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Visualizzazione post con etichetta Extinction Rebellion. Mostra tutti i post
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20 settembre 2019

Green non è una parola magica,senza una vera democrazia la svolta verde sara’ un flop ....

Tratto da Linkiesta

Green non è una parola magica, senza il rilancio della democrazia la svolta verde sarà un flop


Da Ursula Von de Leyen a Giuseppe Conte, tutti parlano di un nuovo accordo sull'ambiente. Eppure i fatti dimostrano altro: solo col consenso generale si potrà davvero cambiare la situazione


Nell’ordine: il dieci settembre scorso, nel presentare la sua squadra e la nuova struttura della prossima Commissione europea, la Presidente eletta Ursula von der Leyen ha dichiarato di ritenere centrali la necessità di affrontare i cambiamenti climatici, tecnologici e demografici che stanno trasformando le nostre società e il nostro modo di vivere, e quella che sia l'UE a guidare la transizione verso un pianeta in salute e un nuovo mondo digitale. "Voglio che il Green Deal europeo diventi l'elemento distintivo dell'Europa – ha detto - Il suo fulcro è il nostro impegno a diventare il primo continente al mondo a impatto climatico zero. Si tratta anche di un imperativo economico a lungo termine: chi saprà agire per primo e più rapidamente sarà in grado di cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica. Voglio che l'Europa sia all'avanguardia. Voglio un'Europa esportatrice di conoscenze, tecnologie e buone pratiche". Più o meno nelle stesse ore, durante le dichiarazioni programmatiche alla Camera sulla fiducia al governo, il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte diceva “Nella prospettiva di un'azione riformatrice coraggiosa e innovativa, obiettivo primario del Governo sarà la realizzazione di un Green New Deal, che promuova la rigenerazione urbana, la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici”. Dunque, sembrerebbe che, a dispetto del dato ISPRA, entrambi gli esecutivi manifestino una accresciuta consapevolezza che per uscire dalla crisi economica, sociale, culturale, umanitaria, del nostro tempo, ci sia bisogno di una svolta. Ma, dando per assodato che non si tratti, come molti malpensanti suggeriscono, di una semplice attività di green washing, sarà davvero sufficiente?

Certo, sia l’Italia sia l’Europa potrebbero seguire le orme del parlamento britannico che in risposta alla mobilitazione di massa di Extinction rebellion dell’aprile scorso capace di bloccare il centro di Londra, ha accettato di dichiarare lo stato di emergenza climatica, cioè la prima delle tre richieste avanzate ai governi di tutto il mondo. Indubbiamente si tratta della richiesta più facile e senza alcuna conseguenza pratica, visto che le altre due, azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2025 e delegare le misure di giustizia ecologica a un’assemblea di cittadini, sono piuttosto complicate da realizzare, tuttavia riconoscere il problema sarebbe un primo passo. Certo, con la loro mobilitazione globale, anche i ragazzi del climate strike provano a tenere costantemente desta l’attenzione di noi tutti sul tema, tant’è che inizia proprio oggi la #ClimateActionWeek che culminerà il 27 settembre con il terzo sciopero globale. Certo, dal 16 settembre scorso, per sensibilizzare tutti noi lettori e telespettatori sull'emergenza climatica, informandoci al meglio in vista del prossimo vertice delle Nazioni Unite convocato al Palazzo di Vetro di New York il 23 settembre, i maggiori media di tutto il mondo hanno aderito al progetto "Covering Climate Now" promosso, tra gli altri, dalla Columbia Journalism Review, il magazine della migliore facoltà di giornalismo, dalla rivista americana The Nation e dal quotidiano britannico The Guardian.

Ma quanto durerà la nostra capacità di prestare loro attenzione? Quanto riusciremo a tenere acceso il riflettore prima di esigere il prossimo giro di giostra? Prima di chiedere che entri il prossimo gladiatore? Panem et circenses dicevano, mutuando Giovenale, nell’antica Roma per indicare le due massime aspirazioni cui ambisce il popolo: pancia piena e giochi. Sembrerebbe essere cambiato poco o niente da allora. 
Master Chef e demagogia sono quello a cui ci siamo abituati ultimamente. E a sentirci popolo. Ecco perché dei discorsi del Presidente Conte e della Presidente von der Leyen io non vorrei introiettare il tema del Green Deal, sempre più banalizzato al dilemma plastica sì plastica no. Quello su cui vorrei che lavorassimo insieme è contenuto in questo concetto del discorso europeo: "Vogliamo imprimere un nuovo slancio alla democrazia europea. È una nostra responsabilità comune. La democrazia non è soltanto votare ogni 5 anni. È far sentire la propria voce e poter partecipare alla costruzione della società". Dobbiamo partire da noi stessi. Dobbiamo avvertire la necessità di attivarci ciascuno presso la propria sfera di relazione dando origine a un moto basato sull’economia sferica che mette la persona al centro e aggiunga al modello basato sulla circolarità, una terza dimensione, quella dell'essere umano radicato nella sua origine e guidato da una vocazione.

22 luglio 2019

“La casa è in fiamme”: azioni di Fridays for Future in tutta Italia

Tratto da dinamo press

“La casa è in fiamme”: azioni di 
Fridays for Future in tutta Italia





Nella mattinata di venerdì, le assemblee territoriali di Fridays
 for Future, composte prevalentemente da giovani e 
giovanissim* delle scuole e delle università, hanno
 improvvisato in molte città italiane dei flash mob di fronte
 ai più importanti istituti bancari del nostro Paese. 
Per venerdì era infatti in programma l’uscita della terza
 stagione de La casa de papel, la serie tv spagnola record 
di incassi, la cui attesa era trepidante sui social proprio tra 
le nuove generazioni.

L’intreccio e i protagonisti delle prime due stagioni 
richiamavano esplicitamente la resistenza contro il
 capitalismo finanziario, ponendo scenograficamente la 
domanda: come vengono utilizzati i soldi che la banca 
centrale manda in stampa ogni giorno? Gli/Le attiviste del
 movimento ecologista, in alcune città in collaborazione la 
nascente rete italiana di Extinction Rebellion, hanno così
 raccolto l’hype altissimo della nuova stagione de La casa 
de papel come occasione mediatica per lanciare una 
contestazione contro gli investimenti nel settore dei
 combustibili fossili da parte delle più grandi banche del 
mondo.

Così, in più di 15 città italiane, nelle più grandi (Milano, 
Roma, Torino, Venezia, Pisa, Palermo, Catania), ma non
 solo (Brescia, Vicenza, Pordenone, Forlì, Sassuolo, Reggio
Emilia, Sassari, Castellamare del Golfo) decine di attivist* si
 sono radunati di fronte alle sedi di Unicredit e Intesa San 
Paolo. Indossavano, con una variazione sul tema rispetto 
alla banda della serie tv, delle tute verdi, le maschere di 
Salvador Dalí a travisare il volto e una maschera antigas 
che copriva i baffi dell’icona surrealista, rappresentando in
 forma immediata il rapporto tra la crisi climatica e la 
speculazione finanziaria.
“La casa è in fiamme” è stato lo slogan al centro dell’iniziativa,
 riprendendo il titolo che Greta Thunberg ha dato al libro in 
cui racconta la sua battaglia contro il cambiamento climatico,
 diffusasi in tutto il mondo lo scorso 15 marzo a partire da un 
suo appello. “La casa è in fiamme” è un denso concentrato 
diquel messaggio di emergenza climatica intorno a cui i 
Fridays for future hanno organizzato il loro slancio
 mobilitativo, la comunicazione pubblica, la “presa” su* 
ragazz* di tutto il mondo, dopo che l’ultimo rapporto 
IPCC (International Panel on Climate Change, il gruppo 
intergovernativo delle Nazioni Unite istituito per produrre
 una valutazione politica dei dati scientifici relativi al 
cambiamento climatico) ha decretato che abbiamo 11 
anni per dimezzare le emissioni di CO2 e salvarci dagli
Il 2018 è stato, a livello globale, l’anno più caldo dal 1800 
a oggi; in Italia le temperature del 2018 ci dicono che il 
clima si è surriscaldato come mai da 218 anni a questa
 parte, scatenando la preoccupazione collettiva per la futura
 vivibilità del pianeta.CONTINUA QUI