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Visualizzazione post con etichetta sclerosi multipla. Mostra tutti i post
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16 novembre 2018

Padova, salgono i casi di sclerosi multipla nelle zone più inquinate

Tratto da Il Fatto Quotidiano

Padova, salgono i casi di sclerosi multipla nelle zone più inquinate. Ne parliamo?               di Patrizia Gentilini 

Risultati immagini per sclerosi multipla
In questi giorni è comparso sulla stampa veneta un articolo sulla diffusione della sclerosi multipla in provincia di Padova rimasto purtroppo confinato nei media locali, ma che viceversa offre spunti di grande interesse per tutti. Nell’articolo si riportano i dati del Centro regionale ad alta specializzazione dedicato a tale patologia diretto dal professor Paolo Gallo, ed emerge che nel territorio indagato i casi di sclerosi multipla sono in preoccupante aumento.
I dati sono stati raccolti con il contributo delle Neurologie dell’ospedale Sant’Antonio di Padova e degli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco e Monselice. L’incidenza della sclerosi multipla è passata da 0,9 nuovi casi l’anno ogni 100mila abitanti negli anni Sessanta, a 6,5 casi nel 2015, mantenendo costante la differenza di genere che vede le donne più colpite degli uomini (7,9 contro 4,1). I malati sono passati in 50 anni da 16 ogni 100mila abitanti a 182, aumentando di 11,4 volte, con costi sociali ed assistenziali elevatissimi. Come affermato dal professor Gallo il costo medio di un paziente è di circa 40mila euro l’anno e dato che si stima che i malati in Italia siano oltre centomila, se ne deduce che la malattia costa allo Stato circa 4 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil.

Nell’indagine padovana tutti i casi sono stati georeferenziati e, tramite satellite in grado di monitorare il PM2.5 con la collaborazione del Cnr e del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, è stato possibile sovrapporre la mappa dell’inquinamento da PM 2.5 con la distribuzione dei pazienti. Si è così evidenziato che nelle aree dove l’inquinamento atmosferico è maggiore c’è anche il maggior numero di malati. Questo dato non è che una ulteriore conferma dei rischi per la salute rappresentati dalla cattiva qualità dell’aria, problema come ben noto originato dai processi di combustione e specie in questa stagione ricorrente.
Tuttavia, per quanto annoso, tale problema è ben lungi dall’essere risolto visto che sono circa 60.000 le morti premature che ogni anno si registrano in seguito ad esso. E se gli effetti a carico del sistema cardiocircolatorio e respiratorio sono fra i primi ad essere stati studiati, quelli al sistema nervoso – specie in via di sviluppo –  sono sempre più documentati. In questa recentissima revisione, studi condotti in varie parti del mondo (Usa, Polonia, Cina, Spagna, Italia, Corea) confermano che per esposizione ad alcuni comuni inquinanti dell’aria (Idrocarburi Policiclici aromatici IPA, PM2,5, PM10, NO2, NOx) negli adulti si registra incremento della demenza, della depressione, alterazioni della memoria e Parkinson e nei bambini alterazioni del comportamento e dello sviluppo cerebrale, diminuzione del quoziente intellettivo, aumento del deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), riduzione della sostanza bianca dell’emisfero sinistro e della BDFN (brain-derived neurotrophic factor), fondamentale fattore protettivo dello sviluppo cerebrale
E dovrebbe destare allarme il pericoloso aumento dei disturbi del linguaggio che si segnala in Italia, ma sulle cui cause non sembra ci si interroghi in modo adeguato.
I motivi di preoccupazione sono più che fondati anche perché a tali rischi se ne aggiungono altri quali malformazioni cardiache, infertilità, abortività spontanea, diabete, patologie tutte in drammatico aumento e gravate da alti costi umani e sociali. D’altro canto aumentano anche le evidenze che ad un miglioramento della qualità dell’aria si associano rapidamente benefici per la salute quali la diminuzione di pericolosi inquinanti nel cordone ombelicale e migliori performance neurocognitive nei nati dopo chiusura di centrale a carbone in Cina o miglioramento della funzione polmonare e riduzione dell’asma in bambini in California in seguito a riduzione di PM2,5, PM10 e biossido di azoto.
Queste tematiche dovrebbero essere centrali nel dibattito politico, ma purtroppo così non è anche perché nell’opinione pubblica non vi è ancora la percezione precisa dell’incombente crisi ambientale, climatica e quindi della salute. A questo proposito si è recentemente levata anche la voce autorevole di Vincenzo Balzani che, unitamente ad altri scienziati, ha richiamato l’urgente necessità di “ridurre i consumi energetici e utilizzare le fonti rinnovabili, perché solo la seconda soluzione, oggi matura e perseguibile, può farci uscire dalla crisi ambientale, sociale ed economica”. 
Come è possibile continuare a non capirlo e quindi a non agire di conseguenza?

28 febbraio 2018

Patrizia Gentilini :Padova, salgono i casi di sclerosi multipla nelle zone più inquinate. Ne parliamo?

TRATTO DA IL FATTO QUOTIDIANO

Padova, salgono i casi di sclerosi multipla nelle zone più inquinate. Ne parliamo?

Risultati immagini per sclerosi multipla
In questi giorni è comparso sulla stampa veneta un articolo sulla diffusione della sclerosi multipla in provincia di Padova ,  che  offre spunti di grande interesse per tutti. Nell’articolo si riportano i dati del Centro regionale ad alta specializzazione dedicato a tale patologia diretto dal professor Paolo Gallo, ed emerge che nel territorio indagato i casi di sclerosi multipla sono in preoccupante aumento.
I dati sono stati raccolti con il contributo delle Neurologie dell’ospedale Sant’Antonio di Padova e degli ospedali di Cittadella, Camposampiero, Piove di Sacco e Monselice. L’incidenza della sclerosi multipla è passata da 0,9 nuovi casi l’anno ogni 100mila abitanti negli anni Sessanta, a 6,5 casi nel 2015, mantenendo costante la differenza di genere che vede le donne più colpite degli uomini (7,9 contro 4,1). I malati sono passati in 50 anni da 16 ogni 100mila abitanti a 182, aumentando di 11,4 volte, con costi sociali ed assistenziali elevatissimi. Come affermato dal professor Gallo il costo medio di un paziente è di circa 40mila euro l’anno e dato che si stima che i malati in Italia siano oltre centomila, se ne deduce che la malattia costa allo Stato circa 4 miliardi di euro, lo 0,21% del Pil.

Nell’indagine padovana tutti i casi sono stati georeferenziati e, tramite satellite in grado di monitorare il PM2.5 con la collaborazione del Cnr e del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova, è stato possibile sovrapporre la mappa dell’inquinamento da PM 2.5 con la distribuzione dei pazienti. Si è così evidenziato che nelle aree dove l’inquinamento atmosferico è maggiore c’è anche il maggior numero di malati. Questo dato non è che una ulteriore conferma dei rischi per la salute rappresentati dalla cattiva qualità dell’aria, problema come ben noto originato dai processi di combustione e specie in questa stagione ricorrente.
Tuttavia, per quanto annoso, tale problema è ben lungi dall’essere risolto visto che sono circa 60.000 le morti premature che ogni anno si registrano in seguito ad esso. E se gli effetti a carico del sistema cardiocircolatorio e respiratorio sono fra i primi ad essere stati studiati, quelli al sistema nervoso – specie in via di sviluppo –  sono sempre più documentati. In questa recentissima revisione, studi condotti in varie parti del mondo (Usa, Polonia, Cina, Spagna, Italia, Corea) confermano che per esposizione ad alcuni comuni inquinanti dell’aria (Idrocarburi Policiclici aromatici IPA, PM2,5, PM10, NO2, NOx) negli adulti si registra incremento della demenza, della depressione, alterazioni della memoria e Parkinson e nei bambini alterazioni del comportamento e dello sviluppo cerebrale, diminuzione del quoziente intellettivo, aumento del deficit di attenzione ed iperattività (ADHD), riduzione della sostanza bianca dell’emisfero sinistro e della BDFN (brain-derived neurotrophic factor), fondamentale fattore protettivo dello sviluppo cerebrale.
E dovrebbe destare allarme il pericoloso aumento dei disturbi del linguaggio che si segnala in Italia, ma sulle cui cause non sembra ci si interroghi in modo adeguato.
I motivi di preoccupazione sono più che fondati anche perché a tali rischi se ne aggiungono altri quali malformazioni cardiache, infertilità, abortività spontanea, diabete, patologie tutte in drammatico aumento e gravate da alti costi umani e sociali. D’altro canto aumentano anche le evidenze che ad un miglioramento della qualità dell’aria si associano rapidamente benefici per la salute quali la diminuzione di pericolosi inquinanti nel cordone ombelicale e migliori performance neurocognitive nei nati dopo chiusura di centrale a carbone in Cina o miglioramento della funzione polmonare e riduzione dell’asma in bambini in California in seguito a riduzione di PM2,5, PM10 e biossido di azoto.
Queste tematiche dovrebbero essere centrali nel dibattito politico, ma purtroppo così non è anche perché nell’opinione pubblica non vi è ancora la percezione precisa dell’incombente crisi ambientale, climatica e quindi della salute. A questo proposito si è recentemente levata anche la voce autorevole di Vincenzo Balzani che, unitamente ad altri scienziati, ha richiamato l’urgente necessità di “ridurre i consumi energetici e utilizzare le fonti rinnovabili, perché solo la seconda soluzione, oggi matura e perseguibile, può farci uscire dalla crisi ambientale, sociale ed economica”. Come è possibile continuare a non capirlo e quindi a non agire di conseguenza?

10 novembre 2016

Elenco delle malattie e disordini che possono essere associate a inquinamento ambientale

Risultati immagini per ISDE Italia, sezione di Vicenza

Tratto da nopops.it

Elenco delle malattie e disordini che possono essere associate a inquinamento ambientale

Qui di seguito sono riportate le principali malattie e sindromi che sono state accertate o solo sospettate (con qualche fondamento scientifico) con l’inquinamento ambientale.
Se siete affetti da una o più di tali patologie e siete residenti in Veneto vi invitiamo a partecipare all’indagine epidemiologica promossa dall’Associazione Medici per l’Ambiente-ISDE Italia con il patrocinio di ISDE nazionale, dell’Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi di Padova, di Slow Medicine e di altre associazioni ambientaliste e di cittadini, i cui dettagli potete leggere qui.
Vi invitiamo a diffondere questa iniziativa a tutti i vostri contatti e di partecipare al sondaggio anche se siete in perfetta salute. 

Malattia di Addison
Sclerosi alterale amiotrofica (SLA)
Anemia
Difetti e malformazioni confgenite
Cancro
Ictus cerebrale ed altre ischemie cerebrali
Diabete
Cardiopatie ischemiche (infarto del miocardio, angina pectoris, bypass, stent coronarici cc.)
Epatiopatie croniche (non virali, non alcoliche): steatosi epatica (fegato grasso)
Sclerosi multipla
Fenomeno di Raynaud
Artrite reumatoide
Sclerodermia
Malattie della tiroide
Linfomi
Leucemie
Mielodisplasie
Malattie autoimmuni
Rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn
Lupus eritematoso sistemico/LES
Infertilità maschile e femminile
Sindrome di Cushing
Ipercolesterolemia
Ipertensione arteriosa
Complicanze della gravidanza (preeclampsia, gestosi gravidica)
Aborti ricorrenti
Sensibilità chimica multipla

20 settembre 2016

G. Ghirga "Esposizione a lungo termine a inquinanti come ossidi di azoto, polveri fini e metalli, e insorgenza di sclerosi multipla”.


 Le immagini  e il sottostante testo sono tratte da Facebook del Medico Isde G.Ghirga
"Esposizione a lungo termine a inquinanti come ossidi di azoto, polveri fini e metalli, e insorgenza di sclerosi multipla”. 
Una ricerca italiana ha osservato negli uomini una correlazione fra l’entità dell’esposizione ai comuni inquinanti di città e la probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla, decisamente più alta alle alte esposizioni. L’ennesima conferma della gravità del fenomeno, come emerso sempre durante il primo giorno della Conferenza internazionale di epidemiologia ambientale della Società Internazionale di Epidemiologia Ambientale 2016, viene dalla Cina dove l'inquinamento atmosferico è la quinta causa di morte e ha fatto contare nel 2013 ben 916.000 morti premature. Di questi, 366.000 morti sono da attribuire solo alle emissioni di carbone, la fonte più micidiale”


Leggi anche tratto da Meteoweb

Medicina: i metalli pesanti del suolo sono associati con la distribuzione della sclerosi multipla

E’ stato pubblicato sulla rivista scientifica Acta Neurologica Scandinavica uno studio intitolato “Soil heavy metals are associated with the distribution of multiple sclerosis in Isfahan, Iran” (i metalli pesanti del suolo sono associati con la distribuzione di sclerosi multipla ad Isfahan, in Iran).
Secondo alcuni ricercatori dell’Università di Isfahan (Iran), pochi studi epidemiologici hanno indagato gli effetti dell’inquinamento del suolo sul rischio di sclerosi multipla (SM) in Asia.
Sulla base dei bacini di utenza, la provincia di Isfahan è stata divisa in cinque zone (centrale, Nord, Est, Ovest e Sud), ed il campionamento del terreno è stato effettuato nel bacino di utenza con la più alta gamma di prevalenza e di incidenza di sclerosi multipla. I campioni sono stati analizzati per il cobalto (Co), piombo (Pb), cadmio (Cd), rame (Cu), zinco (Zn), e per le forme assorbibili di Pb, Cd e Co, E’ stata usata la regressione lineare per esaminare l’associazione dei metalli pesanti del suolo con la prevalenza della sclerosi multipla nella parte centrale della provincia di Isfahan.
La prevalenza di sclerosi multipla oscillava da 5,62 a 156,65 in diversi comuni. Sulla base dell’analisi di regressione, in caso di considerevoli valori fissi per il resto degli elementi, un aumento (SD) del Pb assorbibile e del Cd assorbibile sono associati rispettivamente ad un aumento di 0,385 (SD) (<0 0.209="" 0="" ad="" della="" di="" diminuzione="" e="" font="" multipla.="" p="" prevalenza="" sclerosi="" una="">
Secondo gli autori, questo studio ha documentato una significativa associazione tra l’esposizione a Pb e Cd assorbibili nel suolo con la prevalenza di sclerosi multipla ad Isfahan. Sono necessari ulteriori studi per confermare questa associazione e, se convalidata, per comprendere i meccanismi alla base dell’associazione.

06 settembre 2016

Epidemiologia ambientale .Cambiamenti climatici e salute: quali rischi?

Tratto da informasalus.it

Cambiamenti climatici e salute: quali rischi?


cambiamenti climatici salute

Nei prossimi 50 anni, in assenza di misure efficaci di contenimento delle emissioni, la frequenza di ondate di calore aumenterà di circa 80 volte determinando un'impennata del rischio di morte del 20% durante questi eventi. Inoltre, come già ben visibile, l'aumento della desertificazione e la corrispondente riduzione delle terre coltivabili porterà in breve vaste porzioni del pianeta ad un dimezzamento delle superfici, mettendo a rischio la sicurezza alimentare. 

A lanciare l'allarme sui rischi per la salute correlati ai cambiamenti climatici sono gli esperti riuniti alla Conferenza internazionale di epidemiologia ambientale della Società internazionale di epidemiologia ambientale 2016 (ISEE) 2016 appena conclusasi a Roma.

Gli esperti hanno fatto riferimento anche alla possibile relazione fra esposizione a lungo termine a inquinanti come ossidi di azoto, polveri fini e metalli, e insorgenza di sclerosi multipla. La ricerca italiana ha osservato “negli uomini una correlazione fra l’entità dell’esposizione ai comuni inquinanti di città e la probabilità di ammalarsi di sclerosi multipla, decisamente più alta alle alte esposizioni. 

L’ennesima conferma della gravità del fenomeno, come emerso sempre durante il primo giorno della Conferenza, viene dalla Cina dove l'inquinamento atmosferico è la quinta causa di morte e ha fatto contare nel 2013 ben 916.000 morti premature. Di questi, 366.000 morti sono da attribuire solo alle emissioni di carbone, la fonte più micidiale”.

Il rapporto tra salute e ambiente non può prescindere poi da una corretta alimentazione. Gli esperti hanno sottolineato che ridurre gli impatti sull’ambiente comporta sempre effetti positivi sulla salute umana, così come seguire stili di vita più salutari (come ridurre il consumo di carne a favore di frutta e verdura, o muoversi in bicicletta) ha ricadute favorevoli sull’ambiente e sul clima.....

Qualche mese fa, in relazione al rapporto tra clima e salute, Flavia Bustreo, Vice Direttore Generale, Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini dell’OMS, sottolineava: “il peso delle malattie e delle morti causate dai cambiamenti climatici e dall’inquinamento dell’aria non solo è tragico, ma anche evitabile. Stiamo lavorando con i governi e le comunità internazionali per contribuire al tentativo di mitigare gli effetti del cambiamento climatico. 

Monitoreremo attentamente i progressi, per tracciare e comunicare i risultati sulla salute e condividere quelle azioni che si traducono in vite salvate. In particolare le vite dei bambini, delle donne, degli anziani e della popolazione più povera e vulnerabile della società, maggiormente sofferente”. 

02 gennaio 2016

Per la Sclerosi Multipla l' l’inquinamento atmosferico è un pericoloso fattore di rischio


Tratto da MeteoWeb

Sclerosi Multipla: l’inquinamento atmosferico è un pericoloso fattore di rischio Mostra immagine originale


Secondo alcuni ricercatori di vari paesi,
 l’inquinamento atmosferico (interno ed esterno), è un problema importante per la salute pubblica, perché studi epidemiologici hanno messo in evidenza le sue numerose conseguenze dannose sulla salute (in particolare, condizioni patologiche respiratorie e cardiovascolari).

Negli ultimi 15 anni, l’inquinamento atmosferico è stato considerato anche un potente fattore di rischio ambientale per le malattie neurologiche e le neuropatologie. L’articolo (review) esamina l’impatto dell’inquinamento atmosferico sullo sviluppo cerebrale dei bambini e sulle conseguenze cliniche, cognitive, strutturali cerebrali e metaboliche.
Vengono anche discusse le possibili conseguenze a lungo termine sul cervello degli adulti e gli effetti sulla sclerosi multipla(SM).

 Una sfida è quella di valutare gli effetti delle esposizioni durante la vita agli inquinanti ambientali esterni ed interni, tra cui le esposizioni professionali: quanto, per quanto tempo e di che tipo. Diffuse neuroinfiammazioni, danni all’apparato neurovascolare, e produzione di autoanticorpi contro le proteine neurali e le giunzioni strette sono risultati preoccupanti nei bambini cronicamente esposti a concentrazioni superiori alle norme vigenti per l’ozono e il particolato fine (PM2.5), e possono costituire significativi fattori di rischio per lo sviluppo della malattia di Alzheimer più tardi nella vita. 
Infine, vengono recensiti i dati a sostegno del ruolo dell’inquinamento atmosferico come fattore di rischio per la sclerosi multipla (SM), concentrandosi sugli effetti delle PM10 e degli ossidi di azoto.
       Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26718591

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Leggi anche su Adnkronos

Scienziati, lo smog pericoloso fattore di rischio per sclerosi multipla

Allarme per futuro bambini troppo esposti, diffuse neuroinfiammazioni e danni all'apparato neurovascolare

L'inquinamento atmosferico è un pericoloso fattore di rischio per lo sviluppo della sclerosi multipla. E' quanto ha evidenziato un'analisi di un team di scienziati internazionali pubblicata su 'Revue Neurologique'. Il lavoro ha studiato l'impatto dello smog sullo sviluppo cerebrale dei bambini e sulle conseguenze cliniche, cognitive, strutturali e metaboliche. Con un focus sulle possibili conseguenze a lungo termine sul cervello degli adulti e gli effetti sulla sclerosi multipla.
Leggi tutto su Adnkronos

28 novembre 2013

ESPOSIZIONE AL PARTICOLATO ATMOSFERICO E AUMENTO DELLE RICADUTE PER SCLEROSI MULTIPLA

“Dal XXXVII Congresso dell’Ass. Italiana di Epidemiologia – Roma 4-6 novembre 2013”


Introduzione: La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica demielinizzante del sistema nervoso centrale, caratterizzata da ricadute infiammatorie ricorrenti che provocano una disabilità da lieve a grave. L’eziologia della SM non è nota, e la patogenesi della malattia comprende molteplici processi, sia infiammatori sia apoptotici, nel sistema nervoso centrale. Numerose evidenze suggeriscono che i fattori ambientali possano svolgere un ruolo nello sviluppo della SM.........
Obiettivi: Scopo dello studio è stato valutare l’associazione tra i livelli di esposizione a PM10 e le ricadute per SM.

Risultati: I livelli di PM10 sono associati al numero di ricadute per SM, con un effetto massimo osservato per la media di PM10 nelle due settimane precedenti la ricaduta.........
“(In Pratica: I livelli di PM10 sono associati al numero di ricadute per SM, con un effetto massimo osservato per la media di PM10 nelle due settimane precedenti la ricaduta. Un aumento del livello di PM10 da basso a medio basso è associato ad aumento del 26% dei ricoveri ospedalieri per ricadute per SM, un aumento da un livello di esposizione basso ad un livello medio alto è associato ad un corrispondente aumento del 38% dei ricoveri ospedalieri ed, infine, un aumento dei livelli dei PM10 da basso ad alto è associato ad un aumento del 52% dei ricoveri ospedalieri.) (ndr)”
Conclusioni: Questi dati, sebbene preliminari, supportano l’ipotesi che l’esposizione a PM10 possa essere un importante fattore per le ricadute di SM.


21 maggio 2010

2010/05/22Malattie rare e metalli pesanti/Sclerosi multipla, anche l'ambiente conta/SANITÀ. Identificato nuovo gene coinvolto nella sclerosi multipla

Tratto dal Blog del comitato per Taranto

Malattie rare e metalli pesanti

Un esempio da Empoli suggerito da un lettore

Crescita record delle malattie rare
il Tirreno — 18 maggio 2010 pagina 01 sezione: EMPOLI

EMPOLI.
Cresce nell’Empolese Valdelsa l’incidenza delle malattie degenerative del sistema neuromuscolare. Il dato, emerso durante il convegno nazionale dell’Associazione italiana contro le miopatie rare che si è svolto sabato in città, è impressionante. La sclerosi multipla e la sclerosi laterale amiotrofica (la terribile Sla) hanno registrato negli ultimi dieci anni un aumento molto importante...
...
«
Forse stiamo pagando il prezzo del passato - spiega il dottor Leonello Guidi, responsabile dell’unità operativa di Neurologia dell’Asl 11 - nella storia industriale dell’Empolese Valdelsa l’utilizzo di metalli pesanti come il piombo, l’arsenico o solventi tossici che venivano a contatto diretto con l’operatore a livelli eccessivi, probabilmente ha contribuito a creare patologie capaci di trasmettersi alle generazioni future». Dieci anni fa le malattie di questo tipo nel circondario venivano rilevate in misura assai inferiore, circa la metà dei casi di oggi. Anche per questo la Regione sta elaborando un registro che tiene conto di come queste patologie sono distribuite sul territorio, indicando luoghi e ambienti di lavoro correlati.
LEGGI L'ARTICOLO COMPLETO

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Tratto da Brain factor.it

Sclerosi multipla, anche l'ambiente conta

Sclerosi multipla, anche l'ambiente conta."Se uno solo di due gemelli identici è affetto da sclerosi multipla, la malattia non sarebbe da ascriversi ai geni, ma a fattori ambientali". Lo sostiene su Nature uno studio realizzato con una analisi genomica avanzata mai eseguita prima su omozigoti discordanti per la malattia. Nel giovane adulto la sclerosi multipla è la seconda malattia neurologica più frequente e la prima nella classifica delle patologie cronico - infiammatorie.

Le persone affette da sclerosi multipla (SM), malattia autoimmune demielinizzante causa di neurodegenerazione e disabilità nei giovani adulti, sono circa 1,3 milioni nel mondo, di cui 57.000 solo in Italia.

"Quando la SM colpisce un gemello omozigote, la probabilità che il fratello identico sviluppi la malattia è del 30%, contro un rischio pari al 4% nel caso di gemelli eterozigoti e altri fratelli: ciò suggerisce che la SM non è una malattia genetica in senso stretto", spiega Sergio Baranzini, professore di neurologia all’Università della California di San Francisco (UCSF) e coordinatore del gruppo di ricerca, che ha visto fra i partecipanti anche la Stanford Medical School di Palo Alto, il National Center for Genome Resources di Santa Fe e la Wayne State Medical School di Detroit.

Oltre ai geni, infatti, altri fattori quali agenti tossici, virus, batteri, carenza di vitamina D, avrebbero un ruolo importante nell'insorgenza della malattia.

Il gruppo di ricerca americano ha individuato dove gli omozigoti sono realmente identici e dove sono presenti differenze genetiche (variazioni di sequenza) o epigenetiche (variazioni strutturali che influenzano l’espressione genica) che possono spiegare la suscettibilità per la malattia di uno solo dei gemelli.

Lo studio ha interessato tutti e tre i livelli organizzativi del DNA, analizzando la sequenza del genoma, i trascritti di RNA messaggero e le sequenze epigenetiche dei linfociti CD4+ (le cellule che scatenano la risposa autoimmune) di tre coppie di gemelli identici.

"Alla fine - dice Baranzini - non abbiamo trovato differenze evidenti che spieghino perché un gemello si ammali di sclerosi multipla e l’altro no, anche se un segno di distinzione nel genoma c’è ed è rappresentato dai livelli di espressione dell'RNA messaggero di alcuni geni: un gemello infatti sembra esprimere più frequentemente un allele rispetto all’altro (cd. sbilanciamento allelico), ma quesa differenza non è correlata alla malattia".

Reference:

Baranzini S. E. et al., Genome, epigenome and RNA sequences of monozygotic twins discordant for multiple sclerosis, Nature 464, 1351-1356 (2010) | doi:10.1038/nature08990

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Tratto da Vita.it

di Sara De Carli

SANITÀ. Identificato nuovo gene coinvolto nella sclerosi multipla

Pubblicato sulla rivista scientifica Nature Genetics uno studio finanziato FISM sull’analisi delle variazioni genetiche che possono predisporre alla SM

È stato pubblicato sulla rivista scientifica “Nature Genetics" uno studio finanziato da FISM sull’analisi delle variazioni genetiche che possono predisporre alla sclerosi multipla.

La sclerosi multipla (SM) è una malattia neuroinfiammatoria multifattoriale e autoimmune causata dall’interazione tra fattori ambientali ancora sconosciuti e molteplici fattori genetici solo in parte conosciuti. Individualmente i singoli geni coinvolti non causano la malattia ma solo un aumentato rischio di svilupparla.Lo studio della dott.ssa Serena Sanna e colleghi, coordinato dal prof. Francesco Cucca dell’Istituto di Neurogentica e Neurofarmacologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) di Monserrato e del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Sassari, ha evidenziato una variazione del gene chiamato CBLB che aumenterebbe il rischio di sviluppare la malattia.

Leggi l'articolo integrale