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19 aprile 2015

CO.RE.ri : La tecnologia che produce rifiuti

Tratto da CO.RE. ri 

La tecnologia che produce rifiuti

La natura è un ciclo chiuso e non esistono rifiuti secondo natura.
Non ci occorrono strategie partecipate. Vogliamo essere protagonisti del futuro dei nostri territori, non vittime “collaboranti” di strategie altrui. 
Ribadiamo la nostra proposta di opposizione al recupero energetico da rifiuti per puntare davvero alla conservazione della materia, compresa la preziosa materia organica
16 aprile 2015 - Coordinamento Regionale Rifiuti
Politici ed esperti tornano a confrontarsi sul tema rifiuti e i loro convegni-vetrina parlano ancora una volta di tecnologie e di strategie. Cioè si preoccupano ancora di come interferire con i cicli naturali forzando tempi e concentrazione dei fenomeni e dei flussi. Ancora una volta l’approccio è scorretto, coinvolge le conoscenze scientifiche sbagliate, quelle che riproducono e moltiplicano l’errore. Ci chiediamo cosa altro dovrà accadere in Campania, per convincere i “decisori” e gli “intellettuali” che certa tecnologia può solo produrre rifiuti, non eliminarli. Per questo riteniamo utile ribadire che la natura è un ciclo chiuso e non esistono rifiuti secondo natura. E’ perciò una pericolosa forzatura insistere con tecnologie innovative. Ci servono metodologie di gestione della vita dei prodotti, a partire dalla loro progettazione, ci servono filiere di gestione che riducano gli scarti, che rivalutino il valore della materia e la conservino. Non ci occorrono strategie partecipate. Vogliamo essere protagonisti del futuro dei nostri territori, non vittime “collaboranti” di strategie altrui. Perciò chiediamo che progetti e responsabilità ripartano da trasparenti confronti e ricostruzione di concrete responsabilità condivise.
Il grave problema di inquinamento che affligge il territorio campano, gli illeciti che ci hanno invaso minando la salute di troppi concittadini, impongono uno stop ai giochi di parole e alle maschere..........L’inquinamento è spesso connesso a concentrazione di interessi particolari e, purtroppo, abbiamo verificato che queste connessioni tendono a concentrarsi sia in periodi di crescita che di decrescita........

Un biodigestore evita di controllare la qualità della raccolta differenziata e diminuisce la verifica dei risultati. Certamente aumenta il vantaggio economico del gestore del servizio.

Il recupero dei materiali si deve invece fare a monte, al momento della raccolta, non a valle con i trattamenti meccanico biologici. ......... 
Noi ribadiamo la nostra proposta di opposizione al recupero energetico da rifiuti per puntare davvero alla conservazione della materia, compresa la preziosa materia organica. 
Temiamo le conseguenze negative a carico del settore agricolo, laddove si imponesse la logica del recupero di biogas da biomasse coinvolgendo i processi produttivi e di trasformazione agroalimentare.
Resta una definizione da ridefinire: “energia rinnovabile”. Cosa sono le vere rinnovabili? E l’attuale distorta definizione di “rinnovabile” costituisce un limite e un vincolo a sane competitività nella gestione dei rifiuti e del ciclo dei prodotti? Noi pensiamo di si.
Tra i nostri obiettivi: rimuovere rifiuti e biomasse dal novero delle rinnovabili. Cambierebbero molte convenienze!

Leggi su  CO.RE. ri l'articolo integrale 
Napoli 16/4/2015
CO.RE.ri.  - Coordinamento Regionale rifiuti della Campania
Tel: 334-6224313– 393-5477300
http://www.rifiuticampania.org
http://www.facebook.com/CoordinamentoRegionalerifiutiCampania

11 ottobre 2012

Obbligo di intervento degli organi di vigilanza

 Tratto da Peacelink
Rifiuti Tossici

 

Obbligo di intervento degli organi di vigilanza

11 ottobre 2012 - Coordinamento Regionale Rifiuti
Fonte: Assise della città di Napoli e del mezzogiorno d'Italia
Libretto, pubblicato dalle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d'Italia nel 2006, sull'obbligo di intervento da parte degli organi di vigilanza. E' scritto dal giudice Raimondi e può essere determinante per la buona riuscita degli esposti che si intendono presentare.

Allegati

  • Raffaele Raimondi
    PDF logoIl documento è in formato PDF, un formato universale: può essere letto da ogni computer con il lettore gratuito "Acrobat Reader". Per salvare il documento cliccare sul link del titolo con il tasto destro del mouse e selezionare il comando "Salva oggetto con nome" (PC), oppure cliccare tenendo premuto Ctrl + tasto Mela e scegliere "Salva collegamento come" (Mac).

10 ottobre 2010

Inceneritori:Napolitano respinge il ricorso dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra.

Tratto da Peacelink


Napolitano respinge il ricorso straordinario dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra

Il Presidente della Repubblica ha respinto il ricorso contro l’apertura dell’inceneritore di Acerra presentato nel giugno 2009 da comitati e associazioni ambientaliste aderenti al CO.RE.Ri, ilCoordinamento Regionale Rifiuti della Campania, e da alcune aziende agricole acerrane ubicate nelle vicinanze dell’impianto.

E’ di certo paradossale che la notifica del decreto arrivi proprio oggi, ad una settimana dal fermo di tutte e tre le linee dell’inceneritore; tale fermo, stando alle dichiarazioni di un rappresentante della società Partenope Ambiente, che gestisce l’impianto, è dovuto alla rottura delle pareti di materiale refrattario all’interno dei forni causata dai fumi acidi prodotti dalla combustione di rifiuti diversi da quelli per cui l’impianto era stato progettato e costruito.

Tutto questo capita a pochi giorni di distanza dall’audizione, in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, del Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, che sta indagando sulle emissioni dell’inceneritore, il quale ha confermato, ove mai ve ne fosse bisogno, tutti i limiti e difetti dell’impianto.
Cosicché, mentre vengono alla luce in tutta la loro drammaticità i problemi che il CO.RE.Ri. aveva già denunciato a suo tempo, il Presidente della Repubblica, fondandosi su un parere del Consiglio di Stato del maggio 2010, ci manda a dire che tutto va bene. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, il nostro ricorso del 2009 sarebbe un processo alle intenzioni. Sostiene infatti il supremo organo della magistratura amministrativa, nel respingere uno dei motivi del ricorso, che l’autorizzazione, in deroga al già anomalo parere di compatibilità ambientale del 2005, alla combustione di rifiuti diversi dall’ormai fantomatico (e inesistente) CDR campano, sarebbe “ininfluente sulle emissioni” dell’impianto giacché l’Ordinanza del Presidente del Consiglio, quella che prevede tale deroga, avrebbe confermato i limiti di emissione precedentemente previsti:

come se bastasse una legge o un’ordinanza per fermare gli inquinanti al camino.

Che tali “intenzioni” però non fossero delle migliori lo prova il fatto che, a distanza di poco più di un anno da quel ricorso, le centraline collocate nei dintorni dell’impianto hanno fatto già registrare oltre 250 giorni di sforamento dei limiti di emissione degli inquinanti in atmosfera (su poco più di 500 giorni di funzionamento parziale dell’inceneritore) rispetto ai 35 annui previsti dalla normativa.
Il medesimo orientamento lo ha espresso il Consiglio di Stato su un altro dei motivi di ricorso, adducendo incredibilmente il fatto
che la lamentata assenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (obbligatoria, sia per la legge italiana che per quelle europea, per consentire la messa in esercizio di un impianto come quello di Acerra) sarebbe stata superata dalla sua concessione ex lege e dall’approvazione da parte della struttura commissariale di un documento sostitutivo che non solo ha negato la prevista partecipazione dei cittadini al procedimento autorizzatorio, ma ha addirittura previsto l’effettuazione della maggior parte delle complesse attività tecniche necessarie per il collaudo dell’impianto in appena una giorno.


Scopriamo oggi, a distanza di un anno e mezzo dalla sua inaugurazione in pompa magna che, non solo l’inceneritore non sarebbe ancora stato collaudato (per legge avrebbe dovuto esserlo entro il 28 febbraio 2010), ma, secondo i tecnici della provincia di Napoli, non rispetterebbe neppure le prescrizioni del documento sostitutivo dell’AIA.
Se a questo si aggiunge il fatto che, nonostante il funzionamento a singhiozzo, è stato necessario sostituire dapprima le pompe, poi gli impianti di estrazione delle scorie
e oggi si rende necessario spendere dai 10 a 20 milioni di euro per riparare ai danni conseguenti alla improvvida decisione dibruciare qualsiasi cosa in un impianto già obsoleto prima ancora di essere costruito, è evidente che la decisione del Presidente della Repubblica si scontra con una realtà dei fatti del tutto diversa e seriamente preoccupante per la salute dei cittadini.


Ci si chiederà, quindi, come mai si insista tanto su quell’impianto.
E la risposta ce la dà indirettamente il Consiglio di Stato rigettando l’ultimo motivo di ricorso contro l’inceneritore. Il collegio giudicante, presieduto da Alessando Pajno, ha ritenuto i cittadini campani ricorrenti non legittimati a proporre ricorso contro la concessione degli incentivi CIP6 per la produzione di energia elettrica all’impianto di Acerra (che non brucia fonti energetiche rinnovabili e che quindi non ne ha legittimamente diritto)

nella misura in cui la loro posizione di utenti del servizio elettrico che per tale concessione subiscono un danno patrimoniale rappresentato dal contributo addebitato sulla bolletta elettrica non é diversa da quella di qualsiasi altro cittadino che paga l’energia elettrica
. Evitando di addentrarsi nella questione CIP6, quindi, il Consiglio di Stato ha evitato di dover annullare le ordinanze che concedono illegittimamente gli incentivi all’impianto campano. Annullamento che avrebbe avuto come conseguenza il fermo dell’impianto per la sopravvenuta evidente antieconomicità.

E’ chiaro quindi che l’inceneritore di Acerra è prima di tutto e sopra di tutto un grosso business, fatto con i soldi dei cittadini. Talmente grosso che anche la Presidenza della Repubblica e il Consiglio di Stato non si sono permessi di fare un torto alle lobbies inceneritoriste, come sarebbe avvenuto ammettendo il ricorso dei cittadini campani e dunque chiudendo l’impianto.

Ma, fortunatamente, proprio ieri è giunta finalmente la notizia dell’avvio dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli a seguito dell’esposto presentato dal CO.RE.Ri. (a cui si aggiungeva quello del Sen. Tommaso Sodano), sempre nel giugno 2009, per denunciare, anche penalmente, le omissioni e le inadempienze collegate all’impianto acerrano
Ci auguriamo che almeno stavolta il Procuratore Lepore non metta davanti alle esigenze di giustizia quelle ragioni di “opportunità politica” che nell’inchiesta Rompiballe gli impedirono di indagare fino in fondo su tutti gli aspetti dell’affare rifiuti e lo invitiamo a restituirci con coraggio, insieme ai suoi valenti sostituti, un brandello di legalità.

Noi nel frattempo, come Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, stiamo raccogliendo ulteriori elementi che possano risultare utili per le indagini e che forniremo alla Procura di Napoli non appena possibile.

Coordinamento Regionale rifiuti della Campania (CO.RE.Ri)

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Tratto da MARIGLIANO.NET

WWF contro l’inceneritore di Acerra