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18 luglio 2014

In Germania (e non solo!), le centrali a gas e a carbone diventano sempre meno redditizie..........

Tratto da Agenzia Nova

Speciale energia: Germania, le centrali a gas e a carbone diventano sempre meno redditizie

Berlino, 18 lug - Duro colpo per i gruppi energetici tedeschi. Secondo due studi condotti per conto del ministero dell'Economia, i mercati di capacità di rete, con cui i gruppi energetici vogliono prolungare la gestione delle loro centrali elettriche ormai vecchie e non più redditizie, sono superflui. 
"Il mercato dell'energia elettrica è operativo e può garantire la sicurezza dell'approvvigionamento; i mercati di capacità di rete non sono il mezzo adatto per ridurre le emissioni di CO2", si legge in uno degli studi. 
Alla base di questa analisi c'è un problema di fondo della "svolta energetica": 
i gestori delle vecchie centrali elettriche vendono sempre meno energia elettrica perché i nuovi impianti eolici, solari e a biogas fanno una forte concorrenza, favoriti dalla loro parziale esclusione dalle condizioni di mercato. 
Decine di centrali a carbone e a gas non riescono nemmeno a compensare i loro costi di gestione, e per questo si sta pensando alla loro chiusura.......
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13 dicembre 2013

"L'energia dei dinosauri":I dinosauri che vogliono rallentare la svolta energetica

 Tratto da Qualenergia

I dinosauri che vogliono rallentare la svolta energetica

Anche in Germania c'è una forte opposizione al cambio di paradigma energetico. Il cantiere “Energiewende”, la svolta energetica tedesca, è un duro campo di battaglia tra i grandi gruppi dell'energia, da una parte, e gli imprenditori delle rinnovabili e dell'efficienza, dall'altra.
 
versione pdf dell'articolo
La Germania è il primo Paese industriale che vuole riorganizzare in pochi decenni il suo sistema energetico senza nucleare e senza carbone. Il discorso parte da lontano. Esce nel 1980 il rapporto dell’ecoistituto di Freiburg, “Energiewende-Svolta energetica. Crescita e Benessere senza Petrolio e Uranio”. In un libro di 230 pagine fitte fitte con tabelle su tabelle e scritto per gli addetti ai lavori, gli autori smontano gli scenari ufficiali della politica e dell’industria sui futuri fabbisogni energetici della Germania, descrivendoli come ricerca scadente nel caso migliore e più plausibilmente come bugie per spingere alla costruzione di più centrali termoelettriche e nucleari.
Il libro diventa un bestseller e l’idea di poter fare senza il fossile e il nucleare ha un nome: Energiewende.....

Il cantiere “Energiewende” è stato un campo di battaglia fin dall’inizio e oggi, quando i “grandi quattro” nel settore energetico (E.ON, RWE, Vattenfall, EnBW) cominciano a sentire la concorrenza dei tanti piccoli produttori, la lotta comincia a farsi dura. Per capire meglio la dinamica del percorso che fin dall’inizio è sempre stato anche conflittuale occorre guardare i contendenti.
La Energiewende parte con il “conto energia” del Governo democristiano-liberale di Helmut Kohl, una legge del 1990 che non è nata alle scrivanie di qualche ministero ma “dal basso”, opera di alcuni deputati illuminati (Hermann Scheer e altri) e di un gruppo sempre più grande di esperti delle rinnovabili, del quale l’ecoistituto di Freiburg era solo un inizio, sostenuti da un ampio movimento contro il nucleare e a favore delle rinnovabili con radici in scuole, aziende, chiese, sindacati, quartieri.
Si affianca un gruppo crescente di imprenditori delle rinnovabili che creano posti di lavoro, garantiscono crescita e tirano l’esportazione. 
.......
Perché attualmente l’energia elettrica da fonti rinnovabili ha la precedenza assoluta a sfavore di quella da carbone, da metano e da nucleare con la conseguenza che il boom delle rinnovabili ha fatto scendere il prezzo dell’energia elettrica alla Borsa e abbassato il grado di sfruttamento delle centrali termoelettriche e nucleari. Le quattro giganti hanno subìto riduzioni dei loro guadagni, in passato giganteschi; per esempio E.ON ha dovuto accontentarsi nella prima metà del 2013 di 5,7 miliardi di euro, un 15% in meno dell’anno precedente. RWE ha cominciato ad abbassare i costi attuando profonde ristrutturazioni con 2.400 posti di lavoro in meno o dislocati in Polonia.

.....La palla è nel cortile del nuovo Governo democristiano-socialdemocratico, o meglio, nei cortili dei due partiti che portano avanti i negoziati sulla politica energetica del nuovo Governo per il 2013-2017. .........
I dinosauri nella politica e nell’industria vogliono rallentare la svolta energetica, adattarla ai tempi di ammortamento delle grandi centrali termoelettriche e portarla avanti in un sistema energetico centralizzato. 
Si vedrà fino a che punto le forze delle rinnovabili e dell’industria dell’efficienza, che puntano su un sistema decentrato di produzione dove rimarrebbe poco spazio per i grandi produttori, si sono consolidate per contrastare il revisionismo dei dinosauri che muoiono, come si sa, molto lentamente.
L'articolo è stato pubblicato sul n.5/2013 della rivista bimestrale Qualenergia, con il titolo "L'energia dei dinosauri".

06 maggio 2013

Cresce la richiesta degli italiani :“Più solare, no centrali inquinanti”


Interessante articolo di   Antonio Cianciullo su La Repubblica. Ne consigliamo la lettura .....anche all' Ing  Carlo  De Benedetti  Presidente del Gruppo l'Espresso.

Tratto da La Repubblica

“Più solare, no centrali inquinanti” cresce la richiesta degli italiani

 

I RISULTATI DI UNA RICERCA IPR MARKETING CHE SARÀ PRESENTATA L’8 MAGGIO A SOLAREXPO : “EMERGE DETERMINAZIONE IN AUMENTO NELL’INVOCARE UNA SVOLTA ENERGETICA”

.........Gli italiani continuano a credere in uno sviluppo dell’energia fornita gratuitamente dal sole. Anzi, con il passare degli anni e con la diffusione crescente di questa tecnologia, il sostegno è diventato più convinto.
 
Tanto convinto da far partire la richiesta di uno spostamento dell’equilibrio energetico: chiudere le centrali più inquinanti (quelle a olio combustibile e a carbone) e dare via libera all’energia pulita che può aiutarci a creare nuovi posti di lavoro. 
Lo dimostra la ricerca, condotta da Ipr marketing per la Fondazione UniVerde, che sarà presentata l’8 maggio alla fiera di Milano, in occasione di Solarexpo. «Siano al quinto anno di questo sondaggio e i numeri rivelano una determinazione crescente nel richiedere una svolta energetica », afferma Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione Univerde.  
«Ma adesso, per la prima volta, emerge anche la richiesta di uscire dalla situazione paradossale in cui siamo impantanati. Abbiamo una sovrapproduzione elettrica e la quota di energia rinnovabile e di efficienza energetica continuerà a crescere perché ce lo chiede l’Unione europea e perché è la direzione di sviluppo del mercato. La conseguenza logica sarebbe chiudere le centrali più inquinanti sia dal punto di vista del-l’effetto serra che  da quello dello smog.

E invece gli ultimi governi hanno deciso di sostenere i combustibili fossili pagando le vecchie centrali per stare ferme, affermando che il loro contributo è necessario per compensare l’intermittenza delle rinnovabili. Peccato che non tutte le rinnovabili siano intermittenti e che si possa costruire una rete intelligente che fa a meno del carbone ».  

La propensione a utilizzare direttamente l’energia solare è passata dal 54 per cento del 2009 al 79 per cento: una crescita netta, che però nell’ultimo anno ha subito un leggero calo. Colpa del peso della macchina burocratica che gli ultimi ministri hanno promesso di alleggerire ma che di fatto è diventato sempre più gravoso. ......
La novità del sondaggio è comunque il netto giudizio sul carbone. Per l’80 per cento degli intervistati il carbone rappresenta il passato, per il 7 per cento il presente, per l’1 per cento il futuro (il 12 per cento non si pronuncia). Alla domanda «quali sono i combustibili fossili più inquinati?» petrolio e carbone sono risultati ex aequo con il 42 per cento delle risposte, a fronte di un 6 per cento per il gas.  
«Quello che mi ha sorpreso», aggiunge Pecoraro Scanio, «è stata la risposta alla domanda sulla proposta di chiudere entro il 2020 le centrali a carbone e a olio combustibile partendo da quelle più inquinanti: mi aspettavo un consenso unito a un certo scetticismo sulle possibilità reali e invece il 62 per cento ha dichiarato che non solo è d’accordo con la chiusura ma la considera possibile e doverosa per il clima». .....
 .«Il quadro che emerge sottolinea come sia venuto il momento per il Paese di fare scelte, di programmare il futuro», osserva Pecoraro Scanio. «L’Unione europea ha indicato una road map per il 2050, tra l’altro con un forte livello di consenso come emerge da questa ricerca, che vede le fonti rinnovabili arrivare a tre quarti del totale dei consumi elettrici.
  Per evitare di trovarci di fronte all’ennesima emergenza dobbiamo decidere in anticipo quali centrali vanno chiuse. E la scelta mi sembra obbligata: quelle più inquinanti.  
Questa è la sfida che il nuovo governo si trova di fronte: non affrontarla nella maniera giusta sarebbe un errore grave anche perché si perderebbero le importanti ricadute che lo sviluppo dell’energia pulita assicura in campo occupazionale ». ...
Immagine tratta da facebook del Dott. G Ghirga Medico Isde