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15 settembre 2017

Il WWF sulla Strategia Energetica Nazionale:: uscire dal carbonio e non solo dal carbone entro il 2050

Tratto da Qualenergia

Il WWF sulla SEN: uscire dal carbonio e non solo dal carbone entro il 2050

Le proposte del WWF Italia sulla Strategia Energetica Nazionale: serve una vera decarbonizzazione, garantendo una migliore sicurezza energetica e incrementi dei livelli di occupazione. Per farlo bisognerà puntare sull'abbandono delle fonti fossili, puntare su rinnovabili, efficienza e mobilità collettiva.
Come decine di altre associazioni ambientaliste e di categoria, anche il WWF Italia ha presentato ai ministeri dello Sviluppo Economico e dell'Ambiente le proprie osservazioni (vedi allegato in basso) alla proposta di SEN 2017 di cui si appena conclusa la consultazione pubblica sul documento preliminare (alcuni articoli sulla SEN).
Pur apprezzando il fatto che la proposta di Strategia Energetica Nazionale assuma, finalmente, gli obiettivi climatici come uno dei cardini imprescindibili del contesto in cui agire, il WWF evidenzia una serie di criticità nell'impostazione e nei contenuti del documento.
Al tempo stesso avanza un insieme di proposte volte a indirizzare le politiche energetiche nazionali verso una vera decarbonizzazione (non solo uscita carbone, ma dal carbonio) garantendo, nel contempo, una migliore sicurezza energetica e incrementi dei livelli di occupazione.
Come raggiungere insieme questi tre obiettivi? Per il WWF è necessario abbandonare i combustibili fossili - completa uscita del carbone dal 2025, accelerazione dell'uscita da petrolio e gas - e puntando sulla produzione da fonti rinnovabili, sull'efficienza energetica, sulle smart grid, sul riassetto modale e sull'elettrificazione nei trasporti.
“I crescenti impatti del cambiamento climatico ci devono infatti spingere ad accelerare la transizione, per evitare le conseguenze peggiori del caos climatico, mettendo in atto politiche energetiche ambiziose con obiettivi chiari e con l'individuazione puntuale degli strumenti necessari a conseguirli” spiega il WWF.
L’associazione ambientalista, tra l'altro, chiede di:
  • partire dall'obiettivo di completa decarbonizzazione al 2050, tracciare la traiettoria, i milestones e uno scenario (o più scenari) conseguenti
  • completare la dismissione delle centrali a carbone entro il 2025;
  • puntare ad almeno il 55% di approvvigionamento da rinnovabili elettriche entro il 2030;
  • puntare ad almeno il 40% di efficienza energetica entro il 2030;
  • limitare le infrastrutture e il consumo di gas, in modo da non rallentare la decarbonizzazione;
  • porre termine a uso dei carburanti fossili, il futuro è nella mobilità collettiva, dolce ed elettrica;
  • attuare una più corretta analisi quali-quantitativa della futura domanda elettrica, mirando a ridurla.
Il WWF si augura che dopo la consultazione si dia avvio a sessioni di ascolto e confronto con e tra gli stakeholders, facendo sì che il testo finale scaturisca concretamente da un confronto aperto e trasparente.

09 settembre 2017

WWF, Greenpeace e Legambiente :Chiusura delle centrali a carbone: continua la petizione #migliaiadivite


Tratto da Inchiostro verde

Chiusura delle centrali a carbone: continua la petizione #migliaiadivite


petizione carbone
In questi giorni si decide il futuro energetico dell’Italia attraverso la Strategia Energetica Nazionale, la cui fase di consultazione è stata prorogata fino al 12 settembre. In migliaia hanno già aderito alla petizione per chiedere un impegno concreto al Governo, capifila WWF, Greenpeace e Legambiente www.stopcarbone2025.org
Già migliaia le adesioni, ma le associazioni (WWF Italia, Greenpeace e Legambiente in testa) puntano alto e rinnovano l’invito ad aderire alla petizione#MIGLIAIADIVITE, per chiedere a gran voce al Governo italiano una chiusura definitiva di tutte le centrali a carbone entro il 2025. 
In questi giorni, infatti, sta terminando la consultazione sulla proposta di Strategia Energetica Nazionale (SEN) proposta dal Ministero dello Sviluppo Economico e dal Ministero dell’Ambiente. Successivamente dovrebbe essere elaborato e pubblicato il testo definitivo.
È quindi importante che i cittadini italiani facciano sentire ora la propria voce. Con la SEN, l’Italia ha l’occasione di decidere di uscire dal carbone, salvando così migliaia di vite e cambiando le sorti del futuro energetico del nostro Paese. In Italia, le 12 centrali a carbone esistenti nel 2013 causavano circa 10 morti premature a settimana e costavano agli italiani ogni anno 1,4 miliardi di euro di spese sanitarie. Oggi, di quelle 12 centrali ne restano operative 8, tra cui le più grandi e inquinanti; gli impatti sono appena ridotti.
Il carbone, infatti, è tra i combustibili fossili quello che, se bruciato, emette più CO2 ed è quindi tra i principali responsabili del cambiamento climatico, le cui devastanti conseguenze toccano la vita di noi tutti. Negli ultimi 6 anni in Italia sono state circa 145 le vittime dei disastri provocati da eventi meteo estremi; in assenza di azioni di adattamento, le morti causate dal calore potrebbero entro il 2100 toccare i 200 mila casi all’anno nella sola Europa, mentre i costi delle alluvioni fluviali potrebbero superare i 10 miliardi di euro all’anno. A livello globale, si parla di 2 miliardi di potenziali “rifugiati” climatici nel 2100.
Nella bozza di strategia nazionale presentata a metà giugno, per la prima volta si prende in esame l’uscita dal carbone come fonte di energia elettrica, ma purtroppo il Governo non è riuscito ad assumere una posizione netta e ambiziosa a favore di una data certa e possibile: per i promotori della petizione, il carbone in Italia deve chiudere entro il 2025.......
Posporre questo passo di 5 anni, far sopravvivere il carbone fino al 2030, costerebbe invece migliaia di vita umane e comporterebbe costi sanitari maggiori dei 2,7, miliardi preventivati per l’abbandono di quel combustibile al 2025. Per non parlare dei costi altissimi per il clima, delle migliaia di ettari di terreni agricoli avvelenati. Uscire dal carbone è l’occasione per creare nuovi posti di lavoro con una vera e giusta transizione verso le energie rinnovabili e l’efficienza energetica. Oggi abbiamo a disposizione tutte le tecnologie e conoscenze per guardare a un futuro 100% rinnovabile.
Al Governo preoccupano forse i costi degli indennizzi alle grandi aziende. I promotori della petizione, invece, sono preoccupati per i costi in termini di vite e di emissioni dannose per il clima che l’Italia dovrebbe continuare a pagare per una pericolosa mancanza di coraggio. Audacia e leadership, fieramente esibite durante i G7 e il Summit di Taormina, che il nostro esecutivo deve saper dimostrare non solo sul palcoscenico internazionale ma anche a casa nostra. (Comunicato)

22 febbraio 2015

LETTERA AL GOVERNO ed APPELLO su ENERGIA PER L' ITALIA


Leggi su QualEnergia

Nella puntata di PresaDiretta su Sblocca Italia e sfruttamento delle risorse degli idrocarburi in Basilicata e Sicilia.......

I governi in Italia, come altrove del resto, sono la mano operativa delle élite e delle lobby, di quelle veramente forti. Quando non vengono esplicitamente indirizzati, i politici, spesso cedono alla grande multinazionale di turno per sudditanza oppure per incassare benefici economici di breve periodo. La sfiducia nella politica nasce spesso anche da questo fattore incontrovertibile. Non è certo una novità epocale. 
Chi ne fa le spese sono i cittadini e i più impotenti. Anche chi si occupa di energia e di ambiente lo sa e ieri se ne è avuta un’ennesima riprova, grazie ad una vera trasmissione giornalistica di Rai3, PresaDiretta (vedi sotto video), che ha raccontato le serie implicazioni ambientali negative del decreto Sblocca Italia su alcune aree del paese.

Per fortuna ci sono due voci illuminanti nel servizio. Quella di Don Palmiro, prete di Augusta che fa l’elenco dei morti della sua zona: “Ad Augusta lo Stato è come una madre assassina. Le industrie hanno portato il pane ma è avvelenato”. E quella di Balzani e Armaroli, in rappresentanza di 22 docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di Ricerca di Bologna (la loro lettera a Renzi) che spiegano come i nostri governi ignorino sistematicamente le richieste di ascolto della comunità scientifica: “in Italia, a differenza di altri paesi, c’è un vuoto incolmabile tra la conoscenza e la decisione”, hanno detto.

_________________________

.........Ogni giorno di più ci rendiamo conto della fragilità del mondo in cui viviamo 
e possiamo dire, con Hans Jonas che
è lo smisurato potere che ci siamo dati, su noi stessi e sull’ambiente, ad imporci di sapere cosa stiamo facendo e di scegliere in quale direzione vogliamo inoltrarci.
In questa nuova era, quindi, gli scienziati non possono chiudersi in torri d’avorio per dilettarsi con le loro ricerche, senza curarsi dei problemi della società in cui operano e di quelli dell’intero pianeta. 
Uno dei problemi più delicati e più difficili che il nostro Paese ed il mondo intero hanno oggi di fronte è quello dell’energia. Le decisioni che verranno prese riguardo il problema energetico condizioneranno non solo la nostra vita, ma ancor più quella dei nostri figli e dei nostri nipoti.
Siamo un gruppo di docenti e ricercatori che sentono la responsabilità di dare il massimo contributo per superare le difficoltà poste dal problema energetico, attraverso la condivisione di conoscenze e informazioni scientificamente corrette. 
Per prendere decisioni sagge su un tema così complesso è infatti necessaria una stretta collaborazione fra scienza e politica, con forte coinvolgimento dell’opinione pubblica.
Per questo motivo abbiamo deciso di inviare una lettera al governo con spirito di leale e piena collaborazione. Abbiamo anche deciso di attivare questo sito per lanciare un appello agli scienziati e ai cittadini affinché il problema energetico non venga affrontato solo in una stretta visione economica, ma in una ampia prospettiva che comprenda gli aspetti scientifici, sociali, ambientali e culturali.
Firma l'Appello qui

“Agisci come se quello che fai facesse la differenza. Lo fa.”   William James

 Pubblichiamo uno stralcio della lettera

La Strategia Energetica Nazionale

Caro Presidente,
siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne. Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale.
 I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:
1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.
2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni.
3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.
4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.
5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).Continua qui

17 ottobre 2014

17 ottobre 2014 Lettera aperta di 22 scienziati a Renzi: «La Strategia Energetica Nazionale è sbagliata»- Settembre 2011 : 24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone .

Tratto da Greenreport
Lettera aperta di 22 scienziati a Renzi: «La Strategia Energetica Nazionale è sbagliata»

[17 ottobre 2014]
se renzi vince
Al Presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi
e, p.c.,
al Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi
al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Gianluca Galletti
al Ministro dell’Economia e Finanze, Pietro Carlo Padoan
al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Stefania Giannini
Lettera Aperta - La Strategia Energetica Nazionale
Caro Presidente,
siamo un gruppo di docenti e ricercatori dell’Università e dei Centri di ricerca di Bologna. In virtù della conoscenza acquisita con i nostri studi e la quotidiana consultazione della letteratura scientifica internazionale, sentiamo il dovere di esprimere la nostra opinione sulla crisi energetica e sul modo di uscirne.
Definire le linee di indirizzo per una valida Strategia Energetica Nazionale è un problema complesso, che deve essere affrontato congiuntamente da almeno cinque prospettive diverse: scientifica, economica, sociale, ambientale e culturale. I punti fondamentali dai quali non si può prescindere sono i seguenti:
1) E’ necessario ridurre il consumo di energia, obiettivo che deve essere perseguito mediante un aumento dell’efficienza energetica e, ancor più, con la creazione  di una cultura della parsimonia, principio di fondamentale importanza per vivere in un mondo che ha risorse limitate.
2) La fine dell’era dei combustibili fossili è inevitabile e ridurne l’uso è urgente per limitare l’inquinamento dell’ambiente e per contenere gli impatti dei cambiamenti climatici. Ridurre il consumo dei combustibili fossili, che importiamo per il 90%,  significa anche ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese da altre nazioni.
3) E’ necessario promuovere, mediante scelte politiche appropriate, l’uso di fonti energetiche alternative che siano, per quanto possibile, abbondanti, inesauribili, distribuite su tutto il pianeta, non pericolose per l’uomo e per l’ambiente, capaci di colmare le disuguaglianze e di favorire la pace.
4) Le energie rinnovabili non sono più una fonte marginale di energia, come molti vorrebbero far credere: oggi producono il 22% dell’energia elettrica su scala mondiale e il 40% in Italia, dove il fotovoltaico da solo genera energia pari a quella prodotta da due centrali nucleari.
5) La transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili sta già avvenendo in tutti i Paesi del mondo. In particolare, l’Unione Europea ha messo in atto una strategia basata sui punti sopra elencati (il Pacchetto Clima Energia 20 20 20, l’Energy Roadmap 2050).
L’Italia non ha carbone, ha pochissimo petrolio e gas, non ha uranio, ma ha tanto sole e le tecnologie solari altro non sono che industria manifatturiera, un settore dove il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia. Sviluppando le energie rinnovabili e le tecnologie ad esse collegate il nostro Paese ha un’occasione straordinaria per trarre vantaggi in termini economici (sviluppo occupazionale) e ambientali dalla transizione energetica in atto.
Purtroppo la Strategia Energetica Nazionale, che l’attuale governo ha ereditato da quelli precedenti e che apparentemente ha assunto, non sembra seguire questa strada. In particolare, il recente decreto Sblocca Italia agli articoli 36-38 facilita e addirittura incoraggia le attività di estrazione delle residue, marginali riserve  di petrolio e gas in aree densamente popolate come l’Emilia-Romagna, in zone dove sono presenti città di inestimabile importanza storica, culturale ed artistica come Venezia e Ravenna, lungo tutta la costa del mare Adriatico dal Veneto al Gargano, le regioni del centro-sud e gran parte della Sicilia.
Il decreto attribuisce un carattere strategico alle concessioni di ricerca e sfruttamento di idrocarburi, semplifica gli iter autorizzativi, toglie potere alle regioni e prolunga i tempi delle concessioni con proroghe che potrebbero arrivare fino a 50 anni. Tutto ciò in contrasto con le affermazioni di voler ridurre le emissioni di gas serra e, cosa ancor più grave, senza considerare che le attività di trivellazione ed estrazione ostacolano e, in caso di incidenti, potrebbero addirittura compromettere un’enorme fonte di ricchezza certa per l’economia nazionale: il turismo. D’altra parte il decreto non prende in considerazione la necessità di creare una cultura del risparmio energetico e più in generale della sostenibilità ecologica e non semplifica le procedure che ostacolano lo sviluppo delle energie rinnovabili.
Il mancato apporto, quantitativamente marginale, delle nostre riserve di combustibili fossili potrebbe essere facilmente compensato riducendo i consumi. ..........Continua  a leggere qui
Il Comitato Promotore Energia per l’Italia
Vincenzo Balzani (coordinatore), Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Nicola Armaroli, Istituto ISOF-CNR
Alberto Bellini, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Giacomo Bergamini, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Enrico Bonatti, ISMAR-CNR
Alessandra Bonoli, Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, dell’Ambiente e dei Materiali, Università
Carlo Cacciamani, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Romano Camassi, INGV
Sergio Castellari, Divisione servizi climatici, CMCC e INGV
Daniela Cavalcoli, Dipartimento di Fisica ed Astronomia, Università
Marco Cervino, ISAC-CNR
Maria Cristina Facchini, ISAC-CNR
Sandro Fuzzi, ISAC-CNR
Luigi Guerra, Dipartimento di Scienze dell’Educazione «Giovanni Maria Bertin», Università
Giulio Marchesini Reggiani, Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, Università
Vittorio Marletto, Servizio IdroMeteoClima, ARPA
Enrico Sangiorgi, Dipartimento di Ingegneria dell’Energia Elettrica e dell’Informazione “Guglielmo Marconi”, Università
Leonardo Setti, Dipartimento di Chimica Industriale, Università
Micol Todesco, INGV
Margherita Venturi, Dipartimento di Chimica “G. Ciamician”, Università
Stefano Zamagni, Scuola di Economia, Management e Statistica, Università
Gabriele Zanini, UTVALAMB-ENEA
Per ulteriori informazioni:http://www.energiaperlitalia.it/

Riportiamo inoltre l'articolo dell'  8 settembre 2011
CENTRALI A CARBONE:24 scienziati svizzeri “mettono una croce” sopra il progetto della centrale a carbone 
Chiarimento sulla redditività e compatibilità ambientale di nuove centrali a carbone all’estero

I gestori di centrali sono sempre più confrontati con difficili decisioni inerenti i loro investimenti. Se da una parte la pianificazione di grandi centrali esige un investimento ambientale stabile e a lungo termine, dall’altra i cambiamenti a livello politico e di mercato causano insicurezze a livello di costi e profitti delle diverse tecniche di pro-duzione d’energia. Questo concerne particolarmente le centrali a carbone che, non solo a causa del loro impatto climatico e ambientale sono causa di critiche, ma che anche in confronto a fonti energetiche più flessibili e meno dannose per l’ambiente si profilano economicamente infruttuose .
Con questa dichiarazione i firmatari desiderano indicare le prospettive economiche della produzione elettrica tramite carbone e ammonire dall’investire in nuove centrali a carbone.
In conclusione si può affermare che l’insicurezza relativa ai costi e ai ricavi futuri sia un grave rischio per la redditività di nuove centrali a carbone.
La costruzione e l’esercizio di centrali a carbone è così non solo contropro-ducente dal punto di vista di politica ambientale e climatica, ma anche dubbio-sa a livello economico.

19 giugno 2014

Il Sottosegretario all'ambiente Barbara Degani : Ambiente ed energia avanti verso la decarbonizzazione


SPERIAMO NON CI REGALINO ANCORA  FUMO............
E  LE CONSUETE BELLE PAROLE....... 
RIMANIAMO IN ATTESA DI ATTI CONCRETI   E DI SCELTE FINALMENTE  DIREZIONATE  ,ANCHE IN ITALIA, VERSO UNA  " ROADMAP DI   DECARBONIZZAZIONE". 

Tratto da  Minambiente

 Degani: ambiente ed energia avanti verso decarbonizzazione
“Energia, impianti, inquinamento e rapporto con il territorio sono temi delicati. Con la mozione parlamentare della maggioranza approvata oggi in Senato abbiamo impostato il lavoro per attuare e aggiornare la strategia energetica nazionale, con l'obiettivo di una graduale diminuzione dell'utilizzo dei combustibili fossili, favorendo un sistema energetico fondato sul risparmio, sull'efficienza e sulle fonti rinnovabili. 
Dobbiamo realizzare, presto, gli obiettivi di efficienza energetica indicati a livello europeo e cercare il giusto equilibrio nell'informazione ai cittadini, procedendo alle opportune iniziative normative in materia ambientale e sanitaria, soprattutto per gli impianti industriali altamente inquinanti. Andiamo avanti con una vera e propria ‘roadmap di decarbonizzazione’ e con l'efficientamento delle reti di trasporto dell'energia, che siano sempre più ‘reti intelligenti’ in grado di integrare con efficienza le azioni di tutti gli utenti”.
Lo ha dichiarato il Sottosegretario all'ambiente Barbara DEGANI a margine delle votazioni in Senato di mozioni su energia, impianti di rigassificazione e centrali elettriche. Leggi l'articolo integrale qui

19 luglio 2013

1 )"Per un pugno di taniche", dossier Legambiente sul petrolio italiano 2) La trappola dell'economia fossile

Leggi su Qualenergia 

"Per un pugno di taniche", dossier Legambiente sul petrolio italiano

Un dossier di Legambiente mostra come l’Italia stia diventando il paradiso fiscale dei petrolieri. L'appello dell'associazione: “Fermare subito le nuove trivelle dall’Adriatico, allo Jonio e fino al Canale di Sicilia. Il Parlamento cancelli l’articolo 35 del decreto sviluppo e ridia un ruolo decisionale agli enti locali”. 
Un fermento per le attività petrolifere favorito da scellerata Strategia Energetica Nazionale che punta al rilancio della produzione di idrocarburi e, in particolare, da norme, come l’articolo 35 del decreto sviluppo, approvato il 26 giugno 2012, che hanno riaperto la strada alle attività anche nelle aree sottocosta e di maggior pregio.

Un vero assalto al mare italiano, in particolare all’Adriatico centro meridionale, allo Jonio e al Canale di Sicilia dove, oltre a quelle già attive, potrebbero presto sorgere decine di altre piattaforme. Questo, nonostante i numeri dimostrino l’assoluta insensatezza di continuare a puntare sul petrolio: il mare italiano, secondo le ultime stime del ministero dello sviluppo economico, conserva come riserve certe, circa 10 milioni di tonnellate di greggio che, stando ai consumi attuali durerebbero per appena due mesi.
Così, alla trasformazione energetica che negli ultimi dieci anni ha portato ad una quasi completa uscita dal petrolio dal settore elettrico, si risponde con un attacco senza precedenti alle risorse paesaggistiche e marine italiane, che favorirebbe soltanto l’interesse di pochi e sempre degli stessi: le compagnie petrolifere. Le realtà locali restano succubi di queste scelte scellerate: Regioni, Province e Comuni sono, infatti, ormai tagliate fuori dal tavolo decisionale. 
 Il futuro, la bellezza, l’economia del nostro Paese viene svenduto per “pugno di taniche”.
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Tratto da Energia 24
La dipendenza dalle fonti fossili spinge in alto la bolletta energetica italiana

17 Luglio 2013

La bolletta energetica pagata da famiglie e imprese in Italia è del 18% più elevata rispetto alla media europea, tanto che un allineamento dei prezzi dei prodotti energetici italiani (energia elettrica, gas e carburanti) a quelli del Vecchio Continente garantirebbe un risparmio annuale di 25 miliardi di euro. Su questo dato pesano le tasse elevate, una dipendenza dai combustibili fossili tra le più alte in Europa, un mercato del gas e dell'elettricità con prezzi  che - almeno nel 2012 - risultavano più elevati rispetto alle altre piazze europee. Questi i principali spunti che emergono da un dossier presentato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, che prende le mosse dall'analisi comparativa dei prezzi dei prodotti energetici, arrivando a stimare una fattura pagata dagli italiani nel 2012 di oltre 160 miliardi di euro per l'acquisto totale di energia; il dato, tra l'altro, risulta in crescita, a causa dell'aumento dei prezzi petroliferi, del 10% rispetto all'anno precedente, nonostante la netta contrazione dei consumi dello scorso anno.

Tutta colpa della dipendenza dell'Italia dai combustibili fossili, che soddisfano l'82% della domanda interna, uno dei valori più alti in Europa. Considerato che tra il 2000 e il 2012 i prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 200%, le conseguenze per il sistema Paese sono state inevitabili. A parità di consumi e al netto dell'inflazione, la fattura pagata dall'Italia per l'import delle fonti fossili è passata, da metà degli anni 90 ad oggi, da 20 a 65 miliardi di euro. ....A questo si aggiunge che i prezzi di benzina e diesel, la voce principale di spesa della bolletta energetica, sono più alti che nel resto d'Europa. Oltre al caro petrolio, lo studio della Fondazione sostenibile è andato a indagare quali siano i costi “nascosti” che pesano sulla bolletta energetica nazionale. 
Ci sono, ad esempio, tra i due e i cinque miliardi di euro l'anno di sussidi che in Italia vengono garantiti ai combustibili fossili, attraverso agevolazioni fiscali e altro, e che, a differenze di quelli per le rinnovabili, non rientrano in bolletta e non contribuiscono a formare i prezzi dell'energia (ma vengono comunque pagati dai cittadini e dalle imprese attraverso la fiscalità generale).

Gli incentivi alle energie verdi, invece, da più parti additati come principale causa del caro bolletta, escono sostanzialmente assolti da questa analisi, sebbene quelli del settore elettrico abbiano raggiunto nel 2012 circa 10 milardi di euro, pari al 16-17% della bolletta elettrica nazionale. Secondo il dossier, però, il sostegno alle fonti pulite ha inciso sull'aumento del prezzo del kWh degli ultimi anni solo per il 33%, mentre l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili ha pesato per ben il 57% è; inoltre, occorre considerare il contributo delle rinnovabili alla riduzione del prezzo medio orario dell'energia elettrica (a maggio si è quasi dimezzato tra il 2006 e il 2012) e alla creazione di ricchezza e occupazione nazionale. 
Su 1.000 euro spesi nelle fonti pulite, stima la Fondazione, ne rimangono in Italia 500-900, mentre su 1,000 euro investiti nella produzione elettrica da gas ne restano sul territorio nazionale soltanto 200.

Fonte: http://energia24club.it/01NET/HP/0,1254,51_ART_154916,00.html