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04 marzo 2016
‘Trivelle nell’Adriatico: Spesso i limiti di legge delle sostanze pericolose non vengono rispettati.
11 ottobre 2012
Ambientalisti convocati in Regione per problematica diossina negli alimenti - Queste le nostre richieste alla Regione Puglia
Ambientalisti convocati in Regione per problematica diossina negli alimenti
Siamo stati convocari dalla Regione dopo che avevamo denunciato quanto segue:"Vogliamo che si faccia piena luce sul passato su tutte le ricerche sulla diossina negli alimenti che non hanno mai registrato a Taranto alcun superamento dei limiti di legge, mentre poi quando noi abbiamo fatto fare quelle stesse analisi sono emersi incredibili e scandalosi superamenti"
Altre info su
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/37001.html
http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36999.html
Queste le nostre richieste alla Regione Puglia
Sarà presente Alessandro Marescotti (PeaceLink) in rappresentanza delle associazioni convocate.
1) RAPPORTI DI PROVA DELLE 72 ANALISI 2002/2007
Chiediamo un'indagine per capire come possa essere accaduto che in nessuna delle 72 analisi effettuate sia stato trovato negli alimenti di Taranto neppure un superamento dei limiti di legge per diossine e PCB.
Chiediamo copia dei rapporti di prova che intendiamo consegnare alla Procura della Repubblica.
Chiediamo in particolare, nel dettaglio, quelli relativi ai mitili per capire come mai non è stato rinvenuto alcun superamento. E se sono stati rinvenuti superamenti dei livelli di azione. Ricordiamo che i livelli di azione fissano soglie oltre le quali viene stimolato un approccio proattivo volto a ridurre la presenza di policlorodibenzo-para-diossine (PCDD), policlorodibenzofurani (PCDF) e PCB diossina-simili negli alimenti. Tali livelli di azione sono uno strumento che permette alle autorità competenti e agli operatori di evidenziare i casi in cui è opportuno identificare le fonti di contaminazione e prendere provvedimenti per la loro riduzione o eliminazione.
La lista delle 72 analisi è online quihttp://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/36999.html
Nel 2001 la Commissione Europea inviò agli Stati membri e ai parlamentari europei una importante comunicazione in cui si legge che "l' esposizione a diossine e a PCB diossino-simili supera la dose tollerabile settimanale (TWI Tolerable Weekly Intake) e la dose tollerabile giornaliera (TDI Tolerable Daily Intake) in parte considerevole della popolazione europea". La comunicazione è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee del 17 novembre 2001 ed è rivolta anche al Consiglio Europeo e al Comitato Economico e sociale. Questa comunicazione a pagina 11 invitava a fornire alla popolazione "informazioni affidabili, accurate, chiare e comprensibili" sul rischio diossina specialmente in zone, come Taranto, dove erano in attività impianti siderurgici di "sinterizzazione". E si aggiungeva:: "Non basta semplicemente informare l' opinione pubblica: occorre anche coinvolgerla affinché contribuisca in modo attivo alla prevenzione delle emissioni di sostanze contaminanti nell' ambiente". Siamo nel novembre del 2001. A Taranto nulla di tutto ciò è stato fatto e l'allarme viene lanciato solo nel 2005, e a farlo è PeaceLink, una comunità di cyberattivisti. Adesso è interdetto il pascolo libero per un raggio di 20 chilometri dall'area industriale e il punto più pregiato del mar Piccolo dove si coltivavano le cozze è considerato area contaminata da diossina.Come mai il governo italiano non ha eseguito quanto veniva richiesto dalla Commissione Europea?Come mai hanno continuato a tenerci all'oscuro della diossina?Qualcuno non ha fatto il suo dovere e dovrà risponderne ai magistrati.

25 luglio 2012
Linkiesta.Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone
Del diritto di critica e del diritto alla salute: di Enel, del carbone
“Il diritto di critica è espressione del principio costituzionalmente garantito dalla libertà di manifestazione del pensiero. La critica configura l’espressione di un giudizio, di un’opinione, e in quanto tale non può essere rigorosamente obiettiva ma inevitabilmente soggettiva e corrispondente al punto di vista di chi la manifesta.
Il diritto di critica può essere esercitato anche in modo graffiante e con toni aspri, ma pur sempre con il parametro della proporzione tra l’importanza del fatto criticato (e dunque l’interesse pubblico del medesimo) ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata.
Enel è il maggiore utilizzatore in Italia di fonti fossili, in particolare il carbone, quale fonte di energia elettrica per le proprie centrali. A nulla rileva che le emissioni di CO2 prodotte dalle centrali a carbone Enel siano contenute nei rigorosi limiti di legge…
10 ragioni per cui "il carbone pulito" è offensivo.....
Leggi qui
04 dicembre 2010
VALERIA ROSSI :Com’è profondo il ivello di inquinamento del Nostro mare Ligure

.... SE NON SI PREOCCUPANO PER TALI DATI E DIAGRAMMI ........E PER LE RICADUTE SUL NOSTRO MARE SPERIAMO ALMENO ABBIANO UN OCCHIO DI RIGUARDO PER GLI ANIMALI ?
Tratto da Savona e Ponente
Non riusciamo proprio a farne a meno, dopo aver visto la relazione dell’ARPAL sul monitoraggio effettuato nel 2008-2009 lungo le coste liguri allo scopo di rilevare il livello di inquinamento delle acque.
La relazione è del gennaio di quest’anno, ma come al solito nessuno ne ha parlato, nessuno ce l’ha mostrata, i giornali hanno bellamente taciuto: quindi arriviamo con molto ritardo (e solo grazie all’Associazione Uniti per la Salute Onlus, che ci ha fornito i dati ufficiali) a presentarli anche a voi. Ma in fondo non è mai troppo tardi.
Si tratta di una lunga serie di diagrammi, sigh, che noia.
E’ semplicissimo.
Più semplice ancora identificare il LIMITE DI LEGGE, rappresentato dall’unica linea orizzontale rossa presente nel diagramma.
Lo so che stenterete un po’ a trovarla: dovete guardare in basso. A volte molto in basso.
Ma per quanto possa sembrare incredibile, il limite di legge sta proprio lì.
Dove stiano i livelli di inquinamento, invece, lo lasciamo osservare a voi.
Ah, ancora una cosa: le sigle.
IMPS significa Imperia
VADS significa foce del torrente Quiliano, a Vado Ligure
LERS significa foce del torrente Lerone: e i dati relativi vanno osservati con grande attenzione, perché il torrente Lerone, come tutti saprete, è quello che è stato interessato dagli scarichi della Stoppani: quello sul quale il Secolo XIX, nell’anno 2000, titolava “Inquinamento da record!” e che veniva equiparato al Bormida ai tempi dell’ACNA.
MESS significa Punta Mesco (nel parco delle 5 terre)
MARS significa foce del torrente Marinella.
Basta così: la parola alle immagini
Ecco il link al programma di monitoraggio integrale
http://old.arpal.gov.it/Temi/Mare/Doc/Relazione%20Monit%20Minist%202010.pdf


ATTENZIONE: da adesso in poi si comincia a vedere la linea rossa che si spezza.
Perché? Perché va FUORI SCALA.Il livello di inquinamento è così elevato che non sta dentro al foglio previsto per il diagramma.
E per quale sostanza, a Vado ligure, andiamo così allegramente fuori scala (per non parlare dei valori di legge, che stanno sempre laggiù, in fondo in fondo…)?
Per il benzo(a)pirene, potentissimo cancerogeno classificato dallo IARC (Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro) nella categoria 1, quella di massima pericolosità, a proposito del quale il nostro governo, sempre interessatissimo alla nostra salute, alla vigilia del Ferragosto di quest’anno ha modificato la legge favorendo gli inquinatori.
Ne avevamo scritto in questo articolo, probabilmente sfuggito a molti.
Anche con tutte le modifiche salva-industriali di questa terra, però, è difficile credere che livelli come quelli sotto riportati possano essere accettati in tutta serenità.
Non andiamo oltre: se volete vedere tutti i livelli dei vari inquinanti, vi consigliamo (sempre se avete lo stomaco abbastanza forte) di scaricarvi l’intero documento come da link più sopra e di guardarveli uno per uno.Noi riportiamo ancora un solo diagramma, questo, che riguarda le IPA totali:

Lo riportiamo perché è particolarmente interessante quel numerino (53,7) in alto, accanto alla linea rossa: significa che, se questa linea fosse stata riprodotta interamente per il valore riportato, sarebbe occorso un foglio TRE VOLTE PIU’ GRANDE di quello previsto per il diagramma.
E naturalmente vi invitiamo ancora una volta ad osservare dove sta la linea orizzontale, quella dei limiti previsti dalla legge. E anche dove stanno i valori relativi al torrente Lerone, quello dell’”inquinamento da record”.
Come può succedere?
Come può andare tutto avanti così, tranquillamente?
Semplice: si va avanti così perché nessuno dice niente.Ma se qualcuno tenta di aprir bocca (ovviamente i soliti “terroristi ambientalisti”, i pazzi fanatici........), le istituzioni li prendono per i fondelli.
Se si parla di aria, ti rispondono che stanno “predisponendo le zonizzazioni per prevedere la localizzazione di nuove centraline“; se si parla di acqua, ti dicono che devono ancora capire bene se i termini di legge sono riferiti all’acqua di fiume o a quella di mare, perché ovviamente una foce è al confine tra i due e quindi ci vuole un po’ di tempo per chiarirsi le idee.
Ci devono pensare su.
E sono esattamente trent’anni che andiamo avanti così… con una calma pressoché infinita, ovvero quella che serve a NOI per non saltare in aria, sprizzando scintille dalle orecchie e lingue di fuoco dalla bocca, quando qualcuno ci dà dei “terroristi”.
Perché SE mai sprizzassimo anche solo una scintillina, avrebbero gioco facile: “ahhhh! Visto? L’avevamo detto che erano pazzi furiosi, incontenibili, pericolosissimi!”
E allora cerchiamo di restare sempre calmi ed equilibrati…col risultato che non ci fila nessuno, perché tanto “siamo innocui”.
Abbaiamo un po’, ma non mordiamo.
E se i dati relativi all’aria non possiamo mostrarveli con immagini altrettanto palesi, perché NON sono pubblici… quelli sull’acqua sono lì, chiari e tondi e limpidi come il sole.
Dati ARPAL, eh! Non targati “Savona e Ponente”, o “Valeria Rossi”, o “Uniti per la Salute”.
ARPAL: ovvero “Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ligure”.
L’ENTE ISTITUZIONALE incaricato di fornire dati ufficiali sull’inquinamento costiero, oltre che su quello dell’aria.
Pensate solo che questi dati li hanno resi pubblici, ma quelli sull’aria no.
Questi dati, così come li avete appena visti, sono stati giudicati “guardabili” dai comuni cittadini: quelli sull’aria, evidentemente, no.
Lasciamo a voi qualsiasi conclusione su quello che potrebbero contenere. Dopodiché ci pregheremo di cominciare a capire, magari, perché siamo un filino inca..ati.
E perché, se finora siamo stati calmi, tranquilli e innocui, saremo costretti a cominciare a mordere (legalmente, sia chiaro) ora che si parla addirittura di volere RADDOPPIARE le emissioni della centrale di Vado.
Perché anche alla calma (e alle prese per i fondelli) c’è un limite.
10 ottobre 2010
Inceneritori:Napolitano respinge il ricorso dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra.

Tratto da Peacelink
Napolitano respinge il ricorso straordinario dei Comitati campani sull'inceneritore di Acerra
Il Presidente della Repubblica ha respinto il ricorso contro l’apertura dell’inceneritore di Acerra presentato nel giugno 2009 da comitati e associazioni ambientaliste aderenti al CO.RE.Ri, ilCoordinamento Regionale Rifiuti della Campania, e da alcune aziende agricole acerrane ubicate nelle vicinanze dell’impianto.
E’ di certo paradossale che la notifica del decreto arrivi proprio oggi, ad una settimana dal fermo di tutte e tre le linee dell’inceneritore; tale fermo, stando alle dichiarazioni di un rappresentante della società Partenope Ambiente, che gestisce l’impianto, è dovuto alla rottura delle pareti di materiale refrattario all’interno dei forni causata dai fumi acidi prodotti dalla combustione di rifiuti diversi da quelli per cui l’impianto era stato progettato e costruito.
Tutto questo capita a pochi giorni di distanza dall’audizione, in Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, del Procuratore della Repubblica di Nola Paolo Mancuso, che sta indagando sulle emissioni dell’inceneritore, il quale ha confermato, ove mai ve ne fosse bisogno, tutti i limiti e difetti dell’impianto.
Cosicché, mentre vengono alla luce in tutta la loro drammaticità i problemi che il CO.RE.Ri. aveva già denunciato a suo tempo, il Presidente della Repubblica, fondandosi su un parere del Consiglio di Stato del maggio 2010, ci manda a dire che tutto va bene. Secondo il Consiglio di Stato, infatti, il nostro ricorso del 2009 sarebbe un processo alle intenzioni. Sostiene infatti il supremo organo della magistratura amministrativa, nel respingere uno dei motivi del ricorso, che l’autorizzazione, in deroga al già anomalo parere di compatibilità ambientale del 2005, alla combustione di rifiuti diversi dall’ormai fantomatico (e inesistente) CDR campano, sarebbe “ininfluente sulle emissioni” dell’impianto giacché l’Ordinanza del Presidente del Consiglio, quella che prevede tale deroga, avrebbe confermato i limiti di emissione precedentemente previsti:
come se bastasse una legge o un’ordinanza per fermare gli inquinanti al camino.
Che tali “intenzioni” però non fossero delle migliori lo prova il fatto che, a distanza di poco più di un anno da quel ricorso, le centraline collocate nei dintorni dell’impianto hanno fatto già registrare oltre 250 giorni di sforamento dei limiti di emissione degli inquinanti in atmosfera (su poco più di 500 giorni di funzionamento parziale dell’inceneritore) rispetto ai 35 annui previsti dalla normativa.
Il medesimo orientamento lo ha espresso il Consiglio di Stato su un altro dei motivi di ricorso, adducendo incredibilmente il fatto che la lamentata assenza dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (obbligatoria, sia per la legge italiana che per quelle europea, per consentire la messa in esercizio di un impianto come quello di Acerra) sarebbe stata superata dalla sua concessione ex lege e dall’approvazione da parte della struttura commissariale di un documento sostitutivo che non solo ha negato la prevista partecipazione dei cittadini al procedimento autorizzatorio, ma ha addirittura previsto l’effettuazione della maggior parte delle complesse attività tecniche necessarie per il collaudo dell’impianto in appena una giorno.
Scopriamo oggi, a distanza di un anno e mezzo dalla sua inaugurazione in pompa magna che, non solo l’inceneritore non sarebbe ancora stato collaudato (per legge avrebbe dovuto esserlo entro il 28 febbraio 2010), ma, secondo i tecnici della provincia di Napoli, non rispetterebbe neppure le prescrizioni del documento sostitutivo dell’AIA.
Se a questo si aggiunge il fatto che, nonostante il funzionamento a singhiozzo, è stato necessario sostituire dapprima le pompe, poi gli impianti di estrazione delle scorie e oggi si rende necessario spendere dai 10 a 20 milioni di euro per riparare ai danni conseguenti alla improvvida decisione dibruciare qualsiasi cosa in un impianto già obsoleto prima ancora di essere costruito, è evidente che la decisione del Presidente della Repubblica si scontra con una realtà dei fatti del tutto diversa e seriamente preoccupante per la salute dei cittadini.
Ci si chiederà, quindi, come mai si insista tanto su quell’impianto. E la risposta ce la dà indirettamente il Consiglio di Stato rigettando l’ultimo motivo di ricorso contro l’inceneritore. Il collegio giudicante, presieduto da Alessando Pajno, ha ritenuto i cittadini campani ricorrenti non legittimati a proporre ricorso contro la concessione degli incentivi CIP6 per la produzione di energia elettrica all’impianto di Acerra (che non brucia fonti energetiche rinnovabili e che quindi non ne ha legittimamente diritto)
nella misura in cui la loro posizione di utenti del servizio elettrico che per tale concessione subiscono un danno patrimoniale rappresentato dal contributo addebitato sulla bolletta elettrica non é diversa da quella di qualsiasi altro cittadino che paga l’energia elettrica. Evitando di addentrarsi nella questione CIP6, quindi, il Consiglio di Stato ha evitato di dover annullare le ordinanze che concedono illegittimamente gli incentivi all’impianto campano. Annullamento che avrebbe avuto come conseguenza il fermo dell’impianto per la sopravvenuta evidente antieconomicità.
E’ chiaro quindi che l’inceneritore di Acerra è prima di tutto e sopra di tutto un grosso business, fatto con i soldi dei cittadini. Talmente grosso che anche la Presidenza della Repubblica e il Consiglio di Stato non si sono permessi di fare un torto alle lobbies inceneritoriste, come sarebbe avvenuto ammettendo il ricorso dei cittadini campani e dunque chiudendo l’impianto.
Ma, fortunatamente, proprio ieri è giunta finalmente la notizia dell’avvio dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli a seguito dell’esposto presentato dal CO.RE.Ri. (a cui si aggiungeva quello del Sen. Tommaso Sodano), sempre nel giugno 2009, per denunciare, anche penalmente, le omissioni e le inadempienze collegate all’impianto acerranoCi auguriamo che almeno stavolta il Procuratore Lepore non metta davanti alle esigenze di giustizia quelle ragioni di “opportunità politica” che nell’inchiesta Rompiballe gli impedirono di indagare fino in fondo su tutti gli aspetti dell’affare rifiuti e lo invitiamo a restituirci con coraggio, insieme ai suoi valenti sostituti, un brandello di legalità.
Noi nel frattempo, come Coordinamento Regionale Rifiuti della Campania, stiamo raccogliendo ulteriori elementi che possano risultare utili per le indagini e che forniremo alla Procura di Napoli non appena possibile.
Coordinamento Regionale rifiuti della Campania (CO.RE.Ri)
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Leggi anche
Tratto da MARIGLIANO.NET
WWF contro l’inceneritore di Acerra
Le preoccupazioni del WWF, denunciate da diversi anni, circa la pericolosità degli inceneritori si stanno confermando in pieno sul caso dell’inceneritore di Acerra. Quindi il WWF denuncia l’assurdità e l’insostenibilità ambientale di procedere con la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento.
Nell’inceneritore di Acerra, ad esempio, potrebbero essere smaltite circa 2000 tonnellate al giorno di rifiuti, ma nulla di quanto immesso scomparirà, dal postulato fondamentale di Lavoisier, che dice: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, ne deriva che il fuoco convertirà i rifiuti in una serie di sottoprodotti altamente pericolosi:
Un impianto del genere produrrà ceneri e scorie pari a circa il 30% in peso di ciò che vi entrerà:
· su 2000 tonnellate in entrata di rifiuti ,al giorno, produrrà 600 tonnellate ,al giorno, di ceneri e scorie da smaltire in discariche speciali per rifiuti pericolosi,
· emetterà comunque ogni giorno oltre 11,5 milioni di metri cubi di fumi che con il loro carico di inquinanti contamineranno aria, suolo e acque.
“E’ questa la scomoda verità che viene largamente sottaciuta......
Del resto anche un impianto che rispetti i limiti di legge potrà emettere (a norma) fino a 100 picogrammi di diossine (e molecole simili), per metro cubo.
Lo stesso discorso potrebbe essere fatto per tutti gli altri composti inquinanti:
a ulteriore prova che gli attuali limiti di legge rappresentano una "condizione necessaria ma non sufficiente" a tutelare la salute dei cittadini e dell'ambiente.
26 giugno 2010
2010/06/26 "Medici contro il carbone"/ Terra, Aia e Salute
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"Tratto da Terra" Medici contro il carbone
La centrale a carbone di Vado Ligure garantisce di usare le “tecnologie più avanzate” per non nuocere ad ambiente e salute. Ma i Medici per l’ambiente smentiscono e chiedono la chiusura dei gruppi 3 e 4 dell’impianto. È un tutti contro uno eclatante quello che sta andando in scena in questi ultimi tempi a Vado Ligure, nel savonese.
Al centro c’è la vecchia, vecchissima, centrale a carbone Tirreno Power, per il cui futuro i proprietari vorrebbero un doppione, anziché una riconversione.
Ma gli abitanti, da anni ricoperti da emissioni, non ci stanno. Per mettere le cose in chiaro, lo scorso 19 giugno nella località ligure l’Unione dei Comitati e cittadini per l’Ambiente e la salute della provincia di Savona (con manifestazioni congiunte anche a Brindisi e Tarquinia) hanno detto il loro “no” all’ampliamento della centrale e al carbone come fonte di energia, a fronte di alternative che non sacrificano la salute e la vita stessa degli abitanti. Il presidio, di protesta e di informazione, si è attivato proprio davanti alla centrale, in concomitanza con l’”Open day” organizzato dalla Tirreno Power per far capire alla gente, una volta per tutte, quali siano le effettive modalità produttive dell’impianto.
Il direttore generale Giovanni Gosio ha sottolineato in quell’occasione «il rispetto per l’ambiente e per la società» garantito dalle “tecnologie più avanzate”. «I valori delle emissioni sono a norma e controllate – ha dichiarato il dg -. Per noi, le emissioni non sono il punto di uscita di un processo, ma sono il punto di riferimento su cui si imposta tutto il processo». E intanto ai “no carbone” in piazza assicurava: «La preoccupazione è infondata, soprattutto dopo la riqualificazione degli impianti a carbone esistenti».
A stretto giro, le parole di Gosio si polverizzano dietro ai fatti.
Come ci spiega infatti il dottor Paolo Franceschi, referente scientifico della Commissione salute e ambiente dell’Ordine dei medici di Savona, «gli attuali gruppi 3 e 4 a carbone non utilizzano affatto “le tecnologie più avanzate”: emettono oltre il quadruplo degli ossidi di zolfo, e oltre il triplo degli ossidi di azoto e del particolato di quanto potrebbero fare se veramente utilizzassero “le tecnologie più avanzate”.Le acquisizioni scientifiche dimostrano che i danni sanitari causati alla popolazione dalle centrali termoelettriche sono direttamente proporzionali alle emissioni: danni che potrebbero essere da 3 a 4 volte maggiori rispetto a quanto sarebbe consentito dall’applicazione delle migliori tecnologie disponibili, come dettato dal decreto legislativo 59/2005».
Alla Tirreno Power, gli ambientalisti del Moda ribadiscono l’opposizione all’ampliamento della centrale, spingendo con fermezza sulla possibilità di chiudere i gruppi obsoleti a carbone, che producono emissioni assai elevate, di molto superiori a quelle prodotte dai gruppi della stessa centrale a turbogas, di potenza superiore ed alto rendimento.
Un depotenziamento, invece del raddoppio, che eviterebbe anche di bruciare il rifiuto Cdr (possibile solo sui gruppi a carbone), causa dell’emissione di pericolose fuoriuscite di metalli pesanti.Una cortina fumogena che oscura la trasparenza del patetico “Open day”.
Ambiente inquinato, esposizioni occupazionali a sostanze nocive e modelli di vita scorretti sono responsabili del 75% delle patologie e delle cause di morte.
Esistono numerose norme di origine comunitaria e interna, di tutela ambientale ma scarsamente o di fatto inapplicate.
Gli Enti che dovrebbero monitorare la presenza d’inquinanti e il rispetto dei limiti di legge, sono svuotati da sottili provvedimenti che agiscono sulle risorse assegnate e sulla composizione delle professionalità. Casi emblematici di come è gestito il rapporto ambiente –salute è costituito dal caso dell’Ispra, dalla mancata applicazione dello strumento principale di gestione delle situazioni di inquinamento ambientale , l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) e dal “congelamento” della Commissione per la revisione del Piano Generale dei Trasporti e della Logistica.
La disapplicazione delle leggi di tutela dell’ambiente è da imputare al legislatore e alla pubblica amministrazione. In tal modo sono contenti , sia quelli che volevano le leggi di tutela che potranno affermare di averle ottenute e sia quelli che non le volevano, perché "tanto le norme non saranno applicate".
La gente si ammala per esposizioni abnormi a inquinanti e le leggi che disciplinano le emissioni sovente, sono prive di sanzioni e con sicuri, periodici condoni o amnistie.
A onor del vero la “guerra “ all’ambiente viene da lontano. Nel novembre 1993, il Governo Ciampiiniziò una serie lunghissima di decreti reiterati dai successivi Governi, e basati sul convincimento che per rilanciare la ripresa dell’economia, fosse necessario eliminare il più possibile vincoli e sanzioni penali previste dalle leggi di tutela ambientale. Il tasso medio annuo di sviluppo del PIL, 0,6% nel decennio dimostra quanto sia stato inutile “disarticolare “ le norme di tutela ambientale.
Noi invece crediamo che sia possibile coniugare a un livello di minimizzazione del rischio, sviluppo e ambiente.
In un Paese normale la mancata validazione dei dati sulle emissioni da fonte industriale nel 2008, da ISPRA , avrebbe dovuto suscitare reazioni sociali e politiche.La causa è costituita dalla non dichiarata voglia di smobilitazione dell’Ispra da parte del Governo. L’industria è responsabile (dati 2007) del 26% delle famigerate polveri che entrano nei bronchi (PM10), del 29% degli ossidi di zolfo, del 60% del pericoloso cadmio , del 74% di mercurio, del 89% di cromo , del 70% di diossine.
La grande maggioranza degli impianti italiani esistenti al 1999 doveva possedere l’AIA entro l’aprile 2004.
Le AIA concesse dal Ministero dell’Ambiente sono 44 e ne mancano all’appello altre 147 ! La maggioranza riguarda centrali termoelettriche di cui molte nuove e quindi di facile istruttoria.
Senza AIA gli impianti più inquinanti: 39 impianti chimici tra i quali Priolo (zona a elevato rischio di crisi ambientale ai sensi del DPR 1995) e Mantova (primato per polveri sottili e ossidi di zolfo), 17 raffinerie ( tra le quali quella di Gela dove è insediata anche l’unica centrale termoelettrica che usa anche il pet-coke!) e due grandi acciaierie Taranto e Piombino.
Alle AIA di competenza statale si sommano le AIA non rilasciate di competenza regionale, che spesso riguardano discariche, inceneritori e cementifici come quello di Guidonia.
E il Ministro dell’Ambiente adempia l’art 13 dlgs 59/2005, nominando l’Osservatorio nazionale sulle AIA, che consente di conoscere le autorizzazioni statali e regionali rilasciate.Non un adempimento burocratico l’Osservatorio , ma lo strumento di elezione che attraverso il monitoraggio delle AIA rilasciate da Stato e Regioni , consente di tutelate la salute e le imprese.






