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Visualizzazione post con etichetta domanda elettrica. Mostra tutti i post
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01 luglio 2015

Per la crisi del termoelettrico italiano non si vede la fine

Tratto da Qualenergia

Moody's: per la crisi termoelettrico italiano non si vede la fine

Bassi prezzi del gas, domanda fiacca ed eccesso di capacità secondo l'agenzia di rating faranno continuare il calo dei prezzi dell'elettricità all'ingrosso, che scenderanno dagli attuali 48-51 €/MWh per assestarsi tra i 42 e i 47 € per MWh fino al 2020. Per i grandi dell'energia convenzionale sarà dura e il capacity market non potrà fare molto.
Calo della domanda elettrica che continuerà anche per una maggiore efficienza energetica, overcapacity dovuta anche alla potenza da fonti rinnovabili e prezzi del MWh all'ingrosso destinati a continuare a calare: il quadro dipinto dall'ultimo report di Moody's sul mercato elettrico italiano (allegato in basso) non è confortante per il termoelettrico e il capacity market in arrivo – secondo l'agenzia di rating -  potrà fare poco per migliorare la situazione dei grandi dell'energia convenzionale....
La riduzione della domanda di elettricità, dovuta a un maggiore impatto delle misure di efficienza energetica sui consumi, sta esercitando un'ulteriore pressione al ribasso sul prezzo dell'elettricità – si spiega – e il mercato elettrico rimarrà caratterizzato da un eccesso di offerta, nonostante la chiusura di molti impianti termoelettrici, peraltro ormai obsoleti.
Lo scenario dipinto è chiaro se si guarda al grafico in basso, che mostra un calo della domanda elettrica, disaccoppiato dal Pil che invece torna a crescere, c'è quindi una diminuzione dell'intensità energetica.
Nel contempo il parco elettrico italiano, nonostante le chiusure previste, resterà sovradimensionato:
Insomma, come scrive l'agenzia “non si vede la fine della crisi della generazione convenzionale” in atto. Poco potranno fare anche le chiusure in arrivo (nel grafico sotto la previsione di come cambierà il parco elettrico italiano). Porteranno, si legge, ad effetti positivi per i cash flow operativi delle aziende, ma avranno un effetto limitato sui prezzi all'ingrosso. Molti degli impianti in chiusura operano, infatti, già al minimo carico o funzionano esclusivamente come back-up del sistema.
Nessuna ripercussione significativa sui prezzi dell'elettricità o sui cash flow delle società nemmeno con il capacity market, poiché il costo della capacità messa all'asta “sarà verosimilmente coperto con la cessazione degli schemi di copertura dei costi per determinati impianti idonei a fornire servizi essenziali al sistema elettrico".
Le utility italiane maggiormente esposte a un ulteriore declino dei prezzi elettrici sono soprattutto Enel (Baa2, outlook stabile), A2A (Baa3, stabile), Edison (Baa3, stabile) e Compagnia Valdostana delle Acque (Baa1, stabile), data la loro significativa attività di generazione elettrica in Italia, mentre Hera (Baa1, stabile) e Acea (Baa2, stabile) risultano "molto meno esposte".
Come potranno adattarsi le utility al contesto di prezzi bassi che si prevede? Reggerà meglio chi diversificherà il portafoglio di business, diminuendo l'esposizione all'attività di generazione elettrica, anche con cessioni di attività e riduzione della capacità produttiva, e aumentando la presenza nel settore delle vendite al dettaglio.
Escludendo la volatilità dei prezzi del gas e la generazione idroelettrica, Moody's considera la riforma dell'EU ETS "il principale elemento di impatto sui prezzi dell'energia elettrica". Un incremento sostanziale dei costi della CO2 andrebbe, infatti, a discapito delle centrali a carbone, mentre sarebbe un vantaggio per il segmento della generazione idroelettrica e avrebbe un effetto pressoché neutrale sugli impianti a gas.......

16 ottobre 2014

1) La Germania vuole dismettere il rifornimento dal carbone 2)La crisi taglia la domanda di energia, Enel chiude 23 centrali

Tratto da About oil

La Germania vuole dismettere il rifornimento dal carbone


Da una parte l’intenzione di chiudere tutte le centrali a carbone, dall’altra il progetto di costruzione della linea elettrica NordLink: Berlino si muove su più fronti per migliorare la produzione e il trasporto di energia elettrica eliminando l’approvvigionamento dal carbone
 La Germania vuole dismettere il rifornimento dal carbone
Il governo tedesco ha in progetto la dismissione di circa 10 gigawatt di produzione di energia elettrica derivante dalle centrali a carbone. L’idea nasce dal ministro dell’Economia Sigmar Gabriel (Spd) che ha intenzione di eliminare completamente la produzione di energia elettrica dal carbone.
Il progetto esecutivo prevede, inizialmente, la chiusura di circa 24 piccole centrali elettriche, poi in seguito la dismissione totale del rifornimento a carbone. Questa riduzione di capacità energetica potrebbe avere delle ripercussioni sulle bollette elettriche, in un primo momento il costo dell’energia potrebbe anche diminuire: il governo sta pensando infatti di abbassare l'incentivo per le rinnovabili a 6,17 centesimi per chilowattora, una riduzione di 0,1 centesimi. Continua  a leggere qui

Tratto da La Repubblica

La crisi taglia la domanda di energia, Enel chiude 23 centrali

MILANO - La domanda elettrica "non ripartirà mai con i tassi di crescita che ci aspettavamo", quindi bisogna rassegnarsi alla dismissione di un certo numero di impianti ormai vecchi e obsoleti. L'Enel, come ha spiegato l'ad Francesco Starace, ne ha individuati 23 e per nove di essi (Trino, Porto Marghera, Alessandria, Campomarino, Carpi, Camerata Picena, Bari, Giugliano e Pietrafitta) ha già avviato le procedure di cessazione definitiva dell'esercizio, ma nessuno dei 700 dipendenti coinvolti perderà il posto. Sulla minore esigenza di capacità produttiva gioca anche il boom delle fonti rinnovabili, che ormai coprono un terzo del fabbisogno energetico italiano.Continua qui

12 gennaio 2014

Domanda elettrica nel 2013 -3,4%. Un terzo è da fonti rinnovabili.


Tratto da Qualenergia

Domanda elettrica nel 2013 -3,4%. Un terzo è da fonti rinnovabili


Inizio dell’anno e tempo di consuntivi, anche nel campo dell’energia. Con i dati dell’ultimo  rapporto mensile del 2013 di Terna (pdf) possiamo dimensionare consumi e produzione di energia elettrica in Italia, che come sappiamo sono da tempo in netta diminuzione. Rispetto al 2012 mancano 11 TWh di consumi: la domanda elettrica annuale è stata di 317,1 TWh contro i 328,2 dell’anno passato, con una riduzione del 3,4% (che diventa del 3,1% se consideriamo che il 2012 era stato anno bisestile). Nel 2012 il calo della domanda sul 2011 fu del 2,8%. Dal 2011 (334,6 TWh è stata la domanda) la richiesta di elettricità in Italia è calata del 5,2%.
Un calo importante quello nel 2013 visto che dicembre è stato il sedicesimo mese consecutivo in cui si è registrata una diminuzione dei consumi elettrici mese su mese (vedi grafico sulla variazione percentuale della richiesta mensile di energia elettrica per il 2013 e 2012).
Sempre dall’inizio del 2013 la produzione netta, pari a 277,4 TWh, è risultata in calo del 3,6% rispetto al 2012. Anche il saldo di energia con estero risulta negativo: -2,2% (42,1 contro 43,1 TWh del 2012).
L’elemento che più sottolinea e evidenzia il calo della domanda elettrica annuale è nel crollo della produzione da termoelettrico che quest’anno è stato del 12% sul 2012, circa 25 TWh in meno, cioè come se venissero chiuse contemporaneamente almeno 7 centrali a cicli combinati con taglie da 700-800 MW.
A parte la produzione piuttosto stabile del geotermoelettrico, le altre tecnologie crescono a doppia cifra: +21,4% l’idroelettrico, +18,9 il fotovoltaico, +11,6% l’eolico (vedi tabella).
Tutta la generazione italiana da rinnovabili (inclusi circa 12 TWh da biomasse, inserite nel termoelettrico), circa 106,8 TWh, risulta pari al 38,5% della produzione nazionale e al 33,7% della domanda nazionale. Quindi più di un chilowattora su tre richiesto in Italia oggi è prodotto da fonti pulite. Il fotovoltaico con i suoi 22,1 TWh prodotti copre il 7% della domanda e l’8% della produzione. Le rinnovabili elettriche nel complesso sono aumentate di circa 15,5% rispetto al 2012.

08 ottobre 2013

1) Qualenergia:Domanda elettrica, rinnovabili al 35,1%. Termoelettrico -15% 2)Tirreno Power in perdita, Torre Sud a rischio

A PROPOSITO DI ENERGIA........

Tratto da Qualenergia

Domanda elettrica, rinnovabili al 35,1%. Termoelettrico -15%

Con una domanda elettrica in calo del 3,7%, a fine settembre le rinnovabili rappresentano in Italia il 39,8% della produzione di elettricità e coprono il 35,1% del fabisogno elettrico. Insieme, eolico e fotovoltaico, hanno generato 30,2 TWh, pari al 12,6% della domanda. Il termoelettrico crolla del 15% rispetto allo stesso periodo 2012. 
A fine settembre le fonti rinnovabili hanno rappresentato in Italia il 39,8% della produzione netta di elettricità (biomasse elettriche incluse). Sempre in riferimento ai primi nove mesi dell’anno la quota di rinnovabili sulla domanda diventa del 35,1%. Si stabilizza verso l’alto dunque un dato che certifica, sulla base del rapporto mensile di Terna (pdf), l’importante contributo delle energie rinnovabili elettriche, da una parte, e il calo costante della domanda elettrica del paese, che dal 1° gennaio al 30 settembre 2013 è di -3,7% rispetto al 2012, percentuale che in termini decalendarizzati diventa -3,4% (il valore cumulato della produzione netta, pari a 210,7 TWh, è in calo del 4,3%).
Per l’intero periodo 2013 si può notare come la quota del termoelettrico sia diminuita del 15% rispetto allo stesso periodo dell’anno passato. La notevole idraulicità ha permesso una produzione da idroelettrico finora di 40,7 TWh, con un +29% rispetto al 2012. Oltre il 20 per cento la crescita di eolico (23,9%) e di fotovoltaico (20,1%) sul 2012. Insieme eolico e FV hanno generato 30,2 TWh, che sulla domanda rappresentano il 12,6%. Il fotovoltaico ha prodotto a fine settembre quanto ha fatto per tutto il 2012 (18,7 TWh a fine settembre 2013 contro 18,6 TWh per tutto il 2012).
Da solo il fotovoltaico ha coperto finora il 7,8% della domanda elettrica italiana (nel mese di settembre è l'8,5%).....
Nella tabella i dati su produzione e domanda di elettricità in Italia nel 2013 e nel 2012 
Resta il fatto che anche per il mese di settembre la domanda di elettricità è in decisa diminuzione: la flessione è del -2,6% rispetto a settembre 2012 ..... Su settembre 2012, notevole è l’incremento della produzione da fotovoltaico: +27,2% (2,2 contro 1,7 TWh, come ). Tra le diverse fonti in calo solo il termoelettrico (-6,2%).
Tornando sui dati cumulativi al 30 settembre evidenziamo una tabella di Terna sulla domanda di energia elettrica suddivisa per aree territoriali. Come si può notare il segno negativo è pressoché uniforme, con l’unica eccezione della Lombardia. Un segnale, insieme ad altri, di una profonda fase recessiva che affligge il paese, più che l’efficacia delle politiche, ancora farraginose, per il risparmio e l’efficienza energetica.
Su  Qualenergia l'articolo integrale
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Tratto da  Big Notizie.it

Tirreno Power in perdita, Torre Sud  a rischio

Questo è quanto emerso dall'incontro di questo pomeriggio tra la delegazione del Pincio ed i vertici dell'azienda. Scongiurati i 70 esuberi di cui avevano parlato i sindacati, ma il sindaco Tidei avverte: "Se la produzione non cresce, si profila la cassa integrazione con la centrale in conservazione"

CIVITAVECCHIA - "Il rischio che Tirreno Power metta in conservazione la centrale di Torre Sud ed in cassa integrazione i lavoratori di Torre Sud è concreto". Lo ha detto il sindaco Pietro Tidei dopo l'incontro di questo pomeriggio con l'amministratore delegato dell'azienda elettrica, l'ingegner Giovanni Gosio. All'incontro hanno partecipato anche l'assessore al lavoro Sergio Serpente ed il presidente del Consiglio Comunale Marco Piendibene.
"Non riescono ad esser competitivi, il gas ha costi superiori agli altri combustibili – ha aggiunto il primo cittadino – e se la perdita non si arresterà e non arriveranno segnali di ripresa, saranno costretti a fermare la produzione". Una ipotesi che non sembra poter avere però ripercussioni sull'immediato, come invece la questione dei 70 esuberi di cui hanno parlato i sindacati nei giorni scorsi. "Abbiamo avuto rassicurazioni – conclude Tidei – che quei lavoratori non perderanno il posto, ma verranno ricollocati in un'altra unità, o meglio in un'altra divisione di Tirreno Power. Ci hanno dato garanzie in tal senso, ma sia chiaro: il rischio non è la vendita, ma la chiusura".