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09 novembre 2020

L’aria inquinata uccide mezzo milione di bambini all’anno in tutto il mondo

 Tratto da Ancler.com

L’aria inquinata uccide mezzo milione di bambini all’anno in tutto il mondo – The State of Global air/2020


Lo scorso anno l’inquinamento atmosferico ha causato la morte prematura di quasi mezzo milione di bambini nel loro primo mese di vita, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Inoltre è stato dimostrato che l’esposizione agli inquinanti atmosferici è dannosa anche per i bambini nel grembo materno in quanto può causare un parto prematuro o un basso peso alla nascita. Ed entrambi questi fattori sono associati a una maggiore mortalità infantile. Quasi due terzi dei 500.000 decessi di neonati documentati sono stati associati all’inquinamento dell’aria in-door derivante soprattutto dall’utilizzo di combustibili solidi come carbone, legno e sterco di animali, per cucinare.

La scoperta stata è riportata nel rapporto State of Global Air 2020, che ha esaminato i dati sui decessi in tutto il mondo, in una importante ricerca che collega l’inquinamento atmosferico ai problemi di salute.

Per anni gli esperti medici hanno avvertito dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulle persone anziane e su quelle con problemi di salute. Ma solo adesso stanno iniziando a capire quale sia il bilancio mortale dell’inquinamento sui bambini nel grembo materno.


Katherine Walker, la studiosa dell’ Health Effects Institute, il centro di ricerca che ha pubblicato il rapporto, ha dichiarato: “Non comprendiamo completamente quali siano i meccanismi in questa fase dello sviluppo, ma abbiamo appurato che un qualcosa causa una riduzione della crescita del bambino nel grembo materno e, in definitiva, del peso alla nascita. Esiste un collegamento epidemiologico dimostrato in più paesi con più studi“.
I bambini nati con un basso peso alla nascita sono più suscettibili alle infezioni infantili e alla polmonite. E i polmoni dei bambini prematuri possono non essere completamente sviluppati.
Sono nati in un ambiente ad alto inquinamento e sono più suscettibili dei bambini che sono nati a termine”, ha detto Dan Greenbaum, presidente dell’Health Effects Institute negli Stati Uniti.

Beate Ritz, professore di epidemiologia presso l’UCLA, (Università della California, Los Angeles), che non è stata coinvolta nello studio, ha affermato che l’inquinamento dell’aria nelle città dell’India, del sud-est asiatico e dell’Africa è paragonabile a quello della Londra vittoriana. “Questo non è l’inquinamento atmosferico che vediamo nelle città moderne [del mondo sviluppato] ma quello che avevamo 150 anni fa a Londra e in altri luoghi, dove venivano utilizzati fuochi di carbone in ambienti chiusi. L’inquinamento atmosferico domestico non è stato posto al centro dell’attenzione dai responsabili politici, ma dovrebbe esserlo “, ha detto Ritz. Lo studioso ha sottolineato come il danno provocato ai bambini vada oltre i decessi e che la riduzione dell’inquinamento atmosferico ridurrebbe anche i danni ai sopravvissuti. “Ci sono anche danni al cervello e ad altri organi provocati da questo inquinamento, quindi sopravvivere non è sufficiente, dobbiamo ridurre l’inquinamento atmosferico anche a causa dell’impatto su tutti questi organi“, ha affermato

continua su ancler.com

06 luglio 2020

Nanoparticelle metalliche tossiche inalate da aria inquinata trovate nel tessuto del cuore

Mitocondri (m) del cuore di un bambino di tre anni contenenti nanoparticelle elettrondense (indicate dalle frecce nere)T
Nanoparticelle metalliche di inquinamento atmosferico sono state trovate in importanti di cellule del tessuto del cuore nel corso di uno studio realizzato da esperti della Lancaster University, dell’Università del Montana e dell’Università del Valle del Messico.
I ricercatori, tramite la microscopia elettronica, hanno infatti rilevato la presenza di nanoparticelle metalliche tossiche all’interno dei mitocondri del tessuto cardiaco di vari soggetti deceduti. Si tratta di cellule molto importanti perché forniscono energia al cuore stesso.Tra le nanoparticelle individuate, ricche di ferro e di metalli, i ricercatori hanno scoperto anche il titanio trovato all’interno di cellule cardiache danneggiate di un ventiseienne. Hanno poi trovato nanoparticelle metalliche anche all’interno del cuore di un bambino di tre anni.

Si tratta di organi rimossi da persone morte a seguito di incidenti, persone che erano vissute a Città del Messico, considerata una delle città con l’atmosfera più inquinata del mondo.

Si tratta di risultati che gettano nuova luce su come l’inquinamento atmosferico possa causare lo sviluppo di malattie cardiache. Le particelle metalliche, una volta inseritesi stabilmente nelle cellule del tessuto cardiaco, possono infatti portare a stress ossidativo e ad altre tipologie di danni alle cellule, anche in cuori molto giovani come quelli dei bambini.
Le nanoparticelle vengono inalate attraverso l’apparato respiratorio e, tramite la circolazione del flusso sanguigno, possono giungere al cuore.

“Il fatto che abbiamo trovato queste particelle di metallo all’interno del cuore anche di un bambino di tre anni indica che le malattie cardiache possono iniziare presto nella vita, rivelando solo i suoi effetti clinici completi in seguito vita. È davvero urgente ridurre le emissioni di particelle ultrafini dai nostri veicoli e dall’industria prima di dare la malattia di cuore anche alla prossima generazione”, dichiara Barbara Maher, ricercatrice della Lancaster che ha guidato il team di studi insieme a Lilian Calderón-Garcidueñas.

Approfondimenti


18 settembre 2018

Ricercatori londinesi hanno trovato particelle di carbonio nella placenta - Inquinamento nocivo per il feto

Tratto da https://www.rsi.


Inquinamento nocivo per il feto

Ricercatori londinesi hanno trovato particelle di carbonio nella placenta di alcune donne esposte allo smog

Emersi alcuni collegamenti tra esposizione e parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi respiratori infantili
Quando le donne in gravidanza respirano aria inquinata, le particelle sono in grado di raggiungere la placenta. Lo ha rivelato una ricerca presentata al Congresso Internazionale della Società Respiratoria Europea, che suggerisce un possibile meccanismo di come i feti vengano influenzati dall'inquinamento.
Studi precedenti avevano fatto emergere alcuni collegamenti tra esposizione e parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi respiratori infantili. I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno esaminato le placente di cinque donne incinte che vivevano nella città britannica, non fumatrici.
Il team ha studiato un totale di 3'500 cellule macrofagiche placentari e le ha esaminate con un microscopio ad alta potenza, trovando minuscole particelle di carbonio, create dalla combustione di combustibili fossili.
"La maggior parte delle particelle fuligginose - spiegano i ricercatori - dovrebbe essere inghiottita dai macrofagi all'interno le vie aeree materne. I nostri risultati forniscono la prima prova che possono avere un impatto diretto sul feto".

24 ottobre 2013

1) Respirare aria inquinata cambia il Dna Studio italiano , bastano 7 giorni 2)Pm 2,5 di Quiliano e Vado Ligure sotto la lente del cittadino

Immagine tratta da Facebook del Medico Isde G.Ghirga
Tratto da Adnkronos

Respirare smog cambia il Dna

Studio italiano, bastano 7 giorni

(Adnkronos Salute) - Respirare smog ci cambia il Dna. E bastano solo 7 giorni con i livelli di Pm10 sopra la soglia limite per scatenare questo fenomeno di riprogrammazione dei geni. 

Parola di scienziati italiani. Un gruppo di ricercatori dell'università Statale di Milano (Policlinico di Milano) ha studiato prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli anziani di Boston, adesso gli operai di un'acciaieria italiana. E i risultati sono sempre gli stessi: "Abbiamo scoperto che nelle cellule di persone esposte all'inquinamento dell'aria, il livello di metilazione del Dna (cioè l'aggiunta di particolari gruppi chimici a regioni specifiche di Dna) cambia rispetto a chi non lo è", spiega all'Adnkronos Salute uno degli autori delle ricerche, Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all'Harvard School of Public Health di Boston. "In pratica - conferma - stiamo dimostrando che respirare aria inquinata può mettere a soqquadro il nostro Dna, determinando la riprogrammazione della funzione dei nostri geni, anche soltanto dopo 7 giorni caratterizzati da livelli di inquinamento sopra la soglia". 


..... "Lo studio è confermato da indagini simili che stiamo conducendo su popolazioni italiane e la cosa interessante - sottolinea Baccarelli - è che nella stessa popolazione in cui si è osservata, in concomitanza di picchi di inquinamento, una consistente diminuzione della metilazione di particolari regioni del genoma, si è anche osservato un aumento della frequenza di infarti e ictus. Questo ci fa sospettare che i due fenomeni siano legati".

Immagine tratta da Facebook del Medico Isde G.Ghirga
Ulteriori conferme stanno arrivando dallo studio sugli operai dell'acciaieria. "Li abbiamo reclutati perché lavorano in ambienti in cui le polveri sottili sono molto alte e sono soggetti a un'esposizione intermittente che ci permette di analizzare gli effetti sul Dna a fine turno, facendo confronti con i valori registrati all'inizio del turno.
Immagine tratta da Facebook del Medico Isde G.Ghirga

Dai primi risultati è emerso che i geni infiammatori vengono riprogrammati completamente dalle polveri sottili. E questo tipo di alterazione epigenetica predispone alla trombosi", avverte l'esperto. Questo filone di ricerca nasce da dati epidemiolgici: "Abbiamo osservato che le polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi generati da processi di combustione (traffico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali), attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari - spiega Mannucci - Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, producono grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico". La teoria degli scienziati italiani è che questo fenomeno dipenda da un processo di riprogrammazione dei meccanismi molecolari di tipo epigenetico...... 

 Stesso discorso per l'attività fisica. "Gli effetti dell'inquinamento atmosferico non si fermano all’apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell'organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio - conclude Baccarelli - tanto che uno studio da me guidato, eseguito in Lombardia in collaborazione con il Centro trombosi del Policlinico e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, aveva dimostrato che con un aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d'aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi". 
Immagine tratta da Facebook del Medico Isde G.Ghirga.
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Pm 2,5 di Quiliano e Vado Ligure sotto la lente del cittadino  .
A buon intenditor bastano pochi valori per capire che in questi giorni la qualità dell'aria ( in mancanza di vento ......),anche sul nostro territorio, non è stata delle migliori .

Valori tratti da Ambiente in Liguria   Pm 2,5 di Vado ligure dei giorni 19 - 20 - 21 ottobre  :
57  -  63 -  31
                 

Valori tratti da Ambiente in Liguria Pm 2,5 di Quiliano    dei giorni 19 -20 - 21 otobre   :
54 -  63  -  29

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Informazione :
Dai primi giorni di ottobre sul nostro territorio (dopo parecchi mesi in cui era in funzione un solo gruppo a carbone,dopo il fermo di  entrambi i gruppi per quasi tutto  il mese di agosto) ,attualmente  sono  in funzione nuovamente tutti e due i gruppi a carbone .

12 settembre 2012

1)Ilva Taranto, quasi 100 morti l’anno per l’aria inquinata 2)LAVORARE PER VIVERE E NON PER MORIRE… DON ANDREA GALLO,


Tratto  da Ecologiae                                                  

Ilva Taranto, quasi 100 morti l’anno per l’aria inquinata

Il Gip Patrizia Todisco ha depositato le motivazioni della sentenza con la quale ha deciso la chiusura dello stabilimento Ilva di Taranto finché non verranno apportate migliorie che lo renderanno più salubre. La motivazione principale per cui ha preso quella decisione è che l’acciaieria di fatto sta “ammazzando” i tarantini. Secondo le ultime stime infatti, ogni anno nel capoluogo pugliese si registrano una media di 83 morti legati allo stabilimento, che salgono a 91 nei rioni Tamburi, Paolo VI e Borgo che sono più vicini alla fabbrica.

Che l’aria fosse inquinata, questo ormai lo sapevano anche le pietre. E che a Taranto si morisse di neoplasie polmonari ed altre malattie delle vie respiratorie causate dall’Ilva pure. Ma nonostante questo, era l’unica fonte di lavoro per metà della popolazione, indotto compreso, e si sopportava. Ad aggravare la situazione c’è che ai quasi 500 decessi che si possono attribuire all’aria inquinata, vi si devono aggiungere una media di 648 casi di ricovero l’anno per cause cardio-respiratorie, sempre collegate ai fumi dell’Ilva.

Come dire che o si muore o si vive male.

A pagare il prezzo più alto, come si sa, sono i bambini. Oltre al fatto che Taranto ha una media di leucemie infantili doppia rispetto al resto d’Europa, è stato registrato un “effetto statisticamente significativo per i ricoveri ospedalieri per cause respiratorie” nei bambini al di sotto dei 14 anni. 
Per non parlare degli ex lavoratori dell’Ilva che dopo aver inalato per decenni i fumi (l’azienda ha cominciato a funzionare negli anni ’70) hanno fatto registrare dei livelli record di tumore.
Il record infatti è stato quello di tumore della pleura con un +135% rispetto alla media nazionale, come quello all’encefalo (+111%) o allo stomaco, tutti più del doppio rispetto al normale. Ma non dimentichiamo che l’Ilva è ritenuta responsabile di una serie di neoplasie impressionante come quelle alla prostata o alla vescica, ed altre altre patologie neurologiche.
Si spiega così dunque la sentenza di chiusura dell’impianto, e di fronte a questi numeri siamo curiosi di vedere se ci sarà ancora un politico che spinge per la riapertura senza che la situazione ambientale cambi di una virgola.

Tratto da Peacelink

LAVORARE PER VIVERE E NON PER MORIRE
DON ANDREA GALLO, PER NON DIMENTICARE.