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24 agosto 2005

10 DOMANDE ALL'ING. DE BENEDETTI SULLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER DI SAVONA


Pubblichiamo la lettera inviataci dalla LIBRERIA UBIK di Savona firmata da autorevoli personalità
nazionali e locali del mondo della cultura e della scienza e presente su numerosissimi siti , blog e quotidiani.

Libreria UBIK Savona

10 DOMANDE ALL’ING. DE BENEDETTI

SULLA CENTRALE A CARBONE TIRRENO POWER DI SAVONA


Egr. ing. Carlo De Benedetti,

a Lei che si vanta di essere la tessera numero uno del Partito Democratico, poniamo 10 questioni in merito alla Sua decisione di ampliare la centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure (Savona), da Lei controllata attraverso CIR Sorgenia, con tutte le conseguenze in termini di mortalità prematura della popolazione e nonostante la quasi totale contrarietà di cittadini, istituzioni, partiti, associazioni, medici e biologi.

10 le domande, alle quali Le chiediamo di dare risposta:

1) CONTRARIETA’ DELLA CITTA’ AL PROGETTO

-perché vi ostinate a perseverare nel vostro progetto di ampliamento, in spregio alla contrarietà dell’85%-90% della popolazione savonese, quella dei partiti (tra cui anche il PD), della Regione, dei Sindaci, dei Consigli comunali, delle Circoscrizioni, dell’Ordine dei Medici, di tutto l’associazionismo provinciale, delle principali personalità della società civile?*

E’ questo il personale concetto di democrazia del tesserato numero uno del Partito Democratico? Tutto questo non va contro non solo ai valori fondanti sanciti nello Statuto del PD, ma anche ai più elementari principi di democrazia del nostro paese?

*Hanno approvato delibere ‘contro l’ampliamento della centrale Tirreno Power’ tutti i comuni interessati: i Comuni di Savona, Vado Ligure, Quiliano, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure, Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare, Carcare, Cairo.

2) DI CARBONE SI MUORE

-perché Lei e la dirigenza Tirreno Power non volete ammettere che le centrali a carbone uccidono? Perché mistificate la realtà dicendo che avete il “carbone pulito” (concetto smentito dalle principali ricerche internazionali), così giocando con la vita della gente?

Secondo il referente scientifico dell’Ordine dei Medici di Savona “in tutta la provincia di Savona (con dati che peggiorano quanto più ci si avvicina alla centrale) diversi tumori e altre patologie vascolari, aumentano drammaticamente rispetto alla media nazionale (in particolare i tumori al polmone, vescica e laringe, le patologie cardiovascolari come infarti, emorragie cerebrali, ictus ed altre)”.

Le ricordiamo che in provincia di Savona in 16 anni sono morte circa 2.664 persone in più rispetto all’atteso (in base ai tassi standardizzati di mortalità della Liguria).

I calcoli commissionati dalla Comunità Europea asseriscono che nel nostro territorio savonese abbiamo valori di inquinamento fra i più alti in Italia, cui si associa una significativa riduzione dell’aspettativa di vita (la speranza di vita in Liguria è ridotta di quasi un anno per via dell’inquinamento).

Più in generale, tutti i principali studi mondiali riportano come sale enormemente il livello di mortalità vicino alle centrali a carbone**.

**Solo per citare alcuni studi, per una ipotetica centrale con emissioni pari a quelle dichiarate per la centrale a carbone di Vado Ligure, i danni in termini di mortalità sono quantificabili in milioni di dollari ogni anno, da un minimo di 42 ad un massimo di 430 milioni, variabili principalmente in base alla numero di persone esposte alle sue emissioni.

Gli studi scientifici hanno per esempio dimostrato in maniera consistente che il cancro e le leucemie infantili sono strettamente correlati con alti livelli di emissioni prodotte da processi di combustione.

I bambini, inoltre, sia nella fase di sviluppo prenatale che nei primi anni di vita, sono esposti al rischio di importanti danni allo sviluppo del loro cervello, con disturbi della sfera cognitiva (deficit di apprendimento e del quoziente intellettivo), comportamentale (da un aumento dell’ aggressività e deficit di attenzione fino all’autismo) e motoria (turbe del coordinamento motorio), causati in maniera particolare dalle emissioni di mercurio e di altri metalli pesanti (in Liguria il 90% del mercurio emesso annualmente nell’ ambiente deriva dalle centrali a carbone).

Vi sono poi sottogruppi di popolazione particolarmente a rischio per l’inquinamento da polveri sottili. Solo a titolo di esempio delle numerosissime pubblicazioni in materia, nelle donne in menopausa la mortalità per cause cardiovascolari e ictus aumenta in maniera davvero notevolissima (rispettivamente del 76% e dell’83% per ogni incremento di 10 microgrammi di PM 2,5).

Grazie a studi come questi, nel territorio della California non esiste più neppure una centrale a carbone. Ma non è solo la California a fare queste scelte.

In base ad uno studio analogo, lo stato del Texas nel 2006 ha recentemente bocciato il progetto di costruzione di ben 17 nuove centrali elettriche a carbone altamente tecnologiche.

Le previsioni infatti sono che queste 17 centrali a carbone causerebbero, nel periodo di funzionamento previsto, ben 12.000 morti (dodicimila) e 72 miliardi di dollari di costi sanitari.

Analoghi risultati ha fornito uno studio dell’ OMS del 2008 condotto su 40 milioni di abitanti di 26 città Europee. Riducendo gli attuali valori massimi consentiti delle PM 2.5 ai livelli raccomandati dall’ OMS di 10 µg/m3, si otterrebbe una riduzione delle morti premature annuali da 380.000 a circa 50.000, cioè una riduzione dell’ 87%. In pratica secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si salverebbero 330.000 (trecentomila) persone.

Ricordiamo che, secondo un’altra ricerca, a Vado Ligure il tumore maligno al polmone colpisce il 30% in più degli uomini rispetto al resto della Provincia. Per le malattie ischemiche del cuore, a Vado le donne fanno registrare il 71,9% di casi in più rispetto alla media regionale, mentre per le malattie respiratorie croniche ostruttive, a Vado gli uomini fanno registrare il 150% (centocinquanta) in più sulla Regione.

3) IL CARBONE PRINCIPALE MINACCIA CONTRO IL CLIMA

-perché, in collaborazione con il Governo, volete perseverare con il Vostro dannoso progetto di ampliamento della centrale a carbone, quando questo va ancora di più contro gli importantissimi accordi presi dall’Italia e dagli altri Stati nel protocollo di Kyoto?

Il carbone rappresenta la prima minaccia per l’equilibrio climatico mondiale: oltre un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono all’uso di carbone, che è il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di gas serra, circa il triplo del gas.

La battaglia per salvare il Pianeta dalla crisi climatica è dunque una battaglia contro il carbone. Tuttavia, agli attuali tassi di sviluppo, le emissioni dalla più sporca fonte fossile sono destinate ad aumentare del 60% al 2030. Se così fosse, non avremo alcuna speranza di limitare gli effetti più devastanti e irreversibili dei cambiamenti climatici.

Il momento di intervenire è ora, e il carbone è alla base del problema. Ogni nuova centrale a carbone o ogni ampliamento è un atto criminale contro la sopravvivenza della vita stessa sul Pianeta. Occorre abbandonare al più presto la nostra dipendenza da questo combustibile fossile, a favore di una rivoluzione energetica basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica.

Greenpeace denuncia che “il Governo italiano è contro il Protocollo di Kyoto, che obbliga il Paese a ridurre i gas serra del 6,5% rispetto al 1990. A oggi le emissioni sono aumentate del 10% e il Governo, già inadempiente e in disaccordo con gli impegni presi, continua ad autorizzare nuovi impianti a carbone, come la nuova centrale Enel a Civitavecchia e l’ampliamento di quella di Vado Ligure (la quale quindi aumenterà notevolmente la produzione di CO2). Il carbone porterà maggiori profitti nelle casse degli amministratori delle centrali, ma saranno i cittadini italiani a pagare le multe per Kyoto”.

4) IMPIANTI NON ALLINEATI ALLE NORMATIVE

-perché continuate a far funzionare i gruppi 3 e 4 della centrale, nonostante non siano allineati alle norme IPPC dell’Unione Europea, alla direttiva 96/61/CE, e al decreto legislativo 59/05, e nonostante siano privi della certificazione AIA?***

Perché il solo fatto che il Governo abbia prorogato i tempi per la valutazione dell’istruttoria per la certificazione AIA della Vostra centrale, vi fa sentire in diritto di definirvi (su tutti i giornali) ancora formalmente a norma, quando in realtà siete sostanzialmente e moralmente inadempienti da 40 anni verso la comunità savonese per i livelli di inquinamento che state producendo?

Perché evidenziate sempre sui giornali che siete in possesso del V.I.A. ministeriale (al quale peraltro si oppone il V.I.A. regionale negativo, approvato dalla Regione Liguria) senza invece mai segnalare alla cittadinanza che non siete allineati rispetto alle principali leggi in materia ?

Ricordiamo che il V.I.A. ministeriale è soltanto una Valutazione d'Impatto Ambientale gestito da un organo di nomina politica, fra l’altro dichiarato illegittimo 3 mesi fa dalla Corte dei Conti, e contro il quale la Regione Liguria ha fatto ricorso.

E ancora: perché, come dice l’ex Assessore Regionale all’Ambiente, “non vi siete conformati alle disposizioni regionali in materia, né al Piano Energetico Regionale, né al Piano Regionale di risanamento della qualità dell’aria?”.

Perché secondo i medici del MODA “non si è più discusso della completa metanizzazione degli impianti che la città attende da più di 20 anni, come votato dagli enti locali savonesi fino al 2007 (compreso il Comune di Savona) e come indicava l’Istituto Superiore di Sanità già nel 1988?”

Anche il Segretario Provinciale del PD (del suo Partito) ha dichiarato in questi giorni ai giornali: “Tirreno Power sta dicendo e facendo di tutto meno che l’unica cosa che dovrebbe fare: i monitoraggi, la copertura dei parchi e in generale investimenti per diminuire l’impatto del carbone sul territorio (…) Di questo progetto non ce n’è bisogno, non è in sintonia con i tempi (…) Da anni continuiamo a parlare di cose che avrebbero già dovuto essere fatte e la Tirreno Power non ha fatto (...) Si usa sempre la logica ricattatoria occupazionale per non fare! È ora di finirla (…) È questione di credibilità: mi spiace ma Tirreno Power non è più un interlocutore affidabile”

***I medici del MODA denunciano:

A) Il continuo funzionamento dal 1996 a oggi per più di 10 anni degli obsoleti gruppi a carbone 3 e 4 che non utilizzano la migliore tecnologia disponibile prevista dalla legge, con alti livelli di emissione di inquinanti;

B) Il frequente superamento nel savonese dei limiti di legge (DM 60/02) delle polveri sottili PM10 fino al 2006;

C) La parziale misurazione delle polveri PM 2,5 prevista dalla direttiva 2008/50/CE e la mancata misurazione di Arsenico, Cadmio, Nikel e Benzopirene nelle polveri PM10 in attuazione del D. Lgl 152/07;

D) Il principale contributo della centrale a carbone Tirreno Power di Vado alle emissioni inquinanti in provincia di Savona: Ossidi di azoto (68%) PM10 (35%) Ossidi di zolfo (90%) COV (38%) (Piano Qualità Aria Regione Liguria 2006) quando non era ancora entrato in funzione il gruppo a gas (anno 2007) e la centrale funzionava a metà potenza di quella attuale;

E) La possibilità di bruciare i rifiuti come CDR sui gruppi a carbone, in contrasto con quanto consentito dalla normativa europea, con il rischio di un ulteriore peggioramento delle emissioni per la formazione di diossine e metalli pesanti nei fumi maggiori di quelle prodotte con un moderno inceneritore;

F) Gli studi sui licheni (anche Regionali) che dimostrano come la centrale a carbone sia la principale responsabile per la emissione oltre che di gas fitotossici anche di metalli pesanti come Hg, Cd , Cr e Ni che seguono il modello diffusionale del Vanadio prodotto solo dalla combustione del carbone.

5) MAGGIOR INQUINAMENTO CON IL PROGETTO DI AMPLIAMENTO

-perché continuate a propagandare con ogni mezzo di comunicazione che il Vostro progetto di ampliamento della centrale e di ristrutturazione dei gruppi 3 e 4 esistenti diminuirebbe l’inquinamento, mentre ricerche scientifiche indipendenti dimostrano esattamente il contrario?****

Sui giornali avete dichiarato che volete investire e mettere a norma la centrale esistente (affermazione che peraltro, secondo molti esperti, non corrisponde alla verità in quanto le modifiche che apportereste ai gruppi 3 e 4 sarebbero insufficienti****), ma che non lo farete se non si concede in cambio anche l’ampliamento della centrale stessa. Da quando vale il ricatto per cui si seguono le leggi solo se si concede qualcosa in cambio? Perché deve valere per Lei questa deroga che non è concessa ai singoli cittadini?

Una società come Tirreno Power che produce 100 milioni di euro di utili netti ogni anno non è forse economicamente in grado di allinearsi alle normative europee?

E perché riproporre l’eterno ricatto delle centinaia di milioni di investimento e di 50 nuovi posti di lavoro, da mettere sull’altro piatto della bilancia rispetto ai danni ambientali e ai tassi di mortalità? La Provincia di Savona su questo tema ha già storicamente pagato prezzi molto alti, con conflitti laceranti tra ‘salute e lavoro’, e non ha bisogno di essere sottoposta a una nuova prova di forza.

****secondo il referente scientifico dell’Ordine dei Medici “gli attuali gruppi 3 e 4 a carbone della centrale (risalenti agli anni ’60 del secolo scorso e obsoleti da decenni), una volta ristrutturati secondo il Vostro progetto di ampliamento (propagandato come un adeguamento secondo le migliori tecnologie), emetteranno, per ogni Megawatt installato, 3,4 volte in più ossidi di zolfo, 2,5 volte in più ossidi di azoto, il doppio delle polveri primarie rispetto al nuovo gruppo, dimostrazione evidentissima che, pur disponendo di una tecnologia meno inquinante, questa non sarà applicata in modo significativo a tutti i gruppi a carbone, ma solo a uno, al gruppo nuovo”.

Il motivo, più che evidente, sta nel fatto che si vuole risparmiare, incuranti delle ricadute che questo risparmio avrà sulle emissioni di sostanze inquinanti nell’ambiente.

Questi dati hanno indotto comitati e associazioni a sostenere la non ristrutturabilità dei gruppi 3 e 4. Secondo i medici del MODA: “i gruppi esistenti 3 e 4 della Centrale non sono ristrutturabili con le nuove tecnologie, per cui per rispettare le attuali normative si impone da subito la chiusura dei vecchi gruppi a carbone altamente inquinanti per lasciare così i gruppi a turbogas esistenti, che già da soli producono il doppio dell’energia consumata in provincia di Savona” (inquinano comunque, anche se molto meno del carbone).

E’ evidente che solo finalmente con un ampio confronto con i Comuni, la Regione, i comitati, e con l’ausilio di esperti indipendenti (e solo dopo aver rinunciato al progetto di ampliamento), si potrà valutare se l’adeguamento alla legge 59/05 (che prevede l’utilizzo delle migliori tecnologie esistenti) sarà fattibile in modo significativo nella ristrutturazione dei vecchi gruppi 3 e 4, o se (come sostengono efficacemente molte personalità autorevoli in materia) tali gruppi invece risulteranno non più ristrutturabili.

6) CENTRALE COME INCENERITORE

-rispondono al vero le voci che si stanno diffondendo, secondo le quali un vostro obiettivo potrebbe essere quello di usare i gruppi a carbone anche per bruciare i combustibili derivati da rifiuti (CDR), utilizzando quindi la centrale anche come inceneritore?

Questo (la gente non lo sa, ma voi ben lo sapete) aggraverebbe in modo devastante la situazione, perché ai fumi velenosi derivanti dal carbone (polveri sottili e ultrasottili, metalli pesanti, diossine, solfati, nitrati, ecc, oltre che radiazioni superiori a quelle delle centrali nucleari) si aggiungerebbero altre pericolosissime emissioni di diossine, polveri, e metalli pesanti.

7) INSUFFICIENTE MISURAZIONE DEI LIVELLI DI INQUINAMENTO

-perché accetta il paradosso che il controllo delle emissioni dalle ciminiere della Sua centrale a carbone sia eseguito dalla stessa Tirreno Power (per cui gli inquinatori sono i CONTROLLORI DI SE STESSI, senza che sia prevista alcuna verifica da parte di enti terzi) e non invece da un Ente Pubblico, il quale finalmente dopo decenni potrebbe garantire la cittadinanza sui reali livelli di inquinamento?

Per quanto riguarda invece le centraline esterne alla centrale, secondo il referente scientifico dell’Ordine dei Medici “i dati sull’inquinamento vengono misurati dall’ARPAL in modo superficiale, obsoleto e insufficiente (per numero e dislocazione delle postazioni, e per tipologia di inquinanti misurati)”.

Come può peraltro la comunità savonese avere fiducia nell’ARPAL, un’agenzia la cui intera dirigenza è indagata dalla Procura della Repubblica di Genova per falso, turbativa d’asta ed altri gravissimi capi d’accusa?

Come si può dire, ing. De Benedetti, che l’inquinamento è sotto controllo, quando si sceglie di non misurare efficacemente le polveri inquinanti?

8) RIFIUTO DEL CONFRONTO

-perché i Responsabili della centrale rifiutano da anni qualsiasi confronto pubblico con l’Ordine dei Medici, con i Medici per l’Ambiente e più in generale con la cittadinanza, lasciando alle migliori agenzie pubblicitarie una massiccia comunicazione fatta di slogan facilmente smentibili dai dati scientifici (“abbiamo la tecnologia”, “carbone pulito”, “ampliamo per migliorare l’aria”)?

Anche questo, ing. De Benedetti, è il Suo personale concetto di democrazia, oppure è solo perché ben sapete che il vostro progetto non può reggere il confronto con le principali istituzioni mediche locali?

Perché su questo tema si è messo in atto da decenni a Savona un fruttuoso e perverso meccanismo misto: da un lato si ‘addolcisce’ (si promette, si sostiene, si sponsorizza…) e dall’altro si minaccia? Sono state minacciate di ritorsioni di vario tipo (“ti faccio licenziare”, “ti querelo”, “ti massacro politicamente”, ed altre pressioni) varie categorie di persone che avevano tentato di spiegare la verità, inclusi importanti amministratori locali, medici e giornalisti.

9) SOVRAPPRODUZIONE

-perché volete perseverare con il Vostro dannoso progetto di ampliamento, in una città come Savona che NON ha bisogno di nuova energia elettrica, dato che la Centrale già attualmente produce una quantità di energia superiore di ben 5 (cinque) volte a quella che viene consumata in tutta la Provincia?

Perché, ing. De Benedetti, deve essere di nuovo la Provincia di Savona a essere martoriata e sottoposta ai Vostri interessi economici, una Provincia che da anni sta cercando faticosamente di sviluppare la sua importante e strategica vocazione turistica?

Ricordiamo che in Liguria (che secondo studi della CEE è una delle regioni più inquinate d’Italia), una terra tanto bella a livello paesaggistico e naturalistico quanto devastata dalle industrie e dal cemento, vi sono già ben 3 centrali a carbone (il 27% di quelle rimaste in funzione in Italia).

Segnaliamo inoltre che gli obiettivi della Comunità Europea, cui aderisce anche l’Italia, prevedono per il 2020 una riduzione del 20% del consumo di energia, ottenuto attraverso il preziosissimo risparmio energetico, un 20% di energia alternativa, e un 20% di riduzione delle emissioni di CO2 (che invece aumenterebbero con il progetto di ampliamento della centrale).

10) ENERGIE RINNOVABILI

-perché volete perseverare nella produzione di energia dal carbone (una produzione più economica, usata ancora tra moltissime critiche in altri Stati, ma estremamente dannosa per la salute e per questo con un consumo in continua riduzione in Europa), senza investire significativamente nel metano e soprattutto nelle energie rinnovabili realmente pulite?*****

Come ha detto il Premio Nobel Carlo Rubbia proprio sul suo giornale, ‘LaRepubblica’: “Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. La CO2 dura in media fino a 30.000 anni. Il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso…”.

***** Perché cercate di disorientare la cittadinanza savonese dichiarando che investirete quasi 200 milioni di euro in energie alternative? il Vostro progetto infatti mira non certo allo sviluppo delle energie rinnovabili ‘pulite’ come eolico o solare (dei 600 MW previsti nel Vostro progetto fra carbone e rinnovabile, si prevedono solo 1,5 MW di fotovoltaico, ovvero un misero 0,2%),ma a cospargere il territorio ligure di centrali a biomasse (catalogate tra le energie ‘alternative’), centrali inquinanti e spesso destinate in realtà a diventare inceneritori di rifiuti.

Ricordiamo invece che con l’utilizzo delle fonti realmente rinnovabili, nei Paesi del Nord Europa riescono a garantire un quantitativo di posti di lavoro che, in proporzione i miseri 30 posti in più garantiti da Tirreno Power fanno sorridere (ad esempio, sono 150.000 i posti di lavoro creati dall’eolico in Europa, che diventeranno 368.000 in meno di 10 anni secondo l’Unione Europea).

In Germania, dove praticamente già il 20% dell’energia totale viene prodotta tramite le fonti alternative (eolico e solare), si prevede un forte aumento nei prossimi anni, dismettendo completamente le centrali nucleari entro il 2018.

Anche il nuovo Presidente degli USA ha orientato grandi risorse verso l’utilizzo delle energie rinnovabili, ritenendolo il nuovo possibile volano, sia per la soluzione della grave crisi economica che per la protezione dell’intero pianeta.


In sintesi,

perché Lei che si dichiara il primo tesserato del PD, calpesta buona parte dei principi e dei valori propri del centrosinistra (e presenti nello Statuto del PD): rispetto della volontà popolare, rispetto della vita umana, rispetto e cura per l'ambiente, confronto e dibattito nelle decisioni, adeguamento alle normative dell’Unione Europea, adeguamento alle leggi non come merce di scambio, considerazione delle opinioni degli esperti e degli organi medici competenti, sviluppo delle energie rinnovabili, ecc.?

Non conviene con noi, ing. De Benedetti, che il rispetto per la vita e per l’ambiente non può e non deve far parte di un mero gioco di interessi politici ed economici, ma deve invece far parte dei valori primari ed inalienabili di ogni popolo civile?

Produrre energia non è un fine ma un mezzo per far funzionare la società in cui viviamo: è etico e doveroso investire capitali per produrre energia con le metodiche meno inquinanti possibili, compatibili con la salute dei cittadini, evitando il combustibile più inquinante di tutti che è il carbone.

Nessun calcolo economico può giustificare la richiesta di perpetuare lo scempio ambientale e le morti premature causate dalla combustione del carbone.


Le chiediamo quindi di rispettare la volontà della nostra comunità, desistendo dal Suo progetto di ampliamento della centrale a carbone e riducendo fortemente i livelli di inquinamento adeguando la centrale alle migliori tecnologie esistenti, così come previsto dalla legge.

Certi di una sua Risposta, Le porgiamo distinti saluti.


Comuni che hanno approvato delibere contro l’ampliamento della

centrale Tirreno Power

I Comuni di Savona, Vado Ligure, Quiliano, Bergeggi, Spotorno, Noli, Finale Ligure,

Balestrino, Vezzi Portio, Albissola Marina, Celle Ligure, Altare,

Carcare, Cairo Montenotte.

Associazioni savonesi che si sono dichiarate contro l’ampliamento della Centrale Tirreno Power, e a favore di un suo adeguamento alle normative:

ARCI, ACLI, Emergency, Libera, Meetup di Beppe Grillo, Rete Lilliput, Unione Donne in Italia, Donne in Nero, Legambiente, Greenpeace, UAAR, ANPI, Comitato Acqua Pubblica, Uniti per la Salute, Amare vado, Vivere vado, Medicina democratica, Fuoricontrollo, Margonaraviva, ecc


Queste e altre informazioni medico scientifiche sono state tratte da:

(Piano Regionale della qualità dell’aria 2006)

(Nimis e collaboratori 1998).

(Uncertainty and Variability in Heath related Damages from Coal – Fired Power Plants in the United States. Jonathan I. Levy et al.Risk Analysis, Vol. 29, No. 7, 2009)

(Premature mortality from Proposed New Coal – Fired Power Plants in Texas, November 2006).

(Epidemiologia e Prevenzione, 2006)

(Sci Total Environ, 2009 Apr 1: 407: 2593 – 602).

(J Epidemiol Community Health 2005)

(Annals of Neurology 2008; 64: 53 – 9).

(Arch Intern Med. 2008;168:909-911).

(Stroke. February 2007. - S Yamazaki et al. Environmental Medicine. Sept. 2006)

(K. A. Miller: N Eng. J of Med, february 1, 2007)

(Am J Cardiol. 2006;98(3):423-424).

(Epidemiology, September 2008 - Volume 19 - Issue 5 - pp 690-701).

(EEA Report N° 10/2005).

(Dubnov J. Et al. Estimating the effect of air pollution from a coal-fired power station on the development of children’s pulmonary function. Environ Res. 2006 Apr 14)

(N E ngl J Med 2009; 360: 376 – 86).

(Reducing ambient levels of fine parti culate matter could substantially improve health: a mortality impact assesment for 26 European cities, Ferran Ballestrer et al. on behalf of the Apheis network.)

(Levy et al. 2000)

(Mortalità in Provincia di Savona 1999 – 2004, A cura di:Marina VERCELLI1,2, Elsa GARRONE1, Claudia CASELLA IST Genova ).


Ringraziamo vivamente tutti gli esperti, i medici, i biologi, gli amministratori, i giornalisti, i comitati che si sono pazientemente adoperati nello stilare questo documento.



Tratto da IVG

Hanno già dato adesione alla lettera:


MARGHERITA HACK (astrofisica)
BEPPE GRILLO (attivista politico)
MAURIZIO MAGGIANI (scrittore)
LUIGI DE MAGISTRIS (Presidente della Commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario)
OLIVIERO BEHA (scrittore, opinionista)
FERDINANDO IMPOSIMATO (magistrato, Presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione)
SERGIO STAINO (vignettista)
ANGELO BONELLI (Presidente Nazionale della Federazione dei Verdi)
MASSIMO CARLOTTO (scrittore)
LELLA COSTA (attrice)
MARCO PANNELLA (Partito Radicale transnazionale)
DON ANDREA GALLO (prete, scrittore)
LIDIA RAVERA (scrittrice, giornalista)
PAOLO FERRERO (Segretario Nazionale Rifondazione Comunista)
PINO PETRUZZELLI (attore, scrittore)
CIRO PESACANE (Coordinatore Nazionale Forum Ambientalista)
VITTORIO AGNOLETTO (politico, Parlamentare europeo)
ENNIO REMONDINO (giornalista, scrittore)
BRUNO GAMBAROTTA (scrittore)
SILVIA CALAMANDREI (Presidente Archivio Piero Calamandrei)
LIVIO GARZANTI (ex Presidente Casa editrice Garzanti)
ALDO GIANNULI (storico, scrittore)
GIANNI BIONDILLO (scrittore)
DON PAOLO FARINELLA (prete, scrittore)
MARCO VICHI (scrittore)
PATRIZIA GENTILINI (oncologa di fama internazionale, Presidente ISDE Forlì)
BRUNO MORCHIO (scrittore)
FULVIO GRIMALDI (giornalista, scrittore)
DANIELE BIACCHESSI (giornalista, autore, scrittore)
GIOVANNI IMPASTATO (Presidente Casa memoria Peppino Impastato)
FABIO GEDA (scrittore)
ELISABETTA ZAMPARUTTI (Deputata Radicale della Commissione Ambiente)
SIMONA RICOTTI (Responsabile Comitato No Coke Civitavecchia)
EMANUELA PROVERA (scrittrice)
GIOVANNI GHIRGA (Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’ambiente e la salute)
ALESSANDRO PERISSINOTTO (scrittore)
MARCO DALLARI (scrittore, docente di Pedagogia)
GIORGIO SCARAMUZZINO (attore, autore, scrittore)
PIETRO GALEOTTI (autore televisivo)
RUGGERO RIDOLFI (oncologo ISDE)
DIEGO FUSARO (scrittore)
GIANLUIGI SALVADOR (Movimento per la Decrescita Felice, Referente energia e rifiuti WWF Veneto)
SILVIO RIOLFO MARENGO (scrittore)
MIMMO LOMBEZZI (giornalista)

Alla lettera hanno aderito diverse personalità del mondo savonese, oltre che le associazioni ed i Comuni del territorio che si battono contro il progetto di ampliamento.

14 agosto 2005

FERRAGOSTO 2011: LA FAVOLA DEL CARBONE PULITO E I SOGNI DEI CITTADINI


Continua da Ferragosto 2011......
ALCUNE CONSIDERAZIONI Tratte da Pensiero superficiale
Per informarsi basterebbe solo spulciare su internet Oppure leggere il libro inchiesta di Roberto Rossi, giornalista che da anni segue il piano governativo del rilancio nucleare italiano.
Un’inchiesta precisa, puntigliosa, a prova di bomba atomica.
Pagina dopo pagina, gli italiani capirebbero che ancora una volta stanno barattando i propri risparmi e la propria salute per ingrassare i soliti sospetti.
Proprio come l’industria degli idrocarburi, quella nucleare propone un patto col Diavolo: un patto che ridurrà in cenere e scorie il futuro delle prossime generazioni terrestri.

D
ifesa dell’ambiente e legalità, oggi in Italia chi si erge a paladino di questi valori rischia di essere .......

Come Angelo Vassallo, sindaco di Pollica.
Perché? Per la solita vecchia ragione. Per interessi economici, per il business, per la pecunia sterco del demonio che magari non olet, ma lascia delle coscienze sporche e sdrucite cui nemmeno una centrifuga miracolosa può restituire un minimo di candore.

Mezzo milione di malati e 35.000 morti: ogni anno sono queste le vittime delle sostanze tossiche che gli italiani mangiano e respirano.
Un territorio più esteso della Liguria - 6740 chilometri quadrati - rappresenta la superficie complessiva delle aree contaminate dai veleni nel nostro Paese.
Le persone che in Italia abitano in zone considerate ad alto rischio sanitario sono addirittura 15 milioni, ma nessuno ne parla.
Le cifre elencate sulla quarta di copertina e poi analizzate e descritte con precisione nel libro di Emiliano Fittipaldi ci raccontano che soprattutto negli ultimi 10 anni in Italia è in corso una guerra, una guerra silenziosa e non dichiarata, ma terribilmente reale e letale contro i cittadini.
..
Fittipaldi ha scritto un libro coraggioso e necessario, quindi scomodo per il Paese nel quale viviamo; o tentiamo di sopravvivere.

Servirebbero cuore e, auspicabilmente, cervello. Avere a cuore le vere risorse del territorio, l’integrità ambientale e la salute umana; e i valori fondamentali della democrazia: legalità, partecipazione, controllo costante del Potere.

Non credo si possa scappare da questi precetti.

Nè il cittadino può sperare di aggrapparsi ai medici e agli scienziati, sempre più spesso conniventi per remunerati interessi personali. Un solo esempio: Umberto Veronesi, smemorato d'Ippocrate, sostenitore dell'energia nucleare e degli inceneritori.
Esistono, per fortuna, anche scienziati ‘buoni’: Gatti/Montanari, Maria Rita D’Orsogna, Francesco Gonella, Giorgio Nebbia, Laura Corradi.
Ma scontano l'ostracismo dei media e l'opposizione delle potenti industrie inquinanti......

Ma il vero punto è sempre politico, nella accezione greca del termine.

Trovo sia aberrante dire che in certi territori l’unico sviluppo possibile sia quello assicurato dall’industria degli idrocarburi. Aberrante e falso. Ma il compito principale della politica qual è se non quello di amministrare la cosa pubblica per il bene comune? Qual è la dote principale di un vero politico se non – e ricorro un’altra volta al greco antico – la ‘pronoia’, la capacità di vedere prima, di avere una visione.
E capire che territori come la Sardegna, la Sicilia, l’Abruzzo, l’Italia intera hanno altri tesori, altre risorse da valorizzare.

La ‘mala politica’ appoggia la ‘mal imprenditoria’, la ‘mala scienza’ copre le vergogne: sopire, negare, anche contro l’evidenza......

La politica italiana considera l’organismo degli italiani simile a quello di Superman: se l’Organizzazione mondiale della Sanità (comunque non impermeabile alle pressioni delle lobbies) stabilisce che il corpo umano può tollerare H2S (idrogeno solforato, ndr) fino ad una soglia massima di 0,005 parti per milione (ppm) in italia la legge stabilisce un limite di 5 ppm per l’industria non petrolifera e addirittura 30 ppm per quella petrolifera:
6000 volte superiori a quello raccomandato dall’Oms.
Non si può avere fiducia in una politica che soccorre chi prospera sul malaffare e uccide i cittadini, cioé i soggetti che dovrebbe tutelare.

Paradigmatico in questo senso il caso ‘atrazina’ negli anni ’80: erbicida ad elevata persistenza ambientale, quindi difficile da smaltire.
Negli anni 80 si scoprono livelli altissimi di atrazina negli acquedotti e nelle falde di molti comuni italiani, soprattutto nell’area padana. Cosa fa la politica invece di intervenire e sanzionare i responsabili? Aumenta per legge, i limiti di tollerabilità alla sostanza da parte degli organismi degli italiani!!! Poi, nel 1992 l'abbiamo finalmente messo al bando, ma intanto per anni molti italiani hanno continuato a bere atrazina ‘tumorale’…

Perché ‘se niente importa’, tanto per citare il titolo di un altro bellissimo libro ad alto tasso di contenuto ambientale di Jonathan Safran Foer, ma importa solo il business, ecco che ci ritroviamo nella condizione terribile, descritta in modo mirabile da Fittipaldi.
Siamo quindi destinati a soccombere? Una volta c’erano le 5 Regioni a statuto speciale (ci sono ancora, per carità) ma è come se l’Italia fosse tutta intera una nazione a statuto speciale per quello che avviene qui. Non che all’estero non esistano situazioni altrettanto gravi, ma l’impressione è che la società civile abbia maggiori anticorpi, abbia una capacità di reazione al momento sconosciuta alle nostre latitudini.

La Costituzione ci ha protetti ed è una legge fondamentale meravigliosa visto che qualcuno ne ha talmente paura da volerla incenerire.
La Costituzione però ci fa da scudo se noi la tuteliamo: non può fare tutto da sola.
La democrazia è partecipazione diretta, è impegno in prima persona.

Vorrei chiudere con le parole di Rita Atria, coraggiosa ragazza siciliana di Partanna nel Belice, capace di diventare collaboratrice di giustizia dopo aver visto ucciso il padre, piccolo boss di paese.
Per questo ripudiata dalla madre, dalla famiglia, dal fidanzato. Ma protetta da Paolo Borsellino che la convinse a trasferirsi a Roma e ad entrare nel programma di protezione dello Stato.
Dopo l’uccisione del magistrato, Rita Atria si suicidò lanciandosi nel vuoto.
Ma il suo esempio e questa frase in particolare, estratta dal suo tema di maturità sulla morte di Giovanni Falcone, dovrebbero convincerci che siamo sconfitti solo se rinunciamo a lottare:

“Forse un mondo onesto non esisterà mai, ma chi ci impedisce di sognare.
Forse se ognuno di noi prova a cambiare, forse ce la faremo”.

10 agosto 2005

2009/08/11 " RADIOATTIVITA’ AMBIENTALE e RADIOATTIVITA’ DEL CARBONE"

Nell'ottica di una capillare informazione riportiamo da un sito di "Agenda 21" della Regione Puglia , dove sorge la più grande Centrale a carbone Italiana uno studio sulla radioattivita' del carbone :
è un articolo lungo ma merita sicuramente la nostra attenzione. Per stimolarne la lettura vi antecipiamo una delle conclusioni :
In queste condizioni il problema della valutazione dei flussi di radioattività conseguenti all'esercizio delle centrali a carbone diviene di particolare interesse dal momento che in particolari condizioni metereologiche il pennacchio della centrale potrebbe raggiungere anche altezze notevoli. In tal caso i materiali volanti potrebbero coprire distanze molto grandi prima della ricaduta, determinando un contributo non solo a livello locale ma anche su scala globale.




Tratto da" Agenda 21 della terra d'Arneo"




RADIOATTIVITA’ AMBIENTALE


La radioattività è l'emissione spontanea di radiazioni, in genere particelle alfa o beta, molto spesso accompagnate da raggi gamma, dal nucleo di un isotopo instabile. A seguito di tale emissione, l'isotopo radioattivo è trasformato per decadimento nell'isotopo di un altro elemento, che a sua volta può essere anche radioattivo. Come risultato di una o più fasi di decadimento radioattivo si determina un prodotto finale stabile, non radioattivo.


La radioattività costituisce una componente fondamentale dell'ambiente terrestre in quanto elementi radioattivi di varia origine e natura sono contenuti nell'acqua, nell'aria, nella crosta terrestre e nella biosfera ed inoltre radiazioni di origine cosmica raggiungono la terra dallo spazio extraterrestre. Come risultato di tale presenza, per tutta la vita ciascuno di noi è esposto all'azione delle radiazioni.


I principali elementi radioattivi, presenti nella sfera geologica ed in quella biologica, possono essere suddivisi in due differenti categorie, naturali ed artificiali. Gli elementi radioattivi naturali sono presenti da sempre nell'ambiente terrestre ed il loro comportamento nei diversi sistemi ambientali è sostanzialmente legato a processi dovuti alle caratteristiche geomorfologiche ed ecotipologiche dell'ambiente stesso. Gli elementi radioattivi artificiali sono introdotti invece nell'ambiente terrestre da diverse attività umane. Il contributo più sostanziale è stato prodotto dalle esplosioni nucleari nell'atmosfera, effettuate principalmente negli anni cinquanta ed in minor misura negli anni sessanta.


Lo studio della radioattività ambientale è di particolare importanza soprattutto per la sua rilevanza ai fini della stima della dose di radiazioni assorbita dalle popolazioni. La dose di radiazione assorbita è l'energia ceduta alla materia dalle radiazioni ionizzanti per unità di massa del materiale irradiato. L'unità di misura era il Rad e successivamente è stato introdotto il Gray corrispondente a 100 Rad. L'unità di misura dell'equivalente di dose è il Sievert (Sv). Ma in genere si impiega anche il Rem (1 Sv = 100 Rem), cioè la dose di radiazioni ionizzanti che, assorbite dal corpo umano, producono un effetto biologico identico a quello prodotto dall’assorbimento di 1 Rad di raggi X o Gamma. Infine, l'unità di misura storica dell'attività di una sostanza radioattiva è il Curie (Ci), che più recentemente è stato sostituito dal Becquerel (Bq), (1 Bq=27 pCi).


Una consistente frazione della dose di radiazione assorbita dalle popolazioni è dovuta ai radionuclidi presenti nell'ambiente, i quali, a seconda delle loro caratteristiche, irraggiano in vario modo i tessuti umani. L'irraggiamento esterno è dovuto a quelle radiazioni che provengono dall'ambiente esterno ed incidono sull'uomo.
L'irraggiamento interno invece è dovuto ai radionuclidi che penetrano nel corpo umano e si depositano nei tessuti attraverso i cibi, l'aria e l'acqua.


RADIOATTIVITA’ DEL CARBONE
Lo studio a cui si fa riferimento è quello svolto dal Laboratorio di Radioattività e Metodologie Radioisotopiche della Regione Puglia diretto dal Dott. Elio Conte, docente e ricercatore in fisica teorica e nucleare.


Il processo di formazione di un giacimento di carbone è caratterizzato dal fenomeno dell'inglobamento, da parte delle sostanze vegetali in trasformazione, di materiali inorganici ivi presenti come le rocce lapidee o i terreni sciolti di diversa natura. Poiché, come si è visto sulla radioattività ambientale, tutti i materiali della crosta terrestre contengono elementi radioattivi naturali, è ben comprensibile che la radioattività sia poi riscontrata nei carboni che da essi derivano.
Il carbone contiene pertanto tutti i radionuclidi primordiali ed i loro prodotti di decadimento. I radionuclidi più significativi sono il potassio-40 e le serie di decadimento che fanno capo all'uranio e al torio.
L'uranio ed il torio sono due elementi radioattivi naturali che, a causa della loro lunga vita media, sono sopravvissuti dall'origine della terra sino ai nostri giorni. Questi elementi decadono in altri elementi radioattivi secondo una "catena" della radioattività naturale che termina con il piombo stabile.
L'importanza radiologica dei predetti radioisotopi è legata al fatto che essi emettono radiazioni alfa, beta e gamma. Essi sono pertanto pericolosi perché, se inalati o ingeriti, si fissano in vari organi irraggiandoli per un lungo periodo di tempo.
Il carbone, essendo un residuo carbonaceo di vegetali vissuti milioni di anni fa rimane nei giacimenti per tali lunghissimi intervalli di tempo, seguendo da vicino le vicissitudini idrogeo-logiche dei terreni circostanti. Poiché uranio e torio sono presenti nei terreni e nelle formazioni geologiche, essi penetrano nella massa del carbone e ne determinano pertanto la sua radioattività.
L'aspetto fondamentale da tener presente in questo processo è che le quantità di uranio e di torio che penetrano nella massa del carbone sono proporzionali alle quantità circostanti, molto variabili da sito a sito. Ne deriva pertanto che la radioattività del carbone presenta una spiccata tendenza alla variabilità in relazione alle caratteristiche dei siti nei quali esso si è formato.

In figura 39 si riportano i valori delle misure di concentrazione di uranio e di torio nel carbone di provenienza dagli U.S.A., dalla Polonia e dal Sud Africa. I carboni misurati presentano valori molto variabili; frequentemente si riscontrano contenuti di 1 ppm (parte per milione) di uranio e 2 ppm di torio e valori progressivamente crescenti fino a massimi, ritrovati in alcuni filoni di carbone, di 5 ppm per l'uranio e 10.1 ppm per il torio e fino a valori limite, ritrovati in alcuni filoni di carbone di provenienza U.S.A., rispettivamente di 43 ppm per l'uranio e 79 ppm per il torio.


Il ciclo energetico del carbone è caratterizzato da alcune fasi nelle quali si determina una dispersione di materiale radioattivo nell'ambiente. Esse sono le seguenti:


* estrazione ed eventualmente purificazione del carbone;
* combustione del carbone nella centrale;
* movimentazione e discarica con sistemazione finale delle ceneri.



L'estrazione e la movimentazione del carbone costituiscono una fase in cui si determina dispersione di polveri di carbone e particolarmente di radon-222. Il radon ed i suoi discendenti vanno considerati quali sorgenti di esposizione esterna per quanto attiene ad esempio alla radiazione gamma emessa dal 214 Pb e dal 214 Bi e quali sorgenti di esposizione interna per quanto riguarda invece l'emissione delle particene alfa del 218 Po e 214 Po.
I prodotti di decadimento del radon presentano una velocità di diffusione molto elevata nell'aria e formano rapidamente aggregati con l'acqua, con l'ossigeno e con altri gas. Gli aggregati si attaccano poi a particelle di aerosol entro brevissimo tempo. La frazione di attività dei discendenti a vita breve del radon, portata dagli aggregati molecolari, è indicata tecnicamente con il termine di frazione non attaccata, mentre la frazione assorbita sulle particelle di aerosol è indicata tecnicamente con il termine di frazione attaccata. L'apparato respiratorio umano non trattiene il radon in quanto è un gas nobile, ma trattiene nel tratto respiratorio più alto i prodotti di decadimento inalati sotto forma di aggregati e ioni liberi e trattiene invece nella regione polmonare i prodotti legati a particelle o a polveri. I prodotti di decadimento del radon comportano pertanto una dose da inalazione.


Le ceneri rappresentano un sottoprodotto della produzione di energia elettrica da carbone. Durante la combustione del carbone, i suoi vari elementi radioattivi si comportano differentemente in rapporto alle loro diverse volatilità. Si è detto in precedenza che i radionuclidi delle serie naturali presenti nel carbone sono sostanzialmente in equilibrio radioattivo. Gli equilibri raggiunti nel carbone tendono ad essere distrutti durante il processo della combustione, poiché appunto gli elementi chimici tendono a distribuirsi secondo la loro volatilità tra le particelle di cenere di diversa dimensione, le quali si comportano differentemente all'interno della caldaia, nei sistemi di depolverazione e quando vengono inalate.


A seguito della combustione del carbone, alcuni radionuclidi si trovano nelle ceneri della caldaia e nelle ceneri volanti. Durante la predetta combustione i radionuclidi presenti nei particolati fini possono sfuggire ai filtri. In questa fase un’ulteriore dispersione di materiale radioattivo è ottenuta dai vapori e dai gas per alcune sostanze, quali ad esempio il 210 Pb, il 210 Po e il 222 Rn che a causa delle elevate temperature dei gas della caldaia, sono emesse sotto forma di vapore oltre che come particolato fino.


In queste condizioni il problema della valutazione dei flussi di radioattività conseguenti all'esercizio delle centrali a carbone diviene di particolare interesse dal momento che in particolari condizioni metereologiche il pennacchio della centrale potrebbe raggiungere anche altezze notevoli. In tal caso i materiali volanti potrebbero coprire distanze molto grandi prima della ricaduta, determinando un contributo non solo a livello locale ma anche su scala globale.

Nella figura 40 sono riportati i risultati delle misure di concentrazione di uranio e di torio nelle ceneri di carbone di diversa provenienza dagli U.S.A., dalla Polonia e dal Sud Africa.


L'ultima fase del ciclo del carbone è, come si è detto, quella relativa alla movimentazione e alla discarica con sistemazione finale delle ceneri. Durante questo processo si può ancora determinare la dispersione del 222 Rn e di polveri nell'atmosfera nelle aree di accumulo.
E' possibile inoltre la liscivazione degli elementi radioattivi presenti nelle ceneri, determinata dalle acque meteoriche. Un'ultima componente di esposizione radioattiva, di modesto contributo, è costituita dall'eventuale riutilizzo delle ceneri, provenienti da centrali elettriche a carbone, quali componenti di mescolamento per ottenere il cemento.
In conclusione è stato ribadito che la radioattività naturale del carbone, dispersa nell'atmosfera con le ceneri presenti nei fumi della caldaia, produce rilasci radioattivi variabili in funzione delle caratteristiche della centrale e del tipo di carbone impiegato. L'impatto radiologico, che consegue a questi rilasci, è collegato a tre vie di esposizione:
* inalazione
* ingestione
* irraggiamento


Le emissioni di una centrale a carbone aumentano le concentrazioni di alcuni radioisotopi in aria. Le particelle sospese in aria possono essere inalate impartendo così una dose di radiazione. L'attività di deposizione può entrare direttamente nella catena alimentare e quella accumulata fornisce una dose sia per via interna che esterna.
Particolare rilievo assume in questo caso l'ingestione di prodotti agricoli che crescono nei terreni in cui l’attività si è depositata. D'altra parte il potassio - 40 ed i radionuclidi gamma emettitori delle serie dell'uranio e del torio rappresentano una ulteriore sorgente di irraggiamento esterno quando sono depositati sui terreni.


I risultati prodotti in questo studio consentono di estrapolare le seguenti conclusioni:
● i rilasci radioattivi e l'impatto radiologico delle centrali a carbone sono quantificabili sulla base di rigorose metodologie tecnico-scientifìche con una precisione di risultati auspicabile anche negli altri settori che riguardano in generale l'inquinamento dell'ambiente;
● i rilasci radioattivi e l'impatto radiologico delle centrali a carbone dipendono fortemente dal tipo di carbone impiegato e dettagliatamente dai suoi contenuti di uranio e di torio espressi in ppm;


● il carbone contenente 1 ppm di uranio e 2 ppm di torio produce rilasci radioattivi ed impatto radiologico socialmente accettabili e, nel caso di una centrale a carbone da 660MW, le dosi massime e le dosi alla popolazione sono grosso modo dello stesso ordine di grandezza dei corrispondenti valori delle dosi da centrali nucleari BWR e PWR da 1000 MW;


●
l'impiego di carboni con contenuti di uranio e di torio superiori ai predetti valori, presenta problemi decisamente consistenti di impatto radiologico. Consegue l'imprenscindibile necessità che i carboni impiegati nel ciclo energetico siano costantemente controllati.


A riguardo è opportuno segnalare che l'unico metodo utile ed indicativo per identificare i radionuclidi e misurarne le concentrazioni nel carbone e nelle ceneri è la spettrometria nucleare gamma. Questa tecnica, al livello delle attività del carbone, presenta alcune particolari difficoltà, inoltre è di per sé insufficiente e necessita di essere affiancata dalla spettrometria alfa e da conteggi beta. Il complesso di queste tecniche richiede specifica competenza nel settore.


Nella figura 41 si riportano invece il valore della dose individuale minima e massima espressa in mRem/anno. Questi risultati sono stati stimati per una centrale da 660 MW, (avente un'efficienza di filtraggio del 99%) a 500 m. dal punto di rilascio, e con l'ulteriore ipotesi che si viva esclusivamente di cibi prodotti a 500 m. dal camino. Quest'ultima ipotesi cautelativa è stata impiegata in questo studio ed in letteratura quale presupposto metodologico da adottare in regime di valutazione di limiti superiori e di massima sicurezza. I valori delle dosi possono essere stimati approssimativamente per distanze superiori a 500 m. usando il fattore di correzione (1/2N). Le dosi individuali massime sono state calcolate per tutti gli organi biologici interessati dai predetti rilasci radioattivi e dettagliatamente per il corpo intero, per le ossa, per i polmoni, per la tiroide, per i reni, per il fegato e per la milza.
Il valore minimo riportato nelle figure si riferisce al caso in cui la centrale utilizzi carbone contenente 1 ppm di uranio e 2 ppm di torio. Sono stati presi inoltre in considerazione carboni contenenti 5 ppm di uranio e 10.1 ppm di torio e il valore limite di carboni contenenti 43 ppm di uranio e 79 ppm di torio.


Le stime di rischio che è possibile affiancare all'esercizio delle centrali a carbone è di 100 - 200 effetti sanitari, vale a dire mortalità per cancro ed effetti genetici nelle prime due generazioni successivamente all'esposizione, ogni milione di Rem-uomo al corpo intero. Consegue un effetto sanitario di 0.0012 - 0.0033 per ogni anno di esercizio di una moderna centrale a carbone da 660 MW. Questa stima di rischio è valida soltanto se si utilizzano nella centrale carboni contenenti 1 ppm di uranio e 2 ppm di torio. Nel caso di carboni contenenti 5 ppm di uranio e 10.1 ppm di torio l'effetto sanitario è cinque volte più grande. Infine, nel caso limite di carboni contenenti 43 ppm di uranio e 79 ppm di torio, l'effetto sanitario diviene quaranta volte più grande.
Leggi l'articolo integrale

05 agosto 2005

2009/08/05 "LA GUERRA DI TUTTI di Antonietta M. Gatti.Siamo ogni giorno in guerra e pochi lo sanno."


LA GUERRA DI TUTTI
Antonietta M. Gatti
Siamo ogni giorno in guerra e pochi lo sanno.
Il nostro corpo, sì: il nostro corpo lo sa e ci avverte, prima gentilmente, con segnali magari appena percettibili, poi via via più forti, fino ad essere tali da farci forzatamente ammettere che siamo malati.
Così si va dal medico, gli si elencano i sintomi e quello non ne ricava nulla. Ci prescrive un po’ di tutto, una bella ricetta lunga, un farmaco per ogni sintomo, ma di diagnosi vera nemmeno l’ombra. Malattie psicosomatiche: stiamo diventando tutti matti. Questa è la diagnosi più comoda. Di fatto, oggi l’incidenza delle varie malattie non è quella di una tempo, e non parlo di secoli: qualche anno appena. Chi ha mai visto tante allergie, tante intolleranze alimentari come la malattia celiaca, tanto per non fare che un esempio, tanti casi di asma? I bambini di oggi sono incomparabilmente più soggetti a queste malattie rispetto a quelli di appena una generazione fa. Ci sono addirittura malattie o, meglio, sindromi, vale a dire collezioni di sintomi, per le quali ci si è dovuti inventare un nome, e basti citare le cosiddette Sindromi del Golfo e dei Balcani. Perché? Che cosa è cambiato così radicalmente in un tempo tanto breve?
Noi siamo addestrati ad omologare il concetto generale di progresso con quello qualificato di progresso tecnologico. Non è questa la sede per dibattere una questione del genere, ma, dal punto di vista dell’oggettività, è impossibile negare che l’introduzione massiccia di tecnologie abbia introdotto qualcosa nell’ambiente che prima non c’era. Lo so, il concetto, la parola stessa fanno storcere il naso a molti, ma quel qualcosa si chiama inquinamento.
Prendiamo ad esempio la polvere cittadina. Trovarci Cerio o Platino dieci
anni fa sarebbe stata un’evenienza rara quando non impossibile. Oggi questi metalli ci sono, stanno sospesi in aria a livello del naso, sono in forma di granelli minutissimi di polvere visibili solo a fortissimi ingrandimenti e derivano principalmente dai filtri antiparticolato, i cosiddetti FAP, e dalle marmitte catalitiche. Nei fatti, una pezza che potrebbe essere peggiore del buco, come si dice da qualche parte, e peggiore perché queste polveri sono più fini di quelle che si propongono di eliminare, tentando questo in contrasto con le leggi elementari della fisica.
Dunque, quando sono inevitabilmente respirate finiscono altrettanto inevitabilmente nelle parti più profonde dell’organismo da cui, poi, non escono più e dove fanno guai. Piaccia o no, questo concetto è ormai inoppugnabile e lo si trova addirittura sui periodici dell’ARPA (Agenzia per l’Ambiente). Noi di utilizzare o finanche di eliminare, questa roba non siamo capaci: il nostro organismo gradisce solo Ossigeno e questo gas è in diminuzione percentuale nell’atmosfera, mentre una miriade d’inquinanti d’ogni specie, tra cui una varietà quasi infinita di nuove polveri, molti dei quali ci sono poco conosciuti o del tutto ignoti, entrano giornalmente nella nostra “dieta gassosa”.
Diamo un’occhiata al numero 21 del 31 maggio dell'Espresso e all’articolo sul cancro, tutto sommato “buonista”, con tanto di mappe geografiche dei luoghi più incriminati. I dati epidemiologici indicano che nel nostro Paese, in circa 20 anni, c’è stato un incremento “tra il e il 20 % di linfomi e leucemie, + del 37% di aumento di mesoteliomi nelle donne. +27% di tumore della mammella, + 8-10% di tumori al cervello e+14-20% di tumori al fegato.” Ma la cosa più agghiacciante sono i tumori nei bambini “+ 1.3 % anno per tutti i tumori anche se l’aumento maggiore riguarda il neuroblastoma in Piemonte.” Ma occorre fare molta attenzione a questi dati epidemiologici. Per eseguire una ricerca di questo tipo occorrono di norma tempi lunghi, spesso anche ben superiori al decennio, e in questo lasso di tempo occorrerebbe godere di condizioni stabili. Ciò che accade, invece, è che l’inquinamento progredisce a velocità crescente e le condizioni d’inizio ricerca sono lontanissime da quelle di fine ricerca, privando così di una parte di significatività i dati ricavati.
Inoltre, esistono malattie che non vengono tradizionalmente legate all’inquinamento e di queste poco o nulla si tiene conto in queste disamine. Tra queste, molte affezioni come il Morbo di Parkinson o il Morbo di Alzheimer la cui relazione con “avvelenamenti” ambientali è sempre più
sospetta.

Ma con loro, diverse altre patologie neurologiche, della sfera riproduttiva, di quella endocrina, per non dire di quelle cardiovascolari, dagl’infarti alle tromboembolie polmonari.
Inutile, ingenuo e, soprattutto,deleterio negarlo:
“I tumori con forte componente ambientale superano il 50% del totale,” afferma il prof. Lorenzo Tomatis, monumento dell’oncologia internazionale, sempre che vogliamo limitarci a considerare solo queste patologie.

E queste patologie, tutte, progrediscono, e a livello di mondo globale, assolutamente in parallelo con il grado d’industrializzazione, un fenomeno che porta con sé non solo fumi con polveri nocive da respirare ma comporta pure una contaminazione forse ancor più subdola dell’ambiente, ad esempio dell'erba che gli animali mangiano e del grano, della frutta e della verdura che ci mangiamo anche noi.
E industrializzazione vuol dire anche scarichi di composizione più o meno rivelata che finiscono ovunque, il che significa spesso nelle falde acquifere e in quell’acqua che va nei fiumi e poi al mare. Lì, nei fiumi e nel mare, quegli scarichi avvelenano alghe, molluschi e pesci che noi mangiamo. Ma forse fanno anche di peggio, pur se la cosa non è immediatamente vistosa: avvelenano il plancton, che è ai piedi della catena alimentare, una catena della quale noi, gli uomini, stiamo al vertice e, minandone le basi, attentiamo efficacemente a noi stessi.
Un concetto basilare e ineludibile dell’ecologia è che un essere vivente che distrugge il proprio habitat è inevitabilmente destinato ad estinguersi.

Noi uomini siamo l’unico animale inquinante e l’inquinamento che produciamo non siamo capaci di distruggerlo ma solo, e perché l’universo è concepito in questa maniera e noi non ci possiamo fare nulla, al massimo di trasformarlo, vedi ciò che combinano gl’inceneritori. Nascondiamo pure tutto sotto il tappeto: alla fine, quel tutto ce lo ritroveremo da qualche parte dove non dovrebbe esserci. Magari dentro di noi.
Di questi meccanismi ne cominciano, e con apparente sorpresa, a sapere qualcosa i paesi in via di sviluppo, ad esempio la Cina, che hanno visto crescere esponenzialmente patologie letali là dove è arrivata l'industrializzazione senza accanto la consapevolezza di ciò che produce questa varietà di progresso. Un esempio per tutti: esiste un luogo, restando in Cina, dove vengono portati i computer di tutto il mondo. Là, operai estraggono tutto quanto abbia un valore commerciale, come piccoli pezzi d'Oro o di metalli pregiati che poi sono rivenduti per qualche dollaro, tanto da permettere loro di mangiare. Questi pezzi vengono dissaldati con piccole combustioni (dissaldature) senza nessuna protezione per l'operatore. In tempi brevi, questi uomini si ammalano di patologie polmonari fino al cancro. E l’India non è da meno: laggiù ci sono bambini che recuperano il Piombo dalle batterie e non sanno che insieme al pane che mangiano senza alcuna consapevolezza e fuori da ogniigiene ne ricavano anche una contaminazione interna che li porta alla morte precocemente.
L’ho detto: l’organismo prima protesta con educazione, poi reagisce come sa: con la malattia.
Le polveri sottili che noi generiamo, ben più sottili di quelle che anche la Natura genera in modesta quantità ad esempio con i vulcani, sono capaci di penetrare nelle parti più profonde del nostro corpo, interagiscono con le cellule e addirittura con il nostro patrimonio genetico, alterandolo in maniera irreversibile. I vari tipi di cancro dei tessuti, duri e molli, sono l'espressione di quello scontro. Il tutto avviene senza clamore, mentre noi siamo a goderci il progresso.
Distogliere lo sguardo, coprirsi gli occhi come troppo spesso facciamo non serve: basta solo dare un’occhiata nella giusta direzione e si trova traccia, testimonianza di questi scontri.

E' guerra, ma per ora è una guerra in cui il genere umano è destinato a perdere. I farmaci che stiamo mettendo in campo sono rozzi e talvolta molto più insidiosi di questa polvere nuova e inaspettata, di tutti questi inquinanti di cui così poco sappiamo. Alcuni medici, anche di grido, sono immersi fino al collo in questo disastro e non se ne accorgono. Continuano grottescamente a cercare la spiegazione di queste malattie in molecole del basilico o ipotizzano altre facezie, magari tessendo invece le lodi di centrali elettriche al carbone di cui non capiscono neanche il meccanismo ingegneristico o pretendendo d’ignorare le leggi universali della conservazione della materia. Nel ’56 a Londra ci fu una strage da smog. La gente respirava polvere di carbone, la nebbia che i londinesi di allora chiamavano affettuosamente “zuppa di piselli” e che era quasi un’attrazione turistica. Si capì che uccideva.
Si disse basta al carbone.


Purtroppo la storia insegna solo a chi è in grado di capire e recepire. Per gli altri, la storia è solo la più fastidiosa e inascoltata delle maestre. Ci sono medici che vedono che nella loro città queste patologie crescono e tuttavia non arrivano al ragionamento logico di causa-effetto,(Fortunatamente non tutti) pretendendo pigramente “prove sicure”, studi epidemiologici lunghi, costosi e, di solito, mal confezionati, prima di dare il loro autorevole parere. Gli studi epidemiologici sono fatti da medici e basta, e questi sono troppo poco esperti di ambiente, del comportamento in atmosfera degl’inquinanti, di chimica, di processi industriali, di biocompatibilità chimica o fisica delle polveri. Il risultato è che pertanto nello studio non entrerà la causa vera della patologia o, al massimo, entrerà solo qualche ingrediente della ricetta. E un rischio, non certo il solo, è quello di eseguire confronti insensati con altre popolazioni. Se, ad esempio, si farà ciò che si progetta in Emilia Romagna, cioè si valuterà una varietà di patologie entro un raggio di 4 km da un inceneritore e si confronteranno quei dati con patologie sopravvenute entro raggi di poco superiori, il risultato sarà che non ci sono differenze e questo sarà un alibi eccellente per assolvere l’inceneritore. In realtà, le polveri veramente patogeniche, ben inferiori alle PM10, che escono da quegl’impianti si distribuiscono su territori vasti e, dunque, 4 km o 10 farà poca differenza.
Tener conto, poi, solo di alcune malattie trascurandone altre è un ulteriore elemento di confusione. Ma questo si fa più o meno ovunque perché le ricerche epidemiologiche sono spesso messe in atto perché diano un risultato prestabilito. E allora si strombazzeranno risultati non solo inutili, ma, in quei casi, fuorvianti. Più interessante e molto meno rischioso, se non altro perché meno manipolabile, sarebbe solo il dato censorio, statistico dell’incidenza di tali patologie.
Ciò che più è triste è che la guerra per la nostra sopravvivenza non ha alleati.

L’Espresso mostra una mappa dell’Italia dove ci sono fabbriche con tanto di nome e cognome e intorno cui c’è una grande incidenza di malattie tumorali. Malattie che, chiedo scusa se mi ripeto, sono tutt’altro che le sole da considerare. Ci si aspetterebbe che vi fossero in atto misure di contenimento, di prevenzione. Nossignore: niente di tutto questo. Chi si alza a denunciare la situazione viene zittito, viene tacciato addirittura di
“terrorismo” come se terrorista fosse non chi mette le bombe ma chi tenta di disinnescarle, perché la logica degl’interessi economici è forte e prevale su qualche bara,
anche se la bara è bianca. Esiste poi la lobby del
farmaco. Cancro vuol dire medicine, cioè business, quindi fare prevenzione primaria, quella che evita di ammalarsi, vuol dire perdita di guadagno. Non ha molta importanza se alcune medicine sono più letali della malattia stessa, l’importante è vendere. Con il tasso d’incremento del cancro, le multinazionali del farmaco diventano sempre più ricche. Questo guadagno è in minima parte condiviso con scienziati o, tristemente,pseudo-tali, non certo per studiare come prevenire il cancro, ma come prolungare la vita al paziente. Più questo vive, più farmaci consuma. Allora, è una guerra persa in partenza.
Ci siamo tutti, ma chi paga il conto più salato di questa industrializzazione sconsiderata e frettolosa, senza che ci si prenda il tempo di controllarne sul serio gli effetti, e di tutto ciò che ne consegue, sono i bambini ed i vecchi. E' la strage degl’innocenti.

14 luglio 2005

2009/07/14 "L’eolico ad alta quota: arriva l’Abbondanza? Ecco il Proggetto Kitegen. "

Tratto da MEGACHIP
L’eolico ad alta quota: arriva l’Abbondanza? - 13/07/09

kitegenStemVolo550
di Ugo Bardi - «The Oil Drum: Europe»

Energia eolica raccolta ad alta quota grazie all'uso di aquiloni: questa è l'idea fondamentale della tecnologia Kitegen. In questa configurazione (detta "a stelo"), l'aquilone raggiunge un'altitudine di circa 1000 metri ed esercita una trazione su di un generatore elettrico posto al suolo. L'energia eolica d'alta quota si prospetta come una tecnologia a basso costo e di facile diffusione, capace, in teoria, di produrre quantità di energia paragonabili, o addirittura superiori, alla produzione odierna, basata sui carburanti fossili. (clicca qui per vedere una rappresentazione animata del funzionamento dello stelo).


Come mai l'energia é un problema? Dopotutto, abbonda ovunque intorno a noi. Il Sole proietta sulla superficie terrestre una dose quotidiana di energia che corrisponde a quasi diecimila volte quella da noi prodotta (principalmente con lo sfruttamento dei carburanti fossili). Inoltre, questa stima non include l'energia geotermica né le prospettive possibili dell'energia nucleare, specialmente se si parla di quella ottenuta grazie alla fusione. E' sufficiente un assaggio a questo banchetto energetico che ci circonda per offrirci più di quanto ci serva.

Ma, ovviamente, le cose non sono così semplici. Per soddisfare le nostre necessità dipendiamo ancora dai carburanti fossili in maniera consistente e la conversione a fonti di energia alternative si sta dimostrando un processo molto lento e difficoltoso. La costruzione degli impianti nucleari tradizionali sta diminuendo (WNA 2009) e l'energia prodotta dalla fusione rimane ancora una frontiera lontana. Le fonti di energia rinnovabile tradizionali, come la combustione del legno e l'idroelettricità, hanno possibilità di espansione molto limitate, mentre le "nuove" rinnovabili (principalmente la fotovoltaica e l'eolica) producono solo una minuscola frazione del fabbisogno energetico del pianeta. Per la prima volta nella storia, l'anno scorso, l'energia fornita da fonti rinnovabili ha superato quella degli impianti tradizionali in Europa e negli Stati Uniti (REN21 2009). Le fonti rinnovabili crescono velocemente, ma possono farlo abbastanza rapidamente da compensare il consumo dei carburanti fossili?

kitegen1_2_128k-frecceE' un problema di costi. Il che può essere inteso come mero costo monetario oppure come redditività energetica dell'energia investita (definito con la sigla EROEI). Come mostrato nei grafici di Charles Hall (2009), l'EROEI delle fonti rinnovabili è, nella maggior parte dei casi, ragionevolmente alto (con l'eccezione dei biocarburanti). Si attesta intorno a 10 per gli impianti fotovoltaici e 20 per quelli eolici: un ritorno simile a quello della tecnologia nucleare. Sono ritorni eccellenti, considerando l'investimento, ma non arrivano al livello che i carburanti fossili raggiunsero nella loro epoca d'oro. Decenni fa, l'EROEI del petrolio raggiungeva la cifra 100, e forse anche di più (Hall 2009). E' stato questo altissimo EROEI a portare i carburanti fossili al predominio che detengono tutt'oggi sul mercato. Incapaci di raggiungere EROEI così elevati, le altre fonti energetiche non avevano alcuna possibilità di competere. Ed, infatti, ancora oggi abbiamo bisogno di energia fossile per costruire impianti che generano energia di tipo non-fossile. Ma, con i carburanti tradizionali in netto declino, sarà molto difficile sostenere la crescita di energie alternative ad un ritmo abbastanza rapido da fornire una transizione dalle fonti convenzionali a quelle nuove senza strappi. Possiamo immaginare un mondo industrializzato che non necessita carburanti fossili, ma pare che non riusciremo ad arrivarci abbastanza in fretta.

Quindi, siamo di fronte alla maledizione di Tantalo: siamo circondati da enormi quantità di energia, ma non riusciamo a sfruttarla. E questo sarà vero finché non svilupperemo una tecnologia che abbia un EROEI molto migliore di quella presente. Con un ritorno energetico molto rapido rispetto agli investimenti, potremmo liberare il sistema energetico mondiale dalla sua dipendenza dai carburanti fossili. E questo, sfortunatamente, è più facile a dirsi che a farsi. Internet è ricca di proclami di presunte rivoluzioni tecnologiche che promettono molto ma spesso risultano essere solo sogni; o, in alcuni casi, addirittura truffe. Però, potrebbe esistere una tecnologia energetica, basata su principi fisici accertati, capace non solo di promettere, ma di fornire un EROEI alto: l'energia eolica d'alta quota.

L'idea fondamentale di questo tipo di energia è che il vento è diventa molto più intenso man mano che ci si sposta verso le fasce alte dell'atmosfera. La velocità media del vento aumenta con l'altezza, in base ad una curva esponenziale (chiamata "esponenziale di Hellman”) pari ad 1/7.

Ma l'energia contenuta in una massa d'aria in movimento aumenta al cubo della sua velocità. Con un semplice calcolo, scopriremo che elevando la turbina ad un'altezza di 800 metri, l'energia fornita aumenta di un fattore di 8 rispetto a quella che otterrebbe a livello del suolo. Sono possibili incrementi maggiori ad altitudini più elevate, in cui i venti hanno anche una maggiore costanza; in questo modo, si evita il problema dell'intermittenza, tipico delle turbine eoliche tradizionali. Ma, ovviamente, è impossibile raggiungere queste altezze con l'attuale tecnologia eolica, che arriva al massimo a 100 metri, a causa del costo e del peso della torre.

Questo concetto è palese da lungo tempo ed ha generato svariate proposte per sfruttare l'energia eolica ad altitudini maggiori. Ci sono due modi possibili per farlo: palloni aerostatici ed ali. Potete seguire un riassunto degli ultimi sviluppi in materia nell'opera di Big Gav (2009) pubblicata da TOD. Come potete vedere, ci sono molte idee in questo campo, molte delle quali si limitano ad essere semplici schemi su un foglio. In molti casi, la fornitura energetica dei sistemi proposti è solo un'ipotesi, mentre in altri casi (come quello dei palloni aerostatici) la necessità di impiegare una risorsa non rinnovabile è un limite considerevole.

Comunque, alcuni sistemi sono stati studiati a fondo ed altri testati con il metodo sperimentale. I sistemi basati sui rotori sono realizzabili ed quelli basati sugli aquiloni, in particolare, sono estremamente promettenti. Saul Griffith della Makani Power ha mostrato alcune immagini di un esperimento in cui ha impiegato un aquilone a tre corde. Anche Wubbo Ockels (della Delft University of Technology) sta svolgendo esperimenti basati sugli aquiloni. In questo campo, il sistema più avanzato pare il Kitegen: un aquilone creato da Massimo Ippolito della Sequoia Automation, un'azienda italiana. I test sui prototipi di questo sistema sono stati conclusi ed il primo impianto energetico di questo tipo è attualmente in costruzione nell'Italia settentrionale.

Il Kitegen è un semplice sistema aerodinamico: usa aquiloni d'ultima generazione che ascendono in modo dinamico, volando a 70-80 metri al secondo, che è anche la massima velocità raggiunta dalle estremità delle pale di una turbina eolica convenzionale. Nella sua configurazione più semplice (chiamata "a stelo"), il sistema impiega un solo aquilone, collegato ad un generatore posto al suolo. L'aquilone si muove come uno yo-yo: quando sale, genera energia che viene trasformata in elettricità dal generatore. Quando raggiunge la sua massima elevazione, viene posto in una configurazione aerodinamica di stabilità, in modo che possa essere tirato giù con un dispendio energetico minimo. Due steli che operano in sinergia potrebbero funzionare come un motore a due cilindri, sebbene la fase in cui si produce energia durerebbe il 90% del tempo, mentre a quella di "ritiro" sarebbe molto più breve. Un solo stelo potrebbe fornire un'energia massima di qualche Megawatt. Impianti più grandi potrebbero essere utilizzati nella configurazione detta "a giostra". In questo caso, gli aquiloni volano ad un'altezza costante, a quota molto più elevata, esercitando una trazione su un generatore che è disposto su un binario circolare. In questo caso, l'energia massima ottenibile raggiunge uno o più Gigawatt.

kitegen1_2_128k-frecceConsiderati gli studi dettagliati sul Kitegen, possiamo usarlo per fare una stima dell'EROEI offerto dai sistemi eolici d'alta quota. Prima di farlo, comunque, è meglio riassumere i dati che conosciamo sull'odierna tecnologia eolica. Nalukowe e i suoi colleghi hanno recentemente condotto una ricerca, per conto della LCA, sulle turbine eoliche convenzionali da 3 Megawatt: secondo le loro stime, l'energia necessaria per costruire e manutenere una turbina per un periodo di 20 anni è di circa 8000 Megawatt orari. Dato che il peso totale della parte della struttura che emerge dal terreno è di 400 tonnellate, possiamo calcolare che abbia un fabbisogno energetico di circa 20 Kilowatt orari per ogni chilo. La turbina produrrà 160,000 Megawatt orari durante la sua esistenza e quindi l'EROEI finale è di circa 20.

Qual'è il risultato di un approccio simile alla tecnologia Kitegen? Secondo Massimo Ippolito (informazioni pubblicate su www.kitegen.com) l'energia necessaria per produrre un Kitegen da 3 Megawatt è di 40 Kilowatt orari per chilo, oppure di 40 Megawatt orari per tonnellata. Questo calcolo prende in considerazione tutti i materiali necessari per la costruzione: l'acciaio che costituisce la struttura, il rame dei cavi elettrici, il neodimio ed il boro necessari per i magneti, il montaggio dei macchinari, il trasporto, la costruzione, et cetera. Questa cifra include anche i costi energetici relativi al lavoro degli operai all'impianto e alla periodica sostituzione dei cavi e degli aquiloni, in un arco temporale di 30 anni.

E' evidente che il Kitegen richiede molta più energia al chilo di una turbina eolica convenzionale; c'era da aspettarselo: dopotutto è una tecnologia molto più complessa. Ma lo stelo è anche più leggero. Un impianto da 3 Megawatt pesa circa 30 tonnellate. Quindi, potremmo stimare che l'investimento energetico totale per la sua costruzione ruota intorno ai 1200 Megawatt (30 tonnellate moltiplicate per 40 Megawatt orari a tonnellata). Se supponiamo che il nuovo impianto funzioni 5mila ore all'anno, a potenza massima, produrrà approssimativamente 15mila Megawatt orari all'anno, o 450mila in 30 anni. Il risultato finale è un'EROEI di 375 (!!). Se supponiamo un'esistenza di soli 20 anni, questa cifra potrebbe ridursi, ma risulterebbe comunque enorme. Impianti Kitegen più grandi, del genere "a giostra", riuscirebbero a raggiungere altitudini maggiori, attingere a venti più forti ed avere un EROEI ancora maggiore. Questo calcolo è valido per il caso specifico del sistema Kitegen, ma anche altri sistemi basati su aquiloni o rotori avrebbero EROEI di questa scala di grandezza.

Ovviamente, questi dati vanno presi con molta cautela, però sono sufficienti per mostrarci l'enorme potenziale dell'energia eolica d'alta quota. Gli EROEI più alti di 100 ci riportano all'epoca d'oro dell'abbondanza e del basso prezzo dei carburanti fossili, senza tutti i problemi e i pericoli annessi a questo tipo di fonte energetica.

Un ulteriore vantaggio degli impianti a energia eolica d'alta quota é l'ubiquità della loro edificabilità; inoltre, possono fornire energia in maniera sostanzialmente continuativa (Archer e Caldeira, 2009). Sebbene l'alto costo dello stoccaggio di energia non possa essere completamente eliminato, ne risulterebbe assai ridotto. Con l'eolico d'alta quota, potremmo sul serio avere quel tipo di energia "troppo economica per tenerne conto" che è stato profetizzato negli ottimistici anni '50. Non solo avremmo energia economica, ma potremmo averla in tempi brevi. Consideriamo una turbina eolica tradizionale, con un EROEI di 20 ed una vita di 20 anni. In questo periodo, l'energia generata potrebbe essere usata per costruire altre 20 turbine; in media, una all'anno. Un Kitegen, con un EROEI maggiore di 200, potrebbe essere il "seme" per centinaia di altri Kitegen, con una media di uno al mese. Con un EROEI di questa dimensione, l'energia eolica d'alta quota non avrebbe bisogno della "stampella" dei carburanti fossili: potrebbe crescere con le sue sole forze, sostituendosi alle fonti fossili molto prima che si consumi l'ultima goccia di petrolio. Potrebbe anche facilitare la lotta al riscaldamento globale, offrendo un rapido taglio ai gas serra prodotti dai carburanti fossili.

Ovviamente, tutto questo è da considerarsi un sogno, finché non sarà testato e verificato. Ma, come minimo, è un sogno dalle solide basi fisiche ed ingegneristiche. Ma, anche se accettiamo in linea teorica il basso costo e l'alto EROEI, dobbiamo tenere a mente che il pianeta Terra è un sistema limitato. Quindi, quali sono i confini ultimi dell'eolico d'alta quota?

Si stima che circa il 2% dell'energia solare che arriva sulla superficie terrestre si trasformi in energia eolica. L'atmosfera non è un motore termico molto efficiente, ma si tratta di una quantità di energia tale che un semplice 2% risulterebbe abbondante rispetto alle nostre necessità. Si stima che il totale dell'energia accumulata in forma eolica corrisponda a circa 2000 Terawatt (Hurley 2009), o forse più, secondo altre stime. Per capire la mole d'energia di cui si sta parlando, potremmo fare in confronto: l'energia primaria totale che l'umanità produce oggigiorno corrisponde ad una media di circa 16 Terawatt. Quindi non c'è dubbio che l'energia eolica sia abbondante: secondo una ricerca del 2005 di Archer e Jacobson, già a 80 metri d'altezza troviamo un livello di energia tale che, con le attuali energie eoliche, sarebbe sufficiente per generare un quantitativo di energia eolica pari al totale della produzione energetica odierna. Ma c'è n'è un quantitativo maggiore ad altitudini più elevate e dovremmo sfruttarne solo una bassa percentuale di esso per riuscire a soddisfare il nostro attuale fabbisogno.
Un problema potrebbe essere costituito dall'effetto dei rotori o degli aquiloni sulla circolazione del vento atmosferico. Questo aspetto è stato esaminato da Archer e Caldeira (2009) grazie all'uso di modelli climatici. I risultati mostrano che attingere a questo tipo di energia potrebbe ridurre le precipitazioni. Tale effetto sarebbe comunque poco significativo (una riduzione delle precipitazioni dello 0,1%) se volessimo raggiungere un quantitativo energetico pari al nostro fabbisogno odierno. Ciononostante, questo effetto collaterale limita la portata della tecnologia eolica d'alta quota. Utilizzarla per produrre un quantitativo di energia pari a dieci volte il nostro fabbisogno odierno potrebbe risultare sconveniente. Si tratta comunque di grandissime quantità di energia gratuita e a bassissimo impatto sugli ecosistemi terrestri. Potrebbe essere anche accresciuta, indirettamente, se impiegassimo l'energia eolica per fabbricare pannelli fotovoltaici o altre tipologie di impianti solari. Non dovremmo essere sorpresi da questo tipo di prospettive. Dopotutto, come abbiamo detto, siamo circondati da alti quantitativi di energia e, se riuscissimo a trovare il modo di sfruttarla, perché non farlo?
Con in mano questi dati eccezionali, potremmo essere tentati dal considerate l'energia eolica d'alta quota una tecnologia energetica quasi senza confini. Ma sarebbe un errore. La produzione dell'energia non è statica: procede congiuntamente all'economia e, se l'economia è alimentata da una fonte di energia economica ed abbondante, tende a crescere esponenzialmente. La crescita esponenziale è pericolosa ed ingannevole: potremmo sbattere la testa sul limite massimo della sfruttabilità dei venti d'alta quota molto prima di quanto ci si aspetterebbe.

Ma esiste un problema ancor più serio: l'energia non è l'unico parametro da cui dipende l'economia. L'abbondanza di un bene non equivale all'abbondanza di tutti gli altri. Un'abbondanza di energia elettrica non si traduce necessariamente in un'abbondanza di alimenti, sebbene è certo che l'elettricità possa essere usata come sostitutivo dei carburanti fossili nei processi agricoli. Che il nostro problema non sia solo relativo all'energia è confermato dai modelli sviluppati per la serie "I limiti della crescita" (Meadows 2004). I modelli in questione possono essere impiegati con scenari che presuppongono alti (o addirittura infiniti) quantitativi di energia disponibile, ma il risultato è che un sistema economico collassa a causa dell'impatto generato da una combinazione di sovrappopolazione ed inquinamento sull'agricoltura e sull'ambiente. Per evitare il collasso, sarebbe necessario bloccare sia l'economia che la popolazione ad un livello stazionario. Ed, anche se ci riuscissimo, il consumo graduale dei minerali ci costringerebbe a produrre quantitativi energetici sempre maggiori per mantenere invariato il flusso attuale dei beni minerali (Diederen 2008, Bardi 2008). Quindi, anche con un livello abbondante di energia, avremmo bisogno di riciclare e riusare i beni prodotti.

Detto questo, anche se il livello di energia è abbondante, è necessario considerare la limitatezza del sistema energetico del pianeta Terra. In ogni caso, l'energia eolica d'alta quota ci offre la speranza di un futuro di relativa abbondanza, e anche di prosperità, se saremo capaci di mantenere stabili l'economia e la popolazione ed evitare di sfruttare in maniera eccessiva le nostre risorse minerali e l'agricoltura.

Riconoscimenti: l’autore ringrazia Massimo Ippolito per i suoi commenti e spunti per questo articolo.

Nota: l’autore non è finanziariamente collegato alla Kitegen Research S.r.l, la società che sta sviluppando il sistema kitegen descritto nel presente articolo. Ha, tuttavia, un piccolo interesse finanziario in "Wind Operations Worldwide" (WOW), formata da un gruppo di piccoli investitori che intendono finanziare lo sviluppo dell’energia eolica ad alta quota, in particolare del sistema kitegen.

References
Archer, C. L., and Jacobson, M.Z., 2005, "Evaluation of global wind power".
Archer, C. L. and Caldeira, K, 2009, ."Global assessment of high altitude wind power".
Bardi, U, 2008, "The universal mining machine".
Big Gav, 2008, "Alternative Wind Power Experiments - SkySails and Airborne Wind Turbines"
Diederen A., 2008 , "Minerals scarcity: A call for managed austerity and the elements of hope"
Hall, C and Lambert, J. G., 2009 (accessed) "The balloon diagram and your future"
Hurley, B. 2009, "How much wind energy is there?" "How much wind energy is there?"
Meadows, D. Randers, J, and Meadows D., 2004 "The Limits to Growth, the 30 years update", # ISBN 1-931498-58-X,
Nalukowe, B. B., Liu J., Damien, W., Lukawski, T., 2006, "Life Cycle Assessment of a Wind Turbine"
REN21, 2009, , "Renewables: global status report"
WNA (World Nuclear Association) 2009, "World Nuclear News 2009".


Fonte: http://europe.theoildrum.com/node/5538

Traduzione a cura di Massimo Spiga per Megachip

13 luglio 2005

2009707/13"Non so se è capitato anche a voi…di RUGGERO RIDOLFI "

Tratto da "Il Ponente"

Non so se è capitato anche a voi…

Inquinamento, Opinioni | Il ponente | luglio 13, 2009

di RUGGERO RIDOLFI - Non so se è capitato anche a voi, ma di fronte ad alcune imponenti costruzioni del passato come il Colosseo, le Piramidi o il Partenone, io mi sono trovato a pensare a quale potesse essere stato il prezzo di vite umane sacrificate per quelle straordinarie opere.
Certo in quelle epoche antiche il sangue ed il sudore di schiavi trattati come bestie non destavano scalpore o meraviglia ed a tutt’oggi probabilmente nessuno storico potrebbe neanche azzardare quale sia stato il “costo delle opere” in vite umane. Nella considerazione della Storia il numero dei morti, in genere, conta poco. A noi resta la “consolazione” di ammirare grandiose opere, testimonianze del potere antico di pochi, che governavano, con la forza e con il potere della ricchezza, moltitudini di persone senza diritti.
Oggi fortunatamente non è più così; oggi, soprattutto nei Paesi Occidentali, dopo le varie rivoluzioni violente o culturali degli ultimi due secoli, è sancito il rispetto della vita umana e del diritto di tutti.

E’ descritto in tutte le Carte Costituzionali il diritto alla Salute, come momento fondamentale della Legge, che ci tutela garantendoci protezione e cura contro ogni malattia.

Sono migliorate drasticamente le condizioni igienico sanitarie e si è allungata notevolmente la vita media che ormai supera, in Italia, gli 80 anni.
Anche nella battaglia contro il cancro, nonostante non si siano trovate soluzioni vincenti per una vera e propria guarigione, la sopravvivenza è notevolmente aumentata, grazie a nuove armi terapeutiche ed alla diagnosi precoce. I dati di incidenza (nuovi casi/anno), tuttavia, indicano che la gran parte dei tumori è in aumento.
Si potrebbe pensare che questo dipenda dall’invecchiamento della popolazione, ma l’aumento dei tumori infantili (in Italia aumento del 20% negli ultimi 10 anni) e quello di tumori propri delle fasce giovanili (linfomi, leucemie, sarcomi, carcinomi mammari) paiono essere molto probabilmente più correlabili a cause ambientali.

Negli ultimi due secoli, mentre le rivoluzioni sociali hanno portato alla liberazione delle popolazioni più indifese dalla fame e dalla miseria, la rivoluzione industriale ha portato insieme al lavoro un inquinamento progressivo del mondo con l’immissione nell’atmosfera, nel suolo nelle acque e nel cibo di centinaia di sostanze pericolose, spesso incontrollate.

In una società in cui è l’Economia che controlla la Politica, e non il contrario, la tutela della salute e dell’ambiente passa in secondo piano, così, ancora una volta, la Storia ci racconta nuove e vecchie “Lezioni” in cui vengono contate a migliaia le morti sacrificate al potere economico.

L’European Environment Agency che ha sede a Copenhagen ha pubblicato nel 2001 un documento “Late Lessons from early warnings” in cui vengono riportate le esperienze di casi “storici” in cui precoci segnali di allarme, spesso colpevolmente sottovalutati e misconosciuti per anni, avrebbero potuto salvare migliaia di vite umane dalla morte e dal cancro (1).

Già nel 1898 L. Deane descriveva la potenziale cancerogenicità dell’asbesto nel Regno Unito, ma è stato necessario il trascorrere di un secolo (1998) perché il Governo Inglese decidesse di metterlo definitivamente al bando: la stima è di aver avuto 3000 morti per anno a causa dell’asbesto nel solo Regno Unito e di prevederne ancora inevitabilmente altri 250.000-400.000 in tutta Europa nei prossimi 35 anni.
Non è finita qui: esistono tuttora Paesi (Russia, Cina, Canada, Brasile…) che continuano a commercializzare amianto e Paesi ricchi “più virtuosi” che continuano ad inviare alla demolizione vagoni e vecchie navi in Paesi poveri, sfruttando vergognosamente le loro permissive o inesistenti legislazioni sul lavoro.

Dalle lezioni del passato emergono altri aspetti inquietanti, come ad esempio la valutazione del concetto di permissività/pericolosità nel tempo e nei differenti Paesi: nel 1946 si giudicava ufficialmente accettabile una concentrazione di benzene di 100 ppm, nel 1978 il valore è stato ridotto a 10 ppm, poi nonostante le conoscenze di base fossero sostanzialmente quelle già note negli anni 40, negli USA il limite massimo accettabile è stato portato a 0,3 ppm.
L’evoluzione dei limiti delle concentrazioni giudicate pericolose sembra, dunque, evolversi solo con la consapevolezza dei cittadini, che pagano sulla loro pelle gli effetti nocivi dei diversi composti. Ma in questa battaglia si devono battere contro i potentati economici che difendono con ogni mezzo i loro profitti, come se l’inquinamento ambientale non li riguardasse affatto.

Le ragioni della salute e quelle del mercato non vanno d’accordo, e quando non “si fa business” anche la Scienza sembra diventare muta cieca e sorda.
Mentre la Prevenzione Primaria delle malattie infettive viene applicata con rigore, almeno nei Paesi Occidentali, e nessuno si sogna di considerare batteri e virus non egualmente patogeni in Paesi diversi, la Prevenzione Primaria del cancro di origine ambientale si è spesso scontrata con ingiustificati o malintenzionati scetticismi. Spesso addirittura si sono sollevate aperte ostilità da parte di chi sentiva i propri profitti ed interessi finanziari minacciati.

Alcune sostanze sono riconosciute cancerogene in alcuni Paesi e non in altri e soprattutto le concentrazioni ammesse variano enormemente come se la capacità di indurre il cancro di diversificasse a seconda dei confini(2).
Si fissano norme ridicole o pressoché inesistenti come per esempio nel controllo dell’emissione di veleni dai camini degli impianti di incenerimento: la legge dice che è sufficiente un controllo 3-4 volte l’anno per 6-8 ore! (3).

Non so se capita anche a voi, ma io non riesco a non indignarmi di fronte al proseguire di un conteggio di morti annunciate e del tutto evitabili, che la Storia continua implacabilmente a registrare, a causa di pochi che con l’arroganza del potere continuano a pensare solo al Business, con la stupidità di chi neppure si accorge di essere un passeggero della stessa barca che sta facendo affondare.

(1) Late lessons from early warnings: the precautionary principle 1896-2000; http://www.eea.eu.int; 2001
(2) L. Tomatis. “Come dovrebbe cambiare la Prevenzione Primaria”; Epidemiol. e Prevenz. 29(5-6); Suppl 8-12; 2005
(3) J Thompson, H Anthony: “The Health Effects of Waste Incinerators” 4th Report of the British Society for Ecological Medicine; 2nd Ed. June 2008; p 47.

Ruggero Ridolfi
Oncologo, Endocrinologo
FORLI’