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20 ottobre 2008

2008/10/21 "Wwf, cambiamenti climatici più rapidi delle previsioni


Tratto da La Stampa.it
20/10/2008
Wwf, cambiamenti climatici
più rapidi delle previsioni


ROMA
Nel 2007 il Comitato Intergovernativo per i Cambiamenti Climatici (IPCC), vincitore del premio Nobel per la pace, ha pubblicato il suo quarto rapporto, un autorevole studio sulla conoscenza del riscaldamento globale che ha coinvolto circa 4.000 scienziati da più di 150 Paesi. Ma da allora la scienza del clima ha cominciato a produrre nuove ricerche.

Il nuovo rapporto Wwf «Climate change: faster, stronger, sooner« (Cambiamento climatico: più veloce, più forte, più vicino) riassume questi nuovi dati scientifici e rivela che «il riscaldamento globale sta avanzando ben oltre le previsioni dell’IPCC».

Lo studio è stato redatto con il supporto di esperti internazionali di climatologia tra cui Jean-Pascal van Ypersele, professore di climatologia e scienze ambientali all’Università cattolica di Lovanio (Belgio) e neo-eletto vice presidente dell’IPCC, che afferma: «È ormai chiaro che il cambiamento climatico sta già avendo un impatto maggiore di quanto la maggior parte di noi scienziati avesse anticipato. Per questo è vitale che la risposta internazionale per il taglio delle emissioni (mitigazione) e l’adattamento sia più rapida e più ambiziosa. L’ultimo rapporto IPCC ha mostrato che i motivi di preoccupazione ora sono più forti e questo dovrebbe indurre l’Europa a impegnarsi perchè l’aumento della temperatura globale sia ben al di sotto dei 2 gradi centigradi rispetto all’era pre-industriale. Ma anche mantenendo il limite di 2 gradi centigradi, secondo l’IPCC è necessario comunque che i paesi sviluppati riducano le emissioni dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto ai valori del 1990, mentre una riduzione del 20% risulterebbe insufficiente».

«Le più recenti ricerche scientifiche mostrano che l’Oceano Artico sta perdendo la calotta glaciale con un anticipo di 30 anni circa rispetto alle previsioni IPCC - sottolinea il Wwf -. E ora si prevede che nel periodo estivo i ghiacci potrebbero sparire del tutto tra il 2013 e il 2040, un fatto che non si è mai verificato da più di un milione di anni ad oggi. Stando agli studi più recenti, nelle isole britanniche e nel Mare del Nord i cicloni estremi aumenteranno in numero e intensità, portando ad incrementare la velocità del vento e i danni legati alle tempeste sull’Europa occidentale e centrale. Il livello di ozono troposferico, che agisce come inquinante, potrà essere simile a quello registrato durante l’ondata di caldo del 2003, con aumenti maggiori in Inghilterra, Belgio, Germania e Francia. E anche la quantità massima di piogge annue aumenterà nella maggior parte d’Europa, con conseguenti rischi di inondazioni e danni economici. Gli ecosistemi marini nel Mare del Nord e nel Mar Baltico - prosegue l’associazione ambientalista - oggi sono esposti alle temperature più miti mai registrate da quando sono iniziate le misurazioni, mentre il Mediterraneo subirà periodi di siccità a lungo termine sempre più frequenti. I ghiacciai nelle Alpi svizzere continueranno a diminuire, con conseguenti drastiche riduzioni nella produzione di energia idroelettrica. A livello globale, si prevede che l’aumento del livello del mare sarà pari al doppio della previsione massima dell’IPCC, che stimava un aumento di 0,59 m entro la fine del secolo, con gravi rischi per ampie zone costiere. L’aumento delle temperature ha già comportato una riduzione nei raccolti di grano, mais e orzo in tutto il mondo».

«Se l’Unione europea vorrà essere considerata un leader nel decisivo summit dell’Onu a Copenhagen nel 2009, e se vuole contribuire alla nascita di un forte accordo globale per affrontare il cambiamento climatico dopo il 2012, deve smettere di sottrarsi alle proprie responsabilità e impegnarsi per una reale riduzione delle emissioni in Europa- afferma Tina Tin, climatologa e autrice del report- Il Wwf si appella alla UE perchè adotti un target di riduzione delle emissioni di almeno il 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, riduzione da realizzare entro i confini dell’Europa invece che affidandosi pesantemente alle compensazioni per i progetti all’estero. L’associazione chiede anche all’UE di impegnarsi nel fornire un supporto e un sostegno economico sostanziali ai paesi in via di sviluppo, per aiutarli ad affrontare il cambiamento climatico in atto e adattarsi agli impatti che già oggi sono inevitabili».

«Il cambiamento climatico è una sfida prioritaria per il futuro dell’umanità e dell’ambiente, e questa lucida panoramica evidenzia quanto sia cruciale che i ministri dell’Ambiente UE che oggi discutono le normative UE contro il cambiamento climatico si impegnino per un pacchetto clima ed energia forte e decisivo, in grado di assicurarci un futuro a bassa emissione di carbonio», conclude Tina Tin.

19 ottobre 2008

2008/10/19 "DOPO CIVITAVECCHIA, AZIONE DI GREENPEACE IN SARDEGNA PER DIFENDERE IL PIANETA E LE POPOLAZIONI LOCALI DAI MALI DEL CARBONE



Tratto da UNONOTIZIE:it



FIUMESANTO (Sassari) / 19-10-2008
DOPO CIVITAVECCHIA, AZIONE DI GREENPEACE IN SARDEGNA PER DIFENDERE IL PIANETA E LE POPOLAZIONI LOCALI DAI MALI DEL CARBONE

Attivisti di Greenpeace sono entrati stamattina nella centrale a carbone di Fiume Santo, oggi proprietà di E.ON, per protestare contro i piani di espansione del carbone della Regione Sardegna e chiedere invece di rilanciare l'eolico nell'isola, creando così oltre 7.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020. Alcuni uomini di Greenpeace hanno bloccato il nastro trasportatore della centrale, impedendo il rifornimento dell'impianto. L'iniziativa di oggi rappresenta la seconda tappa del tour contro il carbone della Artic Sunrise in Italia (1), avviato giovedì scorso a Civitavecchia. Si punta a diffondere in Europa il messaggio di una rivoluzione energetica pulita in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici dell' ONU del prossimo dicembre. Fonti rinnovabili ed efficienza energetica sono fondamentali per ridurre le emissioni di CO2 e creare nuove opportunità di lavoro. Non è accettabile che le regioni facciano dei piani energetici in contrasto con gli impegni internazionali dell' Italia afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia: La Sardegna deve rivedere la proposta di piano regionale e togliere ogni limite all'eolico. Questa fonte può dare occupazione sicura e pulita in Sardegna. L'ostilità di Soru all'eolico blocca 7.000 posti di lavoro per far spazio al carbone. La Sardegna è una regione strategica per lo sviluppo dell' eolico in Italia. Nel 2007 la potenza eolica complessiva sull' Isola ha raggiunto i 367 MW, nulla a confronto dei 217 MW e dei 133 MW installati rispettivamente in Puglia e in Sicilia nel solo 2007. A causa del veto del presidente Soru, sono ancora molti i progetti bloccati e permane il limite a 550 MW, con vincolo alle sole aree industriali. Secondo il rapporto presentato recentemente da ANEV, la Sardegna potrebbe invece installare - nel pieno rispetto del paesaggio e dell' ambiente - circa 1750 MW al 2020, dando occupazione a oltre 7.000 persone, producendo circa 3 miliardi di kilowattora (il 25% del consumo interno della regione). Prodotta con il carbone, questa energia emetterebbe oltre 2 milioni di tonnellate di CO2 all' anno Oggi il 50% dell' elettricità in Sardegna arriva dal carbone, ma se vogliamo salvare il pianeta da una crisi climatica irreversibile, è necessario avviare ora una rivoluzione energetica pulita -afferma Francesco Tedesco, responsabile della campagna clima ed energia - Greenpeace chiede di incontrare i dirigenti di E.ON Italia, per capire se il gruppo è disponibile a promuovere in Sardegna lo sviluppo dell' eolico, o continuare a puntare sul carbone. http://www.greenpeace.org/italy/nocarbone http://www.greenpeace.it/quitcoal/BriefingSardegna.pdf

18 ottobre 2008

2008/10/18Brindisi dove respirare significa morire




BRINDISI / 16-10-2008
BRINDISI, DOVE RESPIRARE SIGNIFICA MORIRE


Brindisi risulta al 10° posto di una classifica stabilita rispetto alla media annua delle polveri sottili (PM10). Questo risultato ha indotto commenti entusiastici sulle performances ambientali delle industrie presenti nel territorio.
Noi ricercatori vogliamo contribuire a questo dibattito. Lo facciamo portando a conoscenza della opinione pubblica uno studio appena presentato al Congresso Nazionale sul particolato atmosferico - PM2008 - che si è tenuto a Bari nei giorni scorsi. Il nostro studio evidenzia come a Brindisi le variazioni giornaliere di PM10 siano associabili in modo statisticamente significativo ad un aumento giornaliero del numero di decessi per tutte le cause di morte (a esclusione di quelle accidentali) e, in particolare, per le cause di morte cardiovascolari. Si tratta di effetti immediati, cioè osservati il giorno dopo che i valori siano stati più alti anche se sempre nei limiti della normativa. Infatti, é ormai dimostrato che non esiste una soglia al di sotto della quale il particolato non abbia effetto, anche se è stata definita una soglia legale ufficiale da non superare.

Studi approfonditi, per i quali tuttavia non è facile trovare fondi, sarebbero necessari per valutare la composizione chimica legata all'origine del particolato (per esempio la frazione di IPA, idrocarburi policiclici aromatici), le sue trasformazioni in atmosfera, la tossicità biologica, la dimensione iperfine che rende il particolato capace di passare facilmente nel circolo sanguigno anche senza transitare dai polmoni.

Questi sono elementi determinanti, in larga parte sconosciuti, anche in una città che può mettere all’occhiello un “brillante” 10° posto, ed è ugualmente costretta a guardare "da che parte tira il vento", durante le ripetute emergenze che occorrono nella Zona Industriale.

Ci auguriamo di poter contribuire, da ricercatori pubblici, alla crescita della conoscenza della pressione ambientale sulla salute. Riteniamo molto utili gli sforzi verso l’acquisizione di nuovi dati e la diffusione delle conoscenze, meno utili – se non addirittura fuori luogo - dichiarazioni trionfalistiche e demagogici entusiasmi.

Marco Cervino
Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (ISAC) – CNR, Bologna

Emilio Gianicolo
Istituto di fisiologia clinica (IFC) – CNR, Lecce

Cristina Mangia
Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima (ISAC) – CNR, Lecce

Mary Serinelli
Istituto di fisiologia clinica (IFC) – CNR, Lecce

Maria Angela Vigotti
Università di Pisa

2008/10/17"Pacchetto clima-energia, Legambiente: «il re è nudo». Greenpeace «Governo ufficio di rappresentanza di Confindustria»"


Tratto da greenreport.it.
17/10/2008
Pacchetto clima-energia, Legambiente: «il re è nudo». Greenpeace «Governo ufficio di rappresentanza di Confindustria»
LIVORNO. Anche le associazioni ambientaliste commentano il pesante richiamo all´Italia del commissario europeo all´Ambiente, Stavros Dimas, a partire da Greenpeace che in questi giorni ha in piedi una polemica violenta con il ministro dell´ambiente Stefania Prestigiacomo.

Secondo Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace, «Il governo italiano è andato a chiedere sconti in Europa senza presentare lo straccio di un piano per tagliare le emissioni, in esubero di almeno 50 milioni di tonnellate/anno per il periodo 2008-2012. Ed è proprio questo il motivo dell´azione di ieri degli attivisti di Greenpeace alla centrale di Civitavecchia: da una parte, criticare il Governo italiano per il tentativo, fallito, di sabotare la trattativa europea sulle misure per combattere i cambiamenti climatici; dall´altra di ricordare come i 10 milioni di tonnellate di CO2 della centrale si aggiungono al deficit ambientale dell´Italia sugli obiettivi di Kyoto».

«Ancora più assurda, in un momento di crisi che dovrebbe obbligare a pensare a come rendere più moderno il sistema paese, è la completa ignoranza delle enormi opportunità che si aprirebbero spingendo l´innovazione ambientale. Grazie all´efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, si possono creare almeno 120mila nuovi posti di lavoro. Si tratta di stime del Politecnico di Milano e dell´Anev, e non di Greenpeace. Posti che, grazie all´insistenza del governo e dell´Enel per il carbone, stanno volando in Germania. Non ci si può aspettare niente di diverso da parte di un governo che ha ridotto il ministero dell´Ambiente a qualcosa più di un ufficio di rappresentanza di Confindustria. E meno male che l´Europa se ne è accorta».

«Il re è nudo. Il governo mente su obiettivi e costi per ottenere massima flessibilità», Legambiente commenta così questa ormai assurda vicenda italica del pacchetto energia-clima sottolineando che «Giustamente l´Europa non tace e per bocca del commissario per l´Ambiente Stavros Dimas rivela quella che è una eclatante verità: le cifre che Berlusconi e il governo italiano citano sono fuori da ogni proporzione e ben lontane da quel che chiede l´Unione europea. Al contrario di quanto afferma il governo - si legge nel documento dell´associazione - la Commissione europea ha già offerto all´Italia un incredibile sconto sui nuovi target per il clima, con la scelta di fissare al 2005 invece che al 1990 l´anno di riferimento per i nuovi tagli dei gas a effetto serra entro il 2020. Entro il 2020 infatti, secondo quanto stabilisce il pacchetto Ue, l´Italia dovrà ridurre le proprie emissioni a effetto serra del 13 per cento rispetto ai livelli del 2005.

Secondo Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente. «Il paradosso è che nel caso dell´Italia, questo obiettivo al 2020 è inferiore a quello fissato dal protocollo di Kyoto al 2012. Perché tali sono i nostri ritardi (nel 2005 l´Italia in controtendenza rispetto al resto dell´Europa aveva aumentato le proprie emissioni di CO2 equivalente del 12,1% rispetto al 1990), che ci è stato già assegnato un consistente sconto, e mentre Germania, Gran Bretagna e Francia si assumono, dal 2012 al 2020, impegni reali di riduzione e nell´ordine di centinaia di milioni di tonnellate di CO2 equivalente, all´Italia è consentito di aumentarle».

In quanto all´allarme costi lanciato da Governo e Confindustria, che parlano di circa 25-30 miliardi di euro l´anno, Zanchini dice: «Peccato che questi studi non siano stati mai resi pubblici e che siano stati smentiti dalla stessa Commissione europea secondo la quale l´adeguamento alla direttiva 20-20-20 costerà all´Italia 8 miliardi di euro l´anno, secondo calcoli che si basano sui costi di investimento previsti per lo sviluppo di rinnovabili, abbattimento dei gas a effetto serra, efficienza energetica e sulla riforme strutturali del sistema elettrico necessarie, senza considerare però i benefici economici del pacchetto. La verità è che con le sue minacce di veto e le richieste di ritardare l´approvazione del pacchetto, l´Italia è rimasta isolata all´interno dell´Unione europea. L´obiettivo del governo italiano è uno solo: quello di ottenere maggiore flessibilità all´interno delle misure previste. L´Italia chiede infatti di eliminare qualsiasi obiettivo temporale intermedio fino al 2020, in modo da evitare controlli e sanzioni. Sia sulle rinnovabili che sulla riduzione delle emissioni climalteranti si vorrebbe spingere oltre ogni limite la possibilità di rispettare gli impegni attraverso l´acquisto di crediti finanziari piuttosto che con investimenti reali sul proprio territorio. Ma acquistare crediti per finanziare l´istallazione di un campo eolico in un paese estero significa spendere soldi a vuoto. Significa pagare per l´innovazione di un altro paese senza avere alcun ritorno né sulla riduzione dell´inquinamento, né sul taglio di spesa dovuto all´importazione di petrolio o gas, né sull´occupazione che nascerebbe dallo sviluppo di un´economia rinnovabile».

E Legambiente fa i conti in tasca al governo: «A fronte dei 92 miliardi di spesa previsti per l´intera Ue, la Commissione stima anche un risparmio di circa 50 miliardi di euro per la riduzione delle importazioni di gas e petrolio e un risparmio di 10 miliardi rispetto alle attuali spese per i danni prodotti dall´inquinamento atmosferico, senza contare i benefici in termini di efficienza e ammodernamento industriale. Per l´Italia, l´Ue stima un risparmio di 7,6 miliardi l´anno nel taglio delle importazioni di idrocarburi e di 0,9 miliardi di euro nei costi per contrastare l´inquinamento. I costi effettivi pertanto scendono fino a trasformarsi in un guadagno netto di 600 milioni di euro l´anno. Questo senza contare i benefici di lungo termine sul piano dello sviluppo di un settore innovativo come quello delle rinnovabili e di crescita occupazionale. Inoltre non bisogna dimenticare i costi che già oggi pesano sull´Italia per i ritardi nell´adeguamento al protocollo di Kyoto. Da gennaio del 2008 fino al 2012 il mancato rispetto degli obiettivi fissati dal protocollo peserà per almeno 7 miliardi di euro sulle spalle dei contribuenti».

17 ottobre 2008

2008/10/18 "LA CENTRALE A CARBONE DI CIVITAVECCHIA FINISCE IN PROCURA."



Esposto contro l'avviamento.


LA CENTRALE A CARBONE DI CIVITAVECCHIA FINISCE IN PROCURA. IL MOVIMENTO DEI CITTADINI DEI COMUNI INQUINATI DENUNCIA L'AVVIO DI TVN.

Un esposto contro l'avviamento della centrale di Torre Valdaliga Nord è stato presentato oggi alla stampa. La conferenza si è svolta presso l'aula Cutuli del comune di civitavecchia ed è stata tenuta dai firmatari dello stesso a nome e per conto del Movimento No Coke Alto Lazio.

Durante la conferenza è stata inoltre annunciata l'apertura del riesame del decreto autorizzativo della stessa, a dimostrazione che l'autorizzazione evidentemente non era proprio perfetta. Il Movimento No Coke si è riservato di presentare ulteriori osservazioni, anche se già il ministero ha inserito come tali l'esposto.

I rappresentanti dei cittadini dei comuni inquinati hanno sottolineato che in base alle carte presentate da Enel per l'avvio del riesame (che si possono scaricare dal sito del Ministero dell'ambiente - area autorizzazione integrata ambientale - area libera consultazione - ricerca per territorio - Lazio) si possono già ad un primo sguardo fare alcune considerazioni:

- Nessun ente in indirizzo, comune di civitavecchia compreso, ha sentito il dovere, pur sapendolo, di avvisare la cittadinanza dell'avvio del riesame del decreto autorizzativo;

- il comportamento di Enel che ritiene tale riesame illeggittimo e si riserva di ricorrere al TAR

- la totale assenza di ogni riferimento alla diminuzione del 30% delle emissioni come da accordi con il Ministro Bersani e come raccomandato in sede di conferenza dei Servizi;

- la vergognosa affermazione che limiti emissivi inferiori come quelli che si vorrebbero aggiornare in fase di riesame nel decreto autorizzativo, non sarebbero conveniehttp://www.blogger.com/img/gl.bold.gifnti per il mercato.


Sul sito nocoketarquinia.splinder.com è visionabile la versione integrale dell'esposto.

Riceviamo dai cittadini liberi dell'Alto Lazio e pubblichiamo

Riaperta l’AIA per la centrale ENEL a carbone di Civitavecchia. TVN è stata accesa in pompa magna e l’autorizzazione? I cittadini presentano un esposto in procura

Presentato un esposto alla Procura della Repubblica, presso il Tribunale di Civitavecchia, per verificare se nell'avvio della centrale ENEL di Torre Valdaliga Nord "ricorrano ipotesi di reato o comunque violazioni di legge e, in caso affermativo, procedere all'emissione di provvedimenti anche di natura cautelare ed alla sospensione della fase di avvio della centrale di TVN, a tutela della salute della popolazione e dell'ambiente, per ripristinare la legalità eventualmente violata". Termina così l'esposto alla Procura di Civitavecchia, al Prefetto di Roma, ai Ministeri interessati (Ambiente e Sviluppo Economico) al Roan e al Noe, presentato dai rappresentanti dei cittadini di vari comuni inquinati raccolti nei Comitati dei Cittadini Liberi e nel Movimento No-Coke Alto Lazio. Tra i firmatari dell’esposto anche il delegato all’ambiente dell’Amministrazione Comunale di Ladispoli.
Al centro dell’esposto il fatto che “la centrale di Tvn è stata autorizzata dal decreto unico (55/2003) che non contiene in alcuna parte misure relative alla fase di avvio” avvenuta lo scorso 26 giugno 2008.
Nel procedimento unico autorizzativo (55/2003) erano comprese tutte le autorizzazioni, tra cui l'Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale), fino a quando non è stata recepita dall’Italia la direttiva comunitaria 96/61/Ce. Il recepimento è avvenuto con il decreto 59/2005, che individua gli impianti soggetti all’ autorizzazione integrata ambientale e disciplina le misure per le fasi diverse dall'esercizio e cioè avvio, emissioni fuggitive, arresto, ecc. Sono soggette all’AIA le "centrali termiche e gli impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW" e quindi l’obbligo è scattato per la centrale di TVN a Civitavecchia. Pertanto l'autorizzazione integrata ambientale per Tvn, a partire dal 2005, non è più ricompresa nel decreto del 2003; non è più valida e deve essere rivalutata rispettando la legge. Così nei giorni scorsi il Ministero dell'Ambiente (http://aia.minambiente.it/impiantiperterritorio.aspx?t=1&id=12) ha iniziato "il riesame del procedimento unico autorizzativo di Tvn in riferimento all'Aia, inserendo peraltro l’esposto firmato dai rappresentanti dei comitati cittadini e dal delegato all’Ambiente del Comune di Ladispoli tra le osservazioni pervenute.

Comitato dei Cittadini Liberi
Movimento No Coke Alto Lazio

2008/10/18 IL COMMISSARIO EUROPEO BACCHETTA L'ITALIA. E GREENPEACE APPROVA


Tratto da greenpeace
17 Ottobre 2008

IL COMMISSARIO EUROPEO BACCHETTA L'ITALIA. E GREENPEACE APPROVA
— Andrea Pinchera
Roma, Italia — Finalmente una posizione chiara. Greenpeace commenta con favore l’intervento del Commissario europeo all'Ambiente, Stavros Dimas, che si dichiara “sbalordito di fronte agli argomenti avanzati dall'Italia” sul pacchetto clima-energia della UE.

“Il governo italiano”, afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace, “è andato a chiedere sconti in Europa senza presentare lo straccio di un piano per tagliare le emissioni, in esubero di almeno 50 milioni di tonnellate/anno per il periodo 2008-2012”.

Ed è proprio questo il motivo dell’azione di ieri degli attivisti di Greenpeace alla centrale di Civitavecchia: da una parte, criticare il Governo italiano per il tentativo, fallito, di sabotare la trattativa europea sulle misure per combattere i cambiamenti climatici; dall’altra di ricordare come i 10 milioni di tonnellate di CO2 della centrale si aggiungono al deficit ambientale dell’Italia sugli obiettivi di Kyoto.

Ancora più assurda – in un momento di crisi che dovrebbe obbligare a pensare a come rendere più moderno il sistema paese – è la completa ignoranza delle enormi opportunità che si aprirebbero spingendo l’innovazione ambientale. “Grazie all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili”, continua Onufrio, “si possono creare almeno 120mila nuovi posti di lavoro. Si tratta di stime del Politecnico di Milano e dell’Anev, e non di Greenpeace.

Posti che, grazie all’insistenza del Governo e dell’Enel per il carbone, stanno volando in Germania. Non ci si può aspettare niente di diverso”, conclude Onufrio, “da parte di un Governo che ha ridotto il ministero dell’Ambiente a qualcosa più di un ufficio di rappresentanza di Confindustria. E meno male che l’Europa se ne è accorta”.

2008/10/17 "Usare energia pulita è possibile, se ne parla a Firenze"


TRATTO da PRONTOCONSUMATORE.IT

Usare energia pulita è possibile, se ne parla a Firenze

In questi giorni i fiorentini si sono visti recapitare dalla Provincia di Firenze l’opuscolo intitolato “La mia energia. Dimezzare i consumi entro il 2015: una sfida che si può vincere. Le nostre proposte, la vostra opinione”. L’obiettivo dichiarato della Provincia è quello di tagliare entro il 2015 del 50% i consumi di combustibili fossili (petrolio e derivati in particolare), di consumare meno energia per ridurre l’inquinamento e di produrre energia in modo sostenibile per l’ambiente.
Nella prefazione Matteo Renzi, presidente della Provincia di Firenze, spiega cos’è il Piano Energetico Provinciale e quali sono le cose che l’amministrazione si propone di fare per risolvere il problema, prima fra tutte quella di “lavorare, perché quando nel 2015 festeggeremo i 150 anni di Firenze capitale, possiamo guardare alla nostra terra non come una capitale del passato ma anche come una capitale del futuro, una capitale della sostenibilità”. L’opuscolo descrive in modo semplice tre tipi di energia pulita: quella solare, quella eolica e quella idroelettrica.

Energia solare

Il nostro Paese, godendo di un clima mite e di un’esposizione prolungata al sole, è particolarmente adatto per sfruttare questo tipo di energia, che oltre a non essere inquinante, è anche conveniente: l’energia prodotta in un anno da un impianto a pannelli fotovoltaici può arrivare a coprire il 70-80% delle spese per l’energia elettrica, con un risparmio di circa 600-700 euro.
La Provincia ha già cominciato a dare il buon esempio, convertendo gli impianti di alcuni edifici di sua proprietà in impianti a energia solare, e ha stanziato un milione di euro per incentivare l’installazione di impianti solari domestici e condominiali. Per fare richiesta di finanziamento è possibile rivolgersi all’Agenzia Fiorentina per l’Energia (www.firenzenergia.it, info@firenzenergia.it), la società a capitale totalmente pubblico che opera all’interno del programma europeo Save II e che ha lo scopo di promuovere lo sviluppo di fonti energetiche ecocompatibili.

Energia eolica

Nella provincia di Firenze sono stati individuati ben 29 siti battuti dal vento con sufficiente potenza e regolarità: è in attuazione un progetto che prevede l’installazione di 300 pale, che serviranno a garantire l’autosufficienza energetica dell’intero Mugello.

Energia idroelettrica
Fino ad oggi l’energia idroelettrica è stata concentrata soprattutto in grandi impianti collegati ai maggiori invasi, adesso invece sono state individuate alcune postazioni nelle quali sarà possibile installare piccoli impanti, che forniranno produzioni limitate ma sufficienti per piccole aree. L’idea dell’amministrazione provinciale fiorentina è sfruttare questi luoghi per contribuire, attraverso l’energia prodotta, alla manutenzione e al ripristino dei bacini fluviali.

Ciò che emerge dall’opuscolo, dunque, è una seria intenzione a trasformare radicalmente il consumo energetico della provincia di Firenze, grazie a nuove idee, progetti innovativi e sistemi più sostenibili. L’appello del presidente Renzi – “se facciamo uno sforzo tutti insieme e proviamo a vincere la sfida dell’energia, avremo vinto una sfida del futuro. Mi sento personalmente impegnato in questa sfida e vi prego di scrivermi o comunque di farmi conoscere le vostre opinioni” è un chiaro invito ai fiorentini a far sentire sentire la propria voce, non solo sulle energie alternative, ma anche su altri argomenti come la raccolta differenziata, le biomasse, la geotermia, i trasporti pubblici.

16 ottobre 2008

2008/10/16 "Raid di Greenpeace a Civitavecchia contro l'ostilità del Governo al pacchetto clima ed energia"


TRATTO DA RAINEWS 24

Raid di Greenpeace a Civitavecchia contro l'ostilità del Governo al pacchetto clima ed energia


Raid di Greenpeace nella centrale Enel di Civitavecchia dove sono stati aperti due striscioni a oltre cento metri di altezza con scritto "Il governo contro Kyoto" e "mai più carbone".

In contemporanea dalla nave di Greenpeace "Arctic Sunrise", scendendo con dei gommoni, degli attivisti hanno scritto sul molo "Quit coal", no carbone. Sulla nave è stato affisso "No carbone. Sì Energy Revolution".

L'azione di oggi vuole denunciare l'ostilità del Governo italiano al "pacchetto clima ed energia" dell'Unione Europea. "Protestiamo per chiedere al Governo un ‘Piano Marshall' per efficienza e sviluppo delle fonti rinnovabili per centrare gli obiettivi europei
- spiega Guseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace. -

E' un'occasione importante per il nostro Paese: la maggior parte dell'obiettivo del venti per cento di efficienza in più negli usi elettrici è concentrato nell'industria e nel terziario, i settori che generano ricchezza. Questa è la soluzione vera per l'Italia e non un ritorno al nucleare, fonte rischiosa e costosa, promossa per favorire alcune lobby e non certo l'ambiente" continua Onufrio.

"La volontà del governo è quella di sabotare il percorso per la seconda fase per Protocollo di Kyoto e far saltare le uniche possibilità concrete di ridurre le emissioni: le fonti rinnovabili e l'efficienza" denuncia Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace, a bordo dell'Arctic Sunrise in azione a Civitavecchia.

La recente conversione a carbone della centrale di Civitavecchia rappresenta il fallimento della politica energetica italiana verso la riduzione delle emissioni di gas serra. Una volta in funzione, la centrale di Civitavecchia immetterà in atmosfera oltre 10 milioni di onnellate di CO2, pari alle emissioni di due milioni di SUV, ognuno dei quali percorre 20mila km in un anno.

Ciò va ad aggiungersi al ritardo che l'Italia ha già contratto per Kyoto (50 Milioni di tonnellate l'anno). Per questo Greenpeace chiede una moratoria sulle centrali a carbone.

Questo autunno le navi di Greenpeace ‘Rainbow Warrior' e 'Arctic Sunrise' stanno solcando le acque del Mediterraneo - da Israele fino in Polonia - per diffondere il messaggio ‘QUIT CAL' (NO CARBONE) in tutta Europa, in vista della Conferenza sui Cambiamenti Climatici delle
nazioni Unite che si terrà a Poznan in Polonia il prossimo dicembre.

Circa un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono al carbone e con la tendenza attuale cresceranno del 60 per cento al 2030, un'ipotesi che lancerebbe il mondo verso una crisi climatica irreversibile.

"Il carbone è la prima singola causa del riscaldamento globale, se l'Europa intende essere leader nella lotta al cambiamento climatico deve tagliare la dipendenza dal carbone a favore di una rivoluzione energetica pulita" afferma Agnes de Rooij, responsabile della Campagna Clima di Greenpeace International, a bordo dell'Arctic Sunrise.

14 ottobre 2008

2008/14/10" Nasa: la prima mappa satellitare della CO2 troposferica"


Tratto da greenreport.it
13/10/2008
Nasa: la prima mappa satellitare della CO2 troposferica
di Riccardo Mostardini

FIRENZE. Un gruppo di ricerca coordinato da Moustafa Chahine del Jet Propulsion Laboratory della Nasa ha pubblicato venerdì scorso la prima mappa satellitare riguardante la distribuzione della CO2 nella media troposfera, ad un’altezza di circa 8 km dalla superficie terrestre. La troposfera è la parte più bassa dell’atmosfera, dove sono concentrati la maggior parte del vapore acqueo e degli elementi inquinanti di origine antropica, sia climalteranti che non. Il suo spessore varia da 8 km (ai poli) fino a 16-18 km (equatore), mentre alle nostre latitudini si aggira intorno agli 11 km.

Lo studio della Nasa ha inteso evidenziare le dinamiche di distribuzione della CO2 all’interno di essa, basandosi su rilevamenti compiuti dal settembre 2002 al luglio 2008 dalla strumentazione installata sul satellite Aqua. Ciò potrà fornire un fondamentale complemento degli studi compiuti finora, basati in grande prevalenza su osservazioni aeree e su rilevamenti compiuti al suolo. Dati ancora più significativi potranno essere ottenuti dal gennaio 2009, allorché sarà lanciato nello spazio l’Orbiting carbon observatory (Oco), primo satellite studiato esplicitamente per lo studio delle dinamiche delle molecole carboniche. Finora, invece, ricerche analoghe sono state compiute, come in questo caso (il satellite Aqua, lanciato nel 2002, è destinato principalmente allo studio delle dinamiche del ciclo idrico terrestre), grazie a strumenti montati su satelliti destinati ad altre missioni di studio.

La ricerca – si legge nel comunicato della Nasa – ha evidenziato come la distribuzione della CO2 nella media troposfera sia «fortemente influenzata dalle principali fonti di rilascio e dalle configurazioni di circolazione atmosferica su larga scala, come le correnti a getto e le dinamiche meteorologiche alle medie latitudini». I modelli di distribuzione della CO2 evidenziano significative differenze «tra l’emisfero nord, con le sue molte masse continentali, e l’emisfero sud, che è largamente coperto dall’oceano».

I dati raccolti permetteranno – soprattutto dopo che saranno integrati da quelli provenienti dall’Orbiting carbon observatory - di migliorare la comprensione dell’effettiva dinamica delle molecole carboniche successivamente al loro rilascio in atmosfera, dinamica su cui ancora sussistono molti aspetti oscuri. «Il Diossido di carbonio è difficile da misurare e tracciare» - ha dichiarato Chahine - «nessun luogo sulla terra è immune dalla sua influenza. Occorreranno molte ricerche indipendenti per convincere questo “colpevole” a “uscire dal nascondiglio” e monitorare il suo percorso dalla creazione allo stoccaggio».

Nell’immagine, le concentrazioni di CO2 troposferica nelle varie regioni del globo sono indicate con colori che vanno dal celeste (376 ppmv) al rosso (386 ppmv). Come si può vedere, balzano subito all’occhio due fasce in cui si hanno concentrazioni più forti, entrambe tra i 30 e i 40 gradi di latitudine nei due emisferi. Mentre la fascia boreale era ben conosciuta, e corrisponde «ad una cintura di aria inquinata alle medie latitudini dell’emisfero nord», la corrispondente striscia nell’emisfero australe non era stata mai evidenziata in precedenza: i ricercatori sostengono che la presenza della cordigliera delle Ande «spinge in alto la CO2 prodotta dalle principali fonti sulla superficie terrestre, come la respirazione delle piante, gli incendi e le infrastrutture usate per la produzione di carburanti sintetici e per la generazione di energia. Una porzione di questa CO2 spinta in alto (..) resta intrappolata nella corrente a getto e viene trasportata rapidamente intorno al mondo. La Troposfera» - ha concluso Chahine - «è come le acque internazionali: ciò che viene prodotto in un luogo si dirigerà da un’altra parte».

In conseguenza di ciò, la Nasa conclude che la zona con forti concentrazioni di CO2 visibile nell’Atlantico del nord deriva da emissioni prodotte negli Stati Uniti sud-orientali. I forti tassi di CO2 troposferica sul Mediterraneo derivano dalle fonti nordamericane e da quelle europee. Il Diossido prodotto dall’Asia meridionale va a incidere prevalentemente sul medio oriente, mentre quello prodotto in estremo oriente si dirige in gran parte sull’oceano Pacifico, fino alle coste della California.

Dati di grande interesse e in buona parte inediti, per i motivi sopra elencati. Il proseguire degli studi sarà di grande importanza per introdurre nel dibattito globale sul surriscaldamento climatico la constatazione – finora tenuta sottotraccia – che siamo tutti decisamente sulla stessa barca, e che è illusorio pensare di combattere gli effetti perversi del cambio climatico con azioni di prospettiva locale.

Va anche evidenziato come, ancora una volta, la sconsiderata ingordigia di combustibili fossili dei paesi sviluppati influisca in gran parte su regioni del globo ben meno industrializzate. Come a dire, noi consumiamo più di voi, emettiamo più di voi, ma le conseguenze le pagate... soprattutto voi, che avete la sfortuna di essere sottovento alle nostre ciminiere e ai nostri ingorghi stradali. Resta comunque ancora da chiarire l’effettiva relazione di causa ed effetto tra CO2 troposferica a livello locale e mutamenti climatici nelle zone coinvolte: anche il prossimo rapporto Ipcc, è stato annunciato, conterrà prevalentemente analisi climatiche zonali, e darà minore importanza rispetto al passato a valutazioni di carattere globale.

13 ottobre 2008

2008/13/10 "Il carbone pulito non esiste" "Carbone nemico dell'umanità"


Tratto da blogeko.it
Il carbone pulito non esiste.

I potenti della Terra citano così spesso il carbone pulito. Ma bisognerebbe ripeterlo altrettante volte: il carbone pulito non esiste.
Il carbone pulito rientra nella ricetta energetica del ministro Scajola, insieme al nucleare.
Addirittura il carbone pulito ha ricevuto corposissime iniezioni di quattrini nell'ambito del maxi piano americano per salvare le istituzioni finanziarie in crisi.

Per carbone pulito, o Ccs (carbon capture and storage), si intende l'impiego del carbone per produrre energia elettrica abbinato a tecnologie per diminuire le emissioni di anidride carbonica - il gas dell'effetto serra - che sono ancor più alte, nel caso del carbone, rispetto agli altri combustibili fossili.

Per avere il carbone pulito serve il 30% di energia in più. Quella appunto per catturare l'anidride carbonica e sotterrarla da qualche parte, con la speranza che non evada. Ovviamente, aumentano del 30% anche i costi.
Proprio per gli alti costi i progetti di carbone pulito negli Usa non decollano, nonostante vengano foraggiati con denaro dei contribuenti.
In attesa di tecnologie migliori di quelle attuali, si prevede che il carbone pulito non potrà essere disponibile a livello commerciale fino al 2020.
Al momento, impianti a carbone pulito non esistono.
Infine estrarre carbone è inquinante e pericoloso. In media 30 morti all'anno nelle miniere americane, e ben 8.000 - diconsi ottomila - in quelle cinesi.
Il carbone pulito è un mito, una chimera esattamente come il nucleare di quarta generazione, che non sarà disponibile fin verso il 2030-40. Ricordatelo, ogni volta che ne sentite parlare.


Carbone nemico dell'umanità


Andrebbe fatto leggere ai dirigenti dell'Enel che ancora insistono a parlare di carbone "pulito", al quale vogliono convertire le centrali di Civitavecchia e Porto Tolle. Si tratta di un articolo di David Roberts di Grist intitolato Il carbone è il nemico della razza umana: "Il carbone" scrive "è ripugnante. Distrugge gli ecosistemi dove viene estratto. Uccide le persone che ci lavorano. Gli impianti a carbone emettono particolato nell'aria causando disturbi respiratori. Gettano mercurio nelle acque provocando malformazioni congenite nei neonati. Emettono anidride carbonica in atmosfera causando i cambiamenti climatici". "L'obiettivo" aggiunge "deve essere eliminare l'industria del carbone"........ E poi andrebbe approvata una moratoria contro le centrali a carbone.

12 ottobre 2008

2008/10/12"COMUNICATO STAMPA DEL W.W.F.PER UNA LIGURIA SENZA INCENERIMENTO."


SAVONA, Lì 11 Ottobre 2008
COMUNICATO STAMPA
RIFIUTI: LA REPLICA DEL WWF ALLE PROPOSTE DI INCENERIMENTO DEI RIFIUTI E NUOVE DISCARICHE IN PROVINCIA DI SAVONA.PER UNA LIGURIA SENZA INCENERIMENTO.
In riferimento alle proposte emerse su organi di stampa riguardo la realizzazione di un termovalorizzatore, nuove e/o ampliamenti di discariche in Provincia di Savona , si ritiene portare a conoscenza la posizione del WWF contenuta in un documento di
posizionamento a livello nazionale:
…” La complessa gestione del rifiuto deve essere svolta nel rispetto di diversi principi comunitari: principio di integrazione tra le politiche di tutela dell’ambiente e gli altri settori, di precauzione, di prevenzione, di “chi inquina paga”, nonché dei principi di responsabilità individuale, di responsabilità condivisa, di prossimità e di “governance”.
I costi dismaltimento devono essere interamente coperti da colui che crea il rifiuto e l’addebito degli stessi deve emergere in maniera chiara e trasparente, sia nella catena di produzione che nelle tariffe pubbliche.
Devono, pertanto, essere sostenute e incentivate tutte le azioni utili per il conseguimento degli obiettivi posti dalle direttive comunitarie, nel rispetto della gerarchia delle modalità di gestione dalle stesse indicata, che tendono alla realizzazione di un sistema produttivo senza rifiuti.
Restando valido l’assunto che “il miglior rifiuto è quello non prodotto”, si ritiene opportuno effettuare un salto culturale nella definizione di rifiuto, limitandola al concetto della non ulteriore riutilizzabilità dei materiali; verrebbe così ad essere destinato allo smaltimento solo ciò che, per le sue caratteristiche fisiche e chimiche, o per la sua ridotta quantità, non è più interamente ed immediatamente utilizzabile in attività umane o cicli naturali.
In sintesi il rifiuto da smaltire costituisce l’espressione di una cattiva progettazione industriale e/o di un’errata modalità di consumo ( vedi inceneritori e CDR ). A tale scopo deve essere promosso e attuato uno sforzo, anche da parte delle amministrazioni pubbliche, per indirizzare le scelte produttive verso un modello economico basato sulla valorizzazione delle risorse, sulla smaterializzazione dei consumi e sulla sostenibilità ambientale.
Il WWF Italia riconosce il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero” quale fattore di sostenibilità ambientale.
Tale obiettivo si articola nel modo seguente.
1. La priorità deve essere riconosciuta alla diminuzione della pericolosità e della quantità dei rifiuti.
2. Recupero e riciclo dei rifiuti.
3. Azzerare lo smaltimento.

Per il conseguimento di detto obiettivo, dovranno altresì essere eliminate tutte le forme dirette o indirette di incentivo o di sussidio a favore degli impianti di smaltimento o dell’esercizio dei medesimi ( vedi inceneritori e CDR ).
Dovranno, pertanto, essere impostate politiche fiscali tese a scoraggiare il ricorso a detti impianti o pratiche ed avvantaggiare la riduzione della produzione dei rifiuti o del recupero dei medesimi.
“Per intanto –conclude il WWF, si auspica che entro il 2020 venga raggiunto l’obiettivo rifiuti-zero perlomeno riguardo ai rifiuti solidi urbani e a quelli a loro assimilati.
Nella fase transitoria, ai fini dell’individuazione di eventuali impianti di smaltimento si dovrà
tener conto innanzitutto della loro indispensabilità in riferimento al caso concreto.
Per Savona ed in generale tutta la Regione si ritengono non attuabili impianti e/o
prodotti destinati a qualsiasi forma di incenerimento.
Nel nome della tutela della salute e della biodiversità dell'ecosistema, per la nostra e per le future generazioni.

Contatto:
WWF Savona
Il Presidente Sezione Regionale WWF Liguria
Piombo Marco

2008/10/12 "I fondi Enel devono compensare danni pregressi":Lo afferma il Coordinamento Medici dell'Alto Lazio"


Trastto da CENTUMCELLAE NEWS"
I fondi Enel devono compensare danni pregressi"

Lo afferma il Coordinamento Medici che propone un diverso utilizzo dei finanziamenti mirata alla real tutela della salute e dell'ambiente

CIVITAVECCHIA - "I tredici milioni di euro devono essere considerati quali compensazioni per danni pregressi, ed essere destinati ad opere pubbliche finalizzate sia a mitigare gli effetti nefasti delle emissioni inquinanti già emesse dalla combustione di olio combustibile nella ex TVN, sia a prevenire ulteriori danni all’ambiente e alla salute scientificamente previsti per la nuova TVN a carbone sporco."
Ad affermarlo è il coordinamento Medici per la salute e l'ambiente che riapre così la polemica sull'utilizzo dei fondi Enel. Secondo il Coordinamento, infatti, con la variazione di Bilancio ratificata la scorsa settimana dal Consiglio comunale, praticamente il totale dei finanziamenti dell'azienda elettrica sono stati vincolati di fatto ad interventi che nulla hanno a che vedere con il principio della compensazione ambientale per i quali, almeno teoricamente, sono stati concessi, tanto da definire destinati soprattutto alla spesa corrente del Comune.
"L’unica voce parzialmente compatibile con la natura di tali compensazioni – affermano i Medici - è quella dei cinque milioni di euro da destinare alla revisione della rete idrica in quanto le falde acquifere potenzialmente inquinate vanno monitorate con accuratezza e potabilizzate senza rischi per la collettività. Tutte le altre vie di utilizzazione delle risorse finanziarie (variante di trincea, manifestazioni goderecce o culturali e copertura di “buchi” di gestione…) sono da considerare storno e dissipazione di danaro pubblico".
Il Coordinamento propone quindi quella che a suo avviso sarebbe una più congrua e legittima gestione del “tesoretto Enel”. "Controllo scientifico e puntuale dei dati forniti dalle centraline di monitoraggio degli inquinanti, ora disseminate sul territorio senza un piano organico e senza un responsabile fisicamente identificabile; supporto tecnico-amministrativo per strutture sanitarie pubbliche che si occupano di patologie correlate agli inquinanti (servizi broncopneumologici, cardiovascolari e oncologici; centri di elaborazione dati); costituzione d’una “task-force” tecnico-giuridica impegnata nella difesa giudiziaria della collettività contro gli abusi di entità private (navi da crociera e navi da trasporto) o di omissioni e ritardi da parte di strutture pubbliche (Arpa, Asl, Ispettori Inail e Assessori alla sanità e all’ambiente)".
Non chiediamo la luna – concludono i Medici - Ci accontentiamo di non degradare ulteriormente gli equilibri della nostra Madre Terra che sta subendo ferite immedicabili da parte dei cosiddetti “decisionisti” che, ai nostri occhi disincantati, appaiono come i “nuovi barbari” dell’era dello sviluppo ad ogni costo, ma di fatto insostenibile per i delicati equilibri ambientali e sanitari.

2008/10/12 "APPREZZAMENTO E SOSTEGNO DEI CITTADINI PER LA FERMEZZA DELLA PROVINCIA DI VITERBO CONTRO LA RICONVERSIONE A CARBONE DI TVN"


RICEVIAMO DA TORREVALDNIGA-NORD:INVIAMO LA LETTERA PROTOCOLLATA ALLA PROVINCIA DI VITERBO A NOME DEL COMITATO LIBERO DEI CITTADINI DI TARQUINIA E DEL MOVIMENTO NO COKE ALTO LAZIO CON PREGHIERA DI DIFFUSIONE e sollecitamente pubblichiamo

LETTERA A MAZZOLI:APPREZZAMENTO E SOSTEGNO DEI CITTADINI PER LA FERMEZZA DELLA PROVINCIA DI VITERBO CONTRO LA RICONVERSIONE A CARBONE DI TVN
Date: 11/10/2008 22.30

Oggetto: Riconversione a carbone della centrale Enel S.P.A. “Torre Valdaliga Nord” di Civitavecchia; Apprezzamento e sostegno dei cittadini alla posizione di fermezza della provincia di Viterbo per difendere la salute e il lavoro del territorio

Il Comitato dei Cittadini Liberi di Tarquinia e il Movimento No Coke Alto Lazio esprime grande apprezzamento e la più ferma approvazione per la posizione che la Provincia di Viterbo ha mantenuto fino ad oggi rispetto all'’invito del Presidente della Regione Lazio, Marrazzo, di firmare l'’accordo quadro tra Enel S.p.a. e Comuni delle due provincie,Roma e Viterbo.

La provincia di Viterbo ha scelto così di stare dalla parte dei cittadini del comprensorio che si stanno battendo per la tutela della salute e del lavoro agricolo e turistico di questa terra.

Condividiamo con voi che l’'accordo quadro sottoposto da Marrazzo non può essere firmato in quanto prima di tutto è illegittimo sotto il punto di vista legislativo perché l '’erogazione di contributi economici come stabiliti nei specifici accordi bilaterali Comuni/ENEL non trova riscontro nella normativa di settore in relazione alle misure di compensazione il D.L. 7 febbraio 2002, n.7 convertito in legge dall’art.1 Legge 9 aprile 2002 n. 55, in base al quale è stata approvata la riconversione a carbone della centrale Torrevaldaliga Nord, prevede, all’ 'art.2 comma 3 “ l’'individuazione di misure di compensazione e riequilibrio ambientale” ma all'’art. 5 sospende l’ 'efficacia dell'’allegato IV al Dpcm 27 dicembre 1988, dell'’articolo 15 della L. n. 393/75, e del regolamento di cui al Dpr n.53/98, che normavano gli interventi socio-economici connessi con la costruzione e l’'esercizio di centrali e la corresponsione di contributi per le opere di urbanizzazione secondaria; sospensione che non rende possibili, quindi, nemmeno oneri per interventi di natura infrastrutturale e di riequilibrio economico e/o opere di urbanizzazione secondaria connessi con la costruzione e l’'esercizio della centrale proposta, e quindi, tanto meno contributi non finalizzati.

La firma dell’'accordo quadro in epigrafe, al di là delle vuote dichiarazioni d’'intenti su tutela della salute, sulla volontà e l’'impegno di favorire lo sviluppo ed incrementare la piccola e media impresa, di perseguire “ottimali condizioni di sicurezza” e favorire la formazione, mortifica ancora di più, semmai possibile, le popolazioni dell'’Alto Lazio isolandole dagli Enti locali, ammorbiditi dai cospicui contributi economici e raggiungendo, attraverso la monetizzazione del rischio, alcuni importanti obiettivi che ENEL da anni tentava di raggiungere ovvero il riconoscimento della validità e della legittimità dell'’iter amministrativo e l’'imbavagliamento degli amministratori locali sulle gravi carenze della Valutazione d’impatto ambientale, sulle grave situazione di sofferenza sanitaria delle popolazioni .

Ricordiamo inoltre che il consiglio provinciale in data 14 Gennaio 2008 ha deliberato nella mozione presentata dai consiglieri Miccini e Fortuna la “necessità di rigettare in toto la logica delle compensazioni al danno ambientale e alle salute umana invitando quindi i comuni e gli enti locali del territorio a rifiutare proposte compensative in denaro,beni o servizi,da parte del soggetto produttore dell’impatto ambientale stesso”.

La firma della Provincia di Viterbo all'’accordo quadro del presidente della Regione Lazio,rappresenterebbe dal punto di vista politico un atto di incoerenza incomprensibile agli occhi dei cittadini del comprensorio interessato dalla sciagurata riconversione a carbone di Tvn.

Al momento la Provincia di Viterbo è l’'unica istituzione che ancora non si è piegata ai voleri dell'’Enel mettendo in primo piano la salute dei cittadini e l’'inestimabile patrimonio che proviene dal comparto agricolo e turistico poiché non vi è paragone tra il prezzo che paga Enel S.p.a. con le compensazioni e il valore reale del comprensorio in termini di produzione agricola e turistica.

Rimaniamo inoltre in attesa che vengano attuate tutte le richieste ancora attuali della delibera su citata come la richiesta di una nuova V.I.A. dell’'intero comprensorio rispetto ai danni delle ricadute inquinanti e non solo su Civitavecchia, la valutazione del danno preventivo alla salute e all'’economia del comprensorio.

Per migliorare le condizioni sanitarie ed ambientali di tutta la provincia di Viterbo è doveroso che si inizi un'’inversione di tendenza dell’'inquinamento a carico del territorio rispetto agli impianti già presenti e in esercizio perché non si dimentichi mai che l’'Alto Lazio ha già installato sul territorio il polo energetico più grande d' Europa ;già troppo sacrificio umano e ambientale per chiedere ancora posto ad altri impianti inquinanti come Tvn.

Nell'’augurio che pressioni politiche verticiste non influenzino la vostra posizione rimaniamo a vostra disposizione per intraprendere iniziative comuni atte a salvaguardare la salute dei cittadini ed a trovare forme legali di contrasto.

Tarquinia, 8 ottobre 2008

11 ottobre 2008

2008/10711 "CLIMA: ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, SU OBIETTIVI UE GOVERNO PRETESTUOSO"



CLIMA: ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE, SU OBIETTIVI UE GOVERNO PRETESTUOSO



(ASCA) - Roma, 8 ott - La posizione espressa dal governo italiano sugli obiettivi europei al 2020 e' pretestuosa e infondata, e rischia di ostacolare pesantemente il percorso verso un accordo internazionale per far fronte al drammatico problema del cambiamento del clima. In una nota congiunta Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club criticano duramente il tentativo del Governo di ottenere piu' tempo e flessibilita' nell'attuazione del pacchetto clima studiato dalla Ue, proprio mentre il Parlamento Europeo ha rafforzato gli impegni sul clima globale.

''Nel documento del Governo - nella nota congiunta - si parla di costi invece che di investimenti e non viene presentata alcuna valutazione dei ritorni diretti e indiretti, economici, ambientali e occupazionali ma solo un allarme senza alcuna dimostrazione per cercare di attaccare la strategia europea su clima ed energia''.

Le energie rinnovabili e l'efficienza energetica, affermano Greenpeace, Legambiente, Wwf e Kyoto Club costituiscono l'economia reale del sistema energetico.

Perseverare nei combustibili fossili - aggiungono - compreso il carbone, ed aggiungere al mix l'energia nucleare, e' un ritorno al passato, e segnala l'incapacita' di gestire l'emergenza energetica, ambientale e finanziaria di oggi.

''Il governo - concludono gli ambientalisti - vuole bloccare fonti rinnovabili ed efficienza, le vere alternative pulite, per far spazio agli interessi della lobby nucleare''.

09 ottobre 2008

2008/10/09 "INQUINAMENTO, TUMORI,MALATTIE CARDIACHE E RESPIRATORIE"


Riceviamo dal MODA e pubblichiamo

INQUINAMENTO, TUMORI,MALATTIE CARDIACHE E RESPIRATORIE IN LIGURIA E PROVINCIA DI SAVONA
ANNO 2008


Già nel Luglio 2001 uno studio del MODA sul rapporto tra tumori e inquinamento riportava la dichiarazione dell’oncologo professor Leonardo Santi: "L’inquinamento ambientale ha un ruolo maggiore di quello che gli viene attribuito dalle statistiche" e ancora "...non si può analizzare una sola sostanza, ma bisogna verificare il danno che più elementi insieme riescono a produrre". Oggi è ben noto inoltre che l’80-90% dei tumori dipendono da fattori ambientali e che la combustione del carbone produce un cocktail di sostanze sicuramente cancerogene e cardiotossiche come pubblicato dall’oncologo Claudio Pagliara (mensile "Italia Nostra" Ottobre ’83).

L'ambiente.
Nella provincia di Savona la situazione risulta particolarmente grave in quanto principalmente la centrale a carbone ex ENEL e oggi Tirreno Power di Vado-Quiliano, in pieno centro abitato, risulta essere la principale fonte d’inquinamento in Liguria e per oltre 30 anni ha emesso e ancora oggi continua ad emettere immense quantità di inquinanti altamente pericolosi e cancerogeni sia come gas sia come polveri presenti nei fumi con gravissime conseguenze sulla salute pubblica. I controlli sulla qualità dell’aria inoltre sono sempre stati inadeguati e ancora oggi il Piano della qualità dell’aria della Regione Liguria 2006 denuncia gravi carenze dei controlli in particolare riguardo alle polveri fini cancerogene e cardiotossiche Pm10 e ultrafini Pm2,5. Già nel 1991 lo studio del professor Nimis dell’Università di Trieste (confermato poi da studi sui licheni del 2001 e del 2004), aveva affermato che l’area di studio (Savona, Vado) "presenta aree con qualità dell'aria molto deteriorata.....e condizioni della qualità dell'aria paragonabili a quelle delle zone maggiormente inquinate della Pianura Padano-Veneta orientale". Tutto ciò indica come in questi decenni sia Tirreno Power che gli Enti Pubblici savonesi hanno minimizzato il grave reale inquinamento del compresorio savonese.

Epidemiologia La letteratura scientifica internazionale contrasta con le tranquillizzanti conclusioni dello Studio Epidemiologico di IST e Arpal 2008 secondo cui non sembrerebbe esistere nesso di causalità tra inquinamento e tumori. Come risulta in uno studio epidemiologico svolto a Dublino e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica medica Lancet (Ott.2002), i "reali" effetti dell’inquinamento atmosferico sono più gravi di quanto prima si ritenesse. Infatti in questa città, per 72 mesi è stato proibito bruciare carbone. Risultato: le morti non traumatiche sono diminuite del 5,7%, mentre la mortalità cardiovascolare è diminuita del 10,3%. Inoltre anche altri studi Americani e d Europei (APHEA 2002 e 2003) hanno dimostrato che ad ogni incremento della concentrazione media annuale di 10ug/mc delle polveri sottili Pm10 ha corrisposto un aumento della mortalità per cause cardiopolmonari e per tumore polmonare rispettivamente del 6 e dell’8%. Inoltre i tumori non sono in diminuzione come lo studio IST-Arpal vorrebbe insinuare infatti mentre oggi in Liguria diminuisce la mortalità per tumori (miglioramento delle cure) purtroppo aumenta costantemente l’incidenza (n° di nuovi casi all’anno) sia nei maschi che nelle femmine.

Inoltre dal 1999 al 2002 in Liguria i tassi standardizzati tumorali si assestano fra i valori più alti in Italia. Precisamente per i tumori totali la Liguria si colloca al 5° posto rispetto alle 20 regioni italiane e per i tumori al polmone dal 5° all’8° posto (dati dell’Istituto Superiore di Sanità). Per Savona ad es. i tassi standardizzati per tumori totali della ASL 2 del Savonese dell'anno 1999 pubblicati dall'Ist di Genova e suddivisi per sesso risultano essere tra i più alti d’Italia.

Conclusioni.
Gli ambientalisti savonesi da decenni ormai denunciano la pericolosità dell’inquinamento provocato dalle centrali a carbone. Gli studi della National Academy of Science affermano che: "....una centrale a carbone da 1.000 MW provoca ogni anno circa 25 decessi, 60.000 casi di malattie respiratorie e danni alle cose per circa 12 milioni di dollari". Oggi anche la UE stima i costi esterni (comprendono anche le malattie e danni materiali dell’inquinamento) che per le centrali a carbone come quella di Vado sono elevatissimi e compresi da un minimo di 200 milioni di €/anno ad un massimo di 500 milioni di €/anno. Ma al contrario Tirreno Power e amministratori savonesi e regionali "senza pudore" ancora oggi parlano di potenziamento a carbone della centrale rinnegando il depotenziamento e la completa metanizzazione della centrale chiesta urgentemente nel 1988 dal Prof. Cortelessa dell’Istituto Superiore di Sanità e poi votata all’unanimità dai Comuni di Vado, di Quiliano (1990) e per ben 2 volte dalla Provincia di Savona nel 1995 e nel 1998.

Dr. Virginio Fadda (biologo)

Dott. Agostino Torcello (Medico pneumologo)

Savona, 9 Ottobre 2008

MODA Savona

2008/10/09 "Inquinamento e appendicite "






Tratto da Paginemediche.it
L’inquinamento dell’aria può aumentare il rischio-appendicite: uno studio canadese

Una ricerca condotta dall’Università di Calgary ha preso in esame i rischi derivanti da un aumento dell’inquinamento dell’aria. In particolare, è emerso un nesso tra il peggioramento della qualità dell’aria e il rischio-appendicite, come rilevato dai dati presentati nel corso di una recente conferenza dell’American College of Gastroenterology.

Lo studio ha evidenziato il fatto che l’inquinamento dell’aria che respiriamo può generare un più alto rischio-infiammazione dei tessuti: a presentare la ricerca è stato Gilaad Kaplan, coordinatore dell’equipe nordamericana.
Il team medico di Calgary ha studiato un campione di 45.000 adulti ricoverati per appendicite tra il 1999 e il 2006: dall’analisi del campione è emerso chiaramente che il tasso di ricovero aumentava del 15% in quei giorni in cui si registravano più alte concentrazioni di ozono. L’effetto dell’inquinamento dell’aria sul tasso di ricovero dei soggetti del campione risultava, poi, ancor più evidente nei mesi estivi, quando, cioè, le persone erano più propense ad andare fuori casa.

Secondo quanto spiegato da Kaplan, lo studio proseguirà nei prossimi mesi per studiare ancor più a fondo i legami tra inquinamento e danneggiamento dei tessuti e degli organi.

07 ottobre 2008

2008/10/08 "Polveri fini dannose anche per i feti,"


07.10.08
Tratto da ticinonews.it

Polveri fini dannose anche per i feti, studio Uni Berna


Una concentrazione eccessiva di polveri fini nell'aria è dannosa anche per i feti nel grembo materno. Questa la conclusione di uno studio effettuato all'Inselspital di Berna, i cui risultati sono stati presentati oggi ad un congresso in corso a Berlino.

Finora i ricercatori ritenevano che l'inquinamento dell'aria potesse creare problemi ai bambini, ma soltanto a partire dall'età scolastica. Lo studio condotto dell'istituto di pneumologia dell'ospedale bernese, sotto la direzione di Philipp Latzin, ha preso in esame 241 neonati.

I ricercatori hanno misurato la qualità dell'aria - ossia le concentrazioni di ozono, diossido d'azoto e polveri fini - respirata dalle gestanti ed ha in seguito controllato, cinque settimane dopo il parto, le funzioni respiratorie dei neonati mentre dormivano.

Risultato: ai neonati le cui madri sono state esposte a forti concentrazioni di polveri sottili e che abitano nella vicinanze di strade con forte traffico è stata misurata una frequenza respiratoria di 48 respiri al minuto, contro i 42 respiri al minuto in media per gli altri neonati. I bambini le cui madri sono state esposte a forte concentrazioni di particolato negli ultimi tre mesi di gravidanza hanno inoltre sviluppano con maggior frequenza delle infiammazioni alle vie respiratorie.

Gli autori della ricerca non sono ancora riusciti a spiegare fino in fondo le cause. Secondo Philipp Latzin, si può ipotizzare che l'inquinamento dell'aria attacchi i polmoni delle madri e di conseguenza anche l'irrigazione sanguigna del feto attraverso la placenta. Meno afflusso di sangue può in questo caso significare che il feto riceve meno sostanze nutritive.

Un'altra ipotesi è che le particelle inquinanti penetrino nel sangue del bambino non ancora nato, influenzandone il ritmo respiratorio. Sia in un caso che nell'altro, lo studio evidenza la necessità di migliorare la qualità dell'aria, osserva Latzin.


ATS

2008/10/07"Particolato – Il convegno PM2008 a Bari"


Il convegno PM2008 a Bari

Particolato – Ricercatori e decisori: prioritario è comunicare

Oggi si assiste ad una forte domanda di sapere da parte dei cittadini. Temi come la salute e l'ambiente sono così importanti da far riempire le piazze ed alzare barricate,ecco perché una corretta informazione che sappia riportare la verità senza strumentalizzazioni ed in maniera chiara è così importante per creare consenso


C'è una scienza che vuole uscire dalla torre d'avorio e camminare per strada, c'è una scienza che vuole uscire dagli oscuri laboratori e mettersi a servizio dei cittadini, solo che ha bisogno di superare le paure della gente.
Timori spesso generati per ignoranza o da una mancanza di corretta informazione, alimentata da una stampa più attenta agli scoop che alla verità e/o decisori politici, più preoccupati delle loro poltrone che della salute dei cittadini.

«Bacone diceva che la scienza non deve essere a vantaggio di questo o quello, ma deve servire tutti i cittadini», Pietro Greco, che ha coordinato i lavori, lo ha ricordato all'inizio della tavola rotonda che ha dato il via ai lavori del 3° Convegno nazionale sul particolato atmosferico, incominciato a Bari per iniziativa della Società chimica italiana, della Società italiana Aerosol, L'Università ed il Comune di Bari.

«Il comune di Bari si è posto subito il problema di comunicare correttamente con i cittadini – ha sottolineato l'assessore all'ambiente Maria Maugeri -. Avevamo un problema grosso come quello della Fibronit e la dispersione di fibre di amianto sulla città, non ci siamo limitati a porre in sicurezza l'ex industria, ma di farlo sapere in modo corretto. Oggi il sito web del comune riporta tutti i dati sulla qualità dell'aria cittadina, ed è un'importante vetrina dei risultati ottenuti».

Oggi si assiste ad una forte domanda di sapere da parte dei cittadini. Temi come la salute e l'ambiente sono così importanti da far riempire le piazze ed alzare barricate, ecco perché una corretta informazione che sappia riportare la verità senza strumentalizzazioni ed in maniera chiara è così importante per creare consenso.

«Il conoscere ed informare spesso non sono sufficienti – ha spiegato Luigi Campanella, presidente della Società chimica italiana – bisogna partecipare, solo così i cittadini si sentiranno coinvolti nei processi e non solo comparse. E' importante però che nei processi di comunicazione non si banalizzino i concetti (magari distorcendoli), ma si semplifichi solo il linguaggio».

Le varie generazioni cresciute con trasmissioni come Quark comprendono immediatamente cosa si vuol dire avvicinare il grande pubblico a temi scientifici in maniera corretta e semplice.

«Il problema a volte è anche legato alla corretta interpretazione dei dati – ha evidenziato Daniela Cocchi di The International Environmetric Society -. Il dato in sé non è di immediata comunicazione, come erroneamente si crede, deve essere contestualizzato e spiegato, soprattutto si deve chiarire per quale scopo è stato raccolto. Ecco perché la statistica ambientale può essere molto utile all'ambiente, a patto che sia spiegato l'intero quadro di riferimento».

Giorgio Assennato, direttore scientifico dell'Arpa Puglia è ad esempio una delle figure cardine nei processi di comunicazione tra decisori politici, cittadini, giornalisti e scienziati: «purtroppo la nostra società oggi non riconosce più la terzietà ed imparzialità del sistema scientifico. In effetti ci sono delle vulnerabilità nel sistema che non ci rendono pienamente autonomi dal potere politico, innescando a volte il corto circuito comunicazionale».

«Non esiste l'ambiente in sé, ma solo in relazione a – evidenzia Franco Prodi, presidente della Società Aerosol italiana – ecco perché è così importante che i dati siano letti in relazione a tutti i fattori che hanno portato alla loro raccolta. In questo senso gli studi e le analisi sugli aerosol oggi diventano fattore centrale tra le analisi ambientali, climatiche e di utilizzo e produzione di energia».

Interdisciplinarità significa inevitabilmente più attori che dialogano tra loro. Ecco perché è così importante che usino un linguaggio condiviso, non solo in ambito scientifico, ma anche e soprattutto nei confronti dei cittadini chiamati a partecipare e vivere l'ambiente. Dopotutto conoscenza e partecipazione sono le due basi principali della democrazia nella quale tutti noi viviamo.

06 ottobre 2008

2008/10/06 Rischio di tumore alla pleura anche per chi risiede vicino a una fonte di emissione di amianto



Riceviamo dal dottor Giovanni Ghirga medico ISDE e pubblichiamo

A tutti i Media

Rischio di tumore alla pleura anche per chi risiede vicino a una fonte di emissione di amianto



Ricercatori giapponesi del Department of Community Health and Epidemiology, Nara Medical University School of Medicine, Kashihara (Nara) Giappone, hanno affrontato il problema del rischio di mesotelioma (tumore maligno della pleura, membrana che avvolge i polmoni) per i residenti vicino a una fonte di emissione industriale di amianto [1].

Gli autori hanno studiato il rapporto tra il numero di casi rilevati di mesotelioma nella popolazione in esame e il numero di eventi invece attesi nella popolazione stessa.

La ricerca ha preso in considerazione i casi di mesotelioma occorsi nella popolazione a rischio che ha vissuto, nel periodo compreso tra il 1995 e il 2006, vicino a un grande impianto di amianto-cemento situato ad Amagasaki City, Giappone.

Quale l’entità del rischio di contrarre il cancro della pleura e quale l’incidenza in rapporto alla distanza dallo stabilimento industriale hanno rappresentato l’obbiettivo dello studio.

I risultati hanno mostrato che di 73 casi di mesotelioma, rilevati in soggetti senza rischio occupazionale, la maggior incidenza era in coloro che risiedevano in un raggio di 300 metri dall’impianto e andava riducendosi con l’aumento della distanza dalla fonte inquinante. Tale aumento d’incidenza era ancora presente nei soggetti che avevano abitato entro un raggio di 2.200 metri lungo la linea dei venti prevalenti.

Le conclusioni degli autori dello studio sono molto preoccupanti: “L’esposizione non occupazionale all’amianto, può rappresentare un rischio molto importante per le persone che risiedono anche a chilometri di distanza da una fonte di emissione”.

La fondatezza delle preoccupazioni di questi ricercatori è confermata dai risultati di un’indagine effettuata dall’Università di Bari
(Registro Nazionale dei mesoteliomi, Centro Operativo Regionale) [2] sull’incidenza di mesotelioma in pazienti non a rischio occupazionale che hanno vissuto vicino a un impianto di amianto-cemento. I ricercatori, infatti, hanno rilevato che l’incidenza di questo cancro aumenta in rapporto alla vicinanza della residenza alla fonte di emissione di amianto.

Recenti lavori scientifici di previsione dei casi di mesotelioma hanno stimato che l’aumento d’incidenza di questo tipo di tumore, legato al lungo periodo di latenza che intercorre tra l’esposizione all’amianto e l’insorgenza della malattia, continuerà per 10 – 15 anni e che, nei prossimi venti anni, il numero dei casi raddoppierà passando nell’Europa Occidentale dai 5.000 decessi del 1998 ai 9.000 del 2.018.

Ai risultati di questi studi dovrà seguire un processo di riconoscimento e relativo risarcimento anche per coloro che, pur non essendo a rischio di esposizione professionale all’amianto ma vivendo vicino a una fonte di emissione di questo materiale, si sono ammalati di mesotelioma. Dopo decenni dalla scoperta della tossicità dell’amianto, aumentano così a dismisura le preoccupazioni per l’enorme numero di nuovi soggetti a rischio di ammalarsi di cancro della pleura.

La combustione del carbone e dei rifiuti, così come altre importanti fonti d’inquinamento, causano l’emissione nell’ambiente d’inquinanti altamente tossici che possono provocare gravissimi danni alla salute.

Oggi questo è un dato scientificamente documentato e un domani non si potrà dire, come lo si afferma per l’amianto, che non c’era l’evidenza scientifica del danno.

Chi nega questa evidenza lo fa con grande consapevolezza ed un’avidità di interessi ancor più grande.


Dr. Giovanni Ghirga

Coordinamento Nazionale Medici per l’Ambiente e la Salute

1) Am J Respir Crit Care Med. 2008 Sep 15;178(6):556-7.

2) Int Arch Occup Environ Health. 2008 Sep 23. [Epub ahead of print]

05 ottobre 2008

2008/10/05" A proposito dell' indagine dell'Ist .........sulla mortalità del comune di Savona"

Articolo tratto da "La Stampa" del 05/10/2008


Riceviamo dal dottor Paolo Franceschi e pubblichiamo



Caro Dottor Branca vorrei fare alcune osservazioni al Suo Articolo di domenica sull’ indagine dell’ IST a proposito del comune di Savona.
Sono perfettamente conscio del fatto che lei non fa che riportare dati esposti dall’ IST, ma ritengo che il buon giornalismo imponga anche di sentire altre opinioni, possibilmente in contemporanea, perché si sa, la notizia data per prima lascia un segno che difficilmente viene cancellato da una successiva smentita.
1. “Diminuisce la mortalità (lo studio è stato fatto sulla mortalità e non sull’ incidenza) per tumore”: questa è una tendenza che si osserva in Europa e negli stati Uniti, ed è un fenomeno in buona parte attribuibile alle migliori possibilità diagnostiche e terapeutiche,e in un sistema sanitario imperfetto, sono sicuramente favorite le persone socialmente più agiate. L’ altra faccia della medaglia, che non si vuole mai guardare, è che in Europa, negli ultimi 30 anni è aumentata del 30% l’ incidenza di nuovi casi di tumore dell’ infanzia e dell’ adolescenza, che molti studiosi riferiscono come causa più probabile all’ inquinamento. Questo fenomeno di diminuzione della mortalità per tumore e aumento dei nuovi casi vale anche per gli adulti, sia maschi che femmine, e ovviamente non deve stupire che si possa osservare anche a Savona. Ma ricordo che la riduzione della mortalità è principalmente legata alle cure, e, di conseguenza, allo stato socioeconomico, l’ incidenza di nuovi casi è più legato all’ inquinamento.


2. “Gli esperti ritengono che l’ incremento della mortalità sia legato esclusivamente al fenomeno dei tanti pensionati di altre regioni che vengono a trascorrere gli ultimi anni di vita in una delle provincie più turistiche d’ Italia”: Savona è una città prevalentemete industriale e portuale (portualità commerciale, non turistica): non è certo a Savona che si è diretto il flusso dei pensionati di altre regioni, che si è rivolto prevalentemete verso i comuni del ponente.

3. “Le malattie vengono poste in correlazione più con le abitudini alimentari che all’ eventuale presenza di fonti di inquinamento”: come si fanno a derivare queste conclusioni da un semplice studio epidemiologico osservazionale? Non risulta che siano state prese in considerazioni le abitudini alimentari dei cittadini savonesi e confrontate con quelle di una popolazione di controllo, così come non è stata fatta una valutazione della mortalità dei Savonesi in base ai livelli di esposizione all’ inquinamento.

4. “Il fattore che ha maggiore influenza in assoluto è però il benessere”: questa non è una scoperta di questo studio, ma è una variabile che deve essere sempre considerata in ogni studio epidemiologico, in tutti i paesi del mondo. Ricordo però che le più favorevoli condizioni socio-economiche non significano non ammalarsi di molte delle malattie legate all’ inquinamento, che da questo punto di vista sta diventando sempre più “democratico”: le poveri sottili e ultrasottili entrano nelle caso popolari come in quelle di lusso, (specie se si trovano in un grattacielo vicino ai camini delle navi da crociera), ma significa ricevere più precocemente le cure che possono ritardare o evitare la morte, ma non evitano il dramma, ad esempio, di una famiglia in cui un bambino si è ammalato di leucemia, o il capofamiglia ha avuto un infarto a 40 anni.

Cordiali saluti,
Dottor Paolo Franceschi

In LINKS - SITI INTERNET - VIDEO sul nostro blog abbiamo pubblicato interamente il lavoro del Dottor Paolo Franceschi dal titolo INQUINAMENTO E SALUTE IN PROVINCIA DI SAVONA:INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE che ci aiuta a entrare nel merito della questione .

01 ottobre 2008

2008/10/04 "IL CONFINE DEL MONDO INQUINATO:"


Tratto da UNO NOTIZIE.IT
IL CONFINE DEL MONDO INQUINATO: SCOPERTA LA POSIZIONE DELL'EQUATORE ''CHIMICO''

Scoperta la posizione dell'equatore chimico che divide l’emisfero settentrionale da quello meridionale incontaminato. Lo studio su Journal of Geophysical Research
Di equatore non ce n’è uno solo. Oltre a quello geografico e a quello climatico, ne esiste anche uno “chimico”, una fascia che segna il confine fra l'atmosfera inquinata dell’emisfero nord e quella molto meno contaminata nel Sud. La sua esatta posizione è stata ora individuata dai ricercatori dell’Università di York (Gran Bretagna), che hanno pubblicato il loro studio su Journal of Geophysical Research.
Se l’equatore “geografico” è la linea immaginaria che separa l’emisfero settentrionale da quello meridionale, quello “climatico” è definito come la cintura di bassa pressione dove si incontrano le masse d’aria provenienti da Sud e da Nord (Zona di convergenza intertropicale). Gli scienziati hanno sempre ritenuto che l’equatore “chimico” coincidesse con quello “climatico”, dove il fronte dei venti e le forti piogge formerebbero una barriera meteorologica allo spostamento degli inquinanti.
Per verificare questa ipotesi sono stati effettuati campionamenti di atmosfera nella fascia equatoriale (nel Nord dell'Australia), allo scopo di rilevare la presenza di monossido di carbonio, principale indicatore di inquinamento. Associando i dati ottenuti con le coordinate geografiche, i ricercatori hanno scoperto che l’equatore chimico è una cintura larga 50 chilometri e che non coincide con la Zona di convergenza intertropicale, ma si trova a nord di questa. All'interno della fascia, la concentrazione di monossido di carbonio salta in modo brusco da 40 parti per miliardo nella porzione meridionale a 160 in quella settentrionale. “La ragione di questo spostamento a nord dell’equatore chimico”, spiega Jacqueline Hamilton, uno degli autori, “è che nel Pacifico Occidentale la superficie marina raggiunge le temperature più elevate, che danno origine a un sistema di cicloni e tempeste che pompano letteralmente le sostanze inquinanti verso l'emisfero settentrionale”.
La scoperta fornisce gli elementi per realizzare nuovi modelli di simulazione per i movimenti dei contaminanti nell’atmosfera (simili a quelli già esistenti per le correnti marine), e determinare l’effettivo impatto dell’inquinamento sul clima.

2008/10/01 " GLI AGRICOLTORI DI TARQUINIA: CARBONE, CANCRO DEL PATRIMONIO AGRICOLO E STORICO D'ECCELLENZA."



TRATTO DA UNO NOTIZIE.IT
TARQUINIA / 01-10-2008
CARBONE, CANCRO DEL PATRIMONIO AGRICOLO E STORICO D'ECCELLENZA. GLI AGRICOLTORI DI TARQUINIA: RAFFORZIAMO LA NOSTRA PACIFICA BATTAGLIA PER FERMARE LA CENTRALE
Il Consiglio di Amministrazione della Centrale Ortofrutticola di Tarquinia, a nome degli oltre 150 coltivatori diretti soci della cooperativa, ribadisce la propria piena ed incondizionata contrarietà all’utilizzo del carbone presso la centrale Enel di Torre Valdaliga Nord e ad ogni ulteriore forma di inquinamento che metta a rischio, in primis, la salute dei cittadini, ma anche l’intero patrimonio agricolo, dal quale dipende buona parte dell’economia tarquiniese.

Questo territorio ha necessità di disintossicarsi e di dedicarsi finalmente a valorizzare le enormi risorse di cui dispone. Siamo patrimonio mondiale dell’umanità e al tempo stesso rappresentiamo una tra le più rinomate zone di eccellenza, in Italia, nella produzione di ortofrutta. La nostra cooperativa sta lavorando da anni in funzione della qualità, puntando sui prodotti di maggior pregio, proprio per valorizzare ancora di più il comparto. L’accensione della centrale a carbone di Civitavecchia rischia di compromettere l’intera immagine dell’agricoltura tarquiniese, pregiudicando gli sforzi compiuti in passato e quelli che si stanno mettendo in campo ora.

Confidiamo ancora in un ravvedimento di coloro che hanno la possibilità di fermare questo ennesimo attentato alla nostra salute e alla nostra economia. Noi agricoltori continueremo in ogni sede la nostra pacifica battaglia a favore della salute, dell’ambiente e della nostra città.

Centrale Ortofrutticola di Tarquinia

il Consiglio di Amministrazione