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31 ottobre 2018

Dottor Fabrizio Minichilli al ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting: Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone in Italia.


Al di là di ogni altra valutazione e interrogativo, comunichiamo che recentemente lo studio retrospettivo di coorte residenziale del CNR di Pisa è stato vagliato dalla comunità scientifica internazionale che lo ha quindi accettato affinché ne sia presentato un estratto al congresso di livello mondiale di epidemiologia ambientale di Ottawa (Canada) ISES-ISEE 2018 Joint Annual Meeting.

Riteniamo debba essere sottolineata la valenza della valutazione scientifica di un tale livello internazionale che ci pare difficilmente contestabile.
Sotto l' intervento in programma il 28 di agosto alle ore 14,30


Intervento del Dottor Fabrizio Minichilli 

O02.03.50. Il rischio per la salute di vivere vicino a una centrale elettrica a carbone: uno studio di coorte residenziale nell'Italia nord-occidentale 
Dottor Fabrizio Minichilli, Unità di Epidemiologia Ambientale, Istituto di Fisiologia Clinica, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Italia
                         

Il tema della riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 è " Affrontare le complesse questioni locali e globali in termini di esposizione e salute ambientale ".

Essendo la capitale del Canada, Ottawa ospita una comunità diversificata e attiva di scienziati e responsabili politici impegnati nell'indagine sull'ambiente locale e globale e nella ricerca sanitaria. La riunione annuale congiunta ISES-ISEE 2018 includerà delegati di tutto il mondo e farà leva su competenze locali e internazionali per affrontare argomenti complessi locali e globali relativi alla scienza dell'esposizione e all'epidemiologia ambientale .....continua qui


Pubblichiamo il link  alla  relazione scientifica conclusiva, relativa allo studio epidemiologico di coorte residenziale su mortalita' e ricoveri ospedalieri per valutare gli effetti sulla salute dell' inquinamento da centrale a carbone  nei comuni di Savona , Vado Ligure , Quiliano e aree limitrofe e ricostruzione del quadro epidemiologico in relazione  all' impatto di emissioni puntiformi e diffuse in atmosfera 


11 gennaio 2012

Lilliana Cori:Se fossi una pecora, verrei abbattuta?

 Tratto da Scienza Express

Se fossi una pecora, verrei abbattuta? 

Storie di persone ,animali e inquinamento 

L'autrice: Liliana Cori
Il libro: per capire quanto l’aria è inquinata si possono usare i licheni, si possono osservare o analizzare le api, si possono monitorare altri piccoli insetti… e lo stesso si fa con noi umani. Nel nostro sangue, capelli, unghie, latte si depositano le sostanze che ci circondano, anche gli inquinanti, e noi possiamo funzionare come un vero e proprio ‘termometro’ per misurare la qualità dell’ambiente. Si tratta di sostanze chimiche che possono essere dannose per la salute e bisogna capire come entrano nel corpo e dove vanno, per potersi difendere dai loro effetti.  
All’inizio del 2008 cinque cittadini della Campania decisero di farsi analisi del sangue per capire i propri livelli di diossina, e le notizie diffuse erano di paura, allarme: “se fossi una pecora verrei abbattuto”… Ma di cosa si tratta? Cosa ci dice il biomonitoraggio umano? Cosa si può analizzare, come e perché? Da dove abbiamo iniziato? Cosa ne sappiamo nel mondo? E in Italia?

I lettori: il libro si rivolge a operatori di sanità, amministratori pubblici che hanno a che fare con aree a rischio, agenzie regionali per l’ambiente, medici, cittadini, associazioni.

“Se fossi una pecora verrei abbattuta?” Sarà presentato a Taranto il 25 gennaio

E’ questo il titolo del libro sulle tematiche ambientali scritto dalla dottoressa Liliana Cori dell’Istituto di Fisiologia Clinica di Roma Consiglio Nazionale delle Ricerche, che sarà presentato a Taranto il prossimo 25 gennaio L’incontro, introdotto da Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, prevede la partecipazione di Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina onlus) e Biagio De Marzo (AltaMarea). Un appuntamento che si annuncia particolarmente interessante.

05 aprile 2011

IL NEMICO GIURATO DELLE RINNOVABILI:IL CARBONE E LA SUA FILIERA::::::


Tratto da Greenreport

Il pericolo “mortale” delle fonti rinnovabili

Francesco Meneguzzo, ASPO Italia Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di Biometeorologia

Come molte delle storie di successo nel percorso innovativo dell'umanità, anche quella delle fonti energetiche rinnovabili - per dirlo con il notissimo motto di Gandhi - è stata dapprima ignorata, poi derisa, quindi combattuta. Quello che ancora le manca è la vittoria finale, almeno in Italia.

Qualcuno si sarà forse meravigliato dell'attacco forsennato alle fonti rinnovabili condotto dal Governo e magari perfino sorpreso dalla straordinaria risposta della società civile (qui e qui); tuttavia, mentre quest'ultima può essere facilmente motivata sulla base delle dimensioni economiche del settore (decine di migliaia di imprese e centinaia di migliaia di occupati tra diretti e indotto) e da una diffusa coscienza ambientale, rimane più arduo comprendere come l'Esecutivo abbia potuto esporre un fianco tanto vulnerabile a un'opinione pubblica del tutto prevedibilmente molto critica in materia.

Emerge, in altre parole, il sospetto che sussistano motivazioni profonde e più sottili, un vero "pericolo mortale" rappresentato dalle fonti rinnovabili: non solo per il dissennato programma di rinascita nucleare, non solo per il volume delle incentivazioni concesse, per altro percentuale minima di quelle concesse alle fonti fossili sia a livello globale che italiano, ma per lo stesso "core-business" dei maggiori player energetici operativi nel nostro Paese: le centrali termoelettriche alimentate a gas e a carbone.

Proprio la continua martellante demagogica insistenza sui presunti impatti devastanti delle incentivazioni concesse al fotovoltaico sulle bollette elettriche dei consumatori italiani, condotta instancabilmente dai massimi livelli della politica energetica nazionale - tra tutti, ilMinistro dello Sviluppo Economico Paolo Romani e l'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas - ha contribuito a trasformare il sospetto in certezza: il fotovoltaico e le connesse incentivazioni non solo non aggravano le bollette elettriche degli italiani ma le riducono, e con queste i profitti degli operatori delle centrali termoelettriche!

Questa "sconvolgente" e - per i suddetti operatori e i loro eroici pretoriani - assai sconveniente verità, ammettiamolo, cominciava a emergere anche prima sulla scorta della meravigliosa esperienza tedesca, ma dimostrarlo direttamente per l'Italia... questo si che fa impressione!

L'articolo linkato di seguito esplora i meccanismi e dimostra, preliminarmente e con le inevitabili approssimazioni connesse a una storia tutto sommato ancora all'inizio, le conclusioni che possono riassumersi in questo modo:

Anche limitando l'analisi al solo impatto della generazione fotovoltaica incentivata sulle bollette elettriche degli utenti finali, l'effetto netto è sicuramente non negativo e molto verosimilmente positivo in termini di economicità delle bollette!

Qualora si includano tutti gli altri benefici rappresentati dal lavoro, dall'occupazione, dalle entrate fiscali e dagli introiti per gli Enti Locali, e non ultimo dal contributo alla riduzione delle emissioni clima-alteranti, investire nel fotovoltaico mediante il sistema di incentivazioni applicato finora produce soltanto marcati effetti positivi per l'intero sistema nazionale.

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03 ottobre 2009

2009/10/05"L’inquinamento attraversa il mondo"/Far qualcosa per salvare l’ambiente costa. Non far nulla costa anche di più...


Tratto da www.ecologiae
L’inquinamento attraversa il mondo
Di Paola Pagliaro

Lo smog e l’inquinamento atmosferico delle fabbriche può avere un impatto negativo sulla qualità dell’aria non solo nelle nazioni in cui è prodotto, ma anche nelle regioni lontane del mondo. Nei prossimi decenni, le emissioni di origine antropica dovrebbero aumentare in Asia orientale ed in un numero crescente di Paesi si potranno sentire gli effetti anche se il mondo industrializzato sta lavorando per rafforzare le norme di protezione ambientale.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha analizzato i dati meteorologici e chimici e ha scoperto che alcuni picchi inquinanti negli Stati Uniti possono essere trasportati fin verso l’Asia. Uno studio ha scoperto che una massa d’aria inquinata ha circa otto giorni di tempo per viaggiare dall’Est asiatico fino al centro degli Stati Uniti prima di esaursi.
L’inquinamento atmosferico non conosce confini nazionali, l’atmosfera si connette tra regioni remote del nostro pianeta. Le emissioni in un solo Paese possono influire sulla salute umana e dell’ecosistema in Paesi lontani sottovento.
Anche se è difficile quantificare queste influenze, in alcuni casi l’impatto è notevole in termini di prospettive legislative e di sanità pubblicaha spiegato Charles Kolb, presidente della commissione che ha redatto il rapporto e presidente dell’Aerodyne Research Inc.

La relazione ha esaminato quattro tipi di inquinanti: l’ozono; il particolato sottoforma di polveri, solfati o fuliggine; mercurio; inquinanti organici persistenti, come il DDT.
Il comitato ha ritenuto che vi siano le prove che questi quattro tipi di inquinanti possano passare attraverso gli oceani e in tutto l’emisfero settentrionale, offrendo notevoli concentrazioni nei Continenti sottovento.
L’inalazione diretta di ozono e di particolato può causare problemi respiratori e altri effetti sulla salute. Anche piccoli aumenti nelle concentrazioni atmosferiche possono avere impatti negativi. Il mercurio e gli inquinanti organici persistenti possono accumularsi sulla terra e nei bacini idrici, che possono contaminare le fonti di cibo. Per esempio, la gente potrebbe consumare mercurio mangiando del pesce. C’è anche preoccupazione per l’eventuale rilascio delle emissioni immagazzinate nel suolo, foreste, ghiacciai, e in altri ambienti.

I cambiamenti climatici potrebbero anche portare ad un clima più caldo e agli spostamenti nella circolazione dell’aria. Tali modifiche potrebbero incidere sui modelli di emissione, trasporto, trasformazione e deposizione per tutti i tipi di inquinamento. Ma tale aumento potrebbe essere attenuato da sforzi di controllo rigoroso dell’inquinamento e dalla cooperazione internazionale nello sviluppo e nella distribuzione di tecnologia di controllo dell’inquinamento.


Alcuni studi hanno stimato che la riduzione dell’ozono che provoca emissioni del 20% nelle altre principali regioni industriali dell’Emisfero Nord potrebbero significare circa 500 morti in meno all’anno da premature condizioni cardiopolmonari.

Fonte: [Livescience]
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Tratto da ecologiae

Far qualcosa per salvare l’ambiente costa. Non far nulla costa anche di più...

In America è talmente sentito il problema del riscaldamento globale che il dibattito su cosa fare sta infiammando il Parlamento. Sembrerebbe una cosa normale, ma al confronto del Parlamento italiano in cui tali problematiche sono sempre messe in fondo all’agenda, può sembrare una cosa eccezionale.
Secondo i calcoli dell’Onorevole Romm (un collaboratore del Dipartimento di Energia nell’era Clinton), se non facessimo nulla per l’energia, questa scelta costerebbe alle famiglie americane quasi 10.000 dollari a testa entro il 2030, e il costo per i loro figli potrebbe essere molto di più.
Spiegano su Treehugger che:
I problemi energetici e climatici del Paese hanno raggiunto il punto in cui l’ostruzionismo dei politici non può essere permesso semplicemente per criticare coloro che tentano di risolvere questi problemi, offrendo alternative credibili o politiche al riguardo.
Ora, si dà il caso che i problemi energetici e climatici a cui Romm si riferisce hanno un costo reale per le famiglie americane, e l’azione della prevenzione potrà ridurre tale onere.
Secondo il Partito Repubblicano, questi provvedimenti risulterebbero come una tassa per i cittadini (sembra di sentir parlare il Centrodestra italiano), ma in realtà è la loro azione ad essere, come l’ha definita Romm, “una tassa doppia”, dal momento in cui non fare nulla in materia di clima ed energia pulita è l’unico modo certo per garantire
1. che la nostra bolletta energetica possa continuare ad aumentare come ha fatto finora sotto le politiche del non far nulla (di George W. Bush, ma anche di molti Governi europei);

2. che sui nostri figli graverà un enorme costo a cui non potranno sottrarsi per adattarsi alle catastrofi del riscaldamento globale.

Se il disegno di legge sulla scrivania di Obama divenisse realtà, permetterebbe di produrre un risparmio energetico, che porterebbe anche a risparmiare 3.900 dollari per famiglia entro il 2030 con il taglio della bolletta petrolifera, che nella migliore delle ipotesi potrebbe arrivare a far risparmiare fino a 5.600 dollari per famiglia.

E per quanto riguarda il costo probabile di fronte al cambiamento climatico, dobbiamo consentire che la prospettiva peggiore si verifichi, non avendo ridotto per tempo le emissioni? In realtà, un’analisi più rigorosa dei migliori scienziati reclutati da un ex co-presidente del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ha rilevato che il valore attuale netto degli impatti del cambiamento climatico è di 1.240 trilioni di dollari attuali. Non fare nulla impone quindi un onere inimmaginabile per i nostri figli e nipoti, impossibile oggi da calcolare.

Uno dei metodi sarebbe cominciare a tassare maggiormente il petrolio, ma si sa che da quell’orecchio larga parte della classe politica non ci sente. I calcoli effettuati riguardano gli Stati Uniti, ma sono paragonabili anche all’Italia, visto che oggi il nostro Paese vive una situazione simile ed anche forse peggiore rispetto a quella d’Oltreoceano. Se per tanti anni Bush ha governato nella stessa maniera di Berlusconi in Italia, oggi Obama è duramente criticato da quella parte politica che vuole che tutto rimanga così com’è. In Italia per ora abbiamo ancora il vecchio modo di pensare. Speriamo che arrivi un Obama che cambi le cose anche qui.

Fonte: [Treehugger]