COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta decreto salva-Ilva. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta decreto salva-Ilva. Mostra tutti i post

15 giugno 2016

TARANTO INQUINAMENTO ILVA: SECONDO LA ASL I DANNI SONO ORMAI IRREPARABILI

INQUINAMENTO ILVA: SECONDO LA ASL I DANNI SONO ORMAI IRREPARABILI

Tratto da Bioecogeo
Chi comprerà gli impianti dell’Ilva di Taranto potrà spostare in avanti i termini temporali di presentazione e attuazione del piano ambientale. Potrà inoltre ricevere una sorta di immunità, la stessa che adesso è concessa ai commissari e ai subcommissari.. 
BioEcoGeo_taranto

Tutto questo è scritto nel decreto Salva-Ilva, l’ennesimo, pubblicato venerdì scorso in Gazzetta Ufficiale e che da domani sarà sottoposto alla Camera all’esame delle commissioni Ambiente e Attività produttive per la conversione in legge. 
Un testo che ha scatenato le polemiche: «Pensavamo di aver visto tutto con i decreti precedenti, ma quest’ultimo è riuscito a sorprenderci – hanno dichiarato i parlamentari del M5S Con l’ennesimo decreto Salva Ilva il governo oltrepassa il confine della legalità stabilendo per l’eventuale acquirente degli impianti tarantini una licenza di uccidere a norma di legge».
Al M5S ha risposto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti: «Il decreto antepone proprio la valutazione del programma di risanamento ambientale all’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa. Cioè, in altri termini, il dl dice a chiare lettere che solo le offerte il cui piano ambientale risponderà alle regole europee di tutela dell’ambiente e della salute saranno prese in considerazione ai fini della scelta».
Di fatto, nel testo, non c’è nulla per la città di Taranto.
E infatti i cittadini sono sul piede di guerra. Peacelink sta raccogliendo le forze in campo per organizzare una  reazione di massa. Proprio pochi giorni fa l’Asl aveva pubblicato i dati del locale Registro Tumori, confermando che il danno causato dal disastro ambientale e sanitario nel tarantino è già fatto e che se ne pagheranno le conseguenze ancora per anni. Addirittura indipendentemente dalla riduzione della fonte di inquinamento.
Come spiega la dottoressa Antonia Mincuzzi, coordinatrice del Registro Tumori Asl di Taranto, “calcolare quando si avrà il picco del numero dei malati è impossibile. Si tratta di patologie con una latenza varia, i cui fattori scatenanti sono diversi per ciascuna”. I dati aggiornati fanno riferimento agli anni 2009-2011 e parlano chiaro. Nel territorio della provincia di Taranto per alcune patologie ci si ammala molto più che nel resto d’Italia e del mezzogiorno. Come si legge nel report “si evidenziano tassi standardizzati più elevati in provincia di Taranto rispetto al pool nazionale e al pool sud per mesotelioma, carcinoma epatico, vescicale e polmonare nel sesso maschile a conferma della probabile responsabilità di esposizioni professionali”.

30 luglio 2015

Altreconomia : Salvare l'Ilva violando la Carta ....


Tratto da Altreconomia

Ambiente Sette gli articoli della Costituzione che sarebbero stati violati dal Governo

Salvare l'Ilva violando la Carta

Ecco perché il Giudice per le indagini preliminari di Taranto ha sollevato la questione di legittimità costituzionale del cosiddetto decreto "salva Ilva", licenziato dal Governo e approvato con fiducia dal Parlamento. Una norma "improria", "approssimativa" e "grossolana" che ha bloccato il sequestro dell'altoforno Afo2, dove in giugno è morto un operaio

L'Ilva di Taranto viene prima di tutto: della sicurezza di chi ci lavora, dell'ambiente e -da qualche tempo- della Costituzione italiana. Tra la Carta e l’ultimo decreto “salva Ilva” (92/2015) del Governo ci sarebbe infatti una “siderale divergenza”.È per questo motivo che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto, Martino Rosati, ha deciso di sollevare la questione di legittimità costituzionale del provvedimento licenziato dal Governo in fretta e furia sabato 4 luglio, cinque giorni dopo il decreto di sequestro dell’altoforno “Afo2” dell’Ilva. Lì il 12 giugno scorso era morto l’operaio Alessandro Morricella, infortunatosi -secondo l’accusa- per via della “mancata predisposizione di protezioni […] idonee a garantire l’incolumità dei lavoratori”. Non c’erano nemmeno le “strumentazioni per il prelievo della ghisa e la misurazione della relativa temperatura”.
Alla morte segue il sequestro preventivo d’urgenza. Al sequestro seguono titoli scandalizzati di alcuni quotidiani nazionali -per Il Sole 24 Ore “l’incidente mortale sul lavoro verificatosi all'Ilva di Taranto rischia di rendere ancora più complicata l'attuazione del progetto di risanamento”-. E ai titoli segue l’intervento “atecnico e approssimativo” (le parole sono del Gip Rosati) dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi. L’obiettivo dichiarato è salvaguardare l’operatività dell’Ilva.
Lo strumento prende la forma di un decreto legge, licenziato sabato 4 luglio e firmato dal Capo dello Stato Mattarella, dal premier e dai tre ministri Orlando, Guidi e Galletti.......
All’articolo 3, il decreto del governo svuota la portata d’ogni iniziativa che leda l’attività di impresa “degli stabilimenti di interesse strategico e nazionale, che possono continuare ad operare nonostante un provvedimento di sequestro anche “quando lo stesso si riferisca ad ipotesi di reato inerenti alla sicurezza dei lavoratori”.

Le 14 pagine dell’atto sottoscritto dal Gip Rosati e depositato il 14 luglio scorso (qui il documento integrale dalla rivista penalecontemporaneo.it) restituiscono un’immagine drammatica e farsesca dell’azione governativa, bollata come “eccentrica”, “impropria”, dalla “irripetibile singolarità”, per certi versi “grossolana”.
Non si tratta che di un “trattamento di favore” a danno di inviolabili diritti costituzionali -eguaglianza e salute su tutti-, nell’interesse dell’azienda chiamata (per onere e non per obbligo) a redigere entro 30 giorni dall’adozione del provvedimento di sequestro un piano d’intervento senza che nessuno possa eccepirne il contenuto, o verificarne l’attuazione.
“Nulla si dice -scrive Rosati- sulla natura di tali ‘misure aggiuntive’: che quindi potrebbero essere rappresentate, in ipotesi, anche soltanto da meri cartelli di segnalazione, dispositivi di protezione individuale, prassi operative od altri strumenti (come i rudimentali ed estemporanei pannelli metallici che l'ILVA s'è affrettata a piazzare dopo la tragedia morte dell'operaio Morricella), del tutto insufficienti a garantire adeguatamente la sicurezza dei lavoratori”.
Ma l’Ilva viene prima di tutto, nonostante il Gip abbia ricordato che ”Afo2” ha “manifestato anche nei giorni seguenti pericolose disfunzioni, con massive dispersioni di materie incandescenti” e che altro non sia che “un'offesa alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana di chi vi lavora”.
Gli articoli 2, 3, 4, 32, 35, 41 e 112 della Costituzione vengono così sacrificati, in un “regime di deregolamentazione e deresponsabilizzazione” -le parole sono del professor Francesco Forzati dell’Università di Napoli- che abbraccia anche il commissario straordinario Gnudi, cui è riservata dall’inizio dell’anno (decreto 5/2015) una “area di (sostanziale) immunità penale riferita alle azioni attuative del piano previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale Ilva del marzo 2014”.

Leggi anche su Peacelink

Il dossier aggiornato sull'ILVA di Taranto e sulle udienze di "Ambiente Svenduto"

il quartiere tamburi e lo stabilimento ilva di taranto

ILVAdemecum

Qual è la storia dell'ILVA? Cosa sta accadendo in tribunale? Qual è adesso la situazione? Che aria respira la gente? In quanti si ammalano? Quali sono le alternative possibili? A che punto è la procedura di infrazione europea? E in processo quando inizierà? Che cosa possono fare i lavoratori per difendere la salute e il lavoro?
23 luglio 2015 - Associazione PeaceLink
Qual è la storia dell'ILVA? Leggi qui l'articolo integrale

Leggi anche 

05 marzo 2013

Ambiente, salute e lavoro pulito: Oggi 5 marzo assemblea pubblica a Taranto

Tratto da Peacelink
Comunicato stampa

Ambiente, salute e lavoro pulito: Oggi 5 marzo assemblea pubblica a Taranto

Oggi  ore 18.30 assemblea a Taranto.A noi tutti spetta prenderci una giusta e civile rivincita contro la malapolitica e gli inquinatori, perche' Taranto sia libera, finalmente libera
 Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
 
Fiaccolata 05-10-2012Sara' un'assemblea senza sigle ; e' invece un'autoconvocazione ed e' finalizzata a riprendere i contatti fra tutti i gruppi e i cittadini che hanno promosso e organizzato l'imponente manifestazione del 15 dicembre, in cui e' stato contestato il governo e chi lo ha sostenuto nella sciagurata scelta di far passare il cosiddetto "decreto Salva-Ilva", convertendolo in legge.

Il cosiddetto "Salva-Ilva" va fermato anche perche' nella sua formulazione blocca tutte le procure d'Italia che volessero intervenire in situazioni di pericolo simili a quella di Taranto.

La lotta di Taranto e' pertanto nazionale ed emblematica di tutte le citta' inquinate.Occorre riprendere la mobilitazione, anche alla luce anche del nuovo contesto post-elezioni. Occorre mobilitarsi in modo che i provvedimenti di Clini - adottati con il governo Monti e con la complicita' trasversale di tanti parlamentari - siano spazzati via uno dopo l'altro, a partire dal cosiddetto "Salva-Ilva".

Uno Tsunami anti-Clini: questo deve avvenire partendo da Taranto e con l'alleanza di tutte le citta' inquinate.........Occorre una forte e dignitosa riappropriazione della sovranita' popolare.

 
Taranto deve diventare l'emblema di una lotta nazionale di liberazione dall'inquinamento, dagli inquinatori e dai loro alleati politici.
 

Lo tsunami politico di questi giorni deve spazzare via tutto quello che e' stato fatto in campo ambientale dal Ministro Clini contro la nostra volonta'. E' il momento di agire, di mettere da parte ogni divisione e di unirci per vincere nella difficile lotta per la salute, per un lavoro pulito e contro l'inquinamento che ha devastato sia la citta' sia la moralita' stessa della politica, come dimostrano le intercettazioni telefoniche della Procura di Taranto sui cellulari di parlamentari e amministratori.
 A noi tutti spetta dare un forte segnale di iniziativa e di sostegno alla magistratura in un momento in cui la Corte Costituzionale sta vagliando la cosiddetta legge "Salva Ilva" in vista del pronunciamento di costituzionalita' del 9 aprile.

A noi tutti spetta prenderci una giusta e civile rivincita contro la malapolitica e gli inquinatori, perche' Taranto sia libera, finalmente libera.



Leggi su La Repubblica

Clini firma per Agenzia per la protezione dell’Ambiente del Montenegro.....( Qui)

11 gennaio 2013

1) Magistrati di Taranto: Forza,avanti tutta 2)Ilva, la guerra delle leggi:VIOLATE CEDU E TRATTATO DI LISBONA

  Tratto da Peacelink
 Magistrati di Taranto: Forza,avanti tutta

9 gennaio 2013 - Prof. Fabio Matacchiera (Presidente Fondo Antidiossina Onlus)
 Comunicato stampa


La Onlus  Fondo  Antidiossina Taranto, ancora una volta, esprime la propria solidarietà all'azione della magistratura di Taranto, relativamente al "caso Ilva".

Abbiamo appreso ieri che i magistrati della Procura di Taranto hanno nuovamente e con più vigore sollevato la questione di presunta illegittimità del decreto "Salva Ilva", anche rifacendosi ad una presunta violazione di alcuni articoli della Costituzione.  Tale decreto, fortemente voluto dal ministro dell' ambiente Corrado Clini, consente allo stabilimento siderurgico di continuare a produrre, nonostante il sequestro disposto il 26 luglio scorso. Lo "stop" dei magistrati di Taranto era stato deciso  poichè lo stabilimento stesso  "diffonde polveri e sostanze nocive che generano malattie e morte", così come enunciato nel dispositivo giudiziario. 
Concordiamo, pertanto,  con la magistratura, che vi sia un evidente contrasto non solo con gli articoli della Costituzione  Italiana,  ma anche con le norme della  Comunità Internazionale Europea dei Diritti Dell'Uomo.


Il Procuratore Capo, dott. Franco  Sebastio, in modo molto esplicito, parla di una vera e propria "cappa di totale immunità dalle norme penali e processuali". Una situazione che non ha uguali nella storia del nostro ordinamento giuridico. 
Tale scelta del Governo dimostrerebbe, a parere nostro,  che l'orientamento sia proprio quello di voler "immolare" gli stessi operai ed i cittadini di Taranto, per garantire dei profitti ad una economia sostanzialmente malata e, quindi, non a tutela di interessi comuni, ma ben specifici.
Forti anche del nostro incondizionato sostegno e del sempre crescente numero di cittadini stanchi di subire gli effetti di una presenza industriale così deleteria, diciamo ai magistrati di Taranto che si stanno battendo nell'interesse comune: 
 FORZA, AVANTI TUTTA!
Tratto da Giornalettismo

Ilva, la guerra delle leggi

 Per i pm di Taranto il decreto "salva-Ilva" violerebbe le leggi dell'Unione Europea 






Ilva, la guerra delle leggi
Violazione della Carta europea dei diritti dell’uomo e del Trattato di Lisbona: secondo i pm della Procura di Taranto, la legge 231 “salva Ilva” costituirebbe un’aperta violazione dell’articolo 6 della Cedu che prevede “il diritto ad un equo processo”. I pm, inoltre, chiedono di sollevare l’eccezione di incostituzionalità della legge perché questa violerebbe anche il Trattato di Lisbona.
  
VIOLATE CEDU E TRATTATO DI LISBONA - La violazione dell’art.6 della Carta europea dei diritti dell’uomo si esprimerebbe, scrive la Procura, il “sostanziale divieto di agire nei confronti dell’impresa inquinante in ordine ai fatti lesivi compiuti nei 36 mesi concessi dalla normativa esclude in radice qualsiasi azione idonea ad instaurare un giusto processo per tali fatti”. Il Trattato di Lisbona invece, secondo i pm, sarebbe violato dal decreto salva Ilva “nella parte in cui ha modificato i due Trattati fondamentali e cioè quello sull’Unione Europea (Tue) e quello sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue)”. In particolare la Procura ritiene che la normativa nazionale violi l’art.191 del Trattato di Lisbona inerente al cosiddetto “principio di precauzione”, che consiste nell’adozione di “tutte le misure idonee a prevenire il pericolo di danni causati alla salute e all’ambiente anche in situazione di incertezza scientifica”. E i pm concludono: “A Taranto la fase di rischio è stata già ampiamente superata da anni a causa dell’attività del siderurgico”.

LEGITTIMITÀ COSTITUZIONALEGià nel tardo pomeriggio di lunedì, i Pm tarantini avevano chiesto di sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge 231 o, in alternativa, di revocare i custodi-amministratori, “concedendo la facoltà di uso degli impianti di cui l’Ilva è già venuta in possesso”. I pubblici ministeri, ha riportato ieri La Repubblica, hanno sottolineato che la stessa attività di risanamento dei custodi amministratori violerebbe il decreto che “da un lato consente la piena attività produttiva nonostante essa sia foriera di emissioni nocive incontrollate, dall’altro, esclude ed addirittura vieta ai custodi-amministratori (e non solo a loro) di individuare ulteriori criticità”.

ECOLOGISTI DECIMATI - E la faccenda si complica anche sul lato più strettamente politico: gli Ecologisti Democratici hanno infatti deciso di non ricandidare né Roberto Della Seta, capogruppo Pd in commissione Territorio e Ambiente al Senato, né Francesco Ferrante, anch’egli senatore degli Ecodem. “Di mollare non abbiamo la minima intenzione – è la battagliera risposta di Della Seta – Per vent’anni ci siamo battuti per l’ambiente fuori dal Parlamento, continueremo a fare i rompiscatole dove e come possibile. Per usare un’espressione che in questi giorni va di moda il Pd prova a silenziarci, escludendoci dalle liste per le politiche e riducendo ai minimi termini la presenza ecologista tra i futuri parlamentari”. Ferrante e Della Seta sarebbero quindi stati esclusi durante la ”decimazione della pattuglia di ecologisti”, a differenza dei colleghi Ermete Realacci e Laura Puppato, entrambi inseriti nel ”listino” del segretario Bersani.Leggi tutto

Leggi anche su QualEnergia

Svanisce la speranza di un governo ‘green’?

01 dicembre 2012

Ok del Cdm al decreto salva-Ilva, no del gip a dissequestro: è scontro tra poteri.

Tratto da La Repubblica Bari

OK del Consiglio dei Ministri AL DECRETO SALVA-ILVA, NO  del GIP a dissequestro:

E' SCONTRO

Il provvedimento del governo dà forza di legge all'Aia del 26 ottobre: ha durata 6 anni e autorizza la produzione. "I sigilli non impediscono il risanamento". Passera: "Riva si adegui o perde la proprietà". Clini: "La magistratura deve fare i conti con il dl". L'Anm attacca: "Vanifica i provvedimenti". La procura valuta l'eccezione di incostituzionalità o il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato

 Sì del Consiglio dei ministri al decreto salva-Ilva, che autorizza a proseguire con la produzione e conferisce "all'Aia lo status di legge, obbligando l'azienda al rispetto inderogabile delle procedure e dei tempi del risanamento"; se non lo farà potrà dire addio alla proprietà del colosso. Ma no al dissequestro dell'impianto, dice il gip, nonostante l'allarme occupazione lanciato nei giorni scorsi. Ed è scontro.

LA GUERRA SULL'ILVA - Per il governo non c'è incompatibilità tra i provvedimenti di oggi che decidono del più grande siderurgico d'Italia, perché prima dei sigilli "non esisteva il decreto legge" e i provvedimenti "di sequestro e confisca dell'autorità giudiziaria" non impediscono all'azienda di procedere agli adempimenti ambientali e alla produzione e vendita secondo i termini dell'autorizzazione". Il premier: "Qualcuno l'ha chiamato 'decreto salva-Ilva' ma io parlerei di decreto 'salva ambiente, salute e lavoro'. Abbiamo una creatura blindata dal punto di vista della sua effettiva applicazione", ha assicurato Mario Monti spiegando i contenuti del provvedimento. "Non c'è bisogno di rivolgere appelli affinché il decreto non sia impugnato. Abbiamo posto grandissima attenzione di compatibilità alla Costituzione". Ma lo spettro della contrapposizione con la magistratura si è fatto concerto in serata.

  La Procura di Taranto, dopo il no comment iniziale, starebbe infatti valutando l'eventualità di chiedere al Riesame che sia proposta eccezione di incostituzionalità o di sollevare conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato .  

L'Anm attacca: "Il governo - ha dichiarato il segretario dell'Associazione magistrati, Maurizio Carbone - si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro" emessi per "salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni".  

IL DOPPIO PRONUNCIAMENTO - Il Cdm ha varato la legge con cui si garantisce la continuità produttiva e la salvaguardia dell'occupazione "nel pieno rispetto delle fondamentali esigenze di tutela della salute e dell'ambiente, imponendo lo scrupoloso rispetto di tutte le prescrizioni adottate dalle autorità amministrative competenti", recita la nota di Palazzo Chigi. Ma è il premier a precisare che il sequestro è stato disposto quando "non esisteva il decreto legge". Sequestro ribadito oggi dal gip Patrizia Todisco che ha respinto con un'ordinanza l'istanza di dissequestro degli impianti dell'area a caldo del siderurgico presentata la scorsa settimana alla Procura di Taranto dal presidente Bruno Ferrante e l'avvocato del gruppo Marco De Luca. Il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, sull'eventuale conflitto con la magistratura, chiarisce: "Questa è legge. Il tribunale del Riesame dovrà confrontarsi con questa".

L'AFFONDO DELL'ANM -

  In serata "Prendiamo atto - ha detto Carbone - che il governo, di fronte ad una situazione complessa e con gravi ripercussioni occupazionali, si è assunto la grave responsabilità di vanificare le finalità preventive dei provvedimenti di sequestro emessi dalla magistratura e volti a salvaguardare la salute di una intera collettività dal pericolo attuale e concreto di gravi danni". Per Carbone "resta tutta da verificare la effettiva disponibilita dell'azienda ad investire i capitali necessari per mettere a norma l'impianto e ad adempiere alle prescrizioni contenute nell'Aia", tenuto conto che "sino ad ora la proprietà ha dimostrato di volersi sottrarre all'esecuzione di ogni provvedimento emesso dalla magistratura".

Leggi l'articolo integrale