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30 luglio 2013

Più rischi di linfoma nei pressi di siti industriali che liberano benzene

Tratto da Inchiostro Verde

Più rischi di linfoma nei pressi di siti industriali che liberano benzene

30 luglio 2013 08:34

MILANO - L’incidenza di un particolare tipo di tumore del sangue, il linfoma non Hodgkin, è maggiore nelle aree dove si trovano raffinerie di petrolio e siti industriali che rilasciano il benzene, un prodotto chimico dannoso nell’ambiente.
 In particolare, e’ stato calcolato che il rischio di ammalarsi di questo tipo di linfoma diminuisce dello 0,31% per ogni miglio (1,6 km) di distanza in più dalle strutture in cui viene rilasciata la molecola tossica. Lo affermano scienziati americani in uno studio pubblicato su ‘Cancer’, il giornale dell’American Cancer Society. I ricercatori della Emory University di Atlanta hanno analizzato il pattern geografico dei casi di linfoma non Hodgkin in Georgia dal 1999 al 2008 utilizzando dati nazionali statunitensi dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e dell’Ufficio di censimento. La percentuale di tumori di questo tipo aumenta in corrispondenza di grosse citta’ dove si trovano industrie e raffinerie, come Atlanta, Augusta e Savannah, soprattutto nelle aree attigue a impianti industriali che rilasciano benzene nell’aria e nell’acqua. (Adnkronos-Salute)

13 agosto 2012

Le industrie sporche costano a ogni europeo fino a 330 € l’anno.

Tratto da Bliz Quotidiano.

Non solo Ilva: le industrie sporche costano a ogni europeo fino a 330 € l’anno.

 ROMA –  L’inquinamento atmosferico delle 10.000 industrie europee più sporche costa ad ogni cittadino dell’Unione tra i 200 e i 330 euro all’anno tra bonifiche e spese sanitarie.  
Un costo aggiuntivo che non viene segnalato nei bilanci delle aziende, e che si esplica nelle voci delle emissioni di anidride carbonica, ammoniaca, ossidi di azoto, polveri sottili, anidride solforosa, e poi di composti volatili come benzene e butadiene, metalli pesanti (cadio, cromo, arsenico, piombo, nichel e mercurio) e microinquinanti organici (dossine, furani, idrocarburi policiclici).

A stilare la lista delle industrie più sporche è un organismo indipendente come l’Agenzia europea dell’ambiente. 
E tra le diecimila fabbriche sporche molte sono in Italia, come l’Ilva di Taranto.
Puglia e Sardegna sono le regioni su cui pesa di più l’inquinamento in termini non solo di salute ma anche di costi
Sono qui che si trovano la centrale Enel a carbone di Brindisi, le raffinerie Saras di Sarroch (in Sardegna), la centrale termoelettrica Eni di Taranto e quella E.on di Fiume Santo (Sassari).
Ma pure la Sicilia non scherza, e non solo lei. Nella lista delle 10.000 industrie più sporche sono finite anche quella Tirreno Power di Vado Ligure, l’impianto termoelettrico Enel di Fusina (Venezia), la centrale di San Filippo del Mela (Messina),  la raffineria Esso di Augusta (Siracusa), quella Eni di Sannazzaro de’Burgondi (Pavia).

A livello europeo i Paesi con i costi più alti in termini di inquinamento sono quelli con una maggiore storia industriale: prima di tutti la Germania, dove industrie e relative emissioni di CO2 e altri inquinamenti costano 21.538 milioni di euro. Seguono la Gran Bretagna (11.654 milioni), la Polonia (10.817 milioni), e poi appunto l’Italia, con costi per 8.002 milioni.

Tratto da  eea.europa.eu

 

Industrial air pollution cost Europe up to €169 billion in 2009, EEA reveals 

Air pollution from the 10,000 largest polluting facilities in Europe cost citizens between € 102 and 169 billion in 2009. This was one of the findings of a new report from the European Environment Agency (EEA) which analysed the costs of harm to health and the environment caused by air pollution. Half of the total damage cost (between € 51 and 85 billion) was caused by just 191 facilities. 

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19 gennaio 2012

Neve chimica a Torino. Colpa dell'inquinamento atmosferico

Tratto da Greenme



 



neve_chimica_torino
Neve chimica a TorinoA quanto pare l'inquinamento atmosferico può anche far nevicare con il cielo sereno, completamente privo di nuvole. E' accaduto a Torino, ieri e l'altro ieri, complice il gran freddo. Nella notte, infatti, le temperature sono scese fino a meno otto, meno nove gradi centigradi.
Eppure c'era qualcosa di strano...........

Ebbene non di brina, o galaverna, o meglio, non soltanto di essa si trattava, bensì di uno strato di neve particolare, "neve chimica" , provocata dall'inquinamento delle industrie torinesi.
La notizia è stata diffusa dal quotidiano torinese on line "Però Torino" .. Tuttavia, sempre stando a quanto riportato dal giornale torinese, il CNR di Torino ha confermato la veridicità della notizia, ripresa più tardi anche dal Corriere della Sera che ha riportato le dichiarazioni di Vincenzo Levizzani dell Isaac, l'Istituto di Scienze dell'Atmosfera che ha spiegato come il fenomeno sia già noto agli studiosi..
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"Il fenomeno è abbastanza raro" - ha detto Levizzani -"Ma,  come si vede, possibile: a  provocarlo sono delle sostanze prodotte dall'inquinamento industriale : il solfuro di rame, l'ossido di rame, gli ioduri di mercurio, di piombo o di cadmio e i silicati le cui particelle hanno una struttura  simile a quella dei cristalli di ghiaccio esagonali e, quindi, funzionano bene da inneschi dei fiocchi di neve". Il freddo, dunque, ha reso visibile l'inquinamento invisibile, ma presente,  dell'aria. E le  particelle nocive hanno fatto da vettori.

"Bassa temperatura e abbondante umidità sono i requisiti di base perché ciò accada - ha spiegato ancora il tecnico del CNR, che ha proseguito: "Tutto inizia ad un'altezza di circa un chilometro dove la temperatura è intorno ai 15 gradi sotto zero. Essendo poi bassa anche al suolo, i cristalli si mantengono integri. Se invece fosse sopra lo zero si scioglierebbero.  Già, a Torino, quindi, una città in cui la qualità dell'aria è una delle più basse d'Italia, e dove  può fare molto freddo, l'inquinamento è diventato visibile,  ma non è detto che le stesse sostanze non siano presenti in altre città in cui il fenomeno della "neve chimica"non si è manifestato solo perché le temperature sono più alte.