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28 agosto 2015

Le rinnovabili abbassano il costo dell'energia elettrica in Germania buttando fuori mercato il nucleare

Tratto da Mondoelettrico

La sapete l'ultima? Le rinnovabili abbassano

 il costo dell'energia elettrica in Germania buttando fuori mercato il nucleare

Proprio così. Lo scrive Bloomberg 
 riportando una realtà che viene 
 non addirittura dalla progredita 
Germania.

Quello che si racconta nell'articolo 

di ieri 24 Agosto a firma di Rachel Morison , 
German Electricity Falls Below 30 Euros for First Time
 Since’03, riguarda i contratti di riferimento a un anno per 
l'energia elettrica tedesca che vengono fissati sotto 30 
euro a megawattora per la prima volta dall'ottobre 2003
 sotto l'influsso del crollo dei prezzi dell'energia.

I contratti sono scesi a partire da 29,99 euro alla European

 Energy Exchange (Borsa europea dell'energia), secondo
 i dati compilati da Bloomberg. dove la consegna della 
German electricity per il 2017 è calata del 2 per cento a
 29.35 euro al MWh nel trading broker, record di un
 minimo per i contratti.....
Le rinnovabili sono in crescita
La quota di energie rinnovabili sul consumo potenza 

tedesca lorda è aumentato di 2,4 punti percentuali l'anno 
scorso salendo al 27,8 per cento, come confermato dal 
Ministero dell'Economia e dell'Energia il 5 Marzo scorso,
 mentre nel 2014 il carbone, lignite e nucleare avevano 
rappresentato il 59 per cento della produzione tedesca, 
secondo AG Energiebilanzen e. V., l'associazione di 
lobby energetiche e istituti di ricerca economica.

Adesso alcune centrali a carbone e nucleari faranno 

fatica a coprire i costi fissi con prezzi dell'energia 
inferiori a 30 euro.

Quindi la Germania ha previsto di chiudere i suoi otto 

reattori nucleari ancora funzionanti entro il 2022. 
Già EON SE Grafenrheinfeld ha chiuso il suo impianto
 il 27 giugno, prima della scadenza della sua licenza di 
esercizio, a causa della redditività calante tra l'aumento 
della produzione da fonti rinnovabili e una tassa sul 
combustibile nucleare.
I prezzi dell'energia inferiori a 30 euro in Germania, a 
lungo termine "creerebbero la necessità di richiedere 
più incentivi per restare nel nucleare che mandarli in
 pensione prima degli date stabilite". Bene!

19 gennaio 2015

Germania, si prospetta un 2015 difficile per i produttori convenzionali di energia

Tratto da Assoelettrica

Germania, si prospetta un
2015 difficile per i produttori convenzionali


BDEW, la federazione tedesca dell’industria dell’energia e del sistema idrico che comprende aziende municipalizzate, produttori e distributori di energia elettrica, fa sapere in un comunicato stampa che dal 2015 i produttori di energia elettrica tedeschi non si attendono nulla di buono.
Da un sondaggio tra i produttori convenzionali risulta che per il 69% delle aziende interpellate l’attività di produzione di energia elettrica ha avuto un impatto ‘negativo’ o ‘molto negativo’ sui bilanci....
.
Nel 2014 in Germania secondo i dati preliminari BDEW la produzione di energia elettrica lorda totale ha registrato una flessione consistente, è scesa a 610,4 TWh, dai 633,2 TWh nel 2013. Il mix di generazione elettrica tedesca per il 2014 vede le fonti rinnovabili in testa con il 25,8% della produzione lorda di energia elettrica, seguite da lignite (25,6%), carbone (18%), nucleare (15,9%) e gas naturale (9,6%).
Il prezzo medio dell’energia nella borsa elettrica (mercato del giorno prima) in Germania nei primi 11 mesi del 2014 è stato pari a 32,9 €/MWh, un’immagine delFraunhofer Institute (ISE) indica in maniera molto chiara qual è il ‘campo di gioco’ delle fonti convenzionali e del nucleare nel mercato elettrico tedesco.

Il grafico seguente riporta, ora per ora e per fonte, il fattore di utilizzazione del parco centrali in funzione del prezzo dell’energia elettrica sul mercato del giorno prima, il grafico è aggiornato con i dati di novembre 2014 e suggerisce che gli impianti a carbone ed a gas hanno operato per molte ore sotto la soglia di redditività.
ISE Fraunhofer generation vs day ahead market

17 novembre 2013

Energia, l'inarrestabile crescita delle fonti rinnovabili e del gas nei Paesi emergenti

Tratto da La Repubblica

Energia, l'inarrestabile crescita  delle fonti rinnovabili e del gas

Energia, l'inarrestabile crescita
delle fonti rinnovabili e del gas

La crescente domanda di elettricità nei Paesi emergenti e la lotta alle emissioni di Co2 porterà i governi a investire sempre di più nel settore delle alternative. Nei prossimi anni si assisterà a un nuovo boom dell'idroelettrico. E la grid parity arriverà entro il 2020



MILANO - Hanno avuto una battuta d'arresto. In particolare in Europa, dove alcuni paesi come l'Italia e la Spagna hanno cambiato la politica degli incentivi spinti dalla crisi a diminuire il peso economico sulle bollette dei cittadini. Ma in campo energetico, gli esperti non hanno dubbi: il futuro dell'energia passa sempre di più dalle rinnovabili e dal gas. Sono le due fonti che, nei prossimi anni, cresceranno maggiormente e sosterranno il peso dell'aumento della domanda di elettricità nel mondo, soprattutto in quelle nazioni dove la crescita è più sostenuta.
Ed è quello che si legge in un report di Etf Securities, la cui tesi è proprio questa: "Nei prossimi 30 anni le energie alternative saranno le fonti con la crescita più rapida". Per quale motivo? "Dati gli impegni assunti da molti governi sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra, le fonti di energia più pulite toglieranno sempre più quote di mercato ai carburanti fossili tradizionali". Inoltre, visto che molti governi sono in ritardio sul rispetto degli impegni, anche a causa della crisi, nei prossimi anni  "dovranno intensificare i propri sforzi per rispettare le scadenze", creando una situazione favorevole per le imprese del settore.....

Fine degli incentivi. Nei prossimi anni, sempre secondo le stime dell'Aie, gli incentivi statali non saranno più un peso per lo sviluppo delle rinnovabili, visto che i costi del fotovoltaico dovrebbero calare tra il 40 e il 60% entro il 2035, rispetto al 2011. Allo stesso modo, il costo di produzione di energia dell'eolico diventerà competitivo anche senza il supporto pubblico entro il 2020 in Europa ed entro il 2030 in Cina.
Il sostegno agli idrocarburi. In ogni caso, le polemiche per il peso degli incentivi alle rinnovabili vengono riespinte dagli addetti ai lavori ricordando che anche il sostegno pubblico alle fonti tradizionali non è irrilevanze. Anzi: i sussidi ai carburanti fossili nel 2011 erano pari a 523 miliardi di dollari a livello globale, rispetto agli 88 miliardi di dollari alle rinnovabili. Di più: il Fondo monetario internazionale ha calcolato che combinando i sussidi per i carburanti fossili con i costi sociali che determinano, la spesa per i governi sale a 2mila miliardi di dollari.


Prospettive positive. Guardando però l'indice Daxglobal Alternative Energy (grafico sopra), che si basa su un paniere di 15 società attive su scala globale, nell'ultimo semestre la performance è stata positiva: dopo i minimi di giugno, quando quotava a 94, si è ripreso fino ai 117 punti attuali. L'andamento da inizio anno è del +24%, contro il +18% dell'indice Msci World.In prospettiva, secondo gli analisti "il rinnovato focus sulla necessità di centrare i target per le rinnovabili offrirà venti favorevoli" per questo tipo di società.
Qui l'articolo integrale

20 agosto 2013

Energia fossile e nucleare. Il rivale è sui tetti......

Tratto da Qualenergia 

Fossili e nucleare. Il rivale è sui tetti

Un post di Mario Agostinelli su Il FattoQuotidiano spiega perché
 si sia ormai dentro ad una profonda transizione energetica che guarda ad una produzione decentralizzata e rinnovabile. 
"Un cambiamento che passerà dall’organizzazione sociale, dal minor consumo, dagli stili di vita, piuttosto che dai progressi, pur indispensabili, della tecnologia".

... Si è aperta una transizione energetica di portata storica e i nostri comportamenti, così come quelli degli amministratori, dei responsabili della politica industriale e dell’organizzazione dei servizi, possono radicalmente influenzare la rincorsa affannosa delle lobby energetiche a stabilizzare e perpetrare il sistema attuale.

 Vi consigliamo la  lettura  dell' articolo  integrale di Mario Agostinelli su Ilfattoquotidiano.it

 Ne riportiamo uno stralcio 
..........L’opinione pubblica è male informata di quel che sta avvenendo da noi e nel mondo e vale la pena qui di riassumere alcuni tratti salienti del mutamento già in atto.

Il trend di fondo riguarda l’accentuata crescita del ricorso a fonti rinnovabili (sempre più vicine alla convenienza economica), l’incentivazione di una politica per il risparmio, l’accertamento di una scarsa opportunità per il sequestro di CO2 da carbone e l’ostacolo insuperabile della sicurezza e del trattamento delle scorie per il nucleare. Il gas, nelle sue versioni tradizionali e da scisto (shale gas), entra in gioco nel presente ma a mio parere nel lungo periodo non riuscirà a determinare l’esito dello scontro decisivo tra atomo (centralizzazione) e sole (decentramento).

a) Il carbone

Dopo la storica decisione della Banca Mondiale di limitare i finanziamenti per le centrali elettriche a carbone, la Banca europea per gli investimenti (BEI), il più grande istituto finanziario pubblico del mondo, si è impegnata a eliminare i finanziamenti per centrali a carbone. Evidentemente, questo combustibile è strategico solo se nei costi di produzione non si computa il danno ambientale e alla salute.
...........
e)Corporation e municipalizzate dell’energia
Per anni, le società elettriche hanno guardato con diffidenza lo spuntare dei pannelli solari sui tetti. Ora, come scrive il New York Times del 27 luglio, sono in preda al panico e stanno combattendo duramente per rallentarne la diffusione”
 La posta in gioco è il governo futuro dell’offerta su basi condivise e finalizzate alla qualità della vita.
La battaglia e i suoi esiti, su scala globale, non si stanno giocando ad armi pari
 Sono in campo i dirigenti delle multinazionali, le banche finanziatrici, i legislatori nazionali spesso proni rispetto ai regolatori che siedono nelle “istituzioni” della globalizzazione. 

 Importante è esserne coscienti e interpretare ciascuno la propria parte per far rientrare in gioco una sovranità disattesa: quella di cittadini che si fanno carico di figli e nipoti.


02 febbraio 2013

L’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

 Tratto da Il Fatto Quotidano

Dal nucleare agli ogm, l’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

L'Europa non ha imparato nulla dalle catastrofi ambientali e sanitarie del passato. Parla chiaro l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) nel suo nuovo rapporto: “C’è stato un collasso della fiducia non solo nelle istituzioni, ma anche nelle grandi compagnie”. Italia leader nelle emissioni di ozono

Dal nucleare agli ogm, l’Eea avverte: “Sicurezza sacrificata al profitto”

L’Europa non ha imparato nulla dalle catastrofi ambientali e sanitarie del passato. Non solo, non ha fatto niente per impedire che i suoi cittadini smettessero di fidarsi di lei. Parla chiaro l’Agenzia europea dell’ambiente (Eea) nel suo nuovo rapporto: “C’è stato un collasso della fiducia non solo nelle istituzioni, ma anche nelle grandi compagnie”. Che, secondo lo studio Eea, in alcuni campi sono arrivate a corrompere o minare la regolamentazione comunitaria, manipolare la ricerca e pressare i governi “per il proprio beneficio finanziario”. Un tono duro e inusuale quello dell’Agenzia, che nello studio tratta i temi più complessi e controversi: dal nucleare agli Ogm, ........
Inclusi quelli dovuti all’inquinamento atmosferico, vera e propria piaga che, anche in questo 2013, Anno europeo dell’aria, porterà il mezzo miliardo di cittadini Ue a sborsare 250 euro a testa. E altri 250mila a morire prematuramente. 
Il principio di precauzione sacrificato al profitto  “C’è qualcosa di profondamente sbagliato nel modo in cui viviamo oggi” sono le prime parole di Late Lessons from Early warnings quasi 800 pagine di analisi empiriche con cui la Eea dimostra l’ovvio: se si fosse seguito il “principio di precauzione”, si sarebbero potuti evitare enormi danni ambientali e la perdita di migliaia di vite umane. Ma anche “stimolare l’innovazione, piuttosto che soffocarla”. Avvelenamento da mercurio industriale; problemi di fertilità causati dai pesticidi; disfunzioni ormonali da sostanze chimiche; prodotti farmaceutici che modificano interi ecosistemi: i casi studio della relazione esaminano le principali fonti di preoccupazione del mondo odierno. Il tutto mettendo in guardia sui recenti segnali di allarme di tecnologie diffuse come telefoni cellulari e nanotecnologie. Avvertimenti che, come mostra il report, sono stati ignorati fino a rendere inevitabili i danni a salute e ambiente. Sotto accusa il vorace mondo dell’industria: “In alcuni casi le aziende hanno messo i profitti a breve termine prima della sicurezza pubblica, nascondendo o ignorando l’evidenza del rischio”, scrive la Eea: “In altri, gli scienziati hanno minimizzato i rischi, a volte sotto la pressione di interessi costituiti”. .....

L’insostenibile costo dell’aria sporca – Oltre a pubblicare il mega-rapporto, l’Eea ha organizzato un seminario dedicato ai giornalisti ambientali. Tema? L’inquinamento atmosferico, che in Europa colpisce ben mezzo milione di persone ogni anno. Una situazione quasi fuori controllo che, a livello di costi sanitari, sociali e ambientali porta in media ogni cittadino europeo a spendere dai 200 ai 250 euro all’anno per fronteggiarne gli effetti. A partire da malattie come asma, disturbi cardiovascolari, enfisemi e tutto ciò che ne consegue: dalle cure mediche ai giorni di lavoro persi. E a molte, troppe morti premature: “Nell’Ue – rivela la direttrice dell’Agenzia Jacqueline McGlade a ilfattoquotidiano.it – sono fra le 200 e le 250mila ogni anno”.
Tra gli Stati membri in peggiori condizioni c’è l’Italia. Nel Belpaese, leader europeo nelle emissioni di ozono e di diossido di azoto, la qualità dell’aria è particolarmente scarsa. Eccessivo numero di auto e Tir in circolazione, produzione di energia da fonti sporche, conformazione fisica a volte sfavorevole (come in Pianura padana, dove si creano vere e proprie “sacche” di gas inquinanti) e gravi lacune politiche sono un mix micidiale per la salute e le tasche dei cittadini. Record negativi ottenuti nonostante spesso, dall’Italia, non arrivino nemmeno dati sufficienti. “Può succedere che gli Stati membri falliscano nel fornire i dati sull’inquinamento atmosferico – fa presente McGlade – Ma il problema dell’Italia è la sua persistenza nel non fornirli, o nel raccoglierli in modo errato”. Questione di scarsa trasparenza? “Non solo”, risponde la professoressa: “In Italia c’è anche un problema di estrema sovrapposizione delle amministrazioni, che rende tutto più complicato”.

E l’Ilva di Taranto? Secondo la Eea, è il 52º impianto più inquinante fra i 191 che, su 10mila in tutta Europa, provocano da soli la metà dei costi (quasi 160 miliardi di euro in totale) e dei problemi legati all’inquinamento. “Problemi che – puntualizza Jacqueline McGlade – potrebbero essere risolti con investimenti relativamente modesti”. “Non è più accettabile – conclude la direttrice dell’Eea – che in Europa ci siano persone che debbano scegliere, come gli operai di Taranto, fra il ‘morire di fumo’ e il ‘morire di fame’”.  
Eppure, vedendo gli sviluppi della vicenda tarantina, sembrerebbe proprio così
Leggi l'articolo integrale

11 ottobre 2012

Per VDE la Germania può raggiungere l'obiettivo dell'80% da rinnovabili e fare a meno di nucleare e carbone

 Tratto da QualEnergia

Germania, 80% di rinnovabili e fare a meno di nucleare e carbone

L'autorevole associazione tedesca di tecnici ingegneri VDE ha elaborato uno studio che dimostra che almeno fino al 40-50% di contributo delle rinnovabili elettriche ci sarà scarso bisogno dei sistemi di accumulo. Ma, soprattutto, che nel passaggio più deciso verso le rinnovabili non servirà un baseload costituito da carbone e nucleare.

L’elevata quota di elettricità intermittente da solare ed eolico in un paese come la Germania può mettere in crisi la rete? E quanta elettricità può essere realisticamente stoccata? Servirà accelerare sul carbone per poter passare dal nucleare alle rinnovabili e a quell’obiettivo del 2050 che prevede l’80-100% di energia elettrica pulita? 
A queste domande risponde uno studio (vedi qui la versione originale) della tedesca VDE, l’associazione nazionale degli ingegneri elettrotecnici, elettronici e informatici che conta circa 35.000 iscritti. Non si tratta di un'organizzazione “green”, ma sicuramente un’associazione tecnicamente qualificata e molto autorevole nel Paese e per questo riteniamo di un certo interesse lo scenario presentato nel documento. ...
Ma dello studio è soprattutto rilevante il fatto che gli ingegneri dell’associazione VDE ritengano che, superata la soglia del 40%, nucleare e carbone non siano affatto necessari e compatibili con una diffusione spinta delle rinnovabili e che il baseload possa essere ottenuto attraverso impianti di cogenerazione alimentati a gas e biomasse e con centrali a ciclo combinato a gas. Una strategia che permetterà di stoccare stagionalmente la produzione in eccesso.
Un’evoluzione che ci porta avanti nel tempo e verso quell’obiettivo dell’80%, e possibilmente del 100%, di elettricità da rinnovabili che la Germania si è posto per il 2050. Utile anche poi un confronto con la nostra approssimativa e provincialissima strategia energetica nazionale.

Nel grafico possiamo osservare la struttura dell’offerta ipotizzata dallo scenario del VDE con le rinnovabili all’80%. Si noterà che il nucleare (colore rosso) sparisce e il carbone (nero e marrone, brown e black coal) si riduce nel tempo a quote veramente marginali.

....Alcuni osservatori sono stupiti dalle esplicite posizioni presentate dalla VDE anche perché sanno che troveranno tra i loro oppositori sicuramente una parte delle lobby delle compagnie elettriche.
Ma il mondo sta cambiando e anche con una certa rapidità. Come commenta a Qualenergia.it Alex Sorokin, esperto e attento osservatore del settore energetico tedesco: “Forse la maggioranza dei rappresentanti di questa organizzazione, che non deve per forza difendere gli interessi economici come quelli delle utility, si è resa conto che la generazione distribuita con le conseguenti innovazioni tecnologiche produrrà molte più opportunità di lavoro del settore energetico convenzionale e della generazione centralizzata, senza compromettere il sistema elettrico e a costi comunque accettabili”.

Leggi l'articolo integrale su QualEnergia

09 ottobre 2012

Un report tedesco fa la classifica dei costi delle fonti energetiche.....

Tratto da Yeslife.it

Un report tedesco fa la classifica dei costi delle fonti energetiche.

LA FONTE ENERGETICA PIU' COSTOSA: IL CARBONE....

E’ molto difficile, si sa, comprendere i costi reali dell’approvvigionamento energetico. La nostra idea, di solito, si ferma ai costi che leggiamo in bolletta. Eppure, dietro ogni watt, non si nascondono unicamente i costi di produzione, di costruzione degli impianti, distribuzione dell’energia ed il carico fiscale. In realtà andrebbero considerati molti altri costi che in molti, però, preferiscono lasciar fuori dal calcolo.

Un gruppo di ricercatori tedeschi ha invece ben pensato di metter mano alla calcolatrice e di fare due conti. Il report, presentato dalla tedesca Deutsche Welle, spulcia tutti costi di ogni fonte energetica e, se restituisce alcune conferme, c’è anche qualche sorpresa.

Vediamo le fonti energetiche più costose:

Primo posto: il carbone

E così, se ai costi più noti aggiungiamo quelli “nascosti” ovverossia quelli che hanno a che vedere con, ad esempio, sussidi vari e costi sanitari che derivano dall’impatto delle fonti, ecco che al primo posto balza immediatamente il tanto discusso carbone che, lo scorso anno, ha sostenuto circa la metà della produzione energetica degli Stati Uniti. Ogni kW/h prodotto tramite il carbone costa, in media, 0,29 euro.

Secondo posto: il nucleare

Ebbene, anche il secondo posto costituisce una conferma, assegnato all’energia nucleare. Il costante rischio, di cui l’ultimo clamoroso evento è costituito da Fukushima, e l’altissimo costo impiantistico risultano in una media di 20 centesimi per kWh.


Terzo Posto: il fotovoltaico

La sorpresa, invece, è costituita dall’energia solare, con un costo medio di 18 centesimi per kWh. Se una delle fonti energetiche simbolo della rivoluzione ecologica risulta tra le più costose lo si deve proprio, paradossalmente, ad un suo alto livello di impatto sull’ambiente. Al di là delle polemiche dovute agli enormi investimenti sui parchi solari e del loro impatto sul paesaggio e sulla biodiversità, va anche detto che, il silicio (il materiale di cui sono costituiti i pannelli) è pur sempre un minerale che viene estratto con le solite pratiche distruttive del sottosuolo (e conseguenti scarti estremamente dannosi per l’ecosistema). Bisogna poi considerare gli alti costi previsti per lo smaltimento dei pannelli stessi.

La fonte meno costosa: l'eolica

L’energia rinnovabile si prende la sua rivincita piazzando al primo posto per le fonti meno costose l’energia eolica. L’elettricità prodotta sfruttando l’azione del vento risulta essere quella a più basso impatto ambientale, oltre che la meno costosa (7 centesimi per kWh). Una vittoria schiacciante per le turbine che stanno pian piano popolando i paesaggi di mezzo mondo.
Viene da chiedersi che tipo di calcoli effettua chi prende decisioni che finiscono con il favorire questa o quella fonte energetica.

Quando si parla di costi, di quali costi vogliamo tener conto? Si può davvero continuare a tener fuori le conseguenze ambientali e sulla salute dei processi produttivi ed energetici dal calcolo delle spese che sosteniamo?  

15 novembre 2011

1)"Carbone: un ritorno al passato"2)Nucleare: scovate tracce di iodio radioattivo in tutta Europa3) L’inquinamento causa l’aumento della siccità e delle tempeste

Tratto da Città della Spezia 

"Carbone: un ritorno al passato", Legambiente presenta il dossier


La Spezia. Venerdì 18 novembre alle 17.30 Legambiente la Spezia organizza un incontro nel quale verrà presentato il dossier"Carbone: un ritorno al passato",con una analisi degli impatti sanitari delle centrali a carbone.
L'appuntamento si svolgerà al Camec della Spezia con la partecipazione di Giorgio Zampetti, dell’Ufficio Scientifico
Nazionale di Legambiente; Paolo Crosignani, dell'Istituto
Tumori di Milano. Interverrà Marco Rivieri, Responsabile
Provinciale. Associazione Medici per l'Ambiente-ISDE.
Coordina Stefano Sarti, presidente Legambiente Liguria.
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Tratto da Ecologiae 
Nucleare: scovate tracce di iodio radioattivo in tutta Europa
L’abbiamo imparato a conoscere con la vicenda di Fukushima, ma c’è il rischio di conoscerlo ancor meglio sulla nostra pelle: tracce di iodio-131, materiale radioattivo che scaturisce dalle centrali nucleari, sono state rilevate in tutt’Europa nelle ultime due settimane. Lo hanno rilevato gli esperti dell’Agenzia Energia Atomica Europea (AIEA), i quali però brancolano nel buio dato che non sanno come mai questo materiale sia presente sulle nostre terre..... Anche se non c’è emergenza, l’AIEA ha aperto la “caccia” alla fonte di questo prodotto della fissione nucleare, anche se l’ipotesi più accreditata è che si tratti delle emissioni di Fukushima che, per un gioco di correnti, hanno raggiunto l’altra parte del mondo. Ad ogni modo le autorità tendono a tranquillizzare la popolazione visto che lo iodio-131 decade rapidamente, con un tempo di dimezzamento di soli otto giorni. Non sarebbe un problema dunque se arrivasse dal Giappone. E se non fosse così?....

[Fonte: Livescience]



Tratto da Ecoblog

Krsko centrale nucleare in sloveniaIodio 131 sui cieli d'Europa: incidente nucleare a Krško in Slovenia?

 
Sui cieli d’Europa, dalla Slovenia alla Germania, sono state rilevate tracce di Iodio131 radioattivo, che come specifica l’Agenzia internazionale per la sicurezza nucleare, in quantità così basse da non risultare pericolose per la salute. Ma di cui afferma, però, non conoscere l’origine.
Secondo Pierre Fetet de le Blog de Fukushima ci sono un po’ troppe imprecisioni e incertezze da parte dell’IAEA e di EURODEP European Radiological Data Exchange Platform, infatti scrive:
Le informazioni messe a disposizione dalla carta dalla commissione europea sono egualmente incomplete: nessuna notizia sulla presenza di iodio 131 nei paesi citati ieri (Germania, Ungheria, repubblica Ceca, Austria, Slovacchia). Perché questa carta non viene aggiornata? Secondo questa carta due centrali nucleari potrebbero essere considerate suscettibili di rilascio di iodio 131: la centrale nucleare di Krško in Slovenia e la centrale nucleare di Paks in Ungheria. Ma se si effettua una ricerca sulla presenza di cesio allora a essere sospettata è la centrale nucleare di Krško e che include anche Iodio-131, Cesio-134 e Cesio-137.
Continua a leggere..
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Tratto Da Zeroemission
L’inquinamento causa l’aumento della siccità e delle tempeste
14-11-2011
La conferma arriva da uno studio della University of Maryland secondo cui inquinamento e polveri in atmosfera determinano l'aumento di alluvioni e tempeste nelle regioni umide e riducono le precipitazioni nelle regioni secche



  Verrebbe da dire “piove sul bagnato”,    leggendo le conclusioni dell’équipe di  ricercatori dell’University of Maryland, negli Usa, secondo cui inquinamento e polveri in atmosfera hanno profondi effetti nello sviluppo delle nuvole, tali da incrementare alluvioni e tempeste nelle regioni umide. Non solo: le stesse polveri e gli inquinanti in sospensione hanno l’effetto di ridurre le precipitazioni nelle regioni secche. Come spiega il responsabile della ricerca, Zhanqing Li, docente di scienze atmosferiche e oceaniche presso l’ateneo statunitense, “utilizzando i dati raccolti negli ultimi dieci anni, abbiamo verificato per la prima volta l'esistenza di una evidente impatto nel lungo periodo degli aerosol nell'altezza e struttura delle nuvole e i conseguenti cambiamenti nella frequenza e intensità delle precipitazioni”.

Il parere dell’équipe di ricercatori è che questi risultati hanno importanti implicazioni politiche per la gestione delle risorse, in particolar modo per quelle regioni suscettibili a eventi estremi di siccità e alluvioni e questa ricerca afferma di aver determinato e misurato gli effetti diretti delle emissioni degli inquinanti da parte delle industrie sull'atmosfera.Tony Busalacchi, presidente del comitato scientifico congiunto del World Climate Research Program, Programma mondiale sulle ricerche climatiche, ha evidenziato il significato di questa nuova scoperta: "la comprensione delle interazioni tra le nuvole, aerosol e precipitazioni è una delle grandi sfide per la ricerca sul clima nel prossimo decennio, come individuato in una recente conferenza mondiale sul clima maggiore. I risultati di questo studio rappresentano un significativo passo avanti nella nostra comprensione di tali processi con significative implicazioni sia per la scienza del clima sia per lo sviluppo sostenibile". (h.b.)
 

A questo articolo avremmo solo da aggiungere un' immagine


IN LIGURIA in un esiguo tratto  di territorio vi sono BEN TRE CENTRALI A CARBONE e......
e questa ricerca afferma di aver determinato e misurato gli effetti diretti delle emissioni degli inquinanti da parte delle industrie sull'atmosfera e di aver  anche  verificato per la prima volta l'esistenza di un evidente impatto nel lungo periodo degli aerosol nell'altezza e struttura delle nuvole 
ed i conseguenti cambiamenti nella frequenza e intensità delle precipitazioni”. 
 MEDITAZIONE PER IL PRESIDENTE BURLANDO :IL CARBONE NON E' GIA' PIU CHE SUFFICIENTE IN LIGURIA?
NON CREA GIA' ABBASTANZA PROBLEMATICHE SANITARIE ED ANCHE CLIMATICHE ?NON SAREBBE FINALMENTE IL CASO DI RIDURNE L' IMPATTO SULLA POPOLAZIONE E SULL'AMBIENTE?

04 luglio 2011

1)Con la prevenzione sull'inquinamento si ridurrebbero spese e malattie dei savonesi 2)Miniera di carbone, morti in Cina

Tratto da Savona News

Sanità lacrime e sangue per i cittadini, ma con la prevenzione sull'inquinamento si ridurrebbero spese e malattie dei savonesi

Così il MoDA di Savona (Movimento Difesa Ambiente): "A proposito di "lacrime e sangue" (vedi articoli recenti della stampa locale), con 36 milioni di tagli nella sanità che dovranno pagare i malati con diminuzione dei servizi e aumento dei costi, noi del MODA siamo convinti che agire sulla prevenzione, come da decenni sosteniamo, sia l’arma vincente per evitare tagli nella sanità ma soprattutto sia indispensabile per la salute dei savonesi in un territorio come quello savonese devastato da un industrialismo di terz’ordine, vedi industria chimica (ACNA Stoppani) centrali a carbone, cokeria di Cairo, discariche di rifiuti urbani e industriali..."

"Vogliamo ancora una volta ricordare che anche solo la centrale a carbone come quella di Tirreno Power a Vado "centrale in città" comporta costi esterni relativi ai danni sull’ambiente locale, coltivazioni, clima, salute e danni materiali materiali di circa 140 milioni di euro ogni anno (vedi allegato) di cui circa 40 milioni relativi ai costi sanitari per malattie tumorali, cardiache e degenerative nonché per mortalità precoce (vedi criteri della Comunità Europea, fonte ExternE - UE, scaricabile QUI)

Se in più permettiamo la combustione di CDR (combustibile derivato dai rifiuti) come approvato dalla passata Provincia e dalla Regione, i danni da diossine e metalli pesanti sicuramente aumenterebbero significativamente. Per questo ribadiamo DEPOTENZIAMENTO E METANIZZAZIONE PER LA CENTRALE Tirreno POWER DI VADO coerentemente con quanto già sostenuto autorevolmente dall’Istituto Superiore di Sanità (Convegno di Spotorno) e dall’Ordine dei Medici della Provincia di Savona .

SE AVESSIMO SEGUITO LE CONCLUSIONI DELL’ISTITUTO SUPERIORE DI SANITÀ QUANTE CENTINAIA DI MILIONI DI EURO LA COMUNITÀ SAVONESE AVREBBE RISPARMIATOIN TUTTI QUESTI ANNI DI COMBUSTIONE DEL CARBONE?

Al contrario siamo invece andati contro la legge italiana ed europea (vedi normativa IPPC – AIA) pur di lasciare libera la Tirreno Power di continuare a bruciare carbone sugli obsoleti gruppi risalenti agli anni ’60 che non rispettano i valori limite di emissione al camino fissati per i paesi membri della Unione Europea (vedi conferenza di Siviglia) inquinando così in maniera davastante il nostro territorio che ha pregevoli bellezze naturalistiche, attività agricole di nicchia e che si basa principalmente sul turismo.

In ultimo siamo fortemente sconcertati per la decisione della Provincia di Savona di ampliare ancora una volta la discarica Ecosavona del Boscaccio a Vado, avallata anche dalla inspiegabile astensione del PD, quando la raccolta differenziata in Provincia (che eviterebbe le discariche) è "fuorilegge" ferma al 29% (anno 2009) mentre la Legge ha posto un obiettivo oggi di almeno il 45% e al 2012 del 65%

Infine poniamo e ci poniamo 3 domande:

1) Cosa ne pensano i partiti della pericolosa combustione del CDR per smaltire i rifiuti in centrale prevista dal Piano Rifiuti della passata Provincia e approvato dalla attuale Regione?


2) Cosa ne pensano i partiti della "faccenda" riguardante Ecosavona, proprietaria della discarica del Boscaccio, di capitale misto pubblico con i Comuni di Vado e di Savona e privato, secondo cui la proprietà avrebbe esportato illegalmente i propri capitali alle isole Vergini evadendo il fisco, mentre ai cittadini viene imposto dal Comune di Savona ancora un aumento sulla tassa dei rifiuti?


3) Cosa farà il Presidente Regionale Burlando alla prossima conferenza dei servizi a Roma il 13 Luglio? Proporrà ancora il pericoloso ampliamento a carbone della centrale come vuole T. Power in contrasto con il territorio che ne chiede invece l’immediata metanizzazione?"

Dr. Virginio Fadda (biologo)
Dr. Agostino Torcello (medico)
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Tratto da Noalcarbone

Si allaga miniera di carbone, morti e dispersi in Cina

Fonte: ChinaDaily

Ennesimo annuncio di ennesima tragedia legata all'attività estrattiva del carbone che qualcuno osa chiamare "pulito". 40 dispersi e 3 morti il bilancio provvisorio a Niupeng, Cina

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TRATTO DA" LA VOCE DELL'EMERGENZA"

Processo Eternit: chiesti 20 anni per i vertici della multinazionale

“Eternit, una tragedia immane”. Guariniello chiede vent’anni. Alla cinquantesima udienza del processo Eternit, il pm ha fatto richieste pesantissime per i vertici dell’azienda: “Non avevo mai visto un dramma come questo, che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini e che continua a seminare morti. E continuerà a seminarli chissà fino a quando”

Vent’anni di carcere per il barone belga Louis de Cartier e per Stephan Schmidheiny. Li ha chiesti il procuratore Raffaele Guariniello, alle ultime battute del clamoroso processo che ha portato in tribunale i vertici dell’Eternit, che sarebbero responsabili di oltre tremila vittime, tra operai e familiari, nei quattro stabilimenti italiani di Cavagnolo, Casale Monferrato, Rubiera di Reggio Emilia e Bagnoli, nel Napoletano.

A uccidere era la micidiale polvere bianca di fibra di amianto che continua a mietere vittime. “Chiedo vent’anni per questa immane e sconvolgente tragedia – ha detto Guariniello – Non avevo mai visto un dramma come questo, che ha colpito popolazioni di lavoratori e cittadini e che continua a seminare morti. E continuerà a seminarli chissà fino a quando. Una tragedia che si è consumata sotto un’unica regia in Italia e in altri paesi del mondo, senza che mai nessun tribunale abbia chiamato a risponderne i reponsabili per l’enorme danno cagionato”.

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Tratto da La Voce dell'emergenza

USA: alluvione, cede la barriera della centrale nucleare Fort Calhoun

Sfiga atomica 2011, un pericolo si allontana e un altro diventa minaccioso. I giapponesi sono riusciti ad estrarre il corpo estraneo di tre tonnellate dal reattore nucleare di Monju ma i generatori elettrici diesel di emergenza – praticamente la scialuppa di salvataggio prima della catastrofe – sono entrati in funzione poco fa a Fort Calhoun, la centrale nucleare del Nebraska assediata dal’inondazione. L’acqua ha travolto le barriere poste a protezione dell’impianto e non c’è più l’allacciamento alla corrente elettrica.

Non c’è dispersione di radioattività. Ma ci sono preoccupazioni: i generatori diesel di emergenza sono esattamente quelli che hanno fatto cilecca a Fukushima. Anche lì il problema era l’acqua: non un’alluvione ma lo tsunami.

E’ il paradosso delle centrali nucleari: producono energia elettrica ma hanno assoluto bisogno di elettricità non proveniente dal reattore. E ora cosa accadrà a Fort Calhoun?

Circa 60 centimetri di acqua del Missouri – una piena senza precedenti – ora circondano gli edifici di Fort Calhoun e zone di importanza cruciale per l’impianto.

Sulla centrale nucleare americana alluvionata è in vigore il divieto di sorvolo: cosa che impedisce di avere immagini e video aggiornati. La foto, una delle più recenti, è di una settimana fa (aggiornata al 30 giugno, ndr9): e da allora l’acqua ha continuato a crescere.

Ora circonda anche i trasformatori della centrale nucleare, ragion per cui, per motivi precauzionali, è stato deciso il distacco dalla rete elettrica (si lavora per ripristinare l’allacciamento) e l’entrata in funzione dei generatori diesel di emergenza. Leggi tutto »

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Tratto da Aduc.it
U.E. - Smog. Commissione: consultazione pubblica per obiettivi non raggiunti


La meta' degli europei (49%) vive in aree dove gli obiettivi di qualita' dell'aria dell'Unione europea non sono stati ancora raggiunti. Bruxelles ha deciso quindi di lanciare una consultazione pubblica online sulla sua politica su questo fronte, per stabilire nuovi obiettivi di lungo termine oltre l'orizzonte del 2020.
Nel corso dei prossimi tre mesi la Commissione europea chiede quindi un parere ai cittadini sui punti di forza e di debolezza dell'attuale quadro legislativo e sui progressi compiuti nella sua attuazione. Un riesame delle norme europee e' infatti previsto entro il 2013.
'Se guardiamo ai risultati ottenuti dall'Europa nel miglioramento della qualita' dell'aria - afferma il commissario Ue all'Ambiente, Janez Potocnik - possiamo esserne orgogliosi.
Tuttavia di fronte ai 500.000 casi di decessi prematuri dovuti all'elevato livello di inquinamento atmosferico provocato da particolato, c'e' chiaramente ancora molto lavoro da svolgere.
Dobbiamo avviare subito una discussione sulla prossima generazione di obiettivi di qualita' dell'aria'.
Bruxelles invita tutte le parti interessate a condividere il proprio punto di vista sul miglior modo per migliorare la legislazione dell'Ue in materia di qualita' dell'aria. Si suddivide in due parti: un breve questionario per il grande pubblico e una sezione piu' articolata riservata ad esperti e operatori di amministrazioni nazionali, enti locali o regionali, ricercatori, imprese, stakeholder, soggetti responsabili in campo sanitario, ambientale e altri gruppi coinvolti nell'attuazione della legislazione dell'Ue in materia di qualita' dell'aria.

20 giugno 2011

1)Interrompere ... i sussidi ai carburanti fossili.2)Ambiente: il 90% dei cittadini Ue chiede più risorse per tutela


Tratto da "La Repubblica"

Mountford (OCSE): Interrompere ora i sussidi ai carburanti fossili.

Scommettere sulle rinnovabili per liberarsi dalla dipendenza delle fonti inquinanti: il leitmotiv del pensiero green tiene banco a Seoul dove si è aperto oggi il Global Green Growth Summit 2011

(Rinnovabili.it) – La produzione energetica mondiale è ancora saldamente ancorata alle fonti fossili, dalla cui dipendenza il mondo sembrerebbe non poter fare a meno nei tempi brevi. Eppure, mentre molti governi si trovano a dover tagliare o rimodulare gli incentivi alle rinnovabili (fotovoltaico in primis), petrolio, carbone e gas possono continuare, indisturbati, a contare su ingenti sussidi. Nel solo 2008 i governi mondiali hanno elargito al settore ben 557 miliardi di dollari secondo quanto ha riferito l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie). Per Helen Mountford, vice direttore per l'Ambiente presso l'Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE) è arrivato il momento che gli aiuti ai combustibili fossili vengano “riformati” in quanto tra i fattori determinati del cambiamento climatico.

I governi dei paesi emergenti, spiega Mountford dal forum dell’Energia di Seoul, hanno sborsato nel 2009 312 miliardi per queste fonti, interrompendo la crescita dell’industria dell’energie rinnovabili. Sospendere completamente l’elargizione dei sussidi avrebbe i suoi innegabili benefici sul clima, riferisce il funzionario OCSE, dal momento che porterebbe a una riduzione delle emissioni di gas serra totali del 10% entro il 2050.

E il summit coreano è stato il palco anche per un grande intervento, quello del presidente Lee Myung-bak che ha annunciato che la Corea del Sud è pronta a realizzare un centro internazionale di ricerca dedicato allo sviluppo di tecnologie verdi ecocompatibili, in collaborazioni con i principi pali enti e d istituti scientifici a livello internazionale. L'istituzione del “Centro di tecnologia verde” è l'ultimo di una serie di progetti che la nazione asiatica sta portando avanti all’interno della campagna “Green Growth” voluta dallo stesso presidente e provvederà tra le altre cose ad aumentare l'assistenza finanziaria alle nazioni in via di sviluppo per aiutarli sul fronte delle rinnovabili e dello sviluppo sostenibile .

“Se uniamo gli sforzi,
– ha commentato Lee – possiamo realizzare un grande cambiamento. Possiamo porre la pietra angolare di una civiltà seriamente responsabile per il Pianeta”.
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Tratto da Zeroemission

Ambiente: il 90% dei cittadini Ue chiede più risorse per tutela

L’ambiente è un tema che sta molto a cuore alla stragrande maggioranza dei cittadini europei. Al punto che oltre il 90% si dichiara molto preoccupato del suo stato di salute e chiede interventi urgenti per la sua tutela attraverso la creazione di fondi ad hoc per finanziare interventi e attività ritenuti indispensabili a questo scopo. Questo il principale risultato di un recente sondaggio condotto dalla Commissione europea, da cui emerge inoltre che per più di 8 cittadini europei su 10 per proteggere l’ambiente nel loro paese è necessaria una normativa a livello Ue.
I dati sono il frutto di un’indagine effettuata nei 27 Stati membri dell'Unione europea tra il 13 aprile e l'8 maggio 2011: sono stati intervistati 26.825 cittadini provenienti da diverse fasce sociali e demografiche.


L’indagine evidenzia una crescente presa di coscienza delle pressioni esercitate sulle risorse naturali. Invitati a indicare i primi cinque problemi ambientali più urgenti, più di 3 europei su 10 si dichiarano preoccupati per l’esaurimento delle risorse naturali (dal 26% del 2007 si è saliti nell’ultima indagine al 33%), il 41% indica l’inquinamento dell’acqua, il 33% l’aumento dei rifiuti (dal 24%) e il 19% i consumi (dall’11%). Rimane invece bassa la preoccupazione per la perdita di biodiversità (solo il 22% pensa alla perdita di specie e habitat). Ma dal sondaggio emergono anche le possibili soluzioni alle varie questioni ambientali, che potrebbero diventare altrettanti orientamenti per future politiche ambientali europee: 8 intervistati su 10 propongono ad esempio che le imprese usino in maniera più efficiente le risorse naturali, più di 7 su 10 auspicano un maggiore impegno dei governi nazionali e quasi 7 su 10 pensano che i cittadini stessi dovrebbero fare di più.

Tra le altre proposte di intervento, come detto, l’89% degli europei ritiene che la Ue debba stanziare più fondi a favore della tutela dell’ambiente, nonostante la crisi economica....
Leggi tutto su Zeroemission
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“Questo noi sappiamo: la terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso”. (Capo Seattle)
Tratto da Informareperexistere

Tutela ambientale

....Uno degli aspetti principali del TESTO UNICO AMBIENTALE è rappresentato dal ruolo centrale che viene conferito al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare, soprattutto in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale (come recepimento della Direttiva 2004/35/CE). Spetta infatti al dicastero esigere dai soggetti responsabili di minaccia di danno ambientale l’adozione di misure preventive, mentre in caso di danno avvenuto, sarà sempre compito del ministero imporre ai soggetti stessi l’adozione di misure di ripristino e il risarcimento del danno ambientale.
La valutazione di impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica

.....In Italia l’autorità sulle procedure di valutazione di impatto ambientale e di valutazione ambientale strategica di competenza dello Stato è stata conferita al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare che a sua volta è chiamato a conferire le funzioni istruttorie a una Commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale – VIA e VAS. Per i progetti di carattere regionale, invece, la competenza spetta agli enti locali e ai loro organismi preposti alla salvaguardia ambientale.

Per quanto riguarda la VIA, la Commissione ha il compito di esaminare l’esattezza e la completezza della documentazione presentata, verificare che i dati prodotti sui rifiuti e le emissioni inquinanti rientrino all’intero delle prescrizioni indicate dalla normativa di settore, individuare e descrivere l’impatto complessivo del progetto sull’ambiente. Terminata la fase istruttoria la Commissione deve esprimere un provvedimento, ampiamente motivato, che deve essere pubblicato sia sulla Gazzetta Ufficiale (della Repubblica se si tratta di una competenza statale o Regionale se la competenza è a livello di ente locale) che sul sito web dell’autorità competente, in modo che le informazioni in merito al progetto esaminato e la valutazione di impatto ambientale effettuata siano fruibili da tutti i cittadini.
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Savona News

Italiana Coke di Cairo: il 29 Giugno discussione del ricorso sull'Autorizzazione Integrata Ambientale

Il giorno Mercoledì 29 giugno 2011, presso il Tribunale Amministrativo di Genova, si discuterà il ricorso presentato dal Comitato Ambiente Salute Valbormida di Cairo Montenotte (CASV), dal WWf Italia, dal Circolo Legambiente di Cairo Montenotte, dall' Are Vallebormida di Cairo Montenotte, dall'Associazione Rinascita Vallebormida di Camerana (Cn) e da privati cittadini, inerente l'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rilasciata, nel gennaio 2010, dalla Provincia di Savona all'Italiana Coke, per le attività produttive dello stabilimento di Cairo Montenotte (Sv). Continua su Savona News

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Tratto da Greenreport

Il record dei tetti fotovoltaici? E’ del Bangladesh

E il Tamil Nadu ci prova con incentivi per 25 anni

La green economy fa dei "salti" inattesi in posti inaspettati: il numero di famiglie alimentato da energia solare in Bangladesh ha superato il milione, si tratta della più veloce crescita del fotovoltaico in tutto il mondo.
Nel poverissimo e sovrappopolato Bangladesh, aiutato da organizzazioni non governative che offrono prestiti a basso costo per l'installazione di pannelli solari, le famiglie rurali, la maggior parte delle quali non hanno accesso alla rete elettricità, negli ultimi anni sono state le protagoniste di questa espansione vertiginosa dell'energia solare.
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Tratto da La Voce dell'emergenza

Nucleare, il referendum italiano fa scuola: raccolta firme in Francia

In Francia l’associazione Agir pour l’environnement ha lanciato una petizione per chiedere un referendum contro il nucleare che ha già raccolto decine di migliaia di firme.
«Il Giappone, dopo l’Ucraina e gli Stati Uniti, subisce nel più profondo della sua carne la follia nucleare.
Per non aver creduto, o saputo voler pensare l’impensabile, le nostra umanità è ancora una volta di fronte ad una catastrofe nucleare
si legge nell’appello – Malgrado questa constatazione senza appello, i responsabili politici francesi affermano dottamente che l’opzione nucleare non può essere sottoposta né ad un dibattito pubblico né ad una validazione democratica attraverso un referendum.
Mentre la maggior parte dei Paesi europei si interrogano nell’urgenza sulla pertinenza della loro strategia nucleare, la Francia resta ferma nei suoi stivali.
Il capo dello Stato si è impegnato solo a prendere in considerazione, a lungo termine, un dibattito tra esperti, a livello europeo…

Il popolo è una volta ancora escluso delle grandi decisioni che lo riguardano.

Noi non accettiamo più la morsa dell’oligarchia eco-predatrice. Noi non accettiamo più una tecnologia nucleare pericolosa ed antidemocratica
. Noi reclamiamo un referendum per uscire dal nucleare».
Il governo dopo la catastrofe nucleare di Fukushima è accusato di continuare a fare il cavaliere solitario del nucleare, «Prigioniero di una tecnologia che non ha scelto, il popolo francese non può più essere condannato ad assistere passivamente alla moltiplicazione delle catastrofi.
Senza presentare opzioni alternative».

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