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10 marzo 2019

La Banca mondiale non è al di sopra della legge. Una vittoria per la società civile

Tratto da Recommon

La Banca mondiale non è al di sopra della legge. Una vittoria per la società civile.    di Luca Manes

Alla fine di febbraio di quest’anno la Suprema Corte degli Stati Uniti, con un verdetto di 7 a 1, ha rigettato la pretesa della Banca mondiale di avere una completa immunità legale. In particolare, i giudici americani hanno stabilito che il ramo della World Bank che presta ai soggetti privati, la International Finance Corporation (IFC), può essere perseguita per le attività correlate ai suoi prestiti.
Alla luce di questo provvedimento, l’IFC dovrà difendersi dalla denuncia dei pescatori di Mundra, nello Stato indiano del Gujarat, pesantemente colpiti da un progetto sostenuto dall’istituzione finanziaria. Nel 2008, tramite l’IFC, i banchieri di Washington staccarono un assegno di 450 milioni di dollari per la costruzione dell’impianto a carbone denominato Tata Mundra, sulla costa Nord-occidentale del Paese. Secondo lo statuto dell’IFC, tali prestiti prevedono il rispetto di determinati standard ambientali. Standard che sarebbero stati violati, tanto che l’altissimo livello di inquinamento causato dalla centrale aveva pregiudicato le abitazioni e i mezzi di sostentamento della comunità di Mundra. L’ecosistema marino è stato praticamente distrutto dagli scarichi delle acque provenienti dal sistema di raffreddamento dell’impianto e dalla polvere di carbone che ha contaminato l’aria.
Per questa ragione, nel 2015, il pescatore Budha Ismail Jam, seguito poi da diversi suoi colleghi e contadini della zona, fece ricorso a un tribunale di Washington, dove ha sede la Banca mondiale. Per decidere sull’ammissibilità della causa, è stata quindi interpellata la Corte Suprema, che ha chiarito come l’International Organizations Immunity Act (normativa statunitense promulgata nel 1945) possa prevedere delle eccezioni -in questo caso per l’IFC- così come delle deroghe erano state individuate per i Paesi stranieri ai sensi del Foreign Sovereign Immunities Act del 1976.
Marco Simons, avvocato di EarthRights International, un gruppo di legali che rappresenta i querelanti, ha dichiarato che la decisione è molto significativa per quanto riguarda la protezione dell’ambiente e della salute delle persone in tutto il mondo perché potrebbe costringere le organizzazioni internazionali a prestare maggiore attenzione al finanziamento e al monitoraggio dei progetti.
“Queste organizzazioni hanno un enorme impatto sulle decisioni di sviluppo in tutto il mondo, e per decenni hanno operato essenzialmente al di sopra della legge”, ha detto Simons in un’intervista ripresa dal New York Times. Il caso tornerà ora in un tribunale di primo grado, che sarà chiamato a pronunciarsi sulla sostanza dei fatti e non più sull’ammissibilità o meno della causa.
A prescindere dall’esito di questa azione civile, quella di ieri è stata una vittoria storica per la società civile internazionale che ha combattuto per decenni affinché anche la principale agenzia di sviluppo a livello mondiale non agisse infischiandosene della legge. D’ora in poi sarà passibile di richieste di risarcimenti per i fallimenti del suo modello di sviluppo, purtroppo fin troppo ricorrenti nei suoi oltre 70 anni di storia.

09 agosto 2017

Donald Trump e l'industria dei fossili dalla parte opposta della storia 2/Un Rapporto delle agenzie Usa contraddice Trump, effetti cambiamenti climatici ci sono.

Tratto da qualenergia

Donald Trump e l'industria dei fossili dalla parte opposta della storia


La strategia di Trump di disertare la lotta ai cambiamenti climatici è come un’arma globale contro tutti. Tuttavia non gli sarà così facile superare criteri, metodi, procedure e organismi di valutazione degli impatti della CO2, ormai alla base delle decisioni dell’amministrazione Usa.
Proprio nei giorni in cui Trump decideva il ritiro degli USA dall’Accordo di Parigi, la National Academic Press editava il rapporto: “Valuing Climate Damages: Updating Estimation of the Social Cost of Carbon Dioxide” (executive summary), curato da un comitato dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti.
Sono 282 pagine dedicate eminentemente a criteri e metodi per la valutazione del costo sociale della CO2 (SC-CO2) con raccomandazioni puntuali rivolte in particolare a chi aveva interpellato l’Accademia: l’Iwg, un gruppo di lavoro che proprio su quel tema collega più agenzie governative.
Fin dal 2008 le amministrazioni statunitensi hanno utilizzato le stime SC-CO2 nelle regole federali per valutare i costi e i benefici associati alle variazioni di emissioni di CO2 «secondo gli ordini esecutivi in materia di analisi dell’impatto normativo e come richiesto da una sentenza del tribunale».
I modelli di valutazione integrata (Iam) attualmente usati dall’Iwg definiscono le traiettorie di emissione di base, proiettando la crescita economica futura, la popolazione e il cambiamento tecnologico.
Ogni tonnellata di aumento di emissioni di CO2, è aggiunta alla traiettoria di emissione di base, incremento che viene trasferito nel corrispondente aumento di concentrazione in atmosfera che a sua volta contribuisce all’aumento della temperatura media globale. Le variazioni climatiche indotte da questo e altri fattori rilevanti sono tradotti in impatto fisico e quantificazione economica dei danni.
La valutazione non è limitata ai danni di mercato – produttività agricola, uso energetico, danni alla proprietà per aumento delle inondazioni – ma anche a quelli non di mercato, come i danni alla salute o ai servizi resi alla società dagli ecosistemi naturali........
Questa lunga premessa, riteniamo sia utile a collocare, in un contesto più razionale, la scontata ma ribalda decisione di Trump, il presidente di “America First”.
Quand’anche proseguisse in questa strategia, dove la diserzione dalla lotta allo sconvolgimento climatico è puntata come un’arma globale contro tutti, non sarebbe poi così facile superare criteri, metodi, procedure e organismi di valutazione ormai alla base delle decisioni dell’Amministrazione.
Il «ma come si è permesso» è stato il primo moto di ribellione, forse infantile, che ha percorso molti cuori. Magnifiche le manifestazioni di piazza negli Stati Uniti in nome della difesa del clima e l’analoga opposizione di governatori e sindaci di grandi città, resa manifesta dall’accendersi di verde dei loro palazzi, cui hanno risposto in egual modo alcune capitali europee. E poi, l’affollarsi d’interrogativi pieni di giustificato sdegno.
Qual è la portata giuridica della decisione di Trump? Non si tratta forse di un atto che, per la sua unilateralità, innesca gravi effetti sugli altri Paesi?
Come non tener presente che un esempio, del tutto disinvolto e spregiudicato, offerto da un Paese che è anche leader mondiale di opinione, non possa essere un incentivo per tutti a usare la stessa disinvoltura nell’onorare gli impegni internazionali, in particolare in campo ambientale? Non merita l’intervento dei massimi organismi internazionali, come qualsiasi atto di turbativa unilaterale?......
Trump e i magnati del fossile vadano pure per la loro strada. La storia ne ha già intrapresa un’altra.
L'articolo è stato pubblicato sul n.3/2017 della rivista bimestrale QualEnergia, con il titolo "La strada della storia"
Tratto da Ansa
Rapporto agenzie Usa contraddice Trump, effetti cambiamenti climatici ci sono
NEW YORK - Il cambiamento climatico sta facendo sentire i suoi effetti sugli Stati Uniti, con le temperature in aumento: ''quanto il clima cambiera' dipende dalle emissioni nel futuro''. E' il contenuto di un rapporto stilato dagli scienziati di 13 agenzie federali americane, e riportato dal New York Times. Il rapporto aspetta di essere approvato dall'amministrazione Trump. E contraddice le affermazioni del presidente americano e dei membri del suo governo, secondo i quali il contributo dell'uomo al cambiamento climatico e' incerto. Il rapporto rientra nel National Climate Assessment, la valutazione sul clima richiesta dal Congresso ogni quattro anni. La National Academy of Science ha firmato la bozza del rapporto e attende ora il via libera dell'amministrazione per pubblicarlo

05 luglio 2017

Ecological Indicators; L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Tratto da greenreport

L’aumento dell’inquinamento atmosferico riduce la durata della vita di 10 anni e costa miliardi

Ma la riduzione di aspettativa di vita è stimata 3 volte meno nell’Ue rispetto agli Usa
[5 luglio 2017]
Uno dei benefici della riduzione del consumo di combustibili fossili sta nell’abbassamento dell’inquinamento atmosferico. Ora il nuovo studio “Co-benefits of climate mitigation: Counting statistical lives or life-years?” pubblicato su  Ecological Indicators da Mikael Skou Andersen, del dipartimento di scienze ambientali dell’università danese di Aarhus, dimostra che, in media, un aumento dell’inquinamento dell’aria da particolato da 10 microgrammi per m3 riduce l’aspettativa di vita da 9 a 11 anni, molto più di quanto si pensasse. Ma il costo economico stimato di questo inquinamento differisce fortemente tra gli Stati Uniti e l’Unione europea a causa dei calcoli utilizzati.
Secondo Andersen, «Abbiamo bisogno di una metodologia robusta e coerente per  determinare il beneficio economico  della riduzione dell’inquinamento dell’aria, per produrre dati convincenti che incoraggino i Paesi a ridurre l’uso di combustibili fossili.
Quando si bruciano combustibili fossili, vengono rilasciate minuscole particelle che provocando l’inquinamento atmosferico, legato notoriamente a morti premature. Le politiche che puntano a ridurre il consumo di combustibili fossili citano spesso i potenziali benefici per la salute,  e  i relativi risparmi sui costi, legati  alla riduzione dell’inquinamento atmosferico. Ma  il calcolo dei costi legati alle morti premature causate dall’inquinamento atmosferico è complesso e ha portato a stime molto diverse: «A causa delle diverse metodologie utilizzate, il costo dell’inquinamento atmosferico relativo al consumo di combustibili fossili è stimato pari a tre volte superiore negli Stati Uniti rispetto l’Unione europea», si legge nello studio.
Andersen conferma: «La letteratura esistente è ambigua e ci sono differenze negli approcci adottati nell’ Ue e negli Usa su come contabilizzare tali costi. Le persone sono disposte a pagare un prezzo per ridurre i rischi di morire prematuramente, a patto di avere una comprensione delle implicazioni e delle grandezze di tali rischi».
Negli Usa,  l’analisi costi-benefici della riduzione dell’inquinamento dell’aria viene calcolata n base al numero di vite salvate, con ogni vita che attualmente viene stimata per un valore di 7,4 milioni di dollari. Ma in Europa, l’attenzione è rivolta alla variazione della speranza di vita: la maggior parte delle morti legate all’inquinamento dell’aria ci sono state negli anni ’70 e ’80, quindi si pensava che gli anni di vita persi  fossero solo uno o due. Questo ha portato ad una stima del costo molto più bassa
Per calcolare una cifra più precisa, Andersen ha utilizzato la lifetable  di 100.000 persone con una distribuzione di età che corrisponde all’attuale popolazione, il che ha mostrato tassi di mortalità stimati in base all’età. Ha quindi determinato il numero di persone che dovrebbero sopravvivere per ogni fascia d’età e per arrivare a definire il numero di anni di speranza di vita. Poi ha simulato l’effetto dell’esposizione a lungo termine a un crescente  inquinamento atmosferico  –  particolato da 10 microgrammi per m3  – sulla mortalità. Il risultato ha rivelato che «L’età media delle vittime dell’inquinamento atmosferico è di 78,9 anni e che il loco calo medio di aspettativa di vita è di  9 -11 anni», molto più della stima di 1-2 anni frequentemente citata. Per fare un confronto, la perdita stimata di anni di vita per incidenti stradali è 35 – 40 anni.
Andersen si augura che queste informazioni servano a far capire allee istituzioni internazionali e ai decisori politici che occorre tener conto con precisione delle morti causate dall’inquinamento atmosferico causato dal  consumo di combustibili fossili. Lo scienziato danese conclude: «C’è preoccupazione per l’inquinamento atmosferico e le sue conseguenze sulla salute, a maggior ragione dopo il “diesel-gate”. Ma molti paesi europei  non in grado di soddisfare gli standard per l’inquinamento atmosferico approvati nell’Unione europea. Dobbiamo capire il vero impatto dell’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico  per sviluppare politiche più informate e ridurre il consumo di combustibili fossili».

11 novembre 2016

Quale sarà il futuro delle fonti rinnovabili negli Stati Uniti con Donald Trump presidente?

Cosa farà davvero Donald Trump su energia e clima?

Tratto da QualEnergia
Il giorno dopo l’elezione del magnate repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti si moltiplicano analisi e commenti sul destino delle fonti rinnovabili in America. Saranno schiacciate da una rinascita delle fossili o troveranno ancora spazio per continuare a crescere?
Le reazioni all’esito del voto americano, com’era prevedibile, sono le più diverse e questo vale anche per chi analizza le politiche USA sull’energia e il clima.
Quale sarà il futuro delle fonti rinnovabili negli Stati Uniti con Donald Trump presidente? ...
Cerchiamo allora di approfondire il quadro, aiutandoci con i commenti di operatori e associazioni del settore Usa.
Il problema, in sintesi, è capire se la transizione energetica avviata in America sia inarrestabile - perché crea posti di lavoro e fa volare l’economia e quindi sarebbe un suicidio politico provare a contrastarla - o se sia destinata a cedere nuovamente il passo ai combustibili fossili.
In altre parole: quelle di Trump erano solo “sparate” da campagna elettore o il magnate repubblicano crede sul serio che il cambiamento climatico sia un inganno (hoax)?
Quale tipo di economia ha in mente?
Nel suo primo discorso, Trump ha annunciato un programma per rilanciare l’occupazione e costruire grandi infrastrutture. La risposta immediata dei mercati internazionali è stata un rialzo dei titoli della grey economy - minerari e petroliferi soprattutto - e un calo di alcuni titoli di aziende green.
Leggendo le note diffuse dalle organizzazioni delle rinnovabili, l’impressione generale è però di un velato ottimismo. L’American Wind Energy Association (AWEA), ad esempio, si dice pronta a collaborare con Trump «per assicurare che l’energia eolica continui a essere una parte vibrante dell’economia americana».
L’AWEA parla anche di una corsa irrefrenabile verso un’economia più pulita e del supporto bipartisan che gode il comparto eolico. Nessun muro contro muro, quindi, ma il tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno per allontanare le paure per una brusca inversione di rotta.
La corrente del velato ottimismo, inoltre, fa notare che la green economy potrà espandersi a prescindere dalle decisioni che prenderà Trump, grazie alle politiche locali, ai movimenti di cittadini e alle scelte degli imprenditori. Il riferimento è a quegli Stati come la California, che più di tutti sta puntando su generazione distribuita, mobilità elettrica e sistemi di accumulo.
Il futuro degli incentivi
Una delle incertezze per l’industria delle rinnovabili riguarda l’Investment Tax Credit(ITC), lo sgravio fiscale che ha largamente contribuito al boom di eolico e solare negli ultimi anni. Come evidenzia la Solar Energy Industries Association (SEIA) questa misura federale è stata prolungata fino al 2020.
L’estensione dell’ITC decisa nel 2015 è stata una delle vittorie dell’amministrazione Obama nell'ambito della green economy. Secondo la lobby del solare, però, è abbastanza improbabile che il futuro Congresso decida di cambiare le regole del gioco stabilite in precedenza, rischiando così di mettere in difficoltà le aziende che stanno pianificando investimenti, contando proprio sull’incentivo fiscale.Finanziamenti e nomine
Tra le incognite maggiori, che inducono a essere molto pessimisti, c’è l’entità dei finanziamenti che Trump vorrà destinare alle rinnovabili. Queste ultime, grazie a Obama, hanno ricevuto più risorse per sviluppare progetti innovativi. Pensiamo in particolare alle tante iniziative coordinate dal DOE (Department of Energy), tra cui la SunShot Initiative per sostenere l’industria USA del fotovoltaico e ridurre i costi di installazione.
Durante la campagna presidenziale circolavano indiscrezioni sui probabili candidati di Trump per le poltrone-chiave, non solo del DOE, ma anche dell’Environmental Protection Agency (EPA), che sotto la presidenza Obama ha predisposto un piano per tagliare le emissioni inquinanti delle centrali termoelettriche, il Clean Power Plan.
Il rischio, secondo diversi analisti, è che Trump indicherà personaggi clima-scettici o negazionisti......
Posti di lavoro a confronto
Come abbiamo scritto più volte, le idee repubblicane sull’energia sono piene di contraddizioni: appare difficile, ad esempio, conciliare una rinascita del carbone con il potenziamento dei giacimenti di shale gas, perché il declino del carbone è imputabile anche alla crescita esponenziale del fracking, che ha fatto spostare la domanda energetica nazionale più verso il gas.
GTM Research ha ripresentato alcune considerazioni sul mercato del lavoro (vedi grafico sotto). Il succo è che l’economia americana si sta trasformando rapidamente.
Gli occupati dell’industria solare, infatti, hanno sorpassato quelli di due settori tradizionali per eccellenza, l’estrazione di petrolio e gas e le miniere di carbone. Secondo le stime, i solar job potranno raddoppiare da circa 210.000 nel 2015 a 420.000 nel 2020.
Nel suo comunicato post elezione, l’AWEA ha ricordato che l’eolico dà lavoro a circa 88.000 persone e che questi numeri sono destinati a salire nei prossimi anni - al pari della potenza installata negli impianti eolici - a patto di continuare a sostenere la tecnologia a livello federale.
Trump riconoscerà l’importanza di questi e altri settori green per la crescita economica americana a cui tanto dice di tenere?

Leggi anche su Greenreport

Il difficile lavoro del movimento globale per il clima dopo la vittoria di Donald Trump (VIDEO)

350.org: «Chi vuole giustizia rappresenta una forza troppo grande per essere ignorata»

05 settembre 2016

GIUSEPPE ONUFRIO:La stretta dei grandi inquinatori

Tratto daeddyburg.it

La stretta dei grandi inquinatori

di GIUSEPPE ONUFRIO   04 Settembre 2016
La ratifica di Stati uniti e Cina dell’Accordo di Parigi sul clima globale, alla vigilia del G20, è un segnale forte per tutto il mondo e in particolare per i Paesi più industrializzati. Perché entri in vigore legale l’Accordo firmato lo scorso dicembre a Parigi deve essere ratificato da Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni di gas serra. Finora lo avevano ratificato una ventina di Paesi che rappresentano però l’1% circa delle emissioni globali.

Cina e Usa – i primi due emettitori di gas serra del pianeta – «pesano» il 38% delle emissioni globali. La ratifica dell’Ue – che rappresenta circa il 12% delle emissioni – ha un percorso più complesso – va ratificata anche dagli Stati membri – e ci aspettiamo l’esempio sino-americano aiuti l’Ue a sveltire il processo.

Se il segnale politico è forte e dunque un messaggio positivo per la salvaguardia del clima globale, va visto come un punto di inizio – necessario per dare valore legalmente vincolante ai contenuti dell’Accordo – ma non sufficiente di per sé. Infatti, com’è noto, gli «impegni volontari» presentati a Parigi non consentono in alcun modo di raggiungere gli obiettivi fissati – mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C e meglio entro il 1,5°C.

L’accelerazione impressa da Cina e Usa, se da una parte può velocizzare l’entrata in vigore legale dell’accordo implica anche una seria revisione degli obiettivi di riduzione, che vanno rafforzati e non poco per tenere il pianeta sotto la soglia dei 2°C per non parlare dell’obiettivo più rigoroso del 1,5°C.

Se le emissioni globali di CO2 hanno smesso di crescere negli ultimi due anni – grazie soprattutto alla riduzione dei consumi di carbone registrata in Cina – è necessario che presto inizino a diminuire e rapidamente. Gli investimenti in fonti rinnovabili sono per fortuna cresciuti, ma non sono ancora sufficienti, secondo le stime di Greenpeace, dovrebbero quadruplicare nel prossimo decennio rispetto a oggi. Inoltre molti dei Paesi del G20 continuano a pianificare la costruzione di nuove centrali a carbone che invece vanno progressivamente chiuse.

La «grande trasformazione» energetica che è necessaria a salvare il clima globale è oggi più praticabile di quanto si creda o di quanto lo fosse anche solo fino a pochi anni fa. In questi giorni una gara d’appalto in Cile per la costruzione di una centrale da 120 MW è stata vinta con un prezzo dell’elettricità pari alla metà del costo dell’elettricità da carbone. Una cosa impensabile solo 5 anni fa e che oggi si va ripetendo in diversi Paesi.

Nel rapporto Brown to Green di Climate Transparency – preparato per valutare il comportamento dei Paesi del G20 sul clima globale – se da una parte si riconosce lo sforzo sulle rinnovabili che vede tra i Paesi con le quote maggiori Brasile, Canada, India, Sudafrica, l’Eu e l’Italia – dall’altro valuta tra i peggiori Paesi per le politiche del clima a scala nazionale proprio Italia, assieme a Giappone e Turchia, mentre dà atto alla Francia di aver condotto in porto l’Accordo di Parigi e alla Germania di aver posto il tema della decarbonizzazione nell’agenda del G7.

La serietà dell’impegno cinese è corroborata da alcuni fatti precisi avvenuti nel 2015: la produzione da eolico (31GW) e solare (15GW) è cresciuta più della domanda di elettricità, il consumo di carbone è diminuito per il terzo anno consecutivo. Inoltre, i nuovi obiettivi rinnovabili per la Cina equivalgono ad aggiungere in 5 anni elettricità verde pari all’intera produzione della Gran Bretagna.

La pochezza delle politiche in Italia la si vede nella flessione nel settore delle rinnovabili, come anche nella totale mancanza di interlocuzione del governo con il settore e le misure per bloccare l’autoconsumo da rinnovabili.

Come evidenziato dal rapporto di Greenpeace Rinnovabili nel mirino, siamo passati dai 150 mila impianti solari entrati in esercizio nel 2012 ai 722 del 2015; il settore eolico – che in uno scenario di crescita moderata potrebbe portare a oltre 60mila occupati – nel 2014 ne ha invece persi 4000. Allo stesso tempo, secondo il Fmi, i sussidi alle fossili in Italia sono in aumento....Continua a leggere qui 

28 agosto 2016

TTIP , negoziati falliti : salta il trattato di libero scambio Usa-Ue !

Tratto da Rainews
TTIP, GERMANIA: "DI FATTO" IL NEGOZIATO TRA STATI UNITI ED UNIONE EUROPEA È FALLITO - 

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28 agosto 2016 Il  negoziato sull'accordo di libero scambio TTIP tra gli Stati uniti e l'Unione europea è "di fatto" fallito: lo ha detto oggi il Vice Cancelliere e ministro dell'Economia tedesco, Sigmar Gabriel. "Ritengo che i negoziati con gli Stati Uniti siano 'de facto' falliti, anche se nessuno lo vuole ammettere veramente", ha detto Gabriel, sottolineando che in 14 round di colloqui le parti non hanno trovato un'intesa su un solo capitolo dei 27 sul tavolo. 
"I negoziati con gli Usa sono falliti de facto perché noi europei non vogliamo assoggettarci alle richieste americane", ha affermato Gabriel. Usa e Ue negoziano sul Ttip da tre anni. 

18 marzo 2016

Il sistema di comunicazione satellitare militare statunitense MUOS posto sotto sequestro

Tratto da  PeacelinK
Il sistema di comunicazione satellitare militare statunitense MUOS posto sotto sequestro

E lo Stato Italiano disse: "NO MUOS"

A Niscemi, a sud della Sicilia, la magistratura ha sequestrato l'impianto militare che sorge in violazione delle leggi dello Stato. E' la straordinaria vittoria di un movimento che ha saputo tenere assieme la tutela della legalità e la visione della nonviolenza.
14 marzo 2016 - Alessandro Marescotti
Il Mobile User Objective System (MUOS) è un sistema di comunicazione satellitare operante su bande UHF (Ultra High Frequency) al servizio del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Localizzazione del MUOS
A Niscemi, a sud della Sicilia, la magistratura ha sequestrato l'impianto militare che sorge in violazione delle leggi dello Stato. E' la straordinaria vittoria di un movimento che ha saputo tenere assieme la tutela della legalità e la visione della nonviolenza. 
Già nell'agosto del 2013 le telecamere di Peacelink erano andate a Niscemi, quando la polizia forzò un blocco di manifestanti per consentire il passaggio dei mezzi nella base americana. Già allora la situazione era paradossale: veniva dato ordine di far passare dei mezzi per realizzare ciò che oggi lo Stato pone sotto accusa. 
Allora i cittadini fronteggiavano lo Stato rappresentato dal Governo. Era lo Stato dell'imperio, della volontà calata dal'alto.

Oggi lo Stato si manifesta invece non nelle forme dellimperio ma in quelle della legalità: emerge un altro Stato. Quello che rappresenta il bisogno di interpretare e dare esecuzione alle leggi che stanno alla base del convivere civile e pacifico.Le basi del sistema satellitare militare MUOS gestito dagli Stati Uniti
Ed ecco l'accusa: abuso edilizio nella realizzazione di infrastrutture militari costituenti il sistema radar Usa Muos.
Ricostruiamo i fatti più recenti.
Il 7 marzo 2016 la Procura di Caltagirone ha chiuso le indagini preliminari, citando in giudizio sette persone. "Nelle stesse ore - scrive Rosy Battaglia, di Cittadini Reattivi - la Corte di Cassazione di Caltanissetta ha depositato le motivazioni della sentenza di sequestro dell’impianto con cui aveva rigettato il ricorso presentato dall’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero della Difesa, contro la decisione del gip di Caltagirone che, a inizio aprile 2015, accettò la richiesta della Procura di apporre i sigilli all’impianto satellitare di Niscemi".
Il prossimo 20 maggio è attesa la prima udienza. A comparire in tribunale saranno sette persone (un dirigente della regione Sicilia e sei imprenditori) accusate di abuso edilizio e violazione delle leggi ambientali.
Secondo l'accusa sostenuta dal procuratore Giuseppe Verzera, avrebbero realizzato l'impianto "senza la prescritta autorizzazione, assunta legittimamente o in difformità da essa". Ed avrebbero "eseguito e facevano eseguire i lavori, insistenti su beni paesagistici, all'interno della riserva orientata denominata Sughereta di Niscemi, in zona A, di inedificabilità assoluta, in un sito di interesse comunitario".
"Il verdetto - dichiara Daniela Ciancimino, avvocato di Legambiente Sicilia - serve a tutelare sia la natura che la salute dei cittadini, che vengono riconosciuti dalla Cassazione come diritti inalienabili. Tale decisione, quindi, può considerarsi una vittoria per i comitati che sin dal primo giorno si sono opposti alla realizzazione dell'impianto. In questo modo, infatti, non solo si può salvare una riserva naturale dal valore inestimabile, ma si confermano le perplessità sollevate dagli attivisti locali, ovvero l'impossibilità di realizzare un mostro all'interno della Sughereta di Niscemi, zona di inedificabilità assoluta. La Cassazione, inoltre, evidenzia, ancora una volta, i rischi per i cittadini esposti alle onde elettromagnetiche".
Il 20 maggio si apre una nuova pagina per la legalità e la pace.
Il movimento per la pace, che per tanto tempo ha sfidato la guerra e i suoi preparativi, oggi ha la maturità e la preparazione per farlo sul terreno non solo dei principi ma anche su quello della legalità. Tanto che persino lo Stato della legalità è adesso dalla sua parte. Contro lo Stato dell'imperio.
Note:Per approfondimenti
Lo Stato contro lo Stato e l’illegalità del M.U.O.S.
http://www.cittadinireattivi.it/2016/03/11/il-muos-si-accende/

Per contatti http://nomuos.org/it

24 ottobre 2015

Stiamo cambiando il mondo: un Nuovo rapporto trova gli Stati Uniti leader mondiale nell' Andare Oltre il Carbone

Tratto in traduzione simultanea dal Sierra Club
Stiamo cambiando il mondo:  un  Nuovo  rapporto trova gli Stati Uniti  leader mondiale nell' Andare Oltre il  Carbone

Un nuovo rapporto uscito  questa settimana  indica gli  Stati Uniti   come la nazione   che guida  le nazioni industrializzate del mondo ad uscire dal carbone, un'impresa ancora più grande  perché siamo sul territorio  della  più grande flotta al mondo di impianti a carbone. Questo notevole progresso  ha richiesto più di un decennio per realizzarsi , ed è stato reso possibile  grazie agli attivisti di  Beyond Coal che per primi hanno impedito la costruzione di una ondata di nuovi impianti a carbone, e poi hanno continuato  a vincere decine di campagne per mandare in pensione  numerose centrali a carbone esistenti negli Stati Uniti e  le hanno fatte sostituire con energia pulita e rinnovabile. Ancora meglio, la notizia arriva in testa ai negoziati internazionali sul clima a Parigi  di questo autunno, dove gli Stati Uniti si sono messi in condizione  di  guidare la fila , grazie a questi  progressi senza precedenti sul carbone   verso  l'energia pulita. 

Come il rapporto pubblicato da E3G mette in evidenza , gli Stati Uniti stanno "conducendo una strategia   per allontanare  in modo evidente  tutti i membri del G7 dal carbone" (con una sola eccezione  il Giappone). Questo perché, a partire dal 2005, 184  delle nuove centrali a carbone  proposte , del valore di $ 273.000.000.000 , sono state  cancellate a vari stadi di sviluppo. I pensionamenti di centrali a carbone esistenti stanno  procedendo , con 205 centrali  che rappresentano 84 gigawatt  di capacità già confermate per la pensione. E  i progressi accelereranno  nei prossimi mesi, mentre lavoriamo verso il nostro obiettivo di garantire  la sostituzione della metà degli impianti a carbone  della nazione con energia pulita entro il 2017.
La relazione conferma quello che ho vissuto e respirato da molti anni: i Comuni che vogliono energia pulita  e non sporche centrali a carbone sono una forza da non sottovalutare. Essi comprendono una sofisticata rete di attivisti di base in tutta l'America che muovono l'ago globale sul clima, l'inquinamento di carbonio, e l'energia pulita. .......Nel complesso, il carbone è la più grande fonte di inquinamento di carbonio negli Stati Uniti, così come la più grande fonte della nazione di mercurio, anidride solforosa, e  causa l'inquinamento  tossico delle acque .
Abbiamo recentemente annunciato il ritiro della centrale a carbone 200 a livello nazionale (siamo ora arrivati a 204), che rappresenta quasi il 40 per cento delle 523 centrali a carbone degli Stati Uniti  ancora in servizio solo cinque anni fa.
Il lavoro della   Beyond Coal Campaign del Sierra Club e  di più di 100 organizzazioni alleate per mandare in pensione queste centrali a carbone  e sostituirle  con energia pulita ha permesso agli Stati Uniti di ridurre l'inquinamento   industriale che causa il riscaldamento globale, e ha spinto   la Casa Bianca a spingere per un forte accordo internazionale sul clima a Parigi alla fine di quest'anno. Come afferma la relazione,
Gli Stati Uniti stanno  conducendo la carica, nonostante  abbiano di fronte la sfida più grande data la portata del  loro utilizzo del carbone attualmente . . Tuttavia, gli Stati Uniti stanno facendo i progressi più positivi di tutti i paesi del G7; i recenti annunci di pensionamenti, pari a più di 84 GW entro il 2020, con nuove politiche riduzione dell'inquinamento  da carbone e  con la definizione di un quadro per gli investimenti in energia pulita.
Continuo ad essere in soggezione  nei confronti dei nostri instancabili attivisti a livello nazionale -  questi non stanno  solo pulendo la nostra aria  e acqua, ma stanno dando anche al nostro clima una possibilità di combattere. E stanno lavorando duramente per assicurare che l'energia  del  carbone venga  sostituita da energia pulita e rinnovabile.  Nell'attesa della Cop 21 di Parigi questa ribellione di base sta muovendo l'ago globale del carbonio, e sono molto grata per tutte le persone coinvolte in  questa campagna  .

26 settembre 2015

"La Salute e' nell'aria ": 70 sindaci mandano una lettera al Presidente Obama

Tratto dal Sierra Club in traduzione simultanea

70 sindaci al Presidente Obama: sosteniamo  una piu' forte Protezione del Clean Air Act  contro l' inquinamento!

     Di Mary Anne Hitt     25 Settembre 2015
Se è possibile amare qualcosa tanto quanto le dichiarazioni del Papa sul clima di questa settimana, è importante questo : Martedì, 70 sindaci provenienti da tutti gli Stati Uniti hanno inviato una lettera al presidente Obama segnalando il loro sostegno per una più  forte protezione per un' aria piu' pulita contro l'inquinamento  da smog. 
Guidati dai sindaci di Salt Lake City, nello Utah, e  Grand Rapids,nel  Michigan, la lettera afferma:
Come amministratori locali che rappresentano  grandi città e piccoli centri, vogliamo esprimere il nostro forte sostegno per il lavoro della  Environmental Protection Agency per aggiornare gli  standard di protezione  dell'ozono (o smog). L'attuale standard , quello di George W. Bush-era  di 75 parti per miliardo (ppb)  ed è stato ampiamente riconosciuto dalla comunità medica  come insufficiente per proteggere la salute pubblica. 
Come sindaci, siamo in prima linea nella  protezione della sicurezza e del benessere dei nostri elettori e questo aggiornamento tanto atteso portera' enormi benefici per le nostre comunità. Per difendere meglio le nostre famiglie e i loro  componenti da questo inquinante pericoloso, esortiamo  l' EPA  a rimanere fedele  alla scienza e  a  stabilire gli standard che le  hanno consigliato  di  seguire le organizzazioni mediche di esperti come l'American Lung Association, l'American Heart Association, l'American Thoracic Society, e l'American Academy of Pediatrics.
La lettera è stata firmata anche dai sindaci di Chicago, New York, Pittsburgh, St. Louis, Los Angeles, Baltimora, Philadelphia, Charlotte, e Seattle, così come dai sindaci delle città di  una vasta gamma di Stati, dall' Oklahoma, Arkansas , Indiana, e New Mexico - si può vedere l'elenco completo dei sindaci e la lettera qui (PDF).
Mi conforta vedere funzionari eletti  prendere una posizione forte per tutelare la salute pubblica e l'aria pulita a favore delle loro comunità - soprattutto a fronte di grandi inquinatori come la National Association of Manufacturers, che stanno attivamente cercando di  fare in modo che   l'  attuale standard   non  sia rafforzato . La Casa Bianca ha avuto l' ordine  del tribunale di  rilasciare uno  nuovo standard  per lo smog aggiornato entro il 1 ° ottobre e il Sierra Club, insieme con i nostri alleati sanitari e ambientali, chiedono che sia rafforzato  a  60 parti per miliardo (ppb) . Gli scienziati medici dicono che 60 ppb è l'unico standard  (PDF) che può davvero proteggere le nostre famiglie dalle malattie  aggravate dall'inquinamento  da smog.
Secondo i  pneumologi, l'inalazione di inquinamento da smog è come ottenere una scottatura solare sui polmoni e si traduce spesso in difficoltà respiratorie immediate. L'esposizione a lungo termine all'inquinamento  da smog è legato alla asma cronica ed ad altre malattie respiratorie e polmonari,a  danni al sistema riproduttivo e dello sviluppo, e persino alla morte prematura. 
I bambini corrono un  rischio per la salute  dovuto all' inquinamento perché hanno  più probabilità di stare all'aperto e loro polmoni  si stanno ancora sviluppando.....
Ridurre l'inquinamento  da smog potrebbe impedire  milioni di attacchi di asma tra i bambini nel corso dei prossimi dieci anni. Ecco perché la mossa del EPA per ridurre  lo smog è così vitale - ecco perché è così importante spingere la Casa Bianca e l'EPA  ad  andare avanti con il livello più restrittivo  possibile.
Mary Anne Hitt è il direttore della Campagna Sierra Club Beyond Coal.

25 settembre 2015

Da Il Sole24ore : La Cina pronta a introdurre un tetto alle emissioni per combattere l'effetto serra


Tratto da Il Sole24ore

La Cina pronta a introdurre un tetto alle emissioni per combattere l'effetto serra


New York - Xi Jinping sfilerà oggi un vero e proprio asso dalla manica per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti: durante il summit con Barack Obama alla Casa Bianca annuncera' che la Cina e' pronta ad adottare un sistema di cap-and-trade, che cioe' prevede un tetto annuale sulle emissioni, a partire dal 2017 per combattere il cambiamento climatico e l'effetto serra.
 La svolta, fatta filtrare al New York Times da funzionari della Casa Bianca, è estremamente significativa: il sistema di cap-and-trade rappresenta una rivoluzione culturale oltre che ambientale per Pechino, poiché è  stato ideato da economisti statuniensi.L'obiettivo dichiarato sara' limitare le emissioni nocive da enormi settori industriali, dall'acciaio al cemento, dalle cartiere alle centrali elettriche. 

L'iniziativa rappresenta un importante “assist” politico per Obama: assieme a Xi il presidente americano aveva sottoscritto impegni ambientali bilaterali fin dallo scorso novembre, rafforzati da incontri tra delegazioni di Washington e Pechino ancora di recente a Los Angeles e da continui colloqui bilaterali. Ma il suo vero e piu' ambizioso obiettivo, capace di caratterizzare l'eredita' della sua presidenza, resta quello di arrivare a un accordo globale complessivo in occasione della Conferenza sul clima delle Nazioni Uniti a dicembre a Parigi.
Un'intesa possibile solo se le due grandi  se le due grandi potenze si muoveranno con spirito di cooperazione. ....
Il meccanismo del cap-and-trade prescrive un tetto alle emissioni e la possibilità da parte delle aziende di comprare e vendere permessi di inquinare sotto quel tetto complessivo. Una soluzione di mercato, insomma, alla sfida del cambiamento climatico. Xi, che ad oggi ha avviato solo piani sperimentali di cap-and-trade, ha oltretutto in serbo altre iniziative per Obama: un programma di incentivi per generare energia da fonti con una bassa produzione di gas dannosi, finanziamenti a paesi poveri per diminuire l'inquinamento e nuovi stringenti limiti a fondi per progetti a forte emissione anidride carbonica, in linea con il progetto del Tesoro statunitense del 2013 di cessare finanziamenti pubblici alle centrali a carbone nel mondo.

di Marco Valsania -  Leggi l'articolo integrale     su Il Sole 24 Ore 

18 agosto 2015

Michael Bloomberg:Perché i Comuni sono la chiave per la lotta dei cambiamenti climatici .

                         Riceviamo da MiKe Bloomberg un interessante messaggio dall' America

Perché  i Comuni sono la chiave per la lotta dei  cambiamenti climatici .

Anche se la storia non è generalmente insegnata in questo modo, si potrebbe sostenere che le città hanno svolto un ruolo più importante nel plasmare il mondo  degli   imperi. 
Da Atene e Roma a Parigi e Venezia a Baghdad e Pechino, le idee urbane e gli innovatori hanno lasciato segni indelebili sulla vita umana. Concentrando gli intelletti dell'umanità in relativamente piccole aree geografiche, le città hanno promosso  tipi di interazioni che alimentano la creatività e il progresso tecnologico. Sono state i piloti del progresso nel corso della storia, e ora..... sono pronte  a svolgere un ruolo guida nell'affrontare le sfide del ventunesimo secolo...

Le città rappresentano almeno il 70 per cento del totale delle emissioni di gas serra a livello mondiale. Esse  affrontano anche i peggiori rischi dalle conseguenze ultime di tali emissioni, il 90 per cento delle città sono state costruiti su terre costiere. E 'giusto, quindi, che le città, i driver primari e  le probabili vittime dei cambiamenti climatici, cerchino anche  l'antidoto .
La necessità di un intervento rapido e dei rischi associati ai cambiamenti climatici sono ben documentati. L'aumento del livello del mare è indiscutibile, così come il riscaldamento degli oceani. Entrambi possono moltiplicare l'intensità delle tempeste e i danni arrecati alla città costiere, come New York City come l'esperienza nel 2012 con l'uragano Sandy......
Ignorando queste minacce si  farebbero pagare  i veri costi del progresso economico odierno alla prossime generazioni. Nel corso della storia degli Stati Uniti, le generazioni successive hanno fatto sacrifici in modo che i loro figli possano godere di un tenore di vita più elevato. 
Oggi, il mondo intero si confronta con la necessità di mettere prima le generazioni future, ma questa volta, nessun sacrificio è necessario. In effetti, i metodi più efficaci di lotta ai cambiamenti climatici sono anche il mezzo migliore per migliorare la salute pubblica e l'innalzamento degli standard di vita.
Tradizionalmente, lo sviluppo economico urbano si è concentrato sul mantenimento di industrie e nell'attirare nuove imprese con pacchetti di incentivi. Ma nel nuovo secolo, un modello diverso e molto più efficace è emerso: concentrandosi innanzitutto sulla creazione delle condizioni che attirano la gente......La gente vuole vivere in comunità che offrano sani   stili di vita per le famiglie : non solo  buone scuole e strade sicure, ma anche aria pulita, bellissimi parchi e validi sistemi di trasporto di massa. ......E dove la gente vuole vivere, le imprese vogliono investire.
Per i sindaci, ridurre l'inquinamento di carbonio non è un costo economico; è una necessità competitiva.
 All'inizio di quest'anno, Pechino ha annunciato che avrebbe chiuso le proprie centrali a carbone perche'  in cambio dei marginali benefici finanziari  che  hanno prodotto , la città  subiva  i costi netti, compresi quelli per l' assistenza sanitaria e la  rinuncia ad  investimenti economici. L'Aria sporca è una passività importante per  l' ambiente del  business di una città.
Pechino è solo l'ultima città a ridurre le sue emissioni di anidride carbonica per motivi economici. In effetti, uno dei più grandi cambiamenti nella governance urbana in questo secolo è stata il riconoscimento dei sindaci "che  la promozione degli investimenti privati ​​richiede la tutela della salute pubblica. ......
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Il cambiamento climatico è una sfida e un'opportunità