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04 marzo 2016

‘Trivelle nell’Adriatico: Spesso i limiti di legge delle sostanze pericolose non vengono rispettati.

Tratto da Il Fatto Quotidiano

‘Trivelle fuorilegge nell’Adriatico: cozze e sedimenti contaminati vicino a piattaforme’

Greenpeace ha analizzato i dati forniti dal ministero relativi a 34 impianti (su 100 circa). Spesso i limiti di legge delle sostanze pericolose non vengono rispettati. I monitoraggi eseguiti dall’Ispra su commissione di Eni. Le conclusioni dell'ong: “Il controllore è a libro paga del controllato”

Nel Mare Adriatico contaminati sedimenti e cozze in prossimità di piattaforme offshore. Lo rivela il rapporto Trivelle fuorileggedi Greenpeace, nel quale per la prima volta vengono resi pubblici e analizzati i dati del Ministero dell’Ambienterelativi all’inquinamento generato da oltre 30 trivelle attraverso sostanze chimiche pericolose, alcune delle quali associate apatologie gravi come il cancro. I dati contenuti nel dossier rivelano “contaminazioni preoccupanti da idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti” spiega Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna inquinamento. Che sottolinea: “Molte di queste sostanze sono in grado di risalire la catena alimentare”.
L’associazione aveva chiesto i dati di tutte le piattaforme attive nei mari italiani, ma dal Ministero sono arrivati solo quelli relativi al monitoraggio di 34 impianti, tra il 2012 e il 2014. Controlli eseguiti da Ispra e commissionati da Eni. “Il controllore – denuncia Greenpeace – è a libro paga del controllato”. Ilrisultato? Laddove esistono dei limiti fissati dalla legge, letrivelle assai spesso non li rispettano. “La situazione si ripete di anno in anno – denuncia Ungherese – ma ciò nonostante non risulta che siano state ritirate licenze, revocate concessioni o che il Ministero abbia preso altre iniziative per tutelare i nostri mari”.
Le piattaforme in Adriatico – Il Mare Adriatico ospita circa cento piattaforme di estrazione offshore, installate a partire dagli anni Sessanta. Vengono impiegate prevalentemente per lo sfruttamento di giacimenti di gas. La sola zona dell’Alto Adriatico Settentrionale (denominata Zona A nella classificazione del Ministero dello Sviluppo Economico) garantisce circa il 50 per cento annuo del totale del gas estratto a livello nazionale, sia in mare che sulla terraferma. Eppure il gas estratto in Italia soddisfa solo in minima parte (poco più del 10 per cento stando ai dati del 2013) il fabbisogno energetico nazionale. “Solo alcune piattaforme – si legge nel dossier – scaricano direttamente in mare (o iniettano in profondità) le acque di produzione e sono le uniche obbligate a effettuare i monitoraggiambientali”. Estraggono tutte idrocarburi gassosi e sono di proprietà di Eni.
I dati sulle sostanze inquinanti – Nel corso del 2012 l’Ispra(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per conto di Eni, ha monitorato 33 piattaforme offshore, 34 nel 2013 e nel 2014. La verifica ha riguardato la qualità dell’acqua e la presenza di sostanze inquinanti nei sedimenti o negli organismi marini. Per quanto riguarda i sedimenti, i dati elaborati daGreenpeace mostrano una contaminazione ben oltre i limiti previsti dalla legge per almeno una sostanza chimica pericolosa nei tre quarti dei sedimenti marini vicini alle piattaforme.
Parliamo del 76 per cento dei campioni nel 2012, del 73,5 nel 2013e del 79 per cento nel 2014. “I parametri ambientali sono oltre i limiti per almeno due sostanze – rivela il rapporto – nel 67% dei campioni analizzati nel 2012, nel 71% nel 2013 e nel 67% nel 2014. Tra i composti che superano con maggiore frequenza i valori definiti dagli standard di qualità ambientale alcuni metalli pesanti (cromo, nichel, piombo e talvolta anche mercurio, cadmio e arsenico) oltre ad alcuni idrocarburi. Alcune tra queste sostanze sono cancerogene e in grado di risalire la catena alimentare.
La relazione tra l’impatto dell’attività delle piattaforme e la catena alimentare emerge più chiaramente dall’analisi dei tessuti dei mitili prelevati nei pressi delle piattaforme. Circa l’86% del totale dei campioni analizzati supera il limite di concentrazione di mercurio consentito. Circa l’82% presenta valori più alti di cadmio rispetto a quelli misurati nei campioni presenti in letteratura; altrettanto accade per il selenio (77% circa) e lo zinco(63%).
Trasparenza e conflitto di interessi – Lo scorso luglioGreenpeace aveva chiesto, tramite istanza pubblica di accesso agli atti, di ottenere i dati di monitoraggio delle piattaformepresenti nei mari italiani. Il Ministero ha fornito solo i dati relativi a 34 impianti, dislocati davanti alle coste di Emilia Romagna, Marche e Abruzzo. “Delle altre 100 e più piattaforme operanti nei nostri mari, Greenpeace non ha ricevuto alcun dato – spiega l’associazione – o il Ministero non dispone di informazioni in merito (e dunque questi impianti operano senza piani di monitoraggio), oppure ha deciso di non consegnare a Greenpeacetutta la documentazione in suo possesso”.
monitoraggi sono stati eseguiti dall’Ispra (un istituto di ricerca pubblico sottoposto alla vigilanza del Ministero dell’Ambiente) su commissione di Eni, proprietaria delle piattaforme oggetto di indagine. Amare le conclusioni di Greenpeace: “Il controllore è a libro paga del controllato”. “Quel che a nessun cittadino sarebbe concesso – dichiara Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima – viene invece concesso invece aipetrolieri, il cui operato è fuori controllo, nascosto all’opinione pubblica e gestito in maniera opaca”. E invita gli italiani a partecipare al prossimo referendum sulle trivelle del 17 aprile “e a votare ‘sì’ per fermare chi svende e deturpa l’Italia”.

11 ottobre 2012

Ambientalisti convocati in Regione per problematica diossina negli alimenti - Queste le nostre richieste alla Regione Puglia

A TARANTO  I  NODI STANNO ARRIVANDO  AL PETTINE..........
 E CHE NODI!!!!!!!

Tratto da Peacelink
Comunicato stampa

Ambientalisti convocati in Regione per problematica diossina negli alimenti

10 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti

Siamo stati convocari dalla Regione dopo che avevamo denunciato quanto segue:

"Vogliamo che si faccia piena luce sul passato su tutte le ricerche sulla diossina negli alimenti che non hanno mai registrato a Taranto alcun superamento dei limiti di legge, mentre poi quando noi abbiamo fatto fare quelle stesse analisi sono emersi incredibili e scandalosi superamenti"
 
Chiediamo a Nichi Vendola come mai dal 2002 al 2007 sono state analizzate cozze, orate, spigole, carne, uova, latte e mangimi senza mai trovare negli alimenti consumati a Taranto alcun superamento per diossina e PCB. 
Ci riferiamo agli esiti delle 72 analisi PNR e PNAA effettuate dal 16 ottobre 2002 a 23 maggio 2007 presso l'IZS di Foggia. Tutti i dati li riportiamo sul sito www.tarantosociale.org in modo che questi dati divengano di pubblico dominio ed emerga la verità su questo passato nel quale gli alimenti registravano esito sempre "conforme" (ossia erano "a norma") e tuttavia mangiavamo diossina a quattro ganasce.
Invitiamo la Regione a fare luce su questo e a lasciare in pace la dottoressa Muscogiuri. In Regione si interessino di quando tutto risultava a norma di legge, anche perché le carte delle analisi le porteremo alla Procura della Repubblica.
Il tempo dei silenzi è finito".

Altre info su

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/37001.html
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36999.html

Tratto da Peacelink

Queste le nostre richieste alla Regione Puglia


Sarà presente Alessandro Marescotti (PeaceLink) in rappresentanza delle associazioni convocate.
10 ottobre 2012 - Alessandro Marescotti (Presidente Peacelink)

1) RAPPORTI DI PROVA DELLE 72 ANALISI 2002/2007
Chiediamo un'indagine per capire come possa essere accaduto che in nessuna delle 72 analisi effettuate sia stato trovato negli alimenti di Taranto neppure un superamento dei limiti di legge per diossine e PCB.
Chiediamo copia dei rapporti di prova che intendiamo consegnare alla Procura della Repubblica.
Chiediamo in particolare, nel dettaglio, quelli relativi ai mitili per capire come mai non è stato rinvenuto alcun superamento. E se sono stati rinvenuti superamenti dei livelli di azione. Ricordiamo che i livelli di azione fissano soglie oltre le quali viene stimolato un approccio proattivo volto a ridurre la presenza di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF) e PCB diossina-simili negli alimenti. Tali livelli di azione sono uno strumento che permette alle autorità competenti e agli operatori di evidenziare i casi in cui è opportuno identificare le fonti di contaminazione e prendere provvedimenti per la loro riduzione o eliminazione.

La lista delle 72 analisi è online quihttp://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36999.html
Leggi l' articolo integrale   pubblichiamo la Richiesta n°6 perchè molto..... significativa  
Chiediamo di indagare sulle responsabilità di chi non ha informato la popolazione.
Nel 2001 la Commissione Europea inviò agli Stati membri e ai parlamentari europei  una importante comunicazione in cui si legge che "l' esposizione a diossine e a PCB diossino-simili supera la dose tollerabile settimanale (TWI Tolerable Weekly Intake) e la dose tollerabile giornaliera (TDI Tolerable Daily Intake) in parte considerevole della popolazione europea". La comunicazione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 17 novembre 2001 ed è rivolta anche al Consiglio Europeo e al Comitato Economico e sociale. Questa comunicazione a pagina 11 invitava a fornire alla popolazione "informazioni affidabili, accurate, chiare e comprensibili" sul rischio diossina specialmente in zone, come Taranto, dove erano in attività impianti siderurgici di "sinterizzazione". E si aggiungeva:: "Non basta semplicemente informare l' opinione pubblica: occorre anche coinvolgerla affinché contribuisca in modo attivo alla prevenzione delle emissioni di sostanze contaminanti nell' ambiente". Siamo nel novembre del 2001. A Taranto nulla di tutto ciò è stato fatto e l'allarme viene lanciato solo nel 2005, e a farlo è PeaceLink, una comunità di cyberattivisti. Adesso è interdetto il pascolo libero per un raggio di 20 chilometri dall'area industriale e il punto più pregiato del mar Piccolo dove si coltivavano le cozze è considerato area contaminata da diossina. 

Come mai il governo italiano non ha eseguito quanto veniva richiesto dalla Commissione Europea?
Come mai hanno continuato a tenerci all'oscuro della diossina?
Qualcuno non ha fatto il suo dovere e dovrà risponderne ai magistrati.
Dal 2002 al 2007 le autorità preposte non avevano mai trovato diossina e PCB sopra i limiti di legge negli alimenti a Taranto.  
Dal 2008 a oggi su impulso di diverse associazioni, fra cui PeaceLink e il Fondo Antidiossina Taranto Onlus, sono state fatte analisi sugli alimenti.
Ed è esploso il problema diossina.  
E' una storia che ha dell'inquietante. Ma è accaduta veramente.

25 luglio 2012

Linkiesta.Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone

Tratto da Linkiesta

Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone


“Il diritto di critica è espressione del principio costituzionalmente garantito dalla libertà di manifestazione del pensiero. La critica configura l’espressione di un giudizio, di un’opinione, e in quanto tale non può essere rigorosamente obiettiva ma inevitabilmente soggettiva e corrispondente al punto di vista di chi la manifesta.
Il diritto di critica può essere esercitato anche in modo graffiante e con toni aspri, ma pur sempre con il parametro della proporzione tra l’importanza del fatto criticato (e dunque l’interesse pubblico del medesimo) ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata.
Enel è il maggiore utilizzatore in Italia di fonti fossili, in particolare il carbone, quale fonte di energia elettrica per le proprie centrali. A nulla rileva che le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone Enel siano contenute nei rigorosi limiti di legge

Dando per scontato l’interesse pubblico globale in merito a mutamenti climatici del pianeta, fonti energetiche più o meno inquinanti in termini di CO2 e possibili fonti alternative di energia, dannosità per l’ambiente e per la salute umana in genere delle centrali termoelettriche a carbone…
...i termini killer, vittima, crimine, sporca verità configurano un linguaggio adeguato non trasmodante in inutili aggressioni verbali ed attacchi personali, atteso che la durezza delle espressioni è giustificata dalla gravità della tematica affrontata, dal suo rilevante interesse per l’opinione pubblica

Le espressioni utilizzate sono assolutamente proporzionate al fatto e del tutto contenute in limiti accettabili, ancorchè incisive e pungenti.”
(Dalla sentenza del Tribunale di Roma, che ha rigettato il ricorso presentato da Enel e finalizzato alla sospensione della campagna facciamolucesuenel promossa da Greenpeace e alla condanna di quest’ultima)

04 dicembre 2010

VALERIA ROSSI :Com’è profondo il ivello di inquinamento del Nostro mare Ligure


Pubblichiamo un articolo di Valeria Rossi sull' inquinamento dei nostri fondali.

Mettetevi calmi ,leggete attentamente e poi traete le conclusioni che ritenete più opportune .
Conclusioni che dovrebbero trarre prima di tutto coloro che da anni danno le autorizzazioni agli Scarichi alle "Ditte" e soprattutto gli " Enti preposti ai controlli "


BUONA LETTURA A TUTTI.............
MA CI SORGE UN DUBBIO: IL SANTUARIO DEI CETACEI NON POTREBBE SUBIRNE LE CONSEGUENZE ?
.... SE NON SI PREOCCUPANO PER TALI DATI E DIAGRAMMI ........E PER LE RICADUTE SUL NOSTRO MARE SPERIAMO ALMENO ABBIANO UN OCCHIO DI RIGUARDO PER GLI ANIMALI ?

Tratto da Savona e Ponente



Com’è profondo il (livello di inquinamento del) mare di VALERIA ROSSI

– Un altro po’ di “terrorismo ambientalista”? Eh, sì. Ci tocca.
Non riusciamo proprio a farne a meno, dopo aver visto la relazione dell’ARPAL sul monitoraggio effettuato nel 2008-2009 lungo le coste liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.
La relazione è del gennaio di quest’anno, ma come al solito nessuno ne ha parlato, nessuno ce l’ha mostrata, i giornali hanno bellamente taciuto: quindi arriviamo con molto ritardo (e solo grazie all’Associazione Uniti per la Salute Onlus, che ci ha fornito i dati ufficiali) a presentarli anche a voi. Ma in fondo non è mai troppo tardi.

Si tratta di una lunga serie di diagrammi, sigh, che noia.
Ma state tranquilli, non vi chiediamo di star lì a consultarli con troppa attenzione. Vi interessi solo sapere che per ogni elemento preso in considerazione troverete due colonnine, una verde e una rossa.
La verde si riferisce alla presenza di quell’elemento in superficie,
la rossa si riferisce alla sua presenza nello strato più profondo dell’acqua.
E’ semplicissimo.

Più semplice ancora identificare il LIMITE DI LEGGE, rappresentato dall’unica linea orizzontale rossa presente nel diagramma.
Lo so che stenterete un po’ a trovarla: dovete guardare in basso. A volte molto in basso.
Ma per quanto possa sembrare incredibile, il limite di legge sta proprio lì.
Dove stiano i livelli di inquinamento, invece, lo lasciamo osservare a voi.

Ah, ancora una cosa: le sigle.
IMPS significa Imperia
VADS significa foce del torrente Quiliano, a Vado Ligure
LERS significa foce del torrente Lerone: e i dati relativi vanno osservati con grande attenzione, perché il torrente Lerone, come tutti saprete, è quello che è stato interessato dagli scarichi della Stoppani: quello sul quale il Secolo XIX, nell’anno 2000, titolava “Inquinamento da record!” e che veniva equiparato al Bormida ai tempi dell’ACNA.
MESS significa Punta Mesco (nel parco delle 5 terre)
MARS significa foce del torrente Marinella.


Basta così: la parola alle immagini 

 Ecco il link  al programma di monitoraggio integrale
http://old.arpal.gov.it/Temi/Mare/Doc/Relazione%20Monit%20Minist%202010.pdf 

ATTENZIONE: da adesso in poi si comincia a vedere la linea rossa che si spezza.

Perché? Perché va FUORI SCALA.Il livello di inquinamento è così elevato che non sta dentro al foglio previsto per il diagramma.
E per quale sostanza, a Vado ligure, andiamo così allegramente fuori scala (per non parlare dei valori di legge, che stanno sempre laggiù, in fondo in fondo…)?
Per il benzo(a)pirene, potentissimo cancerogeno classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) nella categoria 1, quella di massima pericolosità, a proposito del quale il nostro governo, sempre interessatissimo alla nostra salute, alla vigilia del Ferragosto di quest’anno ha modificato la legge favorendo gli inquinatori.
Ne avevamo scritto in questo articolo, probabilmente sfuggito a molti.
Anche con tutte le modifiche salva-industriali di questa terra, però, è difficile credere che livelli come quelli sotto riportati possano essere accettati in tutta serenità.


Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo (sempre se avete lo stomaco abbastanza forte) di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.
Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:




Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, quella dei limiti previsti dalla legge. E anche dove stanno i valori relativi al torrente Lerone, quello dell’”inquinamento da record”.

Come può succedere?

Come può andare tutto avanti così, tranquillamente?

Semplice: si va avanti così perché nessuno dice niente.Ma se qualcuno tenta di aprir bocca (ovviamente i soliti “terroristi ambientalisti”, i pazzi fanatici........), le istituzioni li prendono per i fondelli.

Se si parla di aria, ti rispondono che stanno “predisponendo le zonizzazioni per prevedere la localizzazione di nuove centraline“; se si parla di acqua, ti dicono che devono ancora capire bene se i termini di legge sono riferiti all’acqua di fiume o a quella di mare, perché ovviamente una foce è al confine tra i due e quindi ci vuole un po’ di tempo per chiarirsi le idee
E se non hai le idee chiare non puoi neppure pensare SE e COME (eventualmente, MOLTO eventualmente) intervenire, dicendo magari qualcosina a chi scarica in quelle zone (nella fattispecie, la Tirreno Power).
Ci devono pensare su.

Poi ci daranno una risposta, eh… ma con calma.

Bene: sono trent’anni che ci pensano su.

E sono esattamente trent’anni che andiamo avanti così… con una calma pressoché infinita, ovvero quella che serve a NOI per non saltare in aria, sprizzando scintille dalle orecchie e lingue di fuoco dalla bocca, quando qualcuno ci dà dei “terroristi”.
Perché SE mai sprizzassimo anche solo una scintillina, avrebbero gioco facile: “ahhhh! Visto? L’avevamo detto che erano pazzi furiosi, incontenibili, pericolosissimi!”
E allora cerchiamo di restare sempre calmi ed equilibrati…col risultato che non ci fila nessuno, perché tanto “siamo innocui”.
Abbaiamo un po’, ma non mordiamo.


Cari lettori, QUESTA è la verità.

E se i dati relativi all’aria non possiamo mostrarveli con immagini altrettanto palesi, perché NON sono pubblici… quelli sull’acqua sono lì, chiari e tondi e limpidi come il sole.
Dati ARPAL, eh! Non targati “Savona e Ponente”, o “Valeria Rossi”, o “Uniti per la Salute”.
ARPAL: ovvero “Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ligure”.
L’ENTE ISTITUZIONALE incaricato di fornire dati ufficiali sull’inquinamento costiero, oltre che su quello dell’aria.
Pensate solo che questi dati li hanno resi pubblici, ma quelli sull’aria no.
Questi dati, così come li avete appena visti, sono stati giudicati “guardabili” dai comuni cittadini: quelli sull’aria, evidentemente, no.
Lasciamo a voi qualsiasi conclusione su quello che potrebbero contenere. Dopodiché ci pregheremo di cominciare a capire, magari, perché siamo un filino inca..ati.

E perché, se finora siamo stati calmi, tranquilli e innocui, saremo costretti a cominciare a mordere (legalmente, sia chiaro) ora che si parla addirittura di volere RADDOPPIARE le emissioni della centrale di Vado.

Perché anche alla calma (e alle prese per i fondelli) c’è un limite.



10 ottobre 2010

Inceneritori:Napolitano respinge il ricorso dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra.

Tratto da Peacelink


Napolitano respinge il ricorso straordinario dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra

Il Presidente della Repubblica ha respinto il ricorso contro l’apertura dell’inceneritore di Acerra presentato nel giugno 2009 da comitati e associazioni ambientaliste aderenti al CO.RE.Ri, ilCoordinamento Regionale Rifiuti della Campania, e da alcune aziende agricole acerrane ubicate nelle vicinanze dell’impianto.

E’ di certo paradossale che la notifica del decreto arrivi proprio oggi, ad una settimana dal fermo di tutte e tre le linee dell’inceneritore; tale fermo, stando alle dichiarazioni di un rappresentante della società Partenope Ambiente, che gestisce l’impianto, è dovuto alla rottura delle pareti di materiale refrattario all’interno dei forni causata dai fumi acidi prodotti dalla combustione di rifiuti diversi da quelli per cui l’impianto era stato progettato e costruito.

Tutto questo capita a pochi giorni di distanza dall’audizione, in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, del Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, che sta indagando sulle emissioni dell’inceneritore, il quale ha confermato, ove mai ve ne fosse bisogno, tutti i limiti e difetti dell’impianto.
Cosicché, mentre vengono alla luce in tutta la loro drammaticità i problemi che il CO.RE.Ri. aveva già denunciato a suo tempo, il Presidente della Repubblica, fondandosi su un parere del Consiglio di Stato del maggio 2010, ci manda a dire che tutto va bene. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, il nostro ricorso del 2009 sarebbe un processo alle intenzioni. Sostiene infatti il supremo organo della magistratura amministrativa, nel respingere uno dei motivi del ricorso, che l’autorizzazione, in deroga al già anomalo parere di compatibilità ambientale del 2005, alla combustione di rifiuti diversi dall’ormai fantomatico (e inesistente) CDR campano, sarebbe “ininfluente sulle emissioni” dell’impianto giacché l’Ordinanza del Presidente del Consiglio, quella che prevede tale deroga, avrebbe confermato i limiti di emissione precedentemente previsti:

come se bastasse una legge o un’ordinanza per fermare gli inquinanti al camino.

Che tali “intenzioni” però non fossero delle migliori lo prova il fatto che, a distanza di poco più di un anno da quel ricorso, le centraline collocate nei dintorni dell’impianto hanno fatto già registrare oltre 250 giorni di sforamento dei limiti di emissione degli inquinanti in atmosfera (su poco più di 500 giorni di funzionamento parziale dell’inceneritore) rispetto ai 35 annui previsti dalla normativa.
Il medesimo orientamento lo ha espresso il Consiglio di Stato su un altro dei motivi di ricorso, adducendo incredibilmente il fatto
che la lamentata assenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (obbligatoria, sia per la legge italiana che per quelle europea, per consentire la messa in esercizio di un impianto come quello di Acerra) sarebbe stata superata dalla sua concessione ex lege e dall’approvazione da parte della struttura commissariale di un documento sostitutivo che non solo ha negato la prevista partecipazione dei cittadini al procedimento autorizzatorio, ma ha addirittura previsto l’effettuazione della maggior parte delle complesse attività tecniche necessarie per il collaudo dell’impianto in appena una giorno.


Scopriamo oggi, a distanza di un anno e mezzo dalla sua inaugurazione in pompa magna che, non solo l’inceneritore non sarebbe ancora stato collaudato (per legge avrebbe dovuto esserlo entro il 28 febbraio 2010), ma, secondo i tecnici della provincia di Napoli, non rispetterebbe neppure le prescrizioni del documento sostitutivo dell’AIA.
Se a questo si aggiunge il fatto che, nonostante il funzionamento a singhiozzo, è stato necessario sostituire dapprima le pompe, poi gli impianti di estrazione delle scorie
e oggi si rende necessario spendere dai 10 a 20 milioni di euro per riparare ai danni conseguenti alla improvvida decisione dibruciare qualsiasi cosa in un impianto già obsoleto prima ancora di essere costruito, è evidente che la decisione del Presidente della Repubblica si scontra con una realtà dei fatti del tutto diversa e seriamente preoccupante per la salute dei cittadini.


Ci si chiederà, quindi, come mai si insista tanto su quell’impianto.
E la risposta ce la dà indirettamente il Consiglio di Stato rigettando l’ultimo motivo di ricorso contro l’inceneritore. Il collegio giudicante, presieduto da Alessando Pajno, ha ritenuto i cittadini campani ricorrenti non legittimati a proporre ricorso contro la concessione degli incentivi CIP6 per la produzione di energia elettrica all’impianto di Acerra (che non brucia fonti energetiche rinnovabili e che quindi non ne ha legittimamente diritto)

nella misura in cui la loro posizione di utenti del servizio elettrico che per tale concessione subiscono un danno patrimoniale rappresentato dal contributo addebitato sulla bolletta elettrica non é diversa da quella di qualsiasi altro cittadino che paga l’energia elettrica
. Evitando di addentrarsi nella questione CIP6, quindi, il Consiglio di Stato ha evitato di dover annullare le ordinanze che concedono illegittimamente gli incentivi all’impianto campano. Annullamento che avrebbe avuto come conseguenza il fermo dell’impianto per la sopravvenuta evidente antieconomicità.

E’ chiaro quindi che l’inceneritore di Acerra è prima di tutto e sopra di tutto un grosso business, fatto con i soldi dei cittadini. Talmente grosso che anche la Presidenza della Repubblica e il Consiglio di Stato non si sono permessi di fare un torto alle lobbies inceneritoriste, come sarebbe avvenuto ammettendo il ricorso dei cittadini campani e dunque chiudendo l’impianto.

Ma, fortunatamente, proprio ieri è giunta finalmente la notizia dell’avvio dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli a seguito dell’esposto presentato dal CO.RE.Ri. (a cui si aggiungeva quello del Sen. Tommaso Sodano), sempre nel giugno 2009, per denunciare, anche penalmente, le omissioni e le inadempienze collegate all’impianto acerrano
Ci auguriamo che almeno stavolta il Procuratore Lepore non metta davanti alle esigenze di giustizia quelle ragioni di “opportunità politica” che nell’inchiesta Rompiballe gli impedirono di indagare fino in fondo su tutti gli aspetti dell’affare rifiuti e lo invitiamo a restituirci con coraggio, insieme ai suoi valenti sostituti, un brandello di legalità.

Noi nel frattempo, come Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, stiamo raccogliendo ulteriori elementi che possano risultare utili per le indagini e che forniremo alla Procura di Napoli non appena possibile.

Coordinamento Regionale rifiuti della Campania (CO.RE.Ri)

________________________

Leggi anche

Tratto da MARIGLIANO.NET

WWF contro l’inceneritore di Acerra

26 giugno 2010

2010/06/26 "Medici contro il carbone"/ Terra, Aia e Salute

"Tratto da Terra" Medici contro il carbone

Diego Carmignani
IL CASO. A Vado Ligure, Tirreno Power cerca di tranquillizzare la popolazione sul progetto per l’ampliamento della centrale: usiamo le migliori tecnologie. Ma il dottor Franceschi smentisce e spiega i danni sanitari.

La centrale a carbone di Vado Ligure garantisce di usare le “tecnologie più avanzate” per non nuocere ad ambiente e salute. Ma i Medici per l’ambiente smentiscono e chiedono la chiusura dei gruppi 3 e 4 dell’impianto. È un tutti contro uno eclatante quello che sta andando in scena in questi ultimi tempi a Vado Ligure, nel savonese.

Al centro c’è la vecchia, vecchissima, centrale a carbone Tirreno Power, per il cui futuro i proprietari vorrebbero un doppione, anziché una riconversione.


Ma gli abitanti, da anni ricoperti da emissioni, non ci stanno. Per mettere le cose in chiaro, lo scorso 19 giugno nella località ligure l’Unione dei Comitati e cittadini per l’Ambiente e la salute della provincia di Savona (con manifestazioni congiunte anche a Brindisi e Tarquinia)
hanno detto il loro “no” all’ampliamento della centrale e al carbone come fonte di energia, a fronte di alternative che non sacrificano la salute e la vita stessa degli abitanti. Il presidio, di protesta e di informazione, si è attivato proprio davanti alla centrale, in concomitanza con l’”Open day” organizzato dalla Tirreno Power per far capire alla gente, una volta per tutte, quali siano le effettive modalità produttive dell’impianto.

Il direttore generale Giovanni Gosio ha sottolineato in quell’occasione «il rispetto per l’ambiente e per la società» garantito dalle “tecnologie più avanzate”. «I valori delle emissioni sono a norma e controllate – ha dichiarato il dg -. Per noi, le emissioni non sono il punto di uscita di un processo, ma sono il punto di riferimento su cui si imposta tutto il processo». E intanto ai “no carbone” in piazza assicurava: «La preoccupazione è infondata, soprattutto dopo la riqualificazione degli impianti a carbone esistenti».

A stretto giro, le parole di Gosio si polverizzano dietro ai fatti.

Come ci spiega infatti il dottor Paolo Franceschi, referente scientifico della Commissione salute e ambiente dell’Ordine dei medici di Savona, «gli attuali gruppi 3 e 4 a carbone non utilizzano affatto “le tecnologie più avanzate”: emettono oltre il quadruplo degli ossidi di zolfo, e oltre il triplo degli ossidi di azoto e del particolato di quanto potrebbero fare se veramente utilizzassero “le tecnologie più avanzate”.
Le acquisizioni scientifiche dimostrano che i danni sanitari causati alla popolazione dalle centrali termoelettriche sono direttamente proporzionali alle emissioni: danni che potrebbero essere da 3 a 4 volte maggiori rispetto a quanto sarebbe consentito dall’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, come dettato dal decreto legislativo 59/2005».


Alla Tirreno Power, gli ambientalisti del Moda ribadiscono l’opposizione all’ampliamento della centrale, spingendo con fermezza sulla possibilità di chiudere i gruppi obsoleti a carbone, che producono emissioni assai elevate, di molto superiori a quelle prodotte dai gruppi della stessa centrale a turbogas, di potenza superiore ed alto rendimento.

Un depotenziamento, invece del raddoppio, che eviterebbe anche di bruciare il rifiuto Cdr (possibile solo sui gruppi a carbone), causa dell’emissione di pericolose fuoriuscite di metalli pesanti.
Una cortina fumogena che oscura la trasparenza del patetico “Open day”.
__________________

Terra, Aia e Salute

Tratto da Agoramagazine


sabato 26 giugno 2010 di Erasmo Venosi


Il degrado ambientale e i modelli di vita, sono le cause principali di numerose gravi patologie che colpiscono bambini, donne e uomini. Molte malattie trovano la loro causa nell’accumulo in aria, acqua e suolo d’inquinanti, provenienti dal settore industriale e dal traffico veicolare.

Ambiente inquinato, esposizioni occupazionali a sostanze nocive e modelli di vita scorretti sono responsabili del 75% delle patologie e delle cause di morte.

Esistono numerose norme di origine comunitaria e interna, di tutela ambientale ma scarsamente o di fatto inapplicate.

Gli Enti che dovrebbero monitorare la presenza d’inquinanti e il rispetto dei limiti di legge, sono svuotati da sottili provvedimenti che agiscono sulle risorse assegnate e sulla composizione delle professionalità. Casi emblematici di come è gestito il rapporto ambiente –salute è costituito dal caso dell’Ispra, dalla mancata applicazione dello strumento principale di gestione delle situazioni di inquinamento ambientale , l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) e dal “congelamento” della Commissione per la revisione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica.

La disapplicazione delle leggi di tutela dell’ambiente è da imputare al legislatore e alla pubblica amministrazione. In tal modo sono contenti , sia quelli che volevano le leggi di tutela che potranno affermare di averle ottenute e sia quelli che non le volevano, perché "tanto le norme non saranno applicate".

La gente si ammala per esposizioni abnormi a inquinanti e le leggi che disciplinano le emissioni sovente, sono prive di sanzioni e con sicuri, periodici condoni o amnistie.

A onor del vero la “guerra “ all’ambiente viene da lontano. Nel novembre 1993, il Governo Ciampiiniziò una serie lunghissima di decreti reiterati dai successivi Governi, e basati sul convincimento che per rilanciare la ripresa dell’economia, fosse necessario eliminare il più possibile vincoli e sanzioni penali previste dalle leggi di tutela ambientale. Il tasso medio annuo di sviluppo del PIL, 0,6% nel decennio dimostra quanto sia stato inutile “disarticolare “ le norme di tutela ambientale.

Noi invece crediamo che sia possibile coniugare a un livello di minimizzazione del rischio, sviluppo e ambiente.

In un Paese normale la mancata validazione dei dati sulle emissioni da fonte industriale nel 2008, da ISPRA , avrebbe dovuto suscitare reazioni sociali e politiche.
La causa è costituita dalla non dichiarata voglia di smobilitazione dell’Ispra da parte del Governo. L’industria è responsabile (dati 2007) del 26% delle famigerate polveri che entrano nei bronchi (PM10), del 29% degli ossidi di zolfo, del 60% del pericoloso cadmio , del 74% di mercurio, del 89% di cromo , del 70% di diossine.
La grande maggioranza degli impianti italiani esistenti al 1999 doveva possedere l’AIA entro l’aprile 2004.

Le AIA concesse dal Ministero dell’Ambiente sono 44 e ne mancano all’appello altre 147 ! La maggioranza riguarda centrali termoelettriche di cui molte nuove e quindi di facile istruttoria.

Senza AIA gli impianti più inquinanti: 39 impianti chimici tra i quali Priolo (zona a elevato rischio di crisi ambientale ai sensi del DPR 1995) e Mantova (primato per polveri sottili e ossidi di zolfo), 17 raffinerie ( tra le quali quella di Gela dove è insediata anche l’unica centrale termoelettrica che usa anche il pet-coke!) e due grandi acciaierie Taranto e Piombino.

Alle AIA di competenza statale si sommano le AIA non rilasciate di competenza regionale, che spesso riguardano discariche, inceneritori e cementifici come quello di Guidonia.

E il Ministro dell’Ambiente adempia l’art 13 dlgs 59/2005, nominando l’Osservatorio nazionale sulle AIA, che consente di conoscere le autorizzazioni statali e regionali rilasciate.
Non un adempimento burocratico l’Osservatorio , ma lo strumento di elezione che attraverso il monitoraggio delle AIA rilasciate da Stato e Regioni , consente di tutelate la salute e le imprese.