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20 agosto 2013

Energia fossile e nucleare. Il rivale è sui tetti......

Tratto da Qualenergia 

Fossili e nucleare. Il rivale è sui tetti

Un post di Mario Agostinelli su Il FattoQuotidiano spiega perché
 si sia ormai dentro ad una profonda transizione energetica che guarda ad una produzione decentralizzata e rinnovabile. 
"Un cambiamento che passerà dall’organizzazione sociale, dal minor consumo, dagli stili di vita, piuttosto che dai progressi, pur indispensabili, della tecnologia".

... Si è aperta una transizione energetica di portata storica e i nostri comportamenti, così come quelli degli amministratori, dei responsabili della politica industriale e dell’organizzazione dei servizi, possono radicalmente influenzare la rincorsa affannosa delle lobby energetiche a stabilizzare e perpetrare il sistema attuale.

 Vi consigliamo la  lettura  dell' articolo  integrale di Mario Agostinelli su Ilfattoquotidiano.it

 Ne riportiamo uno stralcio 
..........L’opinione pubblica è male informata di quel che sta avvenendo da noi e nel mondo e vale la pena qui di riassumere alcuni tratti salienti del mutamento già in atto.

Il trend di fondo riguarda l’accentuata crescita del ricorso a fonti rinnovabili (sempre più vicine alla convenienza economica), l’incentivazione di una politica per il risparmio, l’accertamento di una scarsa opportunità per il sequestro di CO2 da carbone e l’ostacolo insuperabile della sicurezza e del trattamento delle scorie per il nucleare. Il gas, nelle sue versioni tradizionali e da scisto (shale gas), entra in gioco nel presente ma a mio parere nel lungo periodo non riuscirà a determinare l’esito dello scontro decisivo tra atomo (centralizzazione) e sole (decentramento).

a) Il carbone

Dopo la storica decisione della Banca Mondiale di limitare i finanziamenti per le centrali elettriche a carbone, la Banca europea per gli investimenti (BEI), il più grande istituto finanziario pubblico del mondo, si è impegnata a eliminare i finanziamenti per centrali a carbone. Evidentemente, questo combustibile è strategico solo se nei costi di produzione non si computa il danno ambientale e alla salute.
...........
e)Corporation e municipalizzate dell’energia
Per anni, le società elettriche hanno guardato con diffidenza lo spuntare dei pannelli solari sui tetti. Ora, come scrive il New York Times del 27 luglio, “sono in preda al panico e stanno combattendo duramente per rallentarne la diffusione”
 La posta in gioco è il governo futuro dell’offerta su basi condivise e finalizzate alla qualità della vita.
La battaglia e i suoi esiti, su scala globale, non si stanno giocando ad armi pari. 
 Sono in campo i dirigenti delle multinazionali, le banche finanziatrici, i legislatori nazionali spesso proni rispetto ai regolatori che siedono nelle “istituzioni” della globalizzazione. 

 Importante è esserne coscienti e interpretare ciascuno la propria parte per far rientrare in gioco una sovranità disattesa: quella di cittadini che si fanno carico di figli e nipoti.


21 aprile 2012

Mario Agostinelli:La politica energetica dei "tecnici" e gli idrocarburi italiani

Leggi su QualEnergia 

La politica energetica dei "tecnici".......

 Un estratto di un articolo di Mario Agostinelli (scaricabile in pdf) che affronta l'approccio del Governo al tema dell'energia, delle rinnovabili e sulla strategia di far raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi e far diventare l'Italia l’hub del gas in Europa, compromettendo così una vera politica energetica "low carbon".

Quali sono gli equivoci di fondo che non favoriscono un vero cambiamento del sistema energetico attuale? Mario Agostinelli ne parla in un lungo e interessante articolo, dal titolo "Ostacoli e resistenze alla riconversione del sistema energetico" (scarica pdf).  

Pubblichiamo qui un estratto che affronta l'approccio del governo Monti al tema dell'energia, alle rinnovabili e sulla strategia di far raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi.
L’intervento di Corrado Passera a fine marzo rappresenta uno dei primi segnali della volontà del Governo di affrontare la tematica energetica nella sua complessità. Il Ministro ha annesso grande importanza, com'è giusto, all’efficienza energetica. Su questo fronte occorrerà una seria riflessione perché i risultati, specie in questa fase, potranno essere molto rilevanti. Passera si è detto molto preoccupato per il peso sulle bollette delle fonti rinnovabili. Timore comprensibile, in particolare per il fotovoltaico sfuggito di controllo in un periodo in cui mancava addirittura il ministro allo Sviluppo Economico.

Ma riflettiamo un attimo. Intanto, l’impatto dell’energia solare sulla formazione dei prezzi toglierà 1 miliardo alle bollette. Vanno poi conteggiate le riduzioni delle importazioni di gas grazie al boom dell’elettricità verde (3 miliardi di metri cubi in meno nel periodo 2008-2011 e 7 miliardi di CO2 non emessa, con un risparmio per il Paese di 1,5 miliardi di euro). Inoltre, i costi del Cip6, già calati dai 3,6 miliardi del 2006 a 1,2 miliardi, continueranno a ridursi. Un altro paio di miliardi verranno, infine, tolti dalle bollette grazie alla liberalizzazione del mercato del gas. 

Come si vede, il 'fardello' delle rinnovabili risulterà più che dimezzato. E diventerà ancor più leggero considerando tutte le entrate per lo Stato in termini di Iva e di tasse pagate dalle migliaia di aziende che sono sorte.
Ma l’aspetto più rilevante non sta nella sottolineatura, ovvia, sull’efficienza e nemmeno sulla tiepidezza, scontata, sulle rinnovabili: viene qui lanciata la proposta di raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi. Questa propensione a fare dell’Italia l’hub del gas in Europa e a mantenere il sistema dei trasporti inalterato, può venire dal fatto che in una situazione di esposizione del bilancio pubblico si perderebbero le tasse sui prodotti petroliferi (si calcola che per ogni centesimo di euro di aumento del carburante, lo Stato incassi in un anno 400 milioni di euro) e sull'inquinamento da combustione di carbone (accise, prelievi fiscali fissi, carbon tax, gabelle varie) e che gli enormi guadagni dei petrolieri e di ENI ed ENEL verrebbero ridimensionati.

Ma il rischio vero è sul lungo termine .......
Una politica energetica “low carbon” verrebbe così compromessa e la spinta referendaria metabolizzata dal freddo calcolo dei banchieri al Governo.