ambiente . GRAZIE A TUTTI

01 aprile 2021

Comitati : Brindisi, una bomba a gas

Tratto da il gazzettino.it

Brindisi, una bomba a gas


Anche la centrale A2A di Costa Morena ha chiesto a MinAmbiente l’autorizzazione alla conversione a turbogas dell’impianto Brindisi Nord, fermo dal 2014, dopo l’analoga richiesta di ENEL per Cerano, oltre alla centrale turbogas EniPower già esistente e in funzione dentro il petrolchimico. Avremo così 3 centrali a turbogas vicine, “decarbonizzandoci”, dicono.

E, sempre nel raggio di 1 km Edison vuol fare un megadeposito di GNL (gas liquido), con il petrolchimico ENI Versalis che continua regolarmente a "sfiammare" a pochi metri. Altro che rischio di incidente industriale rilevante e Direttiva Seveso: una vera bomba di gas in città.

Brindisi sarà così "capitale del gas" fossile, quando invece il Governo ha dichiarato di voler ridurre le emissioni di CO2 del 60% per il 2030, e addirittura zero emissioni per il 2050. E mentre in Europa e nel resto d'Italia si punta al Green New Deal, sull'idrogeno verde e rinnovabili, comunità energetiche (Brindisi ha ricevuto 300 mila euro dalla L.R. 45/2019 per le comunità energetiche) ed energia diffusa coi superbonus,  noi a Brindisi costruiamo nuove centrali col metano di TAP: il metano, fossile o bio, se bruciato, libera CO2, meno del carbone, ma è comunque CO2 emessa in più... Vogliamo ridurre le emissioni di CO2, creando nuove centrali a turbogas aggiuntive...

Per non parlare del megaimpianto di compostaggio anaerobico per la produzione di biometano previsto sempre nella stessa zona, come anche quello di Erchie (molto combattuto dal Comune e dalla popolazione): anche se è metano “bio”, una volta bruciato, produce CO2 e nanoparticelle e spreca il compost raccolto dai cittadini che potrebbe essere compostato aerobico e venduto a prezzo simbolico ai contadini per fertilizzare i suoli e combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi contro la xylella...

Questi impianti si chiamano "stranded assets", cioè investimenti nati già vecchi, obsoleti e antieconomici: ma A2A, Edison, ENEL, SNAM, ENI, TAP (le aziende che ci hanno avvelenato finora), perchè li fanno? Il Recovery Fund non può finanziare tali impianti, perchè non sono green, pensate: lo fanno per i sussidi di Stato per il "capacity market": cioè lo Stato paga tali impianti per coprire i picchi di consumo non garantiti dalle rinnovabili e per il rifasamento sincrono della rete elettrica, cioè entrano in funzione solo se serve. Un bel business che paghiamo noi Stato, cioè noi cittadini in bolletta.

Come pagheremo anche tutti i gasdotti arrivati, come TAP/SNAM e i danni ambientali a Torre Rossa e al Bosco del Tramazzone, o nuovi gasdotti in costruzione, come il Matagiola-Massafra, Poseidon in arrivo da Israele, le interconnessioni alle centrali di A2A e Cerano (5 km), che tra l'altro "non necessitano di VIA", perchè opere connesse all'impianto...

Inoltre, secondo un recente studio della Carbon Tracker Initiative, nel 2030 si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore, mentre il costo delle rinnovabili e batterie di stoccaggio scenderà: ma tanto ci sono i fessi che pagano...

E i politici locali e regionali, i sindacati confederali e altre istituzioni a Brindisi invece chiedono di semplificare le autorizzazioni per tali impianti in nome di uno "sviluppo per Brindisi e occupazione", ben sapendo che ogni impianto necessita di poche decine di tecnici specializzati (non certo brindisini) e che il gas non ha indotto.

E ARERA ha appena deliberato un aumento del 7% del prezzo di energia e del 5% del gas: perciò sono aumentate anche le bollette dei brindisini.

Quando la finiamo di essere terra di conquista e profitto di queste multinazionali che da sempre ci inquinano e rovinano la nostra salute, il nostro ambiente, le nostre tasche, senza peraltro dare niente in cambio alla città?

Chiediamo al Comune di Brindisi e a tutte le istituzioni, ai sindacati, a tutti gli enti coinvolti e ai cittadini di rompere con le logiche del passato e di cambiare finalmente rotta, in linea con l’Europa, per una Brindisi più vivibile e uno sviluppo più green e sostenibile,

Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi

Redazione emergenzaclimatica.it (www.emergenzaclimatica.it )

Rete Legalità per il Clima (www.giustiziaclimatica.it)

Comitato No Compostaggio Erchie

31 marzo 2021

30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Tratto da Isde

PNRR e pandemia: 30 scienziati ed esperti di Ambiente e Salute scrivono a Draghi con valutazioni e proposte

Egr. Prof. Draghi,

Al Presidente del Consiglio dei Ministri del Governo Italiano Prof. Mario Draghi

Desideriamo condividere con Lei e i Ministri impegnati qualche elemento di valutazione generale e avanzare raccomandazioni e suggerimenti sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Siamo un gruppo di docenti, ricercatori ed esperti afferenti a diverse discipline accomunate dalle finalità di protezione sia degli ecosistemi e dell’ambiente in cui viviamo sia della salute umana e degli organismi viventi. Stiamo seguendo e studiando la pandemia dal suo arrivo e siamo preoccupati per il presente e per il futuro. Per questo, oltre a contribuire allo studio dei fenomeni collegati alla pandemia, siamo interessati alle elaborazioni ed alle scelte per la ripresa economica e sociale.1

Siamo consapevoli della necessità di affrontare la sfida di una ripartenza che non sia basata sugli stessi modelli che hanno determinato la grave situazione in cui ci troviamo. Per imboccare una traiettoria diversa c’è bisogno di un cambio di paradigma del modello di sviluppo e di consumo oggi prevalente, ed è necessario che molte scelte siano fatte con immediatezza. Trattandosi di una profonda crisi sanitaria, sociale, economica, perfino esistenziale, un piano di ripresa post-pandemica deve necessariamente confrontarsi con una miriade di problemi, come illustrato dal Green Deal europeo. Osserviamo con grande interesse l’evoluzione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) ed apprezziamo gli sforzi fatti in molte direzioni, seguendo le indicazioni di quello europeo.

La nostra principale preoccupazione è che vengano sottovalutate le conoscenze scientifiche acquisite sulle cause che hanno portato alla pandemia, che la configurano come sindemia2 e che forniscono indicazioni chiare sulle azioni da compiere per evitare altre pandemie. Dal mondo scientifico già in passato erano stati lanciati allarmi, così come oggi sono numerose le segnalazioni della comunità scientifica sui rischida virus sconosciuti e pronti a fare il salto di specie o da batteri favoriti dal cambiamento climatico. Siamo convinti della necessità di mettere in atto prima di tutto azioni di mitigazione, ma anche azioni di adattamento al cambiamento climatico, incamminandosi senza indugio e senza passaggi intermedi in un percorso accelerato per il contenimento delle emissioni di gas climalteranti. Siamo ugualmente convinti che l’approccio “one- health”, nella sua accezione di sforzi collaborativi a tutti i livelli per proteggeree promuovere la salute di persone, animali e ambiente, sia un concetto sistemico ed un riferimento fondamentale non solo per gli aspetti relativi alla riorganizzazione del servizio sanitario, ma per tutto il PNRR. Riteniamo che siano da valorizzare i recenti studi che stimano come i costi per ridurre il rischio di pandemie siano oltre 100 volte inferiori a quelli necessari per la risposta alle pandemie stesse; quelli per la gestione del COVID-19 erano già arrivati a 8-16 trilioni di dollari a livello globale a luglio 2020 e sono destinati a crescere in modo abnorme.

1 http://www.scienzainrete.it/articolo/come-mettere-fuoco-recovery-plan-secondo-gli-esperti/maria-grazia-petronio-et-al/2021-02-09

2Sindemia: l’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non

trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7515561/)

    

Nello specifico, riteniamo importante:

! indicare in modo chiaro ed esplicito che il principale obiettivo del Piano è quello della conservazione dei servizi eco-sistemici di supporto alla vita, dando priorità agli interventi di riduzione delle emissioni di gas clima alteranti, di abbattimento dell’inquinamento e di miglioramento della qualità dell’aria, dell’acqua e del suolo, secondo le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare normative efficaci per ridurre marcatamente le emissioni di inquinamento atmosferico che solo in Italia causa ogni anno decine di migliaia di morti premature e malattie; proporre alle istituzioni europee di adottare le linee guida per la qualità dell'aria definite dall'Organizzazione Mondiale della Sanità;

! adottare azioni che portino a co-benefici per il pianeta e la salute umana con trasporti sostenibili, aumento degli spostamenti a piedi ed in bicicletta, riduzione delle emissioni inquinanti e riduzione del consumo di carne.

! finanziare la creazione di nuove aree protette in accordo con la Strategia europea sulla biodiversità il cui obiettivo dichiarato è di arrivare a proteggere il 26% del territorio;

! adottare azioni che portino ad una riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti di almeno il 5% l’anno a partire da subito, ed ambire ad una riduzione annua del 7.5% dal 2025 così da raggiungere l’obiettivo di zero-emissioni-nette entro il 2050, possibilmente prima;

! favorire in modo deciso ed accelerare il ricorso alle fonti rinnovabili di energia, in particolare eoliche e solari, senza facilitare passaggi intermedi verso il consumo di metano e di biomasse;

! promuovere lo sviluppo di filiere di idrogeno ‘verde’ per particolari scopi ben localizzati e non certo per il traffico veicolare privato (la rete di distribuzione dell’idrogeno è impensabile), evitando in modo assoluto di passare attraverso idrogeno ‘blue’ o ‘grigio’, essendo queste ultime tecnologie a cui sono associate emissioni importanti di gas climalteranti;

! intraprendere una decisa accelerazione del recupero e del riciclaggio di materie prime- seconde, della disincentivazione, fino alla dismissione, dell’uso di imballaggi e oggetti mono-uso in plastica e della restituzione ed il riuso del vetro vuoto;

! incentivare una nuova mobilità ponendo come obiettivo prioritario lo spostamento di quote definite (30% entro 3 anni) di mobilità privata verso la bicicletta/a piedi attraverso un Piano nazionale di mobilità lenta (urbana e turistica) che preveda la realizzazione di infrastrutture ciclo-pedonali e risolva i problemi di intermodalità che frenano la mobilità sostenibile;

! fermare da subito ogni trasformazione su suoli liberi di qualsiasi natura, prevedendo un programma di monitoraggio da parte di ISPRA, avviare subito un censimento del patrimonio edilizio dismesso, abbandonato e sottoutilizzato e indirizzare alla sola rigenerazione di questo le prossime richieste di trasformazione urbana;

! finanziare i progetti di bonifica dei siti inquinati di interesse nazionale (SIN) o accelerarne il completamento, privilegiando tecniche innovative di bonifica “in situ”.

! offrire vantaggi economici per le coltivazioni e gli allevamenti sostenibili e a filiera corta e per la riconversione degli allevamenti e l’agricoltura intensivi ed a forte impatto sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare, e cogliere tutte le opportunità offerte dal Green Deal e dalla PAC per una transizione agro-ecologica reale, a partire dal Piano Strategico Nazionale di prossima definizione;

! evitare forme di turismo insostenibili e di massa, incompatibili con la fragilità e la delicatezza dei numerosi piccoli borghi, delle aree protette, dei beni naturalistici e delle


opere artistiche e archeologiche sparse sul territorio. Il turismo è innanzitutto cultura,

rispetto per storia e paesaggio: dentro questo perimetro va sviluppata impresa sostenibile;

! istituzionalizzare l’approccio OneHealth attraverso un piano generale di riorganizzazione e di integrazione delle attività relative alla protezione dell’ambiente e della salute umana e animale che preveda ad ogni livello istituzionale ed organizzativo il pieno coinvolgimento delle articolazioni centrali e periferiche del Servizio Sanitario Nazionale e del Sistema

Nazionale della Protezione Ambientale;

! accompagnare gli interventi di rafforzamento della rete dei servizi sanitari territoriali,

con una chiara definizione degli obiettivi di prevenzione primaria e di assistenza alla persona orientati al Chronic Care Model, ridefinendo in primo luogo il rapporto dei medici di medicina generale con il SSN ed il loro percorso formativo;

! abbinare gli interventi di ammodernamento delle apparecchiature sanitarie con progetti di contenimento dell’eccesso di prestazioni inappropriate, che rappresentano una delle voci più rilevanti degli sprechi, pari al 20-30% della spesa sanitaria complessiva;

! riorientare l'istruzione formale ed informale a tutti i livelli, dalle scuole primarie all’Università, con programmi, didattica e strumenti finalizzati a comprendere, prevenire e mitigare i rischi ambientali e sanitari, in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile 2030 delle Nazioni Unite e favorendo l’approccio sistemico e transdisciplinare alla ricerca e alla didattica;

! orientare la riorganizzazione dei sistemi informativi (da non confondere con i programmi informatici) sulla base della conoscenza, per setting, delle vere esigenze dei cittadini e di

una stratificazione epidemiologica. Non riteniamo accettabile un approccio informatico/digitale su un quadro di dati astratti e decontestualizzati (i cosiddetti big data) affidato a imprese di gestione dei sistemi digitalizzati.

! finanziare percorsi di ricerca e innovazione per materiali primari e secondari e di prodotti sicuri e non tossici, per ridurre l’impatto delle miscele chimiche tossiche nei prodotti di consumo, tra cui materiali a contatto con gli alimenti, giocattoli, articoli per l'infanzia, cosmetici, detergenti, mobili e tessuti;

Sulla base delle evidenze scientifiche non abbiamo dubbi che il problema numero uno presente e futuro sia il cambiamento climatico e confidiamo che il PNRR assuma questo orientamento anche nella ripartizione dei finanziamenti. Il Piano Nazionale di Adattamento al Cambiamento Climatico ed il Piano per la Sostenibilità rappresentano, altresì, strumenti indispensabili per stabilire il contesto in cui il PNRR deve operare.

Riteniamo che debba essere affrontata radicalmente la fragilità dell’amministrazione pubblica, risultato di disinvestimento e dequalificazione del personale e delle strutture che si protrae da tanti anni. Il miglior piano per il futuro del Paese dovrebbe partire da un convinto e robusto investimento culturale e di qualificazione del comparto pubblico avviandolo a ruoli di maggior autonomia e protagonismo, persi in anni e anni di esternalizzazione di competenze e funzioni. Diversamente la maggior parte delle azioni previste nel Piano saranno ad alto rischio di spreco non trovando nel comparto pubblico quel supporto di coordinamento, indirizzo e vigilanza necessario.

Affinché il PNRR possa evolvere nelle direzioni da noi indicate, desideriamo dare la disponibilità a collaborare della nostra rete e di quelle nazionali ed internazionali con cui siamo in relazione.


Simona Agger (Architetto, HCWH, SIAIS), Giulio Betti (meteorologo LAMMA-IBE/CNR), Paolo Barberi (agronomo, Scuola Superiore Sant'Anna, Pisa), Ugo Bardi (docente Università di Firenze), Fabrizio Bianchi (epidemiologo CNR), Antonio Bonaldi (medico, Slow Medicine), Roberto Buizza (fisico Scuola Superiore Sant’Anna), Mario Carmelo Cirillo (ingegnere, già ISPRA), Daniela D’Alessandro (medico Università Sapienza di Roma), Gianluigi De Gennaro (chimico Università di Bari), Aldo Di Benedetto (medico Ministero Salute), Francesco Forastiere (epidemiologo CNR), Andrea Gardini (medico Slow Medicine), Paolo Lauriola (epidemiologo RIMSA), Carmine Ciro Lombardi (chimico e tecnologo farmacologo Università di Roma Tor Vergata), Alberto Mantovani (tossicologo ISS), Vitalia Murgia (medico CESPER), Francesca Pacchierotti (biologa ENEA), Maria Grazia Petronio (medico, Università di Pisa), Pietro Paris (ingegnere ISPRA), Paolo Pileri (docente Politecnico di Milano), Roberto Romizi (medico ISDE), Marco Talluri (esperto comunicazione ARPAT) Gianni Tamino (biologo, già Università di Padova), Francesco Romizi (giornalista esperto comunicazione ambientale), Sandra Vernero (medico Slow Medicine), Giovanni Viegi (pneumologo ed epidemiologo CNR), Paolo Vineis (epidemiologo, Imperial College London).

Questo documento non esprime necessariamente la posizione delle istituzioni di provenienza degli autori.

Roma, 24 marzo 2021

Per contatti

Dott. Francesco Romizi romizifrancesco@gmail.com 3491919426 Dott.ssa Maria Grazia Petronio: mariag.petronio@gmail.com

  

17 marzo 2021

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE...

A proposito del Raddoppio della centrale a gas di Vado Ligure- Quiliano

Tratto da Minambiente

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ALLE DECISIONI SULL’AMBIENTE


L’articolo 6 della Convenzione di Aarhus regola la partecipazione del pubblico al decision-making ambientale. Qualsiasi persona, fisica o giuridica, qualsiasi associazione o organizzazione ha il diritto di partecipare alle decisioni relative a:

l’autorizzazione di attività che possono avere un impatto sull’ambiente (l’allegato 1 alla Convenzione elenca tali attività, ma nel testo della Convenzione vi è un più generico riferimento a “tutte le attività che possono avere effetti significativi sull’ambiente’”);

l’elaborazione di piani, programmi, regolamenti di attuazione e strumenti normativi in materia ambientale;

le decisioni sul rilascio deliberato di organismi geneticamente modificati (OGM) nell’ambiente.


La Convenzione chiarisce che la partecipazione del pubblico deve avvenire nelle fasi iniziali del processo decisionale e deve prevedere tempi di svolgimento ‘ragionevoli’ (tempi troppo brevi non consentono un adeguato coinvolgimento del pubblico, tempi troppo lunghi disperdono energie e impegno).

Il pubblico deve essere messo in grado di ottenere tutte le informazioni necessarie a garantire un processo di partecipazione consapevole e la decisione finale deve tenere nella dovuta considerazione i risultati della partecipazione.

24 gennaio 2021

IL GIORNO 22/01/2021 UNITI PER LA SALUTE HA PRESENTATO LE SUE OSSERVAZIONI

                  

        IL GIORNO 22/01/2021 CON PEC CERTIFICATA 
UNITI PER LA SALUTE ODV HA PRESENTATO LE SUE   OSSERVAZIONI SUL PROGETTO DI REALIZZAZIONE 
DI UNA NUOVA UNITA’ A CICLO COMBINATO NELLA CENTRALE TERMOELETTRICA DI VADO-QUILIANO (VL7)
APPENA SARANNO PUBBLICATE SUL SITO DEL MINISTERO DELL’ AMBIENTE  PUBBLICHEREMO IL LINK                    

  




17 novembre 2020

Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione

                                              Leggi su Minambiente 

Progetto di realizzazione di una nuova unità a ciclo combinato nella centrale termoelettrica di Vado Ligure - Documentazione - Valutazioni e Autorizzazioni Ambientali - VAS - VIA - AIA


Sul link sotto potete leggere la documentazione 

https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/7636/11067

                                         Pubblichiamo l’ Ubicazione 





15 novembre 2020

Comunicato di Uniti per la Salute ODV : Emissioni e polveri

               COMUNICATO UNITI PER LA SALUTE ODV 

A proposito di centrali a turbogas, emissioni  e polveri:

Una grande centrale da 800MW non è certo una cucina economica

 

La nostra associazione il 30 giugno 2019 presentò in sede di riesame AIA(* ) osservazioni che evidenziavano le problematiche legate alle emissione della attuale grande centrale a turbogas da ben 800 MW in pieno centro abitato

 

Uniti per la Salute ODV,  nel 2019 ( quando  ancora non si osava parlare di progetti di nuovi gruppi), consapevole delle problematiche relative ad una centrale di tale potenza in pieno centro abitato,  aveva presentato osservazioni  chiedendo che  si  tenesse conto con la massima attenzione delle emissioni di questi  impianti turbogas, (nella fattispecie la centrale operativa a Vado – Quiliano dal 2007) specialmente in particolato sottile e ultrasottile, anche in riferimento alla  difficile situazione ambientale e sanitaria chiedendo  la massima attenzione nel procedimento, osservazioni  di cui riportiamo un breve stralcio dei punti 7 e 9:

 

-Il territorio su cui opera l’attuale centrale a turbogas (VL5) è stato soggetto per decenni alle emissioni dei gruppi a carbone sequestrati nel 2014 come accertato dalla procura di Savona. Tuttora è in corso il processo penale per disastro ambientale e sanitario presso il tribunale di Savona.

- A seguito di disposizione della Regione Liguria Osservatorio salute e Ambiente (DGR 1609 del 13.12.2013) il CNR di Pisa (istituto di fisiologia clinica) ha elaborato uno studio retrospettivo epidemiologico area Vado Ligure che rappresenta una situazione assai preoccupante per il territorio. La qualità dello studio è stata vagliata anche da scienziati di valore internazionale tanto da essere presentato alla massima assise mondiale di epidemiologia di Ottawa (28 agosto 2018)

- Nel 2007 il comune di Quiliano commissionò uno studio all’IST di Genova (sullo SIA per una nuova unità da 460 MW ) dove si evidenziano “gravi lacune metodologiche” in sintesi “errori ed omissioni nelle stime delle emissioni di polveri fini primarie e secondarie……un vasto repertorio scientifico ha da tempo evidenziato i rischi sanitari connessi con l’esposizione a polveri fini e ultrafini” precisando “per la sorgente definita VL5 (camini delle due unità a ciclo combinato) viene riportato

una emissione di massa relativa alle polveri pari a zero. Questo dato è scorretto…… Le emissioni di polveri fini e ultrafini da impianti turbogas a cicli combinati sono tutt’altro che trascurabili” segue poi una stima sui quantitativi. Quindi già dal 2007 la comunità scientifica era ben a conoscenza di queste emissioni. Una vasta letteratura evidenzia le problematiche connesse alle emissioni di polveri dai turbogas ...”. 

 

Punto 9

Per i motivi suesposti relativi alla situazione di questo territorio si chiede sia

prestata la massima attenzione, anche in termini di monitoraggi, al particolato

primario emesso ma altresì, se non soprattutto, al particolato secondario specie da NOx di cui copiosa letteratura scientifica internazionale evidenzia i gravi effetti sulla salute.

 

Ci siamo limitati ed evidenziare solo alcuni dei punti delle osservazioni presentate, (che sono  pubbliche sul sito del Ministero dell'ambiente al link https://va.minambiente.it/it-IT/Oggetti/Documentazione/1930/10178?pagina=2 

  

In conclusione si era ben consapevoli dei problemi legati alla presenza  tra le nostre case  di un impianto di combustione alimentato dal fossile  di così grande potenza. Per questo la decisione dell'azienda Tirreno Power di presentare una richiesta di raddoppio della potenza con un altro grande gruppo (così si apprende dai media) ci ha lasciato letteralmente stupefatti  come abbiamo ribadito nel nostro recente comunicato: “Diversi studi da tempo mettono in rilevo le problematiche delle emissioni da turbogas  di particolato primario e soprattutto secondario  peraltro già evidenziate tra gli altri dallo studio Armaroli e Po ...” e che  il progetto “a nostro avviso non tiene in alcun conto la situazione del territorio che, secondo le perizie disposte dalla Procura della Repubblica e lavori di autorevolissimi enti indipendenti e terzi come l’indagine epidemiologica condotta dal CNR, ha pagato e crediamo stia ancora pagando un alto prezzo ambientale e sanitario.”

 

(*)

Come noto i grandi impianti di combustione sono soggetti a periodiche autorizzazioni, definite A.I.A. (Autorizzazione integrata ambientale). Nel 2019 è iniziato il procedimento di riesame per l'autorizzazione per la attuale centrale a turbogas di Vado Ligure Quiliano da  800 MW presso il Ministero dell'Ambiente.(ricordiamo che del Gruppo Istruttore fanno parte tra gli altri rappresentanti dei comuni di Vado e Quiliano, Provincia e Regione).

 

                      Uniti per la Salute ODV  

 


  


18 gennaio 2016

ITALIAOGGI:Aia, sotto la lente le modifiche agli impianti.

Tratto da italiaoggi.it

Aia, sotto la lente le modifiche agli impianti.

Di Vincenzo Dragani
Aia, sotto la lente le modifiche agli impianti

Le modifiche a impianti sottoposti ad Autorizzazione integrata ambientale che comportano emissione di nuove sostanze pertinenti e significative sono da considerarsi «rilevanti» e necessitano dunque di un preventivo e rinnovato titolo «Aia» per poter essere legittimamente realizzate dai gestori degli stabilimenti. Questa una delle indicazioni che arrivano con la direttiva Minambiente 16 dicembre 2015 n. 274 recante la disciplina dei procedimenti di rilascio, riesame e aggiornamento dei provvedimenti Aia di competenza statale. 
Il provvedimento, pubblicato sul sito del Dicastero il 29 dicembre 2015, sebbene finalizzato a fornire indirizzi alle strutture pubbliche interessate dalla procedura amministrativa, reca nel suo allegato 5 dei «Criteri speditivi per individuare alcune modifiche sostanziali Aia» che appaiono rilevanti anche per le imprese tenute a osservare le stringenti regole in materia dettate dal dlgs 152/2006 (c.d. Codice ambientale).
L’approfondimento completo su ItaliaOggi Sette in edicola da lunedì 18 gennaio 2016