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22 febbraio 2012

Opportunismo politico: perché solo a noi il carbone?2) Miceli non si smentisce... e ci prova

Tratto da Savona news

Opportunismo politico: perché solo a noi il carbone?

"L’emergenza energia spesso giustifica l’utilizzo di risorse che danneggiano la nostra salute. 
E’ il caso della centrale Enel di La Spezia. Noi dell’IDV non chiediamo assolutamente che la centrale vada via, ma che utilizzi come unica risorsa il metano. 
 Le motivazioni? Principalmente le polveri sottili prodotte dall’utilizzo del carbone che causano centinaia di patologie. Appare ineludibile ed improcrastinabile la definizione di un chiaro indirizzo della cosiddetta “Strategia Energetica Nazionale” ed il convegno è stato strutturato sviluppando un percorso di analisi dei complessi aspetti del necessario strumento di governo della politica energetica, avendo come driver il contributo che potrà venire dalla promozione dell’efficienza energetica e dallo sviluppo delle tecnologie rinnovabili" questa la nota  della segreteria spezzina di Italia dei Valori in occasione del convegno a Genova in cui sarà ospite anche il presidente del partito Antonio Di Pietro.

Ed in provincia di Savona cosa accade? L'Idv fa parte della stessa giunta Burlando che ha votato, con uno stucchevole voltafaccia rispetto alle posizioni sostenute in campagna elettorale, a favore dell'ampliamento a carbone della centrale Tirreno Power. 
E che c'azzecca? 
Direbbe il leader del partito in questione. Ce lo chiediamo anche noi, e da tempo.
Perchè a La Spezia si vuole la completa metanizzazione mentre per Vado Ligure addirittura si è votato per altro carbone? Ricordiamo come importanti esponenti del partito si siano dimessi dall'Idv savonese per incopatibilità riguardanti le questioni ambientali e gestionali.

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Miceli non si smentisce... e ci prova

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31 luglio 2010

1)Inceneritori e cementifici nella Bat, "I cittadini-cavie chiedano risarcimento danni"2)Rossano calabro, interrogazione di Di Pietro sul carbone

Tratto da Andrialive
Inceneritori e cementifici nella Bat, "I cittadini-cavie chiedano
2 mln come risarcimento danni"
Clamorosa iniziativa del Coordinamento comitati per Città sana di Andria
Un certificato di buona salute che, in caso di malattia diventa una sorta di assicurazione per il risarcimento del danno. L'idea-appello ai cittadini dei comuni di Barletta, Andria e Trani è del coordinamento delle associazioni "Andria città sana".

Una presa di posizione forte che le associazioni riassumono così: «Cavie umane involontarie che riceveranno due milioni di euro se si ammaleranno di cancro. A pagare saranno i responsabili degli impianti inquinanti e gli amministratori locali che ne avranno permesso l'attività, compresi i consiglieri che votano a favore degli stessi».

«Invitiamo - si legge nella nota sottoscritta da Giovanni Del Mastro, Antonio Carbone, Roberto Ria, Domenico Damiano Piscardi, Antonio Caldarone, Riccardo Pugliese e Dino Leonetti - i cittadini di Andria, compresi quelli della frazione di Montegrosso, di Trani, di Barletta, di Canosa, di San Ferdinando e di tutte le città in cui sono previsti carichi inquinanti dovuti a cementifici, inceneritori, impianti a biomasse e industrie chimiche a dotarsi di un "certificato di buona salute" e di farlo registrare dal proprio medico di fiducia documentandolo con esami ematochimici e altri esami strumentali».

«Le cavie siamo noi cittadini - aggiungono - esposti alle polveri cancerogene del cementificio di Barletta, che ha chiesto di poter bruciare una maggiore quantità di gomme e plastiche, ad esempio. Le cavie saremo noi quando entrerà in funzione il nuovo cementificio che verrà costruito a poca distanza da Andria (4,5 km) , Trani (4,5 km) , Barletta (7 km) e Corato (12 km). Le cavie saremo noi cittadini di Montegrosso, di Canosa, di Andria e di Trani, di San Ferdinando e di altre comunità in cui sorgeranno impianti a biomasse. Prepariamoci a questo assalto del territorio e della nostra salute, assalto vissuto tra l'indifferenza (quasi totale) degli amministratori e l'ignoranza (totale) delle popolazioni».

Ma cosa farne di questo certificato di buona salute? «Informiamo i cittadini - spiegano nella nota - che abbiamo un’opportunità: chiedere il risarcimento dei danni.
Con i nostri "certificati di buona salute" redatti in data precedente all'esposizione e con quelli redatti in data successiva alla stessa, che invece attesteranno l’eventuale malattia, sarà possibile addebitare all'attività industriale la causa della patologia senza l'onere della prova e uno studio di verifica.

L’ European Commission Environment ha prodotto, infatti, una relazione sulle stime delle esternalità per l'inquinamento atmosferico nell'UE, fornendo i costi esterni in termini di euro/ton per SO2, NOx, COV, ammoniaca e particelle. Questa sorta di "tariffario" stabilisce l'ammontare del risarcimento dei danni dell'inquinamento alla salute, dunque».
«Qualche esempio: cancro (mortale o no) due milioni di euro; morte prematura un milione di euro; valore per ogni anno perso a causa di una malattia mortale cinquantamila euro
.
Tutto questo è stato recentemente dichiarato anche dalla dott.ssa Gentilini dell'Associazione Internazionale Medici per l'Ambiente (ISDE) su http://www.aamterranuova.it/article3227.htm. Facciamoci fare i certificati, dunque, visto che non possiamo essere certi di fermare l'inquinamento».
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Tratto da Noalcarbone

Rossano calabro, interrogazione di Di Pietro sul carbone

Rossano Calabro (Cosenza). L’Italia dei Valori ha presentato al ministro dello Sviluppo Economico e al ministro dell'Ambiente e della tutela del territorio una interrogazione a risposta scritta, a prima firma dell’onorevole Antonio Di Pietro e sottoscritta anche da Cimadoro, Piffari e Scilipoti. L’interrogazione è stata sollecitata anche dal Commissario regionale della Calabria, Ignazio Messina, per sapere se i ministri interrogati non intendano valutare la possibilità di negare l’autorizzazione alla riconversione a carbone della centrale di Rossano Calabro e come, in caso contrario, intendano tutelare la salute dei cittadini,l'impatto ambientale, specificatamente nella tutela del territorio. Tutto ciò, premesso che nel 2005 l’Enel aveva avviato un progetto sulla centrale termoelettrica di Rossano Calabro che aveva trovato la netta opposizione di tutti gli Enti Locali, direttamente e indirettamente interessati, che ritenevano il carbone una delle forme più importanti di inquinamento.

Infatti, nel processo di combustione, il carbone produce ben 67 elementi tossici inquinanti tra cui l’arsenico, il cromo, il cadmio nonché elementi radioattivi come il piombo 210. Inoltre, il progetto integrato policombustibile presentato dall’Enel non analizza concretamente l'impatto sanitario ed ecosostenibile della zona presa in considerazione e non valuta i costi socio-economici per il territorio caratterizzato da attività agricole, turistico alberghiere e di pesca. Nel testo dell’interrogazione si sottolinea che la Regione Calabria con il piano energetico ambientale regionale (PEAR) approvato con delibera n.315 del 14 febbraio 2005 dispone, tra l'altro, che "è vietato, su tutto il territorio regionale calabrese, l'utilizzo del carbone per alimentare centrali per la produzione di energia elettrica". "Fino ad ora -si legge- l'Enel ha richiesto solo le autorizzazioni ai ministeri, bypassando le strutture regionali, provinciali e comunali, avvalendosi del decreto-legge n. 78 del 2009 per il quale,

però, in data 11 maggio 2010, la Corte costituzionale ne ha dichiarato l'illegittimità costituzionale.

Con questa sentenza, l'Enel dovrà tener in maggior conto tutte le indicazioni degli enti locali, nonché sottoporre il progetto a tutte le autorizzazioni degli enti preposti che non potranno essere sostituiti da commissari governativi