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Visualizzazione post con etichetta Ilva di Taranto. Mostra tutti i post
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20 giugno 2021

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Tratto da  Pacelink 

Nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature

Danni neurotossici causati da piombo e arsenico nei bambini di Taranto

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI. Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio.
19 giugno 2021
Giustizia per Taranto

Dopo lo studio scientifico sul quoziente intellettivo più basso dei bambini che vivono a ridosso del siderurgico (studio condotto dall'istituto Superiore della Sanità del 2017), ecco appena arrivata l'ennesima prova scientifica dell'ulteriore danno che gli inquinanti producono sugli abitanti di Taranto, in particolar modo nei bambini.

Nel nuovo studio italiano pubblicato sullo Scientific Report di Nature, é stata analizzata l'interazione tra l'arsenico (trovato nelle urine) e il piombo (trovato nel sangue): la sinergia tra questi due inquinanti, produce maggiori disturbi del comportamento, autismo, ansia e depressione.

Sono stati analizzati circa 300 bambini con un'età compresa tra i 6 e gli 11 anni che vivono a ridosso del siderurgico.Mappa di Taranto, con il polo industriale e i tre quartieri più vicini: Tamburi, Paolo VI e Borgo

Disturbi da deficit di attenzione, autismo e iperattività, sarebbero riscontrati in numero maggiore, nei quartieri più vicini al siderurgico: Tamburi e Paolo VI.

Certo, non avevamo bisogno di ulteriori evidenze scientifiche. Ma tutto questo è davvero inaccettabile!

Siamo stanchi di prestare le nostre vite e quelle dei nostri figli, come se fossimo cavie da laboratorio. Ben vengano gli studi scientifici ma solo se si ha poi il coraggio di mettere in campo le giuste decisioni politiche, urgenti e non più rinviabili!

La fabbrica va fermata. Non si può davvero aspettare un giorno di più e senza ulteriori esperimenti scientifici con forni elettrici o impianti a gas.
Si fermi questa mattanza, sia ripristinato, anche a Taranto, lo stato di diritto che esiste in qualunque paese civile.

31 maggio 2021

Sentenza storica per l’ Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20

  Tratto da Il Corriere.it

Sentenza Ilva di Taranto, Fabio Riva condannato a 22 anni, Nicola Riva a 20


Il primo grado del processo sull’Ilva «Ambiente svenduto» si è chiuso con condanne pesanti
: ventidue anni per Fabio Riva, 20 per Nicola Riva, gli ex proprietari del gruppo siderurgico e principali imputati. La sentenza della Corte d’Assise per il processo con 47 imputati relativo al reato di disastro ambientale dell’Ilva con la gestione Riva è stata letta stamattina in aula dalla presidente Stefania D’Errico alle 10.45: è arrivata dopo 329 udienze durate cinque anni (la prima il 17 maggio del 2016). La richiesta dell’accusa era di 28 anni per Fabio Riva e 25 per Nicola Riva, ex proprietari ed amministratori dell’azienda

La confisca degli impianti

La Corte d’Assise di Taranto ha anche disposto la confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto per il reato di disastro ambientale imputato alla gestione Riva, così come era stato chiesta dai pm. Gli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico ex Ilva erano già stati sequestrati dal gip del tribunale del capoluogo jonico Patrizia Todisco il 25 luglio 2012 (poi venne concessa la facoltà d’uso). Accolta, in questo senso, da una giuria di tutte donne, la richiesta formulata dall’accusa rappresentata in aula dal procuratore aggiunto Maurizio Carbone e dai sostituti Mariano Buccoliero, Remo Epifani, Raffaele Graziano e Giovanna Cannalire. I giudici nella sentenza hanno stabilito la confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa, oggi Partecipazioni industriali spa in liquidazione, e Riva forni elettrici per gli illeciti amministrativi per una somma di 2 miliardi e 100 milioni di euro in solido tra loro. 

La continuità dell’attività

La confisca degli impianti dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto non ha alcun effetto immediato sulla produzione e sull’attività del siderurgico di Taranto. La confisca degli impianti è stata chiesta dai pm, ma essa sarà operativa ed efficace solo a valle del giudizio definitivo della Corte di Cassazione, mentre adesso si è solo al primo grado di giudizio. Gli impianti di Taranto, quindi, restano sequestrati ma con facoltà d’uso agli attuali gestori della fabbrica. Gli impianti pugliesi sono infatti ritenuti strategici per l’economia nazionale da una legge del 2012 confermata anche dalla Corte Costituzionale. Per area a caldo si intendono parchi minerali, agglomerato, cokerie, altiforni e acciaierie. Da rilevare che nel passaggio degli impianti dall’attuale proprietà di Ilva in amministrazione straordinaria all’acquirente, cioè la società Acciaierie d’Italia tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, è previsto il dissequestro degli impianti come condizione sospensiva. Passaggio per ora collocato entro maggio 2022.

Le condanne dei dirigenti

Tra i condannati c’è anche Adolfo Buffo, ex direttore dello stabilimento siderurgico di Taranto, ed attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia (società tra ArcelorMittal Italia e Invitalia). È stato condannato a 4 anni, i pm avevano chiesto la condanna a 20 anni. A Buffo era contestata anche la responsabilità di due incidenti mortali sul lavoro. Ventuno anni di reclusione sono stati invece inflitti all’ex direttore del siderurgico Luigi Capogrosso (28 la richiesta dei pm) e 21 anni anche per Girolamo Archinà, ex consulente dei Riva per le relazioni istituzionali (28 la richiesta dei pm). 

Tre anni e mezzo a Nichi Vendola

Tre anni e mezzo di reclusione sono stati inflitti dalla Corte d’Assise di Taranto all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola: i pm avevano chiesto la condanna a 5 anni. Vendola è accusato di concussione aggravata in concorso, in quanto, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, per far «ammorbidire» la posizione della stessa Agenzia nei confronti delle emissioni nocive prodotte dall’Ilva. Assennato è stato condannato a 2 anni: secondo l’accusa avrebbe taciuto delle pressioni subite dall’ex governatore affinché attenuasse le relazioni dell’Arpa a seguito dei controlli ispettivi ambientali nello stabilimento siderurgico. Il pm aveva chiesto la condanna a un anno. Assennato, che ha sempre negato di aver ricevuto pressioni da Vendola, aveva rinunciato alla prescrizione.



Leggi anche su Peacelink
Condanne durissime, condannati anche  i politici

Sentenza Ambiente Svenduto, confiscati gli impianti dell'area a caldo ILVA

Nessuno aveva mai parlato della diossina a Taranto prima del 2005. Fummo noi a prenderci la responsabilità e i rischi di denunciarlo pubblicamente. Oggi è una grande giornata di liberazione dopo una lunga resistenza e tante vittime. Venivano chiamati "allarmisti" ma avevano ragione noi.
31 maggio 2021
Alessandro Marescotti (presidente PeaceLink)

Era tanto attesa. Ed è arrivata.

La sentenza sull'ILVA farà parlare, farà discutere, farà arrabbiare più di qualcuno.

Quella sentenza è il frutto di una lunga lotta a cui abbiamo dato il via nel febbraio 2008, portando in un laboratorio specializzato un pezzo di pecorino contaminato dalla diossina. Il latte di quel formaggio proveniva da pecore e capre che avevano brucato nei pascoli attorno all'ILVA. Avevamo letto su un giornale che, attorno allo stabilimento, pascolava un gregge. La cosa ci incuriosì. Ci mettemmo alla ricerca del pastore. Una nostra ecosentinella, Piero Mottolese, lo incontrò. Non stava bene. Quel pastore morirà di cancro dopo non molto.

Ma facciamo un passo indietro.

Tre anni prima, nel 2005, avevamo scoperto che a Taranto c'era la diossina. Nessuno aveva mai parlato prima della diossina. La parola diossina era sconosciuta a tutti nella città dell'acciaio. Era come se un segreto venisse gelosamente custodito. I sindacati CGIL-CISL-UIL avevano partecipato a tanti tavoli tecnici e alle riunione degli atti di intesa con l'ILVA, ma la parola diossina non era mai venuta fuori fino al 2005. Fino a quel giorno di aprile in cui PeaceLink la lanciò con un comunicato stampa che venne letto come prima notizia al TG3 della Puglia. Ma quella notizia data dalla RAI con tanta evidenza probabilmente non era di interesse o di gradimento gradimento per la politica perché nessuno ne fece menzione. Eppure la diossina è un cancerogeno classificato dalla IARC il classe I, ed è un formidabile contaminante dell'ambiente e della catena alimentare. Ma come mai nessuno aveva mai pronunciato quella parola a Taranto? Non lo sappiamo, ma possiamo intuirne le ragioni. Sappiamo solo che ci imbattemmo nella diossina scandagliando i dati di un database europeo nel quale c'erano le sigle PCDD e PCDF che - a chi non sa di chimica - non dicevano nulla. Anche in quel caso l'indizio ci incuriosì. E venne fuori la terribile verità. 

Fummo noi di PeaceLink a prenderci quella grave responsabilità nel 2005. E a portare nel 2008 in laboratorio il formaggio.

Per anni e anni abbiamo incontrato persone che ci dicevano scherzando: non vi hanno ancora arrestato?

Avevamo un'etichetta addosso: "allarmisti".

In realtà due sono le parole che hanno guidato la nostra azione: curiosità e responsabilità.

Spirito di curiosità e senso della responsabilità.

Ficcanaso impiccioni che non si facevano i fatti propri, insomma.

Di fronte a chi pensava di cambiare il mondo con le grandi teorie, noi, più modestamente, ci accontentavamo dei dettagli. E dai dettagli ricostruivamo il mosaico generale, in un processo di ricerca e ricomposizione dei nessi. Possiamo definire questa metodologia "la rivoluzione dei dettagli", prendendo in prestito il titolo di un libro della mia amica Marinella Correggia.

Quella rivoluzione dei dettagli ha guidato ricerche sempre più vaste. E se oggi si va a vedere quanto materiale abbiamo accumulato con questa metodologia c'è solo da rimanere sbalorditi. E si rimane sbalorditi per l'immenso lavoro svolto dalla polizia giudiziaria e dai magistrati. A cui diciamo grazie per aver condotto con rigore un'azione scomoda ma necessaria e di somma importanza.

Oggi è una grande liberazione. I ficcanaso impiccioni, quelli che venivano chiamati "gli allarmisti", avevano ragione. 

Sì. Proprio così. Avevamo ragione. 

Oggi fioccano le condanne. E gli impianti pericolosi vengono confiscati.

23 gennaio 2020

Peacelink: Lo Stato contro lo Stato a Taranto in materia di bonifiche interne allo stabilimento Ilva

Tratto da  Peacelink
Il TAR del Lazio interviene a tutela della salute

Lo Stato contro lo Stato a Taranto in materia di bonifiche interne allo stabilimento Ilva

Il TAR del Lazio accoglie le tesi di ARPA Puglia e respinge il ricorso di ILVA in A.S. e impone di intervenire sull'inquinamento della falda. Occorre fare la caratterizzazione e le bonifiche delle aree interne degli impianti Ilva.
Fonte: ARPA PUGLIA - 22 gennaio 2020
Il TAR Roma, recependo integralmente le tesi sostenute da ARPA Puglia, difesa dall’avv.Laura Marasco, ha così riconosciuto che «dalla necessità di scongiurare ed Cumuli nei parchi minerali Ilva allontanare ogni possibile pericolo di inquinamento della falda» emerge la piena e specifica competenza dell’ARPA ad esprimere quelle valutazioni. Questa significativa, quanto attesa, sentenza “scongela” parte del complesso procedimento delle aree ex ILVA incluse nel Sito di Interesse Nazionale di Taranto e rimette in discussione gli esiti della ormai datata caratterizzazione eseguita tra il 2006 ed il 2007, che non teneva conto della presenza dei materiali di riporto e non fu mai completamente approvata in quanto anche essa oggetto di contenzioso amministrativo.

24 novembre 2019

Alle Iene:Ilva di Taranto: i bambini malati di cancro per l'inquinamento

Tratto da  Iene.mediaset

Ilva di Taranto: i bambini malati di cancro per l'inquinamento | VIDEO

Affrontare il dramma Ilva di Taranto non vuol dire discutere solo di inquinamento ambientale e trattative milionarie per salvarla. Vuol dire purtroppo parlare anche di cancro dei bambini. Gaetano Pecoraro è andato a conoscere i piccoli malati di tumore, nel servizio di stasera a Le Iene, dalle 21.15 su Italia1

A Taranto accanto alle trattative milionarie e all’inquinamento ambientale, ci sono anche i bambini che stanno combattendo un male terribile: il cancro. Una malattia che a molti di loro è venuta proprio a causa della più grande acciaieria d’Europa.
“Qui c’è un aumento del 54% dei tumori infantili a causa dell’inquinamento ambientale”, dice Valerio Cecinati, primario del reparto di Oncologia pediatrica dell’ospedale di Taranto. Della possibile chiusura di quest’industria ne abbiamo sentito parlare a lungo con le trattative tra governo e ArcelorMittal per trovare una soluzione. Mentre gli occhi di tutti sono puntati su queste trattative che muovono milioni di euro, i danni tragici dell’inquinamento dell’Ilva non possono però passare in secondo piano.
Abbiamo iniziato a parlare della vicenda Ilva nel 2013 con la nostra Nadia Toffa (clicca qui per il suo servizio). Avevamo documentato le nubi tossiche che si alzavano dall’azienda e le malattie che hanno causato a chi lavora e abita lì attorno. Sei anni dopo siamo tornati a cercare i nostri amici di Taranto (qui il servizio di Gaetano Pecoraro della scorsa settimana). E oggi vi parliamo del dramma dei più piccoli.

19 giugno 2019

Codacons:Abbiamo chiesto alla Procura il sequestro dello stabilimento

Tratto da Quotidiano di Puglia
«Abbiamo chiesto alla Procura il sequestro dello stabilimento» 
Il Codacons chiede il sequestro dello stabilimento siderurico. «Dopo gli allarmanti dati emersi nei giorni scorsi dallo studio epidemiologico Sentieri, il Codacons ha presentato una nuova istanza alla Procura della Repubblica di Taranto dove si chiede di porre sotto sequestro gli impianti ex Ilva. Dall’ indagine epidemiologica emerge in modo lampante le gravi ripercussioni sanitarie subite dai cittadini di Taranto spiega il Codacons -. Nell’ arco di 14 anni, tra il 2002 e il 2015, a Taranto sono nati 600 bambini malformati e si sono registrati oltre 40 tumori in età pediatrica. Nella fascia di età 20-29 anni si evidenzia inoltre un eccesso del 70% per l’ incidenza dei tumori della tiroide. Numeri che, per l’ associazione dei consumatori, dimostrano ancora una volta come l’ inquinamento dell’ aria abbia avuto conseguenze pesantissime sulla salute dei residenti, e come niente sia stato fatto per tutelare la popolazione». Per tale motivo il Codacons, «considerato che ad oggi non risultano realizzate e ultimate – ma solo avviate – misure di protezione per la collettività da parte delle Autorità centrali, periferiche e dell’ impianto siderurgico, ha chiesto alla Procura di Taranto di porre sotto sequestro gli impianti ex Ilva, al fine di garantire ai cittadini residenti il diritto costituzionale della salute....Continua qui

20 giugno 2018

ISDE:L’ILVA è incompatibile con il diritto alla salute, ad un lavoro dignitoso ed all’assenza di discriminazioni

Tratto da ISDE

COMUNICATO STAMPA – L’ILVA è incompatibile con il diritto alla salute, ad un lavoro dignitoso ed all’assenza di discriminazioni

La posizione di ISDE Italia
Già nel 1987 l’Organizzazione Mondiale della Sanità definiva l’area di Taranto “ad elevato rischio ambientale”. Negli anni successivi una lunga serie di contributi scientifici ha dimostrato le responsabilità dell’ILVA nella presenza, parallelamente alla compromissione ambientale, di danni sanitari a carico di lavoratori e residenti di qualunque età (soprattutto bambini).
La situazione di rischio per la salute persiste tuttora.
Le evidenze disponibili dimostrano anche l’improponibilità dei progetti di
“ambientalizzazione”. Qualunque sarà il combustibile utilizzato per alimentare il
siderurgico e nonostante tutti i possibili accorgimenti tecnici, livelli produttivi tali da creare
profitti per il gestore saranno inevitabilmente associati all’emissione di quantità intollerabili di inquinanti ed a conseguenze ambientali e sanitarie prevedibili e misurabili, che andranno a perpetrare la discriminazione e le disuguaglianze in una popolazione che ha già pagato un prezzo altissimo in termini di mortalità e morbosità.
Tutto questo, inoltre, avverrebbe nella regione italiana con la maggiore produzione di gas
climalteranti da sorgenti industriali (con ILVA ancora una volta in primo piano),
complicando enormemente il raggiungimento degli obblighi internazionali sottoscritti dal
nostro Paese per il contenimento dei cambiamenti climatici.
Ai richiami dell’Istituto Superiore di Sanità sulla “urgenza di interventi finalizzati a
ripristinare la qualità dell’ambiente” e motivati dagli eccessi di mortalità e morbosità
ripetutamente riscontrati soprattutto in età pediatrica, si sono sino ad ora ricevute risposte
unicamente finalizzate a confermare la tirannia del diritto dei privati a produrre acciaio
su qualunque altro diritto, compreso quello alla salute.
Le evidenze disponibili sono state sino ad ora sistematicamente ignorate, con il risultato di un’esposizione indebita e di un’amplificazione del divario tra la salute possibile e la salute reale della popolazione, che ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese civile.
La mancata interruzione dell’attività inquinante dell’ILVA genera enormi danni economici
per l’incremento esponenziale dei costi sanitari (almeno 400 milioni di euro/anno secondo
la European Environmental Agency), per i danni spesso irreversibili subiti da intere
categorie imprenditoriali (ad es. allevatori, mitilicoltori, agricoltori) e per le conseguenze dei
cambiamenti climatici, grandi amplificatori di criticità preesistenti.
Tali pesanti costi, tuttavia, non sono sino ad ora mai stati seriamente considerati nel
bilancio decisionale sulla prosecuzione o sull’interruzione dell’operatività dell’ILVA.
In caso di prosecuzione dell’attività, ancora una volta, a profitti per pochi
corrisponderebbero costi distribuiti sull’intera comunità tarantina e inammissibili
sofferenze.
Appare anche insostenibile il voler considerare la prosecuzione dell’attività ILVA
come strumento di difesa del lavoro. Circa un terzo delle denunce di malattie
professionali in Puglia vengono dalla provincia di Taranto e molte di queste riguardano
tumori professionali. Appare ininterrotta la serie delle morti bianche all’interno del
siderurgico, si continua a parlare di esuberi e la presenza dell’ILVA non migliora le
prospettive di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro, considerato che proprio in
provincia di Taranto c’è il tasso di disoccupazione giovanile più alto a livello regionale e tra
i più alti a livello nazionale.
Non è questo il modello di lavoro da difendere.
I lavoratori di Taranto hanno bisogno di uno Stato che crei finalmente per loro una via di
fuga, impegnandosi a costruire proposte di lavoro rispettose della dignità umana e
alternative rispetto alla subordinazione ad uno dei più spietati ricatti occupazionali, quello dello scambio tra lavoro e salute.
Il voler perseverare sullo “scenario ILVA” come unico possibile, obiettivo perseguito sino
ad ora dallo Stato con l’imposizione di numerosi decreti legge, ha evidentemente fallito a
Taranto il suo principale proposito, quello di salvaguardare insieme ambiente, salute e
lavoro, generando senza soluzioni di continuità ulteriori rischi e danni sanitari per tutti e
forme di impiego non rispettose della dignità dei lavoratori.
Le possibilità alternative di lavoro, di sviluppo imprenditoriale e di riconversione
economica sono fattori negoziabili. La salute e la dignità umana non lo sono e non
dovranno mai più esserlo.

Roma, 19 giugno 2018

Per Informazioni:
Associazione Medici  per l’Ambiente – ISDE Italia
Via XXV Aprile, 34 – 52100 Arezzo
Tel: 0575-23612  – E-mail: isde@isde.it
Scarica la posizione di ISDE Italia in PDF

18 marzo 2018

L'Ilva di Taranto? «Chiudiamola qua» oggi un presidio in piazza Garibaldi


minifestazione Ilva

L'Ilva di Taranto? «Chiudiamola qua» 
un presidio in piazza Garibaldi

La città chiede garanzie. Oggi nuova manifestazione di cittadini e ambientalisti


TARANTO - «Chiudiamola qua». È il titolo della manifestazione che ha per tema l’Ilva, la contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro e il futuro della città, organizzata dal gruppo dei «Genitori Tarantini», a cui hanno aderito oltre 40 tra associazioni e movimenti. Appuntamento alle ore 10 in piazza Garibaldi.
 La manifestazione si dividerà in due parti: la prima prevede interventi di tecnici e medici, mentre la seconda parte sarà dedicata a imprenditori locali che hanno trovato la forza di investire sul territorio con attività alternative alle industrie inquinanti, «per dimostrare - spiegano i promotori - che le prerogative dell’intera provincia tarantina sono ben altre rispetto alle industrie che, oltre a produrre insopportabili danni alla salute delle persone e dell’ambiente, ne soffocano lo sviluppo naturale, creando anche percentuali di disoccupazione difficilmente recuperabili allo stato attuale delle cose».....
Cittadini e associazioni chiedono al sindaco e al Consiglio comunale, quali «responsabili della condizione di salute della popolazione, di assicurare ai cittadini che nulla hanno da temere dalle emissioni inquinanti dell’Ilva. In caso contrario, pretendiamo che la salute pubblica venga tutelata avvalendosi di tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione, fino all’eventuale ordinanza di arresto degli impianti»

Leggi su  Rainews

L'Ilva e le morti a Taranto: "Fare la pediatra qui significa essere impotenti" Parla la dottoressa Grazia Parisi: svolge la sua attività a Tamburi, il quartiere più interessato dall'emergenza legata alle emissioni dell'Ilva. 

"Impressionanti i dati legati a malattie tumorali e morti per tumore nei bambini" racconta. Oggi, nel capoluogo pugliese si è svolta la manifestazione 'Chiudiamola qua' per richiamare ancora una volta l'attenzione sull'emergenza sanitaria e ambientale. "A Taranto- spiega Parisi- registriamo il 30% in più dei tumori infantili e il 54% in più di mortalità infantile rispetto al resto della Puglia" -Guarda il video qui

04 agosto 2016

INTERVISTA A Mariagrazia Serra ISDE Taranto 3 agosto 2016

Mariagrazia Serra ISDE Taranto su Canale 85 (3 agosto 2016)






.....SECONDO ME LA CLASSE POLITICA DEVE ASSOLUTAMENTE PREOCCUPARSI IN PRIMIS  DELLA SALUTE DEI CITTADINI E DEI BAMBINI  SOPRATTUTTO,  CHE SONO LA FASCIA  PIU' SENSIBILE .....

E' POSSIBILE VOLGERE TUTTO VERSO DELLE ALTERNATIVE E CE NE SONO TANTE 
                                    NESSUN COMPROMESSO.

01 agosto 2016

ILVA: la Corte dei Conti contesta la Cassa Depositi e Prestiti.

Tratto da Peacelink

ILVA: la Corte dei Conti contesta la CDP

Viene ribadita la sostanziale non osservanza dello statuto della CDP in caso di investimenti in aziende decotte,facendo specifico riferimento al caso ILVA. Ossia proprio quello che avevamo contestato noi.
1 agosto 2016 - Alessandro Marescotti
Campagna di boicottaggio della CDP
Prima vittoria della nostra campagna "ILVA non con i nostri risparmi": la Corte dei Conti contesta alla Cassa Depositi e Prestiti (CDP) di non attenersi al suo statuto intervenendo con propri capitali nel salvataggio dell'ILVA. 
Come ricorderete, avevamo studiato lo statuto della CDP e all'articolo 3 si legge che non possono essere investiti capitali della Cassa in aziende che non siano in stabile equilibrio finanziario e in mercati con prespettive di redditività. Altrimenti come vengono dati gli interessi a chi fa i buoni fruttiferi postali se si investe in aziende che fanno debiti?
Note:Lo Statuto della Cassa Depositi e Prestiti non consente di colmare le perdite dell'ILVA, dato che il denaro gestito da CDP proviene dai risparmiatori postali (buoni fruttiferi e libretti) e dovrebbe rispondere ai criteri sociali che escludono l'investimento in aziende decotte e in perdita, come l'ILVA. L'articolo 3 dello Statuto di CDP prevede infatti "l’assunzione, anche indiretta, di partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale - che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività".

15 giugno 2016

TARANTO INQUINAMENTO ILVA: SECONDO LA ASL I DANNI SONO ORMAI IRREPARABILI

INQUINAMENTO ILVA: SECONDO LA ASL I DANNI SONO ORMAI IRREPARABILI

Tratto da Bioecogeo
Chi comprerà gli impianti dell’Ilva di Taranto potrà spostare in avanti i termini temporali di presentazione e attuazione del piano ambientale. Potrà inoltre ricevere una sorta di immunità, la stessa che adesso è concessa ai commissari e ai subcommissari.. 
BioEcoGeo_taranto

Tutto questo è scritto nel decreto Salva-Ilva, l’ennesimo, pubblicato venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale e che da domani sarà sottoposto alla Camera all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive per la conversione in legge. 
Un testo che ha scatenato le polemiche: «Pensavamo di aver visto tutto con i decreti precedenti, ma quest’ultimo è riuscito a sorprenderci – hanno dichiarato i parlamentari del M5S – Con l’ennesimo decreto Salva Ilva il governo oltrepassa il confine della legalità stabilendo per l’eventuale acquirente degli impianti tarantini una licenza di uccidere a norma di legge».
Al M5S ha risposto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: «Il decreto antepone proprio la valutazione del programma di risanamento ambientale all’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Cioè, in altri termini, il dl dice a chiare lettere che solo le offerte il cui piano ambientale risponderà alle regole europee di tutela dell’ambiente e della salute saranno prese in considerazione ai fini della scelta».
Di fatto, nel testo, non c’è nulla per la città di Taranto.
E infatti i cittadini sono sul piede di guerra. Peacelink sta raccogliendo le forze in campo per organizzare una  reazione di massa. Proprio pochi giorni fa l’Asl aveva pubblicato i dati del locale Registro Tumori, confermando che il danno causato dal disastro ambientale e sanitario nel tarantino è già fatto e che se ne pagheranno le conseguenze ancora per anni. Addirittura indipendentemente dalla riduzione della fonte di inquinamento.
Come spiega la dottoressa Antonia Mincuzzi, coordinatrice del Registro Tumori Asl di Taranto, “calcolare quando si avrà il picco del numero dei malati è impossibile. Si tratta di patologie con una latenza varia, i cui fattori scatenanti sono diversi per ciascuna”. I dati aggiornati fanno riferimento agli anni 2009-2011 e parlano chiaro. Nel territorio della provincia di Taranto per alcune patologie ci si ammala molto più che nel resto d’Italia e del mezzogiorno. Come si legge nel report “si evidenziano tassi standardizzati più elevati in provincia di Taranto rispetto al pool nazionale e al pool sud per mesotelioma, carcinoma epatico, vescicale e polmonare nel sesso maschile a conferma della probabile responsabilità di esposizioni professionali”.

04 giugno 2016

L' Huffigtonpost :Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Tratto da L' Huffigtonpost


Con la Cannabis si bonificheranno i terreni contaminati dalla diossina dell'Ilva di Taranto

Fino a qualche anno fa il cielo era pieno di nubi rosse, cariche di ferro, oggi, invece, a Taranto l'aria è cambiata. La terra, però, è ancora carica di diossina. La rivincita dell'uomo contro l'Ilva, la più grande acciaieria d'Europa, è arrivata e ha un nome: Cannabis. A raccontare la storia dei fratelli Vincenzo e Vittorio Fornaro è La Stampa.
Sul campo della masseria la cannabis cresce sotto il sole d’inizio giugno. Le piante sono alte un metro e mezzo. L’agricoltore punta gli occhi scuri verso le ciminiere dell’Ilva. Dice: "Eccolo il mostro che ci avvelena. Speriamo che la canapa lo circondi e lo soffochi, proprio come fa con le erbe infestanti".
Famiglia di contadini, allevatori da due generazioni i fratelli Fornaro sembravano essere stati sconfitti dal quel mostro d'acciaio fatto di tubi,lamiere, altiforni e nastri trasportatori. La regione, infatti, nel 2008, ordinò loro di abbattere 600 pecore, perché contaminate dalla diossina.
"È stato il giorno più brutto della mia vita. Quella sera in masseria c’era un silenzio assordante. Eravamo abituati ad addormentarci con il suono del bestiame", racconta Vincenzo. "Il bivio era: andarcene e ricominciare da un’altra parte o rimanere e combattere". Otto anni dopo i Fornaro sono ancora qui. Hanno appeso tre campanacci alla porta della masseria: "Ci ricordano le pecore". Oggi la litania è suonata dal vento.
Sembrava finita, ma poi è arrivata la giusta intuizione. I ragazzi di 'CanapaPuglia' hanno suggerito ai fratelli di convertire i terreni alla cannabis per decontaminare i campi. La prima semina c'è stata nel 2014, seguita da un po' di scetticismo.
"Sapevo poco della canapa, non è stato facile", racconta Vincenzo. Ma la salute del terreno migliora. Rispuntano erbe selvatiche. Dopo un anno di pausa, due mesi fa, l’ex famiglia di allevatori è tornata a spargere semi di cannabis.
......I Fornaro hanno fatto da apripista, altri agricoltori sono pronti a seguire il loro esempio. E ora il sogno si fa più ambizioso: creare una cintura verde di cannabis attorno all’Ilva.

Bisogna sottolineare che è tutto legale. Infatti, la cannabis sativa non è una droga perchè il Thc è nel limite dello 0,2 per cento consentito dalla legge e gli usi di questa pianta sono molteplici, dal tessile alla bioedilizia. Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia ha spiegato il progetto che si chiama 'Green' ....
L’obiettivo immediato è ripulire i terreni dalla diossina, quello a medio termine creare una filiera. ......
Intanto due settimane fa a Taranto è iniziato il processo 'Ambiente svenduto'. Gli imputati sono 44, tra i quali i Riva e l'ex governatore Vendola.
Lo Stato è finito invece alla sbarra a Strasburgo. La Corte europea dei diritti umani accusa l’Italia di non aver protetto la salute dei cittadini. Come la madre dei fratelli Fornaro. "Un tumore se l’è portata via anni fa", racconta Vincenzo. "A me hanno tolto un rene, sono vivo per miracolo. Ma adesso il vento è cambiato, ci riprendiamo la nostra terra. Stiamo vincendo noi".

20 novembre 2015

Sabato 21 Novembre alla Libreria UBIK:"LEGAMI DI FERRO".


Sabato 21 novembre, ore 18 alla libreria UBIK di Savona BEATRICE RUSCIO presenterà il suo libro "LEGAMI DI FERRO", libro che parla di una delle maggiori multinazionali minerarie del mondo, la Vale, e del più grande stabilimento siderurgico d'Europa, l'Ilva di Taranto.
Parla di inquinamento e solidarietà, di coraggio, determinazione e voglia di rinascere. Contro ogni forma di razzismo ambientale.
Modera il Giornalista Mario Molinari.

Tratto da Peacelink

Legami di Ferro

Libro di Beatrice Ruscio. Introduzione e presentazione di Alessandro Marescotti. Recensione di Laura Tussi.

Legami di ferro.
Dalla miniera alla fabbrica.
Dal cuore dell'Amazzonia brasiliana al quartiere Tamburi di Taranto

Il seminario internazionale a cui ha partecipato l'Autrice del libro “Legami di ferro”, Beatrice Ruscio, in rappresentanza dell'Associazione ecopacifista PeaceLink, è stata un'importante occasione per far emergere la questione di Taranto dal contesto locale, per unire questa lotta a un movimento internazionale di mobilitazione e resistenza contro gli immani e inesorabili progetti delle imprese e delle multinazionali che vogliono ottenere il massimo profitto a costo di devastazioni ambientali, pregiudicando così la vita e la salute di intere popolazioni.
Il denominatore comune che unisce le città di Taranto e di Piquià de Baixo si chiama minerale di ferro: la stessa polvere proveniente dal Brasile e estratta nelle miniere della multinazionale Vale è poi esportata in tutto il mondo.
Il libro racconta una bella storia di solidarietà tra l'Italia e il Brasile. È la storia di Taranto e di Piquià de Baixo in Amazzonia, inesorabilmente collegate dal drammatico filo conduttore di due disastri ambientali, provocati dalla polvere che è alla base del processo siderurgico, ossia il minerale di ferro: inquinamento ambientale e diritto alla salute uniscono Piquià de Baixo e il Quartiere Tamburi di Taranto, Ilva e Vale, in una stretta relazione, in giochi di forza e di potere dall'alto e di movimenti sociali in lotta dal basso. ...
In realtà, il mondo non ha bisogno di tutto l'acciaio che viene prodotto.... 
“Il viaggio di PeaceLink in Brasile ha consentito di tessere i fili di un'alleanza globale che va oltre la questione ecologica: è un'alleanza per la difesa dei diritti umani e per una nuova economia di giustizia”, afferma Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink, nell'introduzione al libro...... 
La lotta per spezzare la violenza e la protervia del ciclo siderurgico mondiale ha conosciuto diversi epicentri del conflitto ambientale, disseminati in tutto il mondo, dall'India al Brasile. Da una parte all'altra del globo intere popolazioni subiscono tremende ingiustizie ambientali e lottano per vedere rispettati i propri diritti di esseri umani. L'Autrice paragona il viaggio in Brasile a un salto in una realtà parallela a quella di Taranto, con tante differenze culturali, economiche, ambientali, ma così incredibilmente simile e unita da legami di solidarietà forti, indistruttibili, di gente forte, unita da “legami di ferro”, indistruttibili....Qui 'articolo integrale