COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".

07 febbraio 2012

Centrale Enel di Porto Tolle: amministratori rinviati a giudizio per disastro ambientale

 Tratto da Il Corriere del Veneto

Enel, centrale di Porto Tolle
amministratori rinviati a giudizio.

 Dieci gli imputati, da Fulvio Conti a Franco Tatò. Secondo l'accusa sarebbero responsabili del mancato adeguamento degli impianti

ROVIGO - Amministratori Enel ed ex direttori della Centrale di Porto Tolle sono stati rinviati a giudizio dal gup di Rovigo per omissione dolosa di cautele contro disastri e infortuni sul lavoro, in concorso, dal '98 al 2009. Dieci gli imputati. Tra questi, l'attuale amministratore delegato di Enel Fulvio Conti e i suoi predecessori, Franco Tatò, dal 1996 al 2002 e Paolo Scaroni, fino al 2005. Rinviati a giudizio anche i manager di Enel Produzione Alfredo Inesi, Antonino Craparotta, Giuseppe Antonio Potestio e Sandro Fontecedro; Leonardo Arrighi, che successivamente ha siglato il progetto di riconversione a carbone per conto di Enel Produzione; Renzo Busatto e Carlo Zanatta, ex direttori della centrale. 



La decisione è stata presa dal Gup del tribunale di Rovigo, Alessandra Testoni, che ha accolto la richiesta del pm Manuela Fasolato. Secondo la Procura rodigina gli imputati, «ciascuno limitatamente ai periodi di rispettiva competenza», avrebbero omesso di collocare e far collocare impianti e apparecchi destinati a prevenire disastri ambientali e infortuni sul lavoro.
In particolare, l'insorgenza o l'accentuarsi di malattie respiratorie, asma e rinite allergica e malattie cardivascolari, legate all'inalazione e ingestione di sostanze inquinanti emesse in atmosfera dal 1998 al 2004 dalla centrale di Porto Tolle. 


In pratica, la Procura attribuisce la responsabilità agli imputati del mancato adeguamento degli impianti durante il funzionamento della centrale ad olio combustibile per ridurre le sue emissioni; adeguamento che sarebbe stato un obbligo in base alle direttive emesse dalla Unione Europea.
A patire le conseguenze di questo mancato adeguamento e dell'esposizione alle emissioni inquinanti della centrale, secondo la Procura che attinge ad uno studio epidemiologico effettuato dalle Asl di Rovigo ed Adria per il periodo che va dal 1998 al 2006, sarebbero stati soprattutto i bambini, da zero a 14 anni, residenti nei comuni di Porto Tolle, Porto Viro, Ariano nel Polesine, Taglio di Po, Rosolina, Mesola. Questi, secondo lo studio, hanno mostrato patologie legate a malattie respiratorie. «In particolare - scrive la Procura rodigina - per il periodo '98-2002 è stato calcolato nella misura dell'11% di tutti i ricoveri la percentuale legata alle patologie respiratorie» .(Ansa)

Il ritorno dei carbonari.“AIL e SES giù le mani dal carbone”

Tratto da Ticino Libero

Mettere le mani in avanti. È quanto fatto oggi dal Partito socialista, che in un lungo comunicato chiede alle Aziende industriali di Lugano (AIL) e alla Società Elettrica Sopracenerina (SES) di astenersi dall’aiutare la Repower, la “sorella grigionese di AET” ad investire nel carbone in Germania e in Italia.
Lo scorso anno è stato il popolo ticinese a pronunciarsi sul carbone, grazie ad un’iniziativa popolare con la quale si chiedeva che l’AET uscisse dal progetto di Lünen, in Germania. Un progetto tra l’altro attualmente bloccato a seguito di una decisione del tribunale amministrativo superiore della Renania Settentrionale-Vestfalia, che ha annullato l’autorizzazione di gestione dell’impianto, dando seguito al ricorso del BUND (Associazione tedesca per l’ambiente e la protezione della natura).

Analogamente ad AET, anche l’azienda elettrica cantonale grigionese, Repower, sta tentando la via del carbone. Due i progetti che vedono Repower in prima linea, la centrale di Brunsbüttel in Germania e quella di Saline Joniche, in Calabria.

Ma anche per Repower la strada è tutta in salita.  
Mentre il progetto tedesco è ostacolato da un ricorso dell’associazione BUND, il progetto italiano ha ottenuto l’autorizzazione malgrado delle normative regionali lo impedissero, in contrasto con i piani di sviluppo turistico e gli interessi degli agricoli e dei pescatori. Si è parlato di “interessi mafiosi” in gioco, e sia in Calabria, sia nei Grigioni, gli oppositori si sono mobilitati contro il progetto. Lo scorso mese di ottobre a Coira è stata depositata l’iniziativa “Sì all’energia pulita, senza carbone”, che vuole impedire che aziende grigionesi (e il Canton Grigioni possiede il 46% di Repower) partecipino a centrali a carbone.

L’interesse di Repower per il carbone è legato anche alla necessità di disporre di energia notturna a basso costo per pompare l’acqua nel suo impianto idroelettrico di Lago Bianco. Un impianto che potrebbe rivelarsi invece molto utile per la gestione delle irregolarità della produzione di energia da fonti rinnovabili.

E qui entrano in gioco AIL e SES. Per liberare i capitali necessari agli investimenti nel carbone, la Repower ha creato una nuova società, la Repartner Produktions AG, di cui mantiene la maggioranza. Quest’ultima essa offre partecipazioni “innovative” ad altre aziende elettriche, garantendo investimenti in energie “pulite” . Tra le aziende interessate vengono citate anche AIL e SES.

Le centrali atomiche e a carbone sono esplicitamente escluse dai progetti di Repartner,ma è chiaro che centinaia di milioni saranno così liberati e messi a disposizione di Repower per i suoi progetti da 17 milioni di tonnellate annue di CO2″, accusa il PS.

“È questa la coerenza energetica delle due importanti aziende ticinesi?”, si chiedono i socialisti, che invitano AIL e SES “ad astenersi da doppi giochi, come già tentati con la centrale di Lünen!”.

Inverno di gelo? Secondo studi tedeschi e americani dipende dal riscaldamento globale...

Tratto da Il Cambiamento

Inverno di gelo? Secondo uno studio tedesco dipende dal riscaldamento globale

6 Febbraio 2012

All'origine del grande freddo che ha investito molti Paesi europei, tra cui l'Italia, vi sarebbe il riscaldamento globale. Sembra un paradosso, eppure secondo uno studio tedesco l'inasprimento del gelo invernale sarebbe provocato proprio dallo scioglimento dei ghiacci artici.
A sostenere questa tesi sono i ricercatori tedeschi dell’Istituto Wegener dell’Associazione Helmholtz in uno studio pubblicato sulla rivista Tellus A. Nel loro studio i ricercatori spiegano il meccanismo per il quale lo scioglimento estivo della calotta del polo Nord modifica la circolazione atmosferica artica.
neve
Se in estate si verifica un abbondante ritiro dei ghiacci sul Polo Nord, come avvenuto negli ultimi anni, ne conseguono due effetti importanti. In primo luogo il ritiro dei ghiacci mette in luce l’acqua oceanica. Quest'ultima è molto più scura dei ghiacci e anche per questo assorbe molto più calore riscaldandosi così maggiormente. Inoltre, a causa della ridotta estensione dei ghiacci, il calore presente nell'oceano viene rilasciato nell'atmosfera, in particolare in autunno e in inverno. L’aria riscaldata tende a salire rendendo instabile la colonna atmosferica e alterando i meccanismi che regolano la pressione e la circolazione dell’aria.
Tra questi meccanismi vi è quello che regola le differenze di pressione tra l’Artico e le medie latitudini: le basse pressioni intorno all’Islanda e l’anticiclone delle Azzorre. Se tale differenza di pressione è legata ad un’alta pressione sulle Azzorre e una bassa pressione sull’Islanda si formano forti venti occidentali che in inverno portano aria atlantica calda e umida verso l’Europa. Al contrario, se le condizioni si ribaltano non si formano i venti e l’aria fredda artica può scendere verso l’Europa, come è avvenuto quest'inverno.
I calcoli degli esperti dimostrano che la differenza di pressione con la minore estensione dei ghiacci durante l’estate artica è indebolita durante l’inverno seguente, dando così modo all’aria fredda artica di spingersi fino alle medie latitudini.
A sostenere l'esistenza di un legame tra il raffreddamento invernale e lo scioglimento record della calotta artica marina è anche uno studio di un gruppo di ricercatori americani pubblicato su Environmental Research Letters.
Judah Cohen e i suoi colleghi hanno analizzato gli ultimi due inverni (2009-2010 e 2010-2011) particolarmente rigidi nell'est degli Stati Uniti, nel Canada meridionale e in gran parte del nord Europa. La conclusione alla quale sono giunti gli studiosi è che il crollo delle temperature invernali è da mettere in relazione con il forte riscaldamento cui sono state sottoposte le regioni artiche nei mesi di luglio, agosto e settembre (riscaldamento poi proseguito anche in autunno) e che ha causato lo scioglimento record dei ghiacci.

06 febbraio 2012

Clini: combattere strategia fondata su fonti fossili.

(ANSA) – BARI, 2 FEB “La strategia di sviluppo fondata  sull’uso di fonti fossili si combatte con progetti industriali  diversi”.  
Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini,  intervenendo a Bari alla settima edizione di Mediterre,  manifestazione dedicata alla biodiversità, alla green economy e  ai cambiamenti climatici che si tiene nella Fiera del Levante  fino al 4 febbraio.    “C’é in Italia un’opinione che ritiene un errore non cercare  di sfruttare a pieno le risorse energetiche che abbiamo in  Italia per sostenere la crescita del Paese. E’ – secondo Clini -  un’opinione importante e fortemente radicata nell’economia  italiana che sostanzialmente ha in mente una strategia di  sviluppo fondata sull’uso di fonti fossili.
Questa opinione non  si combatte con le preghiere e i buoni propositi ma con progetti  industriali diversi. Con scelte d’investimento in tecnologie  diverse. 
Cercando – ha spiegato il ministrodi far crescere la  consapevolezza nel nostro Paese e nel suo sistema economico che  esiste una possibilità altrettanto redditizia per l’economia  italiana. Questo è il confronto sul quale io sono impegnato a  livello di governo”. (ANSA).

FERMIAMO IL CARBONE




 18-19 FEBBRAIO 2012  FERMIAMO IL CARBONE avvelena il clima e la nostra salute
promosso in tutta Italia da

 
in occasione dell'anniversario del Protocollo di Kyoto.

"La scelta di incrementare in Italia l’uso del carbone per la produzione di energia elettrica tramite la riconversione e la costruzione di grandi centrali è una SCELTA NOCIVA E SBAGLIATA, la combustione del carbone produce altissime emissioni di anidrite carbonica, più del doppio di quelle del gas, aggravando il fenomeno del cambiamento climatico che minaccia il futuro del Pianeta.
Il carbone è anche una GRAVE MINACCIA PER LA SALUTE DI TUTTI: la combustione rilascia un cocktail di inquinanti micidiali (Arsenico, Cromo, Cadmio e Mercurio) che coinvolgono aree anche molto lontane dalle centrali. L’Anidride solforosa emessa, combinandosi con il vapore acqueo, provoca le piogge acide.
Il carbone è conveniente solo per le grandi lobby proprietarie delle centrali, che non rispondono dell’inquinamento causato e usano un combustibile a buon mercato grazie anche allo sfruttamento dei minatori. Col carbone aumenterà il ritardo dell’Italia verso gli obiettivi di riduzione di almeno il 20% delle emissioni entro il 2010, e il nostro Paese verrà condannato a pagare multe pesanti: tutti soldi che sborseremo di tasca nostra.
Come con il nucleare, anche le grandi centrali a carbone non servono. Già oggi l’Italia ha più centrali di quelle che occorrono: ci sono impianti per 110mila MW, ma i picchi di consumo non vanno oltre i 57mila MW. Semmai dobbiamo mandare in pensione quelle vecchie e inquinanti e rimpiazzarle con efficienza e fonti pulite".


Tratto da WWF
FERMIAMO IL  CARBONE
 Contro l'uso del carbone, per un lavoro degno, per contrastare i cambiamenti climatici e tutelare la salute dando speranza al nostro futuro

La scelta del carbone è avvenuta all’alba della Rivoluzione industriale, dopo i primi vantaggi ci si è accorti nel tempo dei gravi danni che questo reca alla salute, all’ambiente e delle dirette conseguenze sui cambiamenti climatici delle emissioni di CO2.   Oggi non ne abbiamo alcun bisogno, le alternative ci sono.
Anzi, l’Italia deve scegliere la Green Economy, l’unica strada per uscire dalla crisi a livello mondiale, in crescita esponenziale di investimenti.


IL CARBONE NON SERVE


Gli impianti a carbone in Italia coprono l’11,6% della produzione elettrica e ci sono troppe centrali termoelettriche che lavorano per un terzo della loro potenzialità. Infatti, nel nostro Paese c’e’ una potenza istallata che è il doppio del massimo picco di domanda mai raggiunto. 
E’ quindi possibile chiudere le centrali che non servono, a cominciare da quelle più inquinanti, preferendo le fonti pulite e rinnovabili.

IL CARBONE AVVELENA NOI E IL NOSTRO AMBIENTE


Anche le centrali a carbone più moderne, permettono di abbattere solo una parte delle sostanze inquinanti quali gli Ossidi di Zolfo e di Azoto nettamente superiori rispetto a quelle di una centrale di pari potenza a ciclo combinato a gas. I livelli di anidride solforosa risultano ben 140 volte quelli emessi da una centrale a gas. Le emissioni di Polveri fini (PM), anche con l’introduzione di filtri, ben 71 volte superiori rispetto a quelle a gas, e penetrano nei nostri polmoni facendo aumentare malattie e mortalità. La combustione del carbone è  una delle principali cause di inquinamento da Mercurio, che penetra nella catena alimentare incidendo sulla salute neurologica delle persone. Una centrale a carbone rilascia anche altre decine di sostanze tossiche, tra cui Arsenico, Cromo e Cadmio che sono causa di gravi patologie.


IL CARBONE AVVELENA IL CLIMA


Le emissioni di carbonio di una centrale a carbone sono almeno doppie rispetto a quelle di una centrale a gas.
Questo rende il carbone la peggiore scelta per il conseguimento dei target di riduzione dei gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici, che l’Italia si è impegnata a raggiungere prima con il Protocollo di Kyoto (-6,5%) e nel quadro dell’obiettivo europeo del -20% entro il 2020. I cambiamenti climatici, indotti dall’attività umana, sono in atto e se non li fermiamo provocheranno sconvolgimenti inimmaginabili: scioglimento dei ghiacciai,  innalzamento del livello dei mari, aumento degli eventi estremi, siccità.

IL CARBONE AVVELENA IL LAVORO

Non è affatto vero che una centrale a carbone fornisce maggiore occupazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, anzi è vero il contrario. Basandosi sui calcoli di Confindustria, se i soldi previsti per la riconversione della centrale di Porto Tolle si investissero in Efficienza Energetica  si avrebbe 10 volte più posti di lavoro. Analogo discorso per le rinnovabili. Ma il carbone avvelena anche altre attività economiche, minacciando l’occupazione di chi lavora nei settori della pesca, dell’agricoltura e del turismo. 

20 ANNI DI ATTIVITA' GIUDIZIARIA DEL WWF SU PORTO TOLLE 

_____________________

Tratto da Legambiente


18 e 19 febbraio Fermiamo il carbone

Dopo il successo referendario sul nucleare, ora dobbiamo vincere sul carbone, il combustibile killer che avvelena il clima e la nostra salute. 
Sabato 18 e domenica 19 febbraio saremo nelle piazze lungo la Penisola per difendere il clima dal carbone, gli effetti nefasti dei mutamenti climatici ormai sono riconoscibili anche alle nostre latitudini, chiediamo al Governo politiche coerenti per la diminuzione dei gas serra e per la tutela della salute dei cittadini....

Approfondimenti e maggiori informazioni su  www.fermiamoilcarbone.it

05 febbraio 2012

Il Punto di Mario Molinari" Inquinamento: centraline che funzionano a singhiozzo, ma dagli enti, silenzio...)

Tratto da Savona News

da" Il Punto di  Mario Molinari" 

Inquinamento: centraline che funzionano a singhiozzo, ma dagli enti, silenzio...

Sulle emissioni nocive nella sostanza, Tirreno Power si controlla da sola. E’ anche bello sapere che l’informazione sullo stato di funzionamento della “rete” di rilevazione, non è delegato alle decine di enti ma ad un anonimo navigatore nottambulo, che spulciando i carteggi del Ministero riscontra cose assolutamente interessanti

Va detto che...... questi documenti sono si pubblicati sul sito del Ministero dell’Ambiente, ma sono ignoti alla ricerca in quanto conservati come file pdf di immagine NON indicizzati e non di testo...... Nasconderli è uno strano modo di dare pubblicità a documenti pubblici.

Al Ministero nell’ottobre scorso suona un campanello: è L’ARPAL

La nostra agenzia regionale per l’ambiente avvisa Roma di un “mancato funzionamento parziale della rete di monitoraggio dell’aria.” La situazione descritta è paradossale quanto ignota al grande pubblico che respira:
per la misurazione delle polveri QUATTRO centraline su SETTE sono guaste.
Apriti cielo fuligginoso: il 18 novembre scorso il Ministero fa partire una perentoria richiesta informazioni agli indirizzi di Tirreno Power, Arpal e Provincia di Savona........

A Tirreno prende la strizza e risponde al Minambiente 11 giorni dopo con una memorabile tiritera ... di 7 pagine dalla quale si possono ricavare alcuni dati significativi :

  • Il Decreto che disponeva la rete di monitoraggio risale al 1993 d.C. e l’accordo con la Provincia viene siglato, con calma, nel 1997 d.C. (il 1° aprile, a farlo apposta) e stabilisce la migrazione di alcune centraline dalle scuole elementari e medie, fin sulle montagne circostanti;
  • Dal 1996 Tirreno Power ex Enel trasmette i SUOI dati ad Arpal e Provincia;
  • In queste centraline di rilevazione sono contenute sostanze radioattive.
"Bene"... succede che uno di questi emettitori di radiazioni nel 2008 si esaurisce, si spengne, così, senza un lamento. Un po’ come per la pila di un telecomando, Tirreno Power non l’ha del tutto previsto tant’è che se ne accorge quando lo strumento li molla a piedi.
Parte allora un’incredibile saga per riapprovvigionare le centraline di queste perle radioattive. Per cambiarle, nel marzo 2009 Tirreno chiede permessi urbi et orbi ma quando il fornitore consegna la prefettura non ha ancora dato il nulla osta. E non lo dà prima dell’ottobre 2010, ma le normative sono cambiate e sono previste una serie di prescrizioni per muover e detenere sostanze radioattive.

La poWera TP ne ordina di nuove e ottiene nuove autorizzazioni che includono (solo ora) un piano di sicurezza obbligatorio.
Ma quelle nuove han problemi di trasmissione dati.......
Ma dal 2008 al 2010 lo standard tecnico impone che le sorgenti radioattive lo siano di meno, a tutela dell’ambiente. Va adeguato il nulla osta.
L’installazione è prevista per il dicembre 2011, mentre si sovrappongono problemi di trasmissione dati. Ottobre 2011 Tirreno chiede il ripristino della trasmissione telematica, ma da Arpal e Provincia: niente.

Ad oggi 3 centraline su 7 usano sostanze radioattive, e speriamo funzionino.

Ma per quanto tempo le centraline e i dati sulle polveri, già raccolti da Tirreno Power (e non va bene) ”pubblicati” dall’Arpal imbertatissimi e difficilmente leggibili (e non va bene) non hanno funzionato?

Per quale motivo questa circostanza non è stata resa pubblica?

Può ritenersi questo un comportamento serio e responsabile?.....
Il documento integrale ... è scaricabile QUI

Ieri 4 Febbraio:Giornata mondiale sul cancro…Maglia nera ai sindaci del carbone!

Tratto da Per Il bene di Tarquinia

4 Febbraio:Giornata mondiale sul cancro…Maglia nera ai sindaci del carbone!

 
Marzia Marzoli
Il 4 Febbraio si celebra la giornata mondiale sul cancro, la dott.ssa Gentilini dell’ISDE, da sempre impegnata contro i danni provocati dagli inceneritori, ci invita ad una riflessione in una lettera che pubblichiamo di seguito insieme al testo di Ambiente e Tumori, dove si trova il contributo del Dott. Paolo Franceschi, referente ISDE di Savona, da sempre impegnato contro l’utilizzo dell’uso del carbone nella centrale di Vado Ligure.

La riflessione è sulla Prevenzione Primaria, indicata come l’unica strada maestra della guerra contro il cancro, in un territorio come il nostro inquinato da più di 50 anni di servitù energetiche, dove il carico inquinante aumenta ogni giorno, lasciando nel cielo sopra Civitavecchia un segno indelebile, di grigio fumo e odor di morte.

Una buona occasione quindi per riflettere su una patologia che, secondo dati ufficiali, nel 2011 è stata diagnosticata in 360.000 italiani, ne affligge 2.243.953 ed ha causato 176.000 decessi (http://www.epicentro.iss.it/temi/tumori/aggiornamenti.asp).

Nei territori dove si brucia carbone, non ci sono dati per cui allarmarci, se non nelle pieghe di studi, che seppur validi, non se ne vuole tener conto, magari proprio per evitare ampliamenti di centrali a carbone come a Vado Ligure, riconversioni a Carbone come nel caso di Civitavecchia e Porto Tolle, ne tantomeno per valutare i danni conclamati all’agricoltura, indicata come no food a Brindisi dove c’è la centrale elettrica a carbone più inquinante d’Italia.

Eppure gli studi ci sono, a Civitavecchia l’incidenza di cancro è preoccupante, come un’epidemia eppure, nessuno interviene, nessuno si prende la responsabilità di verificare se davvero, un territorio come il nostro può ancora sopportare tale carico inquinante,

Dove si brucia carbone, non si controlla neanche l’aria che si respira, anzi spesso il controllato, fa il controllore, con buona pace dei sindaci che partecipano, come arbitri muti, a consorzi per la gestione di Osservatori fantasma.

Il cancro uccide eccome, città come Civitavecchia non hanno neanche un registro tumori, come a Tarquinia, che se pur avviato ci vorranno anni per avere dati ufficiali, di cui nessuno avrà di che fidarsi, visto come è andata la storia della prevenzione ai tumori fino ad oggi.

Il mondo ricorda la giornata contro il cancro, noi ricordiamo che non i nostri Sindaci che si impegnano per la riduzione dell’inquinamento, per una Prevenzione Primaria contro il cancro, anzi continuano ad incassare denaro dall’ inquinatore, contro ogni logica di tutela della salute!


Questa la lettera della D.ssa Patrizia Gentilini

Il 4 febbraio è una giornata speciale per noi forlivesi, è infatti il giorno in cui si festeggia la Madonna del Fuoco, nostra Patrona, ed anche il giorno in cui, a livello internazionale, si celebrerà quest’anno la “Giornatamondiale contro il cancro”. Una buona occasione quindi per riflettere su una patologia che, secondo dati ufficiali, nel 2011 è stata diagnosticata in 360.000 italiani, ne affligge 2.243.953 ed ha causato 176.000 decessi (http://www.epicentro.iss.it/temi/tumori/aggiornamenti.asp).
Alla diagnosi e alle terapie del cancro vengono destinate anche nel nostro paese ingenti risorse: è stato calcolato che nel 2009 il costo per la sola chemioterapia sia ammontato mediamente per ogni centro italiano a 2,2 milioni di euro, in aumento del 90% rispetto al 2004.( http://salute24.ilsole24ore.com/articles/6738-oncologia-in-italia-bene-lassistenza-ma-raddoppia-la-spesa)
Anche per quest’anno, il 2012, si punta l’attenzione sui fattori di rischio individuali e sul  potenziamento di nuove terapie, studiando ad esempio il microbioma, ovvero i miliardi di batteri che il nostro corpo ospita  fin dalla nascita, nell’ipotesi che possa essere correlato allo sviluppo del cancro, specie del colon retto http://www.edott.it/Specialisti/SanitaQuotidiana/01-02-2012/Sabato-e-la-Giornata-mondiale-contro-il-cancro.aspx.
Ma siamo davvero convinti che tutto ciò sia utile? Stiamo davvero vincendo questa guerra o siamo ancora lontani dal traguardo?
Credo sia utile ricordare una lettera del 2005 – ma più che mai attuale – “Come vincere la guerra contro il cancro”, che abbiamo distribuito agli intervenuti alla presentazione del volume “Ambiente Tumori ” il 26 gennaio scorso a Forlì. Questa lettera è stata scritta da Samuel S. Epstein , Professore Emerito di Medicina Ambientale e del Lavoro presso l’Università dell’Illinois di Scuola di Sanità Pubblica  e Presidente della Cancer Prevention Coalition ( http://www.world-wire.com/news/0510050001.html): in essa, facendo un paragone fra la guerra contro il cancro e la guerra in Iraq, l’ Autore constata che entrambe sono condotte in modo sorprendentemente maldestro ed ingannevole”.
Di fatto i “generali che conducono la guerra al cancro richiedono miliardi di dollari – oltre ai 50 miliardi di dollari già spesi – al fine di sconfiggere il flagello del nemico. Ma, in modo crescente, esperti indipendenti stanno riferendo che le strategie di questi generali sono palesemente sbagliate e che costoro coscientemente travisano gli insuccessi al fine di fornire falsi, rosei scenari….. Ma dopo trent’anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L’incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche……C’è una forte evidenza scientifica che questa moderna epidemia sia dovuta all’esposizione a cancerogeni industriali in tutti gli ambienti – aria, acqua, suolo, posti di lavoro e prodotti destinati al consumo, in particolare cibi, articoli da toeletta, cosmetici e prodotti per la casa – e persino in farmaci di uso comune. …..Trascurando la prevenzione – il principio basilare che la medicina ci ha insegnato nel corso dei secoli e la necessità di ogni scienza ancora una volta sottolineata nella guerra contro il cancro – i nostri generali del cancro hanno abbracciato la strategia del “controllo del danno”, simile al trattamento dei soldati feriti, invece di cercar di impedire l’avanzata del nemico. Il semplice fatto – più il cancro viene prevenuto e meno c’è da curare – continua a non essere presente nei piani di battaglia de! i genera li”.
Ed Epstein termina con queste parole che devono assolutamente farci riflettere:Quasi tutti gli americani conoscono le pene causate dal cancro a parenti e amici. Il crimine è che molti di questi tumori sarebbero evitabili”.
La necessità di una inversione di rotta nella guerra conto il cancro è ormai indicata con chiarezza anche  nelle più prestigiose scientifiche quali Nature che, con una immagine del
maggio 2009 più efficace di tante parole, ci dice che è giunto il momento di scalzare  dalle radici la mostruosa pianta del cancro e non limitarci a potare qualche ramo in qua ed in là.

Questo il messaggio che abbiamo inteso ribadire anche nell’incontro del 26 gennaio con la presentazione del volume “Ambiente Tumori” e che ci auguriamo – magari con l’ “illuminazione ” della Patrona di Forlì e perchè no, anche con la “benedizione” del nostro San Pellegrino Laziosi, Protettore dei malati di tumore e lui stesso miracolosamente guarito da un tumore osseo – possa essere accolto, in modo che la Prevenzione Primaria possa diventare finalmente la strada maestra della guerra contro il cancro.

Patrizia GentiliniISDE Forlì-Cesena                                                            Forlì 2 febbraio 2012

1)Inquinamento Ilva, la Procura suona la sveglia.... 2)Albergatori: "I progetti Tirreno Power e Maersk distruggono il territorio"

 Tratto da Inchiostro Verde

Inquinamento Ilva, la Procura suona la sveglia e il sindaco convoca riunione a Palazzo di Città

TARANTO – Il procuratore capo Franco Sebastio suona la sveglia alle istituzioni comunicando le criticità emerse nella maxi perizia sull’inquinamento Ilva. Lo fa con una lettera inviata al Ministero dell’Ambiente, Regione Puglia, Provincia e Comune, nella quale si evidenzia la necessità di tutelare la salute dei cittadini, al di là degli sviluppi dell’inchiesta nella aule giudiziarie.
Questa mattina il sindaco Stefàno ha convocato una riunione urgente a Palazzo di Città con tutti i dirigenti interessati, inizialmente per le ore 12, poi per le 13. «Valuteremo le azioni da mettere in atto – ha dichiarato – è ovvio che si tratta di decisioni da prendere in maniera ponderata. In seguito sentiremo anche gli esperti di Arpa Puglia, Asl e Cnr per avere un quadro completo».
Alessandra Congedo

 

Tratto da Savona News

Albergatori: "I progetti Tirreno Power e Maersk distruggono il territorio"

Così Andrea Bruzzone lo storico presidente dell' Associazione Albergatori: "“La Camera di Commercio di Savona, nel frattempo, è impegnatissima: dalla piattaforma Maersk di Vado Ligure e dal potenziamento a carbone della centrale della Tirreno Power. Ossia, l’antitesi dell’ospitalità..."


Andrea Bruzzone, titolare dell’Hotel Villa Centa, è lo storico presidente dell’Associazione Albergatori ........
“La Camera di Commercio di Savona, nel frattempo, è impegnatissima: dalla piattaforma Maersk di Vado Ligure e dal potenziamento a carbone della centrale della Tirreno Power. Ossia, l’antitesi dell’ospitalità.
Mi stupisco del silenzio dei colleghi di Bergeggi, Spotorno, Noli e zone circostanti”. Andrea Bruzzone finisce la sua disamina, dettata da anni di esperienza, lavorativa e dirigenziale del comparto, aggiungendo:
“Sono progetti che distruggono il territorio (Tirreno Power e Maersk, ndr.) e i ‘nostri’ tradizionali turisti non provengono da Marte ma da Piemonte e Lombardia e sono informati di cosa accade in Riviera conclude il presidente degli albergatori varazzini – una volta realizzata la piattaforma Maersk, con l’arrivo di navi portacontainer larghe 30 metri, tutti gli autoarticolati in arrivo e partenza, dove li ‘infiliamo’, in mezzo a autostrade obsolete, giacché le ferrovie cargo sono pressoché ignorate?
Così nella bella stagione saranno tutti in colonna, autotrasportatori e turisti. Come biglietto da visita non mi sembra il massimo, né per Varazze né per le aree circostanti”. 

03 febbraio 2012

Lettera inviata al Presidente Monti e ai Ministeri inerente la problematica ambientale Tirreno Power

Tratto da Savona News

Le Osservazioni del Comitato Ambiente E Salute Di Spotorno - Noli,inerenti alla problematica ambientale e sanitaria relative alla centrale termoelettrica "Tirreno Power " sono giunte ....a destinazione sul sito del Ministero.


E' stata pubblicata sul sito del Ministero Ambiente
(http://aia.minambiente.it/DomandeAIADocumenti.aspx?id=114)
alla voce "osservazioni" - ultima in ordine di tempo - la allegata lettera inviata da molte associazioni al Presidente del Consiglio, ad altri ministri e per conoscenza  al Presidente della Repubblica (lettera che comprende come allegato anche il documento oggetto della  conferenza stampa del 6 12 2011delle associazioni del territorio)
Il documento è scaricabile QUI

02 febbraio 2012

1)Infertilità e inquinamento. 2)Ilva: benedetti siano i periti

Tratto da Noalcarbone

Infertilità e inquinamento.



Infertilità in aumento: potrebbe essere colpa della centrale a carbone?

Sappiamo tutti che l'inquinamento atmosferico ha effetti estremamente dannosi sui neonati e sui bambini più piccoli: tutti i bambini sono a rischio quando sostanze tossiche come il mercurio sono presenti nell'aria che respirano. I genitori ne sono ormai consapevoli e stanno cominciando a prendere coscienza e ad organizzarsi  per proteggere i propri figli da queste sostanze contaminanti. Ma che dire di coloro (sempre più numerosi) che non sono genitori perchè non riescono a concepire?  E' possibile che l'inquinamento atmosferico ci impedisca anche di avere dei figli?

Inquinamento e infertilità femminile


Le emissioni delle centrali a carbone contengono molti degli inquinanti atmosferici che si consiglia di evitare il più possibile alle donne incinta, a causa dei loro effetti negativi su embrione e feto. Ma  l'inquinamento atmosferico, e in particolare le emissioni di mercurio e di altri metalli pesanti tossici, possono avere una influenza anche sulle donne che non sono ancora in stato di gravidanza. Le tossine infatti favoriscono alti tassi di infertilità nelle donne, aumentando anche, in alcuni casi, il tempo necessario perchè una donna riesca a concepire.  Uno studio ha trovato alti livelli di mercurio nel sangue di donne che avevano una inspiegabile infertilità.

Inquinamento e infertilità maschile


Anche gli uomini devono preoccuparsi in quanto l'aria contaminata con  metalli pesanti che sono costretti a respirare è stata collegata a infertilità maschile, in quanto causa un eccesso di radicali liberi nel sangue e una diminuzione della qualità dello sperma. Uno studio recente ha evidenziato che topi che vivevano vicino ad una fonte inquinante avevano mutazioni nel DNA delle cellule dello sperma; queste mutazioni arrivavano ad essere fino al 60% in più rispetto ai topi che respiravano invece aria filtrata. Avevano anche più metilazione nel loro DNA, cosa  che incide nell'espressione genica. Elevati livelli di mercurio nel sangue degli uomini sono stati correlati con anomalie dello sperma.


Inquinamento e fecondazione in vitro


L'inquinamento atmosferico complica anche la fecondazione in vitro. Elevati livelli di biossido di azoto, un inquinante delle emissioni dalla combustione del  carbone, possono diminuire la probabilità di una gravidanza con fecondazione in vitro. E' stato dimostrato che  livelli di biossido di azoto, anche di 0,01 parti per milione vicino alla casa di una donna in età fertile,  diminuiscono il successo della fecondazione in vitro del 20%. Per le donne che invece sono state in grado di concepire tramite fecondazione in vitro, un aumento dei livelli di ozono determinano una ridotta possibilità di portare a termine la gravidanza.

La Scienza ci dice che fortunatamente non si tratta di danni irreparabili in quanto alcuni di questi effetti possono essere invertiti, se si evita l'inquinamento. Per pianificare una gravidanza ed evitare le tossine tentando di proteggere i nostri figli già dal concepimento, le future mamme dovrebbero trasferirsi lontano dalle centrali e dalle industrie che ammorbano l'aria di Brindisi? Non vi sembra assurdo?!

01 febbraio 2012

Ornella Tarullo per Mamme No al Carbone

_______________

Tratto da Stato Quotidiano

Ilva: benedetti siano i periti



Taranto – FINALMENTE dire a chiare lettere che l’Ilva di Taranto inquina non è più un tabù! Peccato che ci volevano le deposizioni peritali dei chimici della coraggiosa GIP Todisco a Taranto per dare fiato alle trombe di chi ormai s’impegna esclusivamente nella stucchevole gara del più bravo a calcolare i nanogrammi in più o in meno di IPA o di tal’altri inquinanti, se vengano o meno adottate le migliori tecnologie possibili, e di chi si avvicenda nell’inconcludente kermesse di articoli su stampa o di foto denuncia, manco ci fosse un premio in denaro o una medaglia al valore in gioco! Stendo un velo pietoso e sdegnato sugli organi di controllo e le istituzioni che fino ad oggi riferiscono che per puntare l’indice su chi inquina a Taranto bisogna andare cauti.

Nel corso degli ultimi anni come medico ho affermato che si è manifestato un incremento di tumori a Taranto rispetto alla provincia, sia per i maschi che per le femmine, e ciò comprova che il fenomeno non è legato al lavoro che una persona compie”, e “nemmeno è addebitabile alle abitudini alimentari”, ma che sicuramente c’è correlazione tra malattia ed inquinamento perchè “Taranto città ha un qualcosa di diverso sul piano ambientale rispetto al resto della provincia”, e mi auguro che il resto del lavoro della maxi inchiesta pervenga a quanto fino ad oggi ho enunciato.


Auspico di non sentire mai più parlare di eco compatibilità delle industrie inquinanti col territorio ionico
e neanche che “Taranto è a vocazione industriale” e rilancio sull’unica possibilità di salvare Taranto sia sul piano sanitario ed ambientale che sul piano economico lavorativo attivando, con tutte le disponibilità finanziarie possibili, in un percorso di operosità economica alternativa alla grande industria inquinante, che è invece da chiudere e riconvertire. Indico da ora un cammino di cambiamento radicale civico, etico ed economico, con “Cambiamo Taranto”, che non è uno slogan ma l’impegno leale e costruttivo di cittadini che vogliono cambiare il destino delle future generazioni di Taranto e provincia esclusivamente in meglio. ....

“Cambiamo Taranto” deve essere l’impegno dei cittadini a fare e costruire una Taranto secondo le regole di diritto, secondo le migliori aspirazioni del vivere quotidiano.  

E' ora di finirla col ricatto occupazionale delle industrie inquinanti e la migrazione in altri luoghi d’Italia, o fuori da questa, dei nostri migliori cervelli, di intere nuove generazioni.
Il dr. Patrizio Mazza

Leggi tutto

Il Wwf pungola il governo sulle sfide ambientali

Tratto da "La Stampa"

Il Wwf pungola il governo
sulle sfide ambientali 2012

Veronica Ulivieri
La  grande sfida per il 2012, quella che le contiene tutte, Gianfranco Bologna la sintetizza in uno slogan: «Dobbiamo imparare a vivere con un solo Pianeta».  Questo infatti sarà l’anno di Rio+20, la conferenza Onu sullo Sviluppo Sostenibile che si aprirà il 20 giugno in Brasile. ...
Il 2011 è stato un anno di poche luci e molte ombre: «Con i drastici tagli alla tutela dell’ambiente, eventi drammatici come Fukushima e le alluvioni, e una ormai cronica assenza di strategia italiana sul fronte della decarbonizzazione e del cambiamento climatico, il bilancio ambientale 2011 per il nostro Paese è tutt’altro che positivo. Ma quest’anno più di altri, l’ambiente ha avuto un grande alleato nella partecipazione delle persone, che nelle piazze, sul territorio e iniziando a ripensare i propri stili di vita, hanno reso possibili importanti vittorie, dimostrando di volere per l’Italia un futuro diverso e di essere pronti a fare la propria parte per costruirlo», dice Stefano Leoni, presidente di Wwf Italia.
Più in generale, «c’è bisogno di un ripristino del territorio italiano. Sarebbe un’opera pubblica straordinaria che consentirebbe anche di avere una nuova economia basata sull’investimento nel nostro asset naturale». In questi giorni l’associazione del panda ha presentato l’ultimo dossier sulle trivellazioni facili nel nostro Paese, che è oggetto di una «ricerca sovradimensionata di oro nero o di gas» per via dell’«amplissimo sistema di esenzioni, di aliquote sul prodotto e di canoni di concessione bassissimi ed una serie di agevolazioni e incentivi» per i petrolieri. «Serve – sottolinea Bologna – una grande riforma fiscale che sposti il carico dal reddito e dal lavoro all’uso delle risorse e all’emissione di inquinanti. I paesi industrializzati non possono non avere tasse che penalizzino l’uso dei combustibili fossili».........

Il Wwf ha fatto anche diverse richieste specifiche al governo Monti, perché l’Italia imbocchi la strada della green economy. In particolare, l’associazione  ha chiesto l’adozione di un Piano Energetico Nazionale che punti decisamente sulle rinnovabili, lo stop al consumo di suolo, un piano ragionato delle infrastrutture e fondi per l’applicazione del Protocollo di Kyoto. Il dialogo con il Ministero dell’Ambiente «è costante, il ministro Clini è un amico». Ma un appunto all’esecutivo, il direttore scientifico del Wwf lo vuole comunque fare: «Premettendo il rispetto enorme e la stima che nutro verso i componenti del governo, mi preoccupa il modo un po’ vecchio con cui si continuano ad affrontare le questioni. Vorremmo vedere scelte coraggiose per la difesa dell’ambiente e uno sviluppo più sostenibile». Perché - Bologna lo ripete come un mantra - «questa è una crisi inusuale, a cui dobbiamo trovare soluzioni nuove. Non possiamo pensare di uscirne senza valorizzare il capitale naturale. 

Bisogna passare a un nuovo modo di fare economia».Leggi tutto

01 febbraio 2012

Valutazione di impatto ambientale, l'Ue aggiorna la direttiva

  Tratto da Greenreport

Valutazione di impatto ambientale, l'Ue aggiorna la direttiva


La direttiva sulla valutazione dell'impatto ambientale (Via) di determinati progetti pubblici e privati - procedura che valuta preventivamente l'impatto sull'ambiente - risale al 1985, ma la direttiva nel corso degli anni ha subito diverse e sostanziali modificazioni. Quindi per motivi di chiarezza e di razionalizzazione l'UE ha deciso di procedere alla sua codificazione.
La direttiva entrerà in vigore dopo venti giorni dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale europea (la direttiva 2011/92 è stata pubblicata sabato scorso), ma ciò non pregiudicherà gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto nazionale delle direttive che hanno modificato quella del 1985 (ossia la 97/11/CE che prevede criteri più specifici per la Via; la 2003/35/CE che prevede la partecipazione al pubblico nell'elaborazione di taluni piani e programmi in materia ambientale e inserisce nell'ambito della direttiva dell'85 le definizioni di pubblico e pubblico interessato; la 2009/31/CE relativa allo stoccaggio geologico di biossido di carbonio).
La normativa dell'Unione in materia di ambiente contiene disposizioni che consentono alle autorità pubbliche e altri organismi di adottare delle decisioni che possono avere effetti significativi sull'ambiente oltre che sulla salute e sul benessere delle persone.
Quindi, stabilisce principi generali di valutazione dell'impatto ambientale allo scopo di completare e coordinare le procedure di autorizzazione dei progetti pubblici e privati che possono avere un impatto rilevante sull'ambiente. Tale valutazione andrebbe fatta in base alle opportune informazioni fornite dal committente ed eventualmente completata dalle autorità e dal pubblico interessato dal progetto.......

Quindi gli effetti di un progetto sull'ambiente dovrebbero essere valutati per tenere in conto l'esigenza di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell'ecosistema in quanto risorsa essenziale di vita.

In tale contesto, l'effettiva partecipazione del pubblico - compresa quella di associazioni, organizzazioni e gruppi, e segnatamente di organizzazioni non governative - all'adozione di decisioni consente allo stesso di esprimere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sono responsabili della loro adozione.
Ciò accresce la responsabilità e la trasparenza del processo decisionale e favorisce la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate. Per questo la partecipazione dovrebbe essere incentivata tra l'altro promuovendo l'educazione ambientale del pubblico.
Eleonora Santucci
Leggi tutto