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25 marzo 2021

Civitavecchia : Transizione energetica, Cgil e Uil: “La Regione prenda posizione”

 Tratto da TRC Civitavecchia 

Transizione energetica, Cgil e Uil: “La Regione prenda posizione”


“La regione Lazio deve prendere posizione in merito alla transizione energetica. E a questo punto è fondamentale che lo faccia”. A chiederlo sono Stefania Pomante della Cgil e Giancarlo Turchetti della Uil, entrambi segretari generali confederali per Viterbo, Civitavecchia e, per quanto riguarda Pomante, Roma nord.

“Il 7 aprile – spiegano i due sindacalisti – è previsto un nuovo incontro con il sindaco. Per l’occasione, Cgil e Uil presenteranno una bozza di documento sulla transizione energetica e lo sviluppo dell’area da condividere con tutti gli attori del territorio”.
Ieri pomeriggio la riunione a distanza del tavolo convocato dal sindaco Ernesto Tedesco sulla situazione di Civitavecchia. Al tavolo, assieme a Tedesco, a Cgil e Uil, anche gli assessori regionali alle infrastrutture, Alessandri, al lavoro, Di Berardino, e allo sviluppo economico, Orneli, il vicesindaco Magliani e l’assessore Barbieri.
“Cgil e Uil – proseguono Pomante e Turchetti -, assieme ad altre realtà del territorio, hanno da tempo proposto una transizione energetica che tiene innanzitutto conto del piano energetico europeo del 2020 (New generazion EU) che di fatto, come più volte chiesto dall’Ue all’Italia, rende vecchio e inadeguato al nuovo contesto il piano nazionale. Investendo, infine, il piano dell’Ue, sulle uniche energie rinnovabili che rispettano il territorio e assicurano inoltre, e non da ultimo, ottimi livelli occupazionali”. 
“Per questo – proseguono Pomante e Turchetti – il progetto di Cgil e Uil, condiviso da tantissime altre realtà, punta a fare della centrale di Torrevaldaliga nord un centro sperimentale per l’idrogeno associato a progetti legati a fotovoltaico ed eolico offshore. Quindi, siamo fermamente contrari al turbogas. Primo, perché non è la soluzione ambientale migliore per uscire dal carbone, come invece potrebbe essere l’idrogeno. E come, fra l’altro, chiede l’Europa. Secondo perché il turbogas garantirebbe solo una quarantina di posti di lavoro, a fronte di 450 circa impiegati attualmente in centrale. Con il solo eolico offshore, come ribadito più volte, se ne garantirebbe invece quasi mille. Infine, ed è un altro dei motivi, lungo 20 chilometri di costa Enel e Tirreno Power prevedono 3 centrali a turbogas. Torrevaldaliga sud, Torrevaldaliga nord, entrambe a Civitavecchia, e Montalto. Semplicemente troppe e di eccessivo impatto in un’area di rilevante e fondamentale valore storico, archeologico e ambientale”.......

10 settembre 2019

Studio Usa: le energie rinnovabili fanno bene alla salute

Tratto da Greenreport

Studio Usa: le energie rinnovabili fanno bene alla salute (e al portafoglio)

Un futuro basato sull'energia pulita potrebbe essere l'unico che possiamo permetterci
[10 Settembre 2019]
Mentre nel suo discorso alla Camera il neo ed ex premier Giuseppe Conte annuncia che «Nella prospettiva di un’azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del governo sarà la realizzazione di un “green new deal”, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici», nuovi studi dimostrano che le energie rinnovabili, oltre ad aiutarci a proteggere il clima, possono anche migliorare la salute pubblica, spesso in modi sorprendenti. Infatti, lo studio “Health co-benefits of sub-national renewable energy policy in the US,” pubblicato su Environmental Research Letters da un team di ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e dell’università di Washington, evidenzia che le energie rinnovabili possono farci risparmiare un sacco di soldi: le moderne infrastrutture sanitarie hanno bisogno di energia e con le rinnovabili, già più economiche del carbone, negli Usa ci sarebbero 2,8 miliardi di dollari in risparmi climatici e 4,7 miliardi di dollari da impatti climatici evitati con un investimento di 3,5 miliardi di dollari. E tutto questo mentre viene prodotta energia pulita e sostenibile.
E non finisce qui: le energie rinnovabili sono anche un ottimo modo per utilizzare le entrate fiscali: si risparmierebbero 4,7 miliardi di dollari grazie all’eliminazione dei salari persi a causa dei cambiamenti climatici e, oltre a diminuire fino a  cancellare un lungo elenco di minacce per la salute legate al clima, si avrebbero nel contempo enormi  benefici per la salute e minori spese sanitarie.
Illustrando lo studio sul Sustainabilty Times, Vitaliy Soloviy scrive: «Queste sono affermazioni audaci, ma è indiscutibile che l’ energia pulita significhi una migliore qualità dell’aria. La combustione di combustibili fossili, d’altro canto, aumenta la probabilità di patologie cardiache, ictus, asma, cancro ai polmoni e altre malattie. Nel frattempo, un clima mutato dalla combustione di combustibili fossili significa anche un peggioramento delle allergie, una più rapida diffusione dei virus e una maggiore vulnerabilità nella nostra salute in generale. Questi cambiamenti stanno già avvenendo e il passaggio alle energie rinnovabili è il modo più rapido per rallentarli o eventualmente invertire la tendenza»....

Lo studio del MIT e dell’università di Washington rappresenta quindi un altro sostanzioso punto a favore di chiede una transizione verso l’energia pulita il più presto possibile. Alla fine – cosa che si sta già verificando con il carbone – gli economisti amici dei fossili non saranno più in grado di opporsi ai numeri: un futuro basato sull’energia pulita potrebbe essere l’unico che possiamo permetterci.
Qui l'articolo integrale

18 luglio 2018

Le energie rinnovabili mettono il turbo: c'è il sorpasso: costano meno del carbone.

Tratto da SKYTG24

Energie rinnovabili, c'è il sorpasso: costano meno del carbone

Un impianto fotovoltaico in Cina (Getty Images)
Le fonti alternative per produrre energia sono più economiche di quelle classiche. Aumentano gli investimenti: Cina leader, Italia bene nell'eolico, meno nel solare. Entro il 2050 la rivoluzione potrebbe essere completata
Le energie rinnovabili mettono il turbo. Il sorpasso storico si è realizzato negli scorsi mesi: le centrali eoliche e solari costano meno del carbone. Un cambiamento di grande portata con un trend che sembra destinato a caratterizzare il futuro della produzione di energia globale.

Il crollo dei costi

Il sorpasso è avvenuto per la prima volta negli ultimi mesi del 2017 in alcuni paesi come la Germania in Europa e Messico, Cile e Brasile tra Centro e Sudamerica. I dati sono fotografati dall'ultimo report di Irena, l'Agenzia internazionale delle energie rinnovabilinata nel 2010 in collaborazione con l'Onu. Secondo lo studio che comprende i dati del 2017, i costi dell'energia eolica sono scesi di un quarto nel giro di sette anni, tra il 2010 e il 2017. Nello stesso periodo di osservazione, il prezzo del fotovoltaico ha conosciuto quello che si potrebbe persino definire un crollo, essendo sceso del 73 per cento.

Il trend di crescita

Il costante calo dei prezzi è ovviamente accompagnato da una crescita degli investimenti. Il solare fotovoltaico è cresciuto del 32 per cento nel 2017, mentre nello stesso anno l’energia eolica è salita del 10 per cento. La crescita generale delle rinnovabili è trainata soprattutto dalla Cina........

La situazione in Italia

Stando ai dati, l'Italia non sta sfruttando a pieno la situazione favorevole per le fonti di energia rinnovabile. Se da un lato nello scorso anno si è registrato - sempre secondo il rapporto Irena - un +1,5 per cento di nuove installazioni di energia rinnovabile, dall'altro è altrettanto vero che il settore idroelettrico continua a far segnare un andamento altalentante. Secondo il report di Terna sul 2017, la produzione di elettricità generata dalle fonti rinnovabili lo scorso anno è leggermente diminuita rispetto al 2016. Il saldo resta in positivo grazie alle ottime performance dell'eolico, ma siamo ancora indietro per quanto riguarda l'elettrificazione dei trasporti. Si potrebbe fare meglio, ma la situazione resta positiva, soprattutto considerando che dal 2015 l'Italia ha raggiunto e superato il target sul consumo di energie alternative fissato dall'Ue per il 2020, con oltre il 17 per cento di consumi finali di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Le prospettive

Nel frattempo le energie rinnovabili continuano a segnare nuovi record di produzione. Per esempio, il 4 gennaio 2018 l'eolico europeo ha prodotto oltre 2128 Gwh (gigawattora), una quantità in grado di coprire i fabbisogni di 160 milioni di famiglie e il 61 per cento della domanda industriale elettrica. Il ruolo delle energie rinnovabili sullo scacchiere produttivo ed economico internazionale sta diventando sempre più centrale. Secondo Bloomberg, entro il 2050 le fonti alternative, e pulite, domineranno la produzione di energia. Una partita sulla quale si giocherà anche parte del futuro degli equilibri globali. Tornando all'Italia, secondo uno studio del 2016 di quattro scienziati del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), il nostro Paese potrebbe raggiungere il 100 per cento di energia rinnovabile entro la metà del secolo. Una sfida difficile, ma possibile.

14 gennaio 2018

Bank of America: "Il vero pericolo è il clima...

Tratto da La Repubblica 

Bank of America: "Il vero pericolo è il clima, serviranno 70mila miliardi di investimenti"

Secondo gli analisti, senza intervenire l'ambiente diventerà estremo entro la fine del secolo: soffrirà il 60% della popolazione e ci saranno costi pari al 5% del Pil

MILANO - Il 2016 è stato l'anno più caldo di sempre e abbiamo infilato una serie di record di surriscaldamento globale tanto che i 5 anni più caldi della storia si collocano tutti nel nuovo millennio. Nel 2016 il clima ha segnato il passo storico: le temperature medie sono risultate di 1 grado più alte rispetto al periodo antecedente l'industrializzazione. Non è solo una questione simbolica: significa che il pianeta è a metà strada verso quella soglia di due gradi di surriscaldamento entro il 2100 che sono visti come livello indicatore di una catastrofe per quanto attiene il cambiamento climatico.

Richiamando questi dati, gli economisti di BofA Merrill Lynch spiegano perché dalla tematica ambientale sarà impossibile scappare. In un report pubblicato a metà dicembre, la grande banca d'affari sostiene che le catastrofi ambientali e in ultima analisi il 'climate change' siano il rischio numero uno al mondo. Soltanto pochi giorni prima della sua fine, parlavano già del 2017 come il 41esimo anno conscutivo con temperature superiori alle media del 20esimo secolo. Ormai il clima "estremo", ovvero caratterizzato da condizioni che sono storicamente rare, copre il 10-12% del pianeta, contro lo 0,2% del periodo tra i 1951 al 1980.

Il futuro rischia di essere altrettanto catastrofico. In uno scenario "business as usual", ovvero senza che nulla si faccia sul punto, le temperature globali potrebbero salire di 4 gradi entro la fine del secolo, con picchi di +12 gradi. Con il 60% della popolazione ormai colpita da una situazione di clima estremo, il costo complessivo di questo scenario sarebbe di 5 punti percentuali di Pil e sconvolgerebbe soprattutto i Paesi emergenti. Se si vuole restare entro la soglia di 2 gradi di riscaldamento, dopo il picco previsto per il 2020, le emissioni devono dimezzarsi entro il 2050. Ogni ritardo ulteriore rischia di essere fatale.
La mappa: dove colpirà il climate change (fonte: BofA Merril Lynch su Syngenta, UNEP, Cline)
La mappa: dove colpirà il climate change (fonte: BofA Merril Lynch su Syngenta, UNEP, Cline)
"Tecnologie dirompenti stanno trasformando ogni settore, inclusa la mitigazione del clima e degli effetti dei cambiamenti climatici, dove ci sono strumenti tecnologici in grado di risolvere problemi in maniera più incisiva", dice il report passando ad analizzare quelli che possono essere i vincitori della battaglia per il clima che il pianeta deve giocoforza combattere. "Le rinnovabili e l'efficienza energetica possono aiutarci a percorrere oltre l'80% della via verso un riscaldamento inferiore a 2 gradi", dicono ancora gli esperti. Il mercato dell'energia pulita vale ora 300 miliardi di dollari l'anno "e può provvedere al 70-80% della capacità energetica aggiuntiva al 2040, tempo entro il quale i tre quarti della produzione potrebbe arrivare dalle fonti low-carbon". .......

04 dicembre 2017

Il tramonto del CCS è già iniziato-La cattura e stoccaggio del carbonio è un fallimento

Tratto da rinnovabili.it
  • ArticoloBruxelles, 4 dicembre 2017
  • Il prezzo delle rinnovabili è calato al punto da mandare il CCS fuori mercato

    La cattura e stoccaggio del carbonio è un fallimento



  • Se n’è parlato per anni, ma è venuto il momento di tirare le conclusioni. Gli impianti di cattura e stoccaggio del carbonio sono destinati alla marginalità
 Rinnovabili.it) – Il tramonto del CCS è già iniziato. Ancora ben lontana dal diventare una tecnologia matura, la cattura e stoccaggio del carbonio è già destinata a finire nel dimenticatoio. Fino a qualche anno fa era considerata dai promotori un passaggio inevitabile per mitigare il riscaldamento globale, ma avevano ragione gli scettici: costa troppo e ha più senso tagliare direttamente le emissioni di CO2 con l’azione politica. Sicuramente, l’aumento delle energie rinnovabili gioca un ruolo in questo calo di interesse per il CCS. Il basso prezzo delle fonti pulite sta buttando fuori mercato altre tecnologie. La cattura e stoccaggio del carbonio venivano proposti come mezzo per la mitigazione degli impatti delle centrali elettriche a carbone, ma con alcune fonti rinnovabili che producono a costi inferiori ai 7 euro per kilowattora non c’è spazio per il CCS nel settore energetico.... 
Continua su rinnovabili

27 agosto 2017

1)La sfida delle rinnovabili: nel 2050 139 paesi possono essere green al 100% 2)Verdi e mansueti giganti metallurgici

Tratto da Telecolor

La sfida delle rinnovabili: nel 2050 139 paesi possono essere green al 100%

Energia derivante da sole, acqua e vento, senza bisogno di combustibili fossili: da qui al 2050, 139 Paesi nel mondo potrebbero alimentarsi al 100% grazie a questi tipi di energia. Un team di ricercatori capitanato dall’università di Stanford, in un recente studio, ha delineato i cambiamenti infrastrutturali necessari a raggiungere l’obiettivo. In un articolo sulla rivista Joule, gli studiosi hanno scritto che gli interventi utili per dire addio a petrolio e carbone porterebbero una serie di benefici. Tra questi la creazione, nel complesso, di 24 milioni di posti di lavoro. Soprattutto, imboccare la “strada verde” consentirebbe di evitare tra i 4 e i 7 milioni di morti annue legate all’inquinamento dell’aria. Tra costi climatici e sanitari, inoltre, si potrebbero risparmiare 20mila miliardi di dollari. I vantaggi di passare al 100% di rinnovabili interessano anche l’Italia. Il bilancio tra posti di lavoro creati nelle energie pulite e posti persi nelle energie tradizionali porterebbe a un attivo di 485mila nuove occupazioni, mentre le morti evitabili ogni anno si attesterebbero tra le 5mila e le 45mila

Tratto da Il Sole24 ore

Verdi e mansueti giganti metallurgici

Mettiamo che siate il capo del governo di una grande nazione dell’Occidente, e che una delle regioni della vostra nazione sia, storicamente, terra di miniere di carbone, uno dei motori energetici dell’intero Paese, e dia lavoro a centinaia di migliaia di famiglie. Mettiamo però che l’estrazione del carbone cominci a costare troppo, perché ci sono altre forme d’energia più economiche; inoltre, il carbone inquina terribilmente, sia nel momento dell’estrazione (la regione in questione è una delle più brutte dell’intera nazione) sia nel momento in cui si trasforma in calore ed energia. Che fate?
Opzione A: dite che siete stato eletto coi voti degli abitanti di Pittsburgh, non degli abitanti di Parigi, e riaprite le miniere, infischiandovene dell’inquinamento e della scarsa razionalità economica dell’impresa. Opzione B: vi inventate un sistema per riorientare le attività produttive della regione e, con l’ occasione, date anche una pulita all’ambiente. La cattiva opzione A è naturalmente quella scelta dal villain Donald Trump nel momento in cui ha deciso di «rimettere i minatori della Pennsylvania al lavoro». La buona opzione B è quella che tra gli anni Settanta e oggi hanno scelto i tedeschi della Ruhr, e le conseguenze di quella scelta sono queste colline, queste acque limpide, quest’aria salubre..... 
Fino a qualche decennio fa la Ruhr era il cuore dell’attività mineraria e della siderurgia europea..... Ma la grande idea è stata la svolta green. Invece di radere al suolo tutto quanto, gli abitanti del Ruhrgebiet hanno deciso di rimettere tutto in sesto e di trasformare l’area mineraria in un gigantesco parco, l’Emscher Landschaftpark, che copre un terzo del territorio della regione....
 E così i torpedoni caricano e scaricano tutto l’anno migliaia di turisti compitissimi, castigatissimi, davanti alla ex-miniera dello Zollverein a Essen, alla Jahrhunderthalle di Bochum, al Tetraedro di Bottrop – tutte cose molto prosaiche, per niente artistiche, persino micragnose a paragone di quel che si trova in un qualsiasi borgo italiano ...; ma, come i grandi chef con gli avanzi della cena, i tedeschi sono riusciti a costruire attorno a questo ordinato nulla dozzine di teatri di varia foggia, sale da concerto, gasometri riattati a museo , persino una pista da sci coperta di 600 metri che funziona anche d’estate. Il tutto ovviamente con conseguenze benedette sul mercato del lavoro: gli ultimi superstiti della Ruhr del carbone fanno le guide negli stabilimenti minerari, gli altri hanno trovato il loro angolino in questo spicchio di terziario....
Su Il Sole24 ore l'articolo integrale

22 giugno 2017

IRENA :Le energie rinnovabili nel 2016 hanno dato lavoro a 10 milioni di persone

Energie rinnovabili: nel 2016 hanno dato lavoro a 10 milioni di persone

'IRENA (Agenzia internazionale per le energie rinnovabili) ha recentemente 

pubblicato il rapporto con i dati 2016 del lavoro dato nel mondo dalle attività

 connesse con le energie rinnovabili: i posti di lavoro garantiti sono stati 

10 milioni.


Complessivamente si tratta di quasi 10 milioni di posti di lavoro, in crescita

 di oltre l'1% rispetto all'anno precedente, come emerge da 

“Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2017″.

In Europa i paesi che hanno un maggior numero di lavoratori in questo ambito 
sono la Germania, in particolare nell'eolico, e la Francia (biomasse).
Cina, Brasile, Stati Uniti, Giappone e Germania si sono dimostrati fino ad oggi i 
Paesi maggiormente capaci di creare occupazione nel settore delle rinnovabili.
 Focalizzando l’attenzione sul colosso asiatico, nel 2016 i lavoratori cinesi 
riconducibili a questo mercato erano 3,64 milioni (+3,4% in un anno).
Il più rapido tasso di crescita è legato al fotovoltaico, con 3,1 milioni di dipendenti 
a livello globale (+12% dal 2015), seguito dall’eolico con 1,2 milioni (+7%). 
Da precisare che IRENA ha inserito nel conteggio anche idroelettrico (1,5 milioni),
 biocarburanti (1,7 milioni), biomasse (700.000) e biogas (300.000).

20 maggio 2017

La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è un processo inevitabile e ormai irreversibile.

INTERESSANTISSIMO LIBRO:

Tratto da Qualenergia 

Transizione energetica, una sfida non solo tecnica, ma culturale e morale

Siamo in un momento cruciale della storia dell’astronave Terra: l’era dell’uomo, l’Antropocene, finora caratterizzata dall’uso crescente dei combustibili fossili, deve fare i conti con la necessità di rinunciare gradualmente a questa fonte di energia per non compromettere la stabilità della biosfera e lo sviluppo della civiltà.

Così inizia la prefazione della terza edizione, appena uscita, del libro di Nicola Armaroli (dirigente di ricerca del CNR) e Vincenzo Balzani (professore emerito dell’Università di Bologna e Accademico dei Lincei) dal titolo “Energia per l’astronave Terra”, Zanichelli Editore, 
QualEnergia.it intervistò nel febbraio del 2016 il professor Balzani sulle deboli politiche energetiche e industriali italiane e la scarsa attenzione della stampa alle tematiche ambientali.
In questa edizione il sottotitolo è “L’era delle rinnovabili” e dalla prima edizione, che risale al 2008, cioè in meno di un decennio, spiegano gli autori, “sono cambiate più cose di quanto allora potessimo immaginare o sperare”.
In quegli anni iniziava a diffondersi la consapevolezza del fatto che ci troviamo su un’astronave con risorse limitate. I cambiamenti climatici e i danni alla salute causati dall’uso dei combustibili fossili erano già evidenti - si legge nel libro - ma una potente lobby sostenuta da grandi compagnie petrolifere finanziava scienziati e centri di ricerca per gettare dubbi sulla realtà del riscaldamento globale e disorientare l’opinione pubblica.
All’epoca le fonti alternative proposte per sostituire i combustibili fossili erano il nucleare e le energie rinnovabili. ...
Si ricorda come nel 2008 i pannelli fotovoltaici installati nel mondo (15 GW) producevano meno dell’1% dell’energia elettrica prodotta dai 439 reattori nucleari e parevano poco plausibili come alternativa. Negli Usa si tentava di rilanciare il nucleare con generosi contributi statali e il famoso deposito per rifiuti altamente radioattivi di Yucca Mountain sarebbe dovuto entrare in funzione a breve. In Italia il governo lanciava un programma per il ritorno al nucleare.
Nel 2011, quando è uscita la seconda edizione di questo libro, il quadro era già sostanzialmente cambiato. L’incidente di Fukushima aveva affossato le prospettive di rinascita del nucleare; i possibili finanziatori si erano definitivamente ritirati e l’accettabilità sociale di questa tecnologia era crollata ovunque. Gli italiani, tramite un referendum popolare, si erano pronunciati in massa contro il ritorno al nucleare proposto dal governo.
Nel frattempo il fotovoltaico installato nel mondo era più che quadruplicato, salendo da 15 a 68 GW.
Nel 2009 la conferenza ONU sul clima a Copenaghen aveva preso atto dello scarso impatto del protocollo di Kyoto, redatto nel 1997 ed entrato in vigore nel 2005, per contenere le emissioni che possono modificare il clima; pur confermando la necessità di evitare il riscaldamento del pianeta, la conferenza non giunse ad accordi sostanziali.
La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili faticava a farsi strada, ma qualche segnale cominciava a manifestarsi: la Germania lanciava un piano nazionale di transizione energetica di vasta portata mentre gli Stati Uniti, sotto la guida del presidente Obama, si impegnavano finalmente a sviluppare le energie rinnovabili.
Nel frattempo il degrado ambientale del pianeta si è aggravato a causa del modello di sviluppo dominante, l’«economia lineare» che si basa sull’energia dei combustibili fossili, sull’uso indiscriminato delle risorse naturali e sull’accumulo di rifiuti nella biosfera.
Questo un quadro di storia recente, ma poi negli ultimi anni – affermano gli autori - il vento sembra essere cambiato. Evidenziano due eventi che possono dare questo segnale e che avrebbero dovuto dare un forte impatto sulla pubblica opinione e sul mondo della politica e dell’economia.
Nel giugno 2015 l’enciclica “Laudato si’” di papa Francesco sulla cura della «casa comune» ha denunciato lo stato di diffuso degrado ambientale e sociale e ha esortato a trovare un consenso mondiale per mettere rapidamente in atto azioni concrete.
Nel dicembre dello stesso anno, alla conferenza Cop21 di Parigi, l’auspicato consenso è stato raggiunto: le delegazioni di 196 Paesi hanno riconosciuto che il cambiamento climatico rappresenta un pericolo urgente e potenzialmente irreversibile per tutta l’umanità. Si è convenuto che è assolutamente necessario agire per mantenere l’aumento della temperatura media globale entro 2 °C rispetto al livello pre-industriale.
La progressiva ma rapida transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili potrà essere favorita dall’accordo di Parigi con i suoi tanti deboli? Ogni nazione si è posta obiettivi che saranno difficili da verificare e forse non basteranno per fermare il surriscaldamento del pianeta.
Rimane però il fatto che parte del mondo economico e politico inizia ad ascoltare i richiami della scienza e dell’etica per salvare la biosfera. In questo contesto, vasti movimenti di opinione internazionali chiedono la riconversione degli investimenti dall’estrazione dei combustibili fossili allo sviluppo delle energie rinnovabili.
Che le cose cominciano a cambiare a dirlo sono i numeri e alcuni fatti indicati nel libro.
Da qualche anno il contributo relativo dei combustibili fossili alla domanda energetica mondiale ha iniziato a diminuire. In tutto il mondo le tecnologie rinnovabili dominano largamente i mercati elettrici in termini di nuova potenza installata.
La Cina, martoriata da problemi di inquinamento atmosferico e timorosa di rivolte sociali, ha approvato una moratoria sulla costruzione di nuove centrali a carbone in molte province. Il Giappone deve far fronte a spese colossali per la gestione della crisi di Fukushima (a distanza di 6 anni, i reattori danneggiati restano inesplorabili), mentre continua a tenere spento il suo enorme parco centrali, in attesa di certezze tecniche e sostegni politici forse svaniti per sempre.
Mentre in alcune nazioni l’auto elettrica sta diventando un serio concorrente alle auto tradizionali, i Paesi produttori di petrolio, terrorizzati all’idea che il trasporto su strada si trasformi radicalmente, sono impegnati in una guerra di tutti contro tutti sulle quote di produzione e sui prezzi.
Il risultato paradossale è che il petrolio viene venduto sottocosto, per mantenerlo concorrenziale, portando molti Paesi produttori e aziende energetiche sull’orlo della bancarotta.
Nel 2016 la potenza da eolico e fotovoltaico ha sfiorato 800 GW, coprendo il 5% della domanda elettrica globale. In Europa le rinnovabili coprono il 17% dei consumi energetici totali; 11 Stati della UE hanno già raggiunto l’obiettivo del 20% previsto per il 2020.
Preme agli autori sottolineare come in appena 20 anni eolico e fotovoltaico, che erano quasi inesistenti, oggi sono in fortissima crescita: si tratta del più veloce e dirompente cambiamento energetico della storia.
Gli investimenti nelle energie rinnovabili oggi continuano ad aumentare e anche i Paesi meno sviluppati intravedono finalmente la possibilità di accrescere la propria disponibilità energetica.
La transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili è un processo inevitabile e ormai irreversibile, che nemmeno un presidente degli Stati Uniti ostile potrà fermare e che faciliterà un graduale passaggio dall’economia lineare all’«economia circolare», basata sul riciclo, che potrà fermare il degrado del pianeta.
Questa terza edizione di Energia per l’astronave Terra vuole raccontare la complessità della transizione e gli ostacoli che restano da superare, ribadendo con forza che la scienza e la tecnologia non bastano per vincere la sfida.
Nelle loro conclusioni Armaroli e Balzani spiegano infatti che al di là di una certezza, che cioè possiamo contare sull’energia solare, che è abbondante, inesauribile e ben distribuita su tutta la Terra, non possiamo evitare di confrontarci con tre verità scomode: (a) dobbiamo vivere tutti assieme su questa astronave Terra; (b) dobbiamo custodirla, sapendo che le risorse sono limitate e che l’accumulo dei rifiuti è dannoso; (c) dobbiamo distribuire le risorse in modo più equo fra tutti i passeggeri, se vogliamo vivere in pace.
Dobbiamo accettare la progressiva e inevitabile rinuncia a alle fonti fossili e con una simile prospettiva molte cose devono cambiare subito nella politica, nell’economia e nella scienza.
L’innovazione è, e rimarrà sempre, motore di crescita e di sviluppo umano. Ma oggi sappiamo che crescita e sviluppo devono essere governati non più dal consumismo, ma dalla sostenibilità ecologica e sociale......
L’abbandono del consumismo e lo sviluppo di un’economia circolare dipende anche da ciascuno di noi. Come suggerisce papa Francesco «la coscienza della gravità della crisi culturale ed ecologica deve tradursi in nuove abitudini». Un cambiamento nei nostri stili di vita può esercitare una forte pressione su coloro che esercitano il potere politico ed economico e che ci spingono all’usa-e-getta.
Ma il punto chiave dell’analisi di Armaroli e Balzani è che si devono ridurre le disuguaglianze – dovute anche a un’iniqua distribuzione delle risorse energetiche – per aumentare la qualità della vita dell’intera società ci dev’essere un impegno della politica e dell’economia a tutti i livelli: regionale, nazionale, europeo, globale.
Al termine del libro si lancia un messaggio: “Non dobbiamo dimenticare però che ciascuno di noi, nel campo in cui opera, con le competenze di cui dispone, nella situazione in cui si trova, può dare il proprio contributo per costruire una società più giusta e inclusiva, facendo leva sulle preziose energie spirituali che caratterizzano l’uomo: collaborazione, solidarietà, amicizia, creatività”.
Il lungo e faticoso cammino della transizione energetica non è dunque soltanto un’affascinante prova sul piano scientifico e tecnologico, ma – concludono gli autori - è soprattutto una sfida culturale e morale verso la sobrietà e la responsabilità individuale, nella quale ormai tutti siamo coinvolti.

17 maggio 2017

La Danimarca elimina i sussidi sulle rinnovabili prima del tempo:ce la faranno da sole

Tratto da dorsogna.blogspot.itLa Danimarca elimina i sussidi sulle rinnovabili prima del tempo. Hanno battuto ogni record e ce la faranno da sole



Le rinnovabili vanno a gonfie vele in Danimarca. Ogni tanto viene fuori un nuovo record, di generazione, di uso, di stoccaggio. E' tutto meglio di chiunque avesse potuto immaginare.

E cosi, in modo del tutto inaspettato, il minstro dell'energia danese, Lars Christian Lillehol, dice che i sussidi saranno eliminati fra qualche anno.

E questo non per "cattiveria" o per il ritorno al fossile, quanto perche' l'industria e' ormai matura e ce la fara' anche da sola. Secondo Lilleholt e' un risultato che non si poteva prevedere neanche l'anno scorso. Nessuno si aspettava che le cose fossero cosi rosee in Danimarca.

I sussidi ci sono stati qui per 40 anni.

Ma le cose sono cambiate.

In questo momento *anche senza i sussidi* e' piu economico produrre elettricita' dal vento che dal carbone; e la tecnologia e' dalla parte delle rinnovabili che diventeranno sempre piu' efficenti.

Anzi, i sussidi sarebbero indispensabili se volesse aprire una centrale a carbone invece!
 
Entro il 2050 tutta la nazione sara' alimentata da sole e vento; anzi, si progetta di arrivare al 50% entro il 2030, pure senza sussidi.

Un anno fa si pensava che tutto questo fosse fantascienza, invece ci siamo arrivati.


Tutto questo non nasce da zero. Nasce da 40 anni di programmazione, volonta' e pragmatismo.

Sono doti che farebbero bene anche all'Italia ogni tanto.

10 marzo 2017

Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a Kauai alle Hawaii

Tratto da Hdblog
Tesla realizzerà una stazione solare per dare energia a tutta Kauai (Hawaii)
Tesla, in collaborazione con il KIUC, Kauai Island Utility Cooperative, realizzerà un progetto, chiamato Kapaia, attraverso il quale fornirà una grande quantità di energia all'isola più antica delle Hawaii, Kauai. Verranno installate circa 55.000 celle solari, prodotte dalla SolarCity, con una potenza complessiva di 13MW e capienti accumulatori di corrente, fabbricati nella Gigafactory, in grado di sprigionare 53MWh, il tutto in una vasta area di 180.000 mq.
Questa realizzazione sarà la prima grande opera nata successivamente all'acquisizione della SolarCity da parte di Tesla e, assieme alle altre soluzioni rinnovabili già presenti sull'isola, come l'eolico e le biomasse, contribuirà ad una sensibile riduzione dell'utilizzo di combustibili fossili. Kauai, come tutto l'arcipelago hawaiano, si trova nell'oceano Pacifico, e ciò obbliga ciascuna isola ad occuparsi personalmente delle proprie risorse comportando, cosi, costi elevati che si ripercuotono sui cittadini.
L'obiettivo dello Stato delle Hawaii è quello di raggiungere, entro il 2045, il 100% della produzione di energia derivata da fonti rinnovabili, e Kauai, grazie a questo progetto, è sulla buona strada. La realizzazione Tesla permetterà di immagazzinare una grande quantità di energia solare durante il giorno, da sfruttare, poi, nel corso della notte.

06 marzo 2017

Energie rinnovabili, l’unica via verso un’economia solida e sana.Energia e democrazia comincino dunque a fare rima.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Energie rinnovabili, l’unica via verso un’economia solida e sana

Energie rinnovabili, l’unica via verso un’economia solida e sana
L’Arabia Saudita investe 50 miliardi di dollari nel fotovoltaico col progetto Vision2030. Il giorno 22 febbraio 2017, in Danimarca, il 100% dell’elettricità del Paese lo ha portato… il vento. Soprattutto ai politici, che si riscoprono rivoluzionari in campo di energia solo quando perdono il proprio ruolo di potere. Intanto, noi facciamo un referendum sulle trivelle. Siamo davvero gli abitanti di un paradosso.

.........Energia. Inutile nasconderselo. Intorno a questa parola si dipanerà il senso della civiltà futura. Nel lungo binario verso la transizione dell’uso dell’energia possiamo percepire a quale stadio di evoluzione civile ci troviamo. Le popolazioni locali, in tutta Italia, chiedono sempre più di essere coinvolte nella grande sfida dell’approvvigionamento energetico. Se energia vuol dire inquinamento, anche l’ultimo degli incompetenti intende che il risparmio sull’energia primaria in fase di approvvigionamento si tradurrà, poi in oneri per il servizio sanitario nazionale.

Il futuro dell’intero Paese può trovare nelle grandi risorse rinnovabili detenute nel Sud il grande slancio verso un’economia solida e sana. Emanciparsi dalla schiavitù della bolletta energetica nazionale e poter scegliere quale energia. Energia e democrazia comincino dunque a fare rima. Energia vorrà dire nuovo senso della comunità: condivisione di risorse e di obiettivi comuni. Sarà la declinazione nuova del modo in cui stiamo insieme. ......Continua qui 

11 novembre 2016

Quale sarà il futuro delle fonti rinnovabili negli Stati Uniti con Donald Trump presidente?

Cosa farà davvero Donald Trump su energia e clima?

Tratto da QualEnergia
Il giorno dopo l’elezione del magnate repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti si moltiplicano analisi e commenti sul destino delle fonti rinnovabili in America. Saranno schiacciate da una rinascita delle fossili o troveranno ancora spazio per continuare a crescere?
Le reazioni all’esito del voto americano, com’era prevedibile, sono le più diverse e questo vale anche per chi analizza le politiche USA sull’energia e il clima.
Quale sarà il futuro delle fonti rinnovabili negli Stati Uniti con Donald Trump presidente? ...
Cerchiamo allora di approfondire il quadro, aiutandoci con i commenti di operatori e associazioni del settore Usa.
Il problema, in sintesi, è capire se la transizione energetica avviata in America sia inarrestabile - perché crea posti di lavoro e fa volare l’economia e quindi sarebbe un suicidio politico provare a contrastarla - o se sia destinata a cedere nuovamente il passo ai combustibili fossili.
In altre parole: quelle di Trump erano solo “sparate” da campagna elettore o il magnate repubblicano crede sul serio che il cambiamento climatico sia un inganno (hoax)?
Quale tipo di economia ha in mente?
Nel suo primo discorso, Trump ha annunciato un programma per rilanciare l’occupazione e costruire grandi infrastrutture. La risposta immediata dei mercati internazionali è stata un rialzo dei titoli della grey economy - minerari e petroliferi soprattutto - e un calo di alcuni titoli di aziende green.
Leggendo le note diffuse dalle organizzazioni delle rinnovabili, l’impressione generale è però di un velato ottimismo. L’American Wind Energy Association (AWEA), ad esempio, si dice pronta a collaborare con Trump «per assicurare che l’energia eolica continui a essere una parte vibrante dell’economia americana».
L’AWEA parla anche di una corsa irrefrenabile verso un’economia più pulita e del supporto bipartisan che gode il comparto eolico. Nessun muro contro muro, quindi, ma il tentativo di vedere il bicchiere mezzo pieno per allontanare le paure per una brusca inversione di rotta.
La corrente del velato ottimismo, inoltre, fa notare che la green economy potrà espandersi a prescindere dalle decisioni che prenderà Trump, grazie alle politiche locali, ai movimenti di cittadini e alle scelte degli imprenditori. Il riferimento è a quegli Stati come la California, che più di tutti sta puntando su generazione distribuita, mobilità elettrica e sistemi di accumulo.
Il futuro degli incentivi
Una delle incertezze per l’industria delle rinnovabili riguarda l’Investment Tax Credit(ITC), lo sgravio fiscale che ha largamente contribuito al boom di eolico e solare negli ultimi anni. Come evidenzia la Solar Energy Industries Association (SEIA) questa misura federale è stata prolungata fino al 2020.
L’estensione dell’ITC decisa nel 2015 è stata una delle vittorie dell’amministrazione Obama nell'ambito della green economy. Secondo la lobby del solare, però, è abbastanza improbabile che il futuro Congresso decida di cambiare le regole del gioco stabilite in precedenza, rischiando così di mettere in difficoltà le aziende che stanno pianificando investimenti, contando proprio sull’incentivo fiscale.Finanziamenti e nomine
Tra le incognite maggiori, che inducono a essere molto pessimisti, c’è l’entità dei finanziamenti che Trump vorrà destinare alle rinnovabili. Queste ultime, grazie a Obama, hanno ricevuto più risorse per sviluppare progetti innovativi. Pensiamo in particolare alle tante iniziative coordinate dal DOE (Department of Energy), tra cui la SunShot Initiative per sostenere l’industria USA del fotovoltaico e ridurre i costi di installazione.
Durante la campagna presidenziale circolavano indiscrezioni sui probabili candidati di Trump per le poltrone-chiave, non solo del DOE, ma anche dell’Environmental Protection Agency (EPA), che sotto la presidenza Obama ha predisposto un piano per tagliare le emissioni inquinanti delle centrali termoelettriche, il Clean Power Plan.
Il rischio, secondo diversi analisti, è che Trump indicherà personaggi clima-scettici o negazionisti......
Posti di lavoro a confronto
Come abbiamo scritto più volte, le idee repubblicane sull’energia sono piene di contraddizioni: appare difficile, ad esempio, conciliare una rinascita del carbone con il potenziamento dei giacimenti di shale gas, perché il declino del carbone è imputabile anche alla crescita esponenziale del fracking, che ha fatto spostare la domanda energetica nazionale più verso il gas.
GTM Research ha ripresentato alcune considerazioni sul mercato del lavoro (vedi grafico sotto). Il succo è che l’economia americana si sta trasformando rapidamente.
Gli occupati dell’industria solare, infatti, hanno sorpassato quelli di due settori tradizionali per eccellenza, l’estrazione di petrolio e gas e le miniere di carbone. Secondo le stime, i solar job potranno raddoppiare da circa 210.000 nel 2015 a 420.000 nel 2020.
Nel suo comunicato post elezione, l’AWEA ha ricordato che l’eolico dà lavoro a circa 88.000 persone e che questi numeri sono destinati a salire nei prossimi anni - al pari della potenza installata negli impianti eolici - a patto di continuare a sostenere la tecnologia a livello federale.
Trump riconoscerà l’importanza di questi e altri settori green per la crescita economica americana a cui tanto dice di tenere?

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