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04 gennaio 2016

Stopfontifossili:L’evanescente mano che dà il metano

Tratto da Stopfontifossili.wordpress.com

Risultati immagini per Stop fonti fossili

L’evanescente mano che dà il metano

Back to basics: “Un gas non ha un volume proprio ma tende ad occupare tutto lo spazio a disposizione, e assume la forma del contenitore che lo contiene, riempiendolo”. Può suonare banale, ma di tanto in tanto le nozioni scientifiche basilari imparate a scuola tornano utili. Teniamo dunque bene a mente questa fondamentale caratteristica delle sostanze gassose, che differenzia questo stato della materia da quello liquido in cui invece la sostanza possiede un volume proprio. Non è una differenza da poco: se il contenitore non c’è o perde l’ermeticità, un gas si disperde in atmosfera senza alcuna possibilità di poterlo confinare in qualche modo.
E’ ciò che sta accadendo da più di due mesi a Porter Ranch, vicino Los Angeles, dove una enorme fuoriuscita di metano da un pozzo usato a scopo di stoccaggio in un impianto gestito dalla società californiana SoCalGas ha sconvolto la vita della comunità residente nei paraggi, richiedendo l’evacuazione di più di 1800 famiglie con molte altre in lista d’attesa. 
Si tratta di una perdita immane, pari a 1200 tonnellate di metano al giorno, con un potenziale climalterante (il metano è un gas serra molto più potente della CO2) pari al 25% delle emissioni dell’intera California. Ma quello che è più grave è che non c’è una soluzione immediata in vista, e nonostante l’incessante lavoro dei migliori esperti in circolazione, per contenere la fuoriuscita di metano potrebbero essere necessari più di tre mesi.....
Ma qui nasce un’altra, ben più importante domanda: quali sono le applicazioni del metano che non possono oggi essere rimpiazzate dalle fonti rinnovabili? Perché se transizione deve essere, ha poco senso passare al gas laddove sono già disponibili delle alternative mature fossil free. La crescita impetuosa delle energie rinnovabili nell’ultimo decennio ha riguardato, come sappiamo, in primo luogo la produzione di elettricità. 
Nonostante gli assurdi freni regolatori opposti dagli ultimi governi, l’Italia copre ormai il 40% del suo fabbisogno elettrico con le rinnovabili, e la crescente economicità dei moduli fotovoltaici, il cui costo è diminuito di 7 volte negli ultimi dieci anni, sta rapidamente ridisegnando il mercato dell’energia rendendo obsoleti i piani energetici nazionali elaborati solo pochi anni fa......

11 novembre 2013

A ECOMONDO UN' ITALIA A DUE VELOCITA': Un'Italia convinta che l' ECONOMIA VERDE sia la via maestra per uscire dalla crisi.....un ministro dello SVILUPPO ECONOMICO scettico e passatista, simbolo di una POLITICA NAZIONALE inadeguata......



Tratto da Ecoblog

Energie rinnovabili fanno il 36% della produzione elettrica da gennaio a ottobre

La produzione rinnovabile è aumentata del 22% rispetto allo scorso anno e quella da fonte fossile è calata di un ulteriore 14%. Il sorpasso potrebbe avvenire tra il 2014 e il 2015. Per questo è giunta l'ora di non sussidiare più le fonti fossili e di varare un nuovo piano per il fotovoltaico di famiglia


A dispetto di tutti i profeti di sventura e i falsi ambientalisti antieolico, le energie rinnovabili continuano la loro crescita sul territorio italiano: da gennaio ad ottobre acqua, sole e vento hanno contribuito per oltre 80 TWh alla produzione elettrica nazionale, il 22% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

La quota rappresenta il 35,7% della produzione totale, un nuovo record, dopo il 28% del primo trimestre e il 33,8% di fine agosto. Buone le performance di tutti i settori con l’idroelettrico a + 26% rispetto al 2012, l’eolico a +20% e il fotovoltaico a + 18,6%, nonostante il dissennato stop imposto nel 2012 dal governo Monti e dal suo ministro “fossile” Corrado Passera.
Il fotovoltaico in particolare ha già superato da solo i 20 TWh di produzione, un traguardo impensabile fino a poco tempo fa: nel 2010 la produzione è stata di soli 2 TWH e negli anni precedenti non era nemmeno conteggiata separatamente.

Il termoelettrico ha proseguito il suo trend decrescente, -14% rispetto allo scorso anno e -30% rispetto a 5 anni fa. Questo significa meno importazioni di combustibili fossili e meno emissioni di CO2. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che il peso del carbone è aumentato nel mix elettrico, dai 39 TWh del 2005 ai  42 TWh nel 2012. Questo non è tollerabile.
Le fonti rinnovabili invece non sono un costo per l’Italia, ma una risorsa: quanto viene pagato dallo stato in incentivi ritorna raddoppiato in minori importazioni, più export, appiattimento della domanda e nuovi posti di lavoro.
Con questo trend il sorpasso delle rinnovabili sulle fossili dovrebbe avvenire tra il 2014 e il 2015. Dovremo attendere fino ad allora per vedere la fine dei sussidi alle imprese fossili e il varo di un vero piano energetico sostenibile?

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 Leggi anche su QualEnergia l'altra faccia della medaglia :
Agli Stati Generali della 
green economy un ministro 
del secolo scorso

Gli Stati generali della green economy tenutisi a Ecomondo, a Rimini, mostrano un'Italia convinta che l'economia verde sia la via maestra per uscire dalla crisi.

Ma c'è stata una nota stonata: Flavio Zanonanto, un ministro dello Sviluppo Economico scettico e passatista che ha chiuso l'incontro con un intervento sconcertante per i molti presenti.....
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E dentro questo successo un ruolo fondamentale lo hanno svolto gli Stati generali della green economy organizzati dalla Fondazione Sviluppo Sostenibile presieduta da Edo Ronchi. Anche qui straordinaria la partecipazione che ha concluso un lungo percorso di elaborazione (originale anche nel metodo) delle associazioni di imprese che hanno dato vita al Consiglio nazionale della green economy e il cui frutto sono le 10 proposte del dibattito.
Però ... sì, di fronte al bel successo di questi giorni riminesi si delinea un gigantesco "però" che ha le sembianze dell'attuale ministro dello Sviluppo Economico. 
C'è infatti un solo aggettivo per commentare l'intervento con cui Zanonato ha concluso gli Stati generali della green economy: sconcertante.
E così anche da Rimini si esce con la convinzione che sia più urgente che mai affrontare il nodo della rappresentanza politica dei temi, delle esigenze, di quelle 10 proposte che gli Stati Generali hanno generosamente offerto e che il ministro padovano, simbolo di una politica inadeguata, ha lasciato cadere nel nulla.

27 maggio 2012

C’è posta per te.Greenpeace spedisce centomila bollette sporche di carbone

Tratto da Italia notizie

C’è posta per te: Greenpeace spedisce centomila bollette sporche di carbone

sabato, maggio 26, 2012
Bari, 26.05.12 – Centomila “bollette sporche”, sporche di carbone, la fonte più dannosa per il clima e la salute dell’uomo, stanno arrivando nelle case degli italiani. A riceverle saranno anche i cittadini Baresi grazie all’attività dei volontari del Gruppo Locale di Greenpeace Bari. Sono le “vere” bollette Enel realizzate dall’associazione ambientalista, che mostrano ai cittadini quanto realmente costa la produzione elettrica a carbone del principale gruppo energetico italiano. 
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«Una morte prematura al giorno e circa un miliardo e ottocento milioni di euro di danni l’anno. È questo il costo reale della produzione elettrica da carbone di Enel – ricorda Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia – La tanto reclamizzata ‘Energia che ti ascolta’, oltre a essere sorda alle contestazioni che in molti le muovono, è anche bugiarda. Nelle bollette nessuno leggerà mai i veri costi che quest’azienda infligge alla salute, all’ambiente e all’economia dell’Italia». 
I dati pubblicati da Greenpeace sulle centomila “bollette sporche” sono estratti da uno studio commissionato dall’associazione all’istituto di ricerca indipendente SOMO. I dati principali – tutti espressi in riferimento alle emissioni del 2009 – stimano i costi indiretti della produzione termoelettrica a carbone di Enel in Italia, valutati in quasi 1,8 miliardi di euro (circa 2,1 miliardi con la centrale di Civitavecchia a pieno regime); e misurano gli impatti sanitari, espressi in termini di mortalità prematura, stimati in 366 casi di morte attesi nel 2009. Con la centrale di Civitavecchia a pieno regime e a parità di produzione negli altri impianti, queste stime supererebbero i 400 casi. 
Secondo lo studio di Greenpeace, inoltre, la realizzazione degli impianti a carbone Enel di Porto Tolle e Rossano Calabro – progetti che l’azienda porta avanti da anni – costerebbe fino a 95 ulteriori casi di morti premature l’anno, e danni stimabili in ulteriori 700 milioni di euro l’anno. 
«Enel non è solo una bolletta che arriva nelle case di molti di noi ogni due mesi. È una vera e propria tassa. Se dividiamo i danni economici causati dalla produzione a carbone di Enel per il numero delle famiglie italiane, scopriamo che la scelta sciagurata di quella fonte energetica costa circa 75 euro l’anno a nucleo familiare. Molto più di quanto costino gli incentivi alle rinnovabili, che non uccidono il clima, non fanno ammalare le persone e soprattutto sostengono occupazione, crescita e ambiente» – conclude Boraschi.
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 Greenpeace chiede a Enel di dimezzare la produzione elettrica da carbone da qui al 2020 e di portarla a zero al 2030, investendo contemporaneamente in fonti rinnovabili per compensare la perdita di produzione. 
L’operazione “bollette sporche” è parte di un’investigazione a trecentosessanta gradi che Greenpeace sta svolgendo su Enel, l’azienda numero uno in Italia per emissioni di CO2, una minaccia letale per il clima. Tutti possono partecipare all’indagine andando sul sito www.FacciamoLucesuEnel.org