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27 giugno 2020

Il MODA: no all'ampliamento della discarica del Boscaccio e al CSS da rifiuti

Tratto da La Nuova Savona

Il MODA: no all'ampliamento della discarica del Boscaccio e al CSS da rifiuti

Il MODA: no all'ampliamento della discarica del Boscaccio e al CSS da rifiuti

Virginio Fadda: “E’ noto che l'incenerimento di combustibili derivati da rifiuti produce nei fumi pericolose diossine e metalli pesanti, mettendo a rischio la salute della popolazione esposta. L'Unione Europea chiede agli Stati membri di vietare il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili e biodegradabili entro il 2025 e  di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030, ma qui in Liguria a Vado Ligure si progetta in direzione opposta”

Presentazione VAS Savona 2017 (QUI): “... i dati progettuali ci consentono di ritenere che il pubblico impianto esistente in Località Boscaccio a Vado Ligure (affidato al momento in gestione, da parte del comune proprietario, alla società Ecosavona) sia ampiamente sufficiente a smaltire il rifiuto residuo per un arco temporale di 15 anni a partire dal 2021 (Start Up completa del nuovo sistema) e non sia pertanto necessario procedere a nuovi ampliamenti e/o alla costruzione di nuovi impianti...”

Del tutto inutile appare quindi l’ampliamento proposto oggi in Regione che prevede una prima fase di 786.000 metri cubi e una fase 2 con l’ampliamento a monte della Fase 1 per una volumetria totale lorda per i rifiuti di 1.489.000 m.c. .

In tale progetto la sezione di trattamento meccanico sarà implementata sostituendo il trituratore ed il vaglio attuali con nuove macchine e introducendo i macchinari necessari alla raffinazione della frazione secca ai fini della produzione di CSS.

Lo schema n. 37 della Regione Liguria del 7/10/2016 “Soluzioni per la chiusura del ciclo di gestione rifiuti” e la Deliberazione n. 6 del 27/7/2017 del “Comitato d'Ambito per il ciclo dei rifiuti” di Regione Liguria e Province liguri prevedono per l'Area savonese la chiusura del ciclo con la produzione di CSS combustibile e nella discarica del Boscaccio a Vado Ligure hanno previsto la produzione di combustibile da rifiuti CSS da 22.000 t/a a 30.250 t/a nell' ipotesi di raccolta differenziata al 65% mentre oggi in Regione siamo appena al 50% di RD ed in Provincia di Savona ancora al 60%.

Con invece una auspicabile Raccolta differenziata spinta (80-90 %), come avviene oggi in molte parti del Mondo e d’Italia (vedi ad esempio la Provincia di Treviso ed il Comune di Cairo Montenotte), si eviterebbe definitivamente la “chiusura del ciclo con la produzione di CSS ”programmata nella delibera regionale in premessa, eliminando così del tutto la produzione e la successiva combustione di CSS.

E' ben noto che l'incenerimento di combustibili derivati da rifiuti in impianti dedicati, centrali termoelettriche e cementifici ( come autorizzato dalla Regione nel Piano rifiuti 2015 - QUI ) produce nei fumi pericolose diossine e metalli pesanti mettendo a rischio la salute della popolazione esposta. Tali inquinanti sono presenti anche nelle ceneri residuali della combustione che risultano così poi difficili da smaltire (allegato QUI).

L'Unione Europea chiede agli Stati membri di vietare il collocamento in discarica dei rifiuti riciclabili di plastica, metallo, vetro, carta e cartone e dei rifiuti biodegradabili entro il 2025 chiede di impegnarsi per abolire quasi completamente il collocamento in discarica entro il 2030...ma qui in Liguria a Vado Ligure si progetta in direzione opposta!

 

Virginio Fadda

03 settembre 2018

Università di Cambridge:Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Tratto da Notizie scientifiche.it

Esperti avvertono dei rischi cardiovascolari dovuti all’inquinamento da metalli pesanti

Anche basse dosi di sostanze chimiche tossiche nell’ambiente rappresentano un rischio significativo per la salute cardiovascolare, secondo un rapporto dell’edizione di oggi del BMJ, condotto da ricercatori dell’Università di Cambridge.
Negli ultimi decenni, le esposizioni a metalli tossici ambientali come l’arsenico, il rame, il piombo, il cadmio e il mercurio sono diventati una preoccupazione mondiale per la salute pubblica. Anche se spesso presenti in natura, questi contaminanti sono penetrati nelle riserve d’acqua e, attraverso l’irrigazione, nella catena alimentare. Ad esempio, in Bangladesh, sono stati introdotti pozzi profondi nel Delta del Gange per attingere acqua pulita da agenti patogeni batterici e virali, ma ciò ha inavvertitamente portato all’esposizione a metalli tossici.
La preoccupazione si è spesso concentrata sulla tossicità o sulle proprietà cancerogene dei metalli, in particolare a dosi elevate. Tuttavia, vi sono prove crescenti che suggeriscono che i metalli pesanti possono avere altri effetti avversi sulla salute – comprese le malattie cardiovascolari come malattie cardiache e ictus – anche a livelli più bassi di esposizione, che potrebbero essere prevalenti in molte parti del mondo, tra cui il Regno Unito e gli Stati Uniti.
Per interpretare le prove disponibili, un team guidato da ricercatori del Dipartimento di salute pubblica e cure primarie di Cambridge ha effettuato una revisione sistematica e una meta-analisi di studi pubblicati su 350.000 partecipanti unici provenienti da 37 paesi.
I risultati dello studio hanno dimostrato che l’esposizione all’arsenico, al piombo, al cadmio e al rame – ma non al mercurio – era associata ad un aumentato rischio di malattia coronarica e malattie cardiovascolari.
“Dalla nostra analisi emerge chiaramente che esiste un possibile collegamento tra l’esposizione a metalli pesanti o metalloidi e il rischio di patologie cardiache, anche a basse dosi – e maggiore è l’esposizione, maggiore è il rischio”, afferma il dott. Rajiv Chowdhury, primo autore dello studio. “Anche se le persone non dovrebbero essere eccessivamente preoccupate per qualsiasi rischio immediato per la salute, dovrebbero inviare un messaggio ai responsabili delle politiche affinché si agisca per ridurre l’esposizione delle persone”.
In tutto il mondo, quelli con la maggiore esposizione di arsenico, piombo, cadmio e rame avevano all’incirca il 30% -80% in più di probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto a quelli a più bassa esposizione.
La relazione è importante, affermano i ricercatori, perché sottolinea la necessità di affrontare questo problema ambientale e di salute pubblica, che colpisce in modo sproporzionato le persone nei paesi a reddito medio-basso, sebbene possa ancora influenzare quelli nei paesi a più alto reddito. Gli interventi non devono essere costosi, sottolineano; ad esempio, tecnologie economiche e scalabili (ad es. filtri per l’acqua rispettosi dell’ambiente) o interventi comportamentali (ad es. pratiche di risciacquo di riso e verdure prima della cottura) sono attualmente testate per ridurre le esposizioni a livello domestico.
Inoltre, in una lettera pubblicata alla fine di giugno, il dott. Chowdhury e colleghi hanno espresso il loro disappunto per il fatto che il precedente rapporto dell’OMS della Commissione indipendente ad alto livello sulle malattie non trasmissibili pubblicato a giugno non includeva l’esposizione ai metalli pesanti come contributo chiave fattore. Su The Lancet gli autori hanno dichiarato: “Sfortunatamente, questo rapporto di importanza globale ha avuto un’omissione importante: riconoscere il ruolo dannoso dei fattori di rischio ambientale, oltre i fattori comportamentali convenzionali (consumo di tabacco e alcol, inattività fisica e alimentazione non sana), in accrescere l’onere globale della NCD e la disuguaglianza di salute “.
Il dott. Chowdhury e colleghi hanno recentemente ricevuto 8,1 milioni di sterline dal fondo di ricerca sulle sfide globali del Consiglio di ricerca del Regno Unito per istituire un programma a lungo termine (denominato CAPABLE) per indagare ulteriormente sui fattori ambientali delle malattie cardiovascolari e per aiutare a informare le strategie preventive.
Il testo di questo articolo è stato tradotto in italiano dal testo pubblicato qui sotto licenza Creative Commons — Attribution 4.0 International — CC BY 4.0 ed è dunque disponibile secondo la stessa licenza.

Fonti e approfondimenti

30 agosto 2018

L'Inquinamento da metalli pesanti danneggia il cuore

Tratto da Alto Adige

Inquinamento da metalli pesanti danneggia il cuore

(ANSA) - ROMA, 30 AGO - Così come fanno il fumo e l'obesità, anche l'esposizione a metalli pesanti legati all'inquinamento ambientale, come piombo e arsenico, aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. La conferma del legame arriva da una revisione della letteratura scientifica che ha preso in esame studi precedenti condotti su un totale di 350 mila persone.    L'esposizione a metalli tossici ambientali, causata dai processi industriali, è diventata un importante problema di salute globale. Alcuni di questi come arsenico e cadmio, sono noti cancerogeni, ma ci sono sempre più evidenze che possano essere un fattore di rischio indipendente per le malattie cardiovascolari. Per indagare in merito, un gruppo di ricerca internazionale presso l'Università di Cambridge, ha esaminato i risultati di 37 studi epidemiologici precedenti. L'esposizione all'arsenico (e in misura minore del rame) è risultata significativamente associata a un rischio maggiore del 23% di cardiopatia coronarica e del 30% di malattia cardiovascolare.    Mentre piombo e cadmio erano associati ad un aumentato rischio di ictus, rispettivamente 63% e 72%. Nessuna particolare evidenza è stata dimostrata per il mercurio. I risultati, pubblicati sul British Medical Journal (BMJ), "rafforzano l'importanza, spesso non riconosciuta, dei metalli tossici ambientali nell'aumentare il rischio cardiovascolare, al di là dei fattori di rischio comportamentali, come il fumo, la cattiva alimentazione e l'inattività", commentano gli autori.(ANSA).   

15 agosto 2018

Osservatoriodiritti: Inquinamento ambientale: ecco cosa succede alla nostra salute

Inquinamento ambientale: ecco cosa succede alla nostra salute

Maggiori probabilità di ammalarsi di tumore. Patologie di ogni tipo in aumento. E i più colpiti sono soprattutto i bambini. Ecco che cosa provocano i vari tipi di inquinamento sulla salute in Italia

I bambini e i ragazzi che vivono in un ambiente inquinato, magari vicino a una discarica, a un inceneritore, a un polo industriale o petrolchimico che rilasciano sostanze tossiche, hanno il 9% in più di probabilità di ammalarsi di tumore rispetto ai coetanei. Lo dimostrano i dati raccolti dall’Istituto superiore di sanità e pubblicati a giugno nell’ultimo aggiornamento dello studio Sentieri. Un documento che monitora gli effetti che l’inquinamento ha avuto sulla popolazione italiana fino al 2013.
In tutto, da quanto emerge dall’indagine, sono circa 6 milioni gli italiani che vivono vicino a zone altamente inquinate, molte delle quali sono Siti di interesse nazionale. Ma gli effetti delle sostanze nocive si fanno sentire su una fascia ben più ampia di popolazione. E a farne le spese sono soprattutto i giovani e i giovanissimi, come dimostra l’aumento dei casi di tumori nella fascia 0-24 anni. E i numeri non lasciano spazio ai dubbi.

inquinamentoInquinamento: tumori in crescita tra bambini e giovani

Rispetto alle medie regionali, gli under 24 che abitano in zone contaminate contraggono molto più frequentemente leucemie (+66%) e linfomi (50%). Aumentano del 36% anche i tumori al testicolo e del 62% i sarcomi. Questi ultimi sono considerati patologie “sentinella” dell’esposizione alle diossine, rilevate anche tra gli adulti che risiedono nelle stesse aree. Segnale che l’inquinamento ha effetti importanti sulla salute di tutta la popolazione e che diventano devastanti sui giovani e giovanissimi. Ma c’è di più. Le sostanze tossiche iniziano a colpire durante la gravidanza.

L’inquinamento ambientale colpisce i bambini: i casi di Emilia Romagna e Umbria

Una ricerca del 2017 dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) di Lione effettuata in 62 Paesi, comparsa su Lancet Oncology, dimostra come la media mondiale dei tumori tra pazienti fino a 14 anni, tra gli anni ‘80 e il 2010, sia passata da 124 a 140 casi su un milione.
L’Italia ha partecipato con i dati raccolti da 15 registri dei tumori regionali. Significativa è la situazione in Emilia Romagna: 200 casi sono stati registrati a Modena, Parma, Forlì, dove, come racconta Patrizia Gentilini, medico che per 30 anni ha lavorato nel reparto di oncologia della città e che fa parte del comitato scientifico dell’associazione dei Medici per l’Ambiente e di Medicina Democratica, in 15 anni il registro dei tumori segnala un importante incremento di pazienti giovanissimi. A inizio 2000 i ragazzini in cura erano 18, mentre nel 2016 i nuovi ammalati erano 46. Numeri analoghi sono stati registrati anche in Umbria.

Inquinamento e bambini: aumentano tutte le patologie

minori che vivono nelle aree più inquinate del Paese finiscono spesso in ospedaleanche per altre patologie. Il primo ricercatore dell’Iss, dottor Ivano Iavarone, sottolinea come ci siano ricoveri «in eccesso del 6-8% di bimbi e ragazzi per qualsiasi tipo di malattia rispetto ai loro coetanei residenti in zone non contaminate».
Situazione che non risparmia nemmeno i piccolissimi. Infatti «per quanto riguarda il primo anno di vita – sottolinea l’esperto – c’è un eccesso di ricoveri del 3% per patologie di origine perinatale rispetto al resto dei coetanei e un eccesso compreso tra l’8 e il 16% per le malattie respiratorie acute e asma».

Inquinamento: difficile certificare cause comuni di tumori

Dati allarmanti, certo, ma non sufficienti a certificare l’impatto dell’inquinamento ambientale su bambini e ragazzi. Al momento, infatti, non è possibile certificare una causa comune per tutti i tumori riscontrati, non esistono studi epidemiologici sistematici e spesso non vengono eseguiti monitoraggi puntuali da pare delle Ats regionali e i registri tumori non vengono aggiornati puntualmente.
«Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo facendo loro».
Era questo il motto dell’oncologo Lorenzo Tomatis, scomparso nel 2017, pioniere della ricerca sugli effetti della diossina sul corpo umano. Proprio a lui si devono i primi studi pubblicati una quarantina di anni fa sui rischi per i bambini di contrarre, durante la gestazione, malattie intrauterine legate a sostanze cancerogene. Responsabili, per Tomatis, sono i metalli pesanti con i quali le mamme entrano in contatto e che durante la gravidanza sono presenti anche all’interno dell’utero e della placenta.
Le conferme arrivano anche da uno studio americano del 2004, pubblicato dal sito PubMed e condotto su 268 donne incinte: nelle loro urine o nel sangue c’erano ben 168 diverse sostanze chimiche, che vanno dal mercurio al cadmio.

Inquinamento: ricerca indaga gli effetti sui neonati

A marzo l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (Ircss) Burlo Garofolo di Trieste ha iniziato uno studio sui primi 1.000 giorni dei neonato, dal concepimento al compimento del secondo anno di vita, per vedere quanto incida l’esposizione a inquinanti ambientali come pesticidi e metalli pesanti.
inquinamento
«Obiettivo primario dello studio è stilare una mappa, per ora in cinque regioni italiane pilota, del carico di esposizione ambientale delle donne in gravidanza e dei neonatifino a 24 mesi», spiega Luca Ronfani, pediatra epidemiologo del Burlo e responsabile scientifico del progetto.
«I dati che produrremo serviranno ai decisori politico-sanitari per pianificare interventi di prevenzione in sanità pubblica». I prossimi due anni saranno necessari per raccogliere informazioni e dati fondamentali per predisporre un metodo di lavoro sia per i pediatri sia per tutto il personale medico degli ospedali oncologici.

Inquinamento atmosferico, dell’acqua, dell’aria, del suolo: i danni dei metalli pesanti sulla salute

Anche i dati raccolti dalla Federazione internazionale dei ginecologi e ostetrici dimostrano come la presenza di metalli pesanti presenti nella placenta, dovuti all’inquinamento ambientale, porti ad alti tassi di morte fetaleparti prematuri e basso peso dei neonati alla nascita.
«Spesso i bambini presentano anche danni cognitivi, per curare i quali ogni anno in tutta Europa vengono spesi 194 miliardi di euro», sottolinea la dottoressa Gentilini, in base alle stime degli oncologi europei.
Tutti rischi a cui i bambini, da Aosta a Trapani, sono stati esposti per anni e continuano a essere esposti. Magari senza saperlo. Negli ultimi mesi, infatti, ci sono stati diversi incendi in discariche autorizzate e non, da Nord a Sud. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono divampati a Macerata e a Muggiano, in provincia di Milano. In entrambi i casi, i sindaci hanno invitato la popolazione a non aprire per alcune ore le finestre, non spostarsi se non per motivi di emergenza e a non comprare cibo fresco proveniente dalla zona subito dopo i roghi.

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26 maggio 2018

Europa :diminuiscono le pressioni ambientali da inquinamento da metalli pesanti dell’industria

Tratto da Greenreport

In Europa diminuiscono le pressioni ambientali da inquinamento da metalli pesanti dell’industria

Calano le emissioni di arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel e zinco; oltre la metà viene solo da 18 impianti
[25 maggio 2018]
Secondo il nuovo briefing “Environmental pressures of heavy metal releases from Europe’s industry” pubblicato dall’European enevironmental agency (Eea) tra il 2010 e il 2016 le pressioni ambientali causate dalle emissioni di metalli pesanti dai grandi impianti industriali europei sono diminuite- I dati sono quelli del  Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (European pollutant release and transfer register E-Prtr) e del modello UEStox , che è un metodo consolidato per stimare l’eco-tossicità delle emissioni di inquinanti. La combinazione dei dati sulle quantità di emissione con le informazioni sulla tossicità della sostanza presa in esame fornisce un’indicazione del danno ambientale relativo causato dai rilasci di queste sostanze da ciascuna struttura.
L’E-Prtr fornisce informazioni pubbliche sulle emissioni di inquinanti provenienti da grandi impianti industriali e riguardano 65 diverse tipologie di attività economiche e circa 33.000 impianti in Europa. Quindi, i piccoli  impianti e le fonti di inquinamento diffuse, compresi i trasporti, non fanno parte dell’analisi pubblicata dall’Eea e dalla quale emerge che «Nel 2016, una piccola parte degli impianti è stata responsabile di oltre la metà delle pressioni ambientali legate all’inquinamento da metalli pesanti».
L’Eea ha preso in considerazione gli 8 principali metalli pesanti –  arsenico, cadmio, cromo, rame, piombo, mercurio, nichel e zinco – emessi in Europa da grandi impianti industriali e che mostrano «un rapido declino delle pressioni ambientali loro associate. Dal 2010 al 2016, le pressioni ambientali causate dalle emissioni industriali nell’aria sono diminuite del 39% mentre le pressioni causate dalle emissioni nell’acqua sono diminuite del 34%».
Il briefing Eea sottolinea che «La riduzione delle concentrazioni di metalli pesanti nell’aria, nell’acqua e nel suolo è importante dato il potenziale danno di queste sostanze per le persone e gli ecosistemi. Gli effetti nocivi dei metalli pesanti includono, ad esempio, l’interruzione dei cicli di nutrienti nelle piante e la causa di disturbi dello sviluppo e della riproduzione negli animali e nell’uomo».
Il dato clamoroso è che, per quanto riguarda le emissioni atmosferiche, da soli, 18 dei  978 impianti industriali sono responsabili di oltre la metà delle pressioni ambientali legate all’inquinamento da metalli pesanti causato dalla grande industria in Europa nel 2016. Secondo i dati, «La produzione e la lavorazione dei metalli sono responsabili di circa il 58% di queste pressioni, spesso originate dai gas di combustione rilasciati nell’aria durante il riscaldamento o la fusione del metallo. Le centrali elettriche termiche hanno rappresentato un altro 23% delle pressioni».
Le attività minerarie rappresentano il 19% delle pressioni esercitate dai metalli pesanti nell’acqua, seguitedall’acquacoltura intensiva con il 14%. L’Eea spiega che «Nell’acquacoltura intensiva, il rame e lo zinco finiscono in mare dalle gabbie per i pesci dove i metalli vengono utilizzati per proteggerle dalla corrosione e dalla crescita degli organismi marini».

13 marzo 2018

"Difendiamo l'Ambiente con le Unghie!" :Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente......

Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: si presentano i primi dati

Tratto da Forlitoday
Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: si presentano i primi dati

Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: si presentano i primi dati

Si presentano giovedì sera, nel salone comunale di Forlì, i primi dati di "Difendiamo l'Ambiente con le Unghie!", l'iniziativa che si è proposta di eseguire una valutazione delle concentrazioni di 23 metalli pesanti nelle unghie dei ragazzi di 6-9 anni residenti a Forlì, su base volontaria, come elemento di biomonitoraggio dell’ambiente in cui si vive. Verrà effettuato un confronto fra le quattro diverse Macroaree in cui è diviso il territorio forlivese (centro-nord, ovest, sud e est).......I dati saranno resi noti da Ruggero Ridolfi e commentati da Patrizia Gentilini, entrambi dell’Associazione Medici per l’Ambiente (Isde), promotore dell’iniziativa insieme ad Ail, Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì e Quartieri di Forlì. A Loretta Prati sarà affidata la moderazione della serata che nella parte finale sarà aperta alle domande dal pubblico.
Ad ottobre erano stati presentati i primi dati grezzi del biomonitoraggio, al quale hanno partecipato circa 250 bambini, ai quali sono state tagliate le unghie e sono state analizzate, in quanto considerate affidabili "spie" sulla presenza di inquinanti nell'aria. "Dalle medie totali che il laboratorio ci ha fornito non sembrano esserci singoli valori enormemente fuori scala - disse all'epoca dei fatti Ridolfi -. Tuttavia la presenza pur modesta dei metalli più “pericolosi” andrà valutata nei confronti fra le diverse aree del nostro territorio comunale". I metalli pesanti costituiscono una classe di sostanze inquinanti, estremamente diffuse nell’ambiente  che posso risultare molto pericolose per la salute. 
“L’inquinamento dei metalli pesanti è in gran parte correlato con le attività industriali, con i pesticidi e con le emissioni degli inceneritori. Se presenti in alti livelli metalli come il cadmio, il nichel o il mercurio per esempio  possono portare anche ad alterazioni dello sviluppo celebrale e maggiore propensione a sviluppare malattie neoplastiche - spiega Gentilini, Ematologa e Oncologa -. La ricerca dei metalli pesanti nelle unghie usata per correlare lo stato di assunzione dei diversi elementi presenti nell’ambiente oltre agli aspetti ambientali sono da considerare anche il tipo di lavoro, l’alimentazione e gli stili di vita. Bisogna tener conto ad esempio se in casa è presente una stufa o i termosifoni, se i genitori sono fumatori o non fumatori, se abitano vicino ad una strada trafficata o meno ecc. La valutazione dei singoli metalli pesanti presente mediamente nelle unghie dei ragazzi delle diverse macroaree del territorio permetteranno un confronto tra i diversi distretti”.



10 febbraio 2018

DSA per i Veleni a Taranto: un macigno che pesa anche sullo sviluppo cognitivo dei bambini

TARANTO – Da tempo cercavamo di ottenere i dati provinciali e comunali relativi all’incidenza di casi di bambini e ragazzi con diagnosi certa di DSA (disturbi specifici di apprendimento) a Taranto.
A differenza di altre regioni (una su tutte l’Emilia Romagna) che hanno pubblicato in collaborazione col MIUR i dati regionali e provinciali dei casi di DSA, suddivisi per fasce di età e scuole frequentate, ci risulta che la Regione Puglia non abbia mai reso pubblici in modo sistematico i dati che ogni scuola possiede e che comunica agli organi competenti (Provveditorato e Ministero Istruzione).
Per DSA si intende una serie di disturbi nell’apprendimento di alcune abilità che ogni bambino e ragazzo dovrebbe sviluppare nel corso della frequenza scolastica. Questi disturbi interessano soprattutto la sfera del linguaggio, della lettura e del calcolo matematico.
Molto spesso i disturbi non sono evidenti e non causano particolari difficoltà nell’iter scolastico dei soggetti che ne sono interessati, sempre che questi ricevano il giusto aiuto con metodi appropriati di insegnamento e con l’utilizzo di opportuni ausili didattici.
I principali disturbi DSA sono: dislessia, disgrafia, discalculia, disortografia, disturbi del linguaggio. Dal 2015 è scattato per le scuole pubbliche e private di ogni ordine e grado l’obbligo di pubblicare, nella piattaforma del MIUR SCUOLA IN CHIARO, tutti i dati relativi a: CONTESTO (caratteristiche della popolazione scolastica, caratteristiche territoriali e sociali, risorse economiche, risorse professionali), ESITI (risultati scolastici rapportati a quelli nazionali ed europei), AUTOVALUTAZIONE, PRIORITÀ e TRAGUARDI RAGGIUNTI.
In pratica, secondo gli obiettivi del Ministero dell’Istruzione, ogni scuola diventa trasparente e questo può facilitare la scelta dell’istituto giusto per i nuovi iscritti e nel contempo, sfruttando lo strumento di autovalutazione, essere lo stimolo per migliorare offerta didattica e formativa.
Nel dicembre 2016, è stata presentata una prima tranche di uno studio coordinato dal Prof.Lucchini, docente di Medicina del Lavoro all’Università di Brescia, che valutava i possibili effetti dei metalli pesanti,misurati nel sangue e nelle urine dei bambini di varie scuole di alcuni quartieri di Taranto, sullo sviluppo cognitivo, sulle capacità attenzionali e sul Q.I. dei bambini.
Secondo Lucchini, al netto dell’incidenza dei livelli socio-culturali delle famiglie di provenienza, la maggiore o minore vicinanza alle fonti inquinanti determinava effetti differenti sui parametri misurati, con una oggettiva situazione di svantaggio per i primi.
Dalle schede di SCUOLA IN CHIARO emerge che per le scuole tarantine più prossime all’area industriale il problema DSA è effettivamente riportato e incide  in modo significativo sulle attività didattiche. Siamo andati a verificare quanto riportato su questo aspetto nelle schede di autovalutazione delle scuole dei quartieri più prossimi alla grande industria.
Ecco per esempio quello che riporta la scheda del complesso Vico Deledda  che presenta 17 casi di DSA certificata (leggi qui): “…recenti indagini dell’ISS su un campione significativo di alunni hanno evidenziato l’incidenza degli agenti neurotossici di provenienza industriale sulla capacità di apprendimento e sui disturbi evolutivi che si aggiungono all’impoverimento cognitivo legato allo svantaggio culturale”.
Anche le schede delle scuole Giusti (Tamburi) e Consiglio (Taranto Vecchia) indicano una incidenza abbastanza alta (10%) di bambini con bisogni educativi speciali, pur senza specificare il numero di casi certi di DSA.
Un problema assolutamente prioritario questo, forse non meno importante di quello relativo all’incidenza di patologie tumorali. A Brescia l’equipe del Prof. Lucchini sta svolgendo indagini molto approfondite sul problema intossicazione da metalli pesanti, allargando le indagini anche a una patologia quale il Parkinson.
Al di là degli studi e delle indagini dell’ISS eventualmente in corso e i cui risultati saranno probabilmente noti solo tra molti mesi, sarebbe opportuno accendere un focus sul problema con la creazione di un vero e proprio registro dei disturbi cognitivi nei bambini e negli anziani, così come avviene in altre regioni.
Andrebbe inoltre potenziata la diagnosi precoce di questi disturbi che, se non trattati immediatamente, potrebbero causare danni permanenti nello sviluppo cognitivo futuro dei soggetti interessati.
I metalli pesanti si concentrano soprattutto nel suolo e nella falda e permangono per tempi molto lunghi e facilmente entrano nella catena alimentare attraverso acqua e vegetali. È questo un problema di cui troppo poco si parla e tanto meno viene affrontato da chi, forse troppo superficialmente, dichiara che a Taranto tutto va meglio e che i parametri ambientali sono tornati nella norma. Continua  a leggere su inchiostro verde

26 novembre 2017

Intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini :Inquinamento ambientale e salute.

Tratto da scienzaeconoscenza

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini

Inquinamento ambientale e salute: intervista alla dottoressa Patrizia Gentilini
L’inquinamento ambientale globale è tra le più gravi sfide cui siamo chiamati a far fronte nel presente e nell’immediato futuro. Per capire la gravità della situazione e quante e quali patologie dipendono da come acque, aria e suolo si siano ridotti a vere e proprie discariche abbiamo intervistato Patrizia Gentilini, medico ISDE (Associazione Medici per l’Ambiente) da anni impegnata nella lotta all’inquinamento ambientali e nella divulgazioni sui temi della prevenzione primaria e della salute uomo-ambiente. 

A cosa ci riferisce quando si parla oggi di inquinamento ambientale?

Le persone, purtroppo, non sono consapevoli del fatto che nel giro di pochissime generazioni abbiamo modificato, in modo temo irreversibile, il nostro habitat dal punto di vista sia fisico (pensiamo ai campi elettromagnetici) che chimico, con l’introduzione nell’aria, nell’acqua, nei suoli, di centinaia di migliaia di molecole chimiche di sintesi, molto spesso tossiche e persistenti, di cui nulla, o quasi, sappiamo circa gli effetti sulla salute.
Sostanze che entrano nei nostri corpi attraverso la pelle, l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo e interferiscono con le funzioni di organi e apparati delicatissimi originando malattie e dando luogo a quello che è stato definito “il paradosso del progresso”.
Sostanze tossiche e cancerogene si ritrovano a centinaia anche nel cordone ombelicale e nel latte materno, interferendo quindi con lo sviluppo embrio-fetale, con la possibilità di dare origine a patologie che poi si manifesteranno non solo nell’infanzia ma anche nella età adulta, tanto che di parla di una “origine fetale delle malattie dell’adulto”dal cancro alle patologie metaboliche, dall’infarto a quelle neurodegenerative
Abbiamo trasformato il mare in un deposito di plastiche e l’atmosfera in una discarica cambiandone la stessa composizione chimica: nel 2015 la CO2 ha superato stabilmente la soglia delle 400 parti per milione, si pensi che solo nel 1985 la sua concentrazione era di circa 340 ppm e sappiamo che l’aumento della CO2- fondamentalmente conseguente all’utilizzo di combustibili fossili - è strettamente connesso con il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici in atto. La situazione, per come io la vedo è semplicemente drammatica, ma continuiamo sulla strada perversa delle incentivazioni alle combustioni: dal biogas, alle biomasse, dai rifiuti al petrolio, anche se oggi le tecnologie per ottenere tutta l’energia di cui abbiamo bisogno da fonti davvero rinnovabili – ovvero dal sole- sono più che mature.

Metalli pesanti, pesticidi, diossine, inquinamento elettromagnetico: come abbiamo trasformato il Pianeta in una discarica di sostanze che ci fanno ammalare? 



Quali sono le sostanze più pericolose per la salute umana e per quali patologie rappresentano una agente eziologico scientificamente accertato?

Non è semplice fare una “graduatoria” e distinguere “in vivo” e non in esperimenti di laboratorio l’azione di una singola sostanza dall’ altra, dal momento che sono migliaia le molecole cui siamo esposti e centinaia quelle presenti in cocktail nei nostri corpi. L’azione di queste sostanze può modularsi reciprocamente ed è variabile in base alle condizioni individuali dell’individuo (età, stato di salute) e alla sua capacità di detossificazione, che in gran parte è geneticamente determinata. ......
Comunque i migliori esempi di relazione fra sostanze tossiche e patologie umane li troviamo nelle malattie professionali: amianto e mesotelioma, amine aromatiche e tumori alla vescica, benzene e leucemie mieloidi, formaldeide e tumori nasali, cloruro di vinile monomero e tumori epatici, ma anche fumo di sigaretta e cancro al polmone.
Ci sono poi le sostanze dichiaratamente cancerogene (vedi box) e il foltissimo gruppo degli interferenti endocrini (vedi box). Ma pensiamo anche alla qualità dell’aria, oggi ritenuto il maggior problema a livello globale per la salute umana in quanto si stima che la mortalità attribuibile all'inquinamento atmosferico ammonti annualmente a 4,33 milioni di individui e comporti la perdita di 123 milioni di anni di vita La situazione dell’Italia a questo riguardo è molto critica e il Rapporto dell’UE (14) vede il nostro paese al 1° posto in Europa per morti premature dovute alla cattiva qualità dell’aria: per i livelli di PM2,5, NO2, Ozono si stima che nel corso del 2013 si siano verificati nel paese 91.050 decessi prematuri.
È ormai assodato che ad ogni aumento di particolato nell’aria è associato, a breve termine, un aumento di eventi avversi cardiaci e respiratori in quanto si induce stress ossidativo, alterazioni dell’endotelio vasale, stato pro-trombotico, infiammazione sistemica tali da provocare innalzamento della pressione arteriosa, aritmia, aumento della coagulabilità sanguigna, trombosi, vasocostrizione, aterosclerosi, ischemia cardiaca e infarto miocardico. In seguito ad esposizione nel lungo periodo aumenta il rischio di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), asma, cancro al polmone e morte.
Ma per la cattiva qualità dell’aria si registra anche l’incremento della abortività spontanea, della prematurità, di malformazioni, ma anche di danni per lo sviluppo cognitivo con aumento di autismo, demenza e patologie metaboliche quali il diabete. La principale modalità con cui gli inquinanti presenti in aria interagiscono con le funzioni cerebrali è rappresentata ancora una volta da stress ossidativo e da conseguente neuro-infiammazione: recenti studi hanno evidenziato che per ogni incremento di 10 μg/m3 di PM10 e PM2,5 si registra un incremento del rischio di autismo rispettivamente del 7% e del 132%. Anche per quanto attiene la demenza e il declino cognitivo sono numerosi gli studi che già da alcuni anni correlano queste forme morbose con l’inalazione di particolato, specie se di taglia più fine. Particolarmente pericoloso risulta essere a questo proposito il PM 0,1 (nanoparticelle) che già in studi condotti a Città del Messico aveva dimostrato di poter raggiungere i lobi frontali attraverso il nervo olfattivo e indurre alterazioni di tipo neuro infiammatorio che precorrono l’insorgenza della malattia conclamata.

Continua la lettura dell'intervista su Scienza e Conoscenza 62! 


11 ottobre 2017

“Difendiamo l’ambiente con le unghie” :Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente

Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: elaborati i primi risultati

Tratto da forlitoday

Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: elaborati i primi dati

AIL you need is love” è il titolo di una serata d’autore per sostenere il progetto “Difendiamo l’ambiente con le unghie” che tra pochi mesi dovrebbe portare a dei risultati definitivi

Dalle unghie dei bambini la fotografia sull'ambiente: elaborati i primi risultati
“AIL you need is love” è il titolo di una serata d’autore per sostenere il progetto “Difendiamo l’ambiente con le unghie” che tra pochi mesi dovrebbe portare a dei risultati definitivi per quanto riguarda il monitoraggio dell'ambiente cittadino, in particolare per quanto riguarda gli inceneritori. I sostenitori della ricerca hanno promosso una nuova manifestazione di raccolta fondi, che si terrà il 13 ottobre 2017 presso la Taverna Verde di Forlì, una serata d’autore con musiche dei Beatles riarrangiate e rivisitate dalla “BandAil”. 
L’autofinanziamento ha portato per ora nelle casse dell’iniziativa circa 9.500 euro ma l’elevato numero di test eseguiti fa prevedere una spesa finale di circa 12.000 euro. Con questa manifestazione si conta di arrivare alla cifra necessaria ed eventuali eccedenze saranno devolute all’Ail. Elena Gilberti coordinatrice Ail forlì Cesena, l'associazione italiana contro le leucemie-linfomi e mieloma, spiega: ”Sosteniamo con molto piacere questa iniziativa e per l'occasione abbiamo composto una band che vede coinvolti professionisti del mondo musicale, affiancandoli ai medici ematologi e volontari della nostra associazione". Aggiunge: "La cooperativa che gestisce la Taverna Verde di Forlì ce l'ha concessa gratuitamente proprio per aiutarci nel nostro scopo e non avere ulteriori oneri”.
Si entra infatti nella fase finale del percorso dell’iniziativa “Difendiamo l’ambiente con le unghie” che vede l’arrivo dei primi dati grezzi del biomonitoraggio al quale hanno partecipato circa 250 bambini in età compresa i 6 e i 9 anni. Ai bambini sono state tagliate le unghie e sono state analizzate, in quanto considerate affidabili "spie" sulla presenza di inquinanti nell'aria.
“Sono arrivati la settimana scorsa i dati elaborati dal Laboratorio di Torino EuroLab - a parlare è Ruggero Ridolfi,Presidente ISDE Forlì - dalle medie totali che il laboratorio ci ha fornito, ma che devono essere ampiamente rielaborate e rivalutate, non sembrano esserci singoli valori enormemente fuori scala, tuttavia la presenza pur modesta dei metalli più “pericolosi” andrà valutata nei confronti fra le diverse aree del nostro territorio comunale". 
L’iniziativa di biomonitoraggio intrapresa dall’ISDE e in collaborazione con AIL,l Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) e coi Comitati di Quartieri di Forlì ricalca quanto è avvenuto dal 2014 al 2016 a cura della sezione ISDE di Novara, in alcuni quartieri di Torino, per verificare l’esposizione ai metalli pesanti all’entrata in funzione di un inceneritore. Così Luisa Memore, responsabile dello studio: “Anche noi siamo ancora nella fase di elaborazione dati poiché i campioni erano tanti e per un lungo periodo di tempo, quello che ci prefiggiamo è capire l’andamento dell’inquinamento dell’ambiente e cercare di ridurlo, i metalli sono presenti anche in natura e anche nel nostro organismo, basti pensare al ferro, ma il problema sussiste quando ve ne sono troppi o ve ne sono di quelli che nel nostro organismo non devono essere presenti”.
I metalli pesanti costituiscono una classe di sostanze inquinanti, estremamente diffuse nell’ambiente  che posso risultare molto pericolose per la salute. “L’inquinamento dei metalli pesanti è in gran parte correlato con le attività industriali, con i pesticidi e con le emissioni degli inceneritori. Se presenti in alti livelli metalli come il cadmio, il nichel o il mercurio per esempio  possono portare anche ad alterazioni dello sviluppo celebrale e maggiore propensione a sviluppare malattie neoplastiche - spiega Patriza Gentilini, Ematologa e Oncologa -. La ricerca dei metalli pesanti nelle unghie usata per correlare lo stato di assunzione dei diversi elementi presenti nell’ambiente oltre agli aspetti ambientali sono da considerare anche il tipo di lavoro, l’alimentazione e gli stili di vita. Bisogna tener conto ad esempio se in casa è presente una stufa o i termosifoni, se i genitori sono fumatori o non fumatori, se abitano vicino ad una strada trafficata o meno ecc. La valutazione dei singoli metalli pesanti presente mediamente nelle unghie dei ragazzi delle diverse macroaree del territorio permetteranno un confronto tra i diversi distretti”.


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Tratto da Facebook di Uniti per la salute

A Forlì, dove da anni brucia rifiuti un #inceneritore, è stata eseguita in questi giorni un'indagine scientifica condotta da Patrizia Gentilini, medico dell'Isde, analizzando le unghie di 238 bambini forlivesi delle scuole primarie. Con noi la dott. Luisa Memore che con ISDE Torino ha condotto analogo studio dal 2013 al 2015 su 270 bambini prima dell'avvio dell'inceneritore del Gerbido e poi nei 2 successivi.
Dai primi risultati è emersa la presenza nelle unghie di questi bambini di numerosi metalli pesanti, come cadmio, nichel, piombo, arsenico, mercurio, che, ovviamente, non dovrebbero proprio esserci, e il cui accumulo nell’organismo può causare problemi nervosi, malattie immunitarie e tumori.