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Tratto da HUFFINGTONPOST Greta Thunberg: "Sul clima è emergenza esistenziale" L'attivista svedese su Twitter lancia ancora una volta l'allarme sui cambiamenti climatici
“Emergenza esistenziale”. Termini drastici per descrivere i cambiamenti climatici. Greta Thunberg, alla fine di un anno segnato dal fallimento della conferenza dell’Onu di Madrid e dalla sua consacrazione come “Persona dell’anno” dal settimanale Time, rilancia l’allarme e ribadisce l’importanza di impegnarsi nella lotta ai cambiamenti climatici.
“Questa - scrive su Twitter la giovane attivista svedese - non può essere più una notizia tra le altre notizie, una ‘questione importante’ tra le altri questioni, un ‘tema politico’ tra altri temi politici, o una crisi tra le altre crisi. Questa non è una politica di un partito o un’opinione, questa è un’emergenza esistenziale e dobbiamo iniziare a trattarla come tale”.
COP 25, Guterres: "Clima? Sforzi inadeguati, manca la volontà politica" Con il consueto incontro con la stampa ha preso il via la conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici che si tiene a Madrid fino al 13 dicembre sotto la presidenza del governo del Cile. Obiettivo principale di questa edizione 2019 della COP 25, quello di portare a termine alcuni dei compiti fissati nell’Accordo di Parigi. Critico il Segretario Generale delle Nazioni Unite. "Ciò che manca ancora è la volontà politica - afferma il Segretario Generale dell'Onu Antonio Guterres - La volontà politica di mettere un prezzo sul carbonio, la volontà politica di fermare i sussidi ai combustibili fossili, la volontà politica di smettere di costruire centrali a carbone dal 2020 in poi, la volontà politica di spostare la tassazione dal reddito al carbonio, tassare l'inquinamento anziché le persone".
L’Accordo di Parigi ruota intorno a un punto fondamentale: mantenere la media dell’aumento del riscaldamento globale al di sotto dei 2°C.
"Ma siamo chiari, fino ad ora i nostri sforzi per raggiungere questi obiettivi sono stati assolutamente inadeguati - continua Guterres - Gli impegni presi a Parigi porterebbero comunque ad un aumento della temperatura di circa tre gradi Celsius, ma molti paesi non stanno nemmeno rispettando tali impegni."
L'obiettivo è zero emissioni entro il 2050 per evitare disastri ambientali e sociali. A Madrid tanti i giovani a manifestare per il clima. Attesa anche la loro paladina, Greta Thunberg.
Vi riportiamo il discorso che Greta Thunberg ha pronunciato davanti al Congresso americano, citando anche Martin Luther King. «Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale» ha detto.
«Mi chiamo Greta Thunberg, ho sedici anni e sono svedese. Vi ringrazio per essere qui con voi, negli Stati Uniti, una nazione che per molta gente è il paese dei sogni.
Anch'io ho un sogno: che i governi, i partiti politici e le grandi aziende colgano l'urgenza della crisi climatica ed ecologica, si uniscano nonostante le loro differenze, come dovrebbe accadere in un'emergenza, e attuino le misure necessarie per salvaguardare le condizioni di una vita dignitosa per tutti sulla terra.
Perché allora noi, milioni di ragazzi in sciopero dalla scuola, potremo tornare di nuovo a scuola.
Ho un sogno: che le persone al potere, così come i media, comincino a trattare questa crisi come l'emergenza esistenziale che è, così che io possa tornare a casa da mia sorella e i miei cani. Perché mi mancano. In effetti io ho molti sogni. Ma questo è l'anno 2019, non è questo il tempo e il luogo per i sogni.Questo è il momento della storia in cui abbiamo bisogno di essere del tutto svegli.
E sì, abbiamo bisogno di sogni, non possiamo vivere senza sogni ma c'è un tempo e un luogo per ogni cosa, e i sogni non possono avere niente a che fare con la necessità di dire le cose come sono. E invece, dovunque io vada, mi sembra di essere circondata dai racconti delle fate. Uomini d'affari, uomini politici di ogni partito che passano il loro tempo inventando e raccontando favolette che ci tranquillizzano, che ci fanno addormentare. Storielle accomodanti su come risolveremo tutto. Su come tutto sarà meraviglioso quando avremo risolto ogni cosa.
Ma il problema che abbiamo di fronte non è l'incapacità di sognare o immaginare un mondo migliore. Il problema ora è che abbiamo bisogno di svegliarci. E' tempo di guardare in faccia la realtà, i fatti, la scienza. E la scienza non parla di "grandi opportunità di creare la società che abbiamo sempre voluto". Ci parla di indicibili sofferenze umane, che diventeranno sempre peggiori quanto più a lungo tarderemo ad agire. A meno che non agiamo subito. E certo, la trasformazione sostenibile della società presenterà molti benefici. Ma dovete capire che questa non è principalmente l'opportunità di creare "lavoro verde", nuovi mercati o una crescita economica "verde". Questa è prima di tutto un'emergenza e non un'emergenza qualsiasi. Questa è la più grande crisi che l'umanità abbia mai affrontato. E dobbiamo trattarla in quanto tale, così che la gente possa capire e cogliere l'urgenza. Perché non potete risolvere una crisi se non la trattate come una crisi. Smettete di dire alla gente che tutto andrà bene perché di fatto, per come è ora la situazione, non potrà andar tutto bene. Questo non è qualcosa che potete confezionare e vendere, o metterci "mi piace" sulle reti sociali.
Smettete di avere la pretesa che le vostre idee di mercato, il vostro partito politico possa risolvere ogni cosa. Dobbiamo comprendere che ancora non abbiamo tutte le soluzioni. A meno che queste soluzioni non significhino semplicemente smettere di fare un certo tipo di cose.
Cambiare una fonte di energia disastrosa con una leggermente meno disastrosa non è un progresso. Esportare le nostre emissioni oltre oceano non significa ridurre le emissioni. Falsare i conti non ci aiuterà, questo è il vero cuore del problema.
Alcuni di voi forse avranno sentito dire che avevamo dodici anni a partire dal 1 gennaio 2018 per ridurre della metà le nostre emissioni di anidride carbonica, ma sospetto che difficilmente qualcuno di voi abbia saputo che così abbiamo il 50% di possibilità di rimanere sotto 1.5 gradi Celsius di crescita della temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali. Il cinquanta per cento.
E questi calcoli, i più attendibili scientificamente, non includono punti di non ritorno imprevedibili conseguenti a reazioni come la fuoriuscita del metano, potente gas serra, dal permafrost artico che si sta scongelando rapidamente. O quel riscaldamento che ora si trova intrappolato dall'inquinamento dell'aria. O l'aspetto dell'equità: la giustizia climatica.
Dunque un cinquanta per cento di possibilità, il classico "testa o croce", non può essere considerato sufficiente. Non si può moralmente difenderlo. Qualcuno di voi salirebbe su un aereo sapendo che ha il cinquanta per cento delle probabilità di precipitare? O meglio ancora: mettereste i vostri figli su quel volo?
E perché è così importante rimanere sotto 1.5 gradi? Perché la scienza unanime ci dice che solo questo eviterebbe di destabilizzare il clima, ci darebbe la sicurezza di non dare inizio a una serie irreversibile di reazioni a catena al di là di ogni possibile controllo umano. Anche con 1 grado di riscaldamento stiamo assistendo a un'inaccettabile perdita di vite e di risorse vitali.
E allora da dove cominciamo? Io suggerisco di cominciare dal capitolo 2, pagina 108, della relazione dell'IPCC dello scorso anno. Proprio lì dice che, se vogliamo avere il 67% delle possibilità di limitare la crescita della temperatura sotto 1.5 gradi, il 1 gennaio 2018 ci restavano da emettere non più di 420 gigatonnellate di anidride carbonica. E naturalmente ora questa quantità è molto minore, dato che emettiamo 42 gigatonnellate di anidride carbonica ogni anno. Con le emissioni attuali, la quantità che ci rimane se ne sarà andata in meno di 8 anni e mezzo. Queste cifre non sono mie opinioni. Non sono le opinioni di qualcuno, o delle idee politiche. Questa è la migliore scienza disponibile oggi. Sebbene un gran numero di scienziati suggerisca oggi che questi calcoli sono troppo ottimisti, sono quelli accettati da tutti i paesi attraverso l'IPCC.
Vi prego di notare che questi calcoli riguardano il pianeta globalmente, per cui non considerano l'aspetto dell'equità, stabilito chiaramente dall'accordo di Parigi, che bisogna assolutamente far funzionare su scala planetaria; il che significa che i paesi ricchi devono comportarsi correttamente e raggiungere l'obiettivo di zero emissioni più velocemente, per permettere ai popoli dei paesi poveri di innalzare il loro livello di vita e poter costruire alcune infrastrutture che noi già abbiamo, come strade, ospedali, scuole, acqua potabile ed elettricità.
Gli USA sono il più grande inquinatore e produttore di anidride carbonica della storia. Sono anche il più importante produttore di di petrolio al mondo. E tuttavia siete anche la sola nazione al mondo che ha dichiarato la propria ferma intenzione di abbandonare l'Accordo di Parigi. Perché, è stata la ragione dichiarata, "è un cattivo affare per gli Stati Uniti".
420 gigatonnellate di anidride carbonica rimaste come emissioni dal 1 gennaio 2018 per avere il 67 per cento delle probabilitò di rimanere sotto 1.5 gradi di riscaldamento globale. E ora ci rimangono meno di 360 gigatonnellate. Questi numeri sono molto sgradevoli ma la gente ha il diritto di conoscerli. E la grande maggioranza non ha nemmeno idea che questi numeri esistano. In effetti, nemmeno i giornalisti che incontro sembrano conoscerli, per non parlare dei politici. E nonostante ciò tutti loro sembrano così sicuri che i loro programmi risolveranno la crisi.
Ma come si può risolvere un problema che nemmeno si comprende? Come possiamo ignorare il quadro completo della realtà davanti a noi e gli studi scientifici?
Io credo che questo comportamento sia terribilmente pericoloso. E non importa quali siano i motivi politici che hanno condotto a questa crisi, non dobbiamo permettere che continui ad essere una questione di parte. La crisi climatica ed ecologica è al di là dei partiti politici, e il nostro principale nemico oggi non sono i nostri avversari politici. Il nostro principale nemico oggi è un fenomeno fisico, e non si possono fare affari con un fenomeno fisico.
Tutti dicono che fare sacrifici per preservare la vita della biosfera e per assicurare le condizioni di vita delle generazioni presenti e future è una cosa impossibile. E tuttavia gli americani hanno fatto grandi sacrifici per superare terribili minacce prima di ora.
Pensate ai coraggiosi soldati che sbarcarono per primi in Normandia durante la seconda guerra mondiale. Pensate a Marthin Luther King e agli altri 600 leader per i diritti umani che rischiarono tutto per marciare da Selma a Montgomery. Pensate al Presidente Kennedy che nel 62 annunciò che l'America "avrebbe scelto di andare sulla luna entro un decennio e di fare altre cose non perché sono facili ma perché sono difficili". Ma per ciò che dobbiamo affrontare bisogna che non passiate il vostro tempo a sognare, e che non consideriate questo problema come una battaglia politica da vincere. E non dovete giocare a testa o croce il futuro dei vostri figli. Invece, dovete unirvi al seguito della scienza. Dovete agire. Dovete fare l'impossibile. Perché rinunciare non è mai una scelta».
«SIAMO INARRESTABILI». I giovani si prendono l’Onu
Climate change. Summit degli ambientalisti al Palazzo di Vetro. Il presidente Usa e il collega negazionista brasiliano Bolsonaro convitati di pietra. Greta Thunberg e attivisti da Kenya, Fiji e Argentina: i paesi «fuoriusciti» rientrino nell’Accordo di Parigi
Il giorno seguente lo sciopero climatico che ha portato milioni di persone a manifestare per le strade di tutto il mondo, i giovani leader del movimento per l’ambiente si sono riuniti alle Nazioni unite per chiedere azioni radicali per combattere i cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale.
L’attivista svedese Greta Thunberg, che solo un anno fa aveva iniziato a manifestare per il clima con la sua protesta solitaria davanti al parlamento del suo Paese, ha ripetuto al segretario generale Onu, Antonio Guterres, che «i giovani sono uniti e sono inarrestabili».
«IERI MILIONI DI PERSONEin tutto il mondo hanno marciato e chiesto azioni concrete sul clima, in particolare i giovani», ha detto Thunberg insieme a centinaia di ragazzi provenienti da nazioni di tutto il pianeta.
L’intervento di Thunberg è stato breve, ha lasciato che i giovani attivisti climatici di Kenya, Fiji e Argentina prendessero il microfono durante una sessione di ascolto mattutina. La sessione dei giovani anticipa di un paio di giorni l’arrivo degli adulti che affluiranno alle Nazioni unite domani, per il vertice dell’Assemblea generale sui cambiamenti climatici, dove Thunberg sarà presente.
Komal Karishma Kumar, la giovane attivista climatica delle Fiji, ha invitato i leader mondiali «a non dubitare della scienza» e ha chiesto ad alcuni di «tornare all’ accordo di Parigi”, che invita i Paesi a ridurre le emissioni inquinanti del 40% entro il 2030 (o almeno di provare a farlo). Inutile ricordare che nel 2017 Donald Trump ha ritirato gli Stati uniti dall’accordo. «Ricordate, vi riterremo responsabili – ha detto Kumar – E se non lo sarete, ricordate, ci mobiliteremo per votarvi fuori dal potere».
Il segretario generale Guterres, che ha detto di essere lì come semplice «ascoltatore di note chiave», alla fine della sessione ha detto agli oratori: «Vi incoraggio a rendere responsabile la mia generazione. Credo che ciò che i giovani stiano facendo oggi, ciò che i movimenti di base stanno costruendo, sia assolutamente essenziale affinché le cose accadano. Vi incoraggio ad andare avanti».
La sedicenne attivista svedese Greta Thunberg e il movimento
studentesco per l'ambiente Fridays for future sono stati nominati
"Ambasciatori della coscienza per il 2019" da Amnesty International. La scelta dopo le mobilitazioni per contrastare i cambiamenti climatici.
La sensibilizzazione operata dalla sedicenne svedese Greta Thunberg ha qualcosa di sensazionale: la sua iniziativa per risvegliare l’opinione pubblica sulla crisi del clima, iniziata nell’ agosto del 2018 con lo sciopero dalle lezioni e le
proteste davanti ai palazzi istituzionali, è diventata rapidamente globale. Oltre un milione di studenti di ogni parte del mondo ha preso parte all’ultimo sciopero dei “Fridays for future” del 24 maggio scorso e tantissimi avevano partecipato al precedente, il 15 marzo. Le manifestazioni si sono svolte in oltre 100 paesi. E ora quindi arriva il riconoscimento di Amnesty International, che ha nominato Greta e il movimento "Ambasciatori della coscienza 2019". “Siamo onorati e commossi dalla determinazione con cui i giovani attivisti di ogni parte del mondo ci stanno obbligando a confrontarci con la realtà della crisi climatica – ha dichiarato Kumi Naidoo, segretario generale di Amnesty International – Ogni giovane che prende parte ai Fridays for future rappresenta ciò che significa agire con la propria coscienza. Sono loro a ricordarci che abbiamo più potere di quello che immaginiamo e che possiamo avere un ruolo nella protezione dei diritti umani di fronte alla catastrofe climatica“. “È un grande onore ricevere il premio Ambasciatore della coscienza di Amnesty International a nome dei ‘Fridays for future’ – ha detto Greta Thunberg – Questo non è un premio per me, è un premio per tutti. È incredibile vedere quante persone si sono mobilitate e sapere che ciò per cui stiamo lottando sta avendo un impatto. Agire secondo la propria coscienza – ha proseguito la giovane attivista – vuol dire che tu lotti per qualcosa che pensi sia giusto. È qualcosa che appartiene a tutti coloro che fanno parte del movimento: noi abbiamo il dovere di cercare di migliorare il mondo. La clamorosa ingiustizia contro cui dobbiamo lottare è che le persone del sud del mondo sono quelle che sono e saranno le più colpite dal cambiamento climatico pur essendo quelle meno responsabili“.
Cambiamento climatico: una crisi dei diritti umani Mentre la crisi del clima è solitamente avvertita attraverso l’impatto che ha sul nostro ambiente naturale, le devastanti conseguenze sulle persone – ora e in futuro – ne fanno anche una questione urgente di diritti umani. Il cambiamento climatico evidenzia ed esaspera le attuali ineguaglianze e i suoi effetti continuano a crescere e a peggiorare, portando rovina a questa e alle future generazioni. «La mancanza d’azione dei governi nei confronti del cambiamento climatico può essere considerata la più grande violazione intergenerazionale dei diritti umani della storia» spiega Amnesty.“Diritti umani e crisi climatica vanno di pari passo. Non
possiamo trovare soluzioni per i primi senza risolvere la seconda. Il cambiamento
climatico significa impossibilità di nutrirsi coi prodotti della terra, abitazioni a rischio
e salute in pericolo. I governi hanno il dovere di proteggersi. Perché allora non
stanno nulla per impedire al cambiamento climatico di devastare le nostre vite?“, ha chiesto Greta Thunberg. Amnesty International chiede agli Stati di fare di più sul clima e di farlo nel rispetto dei diritti umani. Una delle azioni più decisive potrebbe essere quella di coinvolgere le persone più a rischio – come i bambini e i giovani – nei tentativi di affrontare e mitigare gli effetti del cambiamento climatico, fornendo loro tutte le informazioni necessarie, educandoli a partecipare alle discussioni in modo costruttivo e facendoli partecipare ai processi decisionali che li riguardano. “A volte mi sento davvero triste perché alcune delle persone cui cerco di parlare non mi stanno a sentire. Alcune ci insultano, altre pensano che facciamo politica, altri ci ignorano del tutto o ci dicono che non riusciremo a portare a termine ciò che abbiamo iniziato. Ma posso assicurare che siano realmente determinati a farlo, perché in gioco c’è il nostro futuro“, ha detto Irene Kananura, un’attivista ugandese dei “Fridays for future”. I giovani attivisti dei “Fridays for future” ora chiedono agli adulti di seguirli. Venerdì 20 settembre, alla vigilia del Vertice delle Nazioni Unite per agire sul clima, gli attivisti lanceranno una settimana di azione con uno sciopero globale per il clima. Sosteniamo la loro richiesta affinché anche gli adulti aderiscano allo sciopero e mostrino solidarietà. “I giovani si sentono dire spesso che sono i leader di domani. Sono felice che Greta Thunberg e gli attivisti dei Fridays for future abbiano ignorato quel messaggio. Se aspettano fino a domani, non c’è alcun futuro per nessuno di noi. Hanno già dimostrato di essere i leader di oggi e ora è il momento che gli adulti li seguano“, ha concluso Naidoo.
Il premio Ambasciatore della coscienza Il premio Ambasciatore della coscienza è stato istituito nel 2002 per riconoscere l’impegno di singoli e gruppi che hanno promosso la causa dei diritti umani agendo con la propria coscienza, sfidando l’ingiustizia e usando il loro talento per ispirare altre persone. La denominazione del premio trae ispirazione dalla poesia “Dalla Repubblica della coscienza“, del poeta irlandese Seamus Heaney.
Le manifestazioni giovanili per chiedere interventi decisi contro
i cambiamenti climatici sono state un segnale importante, ma ora
occorre andare oltre, fare ulteriori passi avanti.
Occorre passare dalla protesta alla proposta e c'è il modo per farlo.
Le manifestazioni degli studenti ispirate da Greta Thunberg in tutto il mondo per
protestare contro l’immobilismo della politica sulla grave emergenza climatica sono
state un segnale epocale, spontaneo e inimmaginabile. Sacrosante proteste verso
politici e imprese senza scrupoli che pur di mantenere potere e fare guadagni
stratosferici, non esitano a portarci all’autodistruzione. Manifestare il proprio
dissenso, a maggior ragione se fatto dai giovani che vedono il loro futuro a rischio,
è senz’altro importante ma è necessario un passo ulteriore.
Come dice giustamente Greta Thunberg, i politici se ne sono fregati fino ad ora e
continueranno a fregarsene, aspetteranno che le manifestazioni si esauriscano, faranno
dichiarazioni di facciata e prenderanno blandi provvedimenti stando bene attenti a non
turbare il proprio elettorato con interventi o svolte radicali che sono le uniche che
devono essere attuate. Quindi va bene da parte degli studenti fare pressioni sulla
politica, avere sempre più visibilità con le manifestazioni ma i risultati veri e reali si
otterranno solo con una azione diretta di cambiamento. Bisognerebbe passare ad
una fase due, ovvero mettere in pratica tutta una serie di comportamenti che
hanno risultati immediati e grande impatto.
Solo per fare alcuni dei mille esempi, innanzitutto gli stessi studenti dovrebbero iniziare
a fare un piano per fare diminuire drasticamente le emissioni delle loro scuole e renderle il più possibile ecologiche. Coinvolgere anche i professori e assieme studiare tutti i modi possibili e
immaginabili per raggiungere questi obiettivi. Da fare ce n’è così tanto che ci sarebbe
l’imbarazzo della scelta. Dal monitoraggio dei consumi energetici e idrici alla loro
riduzione, dall’installazione di fonti rinnovabili a piani di mobilità sostenibile, dal cibo
biologico e locale nelle mense scolastiche all’istituzione di orti scolastici laddove ci
siano gli spazi disponibili, dall’uso consapevole di materiali e risorse alla riduzione
drastica dei rifiuti. Tutto questo e altro, corredato da studi e approfondimenti che
avrebbero non solo risultati immediati e farebbero risparmiare soldi alle scuole e agli
studenti stessi ma che darebbe anche un quadro interessante di quelli che potrebbero
essere i loro possibili lavori in futuro. Altro aspetto positivo è quello che ciò che gli
studenti imparano a scuola in questa direzione, possono poi trasferirlo alla famiglia
ottenendo un doppio risultato positivo.
Creare quindi un circuito di riferimento delle varie scuole con lo scambio di procedure
e dei risultati che si ottengono nella riduzione dei consumi energetici dei rifiuti e
conseguentemente calcolare la diminuzione della propria impronta ecologica. Nelle
gite scolastiche iniziare a fare visite guidate non solo in città d’arte o simili ma anche
Clima e politica, Greta Thunberg sulle elezioni Europee: “non votate chi non si impegna per il clima”.
La giovane attivista Greta Thunberg coglie l'occasione delle prossime elezioni Europee per ribadire la strada politica da seguire per combattere i cambiamenti climatici
“Coloro che sono i più colpiti dalla crisi del clima sono persone giovani come me, che non possono votare. Se non votate per voi stessi, fatelo per noi“. Queste le parole dell’attivista svedese Greta Thunberg, di fronte a migliaia di persone radunate per la annuale marcia per l’ambiente, che con i suoi i suoi scioperi del venerdì davanti al parlamento svedese ha dato il via al movimento globale dei “FridaysForFuture“. E che ieri ha portato in oltre 1600 città in tutto il mondo almeno un milione di manifestanti.
La giovane attivista ha fatto intendere con chiarezza che sarebbe giusto dare il proprio votoa chi mostra di impegnarsi di più nella lotta contro i cambiamenti climatici: “Nonostante le belle parole e le promesse deipolitici – ha detto Greta –leemissioni nocive continuano a crescere“.
Venerdì 15 marzo sono scesa in piazza con i miei figli e una marea di altri giovani, studenti, bambini, insegnanti, genitori e nonni... A Faenza da decenni non si vedeva un simile coinvolgimenti di piazza per tematiche ambientali. Così come in migliaia di città del mondo. Ho percepito che davvero, qualcosa di rivoluzionario sta accadendo, che qualcosa si è mosso, una scintilla è accesa e sta infiammando le coscienze. Sono gli ultimi anni che abbiamo a disposizione, mai come ora l'ambientalismo deve essere al primo posto.
Greta Thunberg è una di quelle piccole meraviglie che ogni tanto capitano nel mondo, nella sua schietta, timida, incrollabile determinazione di sedicenne affetta dallasindrome di Asperger, ha trascinato milioni di ragazzi a rivendicare il diritto all’ambiente. Ora gli adulti devono ascoltare loro e gli scienziati: dobbiamo arrivare a emissioni nette zero massimo entro il 2050 a livello mondiale, e abbiamo la tecnologia per farlo. Le scuse non esistono più.
2. Introdurre in ogni Paese laCarbon Tax, cioè la tassa sulle emissioni di Co2 penalizzando così le industrie più
inquinanti. In Italia è stata introdotta alla fine degli anni ’90 con l’articolo 8 della legge n.448 del 23 dicembre 1998, ma mai realmente attuata.
3.Nel giro di pochi anni elettrificare tutte le case e installare pannelli solari su tutti i tetti, meglio se insieme al verde, soprattutto sui condomini, dove vivono la maggior parte delle persone, togliendo l’assurdo vincolo che nei centri storici non si possono installare i pannelli. A ogni modo le nuove tecnologie del solare coniugano tutela del patrimonio ed energia pulita.
4.Limitare le emissioni dovute aitrasporti(sono il 27% di tutte le emissioni climalteranti e l’unico settore in continua e inarrestabile crescita), riducendo drasticamente il parco auto ed elettrificando le auto “rimaste”: occorre disincentivare il possesso di un’auto privata, incoraggando ilcarsharing, impedire l’accesso alle auto in città, in particolare davanti ai luoghi sensibili e simbolici come le scuole. E’una questione di civiltà, un messaggio chiaro ai bambini e ai giovani in rivolta: le aree dove studiano e si riuniscono vanno rispettate. Limitare la velocità su tutte le strade, non solo per impedire incidenti mortali, ma anche perché più si accelera più si inquina: varie associazioni propongono quindi l’Isa (Intelligent system adaptor) che limita automaticamente la velocità dell’auto ai limiti previsti.
5. Bloccare lacementificazione di suolo fertile. A cosa servono nuove case se la popolazione (almeno quella italiana) non sta aumentando e ci sono tantissime case sfitte in centro? Il cemento aumenta il fenomeno diisola di calore, aumenta le emissioni e distrugge la terra per sempre.
...... Siamo progrediti o regrediti? Altro settore che incide nel riscaldamento globale è l’alimentazione.
6.Gliallevamenti intensivivanno aboliti, senza se e senza ma. Se eliminassimo o almeno riducessimo tutti il consumo di latticini e carne bovina, orientandoci verso carne bianca non di allevamento, di produzione biologica e locale, anche la nostra salute migliorerebbe, senza parlare dei risvolti etici e ambientali.
Infine,una propostache vorrei lanciare ai ragazzi: chiedete alle vostre scuole di togliere i distributori di merendine e bottigliette. E’ un gesto piccolo ma simbolico, pretendete, rivendicate che la vostra scuola, luogo educativo al massimo grado, siaplastic free!