COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Climate Action Summit. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Climate Action Summit. Mostra tutti i post

24 settembre 2019

Il vertice sul clima di New York e l’impegno che servirebbe

Tratto da Qualenergia
Il vertice sul clima di New York e l’impegno che servirebbe: cosa ci dice la scienza
Le maggiori organizzazioni scientifiche mondiali hanno diffuso una sintesi dei dati più importanti sui cambiamenti climatici. Bisogna almeno triplicare gli sforzi per ridurre le emissioni.
Mentre è in corso il vertice speciale dell’ONU sul clima a New York – il Climate Action Summit, l’incontro voluto dal segretario generale Antonio Guterres per fare il punto sulle misure con cui ridurre le emissioni inquinanti – e mentre proseguono le manifestazioni globali di studenti e cittadini contro il cambiamento climatico, le principali organizzazioni scientifiche hanno diffuso un nuovo “super-documento”.
Come ricorda già dal titolo, United in Science, il rapporto è una sintesi di tutta la scienza più recente sul clima, con i contributi, tra gli altri, della World Meteorological Organization (WMO), del programma ambientale dell’ONU (Unep, United Nations Environment Programme) e dell’IPCC, l’organismo internazionale che studia i cambiamenti climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change).
messaggi-chiave sono riassunti nello schema seguente.
Il punto fondamentale, rimarcato dagli scienziati, è l’enorme “buco” tra gli obiettivi stabiliti negli accordi di Parigi per la riduzione delle emissioni e i risultati raggiunti finora.
Così le attuali politiche sono del tutto insufficienti.
Gli sforzi per tagliare le emissioni andranno triplicati al 2030 per provare a limitare l’aumento delle temperature medie terrestri a 2 gradi centigradi, perfino quintuplicati per rimanere agganciati al traguardo di +1,5 gradi di surriscaldamento, secondo le stime elaborate dall’Unep.
Intanto nel 2018, si legge nella sintesi online dei dati, le emissioni di CO2 sono cresciute del 2% in confronto ai dodici mesi precedenti, toccando il record di 37 miliardi di tonnellate; peraltro, non c’è alcun segno di un’inversione stabile di tendenza né di un prossimo “picco” delle emissioni.
Mentre la WMO evidenzia che il 2015-2019 con ogni probabilità diventerà il quinquennio più caldo della storia con una media di +1,1 gradi centigradi in confronto all’epoca preindustriale (1850-1900) e una serie di conseguenze negative per il nostro Pianeta, come l’intensificarsi dello scioglimento dei ghiacci artici e il costante aumento della concentrazione di gas-serra nell’atmosfera.
Ricordiamo poi che l’IPCC ha pubblicato ad agosto un rapporto speciale sulle relazioni tra cambiamenti climatici e utilizzo eccessivo dei suoli da parte dell’uomo: il messaggio degli scienziati allora è duplice, perché bisogna non soltanto ridurre con urgenza le emissioni, ma anche definire politiche per tutelare gli ecosistemi, proteggere le foreste e alleggerire la pressione umana sulle risorse naturali.

23 settembre 2019

La Stampa .L’Onu avverte i Grandi sull’ambiente: “Basta centrali a carbone entro il 2020”.

Tratto  da La Stampa

L’Onu avverte i Grandi sull’ambiente: “Basta centrali a carbone entro il 2020”

Il segretario Guterres: «Non è più una questione climatica, ma di sopravvivenza». Trump diserta il summit


PAOLO MASTROLILLI

DALL’INVIATO A NEW YORK. Niente più centrali elettriche a carbone dopo il 2020; stop ai sussidi per l’energia fossile, da trasferire invece sulle fonti rinnovabili; piani concreti per ridurre le emissioni dei gas serra del 45% in un decennio, e arrivare a zero emissioni nel 2050. Sono i principali obiettivi che il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres spera di centrare, o quanto meno avvicinare, con il Climate Action Summit di oggi.

Il suo inviato speciale Luis Alfonso de Alba, che ha preparato il vertice, ha spiegato così l’emergenza a La Stampa: «Gli obiettivi sono molto ambiziosi, perché lo richiede l’emergenza in corso. Non abbiamo più tempo per negoziare, il vertice deve rappresentare l’inizio di un nuovo processo per implementare gli impegni presi. Ma quelli di Parigi non bastano più, perché nel frattempo la situazione è peggiorata. Quindi se vogliamo davvero contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, gli Stati dovranno raddoppiare o anche triplicare le loro iniziative concrete».

La situazione è drammatica. Secondo i dati dell’Onu, le emissioni globali stanno raggiungendo livelli record, e non danno segno di rallentare. Gli ultimi 4 anni sono stati i più caldi di sempre, e le temperature invernali dell’Artico sono aumentate di 3 gradi dal 1990. I livelli del mare salgono ovunque, e persino la Grande Barriera corallina australiana sta morendo. Guterres ha avvertito che non è più una questione ambientale, ma una vera minaccia per i sistemi di vita, l’alimentazione, la salute e quindi la sopravvivenza di molti Paesi. Una crisi che a causa della scarsità delle risorse, e i danni già causati dai cambiamenti climatici, sta anche provocando tensioni politiche che alimentano guerre, migrazioni e terrorismo.

Nonostante l’emergenza, l’Onu ritiene ancora che agendo subito, nell’arco dei prossimi 12 anni potremmo contenere l’aumento delle temperature sotto i 2 gradi centigradi, anche a 1,5 gradi sopra i livelli dell’epoca pre industriale. Per riuscirci, de Alba ha elencato così gli obiettivi da ottenere al Summit: «Non costruire più centrali elettriche a carbone dopo il 2020, ma nello stesso tempo i Paesi che lo estraggono dovrebbero anche smettere di esportarlo. Cancellare tutti i sussidi statali per l’energia fossile, altrimenti si continuerà ad alimentarla, ed investire invece i soldi nelle fonti rinnovabili che possono rimpiazzarla. I governi devono presentarsi con piani concreti per aumentare i contributi nazionali alla lotta contro il riscaldamento globale da subito, entro il prossimo anno. E questi piani dovranno essere in linea con l’impegno a ridurre le emissioni dei gas serra del 45% in un decennio, e arrivare a zero emissioni nel 2050».

I lavori saranno suddivisi in 9 coalizioni di Paesi, che presenteranno progetti per altrettanti «portafogli di azione». Anche le aziende private dovranno contribuire, come hanno fatto le circa 90 multinazionali del gruppo «We Mean Business», da Nestlé a Nokia, che ieri hanno annunciato l’impegno ad arrivare a zero emissioni entro il 2050, o almeno applicare alla lettera i parametri dell’accordo di Parigi.

La marcia globale di venerdì originata dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg ha dato nuovo slancio al vertice, ma restano forti resistenze. .......Continua su 
La Stampa

07 maggio 2016

Banca mondiale, disastrose nuove centrali a carbone: "sarebbe un disastro per noi, per i nostri figli e per il pianeta".

Tratto da Ansa

Banca mondiale, disastrose nuove centrali a carbone in Asia

Kim, con nuovi impianti non si rispetta l'accordo di Parigi

ROMA, 6 MAG - I piani per costruire centinaia di nuove centrali elettriche a carbone nel Sudest asiatico non consentirebbero di rispettare l'accordo di Parigi sul clima, che prevede di limitare l'aumento della temperatura globale entro i due gradi centigradi, e questo "sarebbe un disastro per noi, per i nostri figli e per il pianeta". A lanciare l'avvertimento è il presidente della Banca mondiale, Jim Yong Kim, intervenuto al Climate Action Summit a Washington.

Se nel mondo occidentale l'uso del carbone sta crollando, in Asia meridionale e orientale vivono decine di milioni di persone che ancora non hanno accesso all'elettricità. "Ci stiamo concentrando sui progetti nel Sudest asiatico, dove le proiezioni mostrano un marcato incremento dell'uso del carbone nei prossimi due decenni", ha detto Kim. 
L'obiettivo è aiutare i Paesi coinvolti ad attrarre investimenti privati sulle energie rinnovabili.

Cina, India, Indonesia e Vietnam rappresentano i tre quarti delle nuove centrali a carbone attese nei prossimi cinque anni.

"Se il Vietnam andasse avanti con i 40 Gigawatt di carbone, se l'intera regione implementasse i piani basati sul carbone in questo momento, penso che saremmo finiti", ha sottolineato Kim.