Tratto da" Il Nolano"Il Professor Mattioli ha ribadito con forza che questi impianti sono molto dannosi per la salute pubblica e ha esortato la politica e i cittadini a fare fronte comune.Il perito industriale Carlo Schiattarella ha proposto dei grafici interessanti i quali dimostrano che il monitoraggio dell’Arpac sugli inquinanti liberati dall’inceneritore è inadeguato e contro legge, in quanto non informa in maniera chiara ed inequivocabile sull’andamento delle emissioni.
Dall’analisi dei dati si evince che le emissioni di benzene, un noto agente cancerogeno, non sono state tutte riportate e questo inficia la registrazione.Ragione per cui è necessario un monitoraggio ‘in continuo’ che dopo un anno e mezzo manca completamente. Gli sforamenti delle particelle PM10 superano i cento nel 2010 e probabilmente i valori per fine anno supereranno quelli del 2009. E questo a danno della salute degli acerrani, in quanto tali agenti possono penetrare nei polmoni e determinare una serie di gravi patologie umane.
Prevista infine un’assemblea delle associazioni promossa dall’Assocampaniafelix e Medici per l’Ambiente campania per il giorno Giovedi’ 14 ottobre 2010 alle 18,30 sempre nella Sala baronale del Castello di Acerra, dove è stato invitato formalmente il sindaco e tutto il consiglio comunale per fare il punto sulle criticità ambientali globali della città e del territorio circostante.Tra gli invitati Tommaso Sodano, Carmine Sommese, Geremia Cavezza, le associazioni Endas, Osis, Eidos, Donne del 29 Agosto, Comitato Contro il megainceneritore di Acerra e altre sigle ambientaliste campane.

In Europa negli ultimi 20 anni si è registrato un incremento medio annuo dell’1,2 % di neoplasie infantili e del 2% di neoplasie adolescenziali. In Italia la situazione è ancora più preoccupante: tra il 1988 e il 2002 si è osservato un aumento della frequenza annua del 2% e il tasso di incidenza per tutti i tumori pediatrici è stato più alto di quello rilevato negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Inoltre, l’incremento più consistente ha riguardato i bambini sotto l’anno di età (+ 3,2%) e alcune forme tumorali (linfomi: + 4,6% annuo; tumori del sistema nervoso centrale: + 2,0% annuo) che hanno registrato in Italia un incremento senza precedenti.
Come possiamo spiegare questo aumento dei tumori già in età pediatrica? La risposta andrebbe ricercata, secondo Burgio, nell’ambiente: “L’incremento dei tumori in genere sembra poter essere un segno-sintomo dell’attuale modello di sviluppo e della conseguente trasformazione molecolare di tutte le matrici dell’ecosfera. Se il cancro fosse una conseguenza di mutazioni essenzialmente casuali, non si spiegherebbe l’aumento di frequenza registrato in pochi decenni, in particolare tra i bambini. Secondo la teoria dell’origine epigenetica delle malattie dell'adulto è probabile che anche i tumori (al pari di molte patologie croniche, infiammatorie e degenerative, tutte del resto in notevole aumento: obesità, diabete di tipo 2, allergie, malattie immunomediate e neurodegenerative) siano il risultato di un processo che inizia in utero (o addirittura nelle cellule germinali) e che induce una riprogrammazione forzata di vari organi e tessuti (programming fetale). Per meglio inquadrare il problema bisogna rifarsi ai modelli molecolari più recenti, secondo i quali il genoma sarebbe un’entità al contempo unitaria e dinamica: una sorta di network molecolare complesso la cui componente più fluida (l’epi-genoma) sarebbe in grado di auto-modificarsi, per adattarsi alle continue modificazioni dell’ambiente.
L’esposizione crescente a piccole quantità di agenti potenzialmente genotossici presenti in ambiente favorirebbero queste trasformazioni e, nel lungo periodo, l’insorgenza di mutazioni.”
Nella lista delle sostanze che minano la stabilità del genoma trovano posto molecole chimiche (benzene, diossine, idrocarburi poliaromatici, pesticidi), metalli pesanti, campi elettromagnetici.
“Tutti questi agenti che l’attuale modello di sviluppo ha moltiplicato e diffuso nell’ambiente possono agire sinergicamente sulle nostre cellule e, in particolare, sul genoma dell’embrione e del feto, rendendolo instabile e aprendo la strada alle mutazioni e, in particolare, alle traslocazioni tipiche di molti tumori infantili”, conclude Burgio.

