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Visualizzazione post con etichetta Deutsche Bank. Mostra tutti i post
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21 settembre 2017

Grandi investitori istituzionali alle banche: “Fate di più sul fronte del clima”

Tratto da Lifegate
Cento grandi investitori alle banche: “Fate di più sul fronte del clima”
Un gruppo di investitori istituzionali ha lanciato un appello alle 62 più importanti banche del mondo: “Garantiscano trasparenza sul clima”.

I grandi gruppi finanziari internazionali devono dimostrarsi in grado di prendere in considerazione seriamente i rischi ambientali legati ai loro investimenti. Devono fornire maggiori informazioni in merito, garantire trasparenza e svelare in che modo intendono limitare i rischi e sfruttare le opportunità legate ai cambiamenti climatici”. È con queste parole che un gruppo di cento grandi investitori si è rivolto, in una lettera aperta, agli amministratori delegati di 62 tra le più importanti banche del mondo.

“Per limitare il riscaldamento globale anche le banche devono cambiare”

Tra i destinatari dell’appello figurano Bank of America, Deutsche Bank, HSBC Holdings, JP Morgan Chase, Mitsubishi UFJ Financial Group, BNP Paribas, Australia and New Zealand Banking Group, Société Générale, Crédit Agricole e Natixis. “I cambiamenti climatici e la transizione verso un modello a basse emissioni generano rischi e opportunità concrete per gli investitori. Soltanto assicurando maggiore trasparenza si può consentire a questi ultimi di poter giudicare e mettere a confronto le performance ambientali di ciascuna banca”, ha spiegato Isabelle Cabie, della società di gestione del risparmio lussemburghese Candriam.
Limitare la crescita della temperatura media globale a due gradi centigradi entro la fine del secolo implica un cambiamento importante nel nostro modus operandi finanziario ed economico. Per questo vogliamo comprendere in che modo il problema sia affrontato dai massimi dirigenti dei principali gruppi internazionali”, le ha fatto eco Lauren Compere, della società americana Boston Common Asset Management.

“Chi investe nel carbone americano rischia di perdere 104 miliardi di dollari”

Gli investitori citano in particolare uno studio universitario nel quale si sottolinea come gli investimenti rischino perdite comprese tra il 5 ed il 20 per cento del valore complessivo dei portafogli se non si farà abbastanza per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra. Un’altra analisi più recente, curata da Carbon Tracker, ha parlato di 2.300 miliardi di dollari di valori di Borsa che potrebbero volatilizzarsi a causa della svalutazione di imprese particolarmente inquinanti, a partire da quelle attive nel settore petrolifero.
Infine, una settimana fa, la stessa ong ha pubblicato un rapporto nel quale si dimostra che gli azionisti delle grandi compagnie dell’energia degli Stati Uniti rischiano di perdere fino a 104 miliardi di dollari. Ciò perché, ad esempio, il 78 per cento delle centrali a carbone americane non sarà più competitivo di qui al 2025.

Servono investimenti colossali per centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

“Il gas a buon mercato e le energie rinnovabili continueranno a erodere il mercato del carbone. Il presidente Donald Trump si è impegnato a rilanciare il settore, ma la realtà è che l’eliminazione progressiva dell’industria carbonifera permetterà di risparmiare miliardi di dollari e di migliorare l’economia statunitense”, ha dichiarato Matthew Gray, co-autore del rapporto, secondo quanto riportato dal magazine francese Novethic.
I firmatari della lettera alle 62 banche indicano infine che, per poter essere certi di centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi, occorrerà investire non meno di 93mila miliardi di dollari, di qui al 2030. L’equivalente di quello che si prevede possa essere il valore del prodotto interno lordo mondiale di un anno intero, nel 2020.

02 febbraio 2017

Deutsche Bank: non finanzierà più il carbone: «In linea con impegniprevisti dall’accordo di Parigi».Bnp Paribas blocca le centrali acarbone

Tratto da greenreport

Deutsche Bank: non finanzierà più il carbone: «In linea con impegni previsti dall’accordo di Parigi»

La multinazionale tedesca segue l’esempio del Parlamento irlandese
[2 febbraio 2017]
Greenpeace activists climb Berlin Victory Column and demand action on the persistent air pollution in the city. The environmental activists fit the statue with a protective face mask. The banner reads: "Breathless through the city".
Many cities suffer from a massive problem with nitrogen oxide. Nitrogen oxides are mainly caused by diesel motors.
Greenpeace Aktivisten protestieren auf der Berliner Siegessaeule fuer saubere Luft. Aus Protest gegen anhaltend schlechte Stadtluft mit zu hohen Stickoxid Werten setzen die Umweltschuetzer der Siegessaeule eine Atemschutzmaske auf. Das Banner lautet:" Atemlos durch die Stadt."
L’offensiva pro-carbone e fossili di Donald Trump non sembra far breccia nemmeno tra le multinazionali: la Deutsche Bank, prima banca privata tedesca e primo finanziatore dell’industria del  carbone, comprese le centrali elettriche, ha annunciato con un comunicato che «La banca ha rivisto il suo approccio al finanziamento al carbone e ha modificato i propri orientamenti in materia di centrali e miniere di carbone. Deutsche Bank e le sue controllate non concederanno  nuovi finanziamenti per miniere di carbone termico greenfield e per la  costruzione di nuove centrali elettriche a carbone. Inoltre, la banca ridurrà  gradualmente l’esposizione esistente nel settore minerario del carbone termico».
La Deutsche Bank spiega che «Con la firma della Paris Pledge for Action al fianco di oltre 400 organizzazioni pubbliche e private, la banca ha accolto con favore l’accordo universale sul clima realizzato  al 2015 Climate Summit 2015 a Parigi. Questo sottolinea l’impegno della banca a proteggere il clima e a  contribuire agli obiettivi generali stabiliti dall’accordo di Parigi, per limitare il riscaldamento globale a 2 gradi al di sopra dei livelli pre-industriali».
Il 26 gennaio, il  Dáil Éireann, la Camera bassa dell’Oireachtas (il Parlamento irlandese), aveva votato a grande maggioranza – con l’eccezione dei nazionalisti del Fine Gael – il Fossil Fuel Divestment Bill,  una legge che prevede il disinvestimento dai combustibili fossili, a cominciare dal fondo sovrano dell’Eire, che vale  oltre  8 miliardi di euro, investito in carbone, petrolio e gas. Ora la legge dovrà essere esaminata dalle commissioni del Parlamento irlandese.
Continua a leggere qui 

Tratto da Italia oggi

Bnp Paribas blocca le centrali a carbone


Lo stato francese ha emesso, con successo, le sue prime obbligazioni verdi per finanziare progetti per il risparmio energetico, e ora le banche francesi continuano a prendere impegni per lottare contro il riscaldamento climatico. Dopo Natixis, il Crédit agricole e la Société générale, anche Bnp Paribas ha deciso di non finanziare più nuove centrali a carbone nel mondo e dal 2015 ha raddoppiato gli investimenti nelle energie rinnovabili (15 miliardi di euro nel 2020).

La banca seleziona le società alle quali accordare crediti sulla base di alcuni requisiti, primo fra tutti la presenza di una strategia di diversificazione o la riduzione della produzione delle centrali a carbone in linea con le ambizioni del proprio paese. In un anno sono state 40 le società cui l'istituto francese ha negato i finanziamenti (in Polonia e nei paesi asiatici) perché non soddisfacevano questi requisiti. ....

24 gennaio 2016

Petrolio e Borsa: un avvertimento sulla bolla del carbonio (carbon bubble)

Stralcio da QualEnergia

Petrolio e Borsa: un avvertimento sulla bolla del carbonio

Il prezzo del barile è ai minimi degli ultimi 12 anni, con diverse conseguenze per l'economia mondiale. Per il FMI sono più negative che positive. Un assaggio di quella "carbon bubble" il cui scoppio sarà disastroso se non si abbandoneranno al più presto gli investimenti in fossili.
    ........Un monito ad abbandonare le fossili
Uno scenario che sembra dare un assaggio di quanti da tempo parlano di "bolla del carbonio", cioè del rischio che gli investimenti in fonti fossili si trasformino in asset impossibili da valorizzare a causa della transizione energetica necessaria a combattere il global warming.
I prezzi del petrolio attuali, oltre che da cause congiunturali come il rallentamento economico e il rientro in gioco dell'Iran, d'altra parte, potrebbero avere in parte anche una natura strutturale: dipendono da un'economia sempre meno energy intensive e che si sta lentamente affrancando dalle fossili. Il terremoto economico attuale legato al petrolio low-price è dunque un avvertimento di quel che potrebbe succedere se non si smetterà presto di investire in fonti fossili.
     Se scoppia la bolla del carbonio
La transizione energetica, infatti, verosimilmente impedirà di far fruttare adeguatamente gran parte degli asset in miniere e trivelle: se si adottassero le politiche necessarie a fermare il riscaldamento globale, mostrano le stime del gruppo bancario HSBC, il valore di gran parte delle aziende delle fossili crollerebbe del 40-60%.
Una bolla sulla quale stanno mettendo in guardia da tempo, oltre agli ambientalisti, i report di gruppi bancari e analisti come Citigroup, Deutsche Bank, Kepler Chevreux e Moody’s.
Se non ci si muove già ora per cercare un atterraggio morbido gli effetti economici potrebbero essere disastrosi, visto che la capitalizzazione legata alle risorse fossili su varie Borse al momento ha un ruolo molto importante - dal 20 al 30% in piazze come Londra, Mosca, Toronto e San Paolo - e che nelle fossili hanno investito e continuano ad investire moltissimo Stati, enti locali e grandi fondi pensione: circa il 72% delle riserve mondiali di petrolio, il 73% di quelle di gas e il 61% di quelle di carbone sono possedute o controllate indirettamente dalle nazioni.Leggi tutto

13 giugno 2015

Qualenergia : Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo

Tratto da Qualenergia

Ecco come il fotovoltaico sconvolgerà il mercato elettrico europeo

Un nuovo report della società di consulenza tedesca Roland Berger traccia alcuni scenari sulla penetrazione del fotovoltaico in Europa nei prossimi anni. In Paesi come l'Italia il solare FV potrà arrivare entro il 2030 a soddisfare il 50% della domanda di residenziale e commerciale. Ma le utility devono ripensare la loro strategia.
La produzione da fotovoltaico in Europa nel giro di 15 anni si moltiplicherà per quattro e il solare al 2030 coprirà dal 10 al 14% della domanda elettrica del vecchio continente. In Paesi in cui il FV è già forte, come Italia e Germania, già nel 2025 questa fonte potrebbe arrivare a superare la domandabaseload, cioè il carico di base, e fornire più del 50% dell'energia nei picchi di domanda. Chiaramente il sistema elettrico e le utility dovranno adattarsi a questo sconvolgimento.
L'avvertimento arriva da un nuovo dossier della società di consulenza tedesca Roland Berger (allegato in basso), ed è solo l'ultimo di una lunga serie di report da think-tank dell'economia e della finanza che mettono in guardia sull'impatto “disruptive” che la fonte solare avrà nei prossimi anni sul mondo dell'energia.
Solo l'1% della potenza FV installata in Europa al momento, sottolinea lo studio, è delle compagnie elettriche tradizionali: il solare è per le utility fondamentalmente un concorrente che si mangerà una fetta rilevante della domanda.
Come anticipato e come si vede dal grafico sotto, il fotovoltaico in alcuni sistemi elettrici, tra cui quello italiano, avrà un ruolo da protagonista. Gli istogrammi a destra mostrano, per ogni Paese, il contributo della potenza da FV che si prevede sarà operativa a quell'anno (colonna gialla) in rapporto alla potenza totale (colonna), alla domanda baseload (trattino grigio scuro) e alla domanda di picco (trattino grigio chiaro): in Italia, ad esempio, si prevede che ci sia più potenza da FV rispetto a quella necessaria per il carico di base e abbastanza da coprire più di metà della domanda di picco.
Per il nostro Paese e qualche altro Roland Berger stima che, entro il 2030, il FV potrà soddisfare il 50% della domanda del residenziale e del commerciale. Le utility dovranno dunque rinunciare a business model basati sui volumi attuali della elettricità venduta. La strada quasi obbligata per le compagnie elettriche sarà quella di vendere flessibilità e servizi energetici.
“Si dovranno sviluppare soluzioni per assicurare la continuità della fornitura elettrica (vista la produzione intermittente del FV, ndr). Le utility, nel ridisegnare i loro modelli di business per adattarsi al nuovo stato delle cose, possono giocare un ruolo importante nel bilanciare domanda e offerta”, osservano gli analisti.
In particolare il ruolo delle centrali termoelettriche sarà quello di adattare velocemente la produzione ai cambiamenti di domanda e offerta: per farlo si dovrà passare a meccanismi di mercato che premino la potenza flessibile messa a disposizione anziché la mera produzione, serve cioè un capacity market, come quello che vari Paesi, tra cui il nostro, si stanno preparando ad adottare.
A spingere la crescita del fotovoltaico sarà il calo dei costi (vedi grafico sotto). Il report ricorda come, per il prezzo dei moduli, si sia passati dai 100 $/Wp del 1975 agli 0,60 del 2014. E i costi continueranno a calare, citando la stima di Deutsche Bank: del 40% del costo dei sistemi entro il 2017 .Continua a leggere qui
Leggi anche su Ugobardi.blogspot:

Abbiamo 5 anni per smettere di costruire centrali a carbone  ......

22 marzo 2015

Deutsche Bank : Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030

Tratto da Nonsoloambiente.it

Secondo il rapporto pubblicato da Deutsche Bank, nei prossimi 15 anni il fotovoltaico diventerà la prima fonte energetica a livello mondiale.

Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030

Rinnovabili in crescita: previsto il sorpasso dei combustibili fossili entro il 2030
Ottime notizie sul fronte delle rinnovabili: entro il 2030 il fotovoltaico supererà i combustibili fossili diventando la prima fonte energetica a livello mondiale. La previsione è contenuta nel nuovo rapporto Solar Outlook 2015 - pubblicato da Deutsche Bank a gennaio - interamente dedicato alle tendenze a breve termine del fotovoltaico.
In particolare, il team di esperti guidati da Vishal Shah prevede una crescita del settore di ben 10 volte, grazie all'ingresso di oltre 100 milioni di nuovi clienti e al raggiungimento del 10% del mercato elettrico. Parallelamente, secondo le stime dell'istituto tedesco, si registrerà un significativo incremento del fatturato relativo al comparto, che arriverà a toccare i 5.000 miliardi dollari nei prossimi 15 anni. Il dato è interessante se confrontato con i dati attuali, che vedono una produzione di soli 130 GW di energia da fonte solare, pari all'1% della produzione totale.
Se i risultati a breve termine sono incoraggianti, le previsioni fino al 2050 promettono un ulteriore passo in avanti, con una crescita triplicata e un tasso di penetrazione del 30%. Le proiezioni si basano sul fatto che attualmente il solare ha raggiunto la grid parity - ovvero il punto in cui l'energia elettrica prodotta a partire da fonti di energia alternative ha lo stesso prezzo dell'energia prodotta tramite fonti fossili - in oltre metà dei Paesi in cui è installato; entro 2 anni la percentuale dovrebbe salire all'80%.
Lo scenario è molto positivo se si pensa che solo quattro anni fa, il rapporto tra costo all'ingrosso dell'energia elettrica derivata dal carbone e costo del solare era di 7 a 1. Oggi, afferma Deutsche Bank, il rapporto è di 2 a 1 ed entro il 2017 potrà verosimilmente raggiungere l'1 a 1. In alcuni mercati, come Francia, Germania e Australia, questa proporzione è già una realtà e l'India potrebbe raggiungere l'obiettivo alla fine di quest'anno.

14 gennaio 2015

Deutsche Bank sul fotovoltaico: grid-parity nell'80% dei mercati entro il 2017....ma in Italia crollo causa spalma-incentivi

Tratto da Qualenergia

Deutsche Bank sul fotovoltaico: grid-parity nell'80% dei mercati entro il 2017

Nel giro di 3-4 anni il fotovoltaico potrebbe essere in grid parity nel 50% dei mercati potenziali e nello scenario migliore addirittura nell'80% dei mercati entro la fine del 2017. Lo prevede l'ultimo, molto ottimista, report della banca tedesca. Nuovi modelli di business spingeranno le installazioni solari, con diverse utility che entreranno in gioco
Il fotovoltaico è già conveniente senza incentivi rispetto all'elettricità retail in circa 40 Paesi. Nel giro di 3-4 anni potrebbe essere in grid-parity nel 50% dei mercati potenziali e nello scenario migliore addirittura nell'80% dei mercati entro la fine del 2017. Il basso prezzo del petrolio non costituisce un problema per il settore. Nuovi modelli di business spingeranno le installazioni su tetto, con diverse utility che entreranno in gioco. Ci sarà da guadagnare per chi riuscirà a commercializzare per primo le tecnologie per l'accumulo più convenienti.
A dirlo è Deutsche Bank nel suo ultimo industry focus sul settore (allegato in basso). Se recentemente ci siamo abituati a leggere report provenienti dal mondo bancario che sul solare sono addirittura più fiduciosi delle associazioni di settore, questo è senza dubbio uno dei più ottimisti.
Il solare non incentivato, scrivono gli analisti della banca tedesca, al momento ha costi di produzione tra gli 0,13 e 0,23 $/kWh (0,11-0,22 €), ben al di sotto dei costi dell'elettricità dalla rete in diversi mercati (vedi grafico sotto).
Deutsche Bank si aspetta per i prossimi 3 anni ulteriori cali dei prezzi del 5-15% l'anno e, dunque, che il costo di un impianto installato scenda fino del 40% rispetto a ora nel giro di 4-5 anni. Se ciò accadesse almeno il 50% dei mercati potenziali sarebbe in grid-parity. Se al calo dei prezzi del FV poi si associasse un aumento del prezzo dell'elettricità del 3% l'anno, entrerebbe in grid-parity un ulteriore 30% dei mercati potenziale, fino ad arrivare nello scenario più ottimistico con l'80% dei mercati in grid-parity già a fine 2017.
Con l'aumento della competitività, stima Deutsche Bank, il TAM, total addressable market, cioè il mercato potenziale cui il fotovoltaico può rivolgersi (diverso dal mercato reale, previsto per il 2015 sui 53-58 GW) passerebbe in 5 anni dai 140 GW/anno attuali a 260 GW/anno. Insomma, il solare ha davanti praterie enormi da conquistare.....Continua qui

Leggi anche su Qualenergia

Investimenti in energia pulita 2014: oltre le aspettative, ma in Italia crollo causa spalma-incentivi

Cresciuti più di quanto ci si aspettava gli investimenti mondiali in fonti rinnovabili, su del 16%, spinti soprattutto dal solare fotovoltaico. Molto bene la generazione distribuita, che ha attirato il 34% in più di capitali. La Cina continua la crescita. In Italia invece calo del 60%, soprattutto a causa dei tagli retroattivi al fotovoltaico. Gli ultimi dati di Bloomberg.
A crollare è invece l'Italia “colpita dai tagli retroattivi al fotovoltaico”, specifica Bnef: da noi gli investimenti in energia pulita sono stati il 60% in meno rispetto al 2013, fermandosi a 2 miliardi di dollari. Ma per il 2015 ci sarebbero le condizioni per ripartire.

18 novembre 2013

Crollano i valori azionari del carbone negli Stati Uniti ......ATTENZIONE INVESTITORI alla incombente bolla del carbonio

Tratto da Vancouverobserver.com 

In traduzione  simultanea un  INTERESSANTE ARTICOLO dagli  STATI UNITI. 


Crollano  i valori   azionari del carbone negli Stati Uniti ......ATTENZIONE INVESTITORI alla   incombente  bolla del carbonio 



Per saperne di più:
I prezzi delle azioni delle principali società di estrazione del carbone negli Stati Uniti sono crollati negli ultimi due anni. Gli investitori hanno perso miliardi. La mancanza di qualsiasi soluzione per  diminuire i livelli elevati di inquinamento  del clima da combustione del carbone rappresenta  l' oscuramento delle prospettive del settore per un numero crescente di investitori.
Sorprendentemente questo sventramento di capitalizzazione di mercato negli ultimi due anni è avvenuto mentre la produzione di carbone degli Stati Uniti è sceso solo del 6%. Non è  il relativamente piccolo calo di oggi  che ha spaventato gli investitori. Invece è il rapido cambiamento in ciò che per  il futuro si profila per carbone americano. Solo pochi anni fa, il futuro previsto  era  di  decenni di crescita. Questo si è rapidamente trasformato nella  mente di parecchi  investitori in uno scenario di declino a lungo termine. Quel suono  non è  più da tappi di champagne .

Come Deutsche Bank ha riassunto, la combustione del carbone statunitense è diventato un " dead man walkin ' ":
 IL CARBONE:"Le banche non lo finanziano .  Le Compagnie di assicurazione non lo assicurano. L'EPA è venuta dopo di loro ... E l'economia per renderlo pulito non funziona."
Come il mio grafico sotto riportato, solo quattro società hanno rappresentato oltre la metà del carbone estratto negli Stati Uniti. Tutti e quattro hanno visto il prezzo delle loro azioni in  caduta tra il 26% e il 77% negli ultimi due anni. Altri grandi  compagnie minerarie di carbone degli Stati Uniti hanno visto i prezzi delle azioni scendere  di oltre il 90%.

 Grandi Perdite 

Giù 56%: Peabody Coal  ha miniere di carbone in più degli Stati Uniti di qualsiasi altra azienda. Il suo prezzo delle azioni è stato tagliato a metà in due anni. E 'giù il 75% dal suo massimo nel 2008. Il carbone è estratto l'anno scorso ha prodotto 370 milioni di tonnellate di CO2 (MtCO2) se bruciato. 
Giù 77%: Arch Coal , la seconda più grande miniera di carbone in America, ha visto la sua quota di prezzo in  caduta del  77% in due anni. Come Sightline ha riportato il mese scorso l'  agenzia di rating Moody ha declassato il rating del debito con un avvertimento: "il potenziale di recupero del materiale della domanda e dei prezzi è limitata."....
Giù 73%: Alpha Natural Resources è il terzo più grande produttore americano di carbone. Il suo titolo ha perso quasi tre quarti del suo valore in soli due anni. Più drammaticamente il suo prezzo delle azioni è sceso 93% dal suo picco nel 2008.
In calo del 26%: Cloud Peak Energy è il quarto più grande produttore americano di carbone. Se avete investito in questo stock avreste  perso un quarto del vostro denaro nel corso degli ultimi due anni....... 

L' ombra lunga della CO2 sugli Investitori 

Il futuro per il carbone degli Stati Uniti, e per gli investitori /e per i fondi  pensioni  che hanno investito nel carbone, sta diventano più tetro a causa dell'inquinamento che produce il  carbone.  I Nuovi investimenti infrastrutturali  nel carbone possono impegnare centinaia di milioni, o miliardi, di dollari e richiedere decenni per pagare. Sempre più spesso le aziende, le banche, i governi e le utility  importanti   per questi  motivi tendono a  dire "no" al rischio a lungo termine.
Proprio ieri una delle più grandi utility nella  combustione del carbone in America, la Tennessee Valley Authority (TVA), ha annunciato che stava per tagliare la quantità di carbone a metà. Due anni fa la TVA ha  bruciato carbone per oltre il 50% della sua produzione di energia elettrica. Ora è il 40%. Il loro nuovo piano la  porterà al 20%.  Il motivo per il ritiro dal carbone:
"Il nostro parco di generazione ha un aspetto diverso di quello che ha  avuto in passato", Bill Johnson, chief executive officer di TVA, ha detto al consiglio. "Questo porterà  la nostra attenzione sull' energia pulita   per portare ulteriore, necessario equilibrio nel nostro portafoglio."
Qui sono solo alcuni delle  grandi incertezze che gli investitori stanno valutando  al momento di decidere se fare qualsiasi scommessa a lungo termine sul carbone in America:
1: AUMENTARE  LE NORMATIVE   dell' EPA - La Corte Suprema degli Stati Uniti,  ha detto che la Environmental Protection Agency (EPA) ha avuto l'autorità di regolamentare l'inquinamento del clima. Da allora, l'EPA ha sviluppato una serie di norme in grado di ridurre una serie di diversi inquinanti da impianti a carbone. .... La necessità di ridurre il mercurio tossico e l'inquinamento da  zolfo ha già portato alla chiusura   di numerose centrali a carbone. Ancora più costoso sarà ridurre l'inquinamento di CO2 come previsto dalla nuova normativa in fase di sviluppo ora.....
2: il carbone pulito  è troppo costoso - Per anni dall'industria del carbone  ci è stato detto  che nel loro futuro  ci sarà un  clima  più pulito perché sarà catturata la   CO2 e immagazzinata ..... Ma questa tecnologia sta dimostrando di essere troppo costosa.Molti progetti sono stati abbandonati. L'Agenzia internazionale per l'energia ora prevede solo l'1% delle centrali utilizzerà questa tecnologia entro il 2035.L'uno per cento. 
3: Più economiche le alternative   -  Il Carbone ha sempre avuto un' arma  vincente : è stato più conveniente che le alternative. Tuttavia  il gas naturale negli Stati Uniti è diventato così conveniente che esso ha già  sostituito un sacco di carbone . Ed sia l'energia eolica  che  solare si sono abbassati   così drammaticamente nel prezzo che essi sono ora più convenienti che  una nuova centrale a carbone in alcune regioni. .........
Come  il colosso bancario Citi prevede in un nuovo importante rapporto,"Energia darwinismo" , il mix energetico mondiale si sta spostando molto più rapidamente di quanto gli esperti  avessero previsto solo un paio di anni fa. Questo cambiamento è stato portato dal  prezzo  del solare che continua a diminuire e  prevedono che  continui . Il vento è ancora più conveniente e il suo costo continua a diminuire anche se a un ritmo più lento.  Le linee di tendenza favoriscono fortemente fonti rinnovabili rispetto al carbone. Un altro colosso bancario UBS riporta che il solare sta diventando così a buon mercato che la sua espansione è "inarrestabile", anche senza sovvenzioni.Essi prevedono che il  carbone in molte regioni si sposterà rapidamente da fornitore di carico di base dominante a un ruolo più di nicchia per colmare  le lacune.
4:  Il CARBONE  NON DEVE ESSERE BRUCIATO- Sempre più importanti istituzioni di tutto il mondo lanciano l'allarme che la stragrande maggioranza delle riserve di combustibili fossili accertate del mondo deve rimanere sottoterra per conservare un sistema di clima in sicurezza per l'umanità  . Negli ultimi due anni, tra queste le  Nazioni Unite, l'Agenzia internazionale per l'energia, la Banca Mondiale, il Fondo Monetario Internazionale, e giganti finanziari internazionali come Citi, HSBC, e UBC.
I grandi investitori sono sempre  più preoccupati. L'American Securities Exchange Commission  ha appena richiesto alle aziende di segnalare il loro rischio di carbonio per gli investitori. Un enorme gruppo di fondi pensione con un patrimonio di 3.000 miliardi dollari hanno chiesto  alle società top nel  carbone  di  spiegare ciò che accade con le loro attività di carbone ,cosa  il mondo deve fare per fermare la  catastrofe climatica che si sta verificando. .....
Come Al Gore mette in guardia, il mondo è sull'orlo della "grande bolla " nella finanza globale, perché ci sono migliaia di miliardi di dollari di riserve di combustibili fossili che non possono essere bruciati. I prezzi delle azioni delle società che detengono tali riserve cadranno drammaticamente in quanto gli investitori si rendono conto che  quelli che sono destinati  a diventare  non recuperabili. 
5: ATTIVISTI CLIMA - Di gran lunga l'obiettivo superiore degli  attivisti del clima degli Stati Uniti è stata la combustione del carbone. Questo sforzo è stato stimolato dalla avvertimenti   dello  scienziato della NASA James Hansen:
Il carbone è la più grande minaccia alla civiltà e alla  vita sul  tutto nostro pianeta. Il nostro clima globale è sulla via del punto di non ritorno.I mutamenti del clima  stanno cominciando ad essere evidenti , e  vi è un potenziale di cambiamenti con effetti che potrebbero essere irreversibili
Hansen stesso è stato arrestato  mentre protestava per l'estrazione del carbone. La campagna del Sierra Club Al di  là del carbone  è diventata  a livello nazionale , di grande mobilitazione e di  gran successo . In soli tre anni, 181 proposte di centrali a carbone degli Stati Uniti sono stati cancellati e 153 centrali a carbone statunitensi esistenti hanno chiuso  o annunciate  la data  fissata  per la chiusura. Un sacco di americani sono stufi dell' inquinamento del carbone, e molti sono ora in corso  con un'azione efficace.  Il Sindaco di New York Michael Bloomberg ha dato 50 milioni di dollari di propri soldi per la campagna  Al di là de carbone BEYOND COAL .
6: PREZZI CO2 - Un nuovo rapporto  del Congressional Budget Office degli Stati Uniti dice che una tassa sul carbonio simile ad una  Carbon Tax  potrebbe  tagliare il deficit americano di un trilione di dollari nel corso dei prossimi sette anni. Potrebbe anche ridurre l'inquinamento del clima negli Stati Uniti del 10% . Il Prezzo del carbonio è sempre più considerato come parte di una soluzione per la  crisi del debito degli Stati Uniti, in parte perché è di gran lunga la più grande fonte per la riduzione del debito, che è stato proposto.
Gli americani hanno molte alternative più sicure che la combustione del carbone che potrebbero  diventare  economicamente  più sostenibili se fosse posto un prezzo al  carbonio. Per esempio, il mio grafico qui sotto mostra i risultati della US Energy Information Agency (EIA) una modellazione della combustione del carbone con un prezzo del carbonio in lieve aumento. Come si può vedere,in quello scenario, il mercato sostituisce il 90% del carbone che brucia con alternative più pulite  per il clima.      
 

Il tracollo di carbone degli Stati Uniti . Uno sguardo verso il futuro economico  di quello  più sporco tra tutti  i combustibili fossili  e di come il mondo si muove per evitare la catastrofe climatica prevista  . Quasi tutti i principali depositi di combustibili fossili sono a rischio. Ecco alcuni esempi:

EURO UTILITIES - The Economist  ha recentemente profilato  un crollo dei prezzi delle azioni dei  combustibili fossili nelle  utilities in Europa dal titolo"Come perdere mezzo trilione di euro" . Un gruppo di utility ha  investito molto in nuove centrali elettriche a combustibili fossili pochi anni fa. Si è rivelata però  essere la scommessa sbagliata. I loro prezzi azionari sono aumentati per un po 'e poi sono crollati  visto che  la realtà delle rinnovabili è  in aumento, la ristrutturazione  e l' efficienza  ha bloccato molte di nuove centrali a combustibili fossili. Più di mezzo trilione di dollari in capitalizzazione di mercato sono svaniti . Gli investitori hanno perso molto.
Global Coal - Goldman Sachs, in un nuovo rapporto bomba, dice che anche a livello globale ", la finestra per gli investimenti carbone termico si sta chiudendo." La loro ricerca mostra  che la Cina andrà riducendo la combustione del carbone a partire dal prossimo anno....
Le percezioni del  rischio possono rapidamente spostare e cancellare rapidamente valore per gli azionisti. Come Jeremy Leggett, capo dell'influente progetto Tracker di carbonio, ha detto di recente :
Nel mio quarto di secolo di avvertimento circa la minaccia dei cambiamenti climatici e nel  sostenere una  soluzione verso   l'energia rinnovabile, non ho mai visto nulla   di  così preoccupante per il futuro  dei combustibili fossili come  il dibattito  sulla bolla di carbonio ha quest'anno.
Se sei un irriducibile carbonhead, questo argomento è nuovo e pericoloso. Non usano  le leve ecologiche  o morale per cercare di fermare le enormi quantità di capitale che scorre in modo errato per scaldare  il pianeta. Non hai nemmeno bisogno di governi che  regolamentino  le emissioni nel modo in cui hanno promesso. Si invita semplicemente gli investitori a riconoscere che potrebbe ...
... Di conseguenza, mi aspetto di vedere una grande distrazione dagli  investimenti dai combustibili fossili all'energia pulita in breve tempo.
Questa è una grande notizia per coloro che sperano in un futuro climatico sicuro.