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22 marzo 2015

Deutsche Bank : Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030

Tratto da Nonsoloambiente.it

Secondo il rapporto pubblicato da Deutsche Bank, nei prossimi 15 anni il fotovoltaico diventerà la prima fonte energetica a livello mondiale.

Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030

Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030
Ottime notizie sul fronte delle rinnovabili: entro il 2030 il fotovoltaico supererà i combustibili fossili diventando la prima fonte energetica a livello mondiale. La previsione è contenuta nel nuovo rapporto Solar Outlook 2015 - pubblicato da Deutsche Bank a gennaio - interamente dedicato alle tendenze a breve termine del fotovoltaico.
In particolare, il team di esperti guidati da Vishal Shah prevede una crescita del settore di ben 10 volte, grazie all'ingresso di oltre 100 milioni di nuovi clienti e al raggiungimento del 10% del mercato elettrico. Parallelamente, secondo le stime dell'istituto tedesco, si registrerà un significativo incremento del fatturato relativo al comparto, che arriverà a toccare i 5.000 miliardi dollari nei prossimi 15 anni. Il dato è interessante se confrontato con i dati attuali, che vedono una produzione di soli 130 GW di energia da fonte solare, pari all'1% della produzione totale.
Se i risultati a breve termine sono incoraggianti, le previsioni fino al 2050 promettono un ulteriore passo in avanti, con una crescita triplicata e un tasso di penetrazione del 30%. Le proiezioni si basano sul fatto che attualmente il solare ha raggiunto la grid parity - ovvero il punto in cui l'energia elettrica prodotta a partire da fonti di energia alternative ha lo stesso prezzo dell'energia prodotta tramite fonti fossili - in oltre metà dei Paesi in cui è installato; entro 2 anni la percentuale dovrebbe salire all'80%.
Lo scenario è molto positivo se si pensa che solo quattro anni fa, il rapporto tra costo all'ingrosso dell'energia elettrica derivata dal carbone e costo del solare era di 7 a 1. Oggi, afferma Deutsche Bank, il rapporto è di 2 a 1 ed entro il 2017 potrà verosimilmente raggiungere l'1 a 1. In alcuni mercati, come Francia, Germania e Australia, questa proporzione è già una realtà e l'India potrebbe raggiungere l'obiettivo alla fine di quest'anno.

14 gennaio 2015

Deutsche Bank sul fotovoltaico: grid-parity nell'80% dei mercati entro il 2017....ma in Italia crollo causa spalma-incentivi

Tratto da Qualenergia

Deutsche Bank sul fotovoltaico: grid-parity nell'80% dei mercati entro il 2017

Nel giro di 3-4 anni il fotovoltaico potrebbe essere in grid parity nel 50% dei mercati potenziali e nello scenario migliore addirittura nell'80% dei mercati entro la fine del 2017. Lo prevede l'ultimo, molto ottimista, report della banca tedesca. Nuovi modelli di business spingeranno le installazioni solari, con diverse utility che entreranno in gioco
Il fotovoltaico è già conveniente senza incentivi rispetto all'elettricità retail in circa 40 Paesi. Nel giro di 3-4 anni potrebbe essere in grid-parity nel 50% dei mercati potenziali e nello scenario migliore addirittura nell'80% dei mercati entro la fine del 2017. Il basso prezzo del petrolio non costituisce un problema per il settore. Nuovi modelli di business spingeranno le installazioni su tetto, con diverse utility che entreranno in gioco. Ci sarà da guadagnare per chi riuscirà a commercializzare per primo le tecnologie per l'accumulo più convenienti.
A dirlo è Deutsche Bank nel suo ultimo industry focus sul settore (allegato in basso). Se recentemente ci siamo abituati a leggere report provenienti dal mondo bancario che sul solare sono addirittura più fiduciosi delle associazioni di settore, questo è senza dubbio uno dei più ottimisti.
Il solare non incentivato, scrivono gli analisti della banca tedesca, al momento ha costi di produzione tra gli 0,13 e 0,23 $/kWh (0,11-0,22 €), ben al di sotto dei costi dell'elettricità dalla rete in diversi mercati (vedi grafico sotto).
Deutsche Bank si aspetta per i prossimi 3 anni ulteriori cali dei prezzi del 5-15% l'anno e, dunque, che il costo di un impianto installato scenda fino del 40% rispetto a ora nel giro di 4-5 anni. Se ciò accadesse almeno il 50% dei mercati potenziali sarebbe in grid-parity. Se al calo dei prezzi del FV poi si associasse un aumento del prezzo dell'elettricità del 3% l'anno, entrerebbe in grid-parity un ulteriore 30% dei mercati potenziale, fino ad arrivare nello scenario più ottimistico con l'80% dei mercati in grid-parity già a fine 2017.
Con l'aumento della competitività, stima Deutsche Bank, il TAM, total addressable market, cioè il mercato potenziale cui il fotovoltaico può rivolgersi (diverso dal mercato reale, previsto per il 2015 sui 53-58 GW) passerebbe in 5 anni dai 140 GW/anno attuali a 260 GW/anno. Insomma, il solare ha davanti praterie enormi da conquistare.....Continua qui

Leggi anche su Qualenergia

Investimenti in energia pulita 2014: oltre le aspettative, ma in Italia crollo causa spalma-incentivi

Cresciuti più di quanto ci si aspettava gli investimenti mondiali in fonti rinnovabili, su del 16%, spinti soprattutto dal solare fotovoltaico. Molto bene la generazione distribuita, che ha attirato il 34% in più di capitali. La Cina continua la crescita. In Italia invece calo del 60%, soprattutto a causa dei tagli retroattivi al fotovoltaico. Gli ultimi dati di Bloomberg.
A crollare è invece l'Italia “colpita dai tagli retroattivi al fotovoltaico”, specifica Bnef: da noi gli investimenti in energia pulita sono stati il 60% in meno rispetto al 2013, fermandosi a 2 miliardi di dollari. Ma per il 2015 ci sarebbero le condizioni per ripartire.

17 novembre 2013

Energia, l'inarrestabile crescita delle fonti rinnovabili e del gas nei Paesi emergenti

Tratto da La Repubblica

Energia, l'inarrestabile crescita  delle fonti rinnovabili e del gas

Energia, l'inarrestabile crescita
delle fonti rinnovabili e del gas

La crescente domanda di elettricità nei Paesi emergenti e la lotta alle emissioni di Co2 porterà i governi a investire sempre di più nel settore delle alternative. Nei prossimi anni si assisterà a un nuovo boom dell'idroelettrico. E la grid parity arriverà entro il 2020



MILANO - Hanno avuto una battuta d'arresto. In particolare in Europa, dove alcuni paesi come l'Italia e la Spagna hanno cambiato la politica degli incentivi spinti dalla crisi a diminuire il peso economico sulle bollette dei cittadini. Ma in campo energetico, gli esperti non hanno dubbi: il futuro dell'energia passa sempre di più dalle rinnovabili e dal gas. Sono le due fonti che, nei prossimi anni, cresceranno maggiormente e sosterranno il peso dell'aumento della domanda di elettricità nel mondo, soprattutto in quelle nazioni dove la crescita è più sostenuta.
Ed è quello che si legge in un report di Etf Securities, la cui tesi è proprio questa: "Nei prossimi 30 anni le energie alternative saranno le fonti con la crescita più rapida". Per quale motivo? "Dati gli impegni assunti da molti governi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, le fonti di energia più pulite toglieranno sempre più quote di mercato ai carburanti fossili tradizionali". Inoltre, visto che molti governi sono in ritardio sul rispetto degli impegni, anche a causa della crisi, nei prossimi anni  "dovranno intensificare i propri sforzi per rispettare le scadenze", creando una situazione favorevole per le imprese del settore.....

Fine degli incentivi. Nei prossimi anni, sempre secondo le stime dell'Aie, gli incentivi statali non saranno più un peso per lo sviluppo delle rinnovabili, visto che i costi del fotovoltaico dovrebbero calare tra il 40 e il 60% entro il 2035, rispetto al 2011. Allo stesso modo, il costo di produzione di energia dell'eolico diventerà competitivo anche senza il supporto pubblico entro il 2020 in Europa ed entro il 2030 in Cina.
Il sostegno agli idrocarburi. In ogni caso, le polemiche per il peso degli incentivi alle rinnovabili vengono riespinte dagli addetti ai lavori ricordando che anche il sostegno pubblico alle fonti tradizionali non è irrilevanze. Anzi: i sussidi ai carburanti fossili nel 2011 erano pari a 523 miliardi di dollari a livello globale, rispetto agli 88 miliardi di dollari alle rinnovabili. Di più: il Fondo monetario internazionale ha calcolato che combinando i sussidi per i carburanti fossili con i costi sociali che determinano, la spesa per i governi sale a 2mila miliardi di dollari.


Prospettive positive. Guardando però l'indice Daxglobal Alternative Energy (grafico sopra), che si basa su un paniere di 15 società attive su scala globale, nell'ultimo semestre la performance è stata positiva: dopo i minimi di giugno, quando quotava a 94, si è ripreso fino ai 117 punti attuali. L'andamento da inizio anno è del +24%, contro il +18% dell'indice Msci World.In prospettiva, secondo gli analisti "il rinnovato focus sulla necessità di centrare i target per le rinnovabili offrirà venti favorevoli" per questo tipo di società.
Qui l'articolo integrale

08 agosto 2013

Germania: termoelettrico in crisi attacca le rinnovabili

Tratto da Greenstyle

 Crisi termoelettrico in Germania per colpa di eolico e fotovoltaico

L’unica cosa certa è che, anche dal punto di vista economico, le rinnovabili stanno sconvolgendo la produzione di energia persino nella Repubblica Federale. La cui rete elettrica, a detta dell’associazione degli ingegneri VDE, potrebbe reggere fino al 40% di energia rinnovabile senza grossi problemi.

Anche in Germania le energie rinnovabili stanno facendo una concorrenza spietata al settore termoelettrico, mettendo in crisi le centrali elettriche a carbone e gas naturale.  
Come già successo in Italia, dove molte centrali di nuova costruzione che usano il metano come combustibile sono in crisi e non producono più a sufficienza per ripagare gli alti costi di costruzione, anche nel cuore dell’Europa la priorità di cui godono sulla rete elettrica eolico e fotovoltaico sta costringendo le centrali tradizionali a restare ferme per gran parte dell’anno.
Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Der Spiegel, infatti, una trentina di impianti della Renania Settentrionale-Vestfalia rischia la chiusura. Ben 29 impianti su 72, tra gas e carbone, vengono definiti “candidati al problema”: a partire dal 2014 saranno fuori mercato e non riusciranno a produrre energia a sufficienza e a prezzo abbastanza competitivo per restare aperte.
Il problema è in parte diverso rispetto a quanto siamo ormai abituati a vedere in Italia, dove eolico e fotovoltaico rubano spazio alle termoelettriche durante le ore di maggior consumo di energia elettrica togliendo loro la fetta più cospicua di guadagni. Se da noi la questione è tutta quantitativa in Germania è anche qualitativa, di prezzo.
Energia abbondante prodotta da sole e vento che sta facendo scendere troppo il prezzo.
Il mercato elettrico tedesco, a differenza di quello italiano, è infatti sufficientemente liberalizzato da permettere un calo consistente del prezzo di vendita dell’elettricità quando sale la produzione.
 Così, in Germania, molte vecchie centrali che dovrebbero chiudere solo nel 2051 già tra due anni non riusciranno a produrre a prezzi competitivi.  
Anche quelle più recenti, che sono più efficienti e in teoria dovevano ripagarsi entro il 2030, iniziano a essere a rischio.
Queste previsioni provengono da uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente regionale di Düsseldorf, tenuto riservato ma del quale Der Spiegel è riuscito ad avere una copia.
A subire maggiormente la concorrenza delle rinnovabili sarebbero le centrali di RWE, Vattenfall ed EnBW. Persino il gigante E.On non avrebbe più utili dalla produzione di energia e l’amministratore delegato Johannes Teyssen nei giorni scorsi ha dovuto ammettere che l’azienda ha perdite per diversi miliardi di euro
Oltre al prezzo basso dell’energia impianti tedeschi devono anche fronteggiare un calo della domanda derivante dalla crisi economica nei paesi sudeuropei, che ormai importano pochissima elettricità dalla Germania.

Leggi l'articolo integrale 

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Tratto da Greenbiz

Germania: termoelettrico in crisi attacca le rinnovabili

Le grandi utility del termoelettrico tedesche minacciano la fermata degli impianti: da quando c'è il boom delle rinnovabili guadagnano troppo poco e rischiano il fallimento.
Le azioni di E.ON , RWE e EnBW, le tre maggiori compagnie elettriche della Germania, hanno perso il 60% del valore negli ultimi tre anni e, insieme, hanno un debito che supera i 73 miliardi di euro. Cos'è successo a quello che un tempo era il comparto termoelettrico più grande e potente d'Europa?
Semplice: soffre la concorrenza delle rinnovabili.
Lo sfogo delle utility è stato raccolto da Reuters che, in un articolo pubblicato ieri, fa i conti in tasca a queste aziende e traccia un quadro a tinte fosche per le centrali a gas, olio e carbone tedesche.  

Il problema è identico a quello lamentato in Italia da Assoelettrica: le rinnovabili hanno priorità sulla rete e le centrali tradizionali restano ferme a guardare mentre splende il sole o tira il vento.......

Le grandi compagnie elettriche, quindi, tornano a chiedere il taglio degli incentivi in considerazione del fatto che ormai fotovoltaico ed eolico costano sempre meno.........
C'è anche da dire che le grandi utility posseggono appena il 7% della potenza rinnovabile installata in Germania: come in Italia, infatti, invece di tuffarsi nell'affare del futuro sono rimaste aggrappate a quello del passato nel tentativo di difendere gli investimenti già fatti negli anni scorsi
Investimenti per i quali, va detto, devono ancora restituire i soldi alle banche

Il risultato è stato che anche gli impianti più efficienti e moderni, come la centrale a gas bavarese Irsching 5 di E.ON, nel 2012 hanno lavorato solo per il 50% delle 4.000 ore necessarie a ripagare l'investimento iniziale. E sarà così anche nel 2013 e in futuro, se non cambiano le normative.
E sono in calo anche i ricavi per MWh venduto: producendo dal carbone si guadagnano 11 euro al MWh, il 50% in meno che nei tre anni appena passati, mentre da una centrale a gas si guadagnano 16 euro al MWh.

Leggi l'articolo integrale di  Peppe Croce

20 marzo 2013

Fotovoltaico: grazie a Confindustria Anie detrazione Irpef del 50% per le installazioni domestiche

 Tratto da Ecoblog

Fotovoltaico: detrazione Irpef del 50% per le installazioni domestiche

 

L’Agenzia delle Entrate ha accolto la richiesta di detrazione fiscale al 50% in caso di istallazione di fotovoltaico domestico.

L’Agenzia delle Entrate ha accolto la richiesta di detrazione  fiscale al 50% in caso di istallazione di fotovoltaico domestico. Nello scorso ottobre Confindustria Anie aveva suggerito all’Agenzia la propria interpretazione dell’articolo 16 bis del DPR 917 del 1986, chiedendo che la detrazione IRPEF del 50% fosse applicabile ai lavori di ristrutturazione per gli impianti elettrici di riscaldamento fosse estesa anche alle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica fino a 20 kW nominale, ovverosia la dimensione tipica negli edifici residenziali.
Il precedente favorevole si era verificato nello scorso dicembre quando l’Agenzia delle Entrate aveva incluso negli interventi agevolabili al 36% le “opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia”.
Per beneficiare della detrazione del 50% l’installazione deve, essenzialmente, far fronte ai bisogni energetici dell’abitazione, ma i benefici fiscali non possono essere cumulati con quelli concessi dal V Conto Energia.
Chi deciderà di installare un impianto fotovoltaico sul tetto di casa, inoltre, non dovrà produrre la documentazione attestante il risparmio energetico, poiché, anche in virtù delle indicazioni del MISE, sarà la realizzazione stessa dell’impianto fotovoltaico a migliorare la prestazione energetica dell’edificio, semplificando gli iter burocratici relativi alla certificazione energetica e riducendo gli oneri.
Dopo anni di grande sofferenza, dovuti all’esaurimento delle agevolazioni sulle rinnovabili, il settore del fotovoltaico ha accolto con soddisfazione la notizia.
Via I Edilportale

09 marzo 2013

Energia elettrica:non si può fermare il vento con le mani, non si può fermare il sole con le lobby......

Tratto da Blogosfere

Energia elettrica: non si può fermare il sole con le lobby

La vittoria di Pirro delle compagnie elettriche: il fotovoltaico non incentivato conoscerà un vero boom entro i prossimi 7 anni. Saranno dolori per le utilities.
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Dal blog di Max De Carlo, sempre puntualissimo quando si tratta di elettricità, arrivano grafici e dati sull'ennesimo calo dei consumi elettrici in Italia. Il trend generale, depurato di tutti i fattori relativi a clima, temperature, e destagionalizzato, è quello di una lenta ma costante decrescita.

Nel dettaglio, il mese di Febbraio ha visto un calo dell'8,1% rispetto allo scorso anno (5,1% al netto dell'effetto "calendario") per un totale di 25,7 miliardi di kWh. La produzione è all'83,2% italiana, a sua volta in calo di oltre il 14%. 
Le fonti maggiormente in calo sono quella termoelettrica, -23,9% e geotermica, -4,6%.
In aumento, come già da tempo, le fonti rinnovabili, con l'eolico quasi al +20, il fotovoltaico al +11 e l'idrico a +43%.
A proposito di rinnovabili, Qualenergia riporta un interessante studio Ubs che spiega come il fotovoltaico non incentivato, nei prossimi anni, conoscerà in Italia, Spagna e Germania un boom tale da "fare molto male" alle compagnie elettriche. 
La cosa in un certo senso ci diverte: ricordate la scorsa primavera la guerra tra le compagnie di produzione elettrica e l'energia rinnovabile, che era arrivata al punto da costare zero e aveva abbattuto gli utili delle compagnie? Queste ultime, rifiutando di arrendersi senza combattere, riuscirono a far abolire gli incentivi con la convinzione di porre un freno alla crescita continua del rinnovabile.

Ma è stata una vittoria di Pirro.
 Secondo Ubs:In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

Prezzi all'ingrosso in discesa libera, cali di prezzo anche di sera, impianti convenzionali fermi, discesa del load factor per carbone e gas. 
 Come direbbe il prof.Bagnai, "non si può fermare il vento con le mani". E, aggiungeremmo noi, non si può neanche fermare il sole con le lobby.

Tratto da Mondoelettrico

Consumi di energia elettrica in Italia: -8,1% a Febbraio




Nel mese di febbraio 2013 l’energia elettrica richiesta in Italia, pari a 25,7 miliardi di kWh, ha fatto registrare una flessione dell’8,1% rispetto a febbraio dello scorso anno.

Depurata dagli effetti di temperatura e calendario, la variazione della domanda elettrica di febbraio 2013 diventa -5,1%. Rispetto al corrispondente mese di febbraio del 2012, quest’anno si è infatti avuto un giorno in meno (lo scorso anno è stato bisestile) ma una temperatura media mensile di circa un grado centigrado inferiore.


I 25,7 miliardi di kWh richiesti nel mese di febbraio 2013 sono distribuiti per il 46,7% al Nord, per il 29,4% al Centro e per il 23,9% al Sud. A livello territoriale, la variazione della domanda di energia elettrica si è articolata in maniera differenziata sul territorio nazionale: -7,2% al Nord, -7,9% al Centro e -10,0% al Sud.


Nel mese di febbraio 2013 la domanda di energia elettrica è stata soddisfatta per l’83,2% con produzione nazionale e per la quota restante (16,8%) dal saldo dell'energia scambiata con l'estero. In dettaglio, la produzione nazionale netta (21,6 miliardi di kWh) è calata del 14,7% rispetto a febbraio 2012. 


Sono in crescita le fonti di produzione:

  • idrica (+43,0%), 
  • eolica (+19,1%) e 
  • fotovoltaica (+11,2%),
in flessione le fonti:

  • termoelettrica (-23,9%)
  • geotermica (-4,6%).

In termini congiunturali, la variazione destagionalizzata della domanda elettrica di febbraio 2013 rispetto al mese precedente è stata pari a -0,6%. Il profilo del trend si mantiene su un percorso di lenta decrescita.

Nel primo bimestre del 2013 la domanda di energia elettrica è risultata in flessione del 5% rispetto ai valori del primo bimestre del 2012; a parità di calendario il valore è -3,7%.


 Comunicato Stampa Terna -
 Roma, 5 marzo 2011


I grafici, da noi realizzati grazie ai dati di Terna, ci permettono  di seguire l'andamento dei consumi elettrici mensili italiani a partire dal gennaio 2006 e in particolare evidenziano il trend verso il basso.

Riassunto di Febbraio 2013:
- Consumo energia elettrica - 8,1%
- Consumo gas                   -18,3 %
- Immatricolazioni auto       - 17,4 %



Verso l'agonia.

07 marzo 2013

QUALENERGIA: Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e........ farà molto male alle utility.

TRATTO DA QUALENERGIA

Il fotovoltaico 'senza incentivi' sarà un boom e farà molto male alle utility

Il fotovoltaico senza incentivi nei prossimi sette anni decollerà e per le utility saranno dolori, dato che l'energia solare, autoconsumata o immessa in rete, eroderà una quota rilevante del mercato elettrico, soprattutto allorché i sistemi di accumulo saranno economicamente più convenienti, forse nel giro di due anni. È questa la previsione contenuta nello studio appena pubblicato dalla società di consulenza Ubs e non a caso intitolato "The unsubsidised solar revolution” (vedi allegato, pdf).
In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico 'non incentivato' con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.
"Sulla base di mere considerazioni economiche – si legge nel rapporto - siamo convinti che entro la fine del decennio quasi ogni edificio residenziale e commerciale in Germania, Italia e Spagna sarà dotato di un impianto fotovoltaico su tetto”. Secondo le stime Ubs, nel 2020, tagliando la bolletta elettrica del 20-30%, i tempi di ritorno del'investimento di un impianto fotovoltaico su tetto e non incentivato si aggireranno intorno ai 5-6 anni per il commerciale e sui 10-11 per il residenziale. Non sarà ovviamente una crescita lineare, ma concentrata nella seconda metà della decade. Una simile rivoluzione provocherà profonde ripercussioni sulla domanda, via via più marcate con la discesa del prezzo delle batterie, che, secondo la previsione dello studio, cominceranno ad essere convenienti tra il 2014 e il 2015.
........In Italia il FV potrebbe coprire fino al 17% del fabbisogno (industria 5%, settore domestico 25%, settore commerciale 28%) grazie ad ulteriori 11 TWh di produzione da FV (equivalente ad una riduzione del 6% della domanda) che andrebbero ad aggiungersi agli 18,3 TWh di produzione annua del 2012.
Importante sarà l'impatto che tutto ciò avrà sui bilanci di chi vende elettricità: un duro colpo che si aggiunge ad una contrazione della domanda dovuta alla maggiore efficienza energetica e alla concorrenza delle rinnovabili incentivate, oltre che alla crisi economica....... 
L'effetto sarà che gli impianti convenzionali resteranno sempre più spesso fermi: il fattore di carico delle centrali a carbone tedesche precipiterà dal 47 al 31%, cioè al di sotto di quello della gran parte dei parchi eolici e solari, mentre per le centrali a gas, il load factor già quest'anno scenderà sotto al 20% (vedi grafico sotto). Il margine operativo lordo degli operatori, si avverte nel report Ubs, potrebbe ridursi anche del 50%.
A pagare maggiormente le conseguenze di questa situazione, come detto, saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, le aziende più esposte in Europa centro-settentrionale. Ma nel lungo-termine saranno danneggiati anche i bilanci di Enel e Iberdrola, protagoniste nei mercati dell'Europa meridionale dove il solare senza incentivi conoscerà probabilmente un forte sviluppo se si allenterà la morsa crisi economica e del credit crunch. Quali saranno le loro mosse per ritardare questa evoluzione?

27 novembre 2012

SVIZZERA:Redditività in picchiata per carbone e gas: il governo intende agire?

Anche in Germania le energie rinnovabili stanno facendo una concorrenza spietata al settore termoelettrico, mettendo in crisi le centrali elettriche a carbone e gas naturale. Come già successo in Italia, dove molte centrali di nuova costruzione che usano il metano come combustibile sono in crisi e non producono più a sufficienza per ripagare gli alti costi di costruzione, anche nel cuore dell’Europa la priorità di cui godono sulla rete elettrica eolico e fotovoltaico sta costringendo le centrali tradizionali a restare ferme per gran parte dell’anno.
Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Der Spiegel, infatti, una trentina di impianti della Renania Settentrionale-Vestfalia rischia la chiusura. Ben 29 impianti su 72, tra gas e carbone, vengono definiti “candidati al problema”: a partire dal 2014 saranno fuori mercato e non riusciranno a produrre energia a sufficienza e a prezzo abbastanza competitivo per restare aperte.


Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/crisi-termoelettrico-in-germania-per-colpa-di-eolico-e-fotovoltaico-13201.html#ixzz2DQgbu6WV

Anche in Germania le energie rinnovabili stanno facendo una concorrenza spietata al settore termoelettrico, mettendo in crisi le centrali elettriche a carbone e gas naturale. Come già successo in Italia, dove molte centrali di nuova costruzione che usano il metano come combustibile sono in crisi e non producono più a sufficienza per ripagare gli alti costi di costruzione, anche nel cuore dell’Europa la priorità di cui godono sulla rete elettrica eolico e fotovoltaico sta costringendo le centrali tradizionali a restare ferme per gran parte dell’anno.
Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Der Spiegel, infatti, una trentina di impianti della Renania Settentrionale-Vestfalia rischia la chiusura. Ben 29 impianti su 72, tra gas e carbone, vengono definiti “candidati al problema”: a partire dal 2014 saranno fuori mercato e non riusciranno a produrre energia a sufficienza e a prezzo abbastanza competitivo per restare aperte.


Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/crisi-termoelettrico-in-germania-per-colpa-di-eolico-e-fotovoltaico-13201.html#ixzz2DQgbu6WV
Anche in Germania le energie rinnovabili stanno facendo una concorrenza spietata al settore termoelettrico, mettendo in crisi le centrali elettriche a carbone e gas naturale. Come già successo in Italia, dove molte centrali di nuova costruzione che usano il metano come combustibile sono in crisi e non producono più a sufficienza per ripagare gli alti costi di costruzione, anche nel cuore dell’Europa la priorità di cui godono sulla rete elettrica eolico e fotovoltaico sta costringendo le centrali tradizionali a restare ferme per gran parte dell’anno.
Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Der Spiegel, infatti, una trentina di impianti della Renania Settentrionale-Vestfalia rischia la chiusura. Ben 29 impianti su 72, tra gas e carbone, vengono definiti “candidati al problema”: a partire dal 2014 saranno fuori mercato e non riusciranno a produrre energia a sufficienza e a prezzo abbastanza competitivo per restare aperte.


Leggi tutto: http://www.greenstyle.it/crisi-termoelettrico-in-germania-per-colpa-di-eolico-e-fotovoltaico-13201.html#ixzz2DQgbu6WV
"Redditività in picchiata per carbone e gas: il governo intende agire?" 

LUGANO - I Verdi tornano a parlare della centrale a carbone tedesca di Lünen, nella quale l'Azienda Elettrica Ticinese partecipa finanziariamente con una decisione molto controversa e lo fanno con un'interrogazione al Consiglio di Stato.
 
Secondo indiscrezioni pubblicate dalla rivista Spiegel, uno studio commissionato dal Ministero dell’Ambiente di Düsseldorf giunge alla conclusione che quasi la metà delle centrali termiche del Nord Reno Vestfalia, e più precisamente 29 su 72, sarebbero a rischio chiusura entro il 2014. Il motivo: la riduzione dei prezzi dell’energia causata dalla grande quantità di energia prodotta dalle centrali eoliche e solari.
 
Sempre secondo la rivista Spiegel, anche le nuove centrali non saranno rifinanziabili fino al 2030. "Questo significa - si legge nell'interrogazione - che la centrale di Lünen potrebbe produrre perdite per gran parte del periodo coperto dalla partecipazione AET (2013-2035). A causa delle perdite causate dalle centrali di produzione termiche diversi grandi produttori si trovano confrontati con situazioni drammatiche. Spiegel fa il nome di Eon, RWE, Vattenfall e EnBW.  
Non bastasse questo, la Sociatà Trianel ha di recente perso un’importante battaglia giuridica contro l’organizzazione ambientalista Bund al tribunale amministrativo di Lipsia. Un‘ulteriore complicazione che riapre la strada a possibili nuovi ricorsi contro le immissioni della centrale".....

  Viene infine chiesto se la fiducia sull’operazione Lünen resti giustificata e se davanti alla difficile situazione economica in cui versano le attuali e le future centrali a carbone, il CdS non ritenga indispensabile chiedere ad AET di procedere a degli accantonamenti straordinari urgenti".
Leggi l'articolo integrale su Ticino on line.ch

Leggi  anche

Crisi termoelettrico in Germania per colpa di eolico e fotovoltaico

GreenStyle-di Peppe Croce-26/nov/2012
... mettendo in crisi le centrali elettriche a carbone e gas naturale. ... Secondo quanto riporta il quotidiano tedesco Der Spiegel, infatti, una ...leggi qui l'interessante articolo integrale

22 luglio 2012

DL Crescita: spunta l’emendamento che incentiva il termoelettrico


    • Tratto da Rinnovabili.it
      Roma, 20 luglio 2012

      DL Crescita, spunta l’emendamento che incentiva il termoelettrico


    Prevista la remunerazione degli impianti fossili che non riescano a vendere sufficiente energia alla rete a causa della produzione verde. Preoccupata Confindustria
(Rinnovabili.it) – L’apporto del fotovoltaico e delle altri fonti di energia non programmabili alla rete di distribuzione nazionale mette in subbuglio il comparto termoelettrico. Il boom produttivo ed imprevedibile delle green Energy, fotovoltaico in testa, ha portato in questi mesi allo stop a comando di alcune centrali fossili, soprattutto impianti a gas a ciclo combinato, per mantenere gli equilibri nel network elettrico, spingendo le grandi compagnie a tenere alti prezzi dell’energia durante le fasce notturne, per rifarsi del danno economico. Ma c’è già chi corre ai ripari proponendo degli incentivi per i servizi di flessibilità assicurati dagli impianti a ciclo combinato a gas. L’ipotesi è contenuta nell’emendamento presentato al Decreto Cresta dall’ex sottosegretario all’Energia, Stefano Saglia (Pdl) e sottoscritto anche da Pd, Lega e Fli. La modifica, approvata dalle commissioni Finanze e Attività Produttive della Camera, riporta la seguente formulazione:
“Al fine di garantire una maggiore efficienza delle infrastrutture energetiche nazionali e contenere gli oneri indiretti dovuti alla crescita delle fonti rinnovabili non programmabili, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, definisce le modalità per la selezione e remunerazione dei servizi di flessibilità assicurati dagli impianti di produzione abilitati”.
Prende così forma, in anticipo sui tempi, il “capacity payment” definito lo scorso anno dall’AEEG nella delibera ARG/elt 98/11, meccanismo di remunerazione della disponibilità di capacità produttiva, che impegna i fornitori a garantire una disponibilità di capacità produttiva per quantitativi che il gestore della rete ritenga necessari per evitare deficit di generazione o situazioni critiche. In altre parole si sosterrebbero finanziariamente tali impianti in base alla potenza messa a disposizione e non in base alla produzione effettiva. 

Le prime critiche all’emendamento arrivano da Confindustria che ha espresso ieri “forte preoccupazione per la misura introdotta” e che a regime potrebbe “innalzare ulteriormente il costo della bolletta energetica italiana per un valore compreso tra i 500 e gli 800 milioni di euro”

09 luglio 2012

Dopo questi due decreti, Ministri pronti anche per la strategia energetica?

 Tratto da QualEnergia

Dopo questi due decreti, pronti anche per la strategia energetica?

Le rinnovabili e l'exploit del fotovoltaico creano problemi al settore energetico tradizionale. Il Ministro dello Sviluppo Economico ne prende atto ed esegue, mettendo un freno alle energie pulite. 
Gli unici settori in crescita ora dovranno tagliare giro d'affari e addetti. E ora vogliamo anche una strategia energetica nazionale da questi signori?
In questi primi sei mesi del 2012 la produzione di elettricità da fotovoltaico in Italia è stata esattamente pari a quella dell'intero 2011: 9,2 TWh, cioè al 6,6% della produzione totale 2012 fino a fine giugno e il 5,7% della domanda, come si evince dai dati forniti da Terna. Una quota che sarà più rotonda per fine anno, quando forse un altro paio di gigawatt si aggiungeranno agli attuali 14 GW.
Questa nuova massiccia produzione da fotovoltaico è il vero obiettivo del rallentamento al settore che viene sancito con il nuovo decreto sul quinto conto energia firmato lo scorso venerdì, insieme a quello sulle altre rinnovabili elettriche. 
 Il nostro sistema elettrico, e le produzioni elettriche centralizzate tradizionali e da fonte fossile, non vogliono e non possono accettare uno sviluppo ulteriore di queste tecnologie. 
 Il FV soprattutto abbassa fortemente il prezzo in Borsa nelle ore diurne e se lasciato libero di diffondersi (vedi qui), senza quel fardello burocratico che il nuovo DM gli accolla ,anche con tariffe molto ridotte, rapidamente raggiungerebbe quella soglia della copertura del fabbisogno elettrico totale del 10% che tutti prevedevano, appena due anni fa, non prima del 2020.
 Il braccio operativo di questo pessimo decreto è il Ministero dello Sviluppo, con la complicità di quello dell’Ambiente (che si è solo debolmente opposto, spesso a parole, al diktat degli uomini di Passera) e dell’Agricoltura.
Ma i veri mandanti sono i poteri energetici di questo Paese che stanno spendendo da tempo molte energie “intellettuali” per accusare le rinnovabili di scempi ambientali e del caro bolletta (tralasciando sistematicamente i costi del gas e altri oneri legati alle fonti fossili).
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Alla faccia delle ...... parole sulla crescita proferite ormai quotidianamente dal Governo Monti, già nelle prossime settimane molte aziende del settore saranno costrette a licenziare collaboratori e dipendenti e a veder drasticamente ridotto il loro giro di affari, proprio di uno dei pochissimi comparti che in questi anni aveva dimostrato che si poteva produrre diversamente reddito e occupazione......

20 giugno 2012

Rinnovabili in crescita, fonti fossili in affanno.......

 Tratto da Qualenergia

Rinnovabili in crescita, fonti fossili in affanno

 La continua crescita del fotovoltaico incide sul mondo governato dalle fonti fossili attualmente in crisi.  Quali strade percorrere nello scenario energetico che si sta delineando? Quale futuro per l’Italia che è alle prese con la definizione dei nuovi incentivi che accompagneranno il settore nei prossimi anni? Silvestrini a Ecoradio.


Ascolta audio (mp3 – durata 2’40’’)
La continua crescita del fotovoltaico, insieme alla recessione, incide sul mondo governato dalle fonti fossili attualmente in crisi.
Due centrali termoelettriche a ciclo combinato, infatti, rischiano la chiusura (leggi anche Rinnovabili contro fossili, prime vittime nel termoelettrico? su QualEnergia.it).
I dati parlano chiaro: le rinnovabili sono cresciute del 50% negli ultimi quattro anni e il fotovoltaico, lo scorso maggio, ha coperto il 9% di tutta la produzione elettrica nazionale.

Cosa fare nell’attuale scenario energetico che si sta delineando? Quale futuro per l’Italia che è alle prese con la definizione dei nuovi incentivi che accompagneranno il settore nei prossimi anni?
Le rinnovabili si avviano, per alcune tecnologie, verso la grid
parity: dovranno giocare un ruolo da protagonista nello scenario energetico nazionale.

L’opinione di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club e QualEnergia, a Ecoradio.


Leggi anche su QualEnergia

Conto energia fotovoltaico, “grave mancato accoglimento richieste Regioni”

“Molto gravi le indiscrezioni di queste ore, circa il mancato accoglimento - da parte del Governo - delle modifiche 'imprescindibili' richieste dalle Regioni”. (vedi qui, ndr)
 Si tratterebbe - scrivono - dell'ennesima posizione ideologica sulla quale si “arrocca” il Ministero dello Sviluppo Economico per il quale, a questo punto è d’obbligo dirlo, le uniche fonti energetiche "plausibili" sono quelle fossili.Leggi tutto

Rio+20: Basta coi Sussidi a Carbone, Petrolio, Gas

.......A vent’anni di distanza quasi nessuna delle promesse di Rio si è avverata. A parte il controllo del buco dell’ozono e la riduzione del tasso di deforestazione, è stata tutta una serie di insuccessi. Il riscaldamento globale e il cambiamento climatico ad esso associato stanno accelerando. La nitrificazione dei suoli e l’acidificazione degli oceani procedono a ritmi proeccupanti. Soprattutto, non cessa la dipendenza dai combustibili fossili per la produzione di energia, prima causa della crisi ecologica.

Al vertice in Brasile converranno tutti i leader mondiali, in particolare quelli del G20, che si raduneranno poco prima in Messico. Il tema della conferenza di Rio è “Costruire l’economia verde globale”. 350.org, l’organizzazione climattivista fondata da James Hansen e Bill McKibben, lancia per l’occasione una nuova campagna mondiale: 
 “Beh, non possiamo pensare ad un modo migliore per costruire la green economy che terminare sussidi ai combustibili fossili e investire nelle energie rinnovabili. Quindi useremo il vertice di Rio per lanciare la nostra campagna contro i combustibili fossili. 
 Il 18 giugno scateneremo una tempesta di 24 ore su twitter e gli altri social media, uniti da un unico, perentorio messaggio:
"EndFossilFuelSubsidies.”
http://endfossilfuelsubsidies.org/twitterstorm/

Tratto da Ecoo

Rio+20, gli accordi sono ancora lontani e Twitter si mobilita


A cura di Gianluca Rini
E intanto su Twitter parte la mobilitazione da parte degli utenti, che non sopportano che tematiche di questo genere, come sviluppo sostenibile ed energia, siano fermate da questioni burocratiche o di incomprensioni.
E’ stata l’associazione 350.org a proporre una mobilitazione da parte degli utenti del social network.
  (Per firmare  la Petizione)  La proposta è quella di scrivere sul proprio profilo la frase Per cosa si spendono 1.000 miliardi dollari? Fermiamo i sussidi ai combustibili fossili“.
Si tratta di una frase semplice, chiara, una provocazione nei confronti di chi si sta confrontando con un testo complesso ed aperto a varie interpretazioni come quello del documento da presentare alla conferenza Rio+20.
E allo stesso tempo quella proposta da 350.org è una mobilitazione che mira a sostenere il progetto sul quale si batte l’organizzazione, quello di far tornare a 350 parti per milione la concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera.
Sull’argomento è intervenuto anche Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace internazionale, che ha dichiarato: I governi non vogliono raccogliere le sfide poste della crisi economica, ecologica e sociale: non c’è alcun segnale di una visione che sappia trasformare le crisi nell’opportunità di creare una prosperità durevole. 

Un reale cambiamento ci sarà solo quando i cittadini avranno preso nota dell’incapacità dei loro leader di garantire il futuro che vogliamo per i nostri figli“.