UNITI PER LA SALUTE E' UNA ASSOCIAZIONE DI VOLONTARIATO ODV APARTITICA, PERSEGUE FINI DI SOLIDARIETA' SOCIALE, CIVILE E CULTURALE: PROMUOVE E SOSTIENE INIZIATIVE,INTERVENTI, INFORMAZIONI FINALIZZATI AL MIGLIORAMENTO DI VITA E DI SALUTE DEI CITTADINI DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA DI SAVONA. "UNITI PER LA SALUTE ODV" Via De Litta 3/1 VALLEGGIA (Savona) C.F:92084220091 Tel 3713993698
COOKIES POLICY DI UNITIPERLASALUTE.
12 maggio 2021
05 aprile 2021
FERMARE IL GAS. La transizione ecologica e la svolta di Civitavecchia
“No al gas, sì alle rinnovabili”. Il movimento popolare per la riconversione della centrale Enel a carbone della città è un esempio positivo di coalizione sociale per cambiare il modello di sviluppo.
Giorgio Pagano
Il degrado della biosfera – di cui il cambiamento climatico è uno degli aspetti più drammatici, ma non l’unico – è arrivato a un punto cruciale, di rottura. Il rapporto commissionato dal governo britannico all’economista indiano Partha Dasgupta inizia così: “Le nostre economie, i mezzi di sussistenza e il benessere dipendono tutti dal nostro bene più prezioso: la natura. Siamo parte della natura, non separati da essa”. Se lo ignoriamo, spiega Dasgupta, le conseguenze saranno “catastrofiche”. Il processo di distruzione del nostro ecosistema ha fatto un salto di qualità, e l’insorgenza della pandemia, favorita da questo processo, lo sta mostrando a tutti. La sfida al Covid-19 è dunque parte integrante della questione ambientale, che è questione “rivoluzionaria” perché richiede il cambiamento profondo del sistema economico e dei suoi presupposti: le risorse naturali non sono illimitate -già oggi avremmo bisogno di 1,6 Terre per mantenere gli attuali standard di vita- e il mercato non può essere l’unica guida del sistema economico.
Il sistema economico va cambiato “dall’alto”, cioè dai governi e dagli Stati, e “dal basso”, dalle persone e dalle comunità. Tra i limiti dell’impostazione del Ministro Roberto Cingolani, così come è emersa nella sua audizione in Parlamento, forse il principale è che non è venuta nessuna proposta di partecipazione dei cittadini, delle comunità locali, delle associazioni civiche e delle organizzazioni sindacali all’elaborazione e all’attuazione della transizione ecologica. Ma la transizione si realizzerà solo se sarà anche “conversione”: senza un profondo coinvolgimento di ciascuno di noi e della società non si transita ma si ristagna.
Un esempio positivo di partecipazione viene dal movimento popolare sorto a Civitavecchia, dove l’ENEL intende riconvertire a gas una centrale a carbone. Un gruppo di ricercatori e tecnici ha messo a punto un progetto alternativo, che prevede la produzione di elettricità esclusivamente da fonti rinnovabili, stabilizzate nella loro intermittenza da stoccaggi di idrogeno verde prodotto sempre da fonti rinnovabili. Sul progetto si è aperta una discussione, sono state coinvolte le associazioni e – fatto straordinario – si sono mobilitati i lavoratori, che hanno scioperato a più riprese, ed è entrata in campo la Camera del Lavoro, insieme a UIL e USB.
Il tema è centrale. In Italia si vorrebbero chiudere le centrali a carbone nel 2025 per approdare non alle fonti rinnovabili ma al gas, che è solo meno inquinante del carbone e resta una fonte fossile: si stanno progettando o sono in fase di autorizzazione 15 nuove centrali a gas, per un totale di 14 MW di nuova potenza installata, in sostituzione di 8 MW a carbone. Il rapporto del think tank indipendente Carbon Tracker spiega molto bene, confrontando rinnovabili e gas, che la scelta del gas è sbagliata: sia perché inquina, aggiungendo 18 milioni di tonnellate di emissioni in un Paese che deve tagliarne il 55% nel corso di questo decennio, sia perché è antieconomico per i cittadini, che con il gas pagherebbero bollette più care, fino al 60% in più, e per gli stessi investitori, che rischiano di finanziare nuovi impianti già non competitivi. Inoltre il rapporto dimostra nel dettaglio che il gas non è più sicuro delle rinnovabili e che non è abbondante, ma esposto a molta “volatilità”.
Il movimento di Civitavecchia, forte di questi dati e del suo progetto alternativo, può e deve estendersi al resto del Paese. La transizione energetica non è di proprietà di ENEL, perché riguarda il futuro di tutti e della natura. Deve vedere protagoniste le istituzioni e le comunità locali. E il mondo del lavoro: Civitavecchia rappresenta una svolta perché dimostra che questo mondo può uscire da una posizione vetero produttivistica e difensiva e diventare punto di riferimento essenziale di quella che alcuni anni fa fu chiamata “coalizione sociale” – un progetto purtroppo abbandonato – per il cambiamento del modello di sviluppo.
E il nuovo Ministero della Transizione ecologica? Avrebbe un senso vero se sostenesse proposte come questa, e se mutasse lo schema finora impostato dal Ministero dello Sviluppo economico, che ostacola le rinnovabili e offre sovvenzioni alle centrali a gas: nel 2020 è stato infatti introdotto il capacity market, che prevede 20 anni di generosissimi incentivi per nuove centrali a gas, giustificati da ragioni di sicurezza del sistema, quando per la flessibilità e la sicurezza del sistema esistono, come dimostra lo studio di Carbon Tracker, alternative più economiche, efficienti e con ridotte o zero emissioni di gas serra. Vedremo se Mario Draghi saprà cambiare, o se sarà subalterno alle potentissime ENEL ed ENI, figlie di un modello centralizzato che va anch’esso superato. Non c’è spazio per una neutralità che non disturbi gli interessi costituiti.
15 novembre 2020
Interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market
Tratto da Bignotizie.it
Un’interrogazione parlamentare per chiedere la moratoria delle aste sul Capacity Market
“Il Comitato S.O.L.E. riafferma la propria contrarietà alla costruzione di nuove centrali a gas in tutta Italia e nel territorio. Ritiene che tali impianti, finanziati da Capacity Market, vadano in rotta di collisione con gli obiettivi di riduzione delle emissioni radicalmente proposti dalla Commissione Europea. Questo a maggior ragione a Civitavecchia, città soffocata da 70 anni di servitù industriali e dove non passa giorno che una qualche impresa voglia disporre una nuova attività nociva (a cui per inciso il Comitato si opporrà con tutte le sue forze). Il Capacity Market è un meccanismo che prevede remunerazione per gli impianti impegnati a garantire una determinata capacità di produzione, in relazione a picchi di domanda, che di fatto premia le grandi centrali termoelettriche (nella prima asta infatti, dei 41 GW assegnati solo 1 GW è andato alle rinnovabili)”.
“Per questo motivo il Comitato ha chiesto la collaborazione di un gruppo di parlamentari, che speriamo sempre più numeroso, e li ha invitati a presentare una interrogazione scritta con l’obiettivo di sospendere le aste del Capacity Market in attesa della doverosa revisione del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC) per allinearlo ai nuovi ed ambiziosi obiettivi europei.
Ringraziamo tutti coloro che ci hanno aiutato in questa azione, in particolare gli onorevoli Stefano Fassina, Lorenzo Fioramonti e Rossella Muroni, primi firmatari dell’interrogazione depositata il 13 novembre alla Camera e tutti i parlamentari che presenteranno la stessa in Senato a cominciare da Maurizio Buccarella, Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes.
Il Comitato S.O.L.E., insieme a tutti i cittadini di buon senso chiede ai ministri competenti, in primis al Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, tanto quanto segue come da interrogazione:
“se intende il governo adeguare in tempi brevi il PNIEC alle nuove necessità richieste dai rinnovati obiettivi europei in tema di emissioni climalteranti, alzando in maniera coerente con l’UE gli obiettivi di abbattimento previsti per l’Italia, portandoli dall’attuale 38% ad almeno il 55% deliberato dalla Commissione. In tal senso si chiede se intende il governo diminuire il ruolo del gas nella produzione di energia, aumentando al contempo la capacità degli accumuli e favorendo la penetrazione massiccia delle fonti rinnovabili, anche attraverso l’autoproduzione e le
comunità energetiche. Conseguentemente a quanto richiesto al punto precedente si chiede anche che venga effettuata una moratoria sulle aste dell’attuale Capacity Market in attesa della necessaria revisione del PNIEC da allineare ai nuovi obiettivi. E ancora se il governo sta effettuando una valutazione prospettica, non limitata alla mera fase contingente, della quantità e della qualità del lavoro connesso alla transizione energetica, in raffronto con il permanere delle fonti fossili previsto dal PNIEC 2019.” La sospensione delle aste almeno fino a revisione del PNIEC bloccherà la possibilità di progettare nuove centrali a metano in tutta Italia. E questo risultato è fondamentale per una nuova era “green”.
COMITATO S.O.L.E.
01 luglio 2015
Per la crisi del termoelettrico italiano non si vede la fine
Tratto da Qualenergia
Moody's: per la crisi termoelettrico italiano non si vede la fine
13 giugno 2015
Qualenergia : Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo
Tratto da Qualenergia
Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo
Solo l'1% della potenza FV installata in Europa al momento, sottolinea lo studio, è delle compagnie elettriche tradizionali: il solare è per le utility fondamentalmente un concorrente che si mangerà una fetta rilevante della domanda.
Abbiamo 5 anni per smettere di costruire centrali a carbone ......
23 maggio 2015
Giulio Meneghello :La crisi del termoelettrico e il rischio che la paghino le rinnovabili
Prezzi negativi, capacity market e addirittura un mercato “ghetto” dove rinchiudere le rinnovabili. Mentre i sindacati sono giustamente preoccupati per l'occupazione nelle centrali a fonti fossili, si pensa a come cambiare le regole per alleviare la crisi del termoelettrico. Ma alcune soluzioni sono molto pericolose per l'energia pulita.
29 aprile 2015
Capacity market, Bruxelles accende un faro anche sull' Italia
Capacity market, Bruxelles accende un faro
Richieste informazioni all'Italia e altri 10 paesi per verificare che gli aiuti non favoriscano alcuni produttori o tecnologie e non ostacolino gli scambi. L'indagine si concluderà nell'estate 2016|
|
La Commissione europea ha avviato un'indagine di settore sui meccanismi per la remunerazione della capacità elettrica per valutarne la coerenza con le norme Ue sugli aiuti di Stato. Il primo passo dell'indagine sarà richiedere informazioni a undici Paesi che hanno adottato simili meccanismi, tra cui l'Italia con il suo capacity market. ......







