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12 maggio 2021

MORTALITÀ DA PARTICOLATO E PRESENZA COVID-19 IN ARIA INDOOR

Tratto da Note di Grondacci del 22 marzo 2021

STUDI PUBBLICATI A FEBBRAIO SU MORTALITÀ DA PARTICOLATO E PRESENZA COVID-19 IN ARIA INDOOR 

Resi pubblici a Febbraio due studi sul rapporto tra qualità dell'aria che respiriamo e salute pubblica.

IL PRIMOriguarda il rapporto, a livello mondiale, tra le emissioni di particolato fine (PM 2,5: dove 1 micron (μ) corrisponde ad un millesimo di millimetro) e impatto sulla salute pubblica. Dallo studio emerge che oltre 10milioni di morti premature all'anno sono prodotte dall'inquinamento del particolato da fonti fossili.

IL SECONDO analizza la presenza del COVID-19 nell'aria rilevando una significativa presenza negli ambienti domestici. 
 

MORTALITÀ GLOBALE PER INQUINAMENTO DA PARTICELLE FINI ALL'APERTO GENERATO DALLA COMBUSTIONE DI COMBUSTIBILI FOSSILI (DOCUMENTAZIONE INTERNAZIONALE) 

Studio pubblicato su Science Direct (ScienceDirect.com | Science, health and medical journals, full text articles and books.)  

Secondo lo studio (per il testo vedi QUI)  la combustione di combustibili fossili – in particolare carbone, benzina e gasolio – è una delle principali fonti di particolato fine aereo (PM2,5) e un fattore chiave per l’impatto globale della mortalità e delle malattie. Precedenti valutazioni dei rischi hanno esaminato la risposta sanitaria al PM2,5 totale, non solo al PM2,5 dalla combustione di combustibili fossili, e hanno utilizzato una funzione di risposta alla concentrazione con un supporto limitato dalla letteratura e dati a concentrazioni sia elevate che basse. Questa valutazione esamina la mortalità associata al PM2,5 solo a causa della combustione di combustibili fossili, facendo uso di una recente meta-analisi di studi più recenti con una gamma più ampia di esposizione. 

Lo studio ha inoltre stimato la mortalità dovuta a minori infezioni respiratorie (LRI) tra i bambini di età inferiore ai cinque anni nelle Americhe e in Europa, regioni per le quali abbiamo dati affidabili sul rischio relativo di questo risultato per la salute derivanti dall'esposizione al PM2,5. Lo studio ha  utilizzato il modello di trasporto chimico GEOS-Chem per stimare i livelli di esposizione globale al PM2,5 legato ai combustibili fossili nel 2012. I rischi relativi di mortalità sono stati modellati utilizzando funzioni che collegano l'esposizione a lungo termine al PM2,5 e alla mortalità. Lo studio è arrivato a stimare un totale globale di 10,2 (CI 95%: da -47,1 a 17,0) milioni di morti premature all'anno attribuibili alla componente fossile del PM2,5. L'impatto maggiore sulla mortalità è stimato nelle regioni con pm2,5 sostanziali correlati ai combustibili fossili, in particolare Cina (3,9 milioni), India (2,5 milioni) e parti degli Stati Uniti orientali, dell'Europa e del sud-est asiatico. La stima per la Cina precede un sostanziale calo delle emissioni di combustibili fossili e scende a 2,4 milioni di morti premature a causa della riduzione del 43,7% del PM2,5 dei combustibili fossili dal 2012 al 2018 portando il totale globale a 8,7 (95% CI: da -1,8 a 14,0) milioni di morti premature. Abbiamo anche stimato decessi annuali in eccesso dovuti all'LRI nei bambini (0-4 anni) di 876 in Nord America, 747 in Sud America e 605 in Europa. 

Questo studio dimostra che la componente di combustibile fossile di PM2,5 contribuisce a un grande carico di mortalità. La pendenza più ripida della funzione concentrazione-risposta a concentrazioni più basse porta a stime più grandi di quelle precedentemente riscontrate in Europa e Nord America, e il calo più lento della pendenza a concentrazioni più elevate si traduce in stime più grandi in Asia. 

La combustione di combustibili fossili può essere controllata più facilmente rispetto ad altre fonti e precursori del PM2,5 come polvere o fumo di fuoco, quindi questo è un chiaro messaggio ai responsabili politici e alle parti interessate per incentivare ulteriormente il passaggio a fonti di energia pulite.

 

PRESENZA COVID-19 NELL’ARIA INDOOR E OUTDOOR (DOCUMENTAZIONE NAZIONALE)

Studio Arpa Piemonte (QUI), in collaborazione con il Laboratorio di Virologia Molecolare e Ricerca Antivirale del Polo Universitario San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO), che individuato un metodo riproducibile e validabile per determinare la presenza del virus in aria, sia essa indoor che outdoor.

I risultati ottenuti con un grado di certezza quantificabile supportano le seguenti considerazioni:

- in ambiente esterno, il virus non è finora risultato rilevabile nell’aria;

- negli ambiti ospedalieri, ed in particolare all’interno dei reparti con presenza di malati anche caratterizzati da elevati carichi virali, le concentrazioni rilevabili del SARS-CoV-2 sono risultate generalmente molto contenute, anche in virtù dell’elevato tasso di ricambio dell’aria realizzato in tali aree (6-8 ricambi d’aria ogni ora);

- in ambito domestico, al contrario, le concentrazioni di virus si sono rilevate più consistenti, fino a 40÷50 copie genomiche del virus al metro cubo di aria. Tali valori risultano fortemente influenzabili dalle frequenze di ricambio d’aria e dal numero di soggetti positivi presenti nelle abitazioni, oltreché dallo sviluppo dei sintomi più comuni della malattia (tosse secca).


11 luglio 2020

Covid 19: Se anche l’ aria è malata

Tratto da Il sostenibile

Diversi studi cercano di capire se esista un nesso tra trasmissione Covid e inquinamento atmosferico

In questi mesi ci siamo tutti interrogati sulla possibile correlazione tra inquinamento atmosferico e diffusione del Covid 19 e sul perché si sia diffuso così nell’area della Pianura Padana, risaputamente tra le più inquinate d’Europa. Può essere trasportato dalle particelle inquinanti? È più letale per le persone esposte più a lungo all’inquinamento?

Una ricerca italiana condotta da studiosi delle Università di Bari, Bologna, Milano e Trieste, insieme alla Società Italiana Medicina Ambientale (Sima), e rilanciata su tutti i media nazionali e internazionali ipotizza la trasmissione del virus attraverso il particolato, ovvero le particelle di inquinamento contenute nell’aria. Il condizionale è d’obbligo e una task force mondiale appositamente istituita cercherà di far chiarezza. Quel che però è noto ormai da anni è l’effetto deleterio dell’inquinamento atmosferico sull’apparato cardiocircolatorio.

In Italia anche l’aria è malata

Nel Rapporto annuale sulla qualità dell’aria pubblicato a fine 2019 dall’Aea (Agenzia Europea per l’Ambiente), l’Italia risulta essere il primo Paese dell'Ue per morti premature da biossido di azoto e il secondo per il particolato fine PM2,5, con un sistematico sforamento dei limiti di legge per i principali inquinanti atmosferici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli inquinanti che hanno dimostrato di avere effetti sulla salute sono il particolato, l'ozono, il biossido di azoto e il biossido di zolfo. L’Italia è tra i primi Paesi per concentrazione di polveri sottili, al punto che Torino contende a Parigi e Londra il primato di città europea più inquinata da biossido di azoto; tra le città più piccole, invece, spicca Padova per l'alta concentrazione media di PM2,5 e PM10. La situazione non migliora nelle aree rurali, con superamenti dei limitTRatti giornalieri di particolato registrati in 16 delle 27 centraline. Due milioni di italiani vivono in aree, soprattutto della Pianura Padana, dove i limiti Ue per i tre inquinanti principali sono continuamente violati.

Le ipotesi sul rapporto tra Covid e inquinamento

Alte concentrazioni di polveri fini per tutto il mese di febbraio potrebbero aver favorito un’accelerazione alla diffusione dell’epidemia nella Pianura Padana? Da questa ipotesi sono partiti due differenti studi di un gruppo di ricercatori della Sima con alcune Università italiane. Nel primo studio sono stati analizzati la correlazione fra la diffusione del virus SARS-CoV-2 nel nostro Paese e il numero di sforamenti di PM10 nel mese di febbraio, prima del lockdown, mettendo a confronto Nord e Sud.Continua su Il sostenibile


22 ottobre 2019

EEA:L'inquinamento atmosferico nuoce all'ambiente e alla salute umana.

Tratto da EEA .europa.eu

           Inquinamento atmosferico

L'inquinamento atmosferico nuoce all'ambiente e alla salute umana. In Europa, le emissioni di molti inquinanti atmosferici sono diminuite in modo sostanziale negli ultimi decenni, determinando una migliore qualità dell'aria nella regione. Le concentrazioni di inquinanti sono tuttavia ancora troppo elevate e i problemi legati alla qualità dell'aria persistono. Una parte significativa della popolazione europea vive in zone, in particolar modo nelle città, in cui si superano i limiti fissati dalle norme in materia di qualità dell'aria: l'inquinamento da ozono, biossido di azoto e particolato pone gravi rischi per la salute. Diversi paesi hanno superato uno o più dei loro limiti relativi alle emissioni per il 2010 per quattro importanti inquinanti atmosferici. Ridurre l'inquinamento atmosferico, quindi, continua a essere importante.
L’inquinamento atmosferico è un problema locale, paneuropeo e di tutto l’emisfero. Gli inquinanti atmosferici emessi in un paese possono essere trasportati nell’atmosfera contribuendo o determinando una cattiva qualità dell’aria altrove.
Il particolato, il biossido di azoto e l’ozono troposfericoen sono attualmente considerati i tre inquinanti che in maniera più significativa incidono sulla salute umana. La gravità dell’impatto delle esposizioni prolungate e di picco a questi inquinanti varia dall’indebolimento del sistema respiratorio fino alla morte prematura. Circa il 90 % degli abitanti delle città è esposto a concentrazioni di inquinanti superiori ai livelli di qualità dell’aria ritenuti dannosi per la salute. Per esempio, si stima che il particolato sottile (PM2.5) riduca l’aspettativa di vita nell’UE di più di 8 mesi. Un motivo di crescente preoccupazione è il benzo(a)pirene, un inquinante cancerogeno le cui concentrazioni sono superiori alla soglia fissata per proteggere la salute umana in diverse aree urbane, specie nell’Europa centrale e orientale.
L’inquinamento atmosferico sta danneggiando la salute umana e gli ecosistemi. Larghe fasce della popolazione non vivono in un ambiente sano, in base alle norme attuali. Per imboccare un cammino sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre la legislazione attuale.

16 agosto 2019

SIMA:Autotrasporto costa in salute un miliardo l’anno

Tratto da Trasportoeuropa.it


Autotrasporto costa in salute un miliardo l’anno



Secondo una ricerca della Società Italiana di Medicina Ambientale, l'inquinamento causato dai veicoli industriali in Italia causa danni alla salute stimati da 800 a mille milioni di euro l'anno.

La Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) ha svolto una ricerca nell'ambito di una collaborazione con l'International Journal of Environmental Research and Public Health sull'entità dell'inquinamento atmosferico causato in Italia dai veicoli, leggeri e pesanti, che volgono il trasporto delle merci. Dallo studio emerge che i quattro milioni e seicentomila veicoli merci immatricolati in Italia nel 2016 avrebbero prodotto in quell'anno annualmente 190 tonnellate di particolato PM2.5 e 232 tonnellate di particolato PM10, pari al sette percento di tutto il particolato prodotto in Italia. Considerando che, sempre nel 2016, l'Agenzia Ambientale Europea ha stimato che in Italia questi inquinanti hanno causato la perdita di 865 mila anni di vita, la Sima ha stimato che i veicoli industriali causano una perdita annuale compresa tra 8.500 ai 12 mila anni di vita, con una ricaduta economica tra 860 e 1000 milioni di euro.
"Qualunque soluzione in grado di abbattere anche di qualche fattore percentuale il trasporto merci su gomma potrebbe generare una diminuzione consistente della mortalità evitabile dovuta a inquinamento atmosferico, con relativo abbattimento dei costi", spiega Alessandro Miani, presidente di Sima. "Applicando le funzioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, già con un decremento di PM 2.5 di dieci microgrammi al metro cubo (media annuale) ci si aspetterebbe una diminuzione della mortalità generale del 7%, del 26% quella per eventi coronarici, del 10% per malattie cardiovascolari e respiratorie e del 9% per tumori polmonari. 

Senza contare peraltro che l'inquinamento atmosferico non provoca solo effetti diretti sulla salute ma anche pericoli indiretti, legati ai cambiamenti climatici indotti dalle emissioni di gas serra".

09 marzo 2018

Inquinamento atmosferico : particolato nelle urine dei bambini

Tratto da InformaSalus

Inquinamento: particolato nelle urine dei bambini


CATEGORIE: Denuncia sanitaria

inquinamento

Per la prima volta nell'urina dei bambini sono state rilevate particelle nanometriche provenienti dall'inquinamento atmosferico.

Lo studio (Oct 01, 2017)“Children’s Urinary Environmental Carbon Load. A Novel Marker Reflecting Residential Ambient Air Pollution Exposure?” pubblicato su ATS Journal e condotto da un team di ricercatori belgi fornisce la prova diretta che il particolato conosciuto come come black carbon, che inaliamo con la fuliggine e i fumi ha superato la barriera polmonare ed è nel nostro sistema circolatorio.

I ricercatori hanno analizzato l’urina di 300 bambini e hanno scoperto che più un bambino viveva vicino a una strada principale, più il black carbon era presente nelle sue urine. I polmoni sono rivestiti da una membrana che permette all’ossigeno di diffondersi nel sangue, ma che finora si pensava impedisse il passaggio di altre sostanze e di piccole particelle, in modo da filtrare l’inquinamento atmosferico.

Lo studio smentisce questa convinzione dimostrando che “le particelle più piccole superano davvero la barriera polmonare e se le trovi nelle urine significa che entrano nella circolazione sanguigna e penetrano in ogni sistema di organi”, spiega l'epidemiologo ambientale Tim Nawrot, tra gli autori dello studio.

15 febbraio 2018

Smog, l’UE deciderà se multare l’Italia dopo le elezioni .Intorno al 9 marzo

  • Tratto da rinnovabili.it

  • Smog, l’UE deciderà se multare l’Italia dopo le elezioni

  • Intorno al 9 marzo è prevista la decisione dell’Unione Europea sulle misure integrative presentate da Italia e altri paesi per ridurre lo smog nelle città

smog


Galletti lascia all’Italia una eredità pesante sullo smog

(Rinnovabili.it) – Con un colpo di reni, il Ministro dell’Ambiente Galletti è riuscito a respingere anche l’ultimo attacco dell’Unione Europea. La decisione sulle eventuali sanzioni che l’Italia dovrà pagare per non aver saputo ridurre i tassi di smog nelle proprie città è rinviata alla prima metà di marzo. Poco dopo le elezioni, quando il tema sarà meno al centro del dibattito né, forse, sarà uscito alcun governo dalle urne.
Di certo, Galletti non sarà il prossimi Ministro dell’Ambiente, visto che non è stato ricandidato. Ma gli effetti economici di un sostanziale immobilismo – che viene da lontano – sulle politiche di miglioramento della qualità dell’aria potrebbero colpire comunque i cittadini. Che oltre a mettere a rischio la salute inalando PM10 e NO2 oltre i limiti di legge per lunghi periodi dell’anno, potrebbero essere chiamati a sborsare milioni di euro di multa.

Per la verità, l’Italia non è la sola in questa tragica incapacità di risolvere strutturalmente la grave questione dello smog. L’Europa potrebbe multare anche Germania, Francia, Spagna, Regno Unito, Romania, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia, mentre cause legali sono già state avviate contro Bulgaria e Polonia. Tutti i paesi hanno consegnato entro i termini (9 febbraio) il loro piano integrativo per calmare le ire di Bruxelles. L’Italia, però, si è limitata a ribadire impegni già presi in passato e rispedire all’Europa la Strategia energetica nazionale. Non è chiaro se questo basterà a convincere l’esecutivo comunitario, che potrebbe storcere il naso davanti all’assenza di sforzi supplementari.

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e l’Alleanza per la salute e l’ambiente (HEAL) hanno invitato ieri l’UE a “adottare misure decisive” per ripulire l’aria. In una lettera aperta ai Ministri della Salute e a tre Commissari europei, HEAL ha invitato i governi nazionali e l’Unione a fare della qualità dell’aria un punto cruciale delle politiche anche nei settori diversi dalla sanità, come clima, energia e trasporti.

05 luglio 2017

Ecological Indicators; L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Tratto da greenreport

L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Ma la riduzione di aspettativa di vita è stimata 3 volte meno nell’Ue rispetto agli Usa
[5 luglio 2017]
Uno dei benefici della riduzione del consumo di combustibili fossili sta nell’abbassamento dell’inquinamento atmosferico. Ora il nuovo studio “Co-benefits of climate mitigation: Counting statistical lives or life-years?” pubblicato su  Ecological Indicators da Mikael Skou Andersen, del dipartimento di scienze ambientali dell’università danese di Aarhus, dimostra che, in media, un aumento dell’inquinamento dell’aria da particolato da 10 microgrammi per m3 riduce l’aspettativa di vita da 9 a 11 anni, molto più di quanto si pensasse. Ma il costo economico stimato di questo inquinamento differisce fortemente tra gli Stati Uniti e l’Unione europea a causa dei calcoli utilizzati.
Secondo Andersen, «Abbiamo bisogno di una metodologia robusta e coerente per  determinare il beneficio economico  della riduzione dell’inquinamento dell’aria, per produrre dati convincenti che incoraggino i Paesi a ridurre l’uso di combustibili fossili.
Quando si bruciano combustibili fossili, vengono rilasciate minuscole particelle che provocando l’inquinamento atmosferico, legato notoriamente a morti premature. Le politiche che puntano a ridurre il consumo di combustibili fossili citano spesso i potenziali benefici per la salute,  e  i relativi risparmi sui costi, legati  alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Ma  il calcolo dei costi legati alle morti premature causate dall’inquinamento atmosferico è complesso e ha portato a stime molto diverse: «A causa delle diverse metodologie utilizzate, il costo dell’inquinamento atmosferico relativo al consumo di combustibili fossili è stimato pari a tre volte superiore negli Stati Uniti rispetto l’Unione europea», si legge nello studio.
Andersen conferma: «La letteratura esistente è ambigua e ci sono differenze negli approcci adottati nell’ Ue e negli Usa su come contabilizzare tali costi. Le persone sono disposte a pagare un prezzo per ridurre i rischi di morire prematuramente, a patto di avere una comprensione delle implicazioni e delle grandezze di tali rischi».
Negli Usa,  l’analisi costi-benefici della riduzione dell’inquinamento dell’aria viene calcolata n base al numero di vite salvate, con ogni vita che attualmente viene stimata per un valore di 7,4 milioni di dollari. Ma in Europa, l’attenzione è rivolta alla variazione della speranza di vita: la maggior parte delle morti legate all’inquinamento dell’aria ci sono state negli anni ’70 e ’80, quindi si pensava che gli anni di vita persi  fossero solo uno o due. Questo ha portato ad una stima del costo molto più bassa
Per calcolare una cifra più precisa, Andersen ha utilizzato la lifetable  di 100.000 persone con una distribuzione di età che corrisponde all’attuale popolazione, il che ha mostrato tassi di mortalità stimati in base all’età. Ha quindi determinato il numero di persone che dovrebbero sopravvivere per ogni fascia d’età e per arrivare a definire il numero di anni di speranza di vita. Poi ha simulato l’effetto dell’esposizione a lungo termine a un crescente  inquinamento atmosferico  –  particolato da 10 microgrammi per m3  – sulla mortalità. Il risultato ha rivelato che «L’età media delle vittime dell’inquinamento atmosferico è di 78,9 anni e che il loco calo medio di aspettativa di vita è di  9 -11 anni», molto più della stima di 1-2 anni frequentemente citata. Per fare un confronto, la perdita stimata di anni di vita per incidenti stradali è 35 – 40 anni.
Andersen si augura che queste informazioni servano a far capire allee istituzioni internazionali e ai decisori politici che occorre tener conto con precisione delle morti causate dall’inquinamento atmosferico causato dal  consumo di combustibili fossili. Lo scienziato danese conclude: «C’è preoccupazione per l’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze sulla salute, a maggior ragione dopo il “diesel-gate”. Ma molti paesi europei  non in grado di soddisfare gli standard per l’inquinamento atmosferico approvati nell’Unione europea. Dobbiamo capire il vero impatto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico  per sviluppare politiche più informate e ridurre il consumo di combustibili fossili».

20 giugno 2017

AMBIENTE E SALUTE: E' LA QUALITÀ DEL PARTICOLATO ATMOSFERICO CHE INCIDE SULLA TOSSICITÀ

AMBIENTE E SALUTE: E' LA QUALITÀ DEL PARTICOLATO ATMOSFERICO AD INCIDERE SULLA TOSSICITÀ

Risultati immagini per particolato atmosferico e inquinamento
Che il particolato atmosferico – l’insieme di polveri o particelle solido-liquide sospese nell’aria - abbia effetti dannosi per la salute umana è cosa nota: per questo motivo, nella comunità scientifica internazionale, il potenziale ossidativo è sempre più studiato come indicatore di rischio. Ora uno studio condotto da un gruppo di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) di Lecce dimostra come il potenziale stress ossidativo vari a seconda della composizione chimico-fisica e delle sorgenti del particolato stesso: la tossicità per la salute umana dipenderebbe sensibilmente, quindi, dalla ‘qualità’ del particolato più che dalla sua concentrazione. Lo studio, condotto in collaborazione con l’Università del Salento, è pubblicato su Atmospheric Environment.
“È stato valutato mediante specifici test il potenziale ossidativo di tre tipologie raccolte presso l’Osservatorio climatico-ambientale Isac-Cnr di Lecce, provenienti da diverse sorgenti: campioni ‘standard’ in giornate di normali condizioni climatico-atmosferiche, campioni contenenti polveri trasportate dal Sahara e campioni ad alto contenuto di carbonio (derivante da traffico veicolare, combustioni industriali, di biomasse e/o incendi)”, spiega Daniele Contini (Isac-Cnr), ricercatore che ha coordinato lo studio. “I risultati mostrano che questi ultimi, cioè i campioni ad alto contenuto di carbonio, hanno un potenziale ossidativo molto elevato, mentre durante gli eventi di trasporto di polveri africane si registrano grandi incrementi di concentrazione del particolato, ma il potenziale ossidativo rimane relativamente basso, simile a quello dei campioni standard”.
La valutazione ha riguardato, in particolare, particelle con diametro inferiore a 2,5 micron (PM2.5) e a 10 micron (PM10), mediante un test ampiamente utilizzato a livello internazionale (DTT test o test di velocità di deplezione del ditiotreitolo, che analizza, nel tempo, la quantità di sostanze ossidanti presenti nei campioni). “L’obiettivo era approfondire i meccanismi della tossicità del particolato atmosferico nel tempo: il confronto ha dimostrato che le proprietà ossidative di campioni provenienti da diverse sorgenti sono molto diverse”, prosegue Contini. “Questo è un aspetto di cui si dovrebbe tenere conto negli studi epidemiologici: il potenziale ossidativo è, infatti, un indicatore quantitativo diretto, spesso ancora più significativo dell’incremento di concentrazione dovuto a una specifica sorgente. Ciò permetterebbe una migliore interpretazione dei dati di qualità dell’aria e dell’esposizione dei cittadini a sostanze potenzialmente dannose per la salute”.  
I risultati sono stati ottenuti utilizzando la rete infrastrutturale realizzata nell’ambito del progetto PON I-Amica, che ha permesso di costruire a Lecce l’Osservatorio climatico-ambientale dedicato allo studio dei cambiamenti di composizione dell’atmosfera.

18 marzo 2017

INQUINAMENTO.Più morti che in guerra.E’ una guerra che colpisce più i bambini che gli adulti.

Tratto da Aspo Italia

Più morti che in guerra

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E’ una guerra invisibile, con tre nemici. Ma ne combattiamo solo uno. E debolmente.
E’ una guerra vigliacca, colpisce più i bambini che gli adulti. E fa più morti in Italia della seconda guerra mondiale.
E’ una guerra che abbiamo sempre perso, e che abbiamo deciso di perdere ancora. 
La propaganda la chiama “inquinamento“, ma il suo vero nome è un altro.
Di Dario Faccini

OSPEDALI E FUNERALI

Nella seconda guerra mondiale in Italia, in cinque anni e mezzo, sono morti per cause dirette e indirette, 291.376 militari e 153.147 civili [1]. In totale sono 444.000 morti.
Ora in Italia, ogni anno, muoiono prematuramente per inquinamento dell’aria 87.ooo persone [2]. Quindi in cinque anni e mezzo (teniamo lo stesso periodo della seconda guerra mondiale per avere un confronto omogeneo) sono 478.000 morti.
Come se non bastassero i morti, ci sono poi i “feriti“. In effetti le morti premature sono solo la punta dell’iceberg di un problema che devasta il Sistema Sanitario Nazionale.
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Uno studio italiano del 2016 ha mostrato come l’incidenza delle malattie respiratorie siano più che raddoppiate in 25 anni (dal 1985 al 2011) [3]:
  • Attacchi d’asma +110%
  • Rinite allergica +130%
  • Espettorato frequente +118%
  • Broncopneumopatia cronica ostruttiva(BPCO) +220%
I bambini sono particolarmente esposti all’inquinamento dell’aria[4]:
  • innanzitutto la loro velocità di respirazione è 2/3 volte quella di un adulto;
  • poi lo strato cellulare che ricopre le loro vie respiratorie è più permeabile agli inquinanti, rispetto quello di un adulto;
  • le ridotte dimensioni delle vie respiratorie aumenta la probabilità di ostruzione a seguito di infezioni;
  • il loro sistema immunitario non è ancora sviluppato, ciò aumenta il rischio di infezioni respiratorie e diminuisce la capacità di contrastarle.
Come tutte le guerre, anche questa ha un costo, ma è negativo, cioè non spendiamo nel combatterla, ma nel perderla. Ogni cinque anni e mezzo, la spesa sostenuta per i costi sanitari (ospedalizzazioni, giornate perse di lavoro, visite, esami e cure) arriva a 530 miliardi di euro [5]. Per dare un’idea, è più della ricchezza prodotta in un anno dalla Lombardia e Veneto (le due regioni più ricche), ed equivale annualmente a quasi il 5% del PIL nazionale. In realtà, per come si calcola il PIL e la ricchezza di uno stato, è più corretto dire che grazie a questa spesa il nostro PIL è gonfiato di un 5%.

 ENTRIAMO NEL PARTICOLATO

Vediamo di capire cosa è successo nei giorni scorsi.
Semplificando, l’inquinamento dell’aria è riconducibile principalmente alle polveri sottili, PM2,5, responsabili di oltre il 70% dei morti, e agli ossidi di azoto, che uccidono un altro 20%. [6]
Il PM2,5 è composto da minuscole particelle “respirabili” che rimangono in sospensione nell’aria e riescono a giungere sin dentro ai polmoni e da qui nel sangue.
polveri-sottili
Le particelle, chiamate anche particolato, possono avere l’origine più diversa e trasportare altri inquinanti molto pericolosi, come il Benzopirene. Per questo, indipendentemente dall’origine, le PM2,5 sono classificate come cancerogene.
Il particolato [7] per lo più è prodotto in due modi:
  1. direttamente da tutte le combustioni (particolato primario)
  2. in inverno, a partire da altri inquinanti gassosi, soprattutto i composti azotati (ossidi di azoto e ammoniaca), quando le condizioni meteo trasformano l’aria inquinata in un vero e proprio laboratorio chimico-fisico (particolato secondario).
formazione-particolato
In inverno, le condizioni meteo (freddo, assenza di vento) possono portare alla concentrazione rapida del particolato nelle pianure e nei fondovalle. L’ultimo eclatante episodio è capitato solo pochi giorni fa ed ha investito l’intera Pianura Padana, con valori delle PM2,5 ben al di sopra degli 80 ug/m3 (il limite medio annuo è 25).
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Concentrazioni di PM2,5 il giorno 31-1-2017 in Lombardia e Emilia Romagna. Fonte: Arpa Lombardia e Arpa Emilia Romagna.

L’evento è capitato a grande velocità: sono bastati solo tre giorni. Segno questo che la produzione di inquinanti in Pianura Padana è troppo elevata per il ricambio e la diluizione dell’aria garantita dalle condizioni meteo e morfologiche della grande vallata.
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Impennata delle concentrazioni di PM2,5 alla periferia della città di Cremona a fine gennaio 2017.


SORPRESI DAL NEMICO ALLE SPALLE

Facciamo un gioco con i colori. Scopriamo in Italia chi produce i principali tre inquinanti: PM2,5, Ossidi di Azoto e Ammoniaca.
Legenda fondamentali
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(cliccare per ingrandire) Ripartizione per settore di produzione, dei tre principali inquinanti dell’aria nel 2013, su base nazionale. Il traffico veicolare è calcolato su modelli reali di utilizzo, include quello leggero e quello pesante, l’usura dei pneumatici ma non quella dell’asfalto. Fonte: ASPOItalia, Inquinamento: tutti i banditi e i mandanti.

Si scoprono tre cosette interessanti:
  1. La prima sorpresa sono le biomasse (legna e pellet) per riscaldamento che producono il 60% delle PM2,5, sono di gran lunga la principale fonte di particolato primario;
  2. meno sorprendentemente, il traffico veicolare è il principale produttore degli ossidi di azoto, con il 42,5%; 
  3. la seconda sorpresa viene dalla produzione di ammoniaca, che è al 95% prodotta dal settore agricolo (utilizzo di fertilizzanti);
Questi sono dati nazionali, vediamo di calarli in due casi reali.
In una grande città come Milano, in inverno biomasse (legna e pellet), traffico e particolato secondario producono ciascuno circa un terzo del PM2,5. In aperta campagna invece, oltre che al dimezzarsi del PM2,5 totale, i contributi sono: biomasse 35%, traffico 9%, particolato secondario 53% (NOx 31%, NH3 14%, SOx 9%) e altro 3%. [8]

Fine prima parte.