COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.

QUESTO BLOG UTILIZZA COOKIES ,ANCHE DI TERZE PARTI.SCORRENDO QUESTA PAGINA ,CLICCANDO SU UN LINK O PROSEGUENDO LA NAVIGAZIONE IN ALTRA MANIERA ,ACCONSENTI ALL'USO DEI COOKIES.SE VUOI SAPERNE DI PIU' O NEGARE IL CONSENSO A TUTTI O AD ALCUNI COOKIES LEGGI LA "COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE".
Visualizzazione post con etichetta Ernesto Burgio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ernesto Burgio. Mostra tutti i post

14 agosto 2020

Ambiente e salute : buone pratiche per la salute e l’ ambiente di Ernesto Burgio

Tratto da ISDE Italia 

La monografia “AMBIENTE E SALUTE. Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute”, a cura di Ernesto Burgio, pubblicata dall’Ordine dei Medici di Arezzo, tratta una tematica rivoluzionaria in ambito biomedico che si ispira ad un’idea originaria di Lorenzo Tomatis e che ISDE Italia ha fatto propria.

Per visionarla clicca qui.

 

01 luglio 2020

Ernesto Burgio : Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute

Tratto da Omceoar.it
  Ernesto Burgio
AMBIENTE E SALUTE
Inquinamento, interferenze sul genoma umano e rischi per la salute

 COSA SI DOVREBBE INTENDERE PER 
AMBIENTE E SALUTE?
Se il tema ambiente e salute riscuote scarso interesse tra i medici è perché lo si affronta in gene- re in modo superficiale e poco scientifico. Se ci si rendesse conto che ambiente è letteralmente tutto, una fonte continua di sollecitazioni e informazioni che inducono le cellule e gli organismi in genere a rispondere attivamente e adattivamente: modificando nel breve periodo l’espressio- ne genica di milioni di cellule (cioè tipi e quantità delle proteine prodotte) e nel medio-lungo termine lo stesso assetto (epi)genetico e fenotipico degli organismi.
 E se tenessimo presente che Homo sapiens ha cambiato in pochi decenni la stessa composizione molecolare dell’ecosfera, modificando i cicli biogeochimici che la regolano. Se, insomma, anziché parlare di ambiente e inquinamento in modo vago e impreciso, definissimo con chiarezza il significato di questi ter- mini per meglio valutare la portata delle trasformazioni che abbiamo apportato all’ambiente in un così breve lasso di tempo e le possibili conseguenze che tutto questo potrebbe avere sullo sviluppo ontogenetico di ogni singolo individuo e, quindi, sulla stessa evoluzione filogenetica della nostra specie, il discorso sarebbe diverso. A questo scopo, dovremmo renderci anche pie- namente conto del peso che hanno i nostri modelli nella rappresentazione, comprensione e valu- tazione dei problemi: rappresentazione e valutazione alquanto diverse a seconda che si decida di utilizzare il paradigma neodarwinista, oggi predominante, nel quale l’ambiente ha un ruolo essenzialmente selettivo (sia pur indiretto) sulle infinitesime modifiche stocastiche che avven- gono nel nostro genotipo oppure un modello neolamarckiano, istruttivo e costruttivo, in base al quale ogni informazione proveniente dall’ambiente potrebbe indurre organismi, cellule e geno- mi a modificarsi attivamente e in modo adattivo e predittivo [altrimenti detto: se si propende per l’attuale paradigma DNA/gene-centrico nel quale il “programma genetico” è essenzialmen- te e stabilmente inscritto nel nostro DNA e si trasmette quasi immutato di generazione in gene- razione, oppure per un modello di genoma fluido/dinamico in grado di modificarsi attivamente in risposta alle sollecitazioni/informazioni provenienti dall’ambiente].
È venuto, insomma, il momento di metter mano a un nuovo e più complesso modello di Medicina Ambientale, nella piena consapevolezza che se riusciremo, finalmente, a dotare questa disciplina emergente di solide basi scientifiche, l’interesse di medici e uomini di scienza sarebbe assicurato.


27 settembre 2018

Ernesto Burgio . Inquinamento e cancro: ecco perché i tumori infantili non sono più una «patologia rara»

Tratto da Il Sole 24ore

Inquinamento e cancro: ecco perché i tumori infantili non sono più una «patologia rara»            di Ernesto Burgio*

Generalmente si pensa al cancro come a una malattia della terza età e si sostiene che il trend continuo di incremento di tumori nel corso del XX secolo in tutti i paesi industrializzati possa essere spiegato mediante la teoria dell’accumulo progressivo di lesioni genetiche stocastiche e il miglioramento continuo delle nostre capacità diagnostiche. Troppo spesso si dimentica che l’aumento, dalla fine degli anni ’80 ad oggi, ha riguardato tutte le età e in particolare i giovani e, soprattutto, i bambini. L’incremento significativo di tumori infantili in Europa (ACCIS: Automated Childhood Cancer Information System) e specialmente in Italia negli anni ’90 ha destato apprensione, anche perché impone una riconsiderazione critica dei modelli di cancerogenesi.
Ancora pochi decenni fa i tumori infantili erano una patologia rara e la forma tumorale prevalente era la leucemia linfoblastica, anche nota come “common”, che è oggi curabile nella stragrande maggioranza dei casi. Oggi, invece, uno su 5-600 nuovi nati è destinato ad ammalarsi di cancro prima del compimento del quindicesimo anno d’età; nonostante i miglioramenti prognostici il cancro rappresenta la prima causa di morte per malattia nei bambini che hanno superato l’anno d’età; sono in continuo aumento le forme tumorali prima rare come linfomi, sarcomi, tumori del sistema nervoso e leucemie diverse dalla “common” (e in genere caratterizzate da prognosi molto più severa).
Tali dati provengono dal più grande studio europeo, lo studio ACCIS, coordinato dalla IARC (Agenzia Europea di Ricerca sul Cancro) e non devono essere sottovalutati per almeno quattro ragioni: le notevoli dimensioni del campione in studio (oltre 60 registri oncologici di 19 Paesi europei, per un totale di oltre 150 mila tumori di tutti i tipi); il tempo di osservazione sufficientemente protratto (25 anni); l’incremento massimo nel primo anno di età, che depone per un’origine transplacentare (da esposizione materno-fetale ad agenti pro-cancerogeni) o addirittura transgenerazionale (epigenetica/gametica); il concomitante incremento in tutto il Nord del mondo di tutta una serie di patologie cronico-degenerative (endocrino-metaboliche: obesità, diabete 2; immunomediate: allergie, malattie autoimmuni; del neuro sviluppo e neuro-degenerative: autismo, ADHD, malattia di Alzheimer), per le quali è stato ipotizzato un ruolo patogenetico significativo degli stessi meccanismi di disregolazione epigenetica precoce (fetal programming) a carico di vari organi e tessuti (Developmental Origins of Health and Diseases) e, quindi, in ultima analisi, un ruolo preponderante dell’ambiente (traffico veicolare, pesticidi, interferenti endocrini, radiazioni ionizzanti e, con sempre maggior evidenza, campi elettromagnetici).
È vero che non tutti gli esperti concordano con queste valutazioni, evidentemente preoccupanti. Alcuni hanno anche affermato che l’incremento massimo si era avuto negli anni ’90 e che i dati più recenti sembravano più confortanti. Purtroppo, l’ultima accurata e ampia revisione dei dati pubblicata recentemente su The Lancet conferma appieno le valutazioni precedenti.
Un’attenta riflessione su questi dati è necessaria e urgente: non soltanto perché nei bambini dovrebbero svolgere un ruolo minore l’esposizione ad agenti inquinanti legata alle cattive abitudini personali (in primis il fumo di sigaretta) e lo stress ma, soprattutto, perché non potrebbe realizzarsi in così breve tempo a partire dal concepimento l’accumulo di alterazioni genetiche tuttora considerate la causa prima di qualsiasi degenerazione tessutale in senso neoplastico.
È opportuno ricordare come, per quanto concerne i tumori della prima infanzia, le prime fasi del processo siano già presenti alla nascita. L'importanza degli eventi genetici insorti in utero è stata per molti anni sospettata sulla base di studi di concordanza su gemelli affetti da leucemia e poi confermata da studi genetici, che hanno trovato nei campioni di sangue calcaneare di neonati, che avrebbero in seguito sviluppato forme leucemiche, le traslocazioni e le sequenze geniche corrispondenti ai geni di fusione successivamente trovati nei blasti. Oggigiorno traslocazioni e cloni pre-leucemici si formano nel feto e nel sangue cordonale con grande frequenza.
Tutto questo è difficilmente accettabile per chi si attenga al paradigma tradizionale del cancro come incidente genetico da mutazioni stocastiche del DNA. È sempre più evidente che il cancro, soprattutto nella prima infanzia, deve essere considerato la conseguenza di una instabilità epigenetica secondaria all’esposizione sempre più precoce e massiccia ad agenti epi-mutageni: una sorta di processo evolutivo/adattativo, potenzialmente fallito o distorto.
Soltanto la riduzione dell’esposizione materno-fetale e infantile a questi fattori e agenti procancerogeni può aiutarci a ridurre l’incremento continuo non solo di tumori infantili e giovanili ma di tutte le patologie croniche - obesità, diabete 2 giovanile, malattie allergiche e autoimmuni, disturbi del neurosviluppo – che sembrano poter avere questa stessa origine.
*European Cancer and Environment Research Institute, Bruxelles

19 febbraio 2017

Ernesto Burgio: dalla gentica all'epigenetica



Tratto da You tube 
INTERESSANTISSIMO VIDEO DI  8 MINUTI .  
NE CONSIGLIAMO LA VISIONE .
Ernesto Burgio: dalla gentica all'epigenetica

Leggi anche su  altervista.org

Epigenetica: Non c’è malattia che non sia indotta dall’inquinamento

AMBIENTE INQUINATO E MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE, INFIAMMATORIE E TUMORALI: NON C’È MALATTIA CHE NON SIA INDOTTA DALL’INQUINAMENTO DELL’AMBIENTE.

Così affermano gli studi relativi a quella che viene definita “rivoluzione epigenetica” e uno tra i maggiori esperti in questo nuovo campo di conoscenze il dr. Ernesto Burgio, presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’Associazione Medici per l’ambiente ISDE (International Society of Doctors for Environment), C
Ma che cos’è l’epigenetica?
In estrema sintesi e in modo semplice si può definire l’epigenetica come quella branca della genetica che studia tutte le modificazioni che alterano l’attività dei geni senza modificare le sequenze del DNA; modifiche che possono essere anche ereditate.
Per semplificare: il DNA  può essere pensato come l’hardware di un computer e le attività ad esso connesse come il software. Il software in questo caso funziona più o meno bene a seconda delle informazioni che gli arrivano dall’esterno, cioè dall’Ambiente. Ogni giorno della nostra vita le nostre cellule ricevono in forma di molecole, correnti elettromagnetiche, sostanze chimiche di sintesi etc., informazioni dall’attuale Ambiente esterno inquinato e inducono interagendo con l’epigenoma il DNA – il genoma –  a funzionare in maniera diversa da come dovrebbe. Il che, in parole povere, significa che l’Ambiente inquinato interferisce in modo negativo sull’attività del DNA. Il dottor Mauro Mocci dell’ISDE, per la verità, ci aveva già trasmesso questa importante informazione nel convegno di Manziana del 2012.
E qual è il dato più allarmante di questi studi epigenetici?
Che trovano riscontro in un aumento spaventoso del numero di malattie cronico-degenerative, infiammatorie e tumorali sempre più in crescita nei paesi industrializzati e quindi con un più alto livello di inquinamento ambientale.
In Italia una persona su due, prima o poi contrae il cancroper non parlare di tutta una serie di altre patologie in continuo incremento. Il problema da affrontare è dunque di ordine collettivo e se la collettività non riuscirà entro fine secolo a fare qualcosa per rovesciare il nostro attuale rapporto con l’Ambiente, l’intera specie umana sarà a rischio.
Queste sono parole del dottor Ernesto Burgio che si fondano anche su dati rilevati e su ricerche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La visione di questi due filmati non lascia più dubbi.
Ma qual è la soluzione?
La soluzione sta in una presa di coscienza collettiva, con o senza il permesso dell’attuale sistema politico-finanziario che ha dimostrato di non avere gli strumenti etici per rinunciare all’attuale modello di sviluppo economico lineare che ci sta portando diritti al rischio estinzione, anche se con un consolatorio stigma “bio” o “green”. Noi cittadini, invece, possiamo ancora fare qualcosa: dobbiamo cambiare la nostra visione del rapporto ambiente-salute ed esigere, senza se e senza ma, che i nostri amministratori centrali o locali compiano il loro mandato nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute, applicando il Documento Programmatico ISDE su Ambiente e Salute (www.isde.it).
Chiediamolo a tutti i Sindaci e a tutti i presidenti di Provincia e Regione. Ci basti pensare che se un paese cosiddetto avanzato eliminasse i pesticidi, nel giro di 10 anni i linfomi si dimezzerebbero.
Senza essere medici o scienziati, questo ci dice che siamo a una svolta importantissima. ........

 

27 gennaio 2017

AMBIENTE INQUINATO E MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE, INFIAMMATORIE E TUMORALI

Tratto da portalemisteri

AMBIENTE INQUINATO E MALATTIE CRONICO-DEGENERATIVE, INFIAMMATORIE E TUMORALI...

NON C’È MALATTIA CHE NON SIA INDOTTA DALL’INQUINAMENTO DELL’AMBIENTE.
Così affermano gli studi relativi a quella che viene definita rivoluzione epigenetica” e uno tra i maggiori esperti in questo nuovo campo di conoscenze il dr. Ernesto Burgio, presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’Associazione Medici per l’ambiente ISDE (International Society of Doctors for Environment), Coordinatore Comitato Scientifico ISDE-Italia, Membro del Comitato Scientifico di ARTAC France (Association pour la Recherche Thérapeutique Anti-Cancéreuse), Membro ENSSER (European Network of Scientists for Social and Environmental Responsibility), Membro Commissione Cancerogenesi Ambientale – AIOM (Ass Italiana di Oncologia Medica),  Membro Commissione Ambiente-Salute della SIP (Società Italiana di Pediatria), Referente regionale Progetti OMS di Promozione della Salute – Sicilia.
Ma che cos’è l’epigenetica?
In estrema sintesi e in modo semplice si può definire l’epigenetica come quella branca della genetica che studia tutte le modificazioni che alterano l’attività dei geni senza modificare le sequenze del DNA; modifiche che possono essere anche ereditate.
Per semplificare: il DNA  può essere pensato come l’hardware di un computer e le attività ad esso connesse come il software. Il software in questo caso funziona più o meno bene a seconda delle informazioni che gli arrivano dall’esterno, cioè dall’Ambiente. Ogni giorno della nostra vita le nostre cellule ricevono in forma di molecole, correnti elettromagnetiche, sostanze chimiche di sintesi etc., informazioni dall’attuale Ambiente esterno inquinato e inducono interagendo con l’epigenoma il DNA – il genoma –  a funzionare in maniera diversa da come dovrebbe. Il che, in parole povere, significa che l’Ambiente inquinato interferisce in modo negativo sull’attività del DNA. Il dottor Mauro Mocci dell’ISDE, per la verità, ci aveva già trasmesso questa importante informazione nel convegno di Manziana del 2012.
E qual è il dato più allarmante di questi studi epigenetici?
Che trovano riscontro in un aumento spaventoso del numero di malattie cronico-degenerative, infiammatorie e tumorali sempre più in crescita nei paesi industrializzati e quindi con un più alto livello di inquinamento ambientale.
In Italia una persona su due, prima o poi contrae il cancroper non parlare di tutta una serie di altre patologie in continuo incremento. Il problema da affrontare è dunque di ordine collettivo e se la collettività non riuscirà entro fine secolo a fare qualcosa per rovesciare il nostro attuale rapporto con l’Ambiente, l’intera specie umana sarà a rischio.
Queste sono parole del dottor Ernesto Burgio che si fondano anche su dati rilevati e su ricerche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
La visione di questi due filmati non lascia più dubbi.
Grazie a questa esposizione molto chiara del dottor Ernesto Burgio ora possiamo tutti sapere che siamo in una vera e propria crisi ambientale e sanitaria e che sarebbe criminale non intervenire subito. Ed è bene sapere che non c’è essere al mondo, nemmeno il bioprofittatore, che non sia esposto alle trasformazioni della composizione dell’aria che respiriamo, alle trasformazioni della catena alimentare (per lo più impregnata di benzene e pesticidi) e alle trasformazioni degli ecosistemi che costituiscono il cuore della biosfera.
Ma qual è la soluzione?
La soluzione sta in una presa di coscienza collettiva, con o senza il permesso dell’attuale sistema politico-finanziario che ha dimostrato di non avere gli strumenti etici per rinunciare all’attuale modello di sviluppo economico lineare che ci sta portando diritti al rischio estinzione, anche se con un consolatorio stigma “bio” o “green”. Noi cittadini, invece, possiamo ancora fare qualcosa: dobbiamo cambiare la nostra visione del rapporto ambiente-salute ed esigere, senza se e senza ma, che i nostri amministratori centrali o locali compiano il loro mandato nel pieno rispetto dell’ambiente e della salute, applicando il Documento Programmatico ISDE su Ambiente e Salute (www.isde.it).
Chiediamolo a tutti i Sindaci e a tutti i presidenti di Provincia e Regione. .......
Ringraziamo di cuore la dottoressa Antonella Litta, referente dell’Associazione medici per l’Ambiente – Isde di Viterbo, che ci ha segnalato questi importantissimi filmati del dottor Ernesto Burgio e precisiamo che il nome Valerio, spesso richiamato dal dottor Burgio, corrisponde alla persona del dottor Valerio Gennaro, epidemiologo dell’IST (Istituto Nazionale Per La Ricerca Sul Cancro) di Genova.

29 luglio 2014

PROF. ERNESTO BURGIO :La Verità sul cancro che nessuno dice

Tratto da You Tube

LA VERITA'SUL CANCRO 

CHE NESSUNO DICE.



                                 
                                  A
Siracusa, 26 luglio 2014 - Ci voleva un convegno come quello organizzato dal "Popolo Inquinato" del quadrilatero industriale Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta per fare alcune scoperte. 
Che il cancro sia correlato all'inquinamento industriale in particolare è ormai un dato di fatto anche se molti tentano di nasconderlo. L'intervento del ricercatore prof. Ernesto Burgio, dell'European Cancer and Environment Research Institute, ha reso chiaro quello che spesso pochi riescono a capire.
La trattazione lucida e comprensibile, in poco più di mezzora e alla presenza di un autorevole pubblico intervenuto presso la Sala Borsellino di palazzo Vermexio, ha reso molte verità nascoste sul cancro. Argomenti e dati provenienti da recenti studi e rilevamenti a livello mondiale.

Ascoltare il professor Burgio sarà illuminante: garantito.
 L'argomento è stato gradito anche dal Procuratore della Repubblica Giordano che sedeva in prima fila. Ci scusiamo per la qualità del filmato nato solo come appunti, ma che non abbiamo potuto tenere solo per noi proprio per l'interesse scientifico che contiene.


_________
Leggi anche su Lanota7

Siracusa – Convegno sull’inquinamento industriale del “Popolo Inquinato”. Rivelazioni eccezionali sul cancro e sulle coperture istituzionali agli inquinatori. 

 Ed ora guardatevi il Video dell' intervento del Prof Burgio poichè (ahimè..) ci potrebbe toccare molto da vicino tutti.  E diffondetelo.

27 gennaio 2014

ISDE .il messaggio medico al Paese e ai decisori politici: "Ora non si può non sapere"......

Riportiamo  il post del 2 ottobre 2013 ricevuto  da Isde.  Post  da non dimenticare.

Taranto: il messaggio medico al Paese e ai decisori politici:

"Ora non si può non sapere"......

C'erano moltissimi medici, sabato 28 settembre nell'aula universitaria di Taranto per seguire il Convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio"......
 

........ "Questa è una giornata che vuole essere simbolo e ripartenza, una giornata che insieme è di denuncia e di richiesta di maggior salute pubblica per tutti".

A Taranto l'inquietante presenza di ciminiere e nubi tossiche è un immagine che si stampa negli occhi, che deturpa la bellezza dei due mari che accarezzano la città. E mentre da Bruxelles arriva la bacchettata ambientale (sotto forma di avvio di procedura di infrazione, in quanto il nostro Paese proprio sull'Ilva non ha rispettato le direttive sulle emissioni inquinanti), dal convegno tenuto in questa città antica e deturpata, è arrivato un messaggio medico scientifico preciso e impegnativo, che Amedeo Bianco, presidente della Federazione, ha sintetizzato in due punti chiave: i medici di tutta Italia sono vicini alla città e i dati scientifici devono orientare le iniziative di tutela della salute.




Mantenendo fede al suo impianto scientifico, il convegno ha presentato approfondimenti e riflessioni che, come detto dal primo relatore Agostino Di Ciaula (ISDE) possono diventare promemoria sanitario per decisori politici. Decisori che devono prendere atto dei dati di carcinomi e dell’incidenza della Bpco, ma anche di quelli dell’abnorme infertilità (20-25%) mostrata da Raffaella Depalo (Policlinico di Bari), come anche dell’insolito dato socio-statistico: Taranto è l’unica città italiana in cui l’aspettativa di vita si è abbassata di due anni, contraddicendo l’orientamento che vuole l’Italia (insieme al Giappone) come il paese più vecchio del mondo. 

Insomma: Taranto rappresenta una sfida.

 A chi fa azienda, a chi gestisce la produzione nel nostro Paese, a chi progetta la sanità pubblica. Una sfida anche per quella parte di mondo medico e di ricercatori (sempre più esigua) che mette in dubbio il rapporto tra inquinanti e salute.

Una sfida e una preoccupazione che Ernesto Burgio, Direttore scientifico dell'ISDE e da un ventennio acceso sostenitore di ricerche "eretiche", ha lanciato anche più in avanti sottolineando che il problema non è solo nei tumori manifesti, visto che"non è la dose che fa il veleno, bensì la quantità nel lungo periodo", nella convinzione che embrioni, feti e gameti sono i target piu sensibili agli agenti inquinanti.


 In una perfetta linea epigenetica, Burgio ha sottolineato che "quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni", citando il Lancet che ormai parla di pandemia quando riporta i dati dell'autismo in zone fortemente inquinate. 
Immagine tratta da Facobook del medico Isde G.Ghirga
 Il riferimento del ricercatore siciliano è quella parte di scienza internazionale che ormai vede il DNA non come un elemento immutabile, ma come un dato "sprogrammabile" fin dall'utero, fortemente mutevole e sottoposto a pressioni ambientali: non a caso esistono centri di ricerca che stanno concentrando il loro lavoro proprio sulle eco-interferenze sul DNA, offrendo chiavi di lettura nuove degli effetti dell'inquinamento sul corpo umano e sui suoi meccanismi.

E dunque che fare? Chiudere, riconvertire, bonificare, statalizzare? I temi del “dopo” sono giustamente rimasti sullo sfondo, ma non si può dimenticare cosa accade da altre parti del mondo.

 Altrove è la stessa classe imprenditoriale a cercare le soluzioni a miglior impatto. Altrove – si pensi al bacino della Ruhr, a Bilbao, a Pittsburgh – la riconversione ha pagato e ha fruttato economicamente al meglio, sia nelle situazioni in cui le fabbriche sono rimaste, sia in quelle in cui le ciminiere sono state sostituite da cultura e turismo. 
Taranto potrebbe essere un modello di rinascita, invece che di morte, soprattutto se accorpata in un ipotetico “piano nazionale” alle altre due grandi aree pericolose del nostro Paese, Marghera e Augusta-Priolo, anch’esse sul mare, anche loro ad altissima incidenza tumorale.

Da Taranto la classe medica rilancia un messaggio chiaro: non chiudiamo gli occhi, partecipiamo e condividiamo dati, preoccupazioni, sfide, affinché diventino coscienza professionale e messaggio politico.


 Come ha sottolineato EmanueleVinci, coordinatore della Commissione ambiente della Federazione nazionale degli Ordini:
 "Ora non si può non sapere......


Walter Gatti

02 ottobre 2013

ISDE da Taranto: il messaggio medico al Paese e ai decisori politici.


Riceviamo da Isde

Taranto: il messaggio medico al Paese e ai decisori politici:

"Ora non si può non sapere"......

C'erano moltissimi medici, sabato 28 settembre nell'aula universitaria di Taranto per seguire il Convegno "Salute, ambiente, lavoro nella città dell’acciaio", proposto dalla FNOMCeO, dagli Ordini provinciali dei medici di Taranto e Brindisi e dall’ISDE, Associazione medici per l’ambiente.
 

........ "Questa è una giornata che vuole essere simbolo e ripartenza, una giornata che insieme è di denuncia e di richiesta di maggior salute pubblica per tutti".

A Taranto l'inquietante presenza di ciminiere e nubi tossiche è un immagine che si stampa negli occhi, che deturpa la bellezza dei due mari che accarezzano la città. E mentre da Bruxelles arriva la bacchettata ambientale (sotto forma di avvio di procedura di infrazione, in quanto il nostro Paese proprio sull'Ilva non ha rispettato le direttive sulle emissioni inquinanti), dal convegno tenuto in questa città antica e deturpata, è arrivato un messaggio medico scientifico preciso e impegnativo, che Amedeo Bianco, presidente della Federazione, ha sintetizzato in due punti chiave: i medici di tutta Italia sono vicini alla città e i dati scientifici devono orientare le iniziative di tutela della salute.

Mantenendo fede al suo impianto scientifico, il convegno ha presentato approfondimenti e riflessioni che, come detto dal primo relatore Agostino Di Ciaula (ISDE) possono diventare promemoria sanitario per decisori politici. Decisori che devono prendere atto dei dati di carcinomi e dell’incidenza della Bpco, ma anche di quelli dell’abnorme infertilità (20-25%) mostrata da Raffaella Depalo (Policlinico di Bari), come anche dell’insolito dato socio-statistico: Taranto è l’unica città italiana in cui l’aspettativa di vita si è abbassata di due anni, contraddicendo l’orientamento che vuole l’Italia (insieme al Giappone) come il paese più vecchio del mondo. Insomma: Taranto rappresenta una sfida. A chi fa azienda, a chi gestisce la produzione nel nostro Paese, a chi progetta la sanità pubblica. Una sfida anche per quella parte di mondo medico e di ricercatori (sempre più esigua) che mette in dubbio il rapporto tra inquinanti e salute.

Una sfida e una preoccupazione che Ernesto Burgio, Direttore scientifico dell'ISDE e da un ventennio acceso sostenitore di ricerche "eretiche", ha lanciato anche più in avanti sottolineando che il problema non è solo nei tumori manifesti, visto che"non è la dose che fa il veleno, bensì la quantità nel lungo periodo", nella convinzione che embrioni, feti e gameti sono i target piu sensibili agli agenti inquinanti.

 In una perfetta linea epigenetica, Burgio ha sottolineato che "quel che si genera adesso lo percepiremo tra 20 anni", citando il Lancet che ormai parla di pandemia quando riporta i dati dell'autismo in zone fortemente inquinate. 
Immagine tratta da Facobook del medico Isde G.Ghirga
 Il riferimento del ricercatore siciliano è quella parte di scienza internazionale che ormai vede il DNA non come un elemento immutabile, ma come un dato "sprogrammabile" fin dall'utero, fortemente mutevole e sottoposto a pressioni ambientali: non a caso esistono centri di ricerca che stanno concentrando il loro lavoro proprio sulle eco-interferenze sul DNA, offrendo chiavi di lettura nuove degli effetti dell'inquinamento sul corpo umano e sui suoi meccanismi.

E dunque che fare? Chiudere, riconvertire, bonificare, statalizzare? I temi del “dopo” sono giustamente rimasti sullo sfondo, ma non si può dimenticare cosa accade da altre parti del mondo. Altrove è la stessa classe imprenditoriale a cercare le soluzioni a miglior impatto. Altrove – si pensi al bacino della Ruhr, a Bilbao, a Pittsburgh – la riconversione ha pagato e ha fruttato economicamente al meglio, sia nelle situazioni in cui le fabbriche sono rimaste, sia in quelle in cui le ciminiere sono state sostituite da cultura e turismo. Taranto potrebbe essere un modello di rinascita, invece che di morte, soprattutto se accorpata in un ipotetico “piano nazionale” alle altre due grandi aree pericolose del nostro Paese, Marghera e Augusta-Priolo, anch’esse sul mare, anche loro ad altissima incidenza tumorale.

Da Taranto la classe medica rilancia un messaggio chiaro: non chiudiamo gli occhi, partecipiamo e condividiamo dati, preoccupazioni, sfide, affinché diventino coscienza professionale e messaggio politico. Come ha sottolineato EmanueleVinci, coordinatore della Commissione ambiente della Federazione nazionale degli Ordini: "Ora non si può non sapere. La FNOMCeO sulle tematiche ambientali ha costituito un gruppo che sta cercando di produrre proposte che prendono atto dei dati della ricerca, ragionando sulla Valutazione dell'impatto sulla salute e sulla Valutazione del danno sanitario. La ratio di tutto questo è una sola: non si può non sapere". Dopo queste giornate tarantine ciò è piu vero che mai. 

Immagine tratta da Facobook del medico Isde G.Ghirga
Walter Gatti

28 dicembre 2010

1)Enel, l'invito di Calogero ai pm: "Andare avanti con l’inchiesta"2)Verità in fumo: inceneritori che inquinano meno di un caminetto......

Tratto da Il Corriere del Veneto

Enel, l'invito di Calogero ai pm: "Andare avanti con l’inchiesta"

Il procuratore generale: certo della loro rettitudine

ROVIGO
Dario Curtarello e Manuela Fasolato possono andare avanti con la loro inchiesta sulla conversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle. Lo afferma Pietro Calogero, procuratore generale presso la Corte d’Appello di Venezia che rappresenta l’intero ufficio requirente del distretto. I due magistrati rodigini, finiti sotto azione disciplinare da parte del Guardasigilli Angelino Alfano, si erano rivolti a Calogero con un semplice quesito. Ovvero se potevano continuare l’inchiesta o se, per ragioni di opportunità e compatibilità, non era il caso di affidarla a un altro pm della Procura di Rovigo. Nella sua risposta, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Venezia non lascia spazio a dubbi. "L’esercizio indipendente e imparziale della giurisdizione - scrive Calogero - non può subire deroghe o limitazioni se non nei soli casi e modi previsti dalla legge. L’esistenza di un’incolpazione disciplinare non integra alcuno dei casi suddetti".

Ma Calogero va anche oltre: "C’è la conoscenza diretta, da parte dello scrivente, della rettitudine e indipendenza dei due magistrati". Che per Curtarello e Fasolato la risposta ottenuta sia un bel viatico, non c’è alcun dubbio. Infatti i due sostituti procuratori devono rispondere di tre contestazioni mosse dal ministro di Grazia e Giustizia. La prima, nei confronti della sola Fasolato, è di essersi occupata dell’inchiesta dall’ottobre 2007 al luglio 2009 «nonostante l’esonero totale in quanto componente della commissione esaminatrice nell’ambito del concorso per 350 posti di uditore giudiziario a Roma». La seconda riguarda lo scambio di corrispondenza sulla conversione a carbone tra la Procura rodigina e i soggetti deputati a decidere sulla fattibilità o meno del progetto Enel. Ovvero il Ministero dell’Ambiente, la Commissione tecnica per la Valutazione di impatto ambientale e la Direzione generale salvaguardia dello stesso dicastero e lo stesso colosso energetico. La terza ipotizza una sorta di «processo di intenzioni» da parte della Procura rodigina alla conversione di Porto Tolle, per un supposto inquinamento ambientale che verrà a determinare. Un elemento, quest’ultimo, che secondo Alfano è tutto ancora da dimostrare. Ora sarà il Procuratore generale in Cassazione a decidere se accogliere la richiesta del ministro di Grazia e Giustizia, o se archiviare.

L’inchiesta di Curtarello e Fasolato è partita nel 2007 contro ignoti per l’ipotesi prevista dall’articolo 437 del codice penale, ovvero «Rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro». Poi si è allargata.....Leggi l'articolo integrale

Antonio Andreotti
27 dicembre 2010

Tratto da Il cambiamento.it

la verità sugli inceneritori

Verità in fumo: inceneritori che inquinano meno di un caminetto......

Vi proponiamo le riflessioni di Roberto Pirani in merito a uno studio del Politecnico di Milano secondo il quale "la concentrazione di polveri ultrafini nelle emissioni degli inceneritori di ultima generazione è inferiore rispetto a quella del fumo di un caminetto".

Il 2 dicembre scorso la versione online della rivista La Nuova Ecologia ha pubblicato un articolo intitolato 'Dai termovalorizzatori meno polveri di un camino' basato su uno studio di un gruppo di ricerca del Politecnico di Milano attivo anche nel campo della consulenza nel settore dell'incenerimento.

In riferimento a questo articolo si può intanto rilevare che non è firmato, forse perché rilancia acriticamente tesi del tutto discutibili. Una slide da Convegno illustra gli sconcertanti dati sanitari (e si tratta solo di alcuni tra studi condotti in Italia) di cui i proponenti degli impianti di incenerimento – apparentemente - non conoscono l'esistenza.

L'enormità di questo assunto: (secondo uno studio del Politecnico di Milano) "la concentrazione di polveri ultrafini nelle emissioni degli inceneritori di ultima generazione è inferiore rispetto a quella del fumo di un caminetto" è tale che non è necessario rispondere, stante la differenza del combustibile preso in esame.

Mesi fa l'International society of doctor for environment (ISDE) ha anche denunciato la manipolazione di studi scientifici nella traduzione dall'inglese all'italiano, per asserire una falsa innocuità degli inceneritori col fine di dare il via ai 4 inceneritori in Sicilia poi cassati per molteplici illegittimità amministrative e procedurali.

L'ISDE e i suoi esponenti sono in grado di dimostrare che le polveri micro e nanometriche sono patogene. Sulle evidenze mai considerate negli studi pro-incenerimento, a prescindere dalle emissioni, si segnala questo sconcertante documento: La favola dell'inceneritore che elimina la discarica.

Nel 2003 all'inceneritore di Brescia vengono conferite 552.138 tonnellate di rifiuti, (rsu: 401.167 t; rifiuti speciali: 27.839 t; biomasse: 121.325 t) la cui combustione genera il seguente risultato:

- scorie: 124.546 t (destinazione: discarica);

- polveri: 28.286 t (destinazione: trattamento rifiuti speciali).

Ovvero: su 550mila tonnellate di rifiuti bruciati, 150mila (poco meno di un terzo) è il prodotto (tossico) che va a finire in discarica (Fonte: Osservatorio sul 'termovalorizzatore' di Brescia)

Questa è la quantità lavorata negli impianti di incenerimento. Asserire che i limiti di legge a metro cubo siano un parametro di sicurezza valido, nasconde come gli inceneritori lavorino in continuo per 250 giorni all'anno minimo.

Un inceneritore funziona 24 ore al giorno e la concentrazione tossica nei milioni di metri cubi che escono da un inceneritore è a dir poco spaventosa.

A tal proposito alleghiamo un documento sui Composti identificati nelle emissioni gassose di un impianto di incenerimento di rifiuti solidi urbani, relativo agli inquinanti organici rilevati.

Altro particolare non trascurabile da segnalare rispetto a questo articolo de La nuova ecologia: il 'termovalorizzatore' non esiste. A termini di legge, evitando parole fuorvianti o fantasiose, questi impianti si chiamano "inceneritore" (anche detto Azienda insalubre di classe I, il riferimento è al Decreto Ministeriale del 05/09/1994. Elenco delle industrie insalubri di cui all'art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie. Emanato dal Ministro della Sanità e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Suppl. Ordin. n° 220 del 20/09/1994).

Avviandoci alla conclusione, una replica sul perché questo articolo de La nuova ecologia risulta a-scientifico, in due slide da convegno diffuse sempre dall'ISDE:

1) La OMS, con un comunicato emesso il 14 Aprile 2005, dichiara che non esiste livello accettabile di sicurezza per il PM2,5 e ciò contrasta con l'attuale ASSENZA di limiti di legge. Sempre l’OMS ha calcolato che queste polveri possono percorrere 300 km in 12 ore. (Se un inquinante non viene ricercato, l'aria risulterà 'pulita' ma a livello sanitario questo dato non ha alcun valore)

2) L’autorevolissima testimonianza del Prof. Maltoni al processo di Marghera, 11 aprile del 2000: “Bisogna fare distinzione fra la soglia decisa come socialmente accettabile e la soglia biologica. Mentre la soglia accettabile viene quantificata sulla base di logiche che sono in parte scientifiche in parte economiche e politiche, la soglia biologica è un'altra cosa e si basa solo sui dati sperimentali. E per i dati sperimentali ogni cancerologo che abbia studiato questi problemi sa che NON ESISTE una soglia limite”. (Questi 'limiti' poi sono tarati su individui adulti, mentre andrebbero posti a difesa dei più deboli: i bambini, che nell'età dello sviluppo sono più fragili degli individui adulti).

L'analisi Il diavolo brucia - di un medico pediatra di stimata professionalità, Ernesto Burgio, anche esso dell'ISDE - completa quello che esce dalle 'magic box', in realtà archeologia industriale nel mondo occidentale.

La legittimità degli ingegneri nel trattare dati sanitari e dare patenti di innocuità agli inceneritori è del tutto discutibile, come si vede, carte alla mano.

L'intero ordine dei medici FRANCESE chiede al proprio governo di non permettere più la costruzione di altri inceneritori, e individua le alternative.

Se la politica invece di ascoltare i proponenti degli impianti ascoltasse i medici, determinate scelte discrezionali compiute abusando degli incentivi occulti via Enel finirebbero del tutto.

Gli inceneritori non servono a trattare rifiuti, ma ad accumulare profitti privati con denaro pubblico.

Se gli estensori di questo studio del Politecnico lo desiderano e sono in grado di dimostrare la validità dei loro assunti, dovrebbero finalmente accettare un confronto di merito coi medici dell'ISDE. Confronto che in tutti questi anni non è mai avvenuto.

Leggi anche: VADO LIGURE, LA CENTRALE A CARBONE COSTA MILIONI DI EURO E MIGLIAIA DI VITE

12 ottobre 2010

Acerra:Sindaco Esposito: "Sequestrare inceneritore"

Tratto da" Il Nolano"
Esposito: "Sequestrare inceneritore"
ACERRA - “Chiederò al Procuratore Mancuso il sequestro dell’inceneritore se mette a repentaglio la salute dei miei cittadini. Inoltre, tra qualche giorno istituiremo l’Osservatorio Comunale ambientale e una Commissione tecnica ‘terza’ costituita da professori universitari di prim’ordine”. Così ha dichiarato il Sindaco di Acerra, Tommaso Esposito a margine del terzo convegno dedicato all’inceneritore di Acerra. Un annuncio storico se vogliamo in quanto è la prima volta che un sindaco chiede il sequestro dell’impianto, nonostante le denunce dei comitati e delle associazioni ambientaliste che da anni avevano evidenziato le anomalie tecnico-giuridiche di un impianto obsoleto e pericoloso per la salute.
E sono state proprio queste anomalie il tema dell’intervento del professor Franco Ortolani, geologo da anni impegnato nella battaglia contro un piano rifiuti che mostra crepe e inquietanti ‘abusi’ compiuti in sede governativa e che hanno imposto alle popolazioni della Campania impianti fuori norma.
Primo tra tutti l’inceneritore, i cui silos di cemento furono costruiti nel pantano e rischiavano in un primo momento di affondare e poi si decise di fare una collinetta artificiale del tutto fuori norma e molto dispendiosa. Inquietante anche l’arcano mistero delle caldaie ‘crepate’ svelato da Alessandro Gatto, presidente regionale del WWF: per bruciare il tal quale, ricco di umido, la temperatura dei forni scende al di sotto dei limiti consentiti (800 gradi centigradi) creando quindi le condizioni per l’emissione di sostanze tossiche come diossine, piombo, mercurio, ossido di azoto e di carbonio e danneggiando i ‘refrattari’ delle pareti interne delle caldaie e delle tubazioni di scarico. Il Professor Capasso del Dipartimento di Chimica ambientale dell’Università di Napoli ha sostenuto la necessità di dotare la città di rilevatori ‘passivi’ degli inquinanti ambientali, oltre a centraline fisse per poter monitorare adeguatamente la qualità dell’aria.
Il Professor Mattioli ha ribadito con forza che questi impianti sono molto dannosi per la salute pubblica e ha esortato la politica e i cittadini a fare fronte comune.
Il perito industriale Carlo Schiattarella ha proposto dei grafici interessanti i quali dimostrano che il monitoraggio dell’Arpac sugli inquinanti liberati dall’inceneritore è inadeguato e contro legge, in quanto non informa in maniera chiara ed inequivocabile sull’andamento delle emissioni.
Dall’analisi dei dati si evince che le emissioni di benzene, un noto agente cancerogeno, non sono state tutte riportate e questo inficia la registrazione.
Ragione per cui è necessario un monitoraggio ‘in continuo’ che dopo un anno e mezzo manca completamente. Gli sforamenti delle particelle PM10 superano i cento nel 2010 e probabilmente i valori per fine anno supereranno quelli del 2009. E questo a danno della salute degli acerrani, in quanto tali agenti possono penetrare nei polmoni e determinare una serie di gravi patologie umane.
Prevista infine un’assemblea delle associazioni promossa dall’Assocampaniafelix e Medici per l’Ambiente campania per il giorno Giovedi’ 14 ottobre 2010 alle 18,30 sempre nella Sala baronale del Castello di Acerra, dove è stato invitato formalmente il sindaco e tutto il consiglio comunale per fare il punto sulle criticità ambientali globali della città e del territorio circostante.
Tra gli invitati Tommaso Sodano, Carmine Sommese, Geremia Cavezza, le associazioni Endas, Osis, Eidos, Donne del 29 Agosto, Comitato Contro il megainceneritore di Acerra e altre sigle ambientaliste campane.
di Gennaro Esposito (Assocampaniafelix) 11/10/2010



Tratto da Italia News.it
Aumentano i tumori dell'infanzia, un sintomo dell' ambiente inquinato

Al Congresso nazionale dell’Associazione Culturale Pediatri, pediatri e medici dell’ambiente si sono confrontati sul binomio ambiente e neoplasie infantili. In Italia si registra un aumento delle neoplasie infantili del 2 per cento ogni anno. L’incremento più consistente riguarda i bambini sotto l’anno di età e alcune forme tumorali: leucemie, tumori del sistema nervoso centrale e linfomi.
Da una lato si assiste a un cambiamento radicale dell’ambiente per mano dell’uomo, dall’altro si registra un notevole aumento di tumori dell’infanzia.
Quale relazione intercorrere tra questi due scenari?Sabato scorso, alla sessione conclusiva del XXII congresso nazionale dell’Associazione Culturale Pediatri (Palermo, 7-9 ottobre), è intervenuto sul tema “cancerogenesi ambientale e neoplasie infantili” Ernesto Burgio, Pediatra, Coordinatore nazionale del Comitato Scientifico di ISDE (International Society of Doctors for Environment).

In Europa negli ultimi 20 anni si è registrato un incremento medio annuo dell’1,2 % di neoplasie infantili e del 2% di neoplasie adolescenziali. In Italia la situazione è ancora più preoccupante: tra il 1988 e il 2002 si è osservato un aumento della frequenza annua del 2% e il tasso di incidenza per tutti i tumori pediatrici è stato più alto di quello rilevato negli Stati Uniti e nel resto d’Europa. Inoltre, l’incremento più consistente ha riguardato i bambini sotto l’anno di età (+ 3,2%) e alcune forme tumorali (linfomi: + 4,6% annuo; tumori del sistema nervoso centrale: + 2,0% annuo) che hanno registrato in Italia un incremento senza precedenti.
“È urgente e necessaria una riflessione approfondita su questi dati: l’incremento delle neoplasie infantili rappresenta un dato significativo e inquietante, che mette in discussione gli attuali modelli di cancerogenesi, che definiscono il cancro come una malattia genetica, conseguente a mutazioni essenzialmente casuali (stocastiche) e selezionate in quanto vantaggiose”, afferma Burgio al Congresso dell’Associazione Culturale Pediatri.

Come possiamo spiegare questo aumento dei tumori già in età pediatrica? La risposta andrebbe ricercata, secondo Burgio, nell’ambiente: “L’incremento dei tumori in genere sembra poter essere un segno-sintomo dell’attuale modello di sviluppo e della conseguente trasformazione molecolare di tutte le matrici dell’ecosfera. Se il cancro fosse una conseguenza di mutazioni essenzialmente casuali, non si spiegherebbe l’aumento di frequenza registrato in pochi decenni, in particolare tra i bambini. Secondo la teoria dell’origine epigenetica delle malattie dell'adulto è probabile che anche i tumori (al pari di molte patologie croniche, infiammatorie e degenerative, tutte del resto in notevole aumento: obesità, diabete di tipo 2, allergie, malattie immunomediate e neurodegenerative) siano il risultato di un processo che inizia in utero (o addirittura nelle cellule germinali) e che induce una riprogrammazione forzata di vari organi e tessuti (programming fetale). Per meglio inquadrare il problema bisogna rifarsi ai modelli molecolari più recenti, secondo i quali il genoma sarebbe un’entità al contempo unitaria e dinamica: una sorta di network molecolare complesso la cui componente più fluida (l’epi-genoma) sarebbe in grado di auto-modificarsi, per adattarsi alle continue modificazioni dell’ambiente.
L’esposizione crescente a piccole quantità di agenti potenzialmente genotossici presenti in ambiente favorirebbero queste trasformazioni e, nel lungo periodo, l’insorgenza di mutazioni.”
“In questo senso il cancro dovrebbe essere considerato – spiega ancora Ernesto Burgio - una malattia al contempo genetica ed epi-genetica: (la conseguenza di) un processo evolutivo distorto che ha le sue prime radici in utero o addirittura nei gameti ed è favorita dall’inquinamento, cioè dalla suddetta trasformazione molecolare dell’ambiente. L’incipit del processo può avvenire già nei gameti dei futuri genitori, o nelle cellule dell’embrione o del feto, che sono particolarmente plastiche (poco differenziate) e in continua proliferazione.”

Nella lista delle sostanze che minano la stabilità del genoma trovano posto molecole chimiche (benzene, diossine, idrocarburi poliaromatici, pesticidi), metalli pesanti, campi elettromagnetici.
“Tutti questi agenti che l’attuale modello di sviluppo ha moltiplicato e diffuso nell’ambiente possono agire sinergicamente sulle nostre cellule e, in particolare, sul genoma dell’embrione e del feto, rendendolo instabile e aprendo la strada alle mutazioni e, in particolare, alle traslocazioni tipiche di molti tumori infantili”, conclude Burgio.