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11 dicembre 2015

MARINA FORTI:PARIGI: CONFLITTO D’INTERESSE SUL CLIMA

Tratto da TERRATERRAONLINE

il blog di Marina Forti


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PARIGI: CONFLITTO D’INTERESSE SUL CLIMA


MarinaForti-bigPolluters
Chiamiamolo conflitto d’interesse. La Conferenza delle Nazioni unite sul clima in corso a Parigi è un affare costoso, come tutti i consessi dell’Onu: e almeno il 20 per cento di questo costo è finanziato da alcune grandi aziende, per lo più del settore dell’energia. Niente male: la conferenza che discute come frenare il cambiamento del clima ed evitare che diventi una catastrofe irreversibile per l’umanità è sponsorizzata dall’industria che più di tutte è direttamente coinvolta nel cambiamento del clima, cioè l’industria energetica; sappiamo tutti ormai che bruciare combustibili fossili è la prima fonte dei gas di serra che riscaldano l’atmosfera terrestre.
Anche le aziende sono corresponsabili della ricerca di soluzioni sul clima, si dirà. Il punto però è quali aziende, e cosa ne ottengono in cambio ...........
Tra gli sponsor di Parigi ad esempio troviamo Engie (già Gaz de France-Suez), Suez Environment, il gruppo bancario Bnp Paribas, Energie de France. Si da il caso che Engie sia proprietaria di 30 centrali a carbone sparse per il mondo (tra cui quella di Vado Ligure, oggi chiusa per ordine della magistratura); in generale produce buona parte della sua energia con nucleare e combustibili fossili (solo il 5% con fonti rinnovabili). Bnp Paribas investe in Canada nelle sabbie bituminose, una delle fonti più controverse per il suo impatto ambientale. Anche Edf possiede una quindicina di centrali a carbone – sto citando l’analisi pubblicata da un gruppo di Ong ambientaliste francesi.
Sponsorizzare la Conferenza sul clima, da parte di grandi inquinatori, è quello che gli ambientalisti chiamano greenwashing, darsi una facciata “verde”? Sì, certo, ma non solo: è anche lotta ideologica, interessi privati nelle politiche pubbliche. Vediamo perché.
“Sapevamo dell’impatto dei combustibili fossili ma l’abbiamo pubblicamente negato”: false pubblicità affisse a Parigi
L’organizzazione non governativa Corporate Accountability International (Cai), che si batte per la trasparenza delle grandi aziende multinazionali, ha analizzato i nessi tra le aziende sponsor, i decisori politici e le istituzioni internazionali e sostiene che la Conferenza di Parigi è diventata sede di un discreto lavoro di lobby: attraverso i negoziati informali che si tengono fuori dalle sedi plenarie per «facilitare» gli accordi, o attraverso le decine di «eventi collaterali» in cui le aziende presentano «innovazioni di mercato» ai problemi ambientali, e cose simili. Così il mondo delle imprese influenza i negoziati a proprio favore.
La vulgata è che le industrie devono contribuire alla soluzione del problema, impegnarsi nella transizione energetica, eccetera eccetera. Spesso gli eventi collaterali sono presentati come «forum pubblici di indirizzo politico», anche se presenziano aziende e governi mentre hanno ben poco spazio le reti della società civile organizzata presenti a Parigi: proprio quelle che rappresentano chi sta già pagando il prezzo di inquinamento e cambiamento del clima.
Insomma: industrie embedded nei negoziati – mentre organizzazioni ambientaliste e reti sociali ne sono escluse, a quanto denuncia un’organizzazione come Friends of the Earth International (a dire la verità, anche i negoziatori dei Paesi meno potenti e più vulnerabili lamentano di essere esclusi dai negoziati veri). Tenute a distanza anche fisica: non è la prima conferenza Onu in cui ciò accade, anche se questa volta ad appesantire la tensione ci sono le misure anti-terrorismo adottate a Parigi dopo la strage di novembre.
La presenza delle imprese nei corridoi dei negoziati del resto non è una novità, e riflette una tendenza ormai affermata: è almeno un decennio che conferenze Onu affidano a «partnership pubblico-privato» le politiche per il clima (ma questo vale anche per altri campi di intervento che dovrebbe essere pubblico, dagli aiuti internazionali per lo sviluppo alla sanità o l’istruzione). È un progetto ideologico e politico: gli Stati delegano le politiche pubbliche all’intervento (e ai finanziamenti) privati; il principio di coinvolgere le «parti sociali» è diventata ricerca di «soluzioni di mercato», di collaborazione tra«mercato e ambiente».
In una nota da Parigi, il magazine americano The Nation commenta: «Chi inquina paga, ma non dovrebbe anche governare».
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Marina Forti

TERRATERRAONLINE

04 dicembre 2015

Attribuiti i Pinocchio Climate awards a Chevron, Edf e Bnp Paribas. Due sono sponsor della Cop21.

Tratto da Greenreport

I Pinocchio climate awards a Chevron, Edf e Bnp Paribas. Due sono sponsor della Cop21

Greenwashing, fracking, carbone e nucleare: le motivazioni dei “premi” alle multinazionali
[4 dicembre 2015]
EDF pinocchio 1
I poco ambiti Pinocchio Climate Awards – Prix Pinocchio du Climat, organizzati ogni anno da Amis de la Terre France insieme a CRID e Peuples Solidaires-Action Aid France, vogliono denunciare la responsabilità di alcune grandi imprese nell’indebolimento delle politiche climatiche e l’impatto delle loro attività sulle comunità locali.  
I tre vincitori di quest’anno sono stati ancora una volta scelti con una votazione on-line durata un mese sul sito  www.prix-pinocchio.org alla quale hanno partecipato circa 43.000 persone e I risultati sono stati annunciati a Parigi, dove è in corso la Conferenza delle parti Unfccc, creando non poco imbarazzo, visto che due dei “vincitori” sono sponsor ufficiali della COP21. Infatti le tre categorie del Pinocchio Climate Awards  se le sono aggiudicate a Chevron, Edf e BNP Paribas.
BNP-Paribas, uno degli sponsor della COP21, ha ricevuto il premio pinocchio «per il suo sostegno finanzirio all’industria del carbone dappertutto nel mondo, in particolare ad enormi centrali in Sudafrica e in India».
L’altro sponsor della COP21, Edf «si è distinta per la sua campagna pubblicitaria mirante a fare del nucleare una “energia pulita” e per i suoi investimenti nelle energie fossili: l’impresa detiene 16 centrali a carbone nel mondo, tra le quali alcune delle più inquinanti d’Europa].
Juliette Renaud, responsabile della campagna Responsabilité sociale et environnementale des entreprises degli Amis de la Terre France ha sottolineato che « Tanto BNP-Paribas che Edf continueranno asd investire massicciamente nelle energie fossili e nel nucleare, faranno parte del problema, non della soluzione. Votando per questi due sponsor della COP21, i cittadini hanno dimostrato di non farsi ingannare dalle loro menzogne che inquinano i negoziati e minano la possibilità di pervenire a un accordo ambizioso ed equo sul clima.  E’ anche un appello al governo francese ad essere coerente e a prendere delle misure urgenti e concrete per una vera transizione energetica che sia giusta, senza energie fossili né nucleare».......
 Poi, tra i 9 peggiori c’è anche un altro sponsor ufficiale della COP21, Engie, «per i suoi investimenti nelle energie fossili».
Les Prix Pinocchio du Climat lancia un paella ai governi perché «Siano prese  delle misure concrete per mettere fine all’impunità della quale oggi beneficiano le grandi imprese, mettendo in atto dei regolamenti obbligatori, come la proposta di legge francese sul dovere di vigilanza delle multinazionali ed i negoziati Onu riguardanti un trattato internazionale obbligatorio sulle multinazionali e i diritti umani».