COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Gruppo d’Intervento Giuridico onlus. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gruppo d’Intervento Giuridico onlus. Mostra tutti i post

14 giugno 2018

Gruppo di intervento giuridico onlus :Volete continuare con le industrie inquinanti? Prendetevene la responsabilità. E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......

Tratto da  Gruppo di intervento giuridico onlus


Portoscuso, polo industriale di Portovesme
Portoscuso, polo industriale di Portovesme
E’ stato recentemente pubblicato l’aggiornamento del Rapporto SENTIERI­ – Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, progetto finanziato dal Ministero della salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (I.S.S.), avente quale obiettivo lo studio del rischio per la salute nei 44 siti di interesse nazionale per le bonifiche (S.I.N.).
I dati emersi sono semplicemente drammatici, peggiori dei precedenti, e dovrebbero spingere qualsiasi persona di buon senso – in qualsiasi ruolo sia – a una rapida inversione di tendenza.
Chi vive nei siti S.I.N. ha un aumento del rischio di contrarre tumori maligni del 9% tra 0 e 24 anni, così “l’eccesso di incidenza di patologie oncologiche rispetto alle attese riguarda anche i giovani tra 20 e 29 anni residenti nei cosiddetti Siti di Interesse Nazionale, tra i quali si riscontra un eccesso del 50% di linfomi Non-Hodgkin e del 36% di tumori del testicolo“.
Non solo.
Taranto, acciaieria Ilva
Taranto, acciaieria Ilva
Chi vive nei siti contaminati da amianto, raffinerie o industrie chimiche e metallurgiche ha un rischio di morte più alto del 4-5% rispetto alla popolazione generale. Nel periodo di osservazione (2006-2013) ha significato un eccesso di mortalità pari a 11.992 persone, di cui 5.285 per tumori e 3.632 per malattie dell’apparato cardiocircolatorio: “nella popolazione residente nei siti contaminati studiati è stato stimato un eccesso di mortalità per tutte le cause pari al 4% negli uomini e al 5% per le donne”.
Eppure, finora, da Taranto a Gela, a Portoscuso, nessuna seria modifica delle condizioni produttive e ambientali....
Portovesme,  bacino "fanghi rossi" bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)
Per esempio, a Portoscuso ci si vende l’anima pur di far ripartire – a spese pubbliche – il ciclo dell’alluminio primario (Alcoa, Eurallumina) pur paventandosi un disastro sotto il profilo ambientale e sanitario,[1] pur avendo prospettive negative sul piano economico.   Nemmeno la disponibilità all’esame di proposte alternative, come quella della trasformazione in polo dell’alluminio riciclato, meno inquinante, meno energivoro, con gli stessi posti di lavoro.
E’ un disastro annunciato, un bombardamento di metalli pesanti quotidiano e pluridecennale.......
Amministratori pubblici di ogni livello, uomini di Chiesa, sindacalisti, imprenditori, operai, cittadini, volete continuare così?
Bene, allora ognuno si prenda la sua parte di responsabilità.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


09 gennaio 2016

1000PROROGHE E TANTO SMOG



1000 Milleproroghe e tanto smog.

Sapete qual è stato uno dei principali provvedimenti preso dal Governo ....nel bel mezzo dell’ennesima emergenza smog?
Il decreto-legge Milleproroghe, con cui è stata prorogata di un anno, al 1 gennaio 2017, l’entrata in vigore dei limiti europei per le emissioni dei grandi impianti di combustione!
Eppure ci son già stati ben dieci anni di tempo (2006-1 gennaio 2016) per adeguarsi.
Il decreto-legge 30 dicembre 2015, n. 210 (art. 8, comma 2°) permette, quindi, alle varie centrali a carbone ...  e alle centrali che funzionano con scarti della produzione ....di continuare a inquinarci i polmoni e allietarci l’esistenza.
Da Taranto a Genova, da Brindisi a Civitavecchia, da Monfalcone a Porto Tolle, a Vado Ligure, adAugusta, Priolo, Melilli.
Ce ne parla Gianfranco Amendola, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, uno dei padri del diritto ambientale in Italia.
Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


    da Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2016
Mentre, a fine anno, l’Italia soffocava nello smog, il governo, zitto zitto, che ti ha fatto? Ha approvato un bel decreto legge Milleproroghe con cui ha prorogato di un anno, al 1 gennaio 2017, la entrata in vigore dei limiti stabiliti dall’Europa per le emissioni dei grandi impianti di combustione, i quali avevano già avuto ben 10 anni di tempo (dal 2006 al 1 gennaio 2016) per adeguarvisi.
Quindi, per almeno un altro anno – fino al prossimo Milleproroghe – la nostra salute sarà ancora “tutelata” con dei limiti che, da tempo, sono stati ripudiati in sede europea perché ritenuti troppo blandi.
E’ vero che la proroga riguarda i “vecchi” impianti, che hanno presentato istanza di deroga ma, in realtà, come bene ha scritto Il Fatto Quotidiano, di impianti nuovi, dal 2006, ce ne sono ben pochi; e tutti hanno chiesto la deroga E, peraltro, se anche non ci sarà un altro Milleproroghe, niente paura, il Testo Unico ambientale prevede che, a certe condizioni (certificate dai gestori degli impianti), la proroga possa arrivare fino al 2023.
Di certo, riguarda, tra l’altro, tutte le centrali Enel a carbone: quelle – per intenderci – che, come avviene a Civitavecchia (situazione che conosco bene per esperienza personale), quando si vedono pennacchi di fumo e si va a chiedere conto, risultano sempre in regola con i limiti di legge e con le prescrizioni della loro speciale autorizzazione (Aia, Autorizzazione integrata ambientale, rilasciata dal Ministero dell’Ambiente, dopo un iter complesso che si fonda, in gran parte, sulle dichiarazioni relative al ciclo produttivo, provenienti dalla stessa azienda interessata).
Tanto più che il controllo sul rispetto di queste prescrizioni è affidato, sostanzialmente, alle stesse aziende. Ripetendo quanto 6 mesi fa ho già scritto su questo blog, a Civitavecchia, la verifica sul rispetto dei limiti si basa sui rilevamenti fatti solo dall’Enel stessa; gli organi di controllo pubblici previsti dalla legge (Ispra e Arpa) non hanno neppure lo strumento idoneo a campionare i fumi delle ciminiere e sono così carenti di personale e mezzi da rendere veramente utopistico pensare che possa esservi un controllo pubblico, adeguato e continuato, su aziende di grandi dimensioni e complessità. Una richiesta della Procura di istituire un presidio di controllo fisso presso l’Enel non ha mai avuto risposta.
Il che significa che queste grandi aziende non rischiano niente neppure se provocano un disastro ambientale. La nuova legge sugli ecoreati, infatti, richiede che il disastro sia provocato “abusivamente”; e come si fa a dirlo, di un disastro che non viola la legge (con le sue deroghe e le sue proroghe) senza alcuna prova di superamento dei limiti? L’assurdo più grave è che questa situazione di favore riguarda proprio le industrie più potenzialmente inquinanti e pericolose per la salute pubblica, cioè quelle con Aia.
Ed è ancora più grave che, negli ultimi anni, in nome della “crescita”, proprio queste industrie siano state favorite apertamente. Nel 2014, il governo Renzi, con il D. Lgs n. 46 del 4 marzo, ha addolcito o depenalizzato le violazioni commesse da aziende con Aia. E così oggi, se una carrozzeria non rispetta le prescrizioni dell’autorizzazione rischia sanzione penale; ma se è una centrale  (con Aia) la sanzione è, di regola, solo amministrativa e il gestore non si sporca neppure la fedina penale.
Tre mesi dopo, lo stesso governo, con il decreto legge n. 91 (del 24 giugno) aggiungeva, per gli impianti con Aia che“….le Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione….” (art. 13, comma 7).
Insomma, l’importante è questa “crescita” basata sui combustibili fossili. Tutto il resto è “emergenza” che passa e si dimentica. Ma fino a quando?