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16 maggio 2015

QualEnergia :Per una nuova generazione (distribuita) di prosumer di rinnovabili

Tratto da QualEnergia

Per una nuova generazione (distribuita) di prosumer di rinnovabili

La nuova sfida per l'innovazione e le energie pulite in Italia: eliminare le barriere esistenti per famiglie, imprese, condomini, enti locali che vogliono autoprodurre l'elettricità e l'energia termica da rinnovabili di cui hanno bisogno e di poterla venderla nell'ambito comunale. A Pesaro presentato da Legambiente il "Manifesto per l’autoproduzione da fonti rinnovabili".
Come arrivare a una generazione distribuita fatta da tanti “prosumer”, non solo singole famiglie, ma anche case, edifici, imprese, tutti produttori-consumatori di energia da fonti rinnovabili, e portare così la quota di energia pulita in Italia ancora più in alto?
Un cambiamento di questo tipo significa portare i vantaggi della produzione locale e pulita da impianti a fonti rinnovabili anche a tutto il sistema energetico e al paese. Questa transizione peraltro si sta verificando: i prosumer, consumatori che sono anche produttori di energia (ad esempio quelli che  hanno un impianto FV sul tetto), sono oltre 700mila, mentre erano solo una manciata solo 8-10 anni fa.
Se ne è discusso oggi a Pesaro, nell’ambito di una Conferenza internazionale dal titolo Le comunità dell’energia, organizzata da Legambiente, Comune di Pesaro e Provincia di Pesaro e Urbino. Un'occasione per illustrare e ragionare su diverse esperienze e buone pratiche nazionali ed estere orientate in questa direzione.
La sfida, o meglio la vera svolta nella diffusione delle fonti rinnovabili in Italia, è questa: sostenere e agevolare tutti coloro che riescono ad autoprodurre l’energia elettrica e termica di cui hanno bisogno, spingere i progetti che permettono a famiglie, imprese, distretti produttivi e condomini di produrre e scambiare energia con moderne smart grid, sistemi di accumulo, impianti efficienti.
A proposito di esperienze locali all’estero è interessante quella scozzese, dove alcune comunità di cittadini (Community Energy Scotland) sono riuscite a diventare autonome grazie alle fonti rinnovabili, con vantaggi per i territori; oppure quella in Germania con il piano del Distretto di Marburg-Biedenkopf che punta a diventare al 100% rinnovabile entro il 2040. Molte anche le iniziative in Italia: quelle dei comuni (vedi rapporto Comuni Rinnovabili 2015, presentato pochi giorni fa), come quelle di cooperative energetiche e imprese che stanno promuovendo investimenti in questa direzione.
Per dare un segnale su questi obiettivi, è stato presentato da Legambiente il Manifesto per l’autoproduzione da fonti rinnovabili, in cui si chiede di scegliere in Italia la strada dell’innovazione, eliminando tutte le barriere esistenti all’autoproduzione e alla vendita di energia da fonti rinnovabili, semplificando le procedure di approvazione dei progetti e aiutando le amministrazioni pubbliche a promuovere interventi che vanno nella direzione di territori al 100% rinnovabili.
Si vuole costruire una campagna che possa coinvolgere i Sindaci di tutta Italia per spingere un cambiamento, difficile, ma quanto mai urgente: ripensare il sistema energetico in una direzione più moderna, pulita e democratica. Ecco le quattro indicazioni proposte nel Manifesto:
1. Spingere autoproduzione di energia da fonti rinnovabili da parte dei Comuni
Dare la possibilità agli Enti Locali di prodursi direttamente l’energia di cui hanno bisogno attraverso le rinnovabili, per rendere possibile così l’utilizzo della rete pubblica per scambiare energia tra edifici pubblici prodotta da fonti pulite, eliminando divieti e tasse per creare vantaggi nell’interesse generale.
2. Aprire alla produzione e vendita di energia prodotta da fonti rinnovabili da parte di cooperative e imprese ad utenze poste nello stesso ambito comunale
Oggi una piccola impresa o una cooperativa non ha la possibilità di produrre energia e distribuirla direttamente a più utenze presenti nelle vicinanze, neanche dentro un distretto industriale. Queste barriere vanno superate, consentendo la distribuzione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e in cogenerazione all’interno dello stesso Comune da impianti fino a 1 MW.
3. Muovere l’innovazione energetica nei condomini
Qui vivono oltre 20 milioni di persone che attualmente beneficiano in minima parte dei vantaggi che le rinnovabili possono portare. La proposta è quella di far valere per l’energia prodotta da rinnovabili le stesse regole che oggi valgono per il riscaldamento, ossia che questa possa anche essere distribuita agli appartamenti nel condominio oltre che utilizzata per gli usi comuni.
4. Semplificare e premiare l’autoproduzione da parte di cittadini e imprese
Tutte le opportunità di ridurre il prelievo dalla rete per autoprodurre l’energia da rinnovabili vanno incentivate, perché permettono di rendere il sistema meno dipendente dalle fonti fossili e dall’estero, perché è più sicuro e pulito. Vanno eliminati i limiti allo scambio sul posto dell’energia prodotta da rinnovabili con la rete, introdotti incentivi per sistemi di accumulo collegati a impianti fotovoltaici, semplificate le procedure che riguardano i progetti di piccola taglia e la tassazione.

12 novembre 2014

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un importante accordo sulla limitazione delle emissioni di gas serra ma......il sistema energetico mondiale è insostenibile

Tratto da L' Espresso

Clima, la stretta di mano Usa-Cina non basta:
il sistema energetico mondiale è insostenibile


La stretta di mano fraBarack Obama e Xi Jinping, i presidenti dei due Paesi più energivori al mondo, che al vertice Apechanno promesso di impegnarsi a ridurre le rispettive  emissioni di gas-serra, potrebbe essere la scintilla dell’auspicato accordo mondiale per fronteggiare un cambiamento climatico ormai evidente, dall’America alla Cina. Ma la strada verso la riconversione energetica planetaria, per quanto urgente e irrinunciabile, è più irta di ostacoli che mai.

C’è scritto a chiare lettere nel nuovo World Energy Outlook , appena presentato a Londra dall’IEA (International Energy Agency). Da qui al 2040 si prevede che la domanda di energia cresca di un corposo 37%. I progressi tecnologici in termini di efficienza lasciano spazio a un po’ di ottimismo, ma – si legge nel rapporto – «le preoccupazioni sulla sicurezza e sulla sostenibilità dell’offerta di energia restano intatte».
Per quanto riguarda la sostenibilità del sistema energetico, si sa bene che sostenibile non è. Secondo le stime dell’IEA, da qui al 2040 il mix mondiale sarà quasi ugualmente diviso in quattro parti: petrolio, carbone, gas e fonti rinnovabili. «In questo scenario – dice Fatih Birol, il capoeconomista che cura il rapporto annuale – le emissioni di anidride carbonica saliranno ancora del 20%, mettendo il mondo sulla traiettoria di un aumento della temperatura media di 3,6 gradi centrigradi»contro i 2 gradi che gli scienziati dell’Ipcc hanno definito come la soglia di rischio.

C’è chi dice che le energie rinnovabili sopravvivono grazie ai sussidi ma – secondo i dati dell’IEA – solare, eolico e biomasse hanno ricevuto 120 miliardi di aiuti nel 2013, contro i 550 dei combustibili fossili. ....
Continua a leggere su  L' Espresso

Tratto da Ansa

Clima, accordo Usa-Cina per la riduzione dell'emissione dei gas serra

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto un importante accordo sulla limitazione delle emissioni di gas serra nel corso di negoziati segreti, che e' stato annunciato mentre i presidenti dei due paesi, il cinese Xi Jinping e l'americano Barack Obama, tenevano un'insolita conferenza stampa a Pechino.

Sia Xi che Obama hanno espresso la loro soddisfazione e hanno sottolineato che i due Paesi, che presi insieme sono responsabili del 45% del totale, continueranno a lavorare insieme nella lotta ai cambiamenti climatici. In base all'accordo, Pechino iniziera' a ridurre le proprie emissioni dal 2030, anno nel quale raggiungera' il picco, mentre Washington si e' impegnata a ridurre le proprie di un quarto entro il 2025.Qui l'articolo integrale


Tratto da La Stampa

Usa-Cina, c’è l’accordo per ridurre il gas serra

Washington promette di tagliare la produzione di Co2 fra il 26% e il 28% entro il 2025. Pechino s’impegna a invertire la rotta entro il 2030 e produrre il 20% dell’energia da fonti alternative. L’intesa è anche una spinta a rinnovare il protocollo di Kyoto. Leggi tutto 

13 settembre 2013

Clima, energia e crisi: la posta in gioco sull'obiettivo Ue per il 2030

Tratto da QualEnergia
 
Per il 2030 un solo obiettivo di riduzione delle emissioni di gas-serra non è sufficiente. Fissare target anche per rinnovabili ed efficienza energetica è indispensabile per rendere sostenibile il sistema energetico, ma anche per aiutarci a uscire dalla crisi.
  Leggi  QUI su Qualenergia   l' intervento di Mauro Albrizio, Direttore Ufficio europeo Legambiente e Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club.
 
Il processo verso un’economia europea a basse emissioni di carbonio può creare nuove opportunità economiche dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite.
.......Un contributo importante può venire anche dal settore delle rinnovabili. Grazie al raggiungimento dell’attuale obiettivo legalmente vincolante del 20% si prevede un incremento netto del PIL europeo dello 0.25% al 2020 e dello 0.45% passando al 45% al 2030. Con un impatto occupazionale rilevante.  Dagli attuali 1.2 milioni di occupati si passa a 2.7 milioni nel 2020 e 4.4 milioni nel 2030.
Insomma, come abbiamo detto tante volte, politiche efficaci contro i cambiamenti climatici, di sostegno alle rinnovabili e all’efficienza non solo comporterebbero una riduzione delle emissioni e una maggior tutela dell’ambiente e della salute, ma sarebbero anche la via migliore per affrontare la crisi economica.
 

25 maggio 2012

Diffusione delle rinnovabili: gli effetti sul prezzo dell'elettricità.Il no all'atomo fa bene alla Germania

 Tratto da Parole verdi.blogosfere.it

 

Diffusione delle rinnovabili: gli effetti sul prezzo dell'elettricità

Cosa comporta la diffusione massiccia delle rinnovabili sul sistema elettrico?

 
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La diffusione delle rinnovabili, cominciamo a rendercene conto, comporta un'alterazione degli equilibri del sistema elettrico.
Incidendo sulla formazione del prezzo del kWh, le rinnovabili intervengono, di conseguenza, sull'intero assetto del sistema elettrico.
Con una rilevanza tanto maggiore quanto più ampia è la loro diffusione.
Noi, in Italia, cominciamo ad acquisire consapevolezza di ciò.
Altrove, lì dove le rinnovabili sono più diffuse, gli effetti sono maggiori.
Guardiamo, ad esempio, a quel che sta avvenendo in Germania.
La diminuzione del prezzo del kWh, causato dalla massiccia immissione in rete di energia da fonte rinnovabile (fotovoltaico ed eolico) pone fuori mercato gli impianti di produzione di energia da fonti tradizionali.
Con conseguenze che vanno nella direzione opposta a quanto si pensava solo un anno fa: Germania rinnovabile che esporta elettricità alla Francia nucleare.
Un esempio che dovrebbe far riflettere sulla delicatezza della fase di transizione che ci apprestiamo a vivere tra un sistema energetico da fonti tradizionali ad uno da fonti rinnovabili.
Con l'auspicio che la gestione della transizione avvenga, evitando di difendere a testa bassa interessi e logiche appartenenti ormai solo al passato.



 Tratto da  Adnkronos.com
Nessun black-out

I super tecnici si erano sbagliati, il no all'atomo fa bene alla Germania


Aumenta l'uso delle rinnovabili e scendono del 2% le emissioni di Co2
Roma, 23 mag. (Adnkronos) - I super tecnici si erano sbagliati. Ad un anno di distanza dall'abbandono del nucleare da parte della Germania con lo spegnimento immediato dei primi otto impianti, il Paese non è precipitato nell'emergenza energetica e non si è verificato nessun black-out . I contraccolpi si sono limitati ad una riduzione nelle esportazioni di energia, passate da 70 terwattora a 7 terawattora. Un bel salto, non c'è che dire ma che non scalfisce la posizione di esportatore netto del Paese.
Eppure le stime allarmistiche erano state più che precise per un Paese che importa il 70% del suo fabbisogno e si erano spinte addirittura a disegnare scenari quasi catastrofici che prevedevano l'aumento dell'uso delle energie convenzionali' (carbone in testa) con conseguente aumento dell emisisioni di Co2. 
In effetti nel Paese è stata autorizzata la costruzione, entro il 2020, di 69 nuove centrali elettriche a gas e a carbone, ma di pari passo i tedeschi hanno diminuito i consumi di energia elettrica nelle case e nelle aziende, compensando la maggiore richiesta di energia durante l'inverno ed ottimizzando i cicli produttivi dell'industria.


Nel 2011 le emissioni di Co2 in Germania sono scese del 2% e ben il 60% dell'energia venuta a mancare con lo spegnimento delle centrali nucleari è stata sostituita con energia prodotta da fonti rinnovabili.  

Anche sul fronte dei prezzi le cose non sono andate come gli esperti avevano previsto: a fronte di un immediato aumento dopo la chiusura delle centrali, ora i prezzi si sono stabilizzati ad un livello inferiore del 15%, ed anche questo risultato è strettamente legato al maggior impiego di rinnovabili, arrivate al 20% del fabbisogno energetico totale.
Su QualEnergia
 Leggi:Intanto la corsa del fotovoltaico tedesco non si arresta

28 aprile 2012

Transizione alle rinnovabili, che succede in Germania?E cosa succede in Italia?

 Tratto da Qual'Energia

Transizione alle rinnovabili, che succede in Germania?

In Germania, ancor più che in Italia, le rinnovabili stanno diventando protagoniste del sistema energetico. In Baviera pesano per il 40% della produzione elettrica, a livello nazionale nel 2011 hanno tagliato del 10% il prezzo del kWh e stanno colmando parte del vuoto lasciato dal nucleare. Andiamo a vedere cosa accade.

Siamo nel bel mezzo dell'era in cui le rinnovabili, da fonti un tempo marginali, stanno cominciando a diventare protagoniste. Una transizione non indolore, come mostra lo scontro tra le fonti pulite e il sistema energetico precostituito in atto nel nostro Paese. Come evolverà la situazione? La risposta non la si può certo avere guardando all'estero, dato che dipenderà in gran parte da scelte nazionali, ma è interessante osservare quel che sta succedendo in Germania, nazione che sembra essere un passo avanti rispetto a noi nel cammino verso il nuovo sistema energetico.


Conforta per esempio il recente comunicato in cui il ministro dell'Ambiente, Norbert Röttgen, tira le somme di come sta procedendo la trasformazione del sistema energetico tedesco. Nonostante la crescita economica e il buco energetico, lasciato dall'atomo dopo che il Paese nel post-Fukushima ha deciso di accelerare l'uscita dal nucleare, la Germania nel 2011 ha tagliato significativamente le proprie emissioni: si è sulla traiettoria per una riduzione di oltre il 40% al 2020 e il merito è in gran parte del crescente contributo delle rinnovabili, spiega Röttgen.
Nel primo trimestre 2011 la produzione da eolico è cresciuta del 35% rispetto all'anno precedente arrivando a 15.682 GWh e quella da fotovoltaico del 40% raggiungendo circa 3.900 GWh. Nel 2011 si sono installati oltre 7,5 GW di fotovoltaico e oltre 2 di eolico (senza contare l'off-shore). Tre anni fa il FV in Germania copriva l'1% del fabbisogno energetico. Ora siamo già al 4% e nei week end estivi il sole arriva a fornire oltre il 50% dell'elettricità. I numeri delle rinnovabili in Germania, insomma, iniziano a essere relativamente importanti: in Baviera - 12,5 milioni di abitanti per 4,3 GW di potenza da fotovoltaico installata - le rinnovabili forniscono già il 40% del fabbisogno elettrico.
..........
Veniamo infine ai costi che l'esplosione delle rinnovabili scarica sulle bollette dei tedeschi: al momento gli incentivi portano a un rincaro in bolletta di 3,6 centesimi di euro/kWh e si prevede ovviamente che questo peso aumenti. Il fardello però grava solo in misura ridotta sull'industria nazionale: le 250 aziende che consumano più elettricità in Germania sono praticamente esenti dagli oneri pro-rinnovabili in bolletta.

In compenso l'effetto di contenimento del prezzo dell'energia a opera delle rinnovabili in Germania sta raggiungendo proporzioni importanti: nel 2011 ha ridotto il prezzo del kWh in Borsa del 10% e ora succede addirittura che in certi giorni l'elettricità, grazie al contributo del fotovoltaico, che produce a costi marginali nulli, costi meno alle 2 del pomeriggio che di notte (la stessa tendenza si sta verificando in Italia, si veda Qualenergia.it, Un cartello delle fossili per difendersi dal fotovoltaico? e Quei 400 milioni che il fotovoltaico fa risparmiare in bolletta).
C'è poi un altro effetto economico che le rinnovabili stanno producendo in Germania: creano occupazione e democratizzano l'energia. Oggi nel Paese gli occupati nel settore dell'energia pulita hanno superato quelli del carbone e del nucleare messi assieme e, mentre nelle energie convenzionali le quattro utility più grandi pesano per tre quarti della potenza, nelle rinnovabili la loro quota di mercato si ferma al 7%: il restante 93% è gestito da aziende più piccole, privati cittadini, agricoltori e comunità locali.

Cosa succede in Italia  ?
 Tratto da Il sole 24 Ore

Bolletta della luce più cara: da maggio aumento del 4,3%


Aumenta il costo dell'elettricità a partire da maggio, con un rincaro della bolletta del 4,3%. Lo comunica l'Autorità per l'energia, affermando che per la famiglia tipo ci sarà una maggiore spesa di altri 21,44 euro su base annua. L'Authority ha approvato infatti l'adeguamento della componente tariffaria a copertura dei costi per gli incentivi diretti alle fonti rinnovabili e assimilate (la componente A3 degli oneri generali di sistema)per tutte le categorie di utenti.(leggi Bollette, quei 2,4 milioni al giorno sprecati per le fossili (19 aprile 2012)
L'adeguamento è in linea con le stime indicate dall'Autorità il 30 marzo, quando ha approvato l'aggiornamento del secondo trimestre 2012 .......
Dal primo maggio, quindi, il prezzo di riferimento dell'energia elettrica sarà di 19,09 centesimi di euro per kilowattora, tasse incluse. La spesa media annua della famiglia-tipo residente, con consumi di 2.700 Kilowattora e potenza impegnata di 3 Kilowatt, sarà pari a 515 euro.

Leggi l'articolo integrale su Il sole 24 Ore
Leggi anche:

23 aprile 2012

Ministro Clini, quanto ci costa non cambiare il nostro impianto generativo?

Riportiamo un articolo tratto da Il Fatto Quotidiano  di oggi .Per una più interessante lettura partiamo dal finale dell'articolo ...
di Ascanio Vitale | 23 aprile 2012

 Ministro Clini, quanto ci costa non cambiare? 

 ........Invece, i nostri “tecnici” cambiano per l’ennesima volta le carte in tavola. 

Il nuovo decreto rinnega quanto dichiarato da questo stesso governo sull’importanza della creazione di una filiera nazionale di settore. Basta incentivi ai moduli fotovoltaici di produzione europea, in favore di quelli cinesi e a scapito dei piccoli produttori nazionali. 
Basta incentivi alla rimozione dell’amianto, proprio quando la sentenza per il caso Eternit di Casale Monferrato aveva riportato al grande pubblico la pericolosità della persistenza di questo materiale nelle nostre case.
 Infine, il taglio ulteriore alle tariffe incentivanti, in nome del risparmio della spesa pubblica.

Dott. Clini, la invito a pubblicare i costi di gestione del sistema energetico tradizionale e delle sue oscillazioni di fornitura di petrolio e gas, che avvengono in funzione degli equilibri politici internazionali. 
  1. Ci faccia sapere quanti sussidi statali reggono ancora l’estrazione, il trasporto, la raffinazione e la vendita di prodotti petroliferi. 
  2.  Ci racconti di quanto costa allo Stato una centrale a carbone, tra danni all’ambiente e l’aumento delle patologie respiratorie e oncologiche nelle aree limitrofe agli impianti.
  3. Andiamo a fare i conti a Taranto o a Mestre, di quanto costi un distretto industriale non sostenibile.
  4.  Facciamo la somma di quanto bestiame, di quanto latte e di quanti pascoli sono andati distrutti o trattati come rifiuto speciale per giustificare inceneritori o centrali a olio combustibile.

La sfido ad avere il coraggio di mostrare al pubblico il vero costo del nostro impianto generativo,
delle multe che ci stiamo approntando a pagare per il mancato rispetto del protocollo di Kyoto 
e del ritardo di innovazione di cui soffre il nostro Paese. 
Un ministro che si rispetti, dovrebbe mostrare indipendenza e obiettività davanti a scelte che influenzano la vita di tutti.

Ecco  la parte iniziale dell'articolo:
E’ difficile comprendere le dinamiche del nostro Paese, divise tra chi concepisce la necessità di uno sviluppo armonico del sistema produttivo, orientato ad un mercato in evoluzione, fondato su sinergie virtuose e sostenibili, e chi continua da anni a seguire i dettami di un’impostazione politica ed economica fallimentare nel lungo termine, ma molto proficua per l’elite che ne raccoglie i frutti nel breve.

Quanto costa lo sviluppo dell’economia verde in Italia?
A mio parere l’ostacolo principale non risiede nel carico economico a cui il sistema Paese è sottoposto, bensì consiste nell’abbattimento degli ultimi, ma forti, baluardi di uno status quo radicato nelle menti di una vecchia classe politica e dirigenziale che, pur vaneggiando, continua ad occupare i posti di comando, soggiogando quanto di buono l’Italia possa offrire, con la scusa della tutela del bilancio pubblico.

Sono anni che i diversi governi, con minime differenze di approccio, imputano alla green economy la responsabilità di assorbire grandi risorse economiche pubbliche, a scapito della crescita e dello sviluppo del Paese. In questi giorni, i riflettori sono puntati sulle energie rinnovabili, per l’imminente pubblicazione dei decreti che definiranno i nuovi schemi incentivanti. Si tratta dell’ormai noto “Conto Energia”, strumento adottato dalla stragrande maggioranza dei Paesi industrializzati, al fine di favorire la transizione dell’impianto generativo nazionale verso tecnologie a basso tenore di carbonio.

Le recenti dichiarazioni dei ministri Clini e Passera restano perfettamente inquadrate nelle politiche dei governi precedenti, alimentando un surreale scetticismo nei confronti di un piano energetico impostato sul forte sviluppo delle fonti rinnovabili. Invece di seguire gli esempi virtuosi di altri Paesi, la cui stabilità economica è favorita da una politica di risparmio energetico e di allontanamento progressivo – o “phase-out” – dalle tecnologie tradizionali, in Italia si portano alla luce solo i costi di questi programmi, non i ricavi.

Non occorre essere esperti di finanza per comprendere l’errore nell’approccio: investire in un piano energetico fortemente rivolto allo sfruttamento di fonti gratuite è una scelta obbligata, al di là di nobili e fondamentali ragioni ambientaliste, per restare al passo con lo sviluppo tecnologico, la ricerca e il mercato europeo. E’ un settore capace di assorbire rapidamente le quote di operai, professionisti e dirigenti che, da altre aree del manifatturiero, oggi agonizzano nel limbo della cassa integrazione.

Si parla di decine di miliardi di introiti che ogni anno proverrebbero dal gettito Iva e dalle altre imposte, dal calo della dipendenza dall’estero di approvvigionamento energetico, spesso legato a prezzi oscillanti che si ripercuotono sull’intera economia nazionale. E ancora, dal risparmio progressivo nelle bonifiche, nella sanità, nella distribuzione energetica, nella valorizzazione del territorio e dalla riattivazione del connubio tra università e industria che oggi resta focalizzato a pochi ambiti, ma che potrebbe sinergicamente contribuire alla riconquista di quei primati nella scienza e nella tecnologia che hanno reso famoso il nostro Paese in passato.....

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Leggi su La Repubblica

Gas serra, emissioni in aumento
Italia più lontana da obiettivo Kyoto

Nel 2010, dopo il crollo del 2009, il dato certificato dall'Ispra è tornato a crescere del 2%. Ora il valore rispetto al 1990 è fermo a -3,5% mentre il Protocollo internazionale ci chiede un taglio del -6,5%.

........I settori delle industrie energetiche e dei trasporti, ricostruisce ancora l'Ispra, "sono quelli che maggiormente contribuiscono alle emissioni totali rappresentando, insieme, più della metà delle emissioni nazionali di gas climalteranti".

Leggi l'rticolo integrale

21 aprile 2012

Mario Agostinelli:La politica energetica dei "tecnici" e gli idrocarburi italiani

Leggi su QualEnergia 

La politica energetica dei "tecnici".......

 Un estratto di un articolo di Mario Agostinelli (scaricabile in pdf) che affronta l'approccio del Governo al tema dell'energia, delle rinnovabili e sulla strategia di far raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi e far diventare l'Italia l’hub del gas in Europa, compromettendo così una vera politica energetica "low carbon".

Quali sono gli equivoci di fondo che non favoriscono un vero cambiamento del sistema energetico attuale? Mario Agostinelli ne parla in un lungo e interessante articolo, dal titolo "Ostacoli e resistenze alla riconversione del sistema energetico" (scarica pdf).  

Pubblichiamo qui un estratto che affronta l'approccio del governo Monti al tema dell'energia, alle rinnovabili e sulla strategia di far raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi.
L’intervento di Corrado Passera a fine marzo rappresenta uno dei primi segnali della volontà del Governo di affrontare la tematica energetica nella sua complessità. Il Ministro ha annesso grande importanza, com'è giusto, all’efficienza energetica. Su questo fronte occorrerà una seria riflessione perché i risultati, specie in questa fase, potranno essere molto rilevanti. Passera si è detto molto preoccupato per il peso sulle bollette delle fonti rinnovabili. Timore comprensibile, in particolare per il fotovoltaico sfuggito di controllo in un periodo in cui mancava addirittura il ministro allo Sviluppo Economico.

Ma riflettiamo un attimo. Intanto, l’impatto dell’energia solare sulla formazione dei prezzi toglierà 1 miliardo alle bollette. Vanno poi conteggiate le riduzioni delle importazioni di gas grazie al boom dell’elettricità verde (3 miliardi di metri cubi in meno nel periodo 2008-2011 e 7 miliardi di CO2 non emessa, con un risparmio per il Paese di 1,5 miliardi di euro). Inoltre, i costi del Cip6, già calati dai 3,6 miliardi del 2006 a 1,2 miliardi, continueranno a ridursi. Un altro paio di miliardi verranno, infine, tolti dalle bollette grazie alla liberalizzazione del mercato del gas. 

Come si vede, il 'fardello' delle rinnovabili risulterà più che dimezzato. E diventerà ancor più leggero considerando tutte le entrate per lo Stato in termini di Iva e di tasse pagate dalle migliaia di aziende che sono sorte.
Ma l’aspetto più rilevante non sta nella sottolineatura, ovvia, sull’efficienza e nemmeno sulla tiepidezza, scontata, sulle rinnovabili: viene qui lanciata la proposta di raddoppiare la produzione nazionale di idrocarburi. Questa propensione a fare dell’Italia l’hub del gas in Europa e a mantenere il sistema dei trasporti inalterato, può venire dal fatto che in una situazione di esposizione del bilancio pubblico si perderebbero le tasse sui prodotti petroliferi (si calcola che per ogni centesimo di euro di aumento del carburante, lo Stato incassi in un anno 400 milioni di euro) e sull'inquinamento da combustione di carbone (accise, prelievi fiscali fissi, carbon tax, gabelle varie) e che gli enormi guadagni dei petrolieri e di ENI ed ENEL verrebbero ridimensionati.

Ma il rischio vero è sul lungo termine .......
Una politica energetica “low carbon” verrebbe così compromessa e la spinta referendaria metabolizzata dal freddo calcolo dei banchieri al Governo.

05 aprile 2012

1)Legambiente:Rinnovabili in bolletta pesano solo per il 10% 2)Futuro roseo per l’energia rinnovabile in Germania

Leggi su La Repubblica

Rinnovabili, i calcoli di Legambiente
"In bolletta pesano solo per il 10%"

L'associazione ha preso in esame la spesa media di una famiglia con un contratto in fascia protetta da 3Kw, pari a 494 euro l'anno. E ne è venuto fuori che il 59,5% va per la produzione in centrali a metano, petrolio e carbone. Gli aumenti non sono quindi colpa degli incentivi per fotovoltaico, eolico, biomasse

di ANTONIO CIANCIULLO
Rinnovabili, i calcoli di Legambiente "In bolletta pesano solo per il 10%"
Le fonti rinnovabili frenano il caos climatico, tolgono di mezzo un po' di smog, evitano le sanzioni europee e producono fatturato facendo crescere l'occupazione. Ma, afferma l'Autorità per l'energia, rappresentano una voce di costo in preoccupante aumento. Per misurare il peso di questa preoccupazione Legambiente ha passato ai raggi x una bolletta da 494 euro l'anno, la media di una famiglia con un contratto in fascia protetta da 3Kw.

La prima sorpresa è venuta da questo primo scorcio del 2012. Dall'inizio dell'anno l'aumento del prezzo del petrolio ha prodotto - nota Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente - un aumento di 49 euro sulla bolletta media, mentre neppure un euro di aumento è stato finora imputato a carico delle rinnovabili. Nei prossimi mesi c'è da attendersi uno scatto di 20 euro per le rinnovabili, ma non è da escludere una nuova crescita anche della quota da petrolio.

Forse  il problema riguarda il passato, la bolletta così come si è andata strutturando negli anni? Vediamo. Il 59,5% di ciò che paghiamo va a compensare l'energia prodotta dalle centrali a metano, petrolio e carbone (sono escluse da questa voce le rinnovabili). Per questa parte della bolletta è significativo l'aumento del gas: più 40% dal 2010.

Poi c'è un 14% destinato ai servizi di rete: dalla distribuzione alle misurazioni. Il 13,5% sono tasse e Iva sui beni e servizi (Iva che si paga anche sugli incentivi sebbene non siano né beni né servizi). Un altro 13% va a imprecisati oneri generali di sistema.

Infine arriviamo agli incentivi per le rinnovabili: sono il 10% per fotovoltaico, eolico, biomasse. Mentre un altro 2% va al Cip6: si tratta delle fonti ufficialmente "assimilabili alle rinnovabili", ma in realtà questa voce copre gli aiuti destinati a raffinerie, inceneritori, acciaierie, impianti a carbone. A chiudere, un altro 1,2% va al nucleare (ricerca e smantellamento delle vecchie centrali).

"Da questi numeri risulta evidente che imputare alle rinnovabili la colpa degli aumenti delle bolletta significa prendersela con un falso bersaglio", commenta il senatore del Pd Francesco Ferrante. "Per far risparmiare le famiglie, senza bloccare di colpo il meccanismo degli incentivi facendo crollare un intero settore produttivo e aumentando la disoccupazione, la strada è un'altra. Bisogna eliminare dalle bollette elettriche i 4 miliardi di euro l'anno che paghiamo per gli oneri impropri e per l'Iva ingiustamente conteggiata. E rendere più flessibile la rete per evitare gli sprechi che oggi incidono pesantemente sul costo dell'energia".

Il bilancio dell'investimento sulle rinnovabili va considerato, come tutti gli investimenti, nel medio periodo. Secondo lo studio dell'istituto Althesys, il calcolo costi-benefici per i soldi spesi in energia pulita dà un beneficio economico netto al 2030 che arriva a 37 miliardi. A patto di portare a termine il percorso: se si interrompesse a metà - cioè prima di raggiungere nel giro di pochi anni la grid parity - resterebbero gli oneri e si perderebbe il beneficio prodotto dalla creazione di un sistema produttivo nazionale.
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 Leggi su Alternativa sostenibile

Rinnovabili: WWF mantenere incentivi per decarbonizzare l'Italia


Cittadini e imprese 'pagano' l'assenza di un piano industriale e di una programmazione energetica, danni ad ambiente e salute di centrali a carbone e a olio combustibile. Le cifre del lavoro in Germania: 340mila addetti nelle rinnovabili contro 50mila del carbone. Alcuni 'pesi' in bolletta: il nucleare di 25 anni fa e le accise sulla benzina per la guerra di Abissinia.
"Gli incentivi per le rinnovabili vanno mantenuti e modulati sull'esigenza di tagliare (fino all'eliminazione completa) le emissioni di CO2 e di sviluppare l'economia del futuro, cioè la 'Green Economy', in Italia, non certo sulla necessità di tappare le falle di un sistema energetico distorto basato sui combustibili fossili". Questo l'appello del WWF Italia 
"Ma la collettività non può farsi carico di questi errori, già paghiamo tutti l'assenza di un piano industriale che sostenga lo sviluppo dell'efficienza energetica e delle rinnovabili, per non parlare dei danni ambientali e alla salute che molti degli impianti convenzionali, in primis le centrali a carbone e a olio combustibile, producono.



Futuro roseo per l’energia rinnovabile in Germania
Nei prossimi otto anni la Germania pianifica di riuscire a ricavare il 35% (il 15% in più di oggi) dell’energia di cui necessita il paese da fonti rinnovabili. Nel 2030 tale quota dovrebbe salire al 50%. Per poter realisticamente ridurre la 
dipendenza energetica da fonti non rinnovabili e riuscire a sfruttare al meglio le tecnologie eoliche e solari è necessario non solo aumentare quantitativamente gli impianti di produzione di energia rinnovabile, ma bisogna essere anche in grado di poter creare riserve di tale energia. Il punto in questione è molto semplice: mentre la quantità di energia prodotta da fonti convenzionali è prevedibile con ampio anticipo, lo stesso non vale per l’energia proveniente da fonti alternative, che è sempre dipendente dalle condizioni metereologiche. Per questo motivo è importante e necessario riuscire a immagazzinare la maggiore produzione di alcuni periodi dell’anno per poterla poi sfruttare nel momento in cui la produzione non riesce a soddisfare il fabbisogno nazionale. Obiettivo è di riuscire a trovare un equilibrio tra domanda e offerta di energia. Per realizzare tale progetto il Governo intende attrare investimenti sostanziosi in accumulatori di energia nel più prossimo futuro tramite prestiti agevolati presso la KfW (Banca per lo sviluppo). (ICE BERLINO)

14 dicembre 2011

Corrado Clini: via dalle grandi centrali, l'energia va prodotta e usata sul territorio.

Tratto da Il Sole24 ore

Clini: via dalle grandi centrali, l'energia va prodotta e usata sul territorio

"Non sono i target globali che salveranno il pianeta, ma le misure concrete prese dalle comunità locali". Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, reduce da Durban e dal clamoroso fiasco delle diplomazie mondiali sulle politiche per il clima, si è consolato ieri a Firenze tra i 400 sindaci ospiti di Matteo Renzi per il consiglio dell'United Cities and Local Governments, la più grande organizzazione internazionale dei governi locali, con oltre 1000 città e 112 associazioni provenienti da 36 Paesi.
"E' urgente sviluppare un rapporto proficuo fra i governi centrali e le città, per riuscire a trasformare il sistema energetico mondiale", ha detto il ministro alla tavola rotonda della sessione plenaria, dedicata al tema della sostenibilità, cui hanno partecipato fra gli altri Bertrand Delanoe, sindaco di Parigi, e Kadir Topbas, sindaco di Istanbul e presidente dell'Uclg.
"Bisogna uscire dalla logica dei grandi impianti di generazione e delle reti lunghe di trasmissione dell'energia elettrica, che comportano forti inefficienze per il sistema", ha detto Clini con la consueta precisione. 
"L'efficienza di una grande centrale alimentata con i combustibili fossili arriva nella migliore delle ipotesi al 50 per cento", ha spiegato Clini, specificando che in questo modo si perde metà dell'energia immessa sotto forma di combustione di gas, olio o carbone.
"Un altro 15 per cento va perso nella trasmissione sulle reti ad alta tensione", ha aggiunto. "La generazione distribuita di energia con le fonti rinnovabili raggiunge invece livelli di efficienza almeno del 30 per cento più alti e quindi ha molto più senso dal punto di vista industriale", ha detto Clini.
"La crescita della generazione distribuita da fonti rinnovabili è una svolta importante, perché lega per la prima volta la produzione di energia ai territori", ha sostenuto Clini.
"E' una grandissima occasione per cambiare le nostre abitudini e sviluppare una mentalità più consapevole in materia di efficienza energatica", ha fatto notare. E' chiaro che i comportamenti cambiano più facilmente se gli impianti di generazione elettrica e la gestione dei sistemi di distribuzione non è più remota, ma vicina a casa nostra, spesso addirittura dentro casa nostra, nel caso dei consumatori che diventano anche produttori, i cosiddetti "prosumer", che diventano autonomi installando i pannelli solari sul tetto e vendono energia alla rete invece di comprarla.
"Il sistema dei grandi monopoli che hanno dominato il mondo dell'energia negli ultimi cinquant'anni non è più compatibile con la necessità di uno sviluppo sostenibile", ha commentato Clini, prevedendo la nascita di un sistema diverso, guidato da dinamiche bottom up invece che top down e quindi più facile da governare a livello locale. 
Il futuro dell'energia e della crescita sostenibile, insomma, è in mano ai sindaci, alle piccole imprese di distretto, alle reti sinergiche. Una grande opportunità di crescita e una responsabilità di non poco conto.

"Non sono i target globali che salveranno il pianeta, ma le misure concrete prese dalle comunità locali"
" Il futuro dell'energia e della crescita sostenibile, insomma, è in mano ai sindaci......"
Speriamo vivamente che alle parole  del  Ministro dell'Ambiente C.Clini anche per noi a Savona seguano fatti concreti.
Basta carbone : il nostro territorio ha già pagato pesantemente in danni ambientali e salute .
Ha detto  Clini. "E' una grandissima occasione per cambiare le nostre abitudini e sviluppare una mentalità più consapevole in materia di efficienza energetica".
"Il sistema dei grandi monopoli che hanno dominato il mondo dell'energia negli ultimi cinquant'anni non è più compatibile con la necessità di uno sviluppo sostenibile",
NE SIAMO CONVINTI .....E VOGLIAMO ESSERE PARTECIPI DEL CAMBIAMENTO 
MA PER CORTESIA VOLTIAMO DAVVERO PAGINA.
NON FATEVI AMMALIARE DALLA ....CIRCE DEL CARBONE .
PENSATE AI CITTADINI E AL TERRITORIO.
BASTA CARBONE SUL NOSTRO FUTURO!