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12 settembre 2023

ACCETTABILITA' SOCIALE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE.

 Tratto da Note di Marco Grondacci 

Rigassificatore a Vado: la comunicazione unilaterale del Presidente Toti











…..LA DUPLICE NATURA SCORRETTA NEL MODO DI INTERPRETARE IL COINVOLGIMENTO DEL PUBBLICO DA PARTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA

…….È interessante…. leggere un Documento prodotto dal sistema agenziale, nel 2018, con il supporto del Ministero della Salute e pubblicato nei quaderni dell’Agenzia regionale per la prevenzione, l´ambiente e l´energia dell´Emilia-Romagna (Arpae). Il documento si intitola “Documento guida di comunicazione del rischio ambientale” (QUI).

In particolare, nella sua introduzione il documento afferma: “se da un lato l’Europa richiede decisioni pubbliche fondate sulle evidenze scientifiche, dall’altro è necessario, quando si parla di rischi per la salute, tenere in debito conto anche la loro percezione e quindi utilizzare conoscenze sviluppate nei campi della sociologia, antropologia, psicologia, nonché prodotte dalla comunità. Il rischio è infatti un fenomeno costantemente costruito e negoziato in quanto elemento di una rete di interazione sociale e di produzione di senso sia nel contesto scientifico sia al suo esterno. Un fattore chiave da considerare nell’analisi della percezione del rischio è l’outrage, il senso di oltraggio e indignazione provocato dal rischio, strettamente collegato alla fiducia nelle persone/enti di controllo e alla familiarità del contesto.”

Ecco per far emergere la percezione del rischio di cui tratta il documento sopra citato occorre che i cittadini siano supportati oltre che dalla loro voglia di contestare un progetto anche dalla capacità di entrare nel merito dello stesso per svelarne rischi e limiti. Insomma siamo lontani mille miglia dalle tecniche di Alternative Dispute Resolution fondate su scenari alternativi motivati da tutte le parti in atto nel processo decisionale, La logia di Toti è quella Decidi-Annuncia -Difendi: io che ho il potere decido poi lo comunico al popolo e se il popolo si ……..io difenderò la scelta ormai fatta!

IL MANCATO RISPETTO DELLE NORME SULLA PARTECIPAZIONE DELLE COMUNITÀ LOCALI PER LA REALIZZAZIONE DI IMPIANTI A GNL 

A nessuno dei progetti di rigassificatori o di depositi di gnl ad oggi approvati è stato applicato quanto previsto dall’allegato III al DLgs 257/2016 che al punto 5.13. afferma: “5.13 ACCETTABILITA' SOCIALE DELLE INFRASTRUTTURE ENERGETICHE. L'accettabilità sociale delle infrastrutture energetiche, sia di grandi che di piccole dimensioni, da parte delle comunità locali e dell'opinione pubblica, é uno dei fattori condizionanti la loro realizzazione.”
Il punto 5.14 di detto Allegato III prevede inoltre:
“• informare il pubblico interessato fin dalla fase ideativa;
• comprendere prospettive, preoccupazioni, valori e conoscenze del pubblico interessato
• tenere conto delle indicazioni del pubblico interessato nel processo decisionale”
Esiste persino un Manuale (QUI) per i progetti di interesse comune (così sono definiti dalla legge) come quelli di cui stiamo trattando visto che è citato proprio dall'allegato III al DLgs 257/2016
.”



Il documento, redatto in attuazione del Progetto CCM 2015 “Ambiente e salute nel PNP 2014-2018: rete nazionale di epidemiologia ambientale, valutazione di impatto integrato sull’ambiente e salute, formazione e comunicazione (EpiAmbNet)” ha l’obiettivo di presentare in forma sintetica le conoscenze maturate in tema di comunicazione del rischio su ambiente e salute e di fornire indicazioni di supporto alla gestione operativa dei processi di comunicazione.

Scarica la pubblicazione dal sito di Arpae





25 giugno 2023

TUTELA AMBIENTE E DIRITTO ALLA SALUTE NON SONO NEGOZIABILI

 Tratto da  WWF

RIGASSIFICATORE PIOMBINO, WWF E 

GREENPEACE PER IL NO

due
associazioni decise: "No a rendere l’Italia ancora più dipendente dalle fonti fonti fossili 

TUTELA AMBIENTE E DIRITTO ALLA SALUTE NON SONO NEGOZIABILI

In merito alla realizzazione del rigassificatore nel Porto di Piombino WWF e Greenpeace hanno in più occasioni espresso, da un lato, una profonda e motivata preoccupazione per gli impatti su ambiente e salute umana, dall’altro, la ferma contrarietà alla scelta di continuare a rendere l’Italia ancora più dipendente dalle fonti fossili.
La transizione ecologica non è più rinviabile perché o viene attuata ora o sarà troppo tardi. Realizzare nuove infrastrutture per le fonti fossili è un errore sul piano strategico perché contrasta in modo netto con il percorso di decarbonizzazione, e rappresenta inoltre un errore anche sul piano procedurale perché il ricorso ad una procedura iper-semplificata con annessa gestione commissariale per un simile impianto non trova giustificazione visti i potenziali impatti e la pericolosità della collocazione prevista.
“Dopo aver esaminato con i nostri esperti la copiosa documentazione tecnica depositata agli atti del processo amministrativo, i nostri timori per l’impatto che l’opera avrà sulla salute umana e sull’ambiente ci sembrano ulteriormente fondati” – dichiarano il Presidente del WWF Italia, Luciano Di Tizio, e il Presidente di Greenpeace Italia, Ivan Novelli. “In primis è mancata la valutazione dei rischi per l’ambiente (ad iniziare dalla VIA) e per le persone, soprattutto di un’intera fase della vita dell’opera, quella off-shore, il che è certamente preoccupante. Scarsissima attenzione è stata prestata inoltre allo studio delle emissioni e degli inquinanti, che pure avrebbero meritato maggiori approfondimenti istruttori, come peraltro sottolineato dallo stesso Istituto Superiore di Sanità e dall’ISPRA. Riteniamo che la protezione dell’ambiente e della salute umana non possano mai assumere un valore recessivo né negoziabile rispetto all’emergenza. Da qui, il nostro intervento ad adiuvandum nel ricorso presentato dal Comune di Piombino: intervento che in questi giorni è stato predisposto e notificato su nostro mandato dallo Studio legale dell’Avv. Andrea Filippini”.

WWF e Greenpeace non si sono mai sottratti al dibattito con gli organi chiamati a compiere queste scelte strategiche intervenendo anche in fase di Valutazione di Incidenza Ambientale. Ma sicuramente la scelta del commissariamento non ha aiutato il confronto finendo anzi per arrivare ad imporre la scelta del rigassificatore nonostante la forte contrarietà del territorio dimostrata dal ricorso del Comune di Piombino e dalle numerose manifestazioni ed eventi organizzati dai cittadini…...

05 maggio 2022

ANSA: Ilva: Corte Strasburgo, persiste il pericolo per la salute

Tratto da ANSA 

Ilva: Corte Strasburgo, persiste il pericolo per la salute



La Corte europea dei diritti umani (Cedu) ha pronunciato 4 nuove condanne nei confronti dello Stato italiano a causa delle emissioni dell'Ilva responsabili di mettere a rischio la salute dei cittadini.

Le condanne riguardano i ricorsi presentati tra il 2016 e il 2019 da alcuni dipendenti dell'impianto siderurgico oltre che da oltre 200 abitanti di Taranto e di alcuni comuni vicini.

Nelle sentenze emesse oggi la Cedu sottolinea che l'Italia è stata già condannata per lo stesso motivo nel gennaio 2019 e che da allora questo caso è all'esame davanti al comitato dei ministri del Consiglio d'Europa che deve verificare se il Paese ha messo in atto tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute degli abitanti.

La Cedu evidenzia che l'anno scorso il comitato dei ministri ha stabilito che "le autorità italiane non avevano fornito informazioni precise sulla messa in atto effettiva del piano ambientale, un elemento essenziale per assicurare che l'attività dell'acciaieria non continui a rappresentare un rischio per la salute". 
Dalla documentazione del comitato dei ministri risulta che il governo italiano ha presentato lo scorso 5 aprile nuovi elementi sull'attuazione del piano ambientale in vista di un nuovo esame del caso il prossimo giugno.  

04 ottobre 2021

Bambini e ambiente: società di pediatria . Presentazione di “Inquinamento atmosferico e salute” nei primi mille giorni di vita

Tratto da Agensir 

Bambini e ambiente: società di pediatria, il 6 ottobre presentazione del documento “Inquinamento atmosferico e salute” nei primi mille giorni di vita



Verra’ presentato il 6 ottobre il documento di consenso “Inquinamento atmosferico e salute” che contiene le proposte delle società scientifiche pediatriche e del gruppo di lavoro “Ambiente e primi 1.000 giorni” per migliorare la salute dei bambini e delle famiglie. Il documento è stato sottoscritto da Associazione culturale pediatri (Acp), Federazione italiana medici pediatri (Fimp), Ambiente e primi 1.000 giorni, Società italiana di medicina perinatale (Simp), Società italiana di pediatria (Sip), Società italiana di neonatologia (Sin), Società italiana di pediatria (Sip). Il documento di consenso nasce nell’ambito del progetto “Ambiente e primi 1000 giorni’” ovvero “Coorti di nuovi nati, esposizioni ambientali e promozione della salute nei primi 1.000 giorni di vita: integrazione dei dati di esposizione con dati molecolari ed epigenetici”. Il progetto, si legge in una nota, “nasce per valutare in che modo l’ambiente e l’esposizione a inquinanti atmosferici e al fumo di sigaretta influiscano sui primi 1.000 giorni dell’individuo, dal concepimento al secondo anno d’età, e per costruire strumenti capaci di informare cittadini, genitori e decisori in modo da migliorare la salute delle singole persone e pianificare azioni di prevenzione a livello di sanità pubblica”.
Alla conferenza stampa online (ore 10-11,20) interverranno Renata Bortolus (Direzione generale della prevenzione sanitaria – ministero della Salute); Luca Ronfani (Irccs materno infantile Burlo Garofolo, Trieste); Francesco Forastiere, (Environmental Research Group, School of Public Health, Faculty of Medicine, Imperial College, Londra). Sarà possibile seguire la conferenza stampa sul canale YouTube della Società italiana di pediatria al seguente link https://www.youtube.com/watch?v=yCxwcaMwi8Q.

31 agosto 2021

Vittoria legale di Children’s Health Defense CHD sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

 Tratto da ComedonChisciotte

Vittoria legale di Children’s Health Defense sulla sicurezza delle radiazioni e del 5G

Oggi Children’s Health Defense (CHD) ha vinto lo storico caso contro la Federal Communications Commission (FCC), caso che mette in discussione la decisione dell’agenzia di non rivedere le sue linee guida del 1996 per la salute e la sicurezza riguardanti le tecnologie basate sul wireless, compreso il 5G. (Guarda l’evento stampa che si è tenuto lunedì 16 agosto alle ore 10:00, in lingua inglese).

La Corte d’Appello degli Stati Uniti per il Circuito del distretto della Columbia ha pubblicato la sua sentenza in  data 13 agosto. La corte ha stabilito che la FCC nel considerare sufficienti a proteggere la salute pubblica le linee guida del 1996 per le emissioni di radiofrequenza ha mancato di considerare le evidenze non strettamente legate al cancro riguardo gli effetti negativi sulla salute della tecnologia wireless. La sentenza della corte afferma:

“Il caso deve essere rinviato alla commissione al fine di ottenere una spiegazione ragionata circa la sua determinazione di adeguatezza delle linee guida per quanto riguarda la protezione dagli effetti nocivi dell’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza…”

Robert F. Kennedy Jr., presidente del CHD e avvocato per questo caso, ha dichiarato:

La sentenza della corte rivela come la FCC e la FDA siano agenzie manipolate che hanno abbandonato il loro dovere di proteggere la salute pubblica in favore di una crociata che ha come unico scopo l’aumento dei profitti dell’industria delle telecomunicazioni.

Il caso della CHD è stato consolidato con un altro caso simile presentato dall’Environmental Health Trust, e le due organizzazioni hanno presentato memorie congiunte. L’avvocato principale di CHD per il caso, Scott McCollough, un avvocato di diritto amministrativo e delle telecomunicazioni che ha rappresentato i ricorrenti nell’udienza, ha dichiarato:


“Questa è una vittoria storica. La FCC dovrà riaprire il procedimento e per la prima volta affrontare in modo significativo e responsabile la grande quantità di prove scientifiche e mediche che dimostrano che le attuali linee guida non proteggono adeguatamente la salute e l’ambiente.”

La sentenza della corte continua affermando:

“… la FCC ha completamente omesso di riconoscere e tanto meno di rispondere ai commenti riguardanti l’impatto delle radiazioni RF sull’ambiente… I documenti contengono sostanziali prove di potenziali danni ambientali.”

I ricorrenti della causa hanno presentato 11.000 pagine di prove di danni da 5G e da tecnologia wireless che la FCC ha ignorato, comprese prove di malattie diffuse già esistenti. L’avvocato Dafna Tachover, direttore del progetto “5G e Wireless Harms” di CHD, che ha iniziato e condotto il caso per CHD, ha dichiarato:

“La FCC dovrà finalmente riconoscere l’immensa sofferenza di milioni di persone che sono state danneggiate dal fallimento epocale della FCC e della FDA nel proteggere la salute pubblica. Finalmente la verità è emersa. Sono fiduciosa che dopo questa decisione, la FCC farà la cosa giusta e fermerà qualsiasi ulteriore diffusione del 5G.”

Continua qui

20 agosto 2021

Gli interferenti endocrini (EDCs) e il loro impatto sulla salute

Tratto da Peacelink

Gli interferenti endocrini (EDCs) e il loro impatto sulla salute

La contaminazione di aria, acqua e suolo con sostanze chimiche di sintesi - in particolare gli EDCs - comporta preoccupanti esposizioni a rischio attraverso la catena alimentare, gli ambienti di vita e di lavoro e l'inquinamento dell'aria indoor e outdoor con effetti tossici, mutageni e cancerogeni.
11 agosto 2021
Carlo Romagnoli (Medico specialista in Igiene, Epidemiologia e Sanità Pubblica, Presidente ISDE Umbria)
Fonte: Sistema Salute, 65, 2 2021: pp.172-202

RIASSUNTO

Rischio

Gli interferenti endocrini (EDCs) sono sostanze chimiche di ampio uso capaci di alterare il fisiologico funzionamento del sistema endocrino, con modalità di azione peculiari, impatti sulla salute umana e animale tanto ampi quanto complessi e difficoltà nel misurarli sulla base di canonici approcci tossicologici ed epidemiologici. Preoccupazioni per la salute degli esposti involontari derivano dai biomonitoraggi su bambini ed adulti che documentano la compresenza di numerosi EDCs nei liquidi biologici.

Problematiche affrontate
La contaminazione delle matrici ambientali (aria, acqua e suolo) da parte di sostanze chimiche di sintesi comporta, da molti anni, preoccupanti esposizioni a rischio per gli uomini attraverso la catena alimentare, gli ambienti di vita e di lavoro e l'inquinamento dell'aria indoor e outdoor con effetti tossici, mutageni e cancerogeni. In questa cornice ulteriori preoccupazioni nascono dalle proprietà che un numero crescente di sostanze chimiche di sintesi hanno di produrre effetti patogeni sulla salute dell'uomo e di altre specie viventi interferendo o meglio sregolando la funzione del sistema endocrino: gli Endocrine Disruptor Chemicals (EDCs) sono specifiche sostanze chimiche esogene - o una loro miscela- capaci di interferire con qualsiasi aspetto della funzione ormonale.

Obiettivi, materiali, metodi e risultati

  • Obiettivi: ci si propone di raccogliere le raccomandazioni per la prevenzione ambientale dei danni da EDCs e comprendere i motivi di ritardi e carenze nelle misure di sanità pubblica per prevenire le esposizioni a rischio.
  • Materiali e metodi: overview delle raccomandazioni per la prevenzione primariacontenute nelle principali revisioni di revisioni sugli EDCs, analizzandole alla luce anche dei conflitti di interesse dichiarati dagli autori.
  • Risultati: a) principali raccomandazioni per la prevenzione emerse in letteratura nel loro sviluppo temporale dal 1991 al oggi; b) frazioni attribuibili del carico di specifiche patologie e connessi costi della mancata prevenzione; c) misure relative agli EDCs nella nuova UE Chemical Strategy.

Note: Si allega a questa pagina web il saggio completo.

Allegati

31 luglio 2021

Sergio Costa: La tutela dell'ambiente è la tutela del futuro nostro e dei nostri figli e nipoti.

Tratto  dalla pagina Facebook dell’ ex ministro dell’ Ambiente Sergio Costa ...

Era il 22 maggio 2015 allorché entrò in vigore la legge sugli ecodelitti. Era attesa da oltre 30 anni. Tutti noi l'abbiamo salutata con grande soddisfazione considerandola una conquista. Disastro ambientale,  inquinamento ambientale, omessa bonifica ed altri ancora finalmente erano riconosciuti nel diritto positivo.  Rammento ancora la frustrazione che io e la mia squadra abbiamo vissuto per anni quando facevamo indagini, notte e giorno, senza sosta e risparmio, poi però non avevamo lo strumento giuridico adeguato per vedere quelli che sapevamo essere i responsabili rispondere dell'aggressione all'ambiente che avevano perpetrato. I reati ambientali sono reati che pesano sulle vite delle persone: aggrediscono l'ambiente e anche la salute. Molto spesso ti seguono per la vita e incidono sulla sicurezza della tua famiglia per decenni. Adesso, con la riforma della giustizia, i reati ambientali non sono contemplati tra quelli che godono di termini estesi di giudizio, prima di essere dichiarati dal giudice improcedibili. 

Indagini complesse e articolate che rischiano di andare perdute. Tutti noi ci spertichiamo nel sostenere in tutte le sedi che l'ambiente e la salute sono i due grandi  temi attuali e del futuro della popolazione mondiale e poi inciampiamo in una roba del genere. È un errore grossolano,  perché rischia di favorire indirettamente chi considera l'ambiente territorio di conquista per i propri loschi scopi. Chiedo, congiuntamente a Legambiente, WWF, Greenpeace,  di non commettere questo errore. Pensateci per favore. La tutela dell'ambiente è la tutela del futuro nostro e dei nostri figli e nipoti. La politica guardi alle necessità più importanti e non alle convenienze egoistiche. Non compromettete ciò che ci dona la vita. Per favore non lo fate.

27 luglio 2021

Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia? Sabrina Bergamini

Tratto da Orvieto News

Diritto umano a un ambiente sano. Passi avanti post pandemia?



Diverse agenzie Onu, fra cui Unep, Who, Unicef, Unhcr, chiedono il riconoscimento del diritto umano a un ambiente sano. Il tempo per riconoscere, attuare e proteggere il diritto umano a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile è ora. Perché la crisi ambientale e climatica, la perdita di biodiversità, l’inquinamento compromettono la salute delle persone e del pianeta.

La 46 ° sessione del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, che si è svolta da febbraio a marzo 2021, ha di recente approvato una risoluzione che invita gli Stati a conservare, proteggere e ripristinare gli ecosistemi, cruciali per la salute e il benessere umano.

Durante l’appuntamento 15 agenzie dell’Onu hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui esprimono il loro sostegno al riconoscimento globale del diritto a un ambiente sicuro, pulito, sano e sostenibile.

La dichiarazione congiunta afferma che “il riconoscimento globale del diritto a un ambiente sano sosterrà gli sforzi per non lasciare indietro nessuno, garantire una transizione giusta verso un mondo ambientalmente sano e socialmente equo e realizzare i diritti umani per tutti”. E ancora: “Il diritto a un ambiente sano è riconosciuto da oltre 150 Stati membri delle Nazioni Unite, ma non è stato formalmente riconosciuto a livello globale, ritardando così il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, esacerbando le disuguaglianze e creando lacune nella tutela, in particolare per i difensori dei diritti umani ambientali, bambini, giovani, donne e popolazioni indigene che spesso sono stati e continuano ad essere agenti di cambiamento per la salvaguardia dell’ambiente. Siamo di fronte a una triplice crisi ambientale: cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento. I diritti delle generazioni presenti e future dipendono da un ambiente sano”.

Se presente e futuro dell’umanità dipendono dallo stato dell’ambiente, questa consapevolezza contrasta però con le conseguenze che inquinamento, cambiamento climatico, perdita di biodiversità hanno sulla salute del Pianeta e delle persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità il 23% di tutti i decessi sono legati a “rischi ambientali” come l’inquinamento atmosferico, la contaminazione dell’acqua, l’esposizione a sostanze chimiche pericolose e tossiche.

L’elenco, seppur sintetico, delle ragioni per riconoscere come diritto umano il diritto a un ambiente sano è messo giù dall’Unep – il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.
Avere un pianeta compromesso dal punto di vista ambientale compromette la salute dei suoi abitanti e il diritto alla salute. Ambiente e salute vanno di pari passo, come forse dovrebbe insegnarci anche la pandemia da Covid-19.....

continua qui

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20 luglio 2021

WWF. BRINDISI LO CONFERMA: IL CARBONE FA MALE ALLA SALUTE

 Tratto da WWF

BRINDISI LO CONFERMA: IL CARBONE FA MALE ALLA SALUTE

Lo studio epidemiologico sugli effetti delle esposizioni ambientali di origine industriale sulla popolazione residente a Brindisi, reso noto stamane dalla Regione Puglia conferma, in modo inequivocabile, gli effetti negativi del carbone e di altre lavorazioni industriali inquinanti sulla salute .

. A Brindisi sorgeva una centrale a carbone Edipower (ferma dal 2012), sorge ed è tuttora attiva la centrale Enel Federico II (2640 MW, quattro gruppi,  a carbone) e il polo Petrolchimico.

Nell’area brindisina sottoposta ad esame si è verificato, dati alla mano, un eccesso di mortalità e morbilitàriconducibile proprio agli impianti termoelettrici e al petrolchimico. Peraltro è evidente il nesso tra funzionamento degli impianti a carbone e danni sulla salute che risultano maggiori in passato quando cioè a funzionare erano due impianti a carbone e la stessa Federico II operava per un numero maggiore di ore/anno. Il fatto che ancora oggi, malgrado il miglioramento rispetto al passato, persista un eccesso significativo di mortalità e morbilità e che tutto questo avvenga (come hanno detto i ricercatori nel corso della presentazione) nel pieno rispetto delle norme sulle emissioni, sono il segno che gli effetti dell’inquinamento tendono a permanere nel tempo e che i limiti non sono adeguati a evitare i danni. Il carbone, quindi,  fa sempre male anche quando rispetta i limiti di legge sulle emissioni e questo non lo dicono gli ambientalisti ma in Puglia oggi è arrivata l’ennesima conferma dalla comunità scientifica.

“Dietro questi numeri c’è la sofferenza di moltissime persone e di un’intera comunità”. Ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia che chiede di “fissare un punto, concreto, per mettere fine a tutto questo, e costruire, da subito, alternative di sviluppo pulito e rinnovabile, molto più nelle corde di una delle Regioni più ricche di natura. Gli inquinatori, i cui nomi sono a tutti noti, ora non ingaggino la solita lotta sui numeri e le cifre, ma diano concreti e visibili segni e contributi per cambiar rotta, porre fine alle produzioni inquinati e risanare l’area”. “Con la Strategia Energetica Nazionale c’è la concreta possibilità di cominciare a scrivere, nero su bianco la data della fine del carbone in Italia: noi chiediamo che questa data sia al massimo il 2025 – conclude Midulla -. È un’opportunità per i brindisini, per la Puglia e per l’Italia. E’ un dovere morale, perché il carbone è anche il primo killer del clima, dal quale dipendono le condizioni per la vita di tutti”.

14 luglio 2021

TG3 Liguria del 13 luglio 2021 INQUINAMENTO TIRRENO POWER , LE ANALISI DELLA PROCURA .

Inoltriamo  il link all’ articolo su TG 3 di ieri 13 luglio ore 19,30 

: la problematica Tirreno Power inizia del minuto 6




Riportiamo il testo integrale del servizio del tg3 

NETTA RIDUZIONE DEGLI INQUINANTI, 
MACROSCOPICO AUMENTO DELLE BIODIVERSITA’ 
,INATTENDIBILITA’ DELLO STUDIO ARPAL DEL 2018 
é quanto evidenziato dalla  Consulenza tecnica della  Procura di Savona durante l’udienza nel Processo Tirreno Power.

La Perizia si basa sulle  INDAGINI EFFETTUATE 
SULL’AREA  PRIMA E DOPO LA CHIUSURA DEI GRUPPI A CARBONE.
INDAGINI CHE METTEREBBERO IN LUCE COME 
GLI INQUINANTI COLLEGATI ALLA CENTRALE SIANO DIMINUITI DEL 70%.

VERREBBE COSÌ SCONFESSATO IL DOCUMENTO ARPAL DI  TRE ANNI FA IN CUI INVECE NON SI EVIDENZIAVA UNA DIMINUZIONE SIGNIFICATIVA DEI PARAMETRI DOPO LO STOP DEI GRUPPI A CARBONE.

05 luglio 2021

Grondacci : Il Decreto legge semplificazioni estende l'uso del Combustibile Derivato dai Rifiuti

 Tratto da Note di Grondacci

Il Decreto legge semplificazioni estende l'uso del Combustibile Derivato dai Rifiuti 

Nuova norma che favorisce l'estensione dell'uso del Combustibile Solido Secondario (CSS) in impianti ulteriori a cementifici e centrali termoelettriche sopra i 50MW. 

La norma è stata introdotta dal Decreto Legge 77/2021 con l'articolo 35 intitolato misure di semplificazione per la promozione della economia circolare. Cosa abbia di economia circolare un materiale che è di fatto un rifiuto e che solo grazie ad una normativa precedente è stato, declassificato a combustibile per definizione normativa ma rifiuto resta.  


Secondo il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021  gli interventi di sostituzione dei combustibili tradizionali con CSS-combustibile, conforme ai requisiti di cui all'articolo 13 del decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 14 febbraio 2013, n. 22 [NOTA 1], in impianti o installazioni già autorizzati allo svolgimento delle operazioni R1 [NOTA 2], che non comportino un incremento della capacità produttiva autorizzata, nel rispetto dei limiti di emissione per coincenerimento dei rifiuti, non costituiscono una modifica sostanziale ai sensi delle procedure di VIA ma anche di AIA (vedi definizione lettera l-bis comma 1 articolo 5 DLgs 152/2006 - [NOTA 3]) e della disciplina della Autorizzazione Unica Ambientale (vedi definizione ex lettera g) comma 1 articolo 2 DPR 59/2013 - [NOTA 4]). Peraltro questo era già previsto dal Decreto 22/2013, occorre ricordare infatti che questo Decreto prevede che i cementifici e le centrali termoelettriche in cui può bruciare il CSS e che siano in possesso di autorizzazione integrata ambientale (di seguito AIA), rilasciata prima della data di entrata in vigore del presente Decreto (29/3/2013), possono utilizzare il CSS previa comunicazione da trasmettere  da parte dell'utilizzatore all'autorità competente almeno sessanta giorni prima dell'effettivo utilizzo del CSS. 


ESTENSIONE USO CSS A NUOVE TIPOLOGIE DI IMPIANTI

Intanto qui occorre una precisazione: il Decreto 22/2013, che come già scritto sopra è quello che stabilisce le condizioni per considerare il CSS non rifiuto, comunque prevede che il CSS sia bruciabile solo nei cementifici e centrali termolettriche sopra i 50 MW (vedi comma 1 articolo 13 Decreto 22/2013) entrambi assoggettati ad AIA. Ora se si fa riferimento anche alla definizione di modifica sostanziale della Autorizzazione Unica Ambientale vuol dire che si estende ex lege la possibilità di bruciare il CSS anche negli impianti minori nei quali si svolga una attività di recupero rifiuti, il tutto in palese contrasto con il Decreto 22/2013. 

A conferma di questa interpretazione il comma 2 articolo 35 Decreto Legge 77/2021 afferma ulteriormente che l’introduzione del CSS non costituisce variante sostanziale anche ai sensi del comma 19 [NOTA 5] articolo 208 che disciplina le autorizzazioni di impianti di rifiuti non soggetti ad AIA. 

 

Sempre il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021 nell’ultimo periodo afferma che non essendo necessaria una nuova autorizzazione nel caso che l’arrivo del CSS non venga considerato modifica o variante sostanziale, è richiesta solo la comunicazione dell'intervento di modifica da inoltrarsi, unitamente alla presentazione della documentazione tecnica descrittiva dell'intervento, all'autorità competente. Nel caso in cui quest'ultima non si esprima entro quarantacinque giorni dalla comunicazione, il soggetto proponente può procedere all'avvio della modifica. Mentre il Decreto 22/2013 prevedeva che la comunicazione sia inviata almeno 60 giorni prima dell’utilizzo del CSS nell’impianto, ora la nuova norma il termine è ridotto a 45 giorni, quindi si riduce il termine per svolgere la verifica da parte dell’autorità competente sempre in contrasto con il Decreto 22/2013.

 

Infine, conclude il comma 2 articolo 35 del Decreto Legge 77/2021, l'autorità competente, se rileva che la modifica comunicata sia una modifica sostanziale che presuppone il rilascio di un titolo autorizzativo, nei trenta giorni successivi alla comunicazione medesima, ordina al gestore di presentare una domanda di nuova autorizzazione. La modifica comunicata non può essere eseguita fino al rilascio della nuova autorizzazione. 



[NOTA 1] Per un commento a questo Decreto vedi a questo link  https://notedimarcogrondacci.blogspot.com/2014/11/il-combustibili-da-rifiuti-non-e-piu.html

[NOTA 2] Operazioni di recupero come utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia

[NOTA 3] modifica sostanziale di un progetto, opera o di un impianto: la variazione delle caratteristiche o del  funzionamento ovvero un potenziamento dell'impianto, dell'opera o dell'infrastruttura o del progetto che,   secondo l'autorità competente, producano effetti negativi e significativi sull'ambiente o sulla salute umana. In particolare, con riferimento alla disciplina dell'autorizzazione integrata ambientale, per ciascuna attività  per la quale l'allegato VIII indica valori di soglia, é sostanziale una modifica all'installazione che dia luogo ad un incremento del valore di una delle grandezze, oggetto della soglia, pari o superiore al valore della soglia stessa

[NOTA 4] modifica sostanziale di un impianto: ogni modifica considerata sostanziale ai sensi delle normative di settore che disciplinano gli atti di comunicazione, notifica e autorizzazione in materia ambientale compresi nell'autorizzazione unica  ambientale in quanto possa produrre effetti negativi e significativi sull'ambiente.

[NOTA 5] 19. Le procedure di cui al presente articolo si applicano anche per la realizzazione di  varianti  sostanziali  in  corso  d'opera  o  di esercizio che comportino modifiche a seguito delle quali gli impianti non sono piu' conformi all'autorizzazione rilasciata. 

20 giugno 2021

Taranto : Effetti neurotossici nei bambini, dati pubblicati dalla rivista scientifica Nature

Tratto da Il tarantino

Effetti neurotossici nei bambini, dati pubblicati dalla rivista scientifica Nature

Effetti neurotossici nei bambini i dati scientifici destano serie preoccupazioni


La prestigiosa rivista internazionale, Nature, ha pubblicato dei dati preoccupanti che hanno a che fare con il piombo e l’arsenico che danneggiano la salute dei bambini tarantini. Secondo recenti studi, coloro che vivono nei quartieri vicini al polo industriale ex Ilva riscontrano gravi conseguenze sul quoziente intellettivo dei più piccoli.

Per questo motivo il Comitato per la Salute e per l’ambiente di Taranto di cui fanno parte Genitori Tarantini, Peacelink, Comitato quartiere tamburi, Articolo 32, chiede rapidi interventi al Ministro della Salute Roberto Speranza e al Ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani.

Effetti neurotossici, inquinamento Ex Ilva da fermare nell’immediato


Effetti neurotossici, il Comitato ha voluto approfondire la tematica con ulteriori studi per andare a fondo e capire quanto l’inquinamento causato dall’Ex Ilva può arrivare a danneggiare la popolazione del luogo. A seguito di lunghi studi il risultato che emerge è che il piombo è presente nel sangue dei piccoli e l’arsenico nelle loro urine. Questo può avere un forte impatto comportamentale che può amplificarsi nel tempo e causare problemi di maggiore entità.

Il Comitato minaccia di contattare il Comitato delle Nazioni Unite

La richiesta partita dal Comitato e dal gruppo di associazioni chiede un immediato intervento a Speranza e Cingolani con conseguente annullamento del nuovo decreto salva-Ilva. Di quest’ultimo si parla ormai da tempo, ma non sono mai arrivate né conferme né smentite.

Qualora questo dovesse avvenire potrebbe essere considerato un atto di grande irresponsabilità oltre che una mancanza di rispetto nei confronti del popolo tarantino. Le intenzioni del Comitato sono ben precise, se i ministri non dovessero prendere decisioni ben precise, sarà contattato il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, che ha sede a Ginevra e la situazione sarà così segnalata a chi di dovere. Adesso si parla di immissione di piombo e arsenico nell’atmosfera, quindi di un rischio neurotossico inaccettabile, la questione non può ancora essere sottovalutata

08 giugno 2021

Tirreno Power, il biologo Scarselli : “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

 Tratto da IVG

Tirreno Power, il biologo: “Licheni scomparsi, peggio che nelle grandi città della Pianura Padana”

Presentata in aula la maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale.

Savona. “L’assenza di lichene sugli alberi ci ha messo davanti a un quadro decisamente preoccupante: una situazione difficilmente riscontrabile anche nelle grandi città della Pianura Padana”. A dirlo questa mattina in aula è stato il dottor Stefano Scarselli, biologo specialista in biomonitoraggio, nell’ambito del processo a carico di Tirreno Power per il quale sono imputati 26 persone, tra vertici e dirigenti dell’azienda, rinviati a giudizio per disastro ambientale e sanitario colposo.

Questa mattina in Tribunale si è svolta infatti la prima udienza dedicata ai periti estensori della maxiconsulenza tecnica della Procura che rileverebbe il danno ambientale e sanitario legato alla centrale. Scarselli, consulente di diverse Procure, ha portato in aula i dati sulle emissioni rilevati nei diversi studi condotti dai periti.

“Non ci siamo serviti di una nostra rete di monitoraggio, ma abbiamo utilizzato quella realizzata dal gestore – ha spiegato – Era approvata da Arpal e rispondeva ai criteri scientifici imposti all’epoca da Ispra, con una quantità e diffusione dei punti di rilevazione più che adeguata. Abbiamo però integrato con altre stazioni sulla costa, che non risultava coperta da quella rete, in modo da infittirla e descrivere nel modo più accurato la situazione. Alla mappa di quelle rilevazioni abbiamo poi sovrapposto quelle delle biodiversità per avere un quadro del grado di alterazione ambientale”.

La perizia aveva utilizzato i licheni come bioindicatori e come bioaccumulatori. Dato che, come già identificato da precedenti indagini, la biodiversità della flora lichenica nella zona è andata diminuendo negli ultimi 20 anni (fino al raro fenomeno del ‘deserto lichenico’, evento peraltro rilevato soltanto in aree ad altissimo tasso di inquinamento), negli anni oggetto di rilevazione si è dovuto trapiantare artificialmente nella zona tali bioindicatori lichenici per poi analizzare quali contaminanti venivano assorbiti e in quale quantità. Queste analisi, nell’ordinanza del Gip, “hanno evidenziato seri fenomeni di contaminazione a carico di diversi elementi di rilevanza ambientale e sanitaria, quali soprattutto arsenico, antimonio e rame, oltre a cromo, cadmio, piombo, nichel e vanadio“.

La consulenza ambientale era stata poi utilizzata per individuare le aree esposte e non esposte, e da tale suddivisione, attraverso la consulenza del dottor Paolo Crosignani (già direttore dell’Unità di Epidemiologia Ambientale presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano) e del dottor Paolo Franceschi (pneumologo), sono stati analizzati e confrontati i dati sanitari di mortalità e di ricoveri.

La consulenza, secondo i magistrati, aveva quindi evidenziato il disastro ambientale, dato che tra il 2000 e il 2007 l’inquinamento della centrale a carbone avrebbe provocato circa 440 decessi e 1.700 ricoveri (escludendo le forme tumorali) per un costo sociale per lo Stato che oscillerebbe tra i 770 e gli 860 milioni.Continua su IVG