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Visualizzazione post con etichetta placenta. Mostra tutti i post
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14 ottobre 2019

Inquinamento: polveri sottili trovate nel lato fetale della placenta

 Tratto da  Periodo fertile
Quando respiriamo aria inquinata le particelle sottili causate dell’inquinamento atmosferico, non arrivano solo ai polmoni. Uno studio recente ha evidenziato che, in una donna incinta,  arrivano addirittura  all’utero che dovrebbe proteggere  il bambino in crescita.
inquinamento placentaDurante lo studio , pubblicato su Nature Communications a settembre 2019,  i ricercatori hanno analizzato campioni di placenta di donne che hanno partorito in Belgio e hanno trovato particelle di carbone (in pratica fuliggine) incorporate nella placenta, nel lato rivolto verso il bambino
La quantità di queste polveri trovate nella placenta era direttamente correlata al grado di inquinamento del luogo di residenza delle donne analizzate.

La ricerca di Nature Communications è la prima prova diretta che le particelle inquinanti dell’aria  possono penetrare nella parte della placenta che nutre il feto in via di sviluppo.
Potrebbe essere il primo passo per spiegare perché l’elevato inquinamento è collegato ad un aumentato rischio di aborto spontaneo, parto prematuro e bassi pesi alla nascita.
I problemi di sviluppo nel bambino, conseguenti all’esposizione ad inquinanti ambientali sono stati messi in relazione a una risposta infiammatoria all’inquinamento atmosferico da parte del corpo della madre, inclusa l’infiammazione all’interno dell’utero. Ma il nuovo studio, aggrava ulteriormente il problema dimostrando che l’inquinamento dell’aria riesce ad arrivare a contatto diretto con il bambino all’interno dell’utero.

Lo studio in dettaglio
Lo studio ha esaminato in particolare il carbone nero, un inquinante emesso dalla combustione di combustibili fossili come benzina, diesel e carbone. I ricercatori belgi dell’Università Hasselt di Diepenbeek e della Katholieke Universiteit Leuven hanno utilizzato l’illuminazione laser pulsata al femtosecondo per testare la presenza di fuliggine nei tessuti. La tecnica prevede l’uso di flash laser estremamente veloci, (ogni quadrilione di secondo), per eccitare gli elettroni all’interno del tessuto, che quindi emette luce. È noto che tessuti diversi generano determinati colori, come il rosso per il collagene e il verde per le cellule della placenta. Il carbonio nero si distingue per il rilascio di  luce bianca (indicate con le frecce bianche nella foto sotto) .
particelle carbone placenta
I ricercatori hanno anche verificato se la quantità di polveri rilevate in 20 campioni di placenta corrispondesse al grado di inquinamento della zona di residenza delle donne analizzate. Sono stati trovati, come era da aspettarselo,  più polveri di carbone nei campioni di 10 donne che vivevano in zone ad alto inquinamento, rispetto a quelle che vivevano in zone meno inquinate. Nelle donne esposte a minor inquinamento è stata trovata una media di 9.500 particelle per millimetro cubo di tessuto placentare mentre sono state  bel 20.900 particelle per millimetro cubo, quelle trovate in donne che vivevano in zone più esposte agli inquinanti.

Soluzioni?

Gli esperti suggeriscono alle donne in gravidanza di evitare strade trafficate. E per chi vive sempre in zone con alta concentrazione di polveri sottili? Evitare di aprire le finestre dal lato strada… Ma se si vive in una zona dove l’aria che si respira è sempre pessima che si fa? Si usa la maschera a gas?
Basta dare un’occhiata al sito Arpa della propria regione nella sezione dove monitorano le polveri sottili, i PM 10 e PM 2.5 per capire quello che respiriamo quotidianamente. Questa ad esempio è la situazione in Veneto monitorata settimana dopo settimana.
La lotta all’inquinamento ormai deve interessare tutti, ma finché non cambia qualcosa a livello politico, sarà difficile ottenere risultati straordinari.
Sicuramente è in pericolo la nostra salute e quella dei nostri figli, ancora prima che vengano al mondo, e non è più possibile rimandare gli interventi volti a migliorare l’aria che respiriamo giorno dopo giorno. Diamoci da fare, tutti.

20 settembre 2019

L’inquinamento atmosferico può raggiungere il feto: le particelle di carbonio nero riescono ad attraversare la placenta

Tratto da Greenme 

L’inquinamento atmosferico può raggiungere il feto: le particelle di carbonio nero riescono ad attraversare la placenta


placenta feto inquinamento
Particelle di inquinamento atmosferico sono state trovate sul lato fetale della placenta. E’ questo il risultato di uno studio condotto su 28 donne.
La ricerca, condotta da un team della Hasselt University di Diepenbeek, in Belgio e pubblicata su Nature, ha scoperto che l’aria inquinata respirata dalle madri durante la gestazione può arrivare al bambino non ancora nato.
La ricerca ha esaminato 28 placente di neomamme non fumatrici della città di Hasselt, in Belgio. E, triste scoperta, particelle di inquinamento atmosferico (migliaia di minuscole particelle per millimetro cubo di tessuto) sono state trovate sul lato fetale di tutte le placente prese a campione.
I livelli più alti di particelle di carbonio sono stati trovati in 10 madri, proprio quelle che vivevano in zone più inquinate (2,42 microgrammi di nero di carbonio per metro cubo).
Una situazione che ci fa capire come i bambini non ancora nati siano direttamente esposti all’inquinamento prodotto dal traffico automobilistico e dall’uso di carburanti.
Lo studio dimostra dunque e conferma quanto già scoperto da una precedente ricerca: la barriera placentare può essere penetrata da particelle inspirate dalla madre. Il legame tra l’esposizione all’aria inquinata e l’aumento degli aborti, nascite premature e basso peso alla nascita, inizia così ad essere più chiaro anche se ovviamente sono necessari ulteriori studi per accertare il legame tra smog e problemi durante la gravidanza.
La ricerca ipotizza che le particelle stesse possono essere la causa di tali problemi, non solo la risposta infiammatoria che l’inquinamento produce nelle madri.
Il danno ai feti ha conseguenze per tutta la vita e il professor Tim Nawrot dell’Università Hasselt in Belgio, che ha guidato lo studio, ha dichiarato:
Questo è il periodo più vulnerabile della vita. Tutti i sistemi di organi sono in fase di sviluppo. Per la protezione delle generazioni future, dobbiamo ridurre l’esposizione”
E’ evidente che conoscere meglio come l’azione delle particelle di carbonio o nerofumo agiscono sulla gravidanza è importante per tutelare la salute delle donne e dei bambini che vivono in zone inquinate. Per adesso, il consiglio del professor Nawrot è quello di evitare il più possibile le strade trafficate, ovviamente dovrà poi essere risolto il problema a monte, riducendo lo smog dei nostri centri abitati.

18 settembre 2018

Ricercatori londinesi hanno trovato particelle di carbonio nella placenta - Inquinamento nocivo per il feto

Tratto da https://www.rsi.


Inquinamento nocivo per il feto

Ricercatori londinesi hanno trovato particelle di carbonio nella placenta di alcune donne esposte allo smog

Emersi alcuni collegamenti tra esposizione e parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi respiratori infantili
Quando le donne in gravidanza respirano aria inquinata, le particelle sono in grado di raggiungere la placenta. Lo ha rivelato una ricerca presentata al Congresso Internazionale della Società Respiratoria Europea, che suggerisce un possibile meccanismo di come i feti vengano influenzati dall'inquinamento.
Studi precedenti avevano fatto emergere alcuni collegamenti tra esposizione e parto prematuro, basso peso alla nascita, problemi respiratori infantili. I ricercatori della Queen Mary University di Londra hanno esaminato le placente di cinque donne incinte che vivevano nella città britannica, non fumatrici.
Il team ha studiato un totale di 3'500 cellule macrofagiche placentari e le ha esaminate con un microscopio ad alta potenza, trovando minuscole particelle di carbonio, create dalla combustione di combustibili fossili.
"La maggior parte delle particelle fuligginose - spiegano i ricercatori - dovrebbe essere inghiottita dai macrofagi all'interno le vie aeree materne. I nostri risultati forniscono la prima prova che possono avere un impatto diretto sul feto".