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26 maggio 2021

RECOMMON : La Super League del fossile.....

 Tratto da Recomon

La Super League del fossile: Enel continua a tradire la transizione per il gas



In occasione dell’assemblea degli azionisti di Enel prevista oggi pomeriggio a Roma – ancora una volta a porte chiuse per le restrizioni dovute alla pandemia – ReCommon pubblica “La Super League del fossile. Elite del gas vs. transizione ecologica”, un’analisi critica del capacity paymentUn meccanismo che, in nome della sicurezza della rete elettrica nazionale, foraggia sempre più l’espansione delle centrali a gas. Una scelta che pregiudica drammaticamente la transizione ecologica dell’Italia fuori dal fossile.

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La Super League del fossile
La Super League del fossile
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In seguito alla decisione di chiudere le centrali a carbone sul territorio italiano entro il 2025, il gestore della rete, Terna, ha segnalato la necessità di avere potenza di generazione elettrica installata con funzione di riserva. Con un approccio conservatore e retrogrado, Terna predilige ancora i grandi impianti fossili ai sistemi di accumulo con batterie o alla gestione intelligente della domanda per far fronte all’intermittenza della produzione elettrica da rinnovabili. Ancora una volta si ricade nel dogma della centralizzazione della produzione energetica su grossi impianti con le dovute conseguenze su territori già da tempo colpiti dagli impatti del carbone.

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10 novembre 2020

LA DECARBONIZZAZIONE IN ITALIA NON PASSA PER IL GAS Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti!

 Tratto da Legambiente

LA DECARBONIZZAZIONE IN ITALIA NON PASSA PER IL GAS

Basta difendere modelli energetici vecchi e inquinanti! Per l’uscita dal carbone non serve realizzare nuove centrali a gas. Sono sufficienti quelle che abbiamo. Ecco l’ultimo dossier di Legambiente. 

No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non può passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un “compromesso” che non farà bene né all’ambiente né alla salute del Pianeta. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Per far ciò occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas”.

Ecco il messaggio che Legambiente lancia al Governo con il suo nuovo dossier :
La decarbonizzazione in Italia non passa per il gas

Il dossier sfata alcuni falsi miti sul metano fossile quale fonte di transizione energetica, spiega perché l’Italia deve evitare questa inutile e insensata corsa al gas ricordando che nella Penisola sono già presenti un numero sufficiente di impianti a gas, realizzati dopo il blackout del settembre 2003 grazie al decreto sblocca centrali dell’allora governo Berlusconi...... 

Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza: oggi, infatti, il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 MW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna). Per questo per Legambiente la strada da seguire è un’altra e si traduce in:

Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, sì alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo”.  


30 giugno 2020

CENTRALE A CARBONE DI CIVITAVECCHIA: SABATO 4 LUGLIO MANIFESTAZIONE PER LA SUA CHIUSURA

                                          Tratto da Lagone.it

                           
RIPORTIAMO LA SEGUENTE DICHIARAZIONE SULLA CENTRALE A CARBONE DI TORRE VALDALIGA NORD
SABATO 4 LUGLIO dalle ore 10.30: nei pressi della centrale a carbone TVN di Civitavecchia con i comitati e i movimenti provenienti da tutta Italia
Negli ultimi mesi molte imprese del settore energetico ma anche ministri e parlamentari di ogni schieramento, sostengono a gran voce che l’Italia è già pronta ad attuare una transizione ecologica epocale in piena sintonia con le indicazioni che arrivano dall’IPCC

In realtà, quella che da molti viene spacciata come la riconversione “green” del sistema energetico nazionale, sta posizionando il gas, che di ecologico non ha nulla, al centro di tanti costosissimi progetti sparsi in tutta Italia.

Dalle trivelle ai gasdotti, dai rigassificatori alle nuove centrali, passando per gli hub del gas e per la metanizzazione di intere regioni, il nostro Paese continua ad autorizzare e ad investire miliardi di euro nei combustibili fossili.

Così, legittimate anche da alcuni importanti documenti di indirizzo nazionale (SEN e PNIEC in primis, nonostante le osservazioni formalmente prodotte da un centinaio di associazioni) molte imprese continuano a lavorare indisturbate alla realizzazione di grandi opere inquinanti e climalteranti.

IN QUESTO SCENARIO IL TIMORE CHE IL PHASE OUT DEL CARBONE NON VENGA AFFATTO COMPLETATO ENTRO IL 2025 È PIÙ CHE CONCRETO.
Alcuni gruppi attualmente alimentati a carbone potrebbero, infatti, rimanere in piedi per essere usati come riserva fredda. Al danno delle nuove centrali a gas si aggiungerebbe, dunque, la beffa di impianti a carbone non del tutto smantellati.
.

Per questo, sabato 4 luglio i comitati attivi nella campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile” si sono dati appuntamento a Civitavecchia e chiedono a Governo e istituzioni competenti:

1) che siano chiuse tutte le centrali a carbone ancora attive sul territorio italiano entro e non oltre il 31 dicembre 2025;

2) che venga vietata la realizzazione di nuove centrali turbogas a partire dai progetti di Brindisi, Civitavecchia, Fusina e La Spezia;

3) che siano bloccati tutti i cantieri afferenti alla realizzazione di opere riconducibili all’estrazione, al trasporto e allo stoccaggio di combustibili fossili;

4) che cessi immediatamente ogni forma di finanziamento pubblico ai combustibili fossili, gas compreso;

5) che i fondi così recuperati vengano utilizzati per la bonifica dei siti inquinati e per un serio utilizzo delle energie rinnovabili.

Per tutti questi motivi, perché la transizione ecologica non sia la nuova facciata del solito modo di fare impresa a danno del territorio e delle comunità, la campagna nazionale chiama al presidio di sabato 4 luglio a Civitavecchia

“Per il clima, fuori dal fossile”

 

23 settembre 2019

La Stampa .L’Onu avverte i Grandi sull’ambiente: “Basta centrali a carbone entro il 2020”.

Tratto  da La Stampa

L’Onu avverte i Grandi sull’ambiente: “Basta centrali a carbone entro il 2020”

Il segretario Guterres: «Non è più una questione climatica, ma di sopravvivenza». Trump diserta il summit


PAOLO MASTROLILLI

DALL’INVIATO A NEW YORK. Niente più centrali elettriche a carbone dopo il 2020; stop ai sussidi per l’energia fossile, da trasferire invece sulle fonti rinnovabili; piani concreti per ridurre le emissioni dei gas serra del 45% in un decennio, e arrivare a zero emissioni nel 2050. Sono i principali obiettivi che il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres spera di centrare, o quanto meno avvicinare, con il Climate Action Summit di oggi.

Il suo inviato speciale Luis Alfonso de Alba, che ha preparato il vertice, ha spiegato così l’emergenza a La Stampa: «Gli obiettivi sono molto ambiziosi, perché lo richiede l’emergenza in corso. Non abbiamo più tempo per negoziare, il vertice deve rappresentare l’inizio di un nuovo processo per implementare gli impegni presi. Ma quelli di Parigi non bastano più, perché nel frattempo la situazione è peggiorata. Quindi se vogliamo davvero contenere il riscaldamento globale sotto 1,5 gradi, gli Stati dovranno raddoppiare o anche triplicare le loro iniziative concrete».

La situazione è drammatica. Secondo i dati dell’Onu, le emissioni globali stanno raggiungendo livelli record, e non danno segno di rallentare. Gli ultimi 4 anni sono stati i più caldi di sempre, e le temperature invernali dell’Artico sono aumentate di 3 gradi dal 1990. I livelli del mare salgono ovunque, e persino la Grande Barriera corallina australiana sta morendo. Guterres ha avvertito che non è più una questione ambientale, ma una vera minaccia per i sistemi di vita, l’alimentazione, la salute e quindi la sopravvivenza di molti Paesi. Una crisi che a causa della scarsità delle risorse, e i danni già causati dai cambiamenti climatici, sta anche provocando tensioni politiche che alimentano guerre, migrazioni e terrorismo.

Nonostante l’emergenza, l’Onu ritiene ancora che agendo subito, nell’arco dei prossimi 12 anni potremmo contenere l’aumento delle temperature sotto i 2 gradi centigradi, anche a 1,5 gradi sopra i livelli dell’epoca pre industriale. Per riuscirci, de Alba ha elencato così gli obiettivi da ottenere al Summit: «Non costruire più centrali elettriche a carbone dopo il 2020, ma nello stesso tempo i Paesi che lo estraggono dovrebbero anche smettere di esportarlo. Cancellare tutti i sussidi statali per l’energia fossile, altrimenti si continuerà ad alimentarla, ed investire invece i soldi nelle fonti rinnovabili che possono rimpiazzarla. I governi devono presentarsi con piani concreti per aumentare i contributi nazionali alla lotta contro il riscaldamento globale da subito, entro il prossimo anno. E questi piani dovranno essere in linea con l’impegno a ridurre le emissioni dei gas serra del 45% in un decennio, e arrivare a zero emissioni nel 2050».

I lavori saranno suddivisi in 9 coalizioni di Paesi, che presenteranno progetti per altrettanti «portafogli di azione». Anche le aziende private dovranno contribuire, come hanno fatto le circa 90 multinazionali del gruppo «We Mean Business», da Nestlé a Nokia, che ieri hanno annunciato l’impegno ad arrivare a zero emissioni entro il 2050, o almeno applicare alla lettera i parametri dell’accordo di Parigi.

La marcia globale di venerdì originata dalla giovane attivista svedese Greta Thunberg ha dato nuovo slancio al vertice, ma restano forti resistenze. .......Continua su 
La Stampa

25 dicembre 2015

Qualenergia Energia rinnovabile vs fossile: i conti inquinati senza le esternalità negative

Tratto da Qualenergia 

Energia rinnovabile vs fossile: i conti inquinati senza le esternalità negative

Il costo dell’energia rinnovabile è già oggi più basso di quello dell’energia prodotta con combustibili fossili se venissero considerate anche le esternalità negative, come la CO2 e le polveri sottili che sono causa ogni anno di decina di migliaia di morti premature. Quali benefici netti per le rinnovabili in Italia? Uno studio di Althesys.
Il costo dell’energia rinnovabile è già oggi più basso di quello dell’energia prodotta con combustibili fossili se, come correttamente si dovrebbe, si considerassero anche le esternalità negative, come le emissioni di anidride carbonica, principale fattore del cambiamento climatico, e le polveri sottili, responsabili di un elevato numero di morti premature ogni anno. Questo afferma in sintesi lo studio Althesys curato dal professor Alessandro Marangoni, dal titolo Il Global Cost dell'energia e gli effetti dello sviluppo delle rinnovabili”.
Secondo questo  studio, nello scenario di sviluppo moderato “Bau- Business as usual”, i benefici netti (benefici - costi, attualizzati al 2015) ammontano a oltre 29 miliardi di euro. Si fa anche l’ipotesi che l’Italia investa di più nelle fonti rinnovabili (scenario di sviluppo accelerato Adp- Accelerated deployment policy), una scelta che sarebbe peraltro coerente con gli obiettivi fissati dalla Cop 21 e che farebbe crescere i benefici netti a oltre 104 miliardi.
In Italia oggi l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili si avvicina ormai al 40% del totale (QualEnergia.it), ma il nostro paese ha il primato in Europa per morti premature dovute alle emissioni di polveri sottili. Come riportato in questi giorni dall’Agenzia europea dell’ambiente, i morti sono oltre 84.000 all’anno, un numero di ben 25 volte superiore alle vittime per incidenti stradali (3.380 nel 2014, fonte Istat).
“Se i costi delle esternalità delle fonti fossili (cambiamenti climatici, costi sanitari e ambientali) fossero correttamente calcolati nei costi di generazione - dichiara Agostino Re Rebaudengo, Presidente di assoRinnovabili - le fonti di energia rinnovabile sarebbero già le più convenienti, oltre ad essere ambientalmente sostenibili e in grado di garantire una maggiore indipendenza energetica”.
Nello studio Althesys non sono contemplati altri benefici sociali e occupazionali legati ad uno spostamento massiccio di investimenti nelle fonti energetiche pulite e nella generazione distribuita. Un aspetto che darebbe ulteriore valore aggiunto ad un sistema energetico sempre più green.      

02 dicembre 2015

Energia: petrolio e carbone, fonti in discesa. Il mondo si libera dei suoi killer ?

Tratto da La Repubblica 


Siamo diventati più efficienti, quindi ne consumiamo meno. E quella che usiamo viene da fonti alternative
......... Quello che gli esperti stanno raccontando in questi mesi — alcuni a bocca storta, altri con sollievo — è che stiamo assistendo al crepuscolo del petrolio e del carbone. Siamo solo all'inizio e non sarà un processo breve. Anzi, sono in tanti, nei corridoi della conferenza sul clima di Parigi, a dire che arriva troppo tardi. Però, arriva. Dieci anni fa pensavamo che il tramonto del petrolio sarebbe arrivato perché erano finite le riserve e ci saremmo disputati il poco rimasto. Invece, è il contrario: ce n'è troppo. In questo momento, ci sono 100 milioni di barili (l'equivalente di un giorno intero di consumi mondiali) stivati nelle petroliere ormeggiate al largo, perché a terra non c'è più spazio nei depositi. Non sappiamo che farcene.

Per le sostanze che hanno avviato e alimentato due secoli di rivoluzione industriale è una situazione inedita. Chi racconta meglio la svolta è l'ultimo rapporto della Iea, l'agenzia dell'Ocse, cioè i paesi ricchi, che si occupa di energia. Spiega che c'è una transizione epocale in corso, che si appoggia su due fattori. Si è esaurita la singola spinta alla domanda di energia più esplosiva della storia recente, perché si sta spegnendo la sete della Cina. Ma, contemporaneamente, cambiano anche gli strumenti. Il carbone, il combustibile più inquinante e anche quello che emette più CO2, oggi la prima fonte di elettricità, sta per perdere il suo predominio.

A prima vista, non si direbbe. L'India difende con i denti il suo diritto ad alimentare a carbone il suo sviluppo economico. La Cina sta facendo shopping di miniere nel mondo: ieri Xi Jinping ne ha, praticamente, comprata una in Zimbabwe. Gli ambientalisti di Climate Action Tracker hanno calcolato che, se tutti i progetti di costruzione di nuove centrali a carbone andassero in porto, l'obiettivo di contenere il riscaldamento mondiale a 2 gradi andrebbe, letteralmente, in fumo. Ma, se alziamo gli occhi e guardiamo un po' più in là, la prospettiva cambia. È improbabile che tutte quelle centrali vengano costruite davvero. I petrolieri hanno rotto i ponti con i loro colleghi del carbone. Giappone e Usa hanno tolto i sussidi all'esportazione. Banche, assicurazioni, fondi fuggono dagli investimenti in carbone come fosse la peste. Finanche una delle più grandi società minerarie al mondo gli ha girato le spalle. Anche se India e Cina insisteranno nell'energia a basso costo assicurata dal carbone, l'egemonia del combustibile più inquinante, globalmente, è finita. La Iea calcola che in 15 anni sarà scavalcato: le centrali a carbone saranno sempre di meno. E chi ne prenderà il posto? Le rinnovabili. Già oggi, una nuova centrale su due funziona con il sole, il vento, l'idroelettrico. Nel 2040, assicura la Iea, sarà la prima fonte di elettricità: il 50% del totale in Europa, il 30 in Cina e in Giappone, il 25 negli Usa.

Ma Re Petrolio? Sapevamo già che il carbone era una vittima designata, ma che ne sarà dell'oro nero? D'ora in avanti, calcola la Iea, la domanda mondiale di energia crescerà più o meno l'1 per cento l'anno: dal 1990 in poi, andavamo ad una velocità doppia. Merito dei miglioramenti nell'efficienza energetica. E, specificamente per il petrolio, aggiunge la Iea, il boom è finito...

Al di là degli impegni presi da tutti per contenere le emissioni di CO2, dunque, il mondo appare ancora spaccato in due, fra paesi ricchi sempre più lontani dai combustibili fossili e paesi emergenti dove lo sviluppo è ancora intrecciato all'energia tradizionale. Ma qualcosa è cambiato in profondità. L'idea che non sia possibile immaginare un mondo prospero e capace di sviluppo, lontano dai combustibili fossili, non sta più in piedi. Il senso della storia che racconta la Iea è chiaro. Il mondo si sta liberando del petrolio. La svolta inizia nei paesi sviluppati, ma i paesi emergenti seguiranno, ancora una volta, il sentiero tracciato, con l'efficienza e le rinnovabili, da quelli che, oggi, sono più ricchi. E' solo questione di tempo.

Il problema è che il tempo è esattamente quello che non c'è. Ecco perché quella della Iea è, per ora, una storia confortante, ma non a lieto fine. I consumi di petrolio rallentano vistosamente, anche le emissioni proporzionalmente diminuiscono, rispetto all'uso di energia. Ma non basta. 

Nel 2040 centrali elettriche e automobili sputeranno comunque globalmente nell'atmosfera il 16 per cento di tonnellate di anidride carbonica in più, rispetto al 2013. Il mondo, dicono gli scienziati,non se lo può permettere. La battaglia per contenere l'uso dei combustibili fossili, contro interessi potenti e convinzioni radicate, resta difficile. Però, se la transizione alla nuova energia è già in corso, spingere in discesa è più facile.
Su La Repubblica  l'articolo integrale

28 novembre 2015

Azione di Greenpeace alla vigilia della Cop21 : Mongolfiera sulla Tour Eiffel

Tratto da Adnkronos

Mongolfiera sulla Tour Eiffel, azione di Greenpeace alla vigilia della Cop21

Mongolfiera sulla Tour Eiffel, azione di Greenpeace alla vigilia della Cop21
Oggi una mongolfiera di Greenpeace si è alzata accanto alla Torre Eiffel portando sul cielo di Parigi il messaggio: “Rinnoviamo l’energia”. L’azione è stata compiuta mentre la capitale francese si appresta a ospitare i leader mondiali per il vertice sul clima delle Nazioni Unite. La Cop21 sarà un’occasione per tutte le nazioni di negoziare un accordo globale e vincolante sul clima. 
"La conferenza di Parigi è un’opportunità per rendere il mondo un posto più sicuro - dichiara Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, parlando ai piedi della Torre Eiffel - Qualsiasi decisione prenderanno i leader riuniti a Parigi, le rinnovabili hanno già cominciato a scalzare i combustibili sporchi e pericolosi del passato. Sarà una gara fra l’aumento delle temperature e l’affermarsi delle tecnologie pulite, e i negoziati di Parigi potrebbero accelerare la transizione verso le rinnovabili. Ma le persone chiedono di agire. Per questo la nostra mongolfiera porta il messaggio “Rinnoviamo l’energia”".
Naidoo, di origini sudafricane e veterano del movimento anti-apartheid, ha aggiunto: "Le radici del terrorismo sono molte e complesse, ma indubitabilmente i cambiamenti climatici aumentano l’instabilità e l’insicurezza delle regioni più esposte ai conflitti. Per decenni la nostra dipendenza dal petrolio è stata causa di guerre, e ogni azione concreta contro i cambiamenti climatici non potrà che trasformare il Pianeta in un luogo più sicuro".

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Tratto da Il Fatto Quotidiano

Cop21, Naomi Klein voce narrante di This Changes Everything

Siamo una specie avida e ottusa, e se questo è vero non c’è speranza. Per fortuna però durante questo cammino ho incontrato persone che lottavano, e ho capito che il problema non sono gli umani ma una storia che siamo andati avanti a raccontarci per 400 anni. E questa storia è il capitalismo”. 
Non potrebbe essere più chiara Naomi Klein, la celebre autrice di No Logo, voce narrante di This Changes Everytingdocumentario ambientalista che prende il nome dal suo ultimo libro e che sarà nelle sale italiane il 2 dicembre. Frutto di quattro anni di lavoro in giro per il mondo, racconta dalle battaglie contro l’estrazione di bitume nelle foreste del Canada, la fratturazione idraulica in Nord America, le centrali a carbone in India, le miniere in Grecia. Il documentario assume ancora più importanza in vista della conferenza sul clima Cop21 che si apre domenica a Parigi.
Proiettato ad Amsterdam sui muri di una vecchia centrale a carbone, ad Atene alimentato dall’energia cinetica delle biciclette, a Roma in anteprima nell’Aula dei Gruppi Parlamentari di Montecitorio alla presenza della presidentessa Laura Boldrini, che ha detto: “Alla Cop21 di Parigi dovranno essere gettate la basi per una possibile convivenza in questo pianeta”. Non è stato molto d’accordo il regista Avi Lewis, marito di Naomi Klein, che ha ricordato come a Parigi “non si discuterà nemmeno dei limiti di estrazione di energia fossile, che sono oggi il problema più stringente”. Sempre Avi Lewis a proposito della tragedia del climate change non ha lesinato critiche alla mancanza di lungimiranza dei governi che parlano bene ma poi agiscono male”, e non si è nemmeno risparmiato una stoccata al governo italiano per le trivellazioni nel mare Adriatico.
Tra comunità di indigeni che lottano in nome di diritti ancestrali sul territorio e piccoli villaggi che si ribellano alla corruzione dei loro politici, il documentario ovviamente simpatizza con gli ultimi della terra, che sono poi i primi a subire le conseguenze della devastazione ambientale. “Crescita è il nome che più si avvicina oggi a una divinità globale. ....
Per ogni vittoria locale però, c’è l’ennesima decisione presa a discapito delle popolazioni e delle loro battaglie. Per questo dice ancora Avi Lewis a ilfattoquotidiano.it: “Per ottenere dei risultati vanno abbattuti i pilastri centrali del neoliberismo, oggi in particolare quelle leggi internazionali che diventano lo strumento che permette agli investitori stranieri, e quindi alle multinazionali, di citare in giudizio un governo perché le sue leggi locali potrebbero privarli di guadagno. Ovvero il cuore di trattati come il ttip, tisa e ttp. Non è possibile che comitati di presunti esperti non eletti dalle popolazioni possano poi decidere in favore delle multinazionali e dei loro guadagni invece che della tutela delle persone e dell’ambiente. E’ la logica mortale del libero scambio”....
Contiua a leggere sull'articolo integrale

07 novembre 2015

ADUC:Riscaldamento climatico. Le responsabilita' giuridico-finanziarie di Exxon Mobil


Tratto da Aduc

Riscaldamento climatico. Le responsabilita' giuridico-finanziarie di Exxon Mobil

 Exxon Mobil e' stata sufficientemente trasparente a livello pubblico e verso gli investitori a proposito dell'impatto della sua attivita' sul riscaldamento climatico? Questo e' in sintesi quando indirizzato, lo scorso mercoledi' 4 novembre, dal procuratore di New York, Eric Schneiderman, al gigante petrolifero. La procedura e' inedita e potrebbe aprire un vasto fronte giuridico per tutte le aziende che vivono di energia fossile.
La giustizia quindi esige che Exxon Mobil fornisca un certo numero di documenti, messaggi postali, rapporti finanziari, per verificare se la compagnia petrolifera, attraverso le lobby che ha potuto esercitare in questi ultimi anni, non abbia cercato di venire meno ai suoi obblighi non allertando i suoi azionisti sui rischi incombenti sulle attivita' dell'impresa e sulla sua capacita' di continuare ad utilizzare delle energie fossili.

Lotta contro le frodi finanziarie nello Stato di New York
La richiesta nasce dal Martin Act, una legislazione datata 1921, propria dello Stato di New York, che assegna poteri discrezionali molto estesi per lottare contro le frodi finanziarie. Questa legge vieta essenzialmente “ogni frode, inganno, dissimulazione, soppressione, falsi pretesti” o “ogni falsa presentazione o dichiarazione” e da' allo Stato tutti i poteri per denunciarli.
Il documento, composto di diciotto pagine, vuole mettere in evidenza quando il gruppo ha comunicato questi ultimi anni direttamente a tutte le parti coinvolte: clienti, investitori e anche dipendenti. La procedura non va molto per il sottile. In passato, l'ex-procuratore di New York (tra il 2006 e il 2010). Andrew Cuomo, poi governatore, aveva utilizzato il Martin Act per intimare ad alcune centrali a carbone il cambio delle loro comunicazioni finanziarie sui rischi del cambiamento climatico. Intanto il quotidiano The New York Times ha rilevato giovedi' 5 novembre che Peabody Energy, il piu' grosso produttore americano di carbone, e' gia' soggetto a due indagini simili. La procedura e' sempre in corso......

“Hanno negato la scienza”
Il co-fondatore del sito ecologista 350.org, Bill McKibben, sta conducendo da diverse settimane delle iniziative per attirare l'attenzione sulle manchevolezze di cui Exxon Mobil e' responsabile. McKibben ha pubblicato diversi interventi sul settimanale americano The New Yorker e sul quotidiano britannico The Guardian. “Exxon sapeva da decenni tutto quello che c'era da sapere sul cambiamento climatico, e invece di allertarci, ha negato la scienza ed ha fatto ostruzione alla lotta contro il cambiamento climatico”.......
Intanto questa inchiesta fa piombare sull'industria petrolifera il rischio di una serie di processi, sul modello di quelli che, alcuni anni fa, sono costati decine di miliardi di dollari al settore del tabacco.

(articolo di Stéphane Lauer, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 06/11/2015) 
Su  Aduc l'articolo integrale

27 luglio 2014

RIVOLUZIONE SOLARE - Pensiero solare contro pensiero fossile nel libro"NON SPEGNETE IL SOLE

Tratto da You Tube

RIVOLUZIONE SOLARE - Pensiero solare contro pensiero fossile nel libro"Non spegnete il sole!"





Pubblicato il 25/lug/2014

La rivoluzione solare e la contro rivoluzione fossile. Lo scontro fra due modi contrapposti di "pensare" l'energia. Anzi, proprio di pensare. Nelle parole di Angelo Consoli, alla presentazione del libro "Non Spegnete il Sole", al Senato mercoledì scorso. Con il prof. Carlo Rubbia, Livio de Santoli, il senatore Gianni Girotto, Rosario Trefiletti, Elio Lannutti, Gioacchino Onorato, e Paolo Lugiato (assorinnovabili). . Edizioni ARACNE. 
Per maggiori informazioni: http://www.aracneeditrice.it/aracnewe...




23 giugno 2014

Domani 24 GIUGNO la Rainbow Warrior di Greenpeace toccherà Savona durante il tour per promuovere rinnovabili ed efficienza.



La RAINBOW WARRIOR domani sarà a  Savona ! 

“Non è un paese per fossili”, a Savona arriva la nave di Greenpeace...


Savona. Si terrà sotto la Torretta la prima tappa del tour “Non è un Paese per fossili”, che vede la nave di Greenpeace “Rainbow Warrior” impegnata in tutta Italia al fianco dei cittadini e dei comitati locali contro l’uso di fonti energetiche fossili.
La nave di Greenpeace farà scalo a Savona domani, per ribadire il suo no alla centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Alle 10.30, presso la Sala conferenze a bordo della Rainbow Warrior, interverranno Andrea Boraschi, responsabile Energia e Clima per Greenpeace Italia, e i rappresentanti di diversi comitati locali No carbone. Tra gli invitati, Monica Giuliano, sindaco di Vado Ligure, e Alberto Ferrando, sindaco di Quiliano.
La conferenza stampa che si terrà a bordo della nave, a dieci minuti di navigazione dal porto di Savona (dove saranno disponibili alcuni gommoni per raggiungere la Rainbow Warrior), sarà un’occasione per discutere di quella che, secondo il report “Killer silenziosi” lanciato da Greenpeace nel giugno 2013, sino al sequestro e allo spegnimento ordinati dalla Procura di Savona, è stata per anni una delle centrali a carbone più dannose d’Europa, e la più letale in Italia, causa di 120 morti premature all’anno.
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Pronti a salire a bordo per il nostro Tour? http://bit.ly/UyTMJr

Sulla nostra rotta incontreremo i cittadini e spiegheremo i nostri progetti per un futuro rinnovabile: insieme dimostreremo che il nostro non è un paese per fossili!

RAGGIUNGI A BORDO i guerrieri dell’arcobaleno!




Debutto in Italia per la Rainbow Warrior di Greenpeace.


Tour per promuovere rinnovabili ed efficienza.13 giugno, Arriva per la prima volta in Italia, a fine giugno, la nuova Rainbow Warrior - la nave ammiraglia di Greenpeace, varata nel 2011 - impegnata in un tour sui cambiamenti climatici, per promuovere le energie rinnovabili e l'efficienza, contro il ricorso ai combustibili fossili.
Il tour 'Non è un Paese per Fossili' - spiega l'associazione ambientalista - vedrà la nave in azione a sostegno della lotta dei cittadini e dei comitati locali che combattono contro le energie fossili - carbone e petrolio - nel nostro Paese. Da Vado Ligure a Saline Ioniche, da Palermo a Brindisi la nostra nave toccherà i luoghi dove si produce energia (o si minaccia di produrla) in modo tanto anacronistico quanto dannoso per l'uomo e l'ambiente e dove i comitati locali da tempo chiedono il passaggio ad energie verdi.

La nuova Rainbow Warrior "è una perfetta ambasciatrice della rivoluzione energetica che chiediamo" spiega Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. Progettata per ridurre al minimo il consumo di carburanti, possiede un rivoluzionario sistema di alberatura che sorregge 1.260 metri quadrati di vele. La forma dello scafo e l'acciaio ultraleggero impiegato contribuiscono a raggiungere quest'obiettivo.

Nel corso del tour italiano, spiega ancora Greenpeace, sarà possibile per chiunque lo desidera visitare la nave e conoscere la missione dei "guerrieri dell'arcobaleno". Tre gli appuntamenti previsti: 
 il 28-29 giugno a Genova,
il   5 - 6 luglio a Palermo 


e     il   2-  3 agosto a Brindisi. .....
Leggi l'articolo integrale

05 giugno 2014

IL NOSTRO NON E' UN PAESE PER FOSSILI : Firma ora per un futuro di rinnovabili.

tRATTO DA Greenpeace


NON È UN PAESE PER FOSSILI

Volta le spalle alle energie sporche!
Firma ora per un futuro di rinnovabili.


Multinazionali energetiche e governi ci raccontano che carbone, petrolio, gas e nucleare sono necessari e sicuri, ma la verità è una sola: provocano guerre, inquinamento, malattie e una moltitudine di costi per i cittadini. Basta, è giunto il momento di voltare le spalle alle fonti fossili! Come cittadini è nostro diritto e dovere chiedere per l'Italia e l'Europa un futuro pulito e sicuro.
Unisciti a noi, firma la Dichiarazione di Indipendenza dalle fonti fossili: esistono energie che sono rinnovabili, efficienti, accessibili a tutti e senza effetti collaterali per l'uomo e l'ambiente.
Facciamo capire ai politici e alle aziende che non possono giocare con il nostro futuro e che l'energia verde è l'unica che vogliamo.

Firma ora, chiedi all'Europa di scegliere la strada dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica.

08 ottobre 2013

University of Oxford : La campagna “disinvestimento” per spingere ad abbandonare gli asset in fonti fossili sta crescendo........

Tratto da QualEnergia 

L'arma della stigmatizzazione e la bolla della CO2

La campagna di “disinvestimento” per spingere ad abbandonare gli asset in fonti fossili è molto pericolosa per i grandi di petrolio, gas e carbone. Più che dagli effetti diretti, i danni potrebbero venire dalla disapprovazione e dalla stigmatizzazione dell'opinione pubblica, in grado di innescare effetti a catena. Un report pubblicato dalla University of Oxford.

“Let’s divest from fossil fuels!”
La campagna di “disinvestimento per spingere ad abbandonare gli 'asset fossili' sta crescendo molto più rapidamente di qualsiasi altra iniziativa simile messa in atto nel passato e potrebbe creare danni significativi all'industria di petrolio, gas e carbone. È quanto emerge da un report pubblicato dalla University of Oxford (allegato in basso).
Lo studio mette a confronto la campagna Let’s divest from fossil fuels!” (della quale abbiamo parlato più volte) con iniziative analoghe come quella contro il tabacco, l'apartheid sudafricano, le armi, il gioco d'azzardo o la pornografia. Nonostante l'impatto finanziario diretto di queste campagne sia relativamente contenuto e non riesca a far calare in modo deciso il valore delle azioni delle attività contestate, è la conclusione, i danni alla reputazione possono recare importanti perdite alle industrie nel mirino dell'opinione pubblica.
Non che questa campagna non abbia ottenuto risultati concreti in quanto a disinvestimenti. Ad esempio il fondo scandinavo Storebrand da 74 miliardi ha rinunciato alle sue partecipazioni nel carbone e lo stesso hanno fatto diverse università e fondi pensione. L'effetto diretto della campagna è però senz'altro esiguo di fronte all'enorme capitalizzazione di aziende, quelle operanti nel settore delle fossili, che spesso sono sotto il controllo statale.
La vera arma della campagna che può portare notevoli guai alle energie fossili è invece quella della sensibilizzazione verso l'opinione pubblica: “La stigmatizzazione pone una minaccia pericolosa per le aziende delle fossili, molto maggiore dell'impatto diretto della campagna di disinvestimento”, spiega uno degli autori del report, Ben Caldecott. “In tutti i casi che abbiamo esaminato, le campagne di disinvestimento sono riuscite appieno nella loro opera di lobbying per l'introduzione di leggi più restrittive”, conclude il ricercatore.
Due risultati sulla questione fossili da questo punto di vista li abbiamo già visti: i regolamenti più stringenti introdotti di recente da Banca Mondiale e Banca europea degli Investimenti riguardo al finanziamento di progetti ad alta intensità di CO2.
“Dobbiamo considerare i rischi che si corrono investendo nei combustibili fossili. Gli investitori prudenti devono essere i primi e non seguire il gregge, preparandosi a un mondo che fa a meno dei combustibili fossili, un mondo a basse emissioni di carbonio. Se resteranno passivi, i cambiamenti nelle politiche e la pressione a disinvestire dai fossili potrebbero deprezzare e frenare i loro investimenti”, è il commento al report di Mariagrazia Midulla, responsabile Clima & Energia del WWF Italia.
Come abbiamo scritto più volte parlando della cosiddetta “bolla della CO2”, se non fermiamo subito gli investimenti in fonti fossili, dovremo scegliere tra un disastro ecologico e uno economico (ma potremmo subirli anche entrambi). Se si vuole mantenere l'impegno di fermare a 2 °C il riscaldamento globale – mostra un report firmato da Carbon Tracker e il Grantham Research Institute di Lord Stern - almeno due terzi delle riserve che le compagnie delle fonti fossili trattano come asset dovranno rimanere sottoterra.
Anche se sottoterra rimanesse in realtà solo un terzo delle riserve (la IEA calcola che questo sia sufficiente per avere il 50% di possibilità di rimanere sotto ai 2 °C) ciò sarebbe un colpo economico micidiale, qualora si continuasse come niente fosse. Secondo un report HSBC, uscito a febbraio, il valore delle azioni delle grandi aziende energetiche potrebbe crollare del 40-60%.
Se ciò accadesse prima di una graduale disintossicazione dagli 'asset fossili' le conseguenze a catena per l'economia mondiale potrebbero anche essere catastrofiche: la capitalizzazione legata alle risorse fossili su varie Borse al momento ha un ruolo molto importante (20-30% in Borse come quella australiana, Londra, Mosca, Toronto e San Paolo) e in questi settori hanno investito e continuano ad investire moltissimo Stati, enti locali e grandi fondi pensione. 
 Insomma, sarebbe più prudente tirarsene fuori quanto prima.